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sabato 22 ottobre 2016

Curare i sintomi NUOCE GRAVEMENTE alla Salute !!!

Curare i sintomi NUOCE GRAVEMENTE alla Salute !!!

"Un medico è un uomo che viene pagato per raccontare fandonie nella camera del malato, sino a quando la natura non l'abbia guarito o i rimedi non l'abbiamo ucciso."
(A. Furetiére)

Per cura dei sintomi intendiamo gran parte dei medicinali e delle pratiche mediche attualmente in uso.

I medicinali che fanno passare la febbre, che alleviano il mal di testa, le infiammazioni alla gola o alle articolazioni, ma anche quelli che decongestionano le vie respiratorie o l’intestino e che calmano la tosse e persino la rimozione chirurgica di tonsille, appendice e cisti, sono tutte cure dei sintomi.

Questi sono solo alcuni esempi delle pratiche più comuni per i fastidi più banali, ma la lista sarebbe lunghissima e comprenderebbe patologie ben più gravi.

In pratica potremmo dire che tutta la moderna medicina (o quasi) si occupa esclusivamente della cura sintomatica e non si preoccupa minimamente della prevenzione o della rimozione dei problemi alla radice.

Anche quando si parla di esami preventivi in realtà si tratta di esami diagnostici che trovano o meno un determinato male (o presunto tale).

(Solo su quest’ultima affermazione si potrebbe parlare molto a lungo ma rischierei di andare un po’ fuori tema per approfondimenti comunque vi rimando a questo interessante video: Creazione di Malattie )

Curare i sintomi quindi non solo non migliora lo stato di salute, ma per assurdo potrebbe anche aggravarlo, anzi meglio togliere il condizionale:
Curare i sintomi aggrava la salute!

Questo accade per vari motivi il più semplice ed immediato è il seguente: curando i sintomi, non proviamo più un certo fastidio o  dolore e quindi non ascoltiamo più il nostro corpo che attraverso quel determinato dolore/sintomo voleva comunicarci qualcosa che non andava.

Quindi noi prendiamo la pillolina, il dolore passa e così possiamo riprendere la nostra vita, comprese le nostra cattive abitudini che ci hanno portato alla cosiddetta malattia, ancora più non curanti del male che ci stiamo facendo.

A questo punto però è necessaria qualche definizione ...

Innanzitutto bisogna dire che la cosiddetta malattia non è altro che una crisi tossiemica cioè un eccessivo accumulo di tossine (scarti metabolici).
La produzione di tossine è un fenomeno naturale risultante da diverse funzioni metaboliche.
In condizioni ideali, queste tossine vengono eliminate dagli organi emuntori (intestino, reni, fegato, polmoni e pelle).

Finché l'apporto di tossine resta nei limiti delle capacità di smaltimento di questi organi, facciamo esperienza di uno stato di buona salute.
Quando per diversi fattori fisici (dovuti all'ambiente, allo stile di vita, all'alimentazione), psicologici (stress) o emozionali si arriva ad una perdita della capacità di smaltimento (indebolimento), le tossine si accumulano e c’è la comparsa dei sintomi della malattia.

Quindi la malattia potremmo anche definirla come l’estremo tentativo dell’organismo di liberarsi delle tossine in eccesso.

In pratica quella che consideriamo malattia è in realtà un processo di Autoguarigione.

Dunque cosa succede quando noi con un farmaco blocchiamo i sintomi e quindi il tentativo estremo del nostro sistema immunitario di liberarsi delle tossine in eccesso?

Le tossine non vengono più eliminate e cosa peggiore non vengono eliminate le cattive abitudini (fisiche, psicologiche ed emozionali) che hanno causato l’indebolimento. Quindi le crisi si ripeteranno fino a diventare croniche e degenerare in qualcosa di peggio.

Infine, ma non meno importante, la cura dei sintomi delle cosiddette malattie con farmaci o con interventi invasivi, genera un considerevole numero di effetti collaterali conosciuti e non, dovuti all’immissione nel corpo di sostanze sintetiche estranee (farmaci) o a vere e proprie mutilazioni (chirurgia).

L'unica medicina veramente utile rimane quella di primo soccorso, quella traumatologica e poco altro.

La vera prevenzione invece sarebbe avere un’alimentazione sana, condurre uno stile di vita sereno, vivere in un ambiente il più salubre ed arieggiato possibile, fare lunghe passeggiate ed un attività fisica leggera, riposare, fare esercizi di respirazione, meditare, rilassarsi … etc ….

