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mercoledì 19 settembre 2018

La Chemioterapia è cancerogena: l’Oms lo conferma

La Chemioterapia è cancerogena: l’Oms lo conferma

Sembra una barzelletta, purtroppo è tutto vero: la chemio è cancerogena. Sì, avete letto bene: la terapia che dovrebbe curare i tumori, in realtà spesso è un agente che ne scatena l’insorgere.

In realtà, c’è da dire che già da tempo si conoscono gli effetti collaterali di questa cura. Per fare un esempio, già nel 1938 il farmaco “DES”, usato principalmente per curare il cancro alla mammella, era stato messo in discussione per i suoi noti effetti collaterali, anche nel lungo termine. Tuttavia, il DES uscì fuori commercio solo nel 1970, sostituito dall’altrettanto discusso “TAMOXIFEN” farmaco antitumorale e antiestrogeno.
A proposito di TAMOXIFEN, il ricercatore canadese Pierre Blais lo descrive come “farmaco spazzatura che si pone ai vertici del mucchio di immondizia”, poiché promotore di cancri particolarmente aggressivi all’utero e al fegato, nonché responsabile di fatali coagulazioni di sangue e ostacolo ad altre numerose funzioni. È sconcertante e paradossale pensare a quei milioni di donne nel mondo che vengono indotte a curare il cancro alla mammella con la chemioterapia e altri farmaci pericolosi come il tamoxifen, ovvero con sostanze classificate proprio come cancerogene.

Come se non bastasse, una statistica condotta dall’OMS in unione con l’American Cancer Society, quantifica il reale beneficio della chemioterapia in una media di appena il 2,2%. Come dire: i rischi sono di gran lunga maggiori dei reali effetti positivi.

A tutto questo, c’è una spiegazione scientifica. La chemioterapia distrugge il DNA di tutte le cellule che si dividono velocemente. Le cellule cancerogene si dividono rapidamente. Ma anche le cellule del sistema immunitario si dividono rapidamente! La chemio, in sostanza, distrugge anche l’unica cosa che può salvarci la vita! Questo avviene perché nel nostro corpo una stessa proteina funzionale (come quelle attivate dalla chemioterapia) può svolgere compiti completamente diversi in distretti diversi del corpo. Sono i famosi “effetti collaterali”. A volte possono essere leggeri; altre volte, come nel caso della chemio, possono essere devastanti.
Altro dato interessante: la chemioterapia non distruggerà mai il 100% delle cellule cancerogene. Al massimo potrà eliminare dal 60% all’80% (nel più ottimistico dei casi!) delle cellule cancerogene. Il “resto” del lavoro è svolto dal nostro sistema immunitario. La domanda ora sorge spontanea: perché è stato possibile continuare a curare i malati di cancro con la chemio per così tanto tempo, senza cercare una soluzione alternativa?
Ignoranza? Interessi “maggiori” di quelli dalla salute delle persone (dato che un trattamento chemioterapico può costare al Sistema Sanitario Nazionale anche mille euro al giorno)? Forse a questa domanda non avremo mai una risposta. E allora facciamone un’altra: esiste davvero una soluzione alternativa per la cura del cancro?

Per trovare una risposta, bisognerebbe prima capire cos’è il cancro. Secondo il professor Giuseppe Genovesi, ricercatore universitario presso il Policlinico Umberto I di Roma e presidente del PNEI: “Bisogna riconsiderare l’uomo non più come un organismo biochimico, ma come un organismo biofisico. Le nuove scoperte della Fisica Quantistica ci dicono che noi siamo costituiti sì da atomi, molecole, ma ci dice anche che questi atomi e queste molecole non sono altro che la manifestazione di una determinata frequenza di energia. Il cancro è il risultato di un’alterazione delle frequenze del nostro corpo, che causa un errore informazionale nelle nostre cellule, facendole ammalare. Se quindi guardiamo all’uomo come a un campo energetico costituito da fotoni e non più come a un semplice aggregato di atomi, è chiaro che si può guarire semplicemente ripristinando i corretti flussi di energia nel nostro corpo, in modo tale che le cellule malate riacquistino le giuste informazioni e ripristino le loro corrette funzioni.”

