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venerdì 3 luglio 2020

Storia della Medicina

Storia della Medicina

20 giugno 2020
Perla saggia:
"Un medico è un uomo che viene pagato
per raccontare delle fandonie nella camera del malato,
sino a quando la natura non l'abbia guarito
o i rimedi non l'abbiano ucciso." - Antoine Furtière
Tratto da Informa giovani Adattamento e integrazioni di Giorgio Beltrammi
La medicina sacerdotale nacque quando l'uomo primitivo ebbe la sensazione della presenza di uno o più esseri superiori responsabili di qualsiasi manifestazione della natura, anche di quelle relative alle patologie da cui veniva colpito. Le uniche vie di guarigione risultavano quindi essere la preghiera, l'implorazione e il sacrificio (che non ha un significato negativo, come di qualcosa a cui ci si sottomette di malavoglia, ma a qualcosa che acquisisce una sacralità).
In seguito si ebbe la concezione magica della medicina, per cui l'uomo credette di poter intervenire sui fenomeni e addirittura di poterli comandare, sostituendosi così alla divinità: nasce la figura dello stregone o del mago, opposta ed in contrasto a quella del sacerdote.
Nell'operato di maghi e stregoni si nota un primo abbozzo di scienza in quanto essi seguivano principi sempre uguali che, pur basandosi su correlazioni criticabili, costituivano comunque un ragionamento guidato da un'apparente logica. Se quindi per scienza si definisce lo studio dei fenomeni naturali al fine di stabilirne le leggi e di poterli riprodurre applicando le leggi stesse, allora bisogna riconoscere che la magia tendeva allo stesso scopo.

La Medicina primitiva

I popoli primitivi univano l'interpretazione soprannaturale a un empirismo spesso assai progredito. Ogni malattia che avesse una causa nota e definita, venivano trattate con rimedi naturali, quelle la cui causa non era evidente erano attribuite alle divinità. In ogni caso la diagnosi e la cura sono esclusiva competenza dei guaritori.
L'eziologia di qualsiasi patologia è spesso associata a un peccato commesso, anche involontariamente, dal paziente contro divinità, stregoni, individui o oggetti dichiarati tabù. Per difendersi dalle malattie si fa ricorso ad abluzioni, all'uso di amuleti, alla somministrazione di erbe medicamentose oppure anche a cerimonie e riti collettivi a cui partecipa tutto il villaggio con a capo lo stregone: talvolta si cerca di scacciare il demone responsabile della malattia spaventandolo, talvolta allettandolo, altre volte ancora si ricorre al sacrificio o all'allontanamento di chi è ritenuto la causa dei problemi.

La medicina popolare

Medicina primitiva, empirismo, magia e religione si fondono a creare una pratica che conferisce a determinate persone, quasi sempre donne (le streghe), la capacità di fare il male e di toglierlo. La magia del bene serve a rimuovere le malattie provenienti da fatture, sia per le affezioni più comuni.
Il ricorso al misticismo religioso, visto malamente dalla Chiesa, sconfina nella superstizione, soprattutto quando arriva a far ingoiare polvere di intonaco di alcune cappelle o immagini di santi.

La medicina ebraica (1200 a.C.-550 a.C.)

Prevale in essa il concetto teurgico della medicina: Dio è l'unica fonte di malattia e di risanamento, per cui solo il sacerdote, cioè l'uomo scelto dal Signore, è considerato strumento di guarigione.

La medicina assiro babilonese (1792 a.C.-323 a.C.)

Rappresenta il punto di passaggio tra il concetto teurgico e quello magico: la parte religiosa sta essenzialmente nell'eziologia in quanto l'ira di una divinità verso una persona permette ai demoni maligni di aggredirla causando in tal modo la malattia (c'è un demone per ogni patologia); il concetto magico ha invece risalto nella parte terapeutica, nell'attuazione cioè degli esorcismi.
Nella fase diagnostica le due concezioni vanno di pari passo e un ruolo preponderante è giocato dall'ispezione del fegato, ritenuto l'organo più importante in quanto fonte di sangue.

La medicina egiziana (3000 a.C.-1000 a.C.)

Notevoli sono la concezione biologica (concetto umorale sanguigno e concetto pneumatico) e la conoscenza dei vari quadri sintomatologici e la farmacologia. Gli elementi che costituiscono la sapienza medico empirica vengono trattati solo in libri sacri accessibili unicamente agli iniziati. L'anatomia non appare particolarmente progredita, mentre risultano molto precise le indicazioni relative alla terapia ed alle sue varie forme di confezionamento e di somministrazione: polveri, tisane, decotti, macerazioni, pastiglie erano perfettamente conosciuti. Assai progredita era inoltre la chirurgia e la sutura delle ferite.

Da notare infine la presenza di medici specialisti nelle malattie urinarie, nelle patologie delle orecchie, degli occhi e della pelle.

La medicina indiana (2500 a.C.-1500 a.C.)

Ancora oggi vi sono scuole che studiano l'antica medicina indiana nella sua forma originale (Ayurveda), così come viene trattata negli antichi testi sacri. Trattano molto accuratamente di grande e piccola chirurgia, della cura delle malattie del corpo, di demonologia, della cura delle malattie infantili, della tossicologia, della preparazione di elisir e di afrodisiaci.
Notevoli la perfezione e la varietà dello strumentario chirurgico, le tecniche di medicazione, l'attenzione negli esami diagnostici e la particolare abilità negli interventi di litotomia e rinoplastica.