In caso di crisi acute di eliminazione di tossine (cosiddette malattie) lasciare che il tempo e la natura facciano il loro corso riposando, mangiando il meno possibile e soprattutto non ostacolando l’Autoguarigione.

Concludo con questa bella e provocatoria frase che secondo me si addice molto alla realtà attuale:
"Un medico è un uomo che viene pagato per raccontare fandonie nella camera del malato, sino a quando la natura non l'abbia guarito o i rimedi non l'abbiamo ucciso."
(A. Furetiére)
Felice Vita

giovedì 3 marzo 2016

Malattia: un approccio più sensato è possibile?

Malattia: un approccio più sensato è possibile?
Si sente spesso dire: “era malato”, “aveva un brutto male”, “è stato sfortunato” ecc. con riferimento a chi è stato colpito da gravi patologie purtroppo sempre più frequenti al giorno d’oggi, in particolare cancro o oncoequivalenti, questi odierni modi di dire altro non sono che convinzioni indotte che a certe malattie nulla si può opporre, non c’è scampo; niente di più fuorviante poiché trattasi di una radicata illusione delle coscienze.

In caso di gravi malattie di un proprio caro o di se stessi nessuno si sente in grado di fare delle scelte per contrastare in maniera alternativa il “male” pertanto si è destinati ad un calvario di sofferenza e solo se si dispone di una ferrea motivazione a guarire prima o poi si uscirà dal ciclo infernale di cure i cui effetti collaterali devastanti sono ormai noti a tutti.
Quando si tratta di persone care e di noi stessi io personalmente credo che sia doveroso prendere in mano la situazione in maniera chiara e cercare oltre, oltre a quello che ci viene propinato come “cura” quando al contrario è una batosta che lascia il paziente, già gravato dalla stessa patologia, in una condizione a volte disastrosa e senza alcuna forza interiore di reagire.  

Nessuno si fa carico di ricercare soluzioni differenti dall’usuale percorso di cura imposto come unico possibile, ma comodo e già bello pronto senza alcuno sforzo pur sapendo che gli esiti spesso sono nefasti, quindi l’andazzo è quello di limitarsi a “girare” da questo a quel dottore, ospedale, clinica, analisi ecc. rigorosamente ben “accreditati” in tal modo non si potrà dire che non si ha avuto “cura”; tuttavia qualcosa pulsa sempre sotto le spoglie della coscienza assopita che ogni persona umana ancora ha e solo nel momento del dolore profondo pare riesca a venire a galla.

Non è certo colpa nostra se le cose vanno così, tutti siamo nati in questa società che ci ha abituati ad affidarci e a credere nei suoi metodi e che ha allestito un eccellente(?) sistema sanitario che dovrebbe pensare a curare i malati. Sempre più spesso tuttavia ci si accorge dell’inganno, dell’impossibilità di cura, dell’incapacità anche di diagnosticare alcuni mali e porvi rimedio efficace e quando questo accade allora qualcuno, purtroppo pochi, cerca al di fuori dell’illusione concepita a copertura della claudicante sanità pubblica svegliandosi dall’ipnosi della malattia.

Oggi poi con i più avanzati mezzi nel settore sanitario fa ancora più male sapere di persone sane che a seguito di test diagnostici di controllo, insistentemente pubblicizzati come preventivi[1], si sono ritrovate in un vortice senza fine di cure e disagi di ogni genere, da cui non tutte ne escono a testa alta(vive).

Il problema della falsa prevenzione e sovradiagnosi[2] è ormai arcinoto, ma non si deve assolutamente sapere che i test preventivi non riducono il numero di malati, non prevengono le malattie, non diminuiscono il numero di morti per le rispettive malattie, ma innalzano l’illusione di efficienza del sistema con la scusa che prendendo sul principio il “male” si avranno più possibilità di sopravvivere, cosa che non corrisponde al vero in quanto i metodi ufficiali di cura non tengono conto del malato nella sua interezza ed una semplice diagnosi può, più della stessa malattia, comportare conseguente irreparabili.

La realtà purtroppo è più crudele di quello che normalmente si può immaginare poiché questo sistema preventivo ha il solito scopo di far ingrassare la macchina infernale delle cure dissennate, macchina che viene costantemente oleata e perfezionata per funzionare sempre al meglio, riuscendo a volte a prevedere anni prima il male dal quale saremmo afflitti, giusto per farci stare più tranquilli sia chiaro!