E chi legge le “informazioni” che riceviamo dall’esterno? Per decenni si è creduto che i nostri geni fossero responsabili della nostra salute. Se un genitore era morto di cancro al polmone, lo stesso destino avrebbe potuto attendere suo figlio. Ma non è così. Uno studio condotto dalla università di Montreal, ha evidenziato che su 100 donne con cancro al seno, solo 7 trasmetteranno il gene malato alle proprie figlie. E tra le figlie portatrici del gene malato, non è detto che tutte si ammaleranno di cancro. E lo stesso ci insegna lo scienziato americano Bruce Lipton: non sono i geni a farci ammalare, ma il modo in cui il nostro corpo interpreta gli stimoli ambientali. Per questo Lipton parla di “Biologia delle credenze”. La nostra mente inconscia elabora ogni secondo oltre 4 miliardi di informazioni e risponde ad essi in base a come è stata programmata.
Come ci ricorda anche il Dr. Marco Fincati, ideatore del Metodo RQI®: “È la nostra mente inconscia che controlla il 95% delle nostre funzioni. È lei che regola la respirazione, la digestione, il battito cardiaco, la pressione arteriosa. È lei che “legge” le informazioni dell’ambiente e attua meccanismi di risposta appropriati. Allo stesso modo, è lei che sa quali frequenze sono giuste per noi. Possiamo quindi comprendere quanto sia importante imparare a comunicare con la mente inconscia, se vogliamo prendere piena consapevolezza della nostra vita. Imparare a comunicare con la nostra Mente Profonda, è infatti l’unico modo per determinare autonomamente se i flussi di energia nel nostro corpo sono corretti o scorretti. Le cellule impazzite del cancro non sono altro che cellule che hanno ricevuto frequenze sbagliate. Ridando loro le giuste informazioni, esse possono riappropriarsi della loro corretta natura e ripristinare tutte le loro funzioni.”
Da quali risorse possiamo attingere per ridare le giuste frequenze al nostro corpo? Il Metodo RQI® lo fa a partire da tre soluzioni, che lavorano sui tre differenti “livelli” che costituiscono l’essere umano: la materia, l’energia e lo spirito.
Riferimenti:


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domenica 29 luglio 2018

L'interruzione di una gravidanza alla 32° settimana avvenuta dopo la vaccinazione TDAP(Differite, tenao e pertosse)

L'interruzione di una gravidanza alla 32° settimana avvenuta dopo la vaccinazione TDAP

"Sto condividendo la mia storia per dare consapevolezza. Sono incinta di 32 settimane e venerdì scorso, con il mio medico, ho fatto un regolare check up. Ho avuto una gravidanza meravigliosa, senza complicazioni. Il mio bambino Brodie era sano, e il suo cuore batteva forte. Durante tutta la mia gravidanza ho ascoltato sia quelli favorevoli che contrari alle vaccinazioni, purtroppo avrei dovuto dare retta all’istinto materno. Durante la mia visita, ho scelto di prendere il vaccino TDAP. Subito dopo ho avuto una paura travolgente, un senso di colpa e rimorso per quello che avevo fatto... Brodie ha subito smesso di muoversi e questo fine settimana è morto. Per tutto il weekend, ho avuto la sensazione che non fosse più con me.

Io sono una persona normale che voleva solo una cosa nella vita, diventare mamma. A volte sono sopraffatta leggendo tutti i post su questa pagina, che mi avevano avvertito delle possibili conseguenze, ma mi sono fidata dei miei medici.
 
Sto condividendo la mia storia per quelli come me, che vivono una vita stressata, lavorano a tempo pieno e vivono senza informarsi ma fidandosi ciecamente del sistema medico.
Rip Brodie Alessandro."