La Medicina Tradizionale Cinese

I testi più antichi risalgono al 3500 a.C. e, come per la medicina indiana, vengono ancora consultati e tenuti in considerazione. La malattia e la salute sono determinate dall'armonia o meno dei due principi fondamentali: lo Yang (il principio maschile) e lo Yin (quello femminile). I medici cinesi introdussero per primi la rilevazione del polso: ne conoscevano 200 tipi differenti tra cui 21 erano considerati indice di esito letale; la farmacologia è senza dubbio la più avanzata tra tutte le medicine antiche, comprende oltre 2000 farmaci e ne include molti ufficialmente usati nella moderna terapia occidentale.
Non si può tralasciare infine l'agopuntura che consiste nell'infissione di aghi di diversi materiali in determinati punti in contatto con dei canali energetici, che sono in contatto con gli organi interni. Fu introdotta nel 2700 a.C. ed è ancora in auge ai giorni nostri sostanzialmente immodificata.

La medicina in Grecia

È in Grecia che avviene la completa e definitiva emancipazione del medico sul sacerdote con la costituzione del concetto di "clinica".
Nella Scuola di Coo c'è il passaggio all'osservazione diretta del malato eseguita con grande larghezza di vedute ed ottime intuizioni che distinguono indiscutibilmente questa scuola da tutte le altre: nasce qui il vero concetto di clinica e della conseguente diagnosi. Il medico è uomo, e la sua opera non ha sfumature soprannaturali, mistiche, astratte o filosofiche. La medicina deve essere una ricerca continua, serena e disinteressata alla quale bisogna dedicarsi solo per amore di essa.
La figura del medico è l'unione del perfetto uomo con il perfetto studioso: calma nell'azione, serenità nel giudizio, moralità, onestà, amore per la propria arte e per il malato sono i cardini della personalità del medico così come era concepito da Ippocrate. Ogni interesse personale passa in secondo piano. Non è certo un essere superiore ed infallibile come i sacerdoti degli antichi templi, ma deve sopperire alla sua fallacità con il massimo dell'impegno e della diligenza in modo da commettere solo errori di lieve entità. Deve inoltre essere filosofo, ma non tanto da farsi distogliere dalla vera scienza che è quella che si appoggia su solide basi pratiche. Il suo abito, infine, deve essere decoroso ed il suo aspetto denotare salute.
Con il passare dei secoli questa concezione rimase sostanzialmente immutata al punto che il Papa Clemente VII (Pontefice dal 1523 al 1534), in una sua bolla, stabilì che il laureato in medicina si impegnasse solennemente ad osservare il testo del giuramento ippocratico, cosa che oggi non è più richiesta.
L'anatomia non fu molto approfondita dalla scuola di Coo per due motivi principali: da una parte Ippocrate era più indirizzato verso il lato pratico della medicina, aveva cioè una maggiore propensione per la clinica; dall'altra la cultura greca aveva un rispetto assoluto per i corpi dei morti, quindi non c'era la possibilità di studiare l'anatomia esercitandosi direttamente sui cadaveri.

Alla base della medicina ippocratica stava l'integrazione tra una concezione pneumatica della vita ed una umorale, ma quest'ultima rivestiva senza dubbio un ruolo più importante.
Gli umori erano quattro: sangue (caldo umido) che proveniva dal cuore, una sorta di muco detto flegma (freddo umido) dal cervello, bile gialla (caldo secco) dal fegato, bile nera (freddo secco) dalla milza. Lo stato di salute si aveva quando questi umori erano perfettamente bilanciati tra loro; se invece la crasi era alterata per l'eccesso, la corruzione o la putrefazione anche di un solo componente, allora insorgeva la malattia.
Era la natura stessa con la sua capacità curativa ad intervenire nel tentativo di ristabilire l'equilibrio tramite l'espulsione degli umori in eccesso per mezzo di urina, sudore, pus, espettorato e diarrea. Se invece la malattia risultava più forte del processo autoriparativo dell'organismo il paziente moriva.
Il predominio di uno dei quattro umori conferiva anche particolari caratteristiche all'individuo (principio della costituzione e dei temperamenti): si avevano così i temperamenti sanguigno, biliare, flemmatico e atrabiliare (che rimanda alle grandi scoperte del Dr. Hamer al riguardo delle Costellazioni schizofreniche)
Altra novità fondamentale introdotta dalla dottrina di Ippocrate fu il fatto di considerare le patologie come fenomeni generali per l'organismo e non relativi ad un singolo organo (sembra che con l'avvento della medicina moderna questo concetto sia stato drammaticamente perduto).
L'epoca ippocratica segna la nascita della clinica intesa come studio dei segni e dei sintomi osservabili sul paziente.