Qualsiasi grave sintomo(non malattia) dovesse presentarsi bisogna analizzarlo in ogni sua componente, basterebbe anche solo porsi in maniera critica a livello fisico(sintomi) per valutarlo nella sua reale gravità e decidere un percorso di cura, che, mi duole dirlo, dovrà essere scelto da noi, non da altri, solo così saremo consapevoli di tutto il “cammino” di guarigione e troveremo la giusta motivazione ad uscire dalla malattia che viene a mancare quando demandiamo il compito della nostra guarigione ad altri.

Per guarire il primo e più importante passo è volerlo e il miglior modo di avviare un genuino convincimento verso la propria(e altrui) salute è proprio quello di occuparsi in prima persona del proprio soffrire.
Quando si sta male sarebbe di fondamentale importanza sapere quanto realmente sia grave il nostro malessere, dico sarebbe in quanto la questione è del tutto ignorata dalla medicina tradizionale la quale tratta ogni patologia di forte impatto sociale con lo stesso allarmistico e distruttivo metodo(protocollo). Il cancro anche quando benigno e/o piccolo è pur sempre il “male” da estirpare con immediatezza. Con ogni mezzo, non c’è tempo di farsi domande. Com’è possibile che per un cancro di pochi millimetri ci si accanisca sostanzialmente con le stesse pesanti cure(?) del cancro esteso?

Purtroppo la scienza medica non risponde a questi elementari quanto vitali quesiti, agisce senza pensare a discapito del fisico, ma soprattutto della morale del paziente, la quale viene tenuta costantemente in allarme, sotto lo scacco di una paura agghiacciante poiché il protocollo non ha sentimenti, non ha cuore; il medico spesso cerca di attenuare il colpo, ma così è stato deciso per lui e così deve fare.

Quindi ho compreso che ci tocca valutare il “peso” della malattia autonomamente, dopo aver compreso molto del funzionamento del nostro corpo e di cosa sia realmente la malattia a quel punto potremmo decidere consapevolmente di seguire delle cure alternative e/o naturali che giocoforza, per i motivi suesposti, saranno efficaci. [3] [4] [5] [6] [7]

Avessimo per le mani una tabella della gravità della nostra malattia renderebbe tutto più semplice e di sicuro spazzerebbe via molte paure inutili che aggravano notevolmente le condizioni sanitarie.

Per fare un esempio e rendere “tangibile” un discorso che potrebbe sembrare astratto ai più nonché avvedersi dell’importanza di tali informazioni ho ideato una tabella ipotetica e molto semplificata relativa ad un male noto, chiaramente sarebbe auspicabile generare una simile classificazione per ogni patologia.
IPOTETICA TABELLA GRAVITA DELLE MALATTIE (CANCRO)

INTENSITA’ E SINTOMATOLOGIA
(PATOLOGIA DIAGNOSTICATA)
CURE FORNITE DALLA SANITA’
ALTRE CURE OLISTICHE SCELTE AUTONOMAMENTE

1
2
3
Intensità nulla o lievissima che non da sintomi.
Il corpo ripristina le funzionalità di base autonomamente.
Asintomatica.
Terapia farmacologica lieve (no chemio), possibile radioterapia.
Asportazione chirurgica.
Ricovero e successivo protocollo di controlli periodici per 5 anni.
Nulla. Vita normale, non è successo niente, la persona non sa di avere una “malattia”



4
5
6
Intensità lieve-moderata.
Lievi sintomi spesso confusi per dolori generici e passare inosservati.
Sintomatologia lieve o moderata.
Terapia farmacologica medio-alta (radio + chemio) non sempre.
Interv. chirurgico probabile.
Ricovero + protocollo di controlli periodici per 5 anni
Cambio abitudini sull’ approccio alle problematiche di vita.
Attività fisica.
Alimentazione equilibrata.
Aumentare il tempo dedicato al riposo.
Possibilità di continuare la vita normale.



7
8
Intensità medio alta. Il corpo in questa fase(riparatoria) induce dei sintomi marcati o forti che costringono a rivolgersi al personale medico.
Terapia farmacologica forte (radio + chemio+ farmaci di “protezione”).
Asportazione chirurgica.
Ricovero riabilitazione + successivo protocollo di controlli periodici per 5 anni.
Riposo. Cura alimentare mirata alla disintossicazione + energizzante + integratori naturali.
Cure varie(es. Gerson o altri), farmaci per attenuare i sintomi se necessari.
Se possibile att. fisica (passeggiate + sole).
Interruzione immediata paura e conflitti in corso tramite terapia psicoterapeutica.
Cambiamento stile vita e di pensiero.
Attività piacevoli appena possibile.


