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sabato 21 dicembre 2019

BIG DATA: IL PIÙ GRANDE NEMICO DELL’UMANITÀ

DIETRO LE QUINTE DI BIG DATA: IL PIÙ GRANDE NEMICO DELL’UMANITÀ
Dietro le Quinte di Big Data
Nel nuovo libro Dietro le Quinte (Bizzocchi, Pamio, Perucchietti, in uscita a Novembre per Uno Editori) uno dei temi più importanti e a cui dedichiamo adeguata attenzione è una delle forme di potere e controllo delle masse più subdole ed invasive, quella che va sotto il nome di Big Data. Il termine è di recentissimo conio (2014) e in ogni caso non viene mai troppo utilizzato dai media mainstream. Scrivo questo perché quando di una cosa che ha ricadute enormi sulle nostre vite, non si parla, o si parla poco, occorre subito pensar male. Se dunque non si fa pubblicità alla cosa con tutta probabilità vi sono dei motivi validi. Vediamo quali.

Il Sistema che controlla il pianeta
Partiamo anzitutto dall’osservazione che il “Sistema” che nel suo insieme ci controlla è un essere proteiforme e mutante. In realtà è più che mutante, è continuamente mutante, cosicché risulta estremamente difficile, quantomeno per la persona media, coglierne le mille sfaccettature e conseguenti pericolosità.
Noi oggi viviamo in una società globalizzata che misura tutto in termini di flusso di informazioni e Big Data rappresenta esattamente questo: la raccolta in presa diretta e senza sosta di tutti i dati che disseminiamo costantemente dietro di noi quando navighiamo, telefoniamo, mandiamo email, usiamo whatsapp, pubblichiamo post, foto, commenti, acquistiamo con le carte di credito, ci registriamo in qualche sito e così via.

Chi raccoglie i Big Data?
Tutti questi dati vengono tracciati e raccolti. Ma chi è che li raccoglie?
Perlopiù i megacolossi del web conosciuti anche come The Big Four (Amazon, Facebook, Google, Apple)
e poi Uber, AirBnB e così via. Tutti questi dati vengono raccolti, catalogati, interpretati e infine, ovviamente, utilizzati. Big Data costruisce così, in tempo reale, un enorme data base che fornisce un quadro precisissimo del profilo psicologico, emozionale, sociale di tutti noi. I servizi che queste aziende ci offrono sono in stragrande maggioranza gratuiti ma è facilmente intuibile che se il servizio è gratuito allora la merce siamo noi, o, meglio ancora, la nostra anima.

La profilazione dell’individuo
Questa raccolta ed elaborazione di dati e la creazione del profilo di ognuno di noi si chiama appunto profilazione, un altro termine che solo recentemente è entrato a far parte del vocabolario comune. Lo si sente usare ma pochi sanno cosa significa veramente. La profilazione non è altro che la raccolta ed elaborazione di tutti i dati raccolti su ogni singolo individuo ed il loro utilizzo, almeno in prima battuta, è per scopi puramente commerciali.

Grazie alla profilazione una azienda può procedere dunque con un marketing mirato. Potremmo anzi ben dire che la profilazione è lo strumento principe del marketing mirato.
Anche se l’accaparramento di questi dati e la loro elaborazione viene definito profiling, più correttamente lo dovremmo definire spionaggio. Provate a pensare che tutto ciò che fate, dite, scrivete, ecc., viene tracciato, registrato e conservato in un file a vostro nome in un qualche server sperduto chissà dove. Più che di realtà aumentata qui occorre parlare di libertà diminuita.


Il Data Mining
Come vengono profilati gli utenti? Attraverso il data mining, ovvero l’estrazione, tra tutti i dati raccolti, di quelle informazioni reputate di interesse grazie al lavoro continuo di algoritmi potentissimi (si stima che mediamente un algoritmo raddoppi la propria potenza di calcolo ed elaborazione ogni 18 mesi) che ci profilano come detto senza sosta e in tempo reale. Questi algoritmi, confrontando continuamente tutti i nostri dati, scartano ciò che secondo i loro parametri non conta, e traducono in profili efficaci (e vendibili) il nostro quadro.
Come scriviamo in Dietro Le Quinte, sembra che il maggior acquirente di profilazioni dai colossi del web è l’industria farmaceutica e questo dovrebbe davvero farci riflettere molto.
L’industria farmaceutica, ma così tutte le industrie, acquistano dunque dati per questioni commerciali, cioè per venderci qualcosa (merci o servizi che siano), ma occorre poi pensare che ci sono anche e soprattutto in ballo questioni di controllo sociale.

Controllo sociale delle masse, dittatura dolce e governo invisibile.
Già nel 1928 Edward Bernays, il nipote di Freud, universalmente riconosciuto come il fondatore
delle Relazioni Pubbliche e padre degli attuali spin doctors, scriveva nel suo testo fondamentale Propaganda che, “nella società democratica le opinioni, le abitudini e le scelte delle masse vengono indirizzate da un «potere invisibile che dirige veramente il Paese» (si riferiva agli Stati Uniti ovviamente).
Bernays dunque, quasi 100 anni fa e con tecniche limitatissime se paragonate a quelle odierne, aveva già indicato chiaramente come tutti noi viviamo in una sorta di dittatura democratica in cui la gente, immersa nella propaganda sin dalla nascita, viene costantemente manipolata ed eterodiretta, ed in definitiva spiata e controllata.
Il dramma, rispetto ai tempi di Bernays, è che lo sviluppo tecnologico, con l’esplosione che ha conosciuto anche solo negli ultimi dieci anni (cioè dall’avvento degli smart-phone per essere chiari), permette oggi una tracciatura, ovvero un controllo, costante e infallibile. Di tutti noi. Per di più lo fa con il nostro tacito benestare.