sabato 22 dicembre 2018

LA “POTENZA” DEI NODI DI HARTMANN

LA “POTENZA” DEI NODI DI HARTMANN
La potenza dei nodi di Hartmann è rapportata, generalmente, alla quantità di radiazione ionizzante emanata dagli stessi. Dopo anni di ricerche e studi si è riusciti a realizzare apparecchiature che permettono di misurare tale “potenza” o forza elettromagnetica. Queste strumentazioni generalmente sono composte da un circuito oscillante che va applicato direttamente sul nodo di Hartmann da controllare (può essere impiegata anche per misurare la potenza dei nodi di Curry, che presentano caratteristiche affini ai nodi di Hartmann). Il circuito capta l’energia proveniente dal sottosuolo, smorzandone nel contempo la velocità della fuoriuscita; per migliorare ulteriormente la condizione generale di controllo, il circuito viene incamiciato da un cilindro in acciaio con pareti interne rivestite in tessuto tipo STANâa base di rame, fibra di carbonio e nitrato d’argento (il tessuto, peraltro, è già stato testato e valutato dal CNR di Roma). Il circuito è collegato al cilindro esterno con un cavetto di messa a terra. Infine, all’interno del sistema viene applicato un contatore geiger professionale per la misurazione delle radiazioni ionizzanti emesse dal nodo (raggi gamma o simili): più saranno gli impulsi ottenuti nell’unità di tempo prescelta, e più potente sarà il nodo di Hartmann. Naturalmente, se il sistema descritto venisse posizionato in una zona neutra, ovvero non perturbata da bande e nodi di Hartmann, gli impulsi gamma che si riscontrerebbero sarebbero nettamente inferiori (anche del 60-70%) a quelli ottenuti dalla verifica condotta sul nodo di Hartmann; non si otterrà tuttavia mai un valore pari a zero, poiché le radiazioni nell’ambiente non provengono solo dai nodi , ma anche da altre fonti quali ad es. il gas radon, i materiali da costruzione, i collanti presenti nella casa ecc…

Di per sé un nodo non ha radiazione propria o, per lo meno, sprigiona pochi impulsi gamma al minuto, però esso si comporta come una “corsia preferenziale” un vero e proprio canale portante, per tutte le energie presenti nel sottosuolo.
FONTE FOTO: http://viveresanoquotidianamente.it/category/uncategorized/page/2/
I vari nodi, posti in corrispondenza di falda acquifera in movimento nel sottosuolo, presentano potenze maggiori proprio perché liberano verso l’esterno l’energia prodotta dall’attrito fra acqua in movimento e terreno e minerali presenti nel sottosuolo; così dicasi per i nodi in corrispondenza di faglie geologiche, discariche o quant’altro.

Conoscere la “potenza” dei nodi di Hartmann è molto importante perché permette di utilizzare sistemi di schermatura più adeguati alle specifiche caratteristiche di ogni singolo nodo e, cosa ancora più importante, consente di verificare se un determinato nodo risulta più o meno dannoso per l’individuo che vi staziona sopra per un lungo periodo (ad es. nodo in corrispondenza del letto, della scrivania, della poltrona preferita, ecc.). 

E’ molto importante conoscere sia la posizione che la potenza dei nodi di Hartmann dato che provocano delle modificazioni, fisiologicamente commensurabili; proprio per questa ragione bisogna evitare di sistemare un letto in quei punti: il nostro corpo, infatti, che rimane abbandonato nel sonno, per ore consecutive su tali nodi, è particolarmente esposto all’influenza elettromagnetica e subisce le maggiori perturbazioni a livello dell’attività elettrica cellulare.
Questo fatto, come abbiamo visto, provoca irregolarità di programmazione biologica; in particolare la riproduzione delle cellule e, in caso di elevata potenza o “forza” del nodo, le cellule non rispetteranno più i parametri originari ed i codici informativi centrali, di un certo tenore di frequenze, ma tenderanno a riprodursi quasi casualmente, senza ordine. Se i meccanismi di riparo saranno insufficienti o deboli, come è stato sempre sottolineato a causa dello stato costituzionale o momentaneo del soggetto, potranno manifestarsi patologie, anche di varia e diversa entità nonché sembrare di eziologia diversa da quella geopatologica. Il medico di base si metterà quindi su di una strada diversa, complicandosi le idee e sbagliando la diagnosi; dalla diagnosi errata si avrà una terapia errata, e si perderà del tempo prezioso.
Georitmogramma di persona seduta in una zona neutra del quadrilatero: il tracciato è calmo.
Georitmogramma stessa persona seduta su un nodo Hartmann: il tracciato è agitato.
FONTE FOTO: http://viveresanoquotidianamente.it/category/uncategorized/page/2/
Queste teorie potranno confondere senza dubbio le logiche diagnostiche tradizionali e mettere in ansia la scienza medica ma purtroppo è bene ripeterlo e sottolinearlo ancora, il fatto grave è che, da più parti del mondo, scienziati e ricercatori ipotizzano e dimostrano che, sui soggetti che vivono sui nodi di Hartmann e Curry, troppo spesso è stata riscontrata, dalle ricerche stesse del Prof. Hartmann, la comparsa di vari tipi di tumori (benigni o maligni) o malattie degenerative di vario tipo.

Tornando ora a queste strumentazioni si potrà notare che il circuito oscillante permette di osservare il “disturbo” che il nodo causa sugli esseri viventi: applicando sul circuito una sonda isotropica collegata, tramite cavo in fibra ottica, ad un analizzatore di spettro di frequenze, si osserva che, in corrispondenza del nodo, lo spettro delle frequenze  dei campi elettromagnetici presenterà un andamento irregolare, con frequenti “picchi”, mentre in zona neutra il grafico assumerà un aspetto pressoché lineare.
Grazie agli studi ed agli scritti del grande scienziato tedesco E. Hartmann il mondo della medicina, poco per volta e con mille dubbi, si è gradualmente affacciato a questo tipo di ricerca, tant’è che sono già innumerevoli le indagini di tipo statistico, condotte in diverse parti del mondo, volte a verificare l’influenza dei raggi tellurici sullo stato psicofisico umano e sul mondo vegetale ed animale, così come sempre più frequenti sono i convegni dedicati alla “medicina dell’Habitat”, alla “Domoterapia” ed alle “Geopatie” cioè i disturbi arrecati all’organismo da fenomeni di origine terrestre o artificiale. Medici, Biologi, Architetti, Naturopati, Radioestesisti ecc…hanno la possibilità, in questi convegni nazionali ed internazionali, di condividere le esperienze ed unire le forze per il bene della salute pubblica.