9
Intensità molto alta. Sintomi molto forti, impossibilità di sostenerli senza aiuto esterno(rimedi-farmaci attenuatori).
Variazioni fisiche evidenti.
Terapia farmacologica forte (radio + chemio+ radio + farmaci di “protezione” e altri).
Intervento chirurgico se necessario. - Ricovero riabilitazione + successivo protocollo di controlli periodici per 5 anni.
Cure intense e combinate (metodo Di Bella + Gerson + altri)
Terapia psicoterapeutica giornaliera.
Interruzione immediata paura e conflitti in corso. – Aliment. naturale di sostegno.
Utilizzo di farmaci in sinergia con le fasi della malattia per ridurre i sintomi.
Attività piacevoli appena possibile.
Intervento chirurgico consigliato in molti casi. Qualsiasi altra terapia se necessaria.

10
Situazione disperata, sintomi insostenibili, si può perdere la lucidità/coscienza.
Variazioni fisiche evidenti.
Si potrebbe andare incontro alla morte per alcuni tipi di patologie.
Terapia farmacologica di sostegno (del dolore).
In alcuni casi impossibili radio e chemio
Se possibile asportazione chirurgica immediata.
Ricovero + dimissioni per impossibilità cure per prosecuzione terapia del dolore in attesa del destino.
Protocollo controlli periodici per 5 o + anni.
Cure intense e combinate (metodo Di Bella + Gerson + altri) Alimentazione naturale o di sostegno.
Psicoterapia giornaliera.
Sostegno dei parenti.
Tentativi per interrompere la paura ed altri conflitti in corso.
Utilizzo di farmaci in sinergia con le fasi della malattia per ridurre i sintomi e mantenere in vita il paziente.
Intervento chirurgico. Qualsiasi altra terapia se necessaria.



Immagine tabella
In considerazione che i sintomi riportati nella tabella si riferiscono ad una patologia già accertata diagnosticamente(strumentalmente) e tenuto conto dello scopo della malattia[8], che nella medicina tradizionale è del tutto sconosciuto, la quale arriva per svolgere un compito specifico e poi va via, in assenza del recidivare della causa che l’ha indotta, se dovessimo accusare dei sintomi di una patologia di una gravità indicativa tra l’1 e il 6 e non avessimo degli accertamenti strumentali dell’esistenza della patologia, nella stragrande maggioranza dei casi essa andrebbe via senza sconvolgimenti di sorta.

Quindi in definitiva se dovessimo solo basarci sui sintomi moltissime malattie verrebbero e andrebbero via senza neanche essere notate o creare grandi scompensi psico-fisici, oggi invece, grazie alle meraviglie della diagnostica preventiva, dobbiamo cogliere la malattia sul nascere e la dobbiamo debellare a prescindere da quale sia il suo scopo, senza capirla e senza riuscire a capire noi stessi, poiché comprendendo la malattia si comprende se stessi.

Pur trattandosi di una semplice riflessione abbozzata con una scarsa visione d’insieme ed in assenza di professionalità in materia, non si può tuttavia negare che, visto i risultati non molto incoraggianti della medicina convenzionale[9], è giunto il momento di cambiare l’approccio alla malattia per beneficiare finalmente di un’esistenza più consapevole.
Marcello Salas

 

venerdì 9 ottobre 2015

Ogni sintomo e’ un messaggio: ecco il linguaggio simbolico di alcuni organi

Ogni sintomo e’ un messaggio: ecco il linguaggio simbolico di alcuni organi

Ogni sintomo è un messaggio che l’organismo invia per avvisarci sul nostro stato emotivo. Ecco il linguaggio simbolico degli organi e il rapporto mente-corpo.