Smart-Phone: uno strumento di spionaggio
Per capire le cose, soprattutto nel mondo-Matrix che abitiamo, occorre sempre fare lo sforzo di pensare al contrario. Nel nostro caso occorre dunque operare un ribaltamento di concetto per capire che cosa è e cosa rappresenta davvero un banale (ma non innocuo) smart-phone, strumento che secondo alcune stime ha raggiunto, tra la popolazione italiana, una penetrazione pari all’incirca al 75%: e cioè un controllore invisibile e infallibile e non un allegro dispensatore di servizi perlopiù gratuiti che ci fanno divertire e/o ci rendono la vita più facile.
Gli smart-phone (ma anche tutto il resto) non sono oggetti creati per renderci la vita più piacevole e facile (semmai per distrarci, che è un’altra cosa) bensì per controllarci.
Le caratteristiche malefiche dello strumento di spionaggio chiamato smart-phone.
Mi concentro sullo smart-phone non in quanto intrinsecamente peggiore di altri strumenti di controllo e manipolazione delle masse, quanto perché riunisce in sé, in pochi centimetri quadrati, caratteristiche che vanno a determinare la situazione, che oserei definire panottica, in cui ci troviamo a vivere.

Che cos’è davvero uno smart-phone?

martedì 14 maggio 2019

Facebook vieta qualsiasi contenuto sulla consapevolezza del vaccino (ingredienti dannosi, reazioni avverse, pregiudizi, collusioni nell’industria della malattia ecc.).

Facebook vieta tutti i contenuti sulla consapevolezza del vaccino, compresi i fatti sugli ingredienti del vaccino, sul pregiudizio del vaccino e sulla collusione nell'industria del vaccino

(Naturale News) Proprio come avevamo avvertitoi giganti della tecnologia ora si stanno muovendo in modo aggressivo per mettere al bando tutti i discorsi che contraddicono qualsiasi posizione "ufficiale" si decida di essere "la verità" dall'istituzione corrotta.  Questa settimana, Facebook ha annunciato che bloccherebbe tutti i contenuti su Facebook che mettono in discussione il dogma ufficiale sui vaccini , che insiste falsamente sul fatto che i vaccini non hanno mai fatto del male a nessuno (una bugia esilarante), che i vaccini contengono solo ingredienti sicuri (un evidente inganno) e che i vaccini sempre lavorare su tutti (un'altra bugia ridicola).

Facebook sta raggiungendo questo obiettivo etichettando le informazioni sulla consapevolezza del vaccino "disinformazione" o "bufale". In cima alla lista c'è l'affermazione che i vaccini sono legati all'autismo - qualcosa che persino lo scienziato di prima classe del CDC rivela essere vero , eppure il vaccino l'industria sostiene che è tutto uno scherzo (al fine di coprire i crimini di violenza medica contro i bambini che vengono commessi dagli spacciatori di vaccini).
In particolare, i giganti della tecnologia stanno mettendo al bando le informazioni sulla verità del vaccino etichettandolo come "disinformazione" esattamente nello stesso modo in cui vietano il contenuto conservativo etichettandolo come "incitamento all'odio". Semplicemente inventano una falsa categoria per giustificare il divieto, il tutto mentre schiaccia la libertà di parola degli utenti (e in definitiva portando alla vaccinazione di milioni di bambini innocenti). 

Sotto questo sistema contorto di polizia del linguaggio, possono vietare qualsiasi contenuto che non piace semplicemente etichettandolo come "falso" o "odioso", anche se è vero e importante.
Non ti piace l'infanticidio e l'uccisione di neonati umani dopo la loro nascita? Questo è "discorso d'incitamento contro le donne", presto Facebook dichiarerà. E ti verrà vietato parlare di aborto.
Preoccupato per il fluoruro e come danneggia lo sviluppo del cervello e riduce il QI dei bambini? Quello sarà etichettato come una "beffa" da parte di Facebook, anche se è scientificamente verificato attraverso più studi per essere vero .

Il trucco della censura: limitazione del contenuto a "informazioni autorevoli"