Secondo il rapporto dell’8° Congresso Internazionale della Società per la Difesa Biologica del Tumore, lo “stress geopatico” dovrebbe essere considerato come una delle possibili cause delle malattie croniche, anche per quanto riguarda il tumore. Gli illustri Dottori Ulrike e Reimail Banis da più di un decennio raccomandano i propri pazienti affetti da tumore di far esaminare il luogo in cui dormono da parte di esperti in materia; in molti casi, infatti, hanno ottenuto risultati confortanti nel trattamento biologico del tumore quanto i soggetti hanno deciso di cambiare il posto dove dormivano. Dopo circa 3-4 settimane l’azione geopatogena può dirsi terminata se il letto viene spostato e il soggetto riposa in una zona priva di stimoli.
La giusta posizione del letto, quindi, è più difficile di quanto si pensi e necessita di una stretta collaborazione tra Medico Olistico, il Naturopata, l’Architetto ed un Tecnico esperto in Medicina dell’Habitat. Il Medico di base dovrebbe affidarsi assolutamente ad un Domoterapeuta (terapista della casa), con dimostrata e documentata esperienza professionale e possono, comunque, controllare l’operato del tecnico attraverso un test, successivo all’intervento del tecnico, da effettuarsi sul paziente tramite l’utilizzo di apparecchiature Bioelettroniche, in particolare dell’ultima strumentazione “Vegatest” della Vega Grieshaber Kg Geschaftsbereich Medizin di Sciltach D-77761 (www.vegamed.com.) ed altre decine di strumentazioni oggigiorno sul mercato.
Vi sono, sul mercato, molti dispositivi che riducono la “pericolosità” dei nodi di Hartmann tra questi dispositivi elettronici e non esistono anche stuoie o tessuti schermanti ad esempio quelli della “IDEASCUDO” la cui capacità di attenuazione del campo elettromagnetico dei tessuti schermanti  è stata verificata e certificata da: Nemko S.p.A. e dal C.N.R. (Centro Nazionale Ricerche) Istituto Inquinamento Atmosferico di Roma; GEA – Istituto per l’analisi geobiofisica dell’ambiente.

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Nota: al solo fine dimostrativo nell’articolo sono state inserite tre foto con link di provenienza


venerdì 17 agosto 2018

SANGUE e FISILOGIA sottile: Le donazioni di sangue e di organi umani sono realmente etiche?

SANGUE e FISILOGIA sottile: Le donazioni di sangue e di organi umani sono realmente etiche?

Il Sangue, come scrisse Rudolph Steiner, riferendosi anche ai principi del grande Gothe, è realmente un “succo molto peculiare”. Queste ricerche ed osservazioni hanno da tempo stimolato alcune mie riflessioni etiche, filosofiche e scientifiche, contro gli inquietanti “esperimenti” che stanno diventando sempre più di moda e sono, secondo molti, soprattutto un grande business: il mercato degli organi e del sangue.
L’ingegneria genetica, con materiale umano, i trapianti d’organo, le cellule staminali eterogene e la donazione indiscriminata di sangue sono all’ordine del giorno. Pensate agli spot televisivi ed i martellamenti mediatici presenti nelle varie riviste da parte di cosiddetti “scienziati” ed esperti, opportunamente sostenuti da una pseudoscienza, cieca ed ottusa, e sorretti dalla visione materialista (e furba) della scienza medica ortodossa ma, soprattutto, da un’assenza di una voce contraria ed autorevole dei timidi scienziati etici, di religiosi o di comuni medici o biologi, a parte qualche eccezione; voce, del resto, subito messa a tacere. Questi ultimi vi ricordano, nelle loro accorate riflessioni che l’uomo non è solamente un ammasso di carne, più o meno sanguinolenta ed inerte; non è solo un insieme più o meno casuale di cellule e di minerali, molecole ed acqua, ma contiene un elemento sovrannaturale ed è vivificato da qualcosa di molto peculiare. Dovrebbero meditare, sui loro ignoranti ed illeciti atti contro lo Spirito dell’Uomo, coloro che eseguono o sostengono i trapianti d’organo ed aver paura delle conseguenze etiche e morali quelli che praticano, senza precauzioni o sensibilità, trasfusioni di sangue eterologo.

Nelle aule delle Accademie Universitarie di Medicina e Biologia, anche in quelle cattoliche od integraliste delle principali religioni, mai si è mai levato un grido di allarme, uno stop a queste aberrazioni che vanno ad alterare i codici spirituali dell’uomo e la propria evoluzione sia su questa terra (nella nostra dimensione terrena) che nelle dimensioni sottili.

Vi racconterò ora qualcosa di speciale e straordinario sul valore energetico e simbolico del sangue e, da questa lettura, si potrà estrapolare il significato di Organo, nel quale ovviamente scorre il sangue ed il vero significato della funzione bioenergetica della cellula umana. Mi rendo conto che è una lettura difficile ed ermetica, di certo gli iniziati comprenderanno subito e chi non comprenderà oggi, comprenderà domani. Il tempo lavora nei cuori e nella mente dell’uomo, affidatevi quindi alla vostra sensibilità ed alla Verità.
Dovete sapere che il sangue è una “essenza” dotata di straordinari poteri che ha, da sempre, costituito, nel panorama culturale e scientifico, motivo di disquisizioni parascientifiche, filosofiche e metafisiche ma anche di approfondite ricerche e studi scientifici di laboratorio. Queste visioni convergono e coincidono solo quando stabiliscono che il sangue è un elemento in accordo con il principio olografico, per cui ogni parte dell’essere vivente contiene le informazioni del tutto e costituisce la vera e sintetica espressione dell’esistenza.
Da un punto di vista bioenergetico e quantistico ciò significa che anche una piccola goccia di sangue riflette la struttura bioenergetica dell’intero organismo.