Secondo la medicina psicosomatica, la malattia è una funzione di parecchie variabili: ereditarietà, esperienze primordiali della prima infanzia, sonno, educazione, traumi affettivi,clima affettivo, ecc. In altri termini, ogni stato emotivo ha la sua sindrome fisiologica propria. In questo modo si possono descrivere particolarità psicologiche dell’asmatico, dell’obeso, dell’ulceroso, del coronare, del colitico, dell’anoressico, del bulimico e di ben altri ancora.
Esaminiamo, brevemente, il linguaggio simbolico di alcuni organi:ovvero, ogni sintomo un messaggio…

Articolazioni

Le persone che soffrono di dolori articolari sono quasi sempre molto esigenti nei confronti di se stessi o della propria cerchia. A volte appaiono agli altri come molto flessibili, ma la loro docilità è dettata dalla paura e da una sensazione di impotenza di fronte a figure autoritarie. Sono presenti in queste persone sentimenti di collera e da un senso di rivolta, tenuti entrambi sotto silenzio, ma inevitabilmente espressi dal corpo per mezzo di questo particolare disagio.

Reumatismi

Il corpo sembra “congelato”, chiudersi in un vera e propria camicia di forza. Essi possono essere la spia inequivocabile di un drammatico disagio sperimentato dal soggetto, ovvero difficoltà di adeguarsi ad una situazione vissuta come problematica. La difficoltà di movimento diventa allora una limitazione auto-imposta. I dolori possono nascere anche dalla paura per il futuro: equilibrio e stabilità sono modificati le preoccupazioni, allora, prendono il sopravvento.

Mal di schiena

I nostro corpo, sotto l’effetto di una umiliazione, tende a “piegarsi” o meglio a “ripiegarsi” su noi stessi. La schiena ricurvata segue frequentemente profondi disagi affettivi: la sofferenza ci “piega” (fardelli troppo pesanti da portare).

Cervicale

Chi soffre ripetutamente di questo particolare dolore tende ad essere dominato da un’attività riflessiva esagerata e da una grande ostinazione. Segnali, questi, che rivelano una scarsa cedevolezza nei confronti delle proprie emozioni, del desiderio di lasciarsi andare, di abbandonarsi. Questi tipi di sofferenza si legano frequentemente a un eccessivo dominio del “mondo” della testa (razionale) sugli istinti.

Apparato respiratorio

Le vie respiratorie sono le vie di comunicazione (scambio tra l’ambiente interno e l’ambiente esterno), dove entra la vita, che verrà poi distribuita dal sangue in tutto l’organismo. Le malattie degli organi della respirazione traducono gli scambi con l’ambiente circostante per quel che riguarda il nostro bisogno di “aria”, spazio e autonomia. Ci possono segnalare un’assenza di gusto per la vita, la perdita di desiderio di continuare a vivere, o anche un senso di colpa devastante.

Asma

Il rifiuto di prendere contatto con qualcuno (o qualcosa) attraverso il respiro, si esprime mediante uno spasmo respiratorio (il polmone ha una superficie interna di circa 70 metri quadrati: è il maggior organo di contatto). I modi di dire, che hanno a che fare con l’aria e la respirazione, spiegano esattamente questo concetto: “si è a corto d’aria o non si può più respirare liberamente”. In questo modo inevitabilmente tocchiamo il tema della libertà e della limitazione (si comincia la vita con un respiro, terminiamo con l’ultimo). L’asmatico, quindi, utilizza i propri sintomi per esercitare un dominio sul mondo circostante. Se uno fatica a respirare si spaventa; e tutte le forti emozioni “mozzano il fiato”. Quando si supera una situazione difficile la prima cosa che facciamo è respirare profondamente e, soprattutto, liberamente. Anche in questa patologia si presenta il tema della dipendenza. Un bisogno di trattenere dentro di sé un nutrimento sottile” (aria), rimandando al mondo neonatale, quando respiro, cibo e amore materno erano tutt’uno.

Allergie

on l’esperienza allergica sperimentiamo una vera e propria strategia difensiva nei confronti di sostanze esterne vissute in modo estremamente pericolose e problematiche (le sostanze richiamano alla memoria eventi, atteggiamenti, ricordi carichi di conflittualità); collegamento con qualcosa che non accettiamo e che risveglia una emotività traumatica. Può essere interpretata come un timore inconscio del soggetto di venire in contatto con sostanze “non conosciute” che potrebbero modificarlo (allergie primaverili: resistenza al cambiamento ciclico della vita). Spesso gli individui che presentano questo disagio sono abitudinari, tendenzialmente rigidi e poco tolleranti. La rabbia e l’eccitazione sono sentimenti che l’allergico teme particolarmente e che, naturalmente, ritiene pericolosi. Esprimono una modalità di “sfogo” a una vita sempre più “compressa” tra lo stress da un lato e un’emotività spenta, soffocata e razionalizzata dall’altro.