Tratto da: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1724909620924342&id=100002159616529
Morte fetale post vaccinazione.  Leggiamo dal sito istituzionale medico-scientifico National Center for Biotechnology Information (.nih.gov significa che è ospitato sul sito governativo del National Institue of Health, ovvero il Ministero della Salute Federale degli USA).
Eventi avversi riportati dopo tossoide tetanico, ridotto tossoide difterico e vaccino antipertossico acellulare in donne in gravidanza."L'esposizione alla gravidanza più frequente è stata l'aborto spontaneo in 22 casi (16,7%)".
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/22727350/
Confronto delle segnalazioni di perdita fetale di VAERS durante tre stagioni influenzali consecutive: c'è stata una tossicità sinergica fetale associata alla stagione 2009/2010 di due vaccini?
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23023030
Interruzione elettiva della gravidanza dopo la vaccinazione segnalata al Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS): 1990-2006.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/18406499/
Sorveglianza degli eventi avversi dopo la vaccinazione influenzale stagionale nelle donne in gravidanza e nei loro lattanti nel sistema di segnalazione degli eventi avversi vaccino, luglio 2010-maggio 2016. "Tra le segnalazioni di IIV, l'AE più frequente per la gravidanza è stato l'aborto spontaneo in 62 (11,4%) segnalazioni, seguite da parto morto in dieci (1,8%) e parto prematuro in sei (1,1%)."
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/27988883/


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Vaccini:"Come ho messo a tacere il mio medico"

Vaccini:"Come ho messo a tacere il mio medico"

Poiché abbiamo appena avuto il nostro terzo figlio, questa è l'occasione per me per spiegare perché non li abbiamo vaccinati, e anche perché sono in perfetta salute.
Vorrei anche menzionare le reazioni ostili e negative che abbiamo avuto quando abbiamo consultato i pediatri come risultato della nostra posizione sui vaccini.
Tuttavia, siamo riusciti a mettere in imbarazzo uno di loro e finalmente lo abbiamo messo al suo posto quando ha cercato di provocarci.
 

Ho lavorato personalmente per 10 anni nell'industria farmaceutica come scienziato. Ho anche condotto ricerche approfondite sui vaccini e i loro vari componenti. Il pediatra che ci ha ricevuto non era a conoscenza di questi ultimi elementi.
Prima di citare tutte le mie obiezioni, questo pediatra mi ha attaccato verbalmente facendomi capire che stiamo uccidendo i nostri figli non vaccinandoli. Ha continuato a dirmi che il cosiddetto autismo indotto dal vaccino era una teoria totalmente smentita e demistificata, e che questa teoria si basava solo su studi fraudolenti. Mi ha detto queste cose quando non avevo nemmeno affrontato il tema dell'autismo. Molti pediatri accorrono a queste false conclusioni. Credono che l'autismo non sia causato dai vaccini perché è quello che dicono e ripetono i media mainstream.
Detto tra di noi, penso che ci sia una correlazione tra vaccini e autismo. 

Siccome ho subito capito che la discussione non avrebbe portato a nulla con questo pediatra, ho deciso di cambiare il focus della discussione. 
Come ho detto all'inizio, ho messo questo pediatra al suo posto quando finalmente ha confessato che non è entrato nel merito. Alla fine gli ho detto che le mie preoccupazioni non erano solo per l'autismo, ma per i disordini autoimmuni. 

In ogni vaccino ci sono adiuvanti. Questi elementi fanno parte dei vaccini per sovrastimolare il sistema immunitario. 
I vaccini che contengono solo l'antigene specifico per una particolare malattia, non possono generare una risposta immunitaria sufficiente a creare un numero sufficiente di anticorpi. I produttori di vaccini lo riconoscono, ed è per questo che aggiungono i coadiuvanti. 
Questi adiuvanti stimolano il sistema immunitario in modo cieco e non selettivo in modo che possa produrre una risposta sufficiente agli antigeni del vaccino e quindi creare protezione. 

La vera chiave di comprensione sta nel fatto che questi coadiuvanti sovrastimolano il sistema immunitario in maniera non selettiva. Ciò significa che quando questi adiuvanti vengono introdotti nel corpo, producono una risposta immunitaria SISTEMICA, vale a dire una risposta che colpisce l'intero corpo e durante la quale gli anticorpi potrebbero non rivolgersi esclusivamente contro l'antigene del vaccino, ma contro altri tipi di cellule del corpo. Sono state espresse preoccupazioni che gli adiuvanti possono suscitare risposte immunitarie dirette contro, per esempio, altre proteine nel corpo, causando così l'autoimmunità.
Se seguite le notizie, avrete appreso che le malattie autoimmuni sono in aumento. Gli Istituti Nazionali della salute negli Stati Uniti, stimano che 23 milioni di americani soffrano di malattie autoimmuni e che, ogni anno, il loro numero aumenta. 
Nel 1962, abbiamo potenziato il sistema immunitario con 5 dosi di vaccino. Oggi, nel 2017, il sistema immunitario viene stimolato 72 volte: dovremmo quindi essere sorpresi di avere così tanti disturbi autoimmuni quando il corpo attacca le sue stesse cellule? 
Uno studio ha esaminato il confronto tra bambini vaccinati e bambini non vaccinati. 