Il sangue non solo rappresenta simbolicamente l’energia vitale e quindi la “forza” dell’uomo ma, soprattutto, è un campione energetico del suo spettro frequenziale dinamico.
La goccia di sangue raffigura, secondo i principi della fisica quantistica, un ologramma in evoluzione dinamica, un’interfaccia bioelettronica con le componenti eteriche del soggetto; quasi come un’istantanea fotografica di un attimo che riflette la sua struttura tridimensionale.
Il sangue rimane sempre in equilibrio dinamico, oscillando per risonanza con l’individuo da cui è prelevato; non riflette cioè solo lo stato energetico al momento del prelievo, ma continua a riprodurre questa caratteristica condizione nel tempo, a causa delle sua costante risonanza con il soggetto da cui proviene.
Questo significa che non sono necessarie più gocce di sangue, in momenti diversi, per esprimere i cambiamenti dello stato psicofisico e psicobioenergetico dell’individuo, contrariamente alle analisi ematochimiche che necessitano di campioni successivi per seguire l’evoluzione fisica e le relative modificazioni biochimiche.
La goccia di sangue, prelevata e conservata adeguatamente, rimane in perfetto equilibrio bioenergetico e quindi dinamico con il soggetto donatore originale, indipendentemente dalla distanza tra di loro.
La situazione energetica infatti cambia di momento in momento, seguendo il corso della vita del soggetto stesso; ma tale situazione si può facilmente cogliere ed analizzare, attraverso la goccia di sangue chiamata anche “testimone”, con opportune tecniche radioestesiche e radioniche.

E’ stato dimostrato che il legame vibrazionale tra un individuo ed il suo sangue scompare, se egli muore oppure si altera decisamente, se egli riceve trasfusioni di sangue, dopo il prelievo originario.
Cosa succede quindi? E perché accade questo strano evento?

I medici ematologi dovrebbero riflettere sulla consuetudine di praticare, sempre più di frequente, trasfusioni di sangue, anche quando la vita del soggetto non è in reale pericolo. Vista la straordinaria specificità acquisita dal sangue, grazie anche all’acqua in esso contenuta, di poter immagazzinare olograficamente tutte le informazioni biochimiche, biofisiche, psicobiologiche, cioè quelle della vita stessa del soggetto, la scienza medica potrebbe immaginare che le ripetute trasfusioni cioè le immissioni di sangue eterogeno, con tutta la serie di bioinformazioni e di frequenze con i codici vitali (dissimili ovviamente da quelle del soggetto ricevente) non possono non interferire col rapporto di risonanza del sangue prelevato in precedenza. Si dovrebbe ricercare e sperimentare, in più soggetti, di quale tipo potrebbe essere questo fenomeno biofisico e come poter “liberarsi”, cioè svincolarsi da questa energia di risonanza, acquisita dai soggetti che hanno ricevuto sangue di donatori “dubbi” o inquinati.

La riflessione “sottile” che sta alla base di tutto questo è che si verrebbe a creare una sorta di “patto di sangue”, una fratellanza spirituale ed energetica non facilmente controllabile e gestibile con i mezzi a nostra disposizione.
Sotto le apparenze di una “normale” trasfusione di molecole sanguigne o plasmatiche, tra donatore e ricevente, si nasconderebbe un’enorme problematica scientifica, filosofica ed anche spirituale, che potrebbe minacciare pesantemente la salvaguardia della “salute spirituale” (e non solo) della popolazione.

La scienza medica ortodossa ritiene ininfluenti, per la salute psicofisica e spirituale, le trasfusioni nel caso siano eseguite in modo adeguato e con sangue biochimicamente compatibile.
Tutto è imperniato su un’osservazione puramente intuitiva: un individuo, visto con gli occhi di un fisico, è considerato come un biocondensatore elettromagnetico, ed oscilla sulla sua “frequenza” e cioè “identità” ad esempio di valore “X “ed è correttamente collegato ed in armonia con i suoi corpi fisici e sottili.
Dopo l’immissione di sangue che è corretto definire “eterogeno”, risuonante con la frequenza del suo proprietario, si verrebbe a creare una sorta di alterazione del “segnale elettromagnetico o codice individuale” con frequenza ad esempio “X+Y”, diversa e verosimilmente dissimile dalla precedente per cui, rimanendo sempre nel campo delle energie sottili, mi chiedo cosa potrebbe accadere ai vari corpi energetici (che sono in risonanza tra di loro ed il corpo fisico) e, specialmente, cosa potrebbe accadere in quello causale (karmico).
Non vi potrà essere forse un pericoloso ed innaturale “spostamento” su un’altra fascia o realtà oscillatoria, con informazioni diverse o, forse peggio, patologiche e disarmoniche, voglio dire sulle vibrazioni specifiche del donatore di sangue? Ovviamente con tutte le conseguenze immaginabili, non ultime le leggi karmiche, vale a dire una comunione involontaria di energie sottili che seguono non le leggi della materia ma le leggi dell’anima e del destino della stessa.
Le medesime leggi, in fin dei conti, che seguono quelle della reincarnazione per portare avanti il compito e destino necessario alla nostra evoluzione verso la consapevolezza e la Coscienza.