Laringite

E’ un modo di soffocare la comunicazione quando dobbiamo parlare con qualcuno che è vissuto come l’autorità.

Apparato circolatorio

Le patologie significative dell’apparato circolatorio sono collegate a un’insufficiente “circolazione” di amore e gioia nella nostra esistenza.

Cuore

Riguarda tutti gli sforzi che facciamo per riuscire a vivere e ad essere felici. Le emozioni, infatti, hanno un effetto sfavorevole sul suo buon funzionamento. Ogni volta che sperimentiamo un’emozione, creamo un blocco nella zona del plesso solare. Ecco dunque che il cuore ci viene in soccorso, pompando sempre più forte per far circolare l’energia (paura: l’energia si blocca, il cuore pompa fortissimo, si comincia a respirare rapidamente). Tutte le emozioni, quindi, persino una gioia eccessiva possono colpire il cuore e causare malattie. La pace, la serenità, la gioia di vivere, ci garantiscono un cuore in perfetta salute.

Tachicardia

E’ un’improvvisa accelerazione del ritmo cardiaco: emozioni che in qualche modo cercano di emergere di esprimersi, in pratica risalire a galla.

Ipertensione

L’eterno conflitto ragione – sentimento non sempre si realizza a livello fisiologico a “costo zero”. Tenere sotto controllo gli impulsi e i sentimenti determina un notevole aumento dei valori pressori. Gli ipertesi hanno la tendenza a inibire le reazioni di collera: anche se a volte si (danno l’impressione di essere persone affabili, equilibrate e mature). lasciano andare a scoppi d’ira riescono a mantenere sempre un certo grado di controllo Presentano una certa inibizione sessuale” e quando si lasciano andare a comportamenti illeciti sono presi da profondi sensi di colpa e grande ansietà. Difficilmente nel rapporto c’è un reale coinvolgimento e abbandono. Controllano continuamente la realtà circostante, sono ambiziosi e particolarmente competitivi.

Apparato digerente

Le turbe gastrointestinali sono le patologie psicosomatiche che si verificano più di frequente. I motivi psicologici sono stati ricollegati, da alcuni autori, a parecchi fattori, in modo particolare all’importanza primaria del rapporto alimentare tra “madre” e figlio e al fatto che la “madre”, fin dal primo istante, pone la massima attenzione sui problemi della nutrizione, della digestione e dell’evacuazione delle feci.

Stomaco

I suoi problemi, naturalmente secondo la visione psicosomatica, riguarda situazioni che non sono state “digerite”, idee, alimenti o situazioni che rifiutiamo, situazioni che troviamo ingiuste o che ci mandano in collera. Una preoccupazione che è rimasta sullo stomaco, una grossa perdita di gioia. La persona che presenta questi disturbi deve imparare a prendere coscienza dei propri sentimenti, ad elaborare consapevolmente le proprie impressioni e sensazioni. Essa, inoltre, o non esprime la propria aggressività o mostra un’aggressività esasperata. Lo stomaco assorbe tutte le impressioni che vengono dall’esterno, accoglie cioè quello che deve essere “digerito”.

Gastrite

Collegata alla collera perché non ci sentiamo rispettati o apprezzati per quanto valiamo. Il nervosismo e i disagi emotivi sono spesso responsabili. Il famoso “bruciore allo stomaco” parla della presenza di un fuoco che brucia all’interno, ma che non si esprime mai sotto forma di rabbia e ribellione (rabbia inespressa).

Ulcera

Esprime la collera nei confronti di un evento che abbiamo trovato ingiusto, ma davanti al quale ci siamo sentiti impotenti perché non riusciamo a cambiare assolutamente nulla. La collera, pertanto, relativa a questa situazione continua a irritarci tutte le volte che si torna sull’argomento (ci rode all’interno – l’acido cloridrico – fino a determinare rancore e astio).

Fegato

I suoi problemi sono determinati da inquietudini, da preoccupazioni oppure da un rifiuto ad adattarsi. Si “blocca” per qualcosa che è sempre troppo: troppo grasso, troppo cibo, troppo alcool, ecc. Nell’ammalarsi, esso mostra che l’uomo ingerisce più di quanto possa elaborare, indica smoderatezza, eccessivi desideri espansionistici e ideali troppo alti. Attraverso il fegato malato si impara la moderazione, la tranquillità, la rinuncia (bere, cibo, sesso, ecc.).