L'immagine mostra chiaramente quanto è probabile che le persone vaccinate siano suscettibili di sviluppare più malattie. 
Ad esempio, vediamo che nell'area delle allergie e in particolare nella rinite allergica, le persone vaccinate hanno 30,1 probabilità in più di avere una rinite allergica rispetto ai pazienti non vaccinati.

Quando ho spiegato queste cose al pediatra, ha immediatamente smesso di avere un atteggiamento ostile e negativo. Si è immediatamente messo in "modalità difesa". Non ha osato attaccarmi dicendomi che stavo per uccidere i miei figli e così via. Non era affatto a suo agio! 
Dott. Bob Sears, MD, pediatra spiega: 
Potresti pensare che la FDA abbia studiato tutti questi ingredienti, così come la loro azione sui bambini per assicurarsi che ognuno di loro fosse al sicuro. Bene ... questo studio non è mai stato fatto! 

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mercoledì 14 febbraio 2018

Relazione finale commissione uranio e vaccini - Deputato Ivan Catalano

Relazione finale commissione uranio e vaccini: il mio lavoro

La IV commissione di inchiesta, istituita nel 2015, ha avuto tra i suoi mandati istitutivi quello di occuparsi della composizione dei vaccini e della loro somministrazione. 
È un argomento difficile, io stesso per poter capirci qualcosa ho dovuto studiare parecchio.

Un vaccino è un farmaco biologico, ovvero un medicinale che ha al suo interno una entità biologica (principio attivo o antigene), inattiva o attiva ma attenuata nei suoi effetti, che induce il sistema immunitario a generare una reazione anticorpale. Gi antigeni (ovvero il principio attivo, l’entità biologica) dei vaccini usati da soli non sono efficienti stimolatori della risposta immunitaria, cioè non bastano da soli a produrla, ma richiedono l’ausilio di sostanze che facilitano questo compito. Per amplificare la risposta anticorpale e cellulare in seguito alla stimolazione immunitaria, e quindi l’efficacia del farmaco, è necessario unire all'antigene una sostanza che prende il nome di ADIUVANTE. Poi ci sono gli ECCIPIENTI, che servono per preparare il vaccino ma sono inerti, cioè non hanno attività farmacologica ed infine abbiamo i CONTAMINANTI ovvero sostanze tossiche o potenzialmente tossiche presenti nel farmaco a causa del processo di lavorazione, o nelle materie prime da cui viene derivato, oppure nei componenti usati per la conservazione.
 

Il compito della commissione è stato quello di analizzare e scomporre nei componenti base questi farmaci.
Ma come è possibile fare questo lavoro di indagine? 
I metodi sono due: 1) acquisendo le informazioni documentali o 2) facendo rilevamenti sperimentali mediante laboratori chimici specializzati.

La seconda strada è stata scartata dalla commissione in quanto avrebbe dovuto impiegare troppe risorse e troppo tempo per venir perseguita, forse con un altro paio d'anni davanti avremmo potuto valutarla. Di conseguenza per analizzare i componenti abbiamo optato per l'acquisizione documentale. Abbiamo raccolto la documentazione clinica e giudiziaria dei casi dei militari ammalati o deceduti, già da sola in grado di fornire un indirizzo di studio e indagine, e abbiamo richiesto di acquisire la documentazione rivolta ai produttori per il tramite di AIFA, cosa che abbiamo fatto nella primavera del 2016.