Le riflessioni, qui sopra riportate, dovrebbero sopratutto essere riferite alla semplice osservazione di cosa potrebbe accadere all’equilibrio bioenergetico e spirituale dei donatori di sangue, con stato oscillatorio alto, cioè con una buona vitalità energetica, verso soggetti con frequenze ed oscillazioni più basse e disarmoniche ma soprattutto con energie sottili e destini karmici di dolore e sofferenza.

Le cause profonde delle malattie


Le cause profonde delle malattie

Molti operatori olistici fanno delle "pulizie energetiche" senza nemmeno sapere di dover rimuovere anche l'informazione negativa che si annida nei corpi sottili, nei chakra, nei meridiani, negli strati sottili degli organi e in tutti i collegamenti che possiede la formidabile "macchina bio-informazionale umana".
L'effetto di tali pulizie "energetiche" dura da qualche giorno a qualche mese.  Poi, s'inizia daccapo...

La negatività che ci invade non ha soltanto il componente energetico, ne ha due: energetico ed informazionale.

La scoperta del componente informazionale è merito di una ricerca russa, fatta nel lontano 1972 e passata inosservata. Sarebbe rimasta una lettera morta, se poi in Russia non fosse nata l'unione tra la radiestesia e il modello della realtà che includeva la scienza, l'esoterismo classico e la spiritualità.
Negli anni 90 del XX secolo, grazie alla Puchkò, è nato il concetto delle "cause profonde" delle malattie. Questo concetto ha messo in chiaro l'essenza informazionale dell'uomo e dell'universo..

Noi siamo strutture multidimensionali aperte all'informazione negativa, se non abbiamo una protezione specifica (proposta da Pavel, nell'opera "Le Energie della Guarigione").
I programmi negativi possono essere introdotti nell’organismo sia da fuori sia da dentro, dallo stesso organismo (i programmi negativi autoprodotti).

Le vibrazioni negative così strutturate invadono tutta la struttura multidimensionale dell'uomo, per manifestarsi, alla fine, nel fisico. Una patologia fisica è sempre preceduta da una montagna d'informazione negativa, spesso registrata molti anni prima.

Iniziamo troppo tardi a combattere la malattia.  Sarebbe molto più semplice prevenirla, facendo un check-up radiestesico, ed eliminando il blocco di negatività che devasta i corpi sottili! Noi radioestesisti possiamo scoprirlo interrogando il subconscio nostro o del paziente, perché il subconscio registra tutto, anche ciò che riguarda le nostre vite passate. Potremmo prevenire molte patologie, anziché curarle dopo, ingoiando pastiglie e spesso cronicizzando lo stato patologico.
Olga Samarina

lunedì 6 agosto 2018

Riflessologia: le “mappe” del corpo

Riflessologia: le “mappe” del corpo

Alcune parti del corpo (come i piedi, le mani, il volto o le orecchie) rappresentano vere e proprie “mappe” dell’intero organismo, all’interno delle quali vi sono corrispondenze con specifici organi.
La riflessologia è l’antica scienza che studia la relazione tra determinati punti all’interno di queste zone e gli organi.
Questo approccio è già presente nell’antica medicina tradizionale cinese, come ad esempio l’agopuntura, che prevede la stimolazione di specifici punti del corpo (lungo i meridiani energetici) per favorire la guarigione di specifici organi e mantenere lo stato di salute dell’intero organismo.

Esistono molte discipline olistiche nell’ambito della riflessologia: dalla più famosa riflessologia plantare, a quelle delle mani, della faccia, delle orecchie. Tutte possono essere utilizzate per apportare benefici all’organismo. Vediamo quali.
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Riflessologia plantare

La riflessologia è una disciplina olistica praticata oggi anche in occidente, ma ha una storia molto antica. I primi trattamenti realizzati massaggiando i piedi sono stati applicati in Cina ed India nel 5000 a.C., dove si usavano terapie mediche utilizzando la pressione delle dita per influenzare i campi energetici dell’organismo (agopuntura ed acupressione, digitopressione, shiatsu).
In particolare la medicina Ayurvedica, una delle più antiche tradizioni mediche del mondo, usa la riflessologia tra le sue tecniche di intervento.
La riflessologia plantare prevede una stimolazione attraverso la pressione su determinati punti che sono in relazione con organi e apparati, al fine di ripristinarne l’equilibrio energetico.
Il massaggio riflessologico, inoltre, favorisce la liberazione di ormoni come le endorfine, stimola il sistema linfatico e la circolazione, con una conseguente azione terapeutica.
Oltre ad essere efficace per la depurazione dell’organismo e per un riequilibrio energetico, può essere una pratica utile in casi come:
  • Problemi gastro intestinali
  • Problemi respiratori
  • Problemi dermatologici
  • Ansia e insonnia
  • Menopausa
  • Cefalee
  • Mal di schiena

Riflessologia delle mani

Anche la conoscenza della riflessologia palmare si fa risalire in Oriente a circa 5.000 anni fa. In India 4.000 anni nei sacri testi dei Veda si può leggere che i medici, per arrivare a una diagnosi, osservavano accuratamente la mano degli ammalati.
In questo tipo di riflessologia, specifiche zone della mano corrispondono a determinati organi e apparati.
La riflessologia palmare si rivela particolarmente efficace in caso di:
  • mal di schiena
  • mal di testa
  • lombalgia
  • sciatalgia
  • pubalgia
  • gastrite
  • bruciore di stomaco
  • reflusso gastroesofageo
  • allergie
Risulta poi molto utile in caso di stress acuto, per ritrovare calma e armonia.
La riflessologia delle mani è possibile praticarla anche con l’auto-massaggio, effettuando rotazioni lente e profonde con il pollice nelle varie zone riflesse.