"Monika Bickert, vicepresidente di Facebook per la gestione delle politiche globali, ha affermato che la rete dei social media ridurrebbe la distribuzione di dati falsi e fornirebbe agli utenti informazioni autorevoli sulle vaccinazioni", riferisce AFP, tramite Breitbart .
Certamente, "informazione autorevole" significa qualsiasi propaganda che lo stato profondo del vaccino sta spingendo al momento. L'industria dei vaccini è immersa in conflitti di interesse e una lunga storia di sopprimere scienziati e informatori che tentano di mettere in guardia il pubblico sugli effetti tossici degli ingredienti del vaccino come il Thimerosal (contenente mercurio), i coadiuvanti di alluminio, il glutammato monosodico, la formaldeide e altre neurotossine apertamente ammessi dal CDC come ingredienti usati nei vaccini somministrati ai bambini .
Proprio di recente, l'Associazione dei medici e chirurghi americani ha denunciato i vaccini obbligatori , citando "nessun rigoroso studio sulla sicurezza" e avvertendo della corruzione della scienza del settore dei vaccini. La loro dichiarazione include quanto segue:
  • I produttori sono praticamente immuni dalla responsabilità del prodotto, quindi l'incentivo a sviluppare prodotti più sicuri è molto diminuito. I produttori possono persino rifiutarsi di rendere disponibile un prodotto ritenuto più sicuro, come il vaccino monovalente contro il morbillo in preferenza all'MRU (morbillo-parotite-rosolia). Il rifiuto dei consumatori è l'unico incentivo a fare meglio.
  • Vi sono enormi conflitti di interesse che implicano relazioni redditizie con i fornitori di vaccini.
  • La ricerca sui possibili effetti avversi del vaccino viene annullata, così come il dissenso dei professionisti.
  • I vaccini non sono sicuri al 100% né efficaci al 100%. Né sono gli unici mezzi disponibili per controllare la diffusione della malattia.
Eppure Facebook, sotto la pressione del radicale e squilibrato democratico Adam Schiff, è stato vittima di bullismo nel mettere al bando le conversazioni sui vaccini per placare l'industria dei vaccini e coprire i suoi crimini.

Questo è solo l'inizio: Facebook bandirà presto opinioni umane su cancro, OGM, pesticidi, fluoro, aborto e politica


FACEBOOK E YOUTUBE CENSURERANNO I NOVAX: LA FINE DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE

FACEBOOK E YOUTUBE CENSURERANNO I NOVAX: LA FINE DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE
Facebook contro i no-vax: “contenuti dannosi e non autorevoli”

Di Teresa Franco da Il Format
Dopo aver contribuito alla diffusione di contenuti e gruppi anti vaccinazione, Facebook sta correndo ai ripari sul social e su Instagram.
Sono ufficiali le misure adottate da Facebook contro i no vax. Bisogna sapere che Facebook ha avuto un ruolo massiccio nella diffusione e nell’aumento delle teorie di cospirazione anti vaccinazione o no vax.

Alla luce dei rapporti che indicano la responsabilità di Facebook e YouTube nel diffondere questa forma particolarmente pericolosa di disinformazione secondo l‘OMS, il repubblicano della California Adam Schiff ha scritto alle due società chiedendo di prendere provvedimenti per garantire la salute e la sicurezza dei loro utenti tramite informazioni scientifiche.

No vax: la censura verrà attuata sui social
Come altre forme pericolose di disinformazione online, i contenuti no vax hanno implicazioni distruttive nel mondo reale.
Gli Stati Uniti stanno attualmente vivendo un’epidemia di morbillo, una malattia infettiva completamente prevenibile che sta minacciando la salute dei bambini e degli individui vulnerabili.
Facebook contro i no vax: le modifiche sui social. Contro i contenuti no vax, YouTube ha già preso provvedimenti.
Il mese scorso, Bloomberg ha riferito che Facebook stava analizzando delle misure per combattere al meglio il problema.
La direzione ha valutato idee quali la riduzione e la rimozione di questo tipo di contenuti dai consigli e l’abbassamento di questi gruppi e pagine nei risultati di ricerca.
La strategia si stava già orientando sul minimizzare la diffusione della disinformazione sulla vaccinazione.

Questo e l’indirizzare gli utenti verso informazioni autorevoli, cioè informazioni provenienti da istituzioni scientifiche, sono i mezzi che Facebook adotterà.
Per ottenere un taglio della diffusione della propaganda no vax, Facebook ridurrà i gruppi e le pagine che diffondono questo tipo di contenuti sia nelle news che nella sua funzione di ricerca.
Facebook rifiuterà anche le pubblicità che promuovono la disinformazione anti vaccinazione.
I recidivi che tenteranno di promuovere questi contenuti attraverso gli annunci potrebbero vedere disabilitati i loro account.

Lo stesso varrà su Instagram. Facebook in questo modo eliminerebbe anche adiacenti annunci e diciture anti-vax, incluso il termine ‘controversie sui vaccini’.
Quando Facebook indirizza la sua attenzione verso la riduzione di un particolare contenuto irrazionale e dannoso tende a fare un lavoro abbastanza completo.
Il problema, naturalmente, è che tali sforzi da parte di Facebook e di altre importanti piattaforme tecnologiche rimangono reazionari piuttosto che proattivi.
Fonte: - Il Format

mercoledì 28 marzo 2018

C'erano una volta i social

I SOCIAL NON SONO PIU’ SOCIAL!!

I tempi cambiano... i social pure

Alle origini i social network erano nati per creare “nuove relazioni sociali e lavorative”, e una nuova modalità di comunicare, REAL TIME e INTERATTIVA.
I punti di partenza quindi erano la comunicazione, la diffusione di contenuti e notizie, la possibilità di interagire in tempo reale con persone in qualunque parte del mondo e in qualsiasi momento in tempo reale.
Non solo il tempo doveva essere REAL. Anche le informazioni, i contenuti, gli attori.
L’interazione prevedeva uno scambio effettivo e reale. Con persone REALI. Poteva aiutare nel lavoro, nel creare nuove amicizie, nel partecipare ad eventi, nel conoscere nuove realtà, acquisire informazioni. Sociali. Reali.
Probabilmente alle origini, Facebook aveva pressochè questo obiettivo e questo significato.
In effetti, sempre alle origini, Facebook stava assumendo forti connotazioni informative.
Testate e giornalisti di tutto rispetto hanno iniziato ad entrarci, e con essi associazioni di consumatori, stampa alternativa, controinformazione, customer care di grandi aziende.
Il presupposto era proprio la dialettica, l’interazione, la domanda e la risposta. In tempo reale.