Cistite

E’ un disagio a livello di coppia che si manifesta proprio nei momenti in cui si è sotto pressione (rapporto sessuale particolarmente problematico). Frustrazione, delusione e collera possono manifestarsi con cistiti.

Stipsi

sabato 1 agosto 2015

E SE LA MALATTIA FOSSE UN MESSAGGIO?

E SE LA MALATTIA FOSSE UN MESSAGGIO?

CREDERE CHE LA MALATTIA SIA ESTERNA ALL’ INDIVIDUO E CHE QUEST’ULTIMO SIA IMPOTENTE DI FRONTE AD ESSA SENZA CURE E MEDICINE E’ FALSO.
Ma che cos’è la malattia? La malattia – anche quella seria – come molti sanno già, è la reazione di sopravvivenza di fronte ad una situazione di urgenza. Arriva quando i livelli energetici si abbassano in modo anomalo. Sul piano biologico “il terreno” si degrada e i batteri appaiono. La caduta delle energie accompagna spesso una diminuzione del livello di coscienza. L’individuo ha difficoltà ad esprimersi, allora il corpo parla al suo posto: ed è malattia.
Non vi sarà mai un malato senza problemi personali importanti! La malattia può programmarsi in un attimo, a partire da un conflitto psicologico iperacuto permanente, rappresentato da uno stress permanente vissuto nel silenzio della non-comunicazione.

È il cervello che innesta e disinnesta le malattie e per questo ha a disposizione quattro possibilità: creare una massa (tumore), scavare (ulcera), bloccare (paralisi) e sbloccare (rilasciarsi)

Il cambiamento-guarigione passa attraverso la risoluzione del conflitto con uno sguardo nuovo sulla vita e con il rinnovamento del “terreno”. Per evitare i rischi della malattia, occorre imparare a conoscersi e uscire dalla malattia vuol dire imparare a capire le cause della degradazione del “terreno” che possono essere psicologiche (depressioni), geobiologiche (habitat), elettromagnetiche (inquinamento), sottili (possessioni)… Cancellando la causa il terreno si ristabilisce e la salute ritorna, senza effetti secondari, senza sequele…

VA RICORDATO CHE RICERCARE SOLUZIONI TECNICHE SOPPRIME IL SINTOMO MA NON RISOLVE LA CAUSA.

Per esempio: fatica significa stress, forse anche un conflitto personale. È questo che chiamiamo “psicosomatica”. 

Esiste anche il percorso inverso: la somato-psichica chiamata anche conflitto di diagnosi
Questo vale per il cancro, per l’AIDS, la leucemia, per le grandi malattie in generale…Che cosa rappresentano queste parole per ognuno di noi, singolarmente? Quale significato di credenza atavica diamo a questi simboli? Può questa parola provocare un deprezzamento della persona? Una depressione? 

L’annuncio di un cancro provoca spesso nel paziente colpito reazioni fisiologiche simili a quelle che provoca un pericolo minaccioso come un’aggressione o un’esplosione: la pressione arteriosa aumenta, le pupille si dilatano, il ritmo cardiaco accelera, i muscoli si gonfiano. 
Di fronte al pericolo, il sistema nervoso simpatico e le ghiandole surrenali liberano una marea di ormoni che ci predispongono a combattere il pericolo o a fuggire. Nel caso del cancro, la minaccia proviene dall’interno ed è impossibile affrontarlo con le armi tradizionali del combattimento e ancora meno fuggire via. 

Le conseguenze di un annuncio traumatico possono essere importanti e a volte permanenti come nel caso del 5% delle donne alle quali è stato comunicato la notizia del cancro al seno. Possono manifestarsi con una iperattività, segni di depressione, turbe del sonno e dell’attenzione. È quello che i ricercatori chiamano memoria traumatica. In situazioni di allarme, la memoria diventa più permeabile agli elementi circostanti che registrano le condizioni del pericolo. Si tratta di abilità di adattamento e di sopravvivenza, quella che permette di evitare questo stesso pericolo semmai si dovesse ripresentare.