Riflessologia facciale


sabato 23 giugno 2018

Il mito dell’Alzheimer

Il mito dell’Alzheimer

Un po’ di storia
La malattia di Alzheimer ha preso il nome dal medico tedesco Alois Alzheimer che per primo ne studiò un caso (la signora Auguste D. moglie dell’impiegato delle ferrovie Carl D.). Ma non è tutto perché l’uomo che dovrebbe passare alla storia come il vero padre dell’Alzheimer è il medico psichiatra Emil Kraepelin, direttore della Reale clinica psichiatrica di Monaco. 
Fu proprio Kraepelin che offrì ad Alzheimer l’opportunità di far parte del suo gruppo a Heidelberg, nominandolo successivamente suo assistente.
Nel 1910 Emil Kraepelin coniò ufficialmente il termine Alzheimer Krankheit (malattia di Alzheimer). 
Creando l’AD, Kraepelin aveva conquistato un territorio diagnostico molto importante per il suo laboratorio. Secondo alcuni storici nel consolidare l’esistenza della malattia giocò un ruolo importante la diatriba tra Kraepelin e Sigmund Freud.

La teoria di Freud rivoluzionò lo studio delle nevrosi attribuendo i sintomi delle malattie psichiatriche ai misteriosi lavorii dell’inconscio, e ipotizzando la cura attraverso la terapia psicoanalitica. Queste teorie erano in netto contrasto con la concezione organicistica delle malattie mentali sostenuta da Kraepelin e Alzheimer. Per loro le malattie avevano una base esclusivamente organica che poteva essere accertata con mezzo scientifici.

Si venne così a creare una profonda divisione tra la psichiatria a base organica e la psichiatria freudiana. Ognuna di queste due correnti cercava il riconoscimento nell’ambito medico, perché la posta in gioco era elevata...

La determinazione di Kraepelin a far sì che la malattia di Alzheimer fosse classificata come patologia organica è appunto il tentativo strategico di conquistarsi il riconoscimento, oltreché non perdere il suo orgoglio di scienziato e naturalmente la sua eredità di studioso. 
Quando Kraepelin incluse l’AD nel suo testo Psychiatrie, diede avvio a una storia lunga 100 anni durante la quale, da un singolo paziente bollato in modo molto approssimativo, siamo arrivati all’attuale pandemia che coinvolge 25 milioni di persone.

La malattia di Alzheimer sarebbe potuta rimanere rara e insignificante se, nella seconda metà del XX secolo nei paesi industrializzati non fosse aumentata progressivamente l’attesa di vita media.

L’invecchiamento della popolazione, associato alla proliferazione di nuovi strumenti tecnologici che promettevano di prolungare la vita. Stimolò l’interesse per la ricerca neurologica e gerontologica. 
Nei primi anni Settanta i neuro scienziati, ben consapevoli dell’enorme interesse dell’invecchiamento, cercarono di ottenere maggiori finanziamenti. 
Il loro lavoro avrebbe dovuto concentrarsi su qualcosa di molto concreto e attuale, qualcosa di terrificante e incurabile: una malattia che giustificasse l’impiego di enormi risorse, la malattia del secolo. L’Alzheimer si adattava in maniera perfetta allo scopo. 

Nel 1974 viene fondato il National Institute on Aging (NIA, Istituto nazionale sull’invecchiamento) e sotto la guida dello psichiatra clinico Robert Butler, inizia subito a promuovere l’AD come suo principale ambito di ricerca, consentendo ai fondi federali di essere convogliati ai ricercatori.
Lo stesso Butler dichiarò: “decisi che dovevamo rendere il termine (malattia di Alzheimer) una parola di uso comune. Sapevo che questo sarebbe stato l’unico modo per far convergere i diversi settori della ricerca in un unico filone che diventasse priorità nazionale. Io chiamo questa strategia la politica sanitaria dell’angoscia”. 
Nel 1976 il dottor Robert Katzman in un editoria scrisse che negli Stati Uniti l’AD si collocava al quarto o quinto posto tra le cause più frequenti di morte e sollecitò il paese ad investire di più. 
Nel 1979 a Washington fu creata l’Alzheimer’s Disease ad Related Disorder (ADRDA, Associazione per la malattia di Alzheimer e i disturbi correlati). 
Nel 15 settembre 1983 la Camera dei rappresentanti propose il mese di novembre come Mese Nazionale dell’Alzheimer.

La reinterpretazione dell’invecchiamento cerebrale come malattia a sé stante, e lo stanziamento di enormi quantità di denaro da parte del governo, produssero un entusiasmo che contagiò i ricercatori e i familiari dei pazienti affetti d’AD. 

Cambiò la dizione, e il termine “senilità” venne soppiantato dal termine molto più angosciante che non lascia spazio a dubbi: “malattia di Alzheimer”, il nuovo idioma dell’angoscia! 
Nel 1984 1985 il NIA aveva istituito in tutto il paese ben dieci Alzheimer’s Disease Research centers.

Nel 1979 il NIA aveva speso per la ricerca sull’AD circa 4 miliardi di dollari; nel 1991 era arrivato a spenderne 155 (37 volte tanto). 
Nel 2007 i fondi federali assegnati alla ricerca per la “guerra contro l’AD” erano lievitati a una cifra sbalorditiva di 643 miliardi di dollari.