Già nella relazione intermedia una delle conclusioni emerse fu quella di chiedere alla Difesa la fornitura di vaccini MONODOSE e MONOVALENTI, questo per evitare la fornitura di multidose, ovvero vaccini somministrati mediante siringhe la cui quantità di farmaco è prelevata da una boccetta contenente più dosi di vaccino, dove i componenti più pesanti (adiuvanti, conservanti, eccipienti ect) si accumulano sul fondo del contenitore aumentando i rischi, e per evitare i polivalenti, cioè vaccini costituiti dalla mescolanza di più vaccini (ad esempio il vaccino trivalente MPR è costituita dai vaccini del morbillo, parotite e rosolia) in un’unica soluzione, in quanto, dalle risultanze dello studio SIGNUM e dello studio sulla Brig. Folgore del Prof. Nobile, era già emerso un fattore di danno al DNA in caso di somministrazione contemporanea di più di 5 vaccini.
Infatti ad oggi nella profilassi militare sono previsti due trivalenti, per i quali abbiamo comunque consigliato in via prudenziale la fornitura in monovalente.

Sempre nella stessa relazione avevamo anche individuato come la profilassi vaccinale fosse di per se portatrice di rischi intrinsechi, sia dovuti ai pericoli del farmaco (illustrati dalle case farmaceutiche nei dossier tecnici) sia ad una scorretta profilassi vaccinale.

La Commissione ha dovuto occuparsi, ad ottobre 2017, anche di uno studio con il quale il Ministero della Difesa, quale ente finanziatore, ha tentato di smentire le risultanze sia della relazione intermedia di luglio 2017, che del progetto SIGNUM come dello studio della Brig. Folgore del Prof. Nobile (venuto a mancare recentemente). Questo studio è stato contestato, e tale contestazione la trovate a pagina 199 della relazione.

A novembre del 2017, AIFA ha consegnato i dati. Nella dichiarazione di voto sulla proroga della commissione ho sottolineato quanto fosse importante studiare questi dati prima di porre fine alla commissione (i fatti mi hanno dato ragione).

Il ragionamento chiave che ci ha mosso nell'indagine sui componenti è stato il seguente:
"tenuto conto che ogni farmaco, vaccino o non, contiene delle sostanze che per legge vengono dichiarate solo se presenti sopra una determinata soglia di tollerabilità per l’organismo, mentre eventuali elementi in quantità inferiori a tali soglie non vengono dichiarati nei documenti ufficiali, se sommiamo gli elementi sottosoglia non dichiarati, potrebbero superare la soglia di tollerabilità? Analogamente, gli elementi dichiarati tollerabili, se presi con il singolo vaccino, lo sarebbero ancora se considerati nelle rispettive quantità sommate?"

venerdì 26 gennaio 2018

VACCINI KILLER – TUTTE LE VERGOGNE DI STATO

VACCINI KILLER – TUTTE LE VERGOGNE DI STATO

di Andrea Cinquegrani –
Tratto da  www.quival.it
Dramma vaccini. Uno dei “buchi neri” della sanità di casa nostra, una delle pagine più vergognose giocata sulla pelle dei cittadini, genitori spesso e volentieri in balia di balle scientifiche spacciate per verità, i mega interessi delle case farmaceutiche e uno Stato incapace di garantire un minino di trasparenza e legalità. 

Uno Stato che spesso ti massacra due volte: prima mediante alcuni vaccini obbligatori somministrati spesso senza curarsi minimamente dello stato di salute del bimbo; e poi piombando i genitori in una inestricabile selva giudiziaria nella quale ormai ben pochi riescono ad ottenere “giustizia”, sempre più una chimera. 
Nel mezzo, un parlamento che non sa – o meglio non vuole – decidere e i pochi, coraggiosi tentativi dei 5 Stelle di porre un argine. Il tutto nella più totale disinformazione, con i media asserviti al potere di Big Pharma.