Poi nel frattempo sono successe un po’ di cose.
I social hanno iniziato a suscitare un forte interesse economico.
Le aziende e le multinazionali hanno intuito le potenzialità di questi potentissimi mezzi di comunicazione e qui è iniziata la trasformazione.

In parallelo le stesse lobbies, le stesse aziende, hanno iniziato a capire molto bene i pericoli di un social di questo tipo.
Le minacce per dirla con linguaggio di marketing.

Facebook ha iniziato a dare fastidio a qualcuno….
è diventato un media di informazione alternativa, talvolta di controinformazione.... è diventato un media esposto a milioni di utenti dove lamentarsi di aziende e di pratiche commerciali scorrette.

Capire le potenzialità e le minacce di questo media così diffuso a livello mondiale, ha fatto scatenare subito una serie di misure e contromisure, mirate a creare il grande INGANNO dei social!

Su Facebook sono stati introdotti meccanismi di super next product e big data analysis mirati ad intercettare i termini utilizzati dagli iscritti per selezionare messaggi pubblicitari personalizzati.
Questo per incrementare le vendite e aumentare a dismisura introiti delle multinazionali.

In parallelo sono stati introdotti algoritmi mirati a filtrare post “ troppo intelligenti” o scomodi.
Si è cercato di scoraggiare le persone a scrivere ed esprimersi troppo : l’introduzione degli sfondi per attirare i likes, altro non è che una modalità per limitare la comunicazione libera.

Se scrivi tanto sarai invisibile.
Se scrivi poco puoi colorare le parole e limiti comunicazioni potenzialmente pericolose perché troppo articolate.
Il livello del social si è fortemente abbassato.

A fine del 2017, su dichiarazione dello stesso Zuckerberg sono stati volutamente ridotti i contenuti informativi e introdotti quelli interattivi.
I giornalisti di spessore e le testate alternative stanno iniziando ad abbandonare facebook…

venerdì 18 marzo 2016

I SOCIAL MEDIA SONO ARMI PER LA GUERRA PSICOLOGICA E TU SEI IL BERSAGLIO

I SOCIAL MEDIA SONO ARMI PER LA GUERRA PSICOLOGICA E TU SEI IL BERSAGLIO

Per secoli il più potente servizio di intelligence e raccolta dati è stato il rito cattolico della “confessione”, con cui milioni di persone rivelavano informazioni vitali al Pontefice riguardo i loro atti di colpevolezza e grazie ai quali, quindi, potevano essere ricattati assieme ai loro amici peccatori.
Ma saremmo in errore se pensassimo che il problema è stato risolto con Lutero e la sua Riforma Protestante. I preti-spia della nuova chiesa quali Google e Facebook hanno preso il posto del confessionale.
“Facebook possiede tutta la mia vita e sono preoccupato, che cosa ne faranno?’” mi ha rivelato un amico questa settimana.

E’ una preoccupazione comprensibile, che i giganti del software e dei social network hanno evitato grazie ai loro uffici legali e di pubbliche relazioni, pagati lautamente al fine di tenere il dibattito pubblico ad un livello minimo. Senza una giustificazione a prova di bomba che i nostri dati sono realmente tenuti privati, dobbiamo sempre presumere che vengano comunicati alla NSA (National Security Agency: Agenzia di Sicurezza Nazionale, ndt).

Zuckerberg e il suo Consiglio d’Amministrazione di Facebook, tergiversando con la nostra privacy, omettendo e rinviando, stanno chiaramente rivelando che sono più impauriti di “loro” che di “noi”, e si stanno piegando alle loro richieste.

Perché preoccuparci, se non abbiamo fatto nulla di male? Il personaggio agghiacciante del capo torturatore della Gestapo, lo Sturmbahnfuhrer Kessler, lo ha riassunto perfettamente nella serie televisiva sulla Resistenza Francese “L’esercito Segreto” (“Secret Army”), trasmessa dalla BBC nel 1978. Nell’episodio “In trappola” ci racconta: “Informazioni. Sono l’arma più importante che abbiamo. Informazioni. Ed il mio lavoro è ottenerle. Ogni governo in lotta contro il terrorismo ha ed avrà sempre questo problema.”

Certo, quelle spie malate di potere alla NATO hanno oltrepassato il limite, sono entrate in territorio Gestapo, dove hanno deciso di trattare la popolazione dell’intero pianeta allo stesso modo in cui i Nazisti e il personaggio Kessler facevano con la Resistenza Francese. Ottenendo le nostre informazioni private senza passare da un giudice hanno infranto la legge e criminalizzato il loro stesso lavoro. L’enorme abuso nazista di informazioni private fu la ragione principale per cui vennero promulgate quelle leggi, al fine di evitare che un giorno potesse riaffermarsi qualcosa di simile alla Gestapo.