UNO STRESS ACUTO LASCIA NELLA MEMORIA TRAUMATICA DEI SEGNI INDELEBILI provocati da un alto grado di adrenalina e un tasso debole di cortisolo, due ormoni rilasciati dalle ghiandole surrenali. Oltre agli ormoni, lo stress post-traumatico colpisce 2 centri nervosi. In primis, l’amigdala, sede della memoria emozionale (e traumatica), che provoca il sentimento di paura. Poi, l’ippocampo, che fornisce i segni di riconoscimenti visivi che permettono alla corteccia prefrontale di temperare la risposta della fuga. È quindi essenziale che i medici tengano conto di questi dati quando sanno di dover dare una notizia così traumatizzante come quella di un cancro: non è necessario dare troppe informazioni poiché il paziente non le ricorderà mai, ma è indispensabile farlo accompagnare da un parente. D’altra parte, i pazienti che hanno già vissuto episodi traumatizzanti rischiano di soffrire maggiormente di uno stress post-traumatico e nell’osservazione del paziente i medici dovrebbero tenerne conto.

C’è un altro fatto, forse ancora più grave. Se la chemioterapia e gli interventi chirurgici invasivi possono sembrare aberranti, esiste da qualche tempo un’altra forma di aberrazione: il far passare sistematicamente per la trafila della malattia cancro persone che, anche se deboli, non presentano comunque i criteri energetici del cancro. 
Il cancro corrisponde, infatti, ad un livello energetico precisissimo, ad un livello di stress patogeno, a parametri bioelettronici sballati in modo caratteristico (un pH alcalino) e una forte carenza in Vitamina. C. Quello che stupisce di più è che persone che si trovano al di fuori di queste zone critiche siano inviate sistematicamente nel reparto “cancerologia” senza che nessuno abbia mai verificato se la loro debolezza energetica è in regressione oppure no.

Alcune malattie arrivano semplicemente per ricordarci che abbiamo sbagliato strada, che recitiamo la parte di un altro, un ruolo impartito dall’ambiente familiare oppure dal nostro entourage; a volte possiamo risolverle interrogandoci sulla nostra vita. È forse questa un’occasione unica per riprenderci per mano, per crescere e sbocciare con tutte le nostre potenzialità.
Non è però facile e soprattutto il non voler cambiare spesso lascia spazio proprio alla malattia…
Abbiate cura di voi!
Redatto da Pjmanc

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domenica 22 marzo 2015

La pelle del viso ci dice quali Organi curare

Osservare il Viso: la Pelle ci dice quali Organi curare

La pelle, diciamoci la verità, la guardiamo solo in funzione delle rughe, e facciamo male, perchè essa rivela molto, ma molto di più.  
E' un organo la pelle e come tale può rivelarci come sta il nostro corpo. Ce lo insegna la Medicina Cinese che considera la pelle come l'interfaccia tra energia interna ed esterna.  Quando i nostri organi o uno di essi è affaticato, la pelle ce lo segnala con segni specifici di invecchiamento che se impariamo a leggere possono aiutarci a capire come risolvere alcune problematiche.

Segni sugli  zigomi: dobbiamo prestare attenzione ai polmoni. Essi infatti possono risentire degli eccessi di caldo o di freddo, oppure una scorretta  respirazione dovuta a un blocco del diaframma dà come risultato finale una sofferenza della pelle, che si intasa di scorie e di radicali liberi.
In questi casi ci viene in aiuto un’infusione di acqua calda con due o tre fettine di radice di zenzero lasciate riposare per 15-20 minuti nel liquido. Bere due tazze al giorno d’infuso per cicli di un mese.

 
Solchi tra labbra e naso: in questo caso sono la milza e il pancreas che si stanno indebolendo. La funzione della milza è quella di occuparsi di tutti i tessuti connettivi, regolando il trasporto dei nutrimenti che li alimentano e le scorie da eliminare. Se l’energia a carico di milza e pancreas si indebolisce, uno dei primi effetti è una diminuzione della sua capacità di sostituire i tessuti e, sul viso, la comparsa di rughe nella zona tra labbro superiore e naso. Ma la natura ci viene in aiuto, perciò è bene  bere due volte al giorno un bicchiere di succo d’uva biologico, che si può ottenere anche in casa centrifugando gli acini privi di semi: è tonificante per la milza e ha anche un effetto depurativo per la pelle.
 
Guance cadenti:  dobbiamo stare attenti al fegato, il quale, fra le varie funzioni ha anche quella di regolare la microcircolazione e quindi di nutrire la pelle. Stanchezza, dieta grassa, stress disturbano la funzionalità epatica a scapito anche della salute della pelle del corpo e del viso, dove possono comparire rughe nella zona delle guance. Come rimedio, si prende una tazza di tisana con olio essenziale di arancio amaro per uso alimentare (3 gocce) e menta (un cucchiaino di foglie essicate), una volta al giorno: migliora la digestione a livello epatico.

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