Per districarci nella mortale giungla burocratico-giudiziaria, cerchiamo di percorrere il cammino – o meglio, il Calvario – di un padre e una madre con un neonato, o un bimbo, che improvvisamente “si ammala”.
Ecco la via Crucis, stazione per stazione, secondo la minuziosa descrizione di un medico Asl, che a Roma ne ha viste tante di queste drammatiche storie. “E’ un’odissea penosa da rivivere. 
I genitori si accorgono che qualcosa non va, chiamano il loro medico oppure il pediatra. 
Collegare l’insorgenza della chiamiamola ‘malattia’ con il vaccino non è facile: può succedere anche dopo qualche giorno, molto più spesso dopo settimane, oppure mesi, anche anni. A quel punto il collegamento si fa sempre più labile. Prendiamo il caso di qualche settimana dalla vaccinazione. 
Il problema si complica subito, perchè se è lo stesso medico che ha fatto la vaccinazione, o comunque ha in cura il bambino oppure è il medico di famiglia, tenderà ad escludere ovviamente il nesso, perchè in qualche modo si può sentire corresponsabile. Ma andiamo avanti e procediamo nel cammino, che è lungo e incredibilmente sofferto”.

Beatrice Lorenzin
Prosegue la ricostruzione: “Se il medico ravvisa qualcosa di anomalo, di strano e individua la possibilità di ricondurre la patologia insorta con il vaccino, la famiglia si deve rivolgere in prima istanza all’Asl, affinchè sia valutato il caso. A questo punto comincia la catena dei “no”, delle porte chiuse, della crescente impossibilità di vedere una via d’uscita al proprio dramma e soprattutto a quello della propria creatura. L’Asl ormai nella quasi totalità dei casi se ne lava le mani, cioè non riconosce il nesso da causalità tra vaccino e la patologia. A questo punto la competenza passa alle Commissioni Medico Ospedaliere, le ormai famigerate CMO, composte da personale medico militare. Anche in questo caso il disco rosso è ormai garantito, e inesorabilmente, anche di fronte a casi clamorosi, cala la saracinesca. C’è quindi il terzo gradino, il Ministero della Sanità, al quale rivolgersi per cercare di veder riconosciuto il danno. Val la pena di dirlo? Il buio più profondo, con ministero sempre più chiuso e le Avvocature dello Stato che ormai recitano la litania del nesso che non esiste, che è indimostrabile e che è tutta una sceneggiata. Secondo loro è una pura follia voler dimostrare una qualche responsabilità dei vaccini, ad esempio, per l’autismo”.

Via Crucis atto secondo. Se si ha la forza, non solo morale ma anche economica, di voler continuare e sperare di abbattere i Muri di Gomma sempre più invalicabili, ecco aprirsi le porte delle aule giudiziarie. Se viene ravvisata una responsabilità del medico – che pur non tenuto per legge, dal momento che quattro vaccinazione sono obbligatorie, può non aver ravvisato eclatanti controindicazioni per la salute del bimbo – si va tribunale, con tutte le immani lungaggini che la giustizia italiana, da settimo mondo, comporta. Un secondo percorso è davanti al giudice del lavoro, per tutelare l’aspetto previdenziale: “possono scaturirne due sentenze, e spesso accade così, del tutto opposte – osservano all’Avvocatura dello Stato – un po’ come può succedere in campo penale e civile su uno stesso fatto, giudicato in due modi antitetici”.
Cerchiamo adesso di percorre, nei fatti, questi Calvari.

MURI DI GOMMA, DALLE ASL ALLE CMO

Ecco cosa succede a Savona, per fare uno fra tanti esempi. Racconta un medico: “Un nostro collega aveva affisso una nota informativa nel suo studio, in cui venivano semplicemente dati dei consigli ai genitori per quanto riguarda i vaccini. Ossia di valutare bene, con il proprio medico, i pro e i contro, insomma di agire con discernimento e prudenza in una materia così delicata. Cosa gli è successo? L’Asl gli ha revocato la convezione. Cancellato il suo nome, buttato per strada. Solo perchè cercava di informare i genitori. Figurarsi a questo punto i pareri che l’Asl può dare ai poveri genitori che si rivolgono per legge alla stessa Asl in prima battuta…”.

