Gli anni che credi di avere, ma non hai e come non
invecchiare mai
Mi dispiace dover ribadire alcuni concetti che alla fine riconducono
sempre alla solita e nitida consapevolezza che ci hanno mentito su tutto e che
quanto più essi vanno nelle nostre profondità più male ci fanno poiché
l’integrazione di una nuova concezione di se stessi e della vita richiede
adattamento, quindi sofferenza, tuttavia ogni cosa ottenuta col “sudore” ha un valore
notevole, inaspettato a volte inestimabile.
Oggi mi lancio in alcune considerazioni forse un po’ pindariche
sul tempo che misuriamo e sulla nostra presunta età.
Il nostro calendario, quello gregoriano, è stato inventato
molti secoli fa dai signori della chiesa, il suo scopo di misurare ogni attimo
della vita dei fedeli in realtà mascherava(e maschera) ben altre intenzioni, in
particolare la suddivisione ed il continuo contare di determinati periodi di
vita costituiva una sorta di scissione della correlazione uomo-cicli della natura
che è sempre esistita poi sostituita dallo scandire incessante, inesorabile di
questi piccoli-grandi periodi (ore, minuti, secondi, mesi, anni) innaturali ed
imposti e sui quali sono state poi implementate tutte le attività dell’uomo, in
particolare il lavoro.
Una volta suddivisa la vita dell’uomo in molte piccole
parti avvenne il pagamento in varie modalità del tempo di lavoro per parti
della giornata(ore) e quindi l’acquisto del tempo di vita degli individui che
pian piano a causa del denaro hanno dovuto cederne sempre di più ai padroni(società
e datori di lavoro) per poter far fronte alle sempre crescenti necessità via
via più superflue introdotte dalla “civiltà” sino ai giorni nostri ove il
superfluo ha acquisito più valore della vita stessa.
Nacque così il detto “il tempo è denaro” in quanto più
tempo si lavorava più denaro si accumulava, in realtà il tempo è e sempre sarà
solo la nostra vita e chi
paga per il nostro lavoro di fatto compra la nostra vita, potrebbe sembrare
assurdo, ma qualcuno che si alza la mattina col buio per andare a lavorare e
torna a casa col buio solo per mangiare e dormire percepisce nel profondo
questo concetto.
Il conteggio temporale introdotto quindi servì per
sottomettere ancora di più l’uomo comune, l’eterno schiavo a sua insaputa, che
ora addirittura chiedeva di lavorare di più per avere di più, sostituendo
l’essere, la sua vita, con l’avere materiale su cui le società si sono sempre
più focalizzate.
Questo tempo in cui stiamo vivendo è un tempo innaturale, irreale,
immaginato, anzi deciso a tavolino e che oltre a rendere una merce la nostra stessa vita ha creato ben altri
risvolti che cercherò di spiegare.
Abbiamo vissuto per migliaia di anni in un tempo artificiale, diviso a tavolino in 24 h, di 60 min. di 60 sec, cicli che non appartengono al tempo naturale e viviamo da millenni in questo tempo artificiale in cui ci siamo convinti che il tempo è denaro.(fonte)
Il
continuo ticchettare del tempo scandito da velocissimi secondi, rapidi minuti e brevi ore condito
dagli innumerevoli impegni e problemi(distrazioni) che la civilissima società
moderna ci riserva non consente all’individuo di percepire se stesso, ancor
meno il suo collegamento con la madre terra e con la natura tutta e questo,
benché non consapevole, determina uno stato di malessere causato da
un deperimento energetico-spirituale che mantiene lo schiavo(meglio chiamarlo
col suo vero nome) lontano da ogni libero ragionamento-sentimento-percezione;
tutto nella sua vita è abilmente pilotato, ma gli viene fatto credere di
esserne lui l’artefice.
Tuttavia non è solo questo, lo scandire continuo degli anni costituisce anch’esso un grosso
limite nell’individuo che da tempi immemori oramai sa che dopo un certo numero di anni deve morire… la paura per eccellenza!