Nessuno rischia il confronto con la NSA & il mantenimento della privacy
Come utenti di Internet abbiamo bisogno di una rassicurazione ferrea sul fatto che i nostri dati siano veramente privati, ma non l’abbiamo mai avuta. Non ci viene più richiesto di avere solamente una password, ormai consegniamo direttamente le chiavi delle nostre vite. Un qualcosa che durante il Medioevo il Vaticano avrebbe potuto solamente sognarsi. Partendo dal nostro numero di cellulare, data di nascita, cognome da nubile della madre (per aiutare a costruire il nostro albero genealogico), e continuando con le nostre scuole primarie e secondarie (per quei registri degli alunni dimenticati), l’intelligence della Nato, GCHQ e del NSA sanno molto più su di noi che noi stessi.

Che cosa succede quindi? Qualcuno potrebbe lasciare le nostre informazioni su un treno o perderle a causa di comunicazioni disattente con una società privata. Qualora non filtrassero, il crimine organizzato potrebbe comunque pagare profumatamente impiegati senza scrupoli al fine di scavare nella vita dei loro nemici politici. Nel Settembre del 2013 la debole SOCA (Serious Organised Crime Agency: Antimafia inglese, ndt) ha provato che non solo i detective privati senza scrupoli che hanno creato un crimine organizzato trafugando e sottraendo dati privati non verranno perseguiti a fin di legge, ma neanche i loro nomi saranno resi pubblici. A Londra il mercato nero del furto di dati ha ottenuto un altro semaforo verde.

La raccolta di dati quali il cognome da nubile delle nostre madri viene fatta in nome della “sicurezza” dei nostri account online, tuttavia recentemente usando il “codice di verifica” di Yahoo inviato sul mio cellulare con un sms, mi è apparsa una schermata che mi informava che qualcuno stava cercando di violare la mia identità con un codice falso e che quindi sarei rimasto fuori dal mio account. Che cosa stiamo ottenendo quindi in cambio dei nostri dati personali? Nulla? O qualcosa di molto peggio?

Chiamatemi pure cinico ma in sostanza l’idea di poter scegliere tra “pubblico” e “privato” sui social network serve solo a indicare alle spie quali informazioni potrebbero essere usate contro di noi. Politici e giornalisti, cosiddetti opinion-formers (coloro che formano un’opinione che poi il pubblico dibatterà, ndt), sono il bersaglio primario quando si parla di cellule di Operazioni Informative e Guerra Psicologica.

E’ venuto alla luce che gli spyware trovati nel 2005 sul network di Vodafone in Grecia ascoltavano attentamente i telefoni privati dei più importanti politici del paese e l’ingegnere che rivelò al mondo la cosa, Kostas Tsalikidis, si crede comunemente che sia stato “suicidato” appena dopo il suo racconto su questa intrusione tecnocratica nella politica democratica. Chi voleva conoscere dall’interno la posizione greca sulla rinegoziazione del debito sovrano? Con chi stavano negoziando all’epoca?

Vodafone molto di rado è una compagnia telefonica “per la gente”, ma molto spesso è una compagnia per la creazione di percorsi alternativi al fine di evitare le tasse e occasioni per vedere che cosa riescono ad ottenere. Avendo uno smart phone con la connessione internet, mi sembra di essere diventato una sorta di giocattolo nelle mani di Vodafone. Navigando tra i dati in questi giorni ho scoperto che il microfono del mio telefono può essere spento in remoto in ogni momento, anche nel bel mezzo di una telefonata. Molto elegante come cosa, non hanno neanche più bisogno di licenziarmi, possono semplicemente silenziarmi da lontano.

Lasciare messaggi sulle caselle vocali dei deputati quando non so se il mio microfono funziona o no è diventato una sorta di gioco del gatto col topo. Per quanto ancora continuerò a cercare di invitare i politici alla radio prima che gli hacker mi fermino? Adesso gli hacker riescono a separare un giornalista dalla sua fonte con il clic di un mouse, o forse anche solo con un semplice programma che il colossale mainframe della NSA svolge per loro.

Ho pure disinstallato Twitter la scorsa settimana perché quella dannata applicazione mi bloccava internet e avrebbe tagliato fuori il mio collegamento telefonico completamente se solo ne avesse avuto voglia. La vita è diventata molto più semplice senza Twitter in giro sul mio telefono a fare disastri. Ma ecco il problema: stiamo parlando di Twitter, non delle spie, il quale richiede che la sua applicazione abbia il permesso di modificare la mia rubrica (come scusa?) e le impostazioni del mio account protetto. Twitter si sta piegando a 90 agli spioni.

I rapporti ufficiali con l’elite di delinquenti del Bilderberg
La maggior parte di noi è a conoscenza dei disonesti banchieri “tecnocrati” di Goldman Sachs e del loro spietato controllo, in sempre più paesi Europei, sull’emissione di leggi e sulla rigorosa spesa pubblica. Cosa ne pensiamo invece dei guru corporativi dei social network, ai quali il termine “tecno” potrebbe essere applicato in maniera anche più precisa? Proprio come sopra: Facebook, Twitter, LinkedIn, Google e Amazon sottoscrivono tutti assieme il credo Bilderberg, partecipando agli incontri segreti dell’elite transatlantica.

giovedì 31 dicembre 2015

MINDS – Il dopo Facebook

MINDS – Il Social Network di Anonymous Anti-Facebook

La prima vera alternativa

C’è stato un periodo qualche anno fa in cui periodicamente appariva su internet un nuovo social network che aveva l’illusorio obiettivo di sfidare Facebook, senza però minimamente riuscirci.
Adesso però è stato lanciato un nuovo social che potrebbe avere qualche chance di popolarità, infatti la community Anonymous ha lanciato Minds.com, una rete sociale che vuole diventare l’unica vera alternativa a Facebook, puntando su una privacy assoluta.
 