Passiamo a Padova, commissione medico ospedaliera. Ci raccontano: “un medico militare della CMO non ne poteva più di dare pareri sempre negativi, contro la sua coscienza, di far parte di quel coro sempre unanime contro le istanze dei genitori. Ha quindi chiesto di non far più parte delle commissioni. La sua richiesta è stata accettata. Ma gli è stato chiarito che non avrebbe più fatto carriera. Ha preferito questo piuttosto che continuare ad avallare cose che riteneva fasulle ormai da tempo, senza più condividere una prassi diventata quasi legge”.
E a quanto pare una sorta di legge esiste da un pò: una circolare per ora “fantasma” – che però in non pochi avrebbero visto – partita dal ministero e indirizzata a tutte le CMO sul territorio nazionale nella quale si invitano le Commissioni a tenere un atteggiamento univoco, “negazionista”: per la serie, non esiste alcuna correlazione tra vaccini e patologie, in particolare sul versante caldo dell’autismo.

Sarà mai questa “circolare” a condizionare i pareri “ai confini della realtà” espressi regolarmente, negli ultimi mesi, delle CMO di tutta Italia?

Cerchiamo di capirlo leggendo la documentazione di un caso recentissimo, avvenuto a Benevento. Un caso da “scuola”. Ad una bimba viene praticata, a luglio 2012, una prima dose di vaccino, “Infanrix Hexa più Prevenar 13”. Dopo poche ore la bimba dà evidenti segni di malessere. Subito inizia l’odissea tra il Rummo di Benevento, il Bambin Gesù di Roma e il Mayer di Firenze. Non lascia scampo la diagnosi: “epilessia con crisi emicicloniche e miocloniche”, quindi la sentenza: “Epilessia Mioclonica Severa”. Fino a quel momento, cioè prima del vaccino, la bimba stava bene, era in “normali condizioni di salute”. Ecco cosa scrive nel suo ricorso, l’avvocato Valentina Scaramuzzo, che tutela la famiglia: “allo stato attuale la bambina è affetta da encefalopatia epilettica, severo ritardo psicomotorio, ipotonia generalizzata, disturbo del movimento di tipo discinetico. Finora nessuna delle numerose e sofisticate indagini praticate presso prestigiosi centri italiani e/o extraeuropei hanno identificato una causa anatomica, genetica o metabolica responsabile della patogenesi della malattia”. E aggiunge: “Dalla disamina della documentazione clinica della piccola, non è ravvisabile alcun fattore morboso, precedente alla vaccinazione o successivo ad essa, cui attribuire un ruolo causale o concausale per l’istituirsi della patologia da cui risulta affetta. Si ribadisce che fino alla data della vaccinazione la bambina godeva di ottima salute, mentre solo poche ore dopo la somministrazione del vaccino ha manifestato le prime crisi epilettiche”.
Più chiari di così. Ma cosa ha fatto la CMO di Bari, competente per territorio? Esaminato il caso ha scritto la sua diagnosi: “Encefalopatia epilettica con crisi farmacoresistenti e ritardo psicomotorio”. Strada aperta, immaginate? Per niente: un NO che più lapidario non si può. “Non esiste – scrivono i commissari baresi – nesso causale tra la vaccinazione e le infermità del giudizio diagnostico”. Genitori privati di ogni speranza e avvocato costretto a ricorrere al Ministero della Salute, perchè faccia luce….

Sentiamo il parere di due scienziati fuori dal coro, Dario Miedico e Antonio Marfella.
dott. Dario Miedico
Ecco Miedico, da anni in prima linea per studiare gli effetti dei vaccini, migliaia di casi analizzati e centinaia di perizie svolte. “Non vi è alcuna garanzia che i vaccini svolgano effettivamente la loro funzione – osserva – ma il rischio vero è che chi si è vaccinato si consideri immune anche quando in realtà potrebbe non esserlo”. Ma è sul fronte delle “possibili reazioni avverse” e sul “rapporto rischi-benefici”, che si corrono i più grossi pericoli per migliaia e migliaia di bambini. “Nelle condizioni attuali – continua Miedico – le vaccinazioni sono praticate senza esami preventivi, in dosi uguali per tutti, inoculando fino a sette vaccini contemporaneamente e ad una età – a volte neppure tre mesi di vita – nella quale il peso del bambino è assolutamente inferiore a qualsiasi standard considerato valido per un adulto, e per di più con l’utilizzo di coadiuvanti a loro volta molto pericolosi. Tutto ciò può portare a reazioni avverse anche gravi e gravissime, che possono causare danni al sistema immunitario, all’encefalo, al sistema nervoso, tutti con ulteriori possibili complicanze sia cognitive che agli altri organi”.