L’essere umano da bambino non vede l’ora di diventare
grande, di accumulare gli anni per essere sempre di più accettato(in un gruppo
o nella società), dopo un po’ stranamente sente dentro di sé che
quell’importanza va a scemare anno dopo anno e già verso i 20-30 anni sente che
tutta quella fretta di arrivare non c’è più, tuttavia gli anni gli continuano a
scorrere sempre più velocemente a causa di un incremento costante di impegni che
è da esaurimento… col tempo si perde la concezione del tempo, anzi dell’attimo,
perché lo stato di fretta indotto impedisce ogni percezione di sè quindi del
proprio respiro che scandisce il tempo-ciclo naturale minimo di vita nell’uomo.
L’incessante “ticchettio” del tempo artificiale che fa oramai parte dell’inconscio individuale e collettivo, interrompe il continuum percettivo dell’essenza di noi stessi, allontanandoci inesorabilmente dall’unica cosa che conta veramente: questo momento, qui, ora.
Gli
anni che si compiono, uno dietro all’altro, inesorabili, inevitabili, scavano un
“solco” profondo nel nostro inconscio che adegua l’intero organismo agli anni
che ritiene di avere,
quindi difficilmente troveremo 70enni gioviali come 30enni, né troveremo 30enni
saggi come 70enni, ognuno si lega al suo tempo di vita quasi come fosse un dogma perchè così
viene sottilmente imposto dalla società civile.
Il tempo non controllato e misurato è un tesoro…(fonte)
Non per ultimo la
giovinezza non è una questione attinente al corpo essa è indissolubilmente legata
alla vitalità e alla spensieratezza della mente oggi invece un 70enne non sarà giovanile come vorrebbe o come si sente
poiché il programma mentale e biologico dell’età ha influito così tanto su di lui
da farlo ritrovare in un corpo non proprio “fresco” e quell’età data per
inconfutabile viene usata, suo malgrado, per rallentare, per giustificare le
proprie incapacità che da una parte sono state indotte negli anni dal
distruttivo sistema in cui ha vissuto, ma dall’altra costituiscono la mancanza
di volontà dell’individuo.
Gli
anni che dicono-diciamo di avere ci rendono vecchi, solo quelli, se
non esistessero, come in effetti è, la vecchiaia non esisterebbe e con buona
probabilità non esisterebbe nemmeno la morte perché si capirebbe nel profondo
il ciclo vita-morte per quello che è ma come si può immaginare questo non va
bene agli oppressori dell’umanità.
Se si vive la propria
vita senza contare gli anni ci si trova nella condizione di non considerare neanche lontanamente
le convenzioni di età definite gioventù, maturità e vecchiaia, non ci si sente né giovane ne adulto né
tantomeno vecchio, semplicemente si percepisce se stessi per ciò che si è
dentro, la componente più importante che di riflesso donerà un corpo
correlato al proprio sentire…si vive con presenza i propri giorni usando
all’occorrenza il tempo artificiale solo per interfacciarsi con una società fondata
sul medesimo.
Non contare i tuoi anni, vivi i tuoi giorni(fonte)
In definitiva l'età,
quella intesa da questa illustre società, non esiste in natura, si tratta di
artifizi creati ad hoc in tempi molto remoti dalla nostra beneamata chiesa per scopi
tutt'altro che benefici; il tempo che oggi si conta ha la funzione di desincronizzare l'essere dai cicli naturali
e fargli vivere un tempo artificiale che non esiste e lo avvilisce.
In natura non esistono gli anni, i mesi, le ore, i minuti, sono invenzioni-convenzioni per suddividere la vita degli schiavi e comprarla attraverso il lavoro(le ore di lavoro) e con ciò il sistema diventa proprietario della vita degli individui, ma non solo.
L'età è un programma mentale arcaico difficile da scardinare ma una volta disinstallato tutto acquisisce un altro senso, il tempo, l'attimo, vengono vissuti in maniera totalizzante.
In natura non esistono gli anni, i mesi, le ore, i minuti, sono invenzioni-convenzioni per suddividere la vita degli schiavi e comprarla attraverso il lavoro(le ore di lavoro) e con ciò il sistema diventa proprietario della vita degli individui, ma non solo.
L'età è un programma mentale arcaico difficile da scardinare ma una volta disinstallato tutto acquisisce un altro senso, il tempo, l'attimo, vengono vissuti in maniera totalizzante.


