Il motto del sito Minds.com è proprio “Regain control of your social world”, ovvero “riprendere il controllo del mondo sociale”.
Minds è molto simile a Facebook in quanto a struttura e funzionalità, infatti gli utenti iscritti possono pubblicare aggiornamenti nel proprio profili, commentare e contrassegnare i post come graditi, ma tutto avviene nel pieno rispetto della privacy, della sicurezza e della trasparenza.

Riprenditi il controllo del tuo mondo sociale

Minds.com non raccoglie nessun dato degli utenti, non utilizza le informazioni per pubblicità basate sugli interessi e tutti i dati sono criptati per renderli inaccessibili.
 

Interessante anche il sistema di ‘gratificazione virtuale’ che permette di ottenere maggiore visibilità dei post in base alla partecipazione e all’impegno dell’utente (commenti, voti, condivisioni,…), infatti un altro slogan di questo social network è ”Il social che ti premia con la visibilità”.

Il social di Anonymous è stato lanciato da appena 15 giorni, ma vanta già oltre 60 milioni di accessi, ed è disponibile per PC Desktop, iOS e Android.-

Oltre 60 milioni di accessi in soli 15 giorni

Fonte: gekissimo.net

http://www.iconicon.it/blog/2015/06/minds-il-dopo-facebook/

sabato 12 settembre 2015

Ecco come la tecnologia ci allontana dai nostri cari ed amici...

Ecco come la tecnologia ci allontana dai nostri cari ed amici fino a perderli, rendendoci soli. VIDEO DA NON PERDERE

 

Avere migliaia di amici su facebook ed essere comunque persone sole. Questo è quello che notano in molti. Ecco come la tecnologia ci fa perdere amici e cari.

Vi siete mai chiesti come sarebbe il mondo o la vostra vita senza i social network o gli smartphone? La tecnologia e i nuovi canali di comunicazione sono ormai parte integrante della nostra quotidianità ma non credete anche voi che stiano prendendo il sopravvento modificando, in peggio, il nostro modo di essere e di rapportarci con chi ci sta vicino?

Chi non è più un giovincello ricorderà sicuramente quanto fossero diversi (per non dire migliori) i rapporti con gli amici e i propri cari prima dell’avvento di internet. Erano più veri, intensi, tangibili. Oggi invece è tutto cosi virtuale, aleatorio e il mondo digitale che ci ammalia e sfruttiamo quotidianamente non fa altro che darci solo l’illusione di instaurare nuove relazioni.

I social network, infiltratisi prepotentemente anche nei cellulari, ci fanno credere di far parte di una “community”, di un “gruppo” o di una “cerchia” ma in realtà ci stanno allontanando dalle emozioni che la vita reale ci regala, dai veri rapporti con le persone e dalle cose davvero importanti per tutti noi.
Oggi è tutto cosi superficiale, veloce, usa e getta. Si preferisce comunicare utilizzando l’app per l’instant messaging più in voga, spesso dicendo solo fesserie, piuttosto che incontrare le persone a noi più care e parlare con loro guardandole negli occhi. I nostri amati smartphone avranno pur contribuito a “connettere le persone” ma ci stanno anche portando ad ignorare ciò che ci circonda, tanto siamo presi nel fissare, a testa bassa, i loro coloratissimi display ad alta definizione. E solo quando ci si allontana da tutto ciò si riesce davvero a comprendere quanto sia migliore il mondo reale rispetto a quello virtuale.

Ovviamente con questa divagazione non vogliamo demonizzare le nuove tecnologie, internet e gli smartphone, sarebbe davvero assurdo e una contraddizione enorme per chi, come noi, gestisce un sito. Desideriamo semplicemente porre qualche interrogativo e portarvi a riflettere su come e quanto utilizziamo i frutti di questo nuovo mondo digitale.

venerdì 4 settembre 2015

"Virus del Pensiero? Cosa sono e come difendersi"

Virus del pensiero, che cosa sono? Ve ne sarete accorti. I social media e gli spot pubblicitari sono ricchi di immagini, video, frasi e discussioni che catturano la vostra mente e che si depositano nei vostri pensieri come ospiti indesiderati...
.
Alcuni parlano dei virus del pensiero come di idee che possono "infettare" la mente e le emozioni. Sarebbe come uscire all'aperto o andare in un luogo affollato ed esporsi al virus dell'influenza. Accediamo ai social media, siamo online e nello stesso tempo siamo esposti ai pensieri di tutti. Gli utenti dei social network che hanno bisogno di cercare e di trovare dei punti di riferimento nelle idee degli altri potrebbero lasciarsi trascinare più facilmente da questi pensieri, che possono diventare insistenti e ossessivi.