Celebrità a sostegno
La nascita del nuovo linguaggio popolare intriso di angoscia e terrore fu amplificato quando vennero coinvolti nella “causa” dell’AD personaggi molto popolari: gli attori Rita Hayworth, Charles Bronson e Charlton Heston, il presidente statunitense Ronald Reagan, la Regina dei Paesi Bassi Giuliana, il Primo ministro britannico Wiston Churchill, il pugile campione del mondo Sugar Ray Robinson, ecc.

Cos’è l’Alzheimer?
Ufficialmente la malattia di Alzheimer (AD, Alzheimer Disease) è provocata dalla degenerazione del cervello e dalla perdita di cellule nervose a causa di molteplici fattori, perlopiù ignoti alla medicina. 

E’ una malattia degenerativa e progressiva caratterizzata dalla perdita irreversibile di cellule cerebrali. Questa degenerazione porta al rimpicciolimento e all’atrofia di alcune aree del cervello, alla riduzione di alcuni neurotrasmettitori, in particolare l’acetilcolina. 

Gli effetti di questa “patologia” sono: deficit di memoria, una compromissione della capacità di apprendere, di ragionare, di formulare giudizi, di riconoscere oggetti, di comunicare; gravi difficoltà nel compiere attività quotidiane; agitazione, ansia, depressione, allucinazioni e insonnia.

La demenza
Il termine oggi molto in voga di “demenza”, deriva dal latino “fuori di mente” e in passato era utilizzato per identificare i dissidenti e devianti di ogni tipo, soprattutto donne anziane che venivano accusate di stregoneria quando manifestavano sintomi di decadimento cognitivo.

Le teorie ufficiali più in voga
Beta-amiloide e grovigli neurofibrillari 
I ricercatori pensano che i deficit cognitivi dell’AD siano associati alla presenza nel cervello di alterazioni anatomopatologiche costituite da due formazioni di natura proteica: le placche di proteine beta-amiloide (BAP) e i grovigli neurofibrillari (NFTs), che alla fine distruggerebbero i neuroni a livello cerebrali. 

Ma in tutto questo le lacune conoscitive non mancano, per esempio gli scienziati non capiscono come le beta-amiloide uccida i neuroni; non sanno se tali placche sono responsabili della degenerazione o dei semplici marcatori e/o cicatrici di una morte, quindi se sono causa o effetto di tale degenerazione.

La proteine beta-amiloide si accumula in TUTTI i cervelli man mano che invecchiano, e tale processo può addirittura iniziare nei ventenni. Risulta pertanto difficile stabilire quale sia il livello soglia oltre il quale l’accumulo di beta-amiloide diventa patologico.
Radicali liberi
I radicali sono atomi o gruppi di atomi che contengono almeno un elettrone spaiato e quindi sono debolmente legati, instabili e altamente reattivi. Si accumulano nel cervello provocando nelle cellule un danno e un deficit che potrebbe contribuire all’AD. Queste molecole reattive si formano nel corpo durante i normali processi biologici che possono essere accelerati da agenti esterni come infezioni, fumo di tabacco, agenti tossici, erbicidi, radiazione solare e inquinanti. I radicali possono anche danneggiare il DNA.
Infiammazioni
Secondo questa teoria l’AD è una conseguenza dell’infiammazione cerebrale che genera metaboliti anomali (piccole molecole prodotte dai processi metabolici) a partire da normali molecole cerebrali.

Per esempio le citochine, che sono normali proteine del sistema immunitario, sono prodotti dall’infiammazione tissutale e possono circolare nel cervello.
Teoria vascolare
Piccoli infarti isolati in aree strategiche del cervello, oppure l’occlusione di multipli vasellini sanguigni, possono provocare demenza riducendo l’apporto di ossigeno al cervello e alterando i circuiti neuronali coinvolti nei processi decisionali, nella memoria.
Teoria infettiva
Secondo gli esperti alcuni virus della famiglia dell’herpes possono provocare demenza, ma solo alcuni studi li hanno messi in relazione con l’AD.
Teoria delle eccitotossine
I neuroni morirebbero per un eccesso di stimolazione da parte di neurotrasmettitori aminoacidi eccitatori (eccitotossine). Dato che il glutammato e altri neurotrasmettitori eccitatori normalmente inducono la scarica elettrica dei neuroni, se sono presenti in eccesso, possono portare i neuroni a scaricare (ed eccitarsi) fino alla morte. 
La teoria del diabete
Disturbi del metabolismo del glucosio erano stati descritti nella malattia di Alzheimer già da decenni, e gli scienziati avevano ipotizzato che in un soggetto diabetico o il cervello manca di sufficiente glucosio per funzionare correttamente o lo zucchero presente in eccesso nel sangue produce un danno vascolare che compromette l’irrorazione dei neuroni.
Studi epidemiologici indicavano che le persone affette da AD avevano più frequentemente un diabete concomitante.


Il mito dell’Alzheimer
La malattia di Alzheimer (AD) è un mito creato dalla nostra cultura nel tentativo di fornire un senso a un processo naturale, l’invecchiamento cerebrale, che non possiamo controllare. 

Quello che non viene detto alla popolazione è che la cosiddetta “malattia di Alzheimer” (AD) NON può essere differenziata dal normale processo di invecchiamento e che la patologia NON ha mai lo stesso decorso. 

Sembra che ogni anno sempre più persone cadano vittime dell’AD. Quotidiani e riviste vorrebbero farci credere che la AD si sta diffondendo nella popolazione a ritmo pandemico. 
Naturalmente quello che non viene detto è che non sappiamo come diagnosticare la AD, figuratevi se siamo in grado di stilare il bilancio delle vittime. 

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