SE L’ALLUMINIO FA BENE…

A proposito di adiuvanti nota Miedico: “In passato nei vaccini l’adiuvante più utilizzato era il Thimerosal, contenente mercurio. Dopo centinaia di cause avanzate da famiglie di minori vaccinati e colpiti da reazioni avverse il mercurio è stato parzialmente eliminato, ma sono stati introdotti altri elementi come formaldeide, squalene e alluminio, tutti tossici e in quantità esagerate rispetto al peso corporeo dei soggetti destinati a riceverle”.

giovedì 25 gennaio 2018

Così Lorenzin fa sparire la pubblicità scomoda (ma vera)

I due cartelloni pubblicitari che vedete qui sotto sono comparsi a Bari i primi giorni dell’anno.
Il primo avverte che i vaccini, talvolta, provocano effetti collaterali più o meno gravi (fonte Aifa e corte Costituzionale) e invita chi legge a informarsi.
Il secondo pubblicizza il vaccino anti influenzale, ricordando che l’influenza “aggredisce e può uccidere”, precisa che vi sono categorie a rischio e suggerisce di chiedere informazioni al proprio medico. (Ma presenta anche un dato esagerato sprovvisto di fonte).

La differenza fra le due pubblicità è che la prima è stata rimossa in un batter di ciglia per ordine del ministro della Salute uscente Lorenzin, la quale non tollera che venga ricordato il rapporto biennale sui vaccini di Aifa (12.465 reazioni avverse e 75 morti) oltre alle sentenze che garantiscono un risarcimento ai danneggiati gravi.
La seconda pubblicità, invece, è ancora lì (oltrettutto con affermazioni non provate).
Infatti, quanto a messaggi, il cartellone censurato era possibilista (“i vaccini possono avere effetti collaterali gravi”) e risponde al vero (il rapporto Aifa).

Quello rimasto è assolutista, fa credere che il vaccino anti influenzale protegga dall’ influenza. Invece, si sa – dovremmo sapere tutti – che sono più di un centinaio i virus che provocano le sindromi influenzali (il vaccino è sempre mirato contro 3-4 virus “vecchi”, isolati due-otto anni prima). Oltretutto chi si ammala non può capire da quale virus sia stato colpito, a meno che non esegua alcuni esami particolari (tampone faringeo e isolamento virale).
Visto che la stragrande maggioranza dei virus non è contenuta nei vaccini, è ingannevole far credere ai cardiopatici, agli anziani o a chi soffre di disturbi respiratori – oltre alle donne in gravidanza e ai bambini – che il vaccino anti influenzale dia una grande protezione dalle sindromi influenzali (!).
Infatti, le cronache di questi giorni ci dicono che i virus colpiscono in egual misura vaccinati e non vaccinati.

Sempre il cartellone rimasto riporta numeri esagerati e non giustificati. Si legge che, a causa dell’influenza, vi sarebbero stati “in Puglia 222 casi gravi e 83 morti”, una strage che nemmeno in Italia si è verificata (!). In allegato trovate la tabella Influnet con i decessi da influenza in Italia: i numeri della terza colonna si riferiscono ai morti subito dopo o durante l’influenza (l’anno scorso 53 persone), mentre la quarta colonna riporta “i morti nel periodo dell’influenza” che va da novembre a marzo. Per capire quest’ultima affermazione vi rimando alle spiegazioni che ci ha dato Giovanni Rezza, epidemiologo ISS. Cliccate qui.

Torniamo agli spot su cartellone. E ci chiediamo:
Cosa dirà a riguardo l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni Agcom?
È normale che un ministro uscente decida di censurare un cartellone pubblicitario che invita a informarsi citando i dati Aifa? (I dati Aifa segnalano ad esempio 66 morti in seguito a vaccino anti influenzale nel 2014).
È normale che sul cartellone considerato “corretto” sia riportato un dato non vero e cioè che nella sola Puglia ci siano stati 222 casi gravi ed 83 morti?
È normale che il comitato di genitori che ha acquistato lo spazio sul cartellone censurato sia ora accusato di “procurato allarme”?

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