Potrebbe esistere anche un rischio di manipolazione da questo punto di vista, legato soprattutto ai messaggi martellanti degli spot pubblicitari e delle campagne politiche. 

Pensare con la propria testa e prendere delle decisioni da soli, in autonomia, sulla base del proprio intuito sembra sempre più difficile per chi si lascia trascinare dalla folla (siamo davvero tutti pecore o esistono ancora delle pecore nere capaci di andare contro corrente?). O meglio, forse non tutti sono in grado di farlo perché si lasciano influenzare troppo dai pensieri e dalle idee degli altri. 

Basta aprire una qualsiasi pagina Facebook per imbattersi in discussioni chilometriche, scontri e litigi su qualsiasi argomento. Ormai online si discute su tutto senza pudore e senza limiti, fino al litigio e all'insulto. Ci si confronta su tematiche politiche o ambientali importanti ma si arriva a scontrarsi anche su argomenti molto futili, persino su quanto sale mettere nell'acqua di cottura della pasta o sull'ultimo scandalo nella vita di qualche personaggio famoso. 

Come possiamo fare per difenderci da questi "virus del pensiero" che occupano la nostra mente inutilmente e che ci rubano tanto tempo prezioso?
Forse, innanzitutto, dovremmo imparare a utilizzare i social network in maniera più intelligente
Non ha senso scegliere Facebook - o altri canali online - come valvola di sfogo o come pretesto per innescare liti (con utenti che magari non conosciamo nemmeno di persona). Eppure dando un'occhiata a Facebook è evidente come situazioni simili siano all'ordine del giorno. 

Riprendiamoci la nostra vita e le nostre idee. Creiamo dei punti fermi nel nostro modo di pensare e nello stesso tempo rimaniamo elastici per riuscire a comprendere le opinioni degli altri senza farci trascinare e nello stesso tempo senza ritrovarci a generare scontri inutili ad ogni costo su qualsiasi argomento. 

Ricordiamo che è il nostro pensiero a generare la realtà (qui trovate un approfondimento interessante) e che in ogni momento possiamo analizzare le nostre emozioni per capire da dove nascano e prenderci il tempo per agire – con calma – di conseguenza. Ricordate che anche online ci si può chiarire in modo cortese ed educato. Il rispetto prima di tutto, ovunque..

sabato 18 aprile 2015

Dipendenza da social network

Ma con chi si connettono? La dipendenza da social network

by Antonio Dessì
Nell’ambito delle dipendenze, sempre più attenzione, a partire dagli anni 90, è stata data alle dipendenze da internet. Con l’andare del tempo la vita virtuale si è proposta per tante persone come estensione e “spazio di vita“, sottraendo sempre più elementi emotivi e relazionali alla vita reale. Parliamo di dipendenze da internet, una forma di dipendenza “senza droga, che ha destato molta attenzione e tante riflessioni nella comunità scientifica internazionale.
In particolare la persona che soffre di una dipendenza da internet, molto spesso con scarso insight (consapevolezza) e con l’illusione di poter controllare  e smettere il comportamento quando vuole (un po’ come per tutte le altre dipendenze “Posso smettere di fumare quando voglio“, “Da domani non mi faccio più” …) presenta alcune caratteristiche generali, anche se non necessariamente tutte le persone che ne soffrono presentano tutti i criteri. Inoltre non necessariamente tutte le persone che presentano caratteristiche tipiche delle dipendenze da internet riconoscono di avere un problema, proprio per il fatto che l’invasione delle tecnologie ha reso più socialmente accettabile tale comportamento.  Il problema non è tanto sulla quantità, ma l’effetto e la motivazione (a volte anche inconsapevole) che spinge la persona  a drogarsi di “like” o attività su internet.
Nelle dipendenze da internet tendenzialmente si vive con preoccupazione o comunque con attivazione (pensieri, emozioni …) il dominio legato a tutte quelle che possono essere le manifestazioni del web prescelte(chat, se il soggetto utilizza questo strumento, facebook, twitter, Instagram, E-bay, giochi on-line…). In particolare la preoccupazione spesso è legata all’essere a conoscenza di tutto ciò che è successo e di non essersi persi niente. E’ un po’, in tanti casi, la trasposizione sul web di un sentimento di inadeguatezza e di esclusione. Questa predisposizione comporta lo sviluppo di un elemento essenziale nella psicologia delle dipendenze, ovvero la tolleranza, che nel caso delle dipendenze da internet si sviluppa con un aumento del tempo dedicato al web.

Il soggetto ha la tendenza a controllare di continuo l’attività web prescelta, con accessi continui sul proprio profilo. L’aspetto più interessante è legato al fatto che tale attività spesso porta ad una graduale chiusura in sé stessi ed una messa in secondo piano delle relazioni sociali. E’ spesso nelle relazioni di coppia che questo tema emerge come tema di conflitto, dove il /la partner vede costantemente il partner dipendente concentrato/a sulle attività sul web, disinvestendo così dalla relazione reale. Nella mente del dipendente possono esserci dei momenti in cui pensa di poter ridurre la sua attività sul web, e il fallimento rinforza il sentimento di inefficacia. In alcuni casi, anche se i social network sono sempre più socialmente accettati e parliamo più di chat a contenuto erotico, giochi d’azzardo ecc… il soggetto può tentare di nascondersi agli altri rispetto alla sua attività. I continui accessi al web possono comportare difficoltà sul lavoro o nello studio, sia per quanto concerne i tempi utilizzati, sia per l’impatto emotivo (pensiamo ai social network) possono avere.

