martedì 4 marzo 2014

La forza delle donne quando amano

La forza delle donne quando amano
Cinque donne uniche raccontano il loro rapporto con l'uomo. Cinque spaccati femminili, cinque diversi modi di amare l'uomo. L'amore sognato, l'amore subìto, l'amore perduto, l'amore negato e l'amore realizzato. E’ il documentario di Wilma Massucco “A mo(n)do nostro”.

Quelle che la regista Wilma Massucco condensa nel suo documentario sono lezioni di vita in cui ogni donna si può identificare... e forse anche qualche uomo. Il documentario “A mo(n)do nostro” è una produzione Bluindaco, marchio creato proprio dalla Massucco, il cui lavoro è stato selezionato e proiettato anche al festival internazionale dei documentari al femminile di Bombay in India.  “E’ proprio la forza delle donne quando amano, ad essere in primo piano in queste cinque interviste” spiega Wilma, che ci mette tanto anche di sé. Quelle donne e quelle storie dunque diventano sei, perché Wilma non solo parla ma compare di tanto in tanto accanto alle donne protagoniste, a ricordare che è donna fra le donne a cui rivolge domande sull’amore. Si tratta di vari amori, naturalmente: amore per un marito solo ricordato, vagheggiato, difeso da ogni contatto con la realtà soprattutto se dolorosa, o l’amore di sè che si riscatta da un uomo che umilia, relega e schiaccia; l’amore per un lavoro nuovo, appassionante, maschile quanto basta per raccogliere una sfida che all’inizio sembra insuperabile, o il sogno di essere madre, la cui realizzazione è tanto impossibile da sembrare un miracolo.L’uomo è spesso sullo sfondo, sognato o assente, quando non ostile o vero e proprio nemico. Poi, finalmente, l’amore realizzato, motore di scelte difficili, ma le uniche possibili per rimanere fedeli ai propri ideali.”C’è un mondo in queste interviste – spiega ancora Wilma -  come ricorda l’allusione del titolo: donne diverse per età, per cultura e diverse anche nel modo di amare e nell’oggetto del desiderio. In tutte, però, quella forza straordinaria, alla fine vera protagonista, capace di descrivere con parole amorose anche una vita senza amore o di riscattarla e rivendicarla oggi, con sguardi, gesti e parole che non si dimenticano facilmente”.
Wilma Massucco, 45 anni, ha deciso qualche anno fa di seguire la sua passione, i documentari di denuncia. «Così ho deciso di lasciare il mio lavoro in una multinazionale come ingegnere chimico - spiega - era arrivato il momento di realizzare ciò che nella vita volevo veramente. Il mio primo lavoro l’ho realizzato in Sierra Leone, dove ho documentato il riscatto dei bambini soldati operato da padre Giuseppe Berton grazie alla ong Family Homes Movement. Si intitola “La vita non perde valore” ed è con questo documentario che sono nata come regista. Ero arrivata in Sierra Leone per un progetto di cooperazione internazionale dopo aver preso un master in mediazione dei conflitti sociali e interculturali. Terminato il progetto, padre Berton mi ha chiesto di rimanere e documentare il ritorno alla vita e il recupero sociale dei bambini soldati. Quell’esperienza è stata come un’illuminazione e ho iniziato ad autoprodurre e distribuire i miei lavori con il marchio che ho scelto, Blu Indaco. “La vita non perde valore” ha ottenuto numerosi riconoscimenti, è entrato nel circuito delle scuole, è stato oggetto di una tesi di laurea e ho avuto modo di presentarlo anche nel carcere di Modena. Il tema chiave che ho voluto proporre è quello della sofferenza. Con il documentario “A mo(n)do nostro” ho invece voluto raccontare il punto di vista femminile nel rapporto di coppia, la forza delle donne quando amano. Le storie sono cinque e tutte diverse fra loro, tre donne sono italiane e due indiane. Di queste ultime, una ha 47 anni e l’altra 82. La prima ha rifiutato un matrimonio combinato, mentre l’altra ha subìto per tutta la vita il rapporto con un marito che la famiglia gli avevo imposto. Con lui, seguace di Gandhi ma nell’intimità tutt’altra persona, aveva viaggiato fra le tribù per accompagnarlo nella sua opera di mediatore culturale, ma non era mai stata considerata da nessuno. Quando le ho proposto l’intervista, mi ha raccontato tutto, le amarezze, le umiliazioni, la mancanza di amore, lo sfogo di una vita. Poi ho dovuto chiedere il permesso dei familiari per poter utilizzare il materiale video e il genero ha accettato dicendo che era giusto che la verità venisse fuori. Insomma, è emerso come un certo modo di sentire al femminile sia universale e unisca questo mondo femminile così ricco e solido».
di Alexis Myriel

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