LA SINDROME DEL LIKE. Facebook e altri Social network non sono necessariamente dei mostri da evitare, ma anzi, possono rappresentare un utile strumento di comunicazione. Come tutti sappiamo, molto spesso questi social network sono caratterizzati per tante persone dall’accumulo di amicizie virtuali, a volte che si dimentica pure di avere in lista. Diventa una vetrina dove sbirciare, dove flirtare, dove mangiare il tempo … uno spazio che lentamente si rende disponibile per essere utilizzato, e nei casi di Internet Addiction, nel consentire ad una persona di esprimere un proprio disagio emotivo attraverso una dipendenza.
La sindrome del Like è piuttosto interessante. Uno studio dell’Università del North Carolina mette in evidenza come il sistema dei Like in realtà rappresenti da un punto di vista neurobiologico una montagna di scariche di dopamina, un neurotrasmettitore che tra tutte le sue funzioni è coinvolto nelle dipendenze e nei sistemi di gratificazione. Alcune persone sono particolarmente sensibili al mondo del social network, per svariati motivi, e i social si impossessano di loro attraverso il loro funzionamento. Postare commenti, foto, ed attendere con trepidazione i “like”. Si, molte volte “Like” da persone che nemmeno si conoscono, ma che fanno scattare la persona ad ogni trillo sullo smartphone. A volte tutto questo si traduce in una fonte di gioia, a volte in una fonte di frustrazione se non se ne sono ricevuti abbastanza (sulla base del criterio che la persona stabilisce).
Estasi digitale, tanto che le ricerche parlano di circa 21 milioni di utenti in Italia, che si aggiudica la prima posizione nell’utilizzo dei social network.

Ma con chi si è connessi?Sicuramente con persone che si conoscono personalmente ma anche con tante che non si conoscono e sono li a riempire liste. Perché diventa così importante collezionare friends? Probabilmente facebook non nasce con questo proposito, ma sono le persone che ne hanno fatto questo utilizzo. Facebook, Twitter, Instagram (per citare i più conosciuti), diventano per alcune persone “le persone” da salutare la mattina quando si beve il caffé, “le persone” che accompagnano la giornata, “le persone” che stanno vicine sino a quando non si spegne la luce per dormire.  Molte volte trascurando le persone reali, e così, le persone che ne sono dipendenti e che si lasciano intrappolare da questo sistema aumentano progressivamente il tempo in rete tanto da compromettere la propria vita reale; se non possono connettersi soffrono, diventano irritabili fino a stati di agitazione o depressione.
Ci sono anche io“, così sembrano dire le storie di tanti dipendenti da social network. Così, vicino agli amici in carne ed ossa, durante un pranzo di famiglia, durante il lavoro, con il/la propria/o partner si sacrificano momenti di contatto reale. Si è più abituati a guardare il riflesso degli schermi degli smartphone e quegli odiosi like, montagne di click a volte messi a caso o con superficialità, che guardare negli occhi una persona reale o affettivamente importante. Probabilmente poco importa una chiacchierata con il vicino di ombrellone al mondo di Instagram, ma quello che emerge è che diventa importante che in quella spiaggia ci sia una buona connessione ad internet. Così se manca per una giornata, il dipendente da social si trova a dover fronteggiare stati di nervosismo e frustrazione. Un vissuto di esclusione rispetto ad un mondo che in quel momento ha smesso di esserci.
Molti potrebbero rispondere: si, ma è un modo anche per socializzare.
Ma forse, così come dicono alcuni studi, l’area su cui fa leva il social network e la like-addiction sta proprio nella lettura della scarica di dopamina da un punto di vista neurobiologico e sistemi di gratificazione da un punto di vista più psicologico. Un “mi piace” equivale, biochimicamente parlando, a ingurgitare cibi che adoriamo, a fare sesso e, purtroppo, a assumere sostanze psicotrope.
Uno studio svedese mette in evidenza come per gli utilizzatori dei social network il 77% legge gli aggiornamenti di status,  il 69% mostra incoraggiamento e il 66% far sapere agli altri che si ha un interesse per loro.
Il comportamento di controllare costantemente le notifiche e il desiderio di like a post o foto sia il modo principale per verificare la percezione che gli altri hanno della persona. Così viene descritto nello studio. Anche da un punto di vista motivazionale, spesso si innesca un meccanismo di competizione. Piacere di più rispetto ad altri, a tutta questa schiera di “amici” che a volte di sfuggita mettono un “like”, contribuiscono alla creazione di un’identità online. Nel mondo virtuale poco importa se uno è timido o egocentrico, se affettivamente funziona o se è algido. Il social diventa un palcoscenico dove mettersi in gioco. Poco cambia dalla realtà, ma forse guardare uno schermo di uno smartphone è più semplice che guardare gli occhi di una persona. E così, commentare, scherzare, notificare diviene sempre più semplice.
Così il social diventa spesso un nido su cui stare, lontani da una vita reale a volte frustrante, a volte che non si sa gestire. Le possibilità sono tante sulla base del senso e il significato che ogni persona, che soffre di dipendenza da internet, ha.

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