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sabato 27 ottobre 2018

Cure alternative per il tumore al seno e il rifiuto delle terapie oncologiche di Umberto Veronesi!

Umberto Veronesi taglia tette ma non si fa toccare dagli oncologi!

I dubbi ed i misteri sulla morte del Prof. UMBERTO VERONESI(video)

Veronesi rifiuta le cure oncologiche?
Se è vero che il Veronesi si è ammalato di cancro e se è vero che si è rifiutato di farsi avvelenare dalla chemioterapia e demolire dalle radiazioni ionizzanti, sopravvengono, a rigore logico, dubbi e sospetti.

(1) Il massimo esperto di oncologia e prevenzione contro il tumore non è capace di prevenire il proprio, di tumore? – Nota che quando si celebra il “massimo esperto”, il “padre dell’oncologia”, il “pioniere della mammella mutilata”, si monta la panna del mito, del personaggio immaginario, dell’icona, del “benefattore” che va in televisione. Questo è già un fatto storicamente sospetto. 

Mi fido di più di un medico radiato dall’ordine, se devo farmi curare, piuttosto che di uno che va in televisione e che è celebrato dai bugiardi, falsari, calunniatori, analfabeti della propaganda televisiva e della cartaccia stampata. E comunque, le multinazionali dei veleni, che controllano i ruffiani della propaganda, pagando, hanno voluto tenere nascoste le cause della sua morte, per evidenti ragioni di opportunità finanziaria.

(2) Se pure non fosse stato necessariamente il “massimo esperto italiano”, perché se uno dà retta ai giornalisti finisce per considerare “la scema del crimine” – la Bruzzone – una criminologa, che poi non si sa neppure che razza di mestiere sia, dai e dai alla fine avrà pure capito qualcosa sul cancro, sulla sofferenza indotta e sulla pericolosità delle torture oncologiche. Sarà stato in grado, almeno lui, di LEGGERE ATTENTAMENTE il foglietto illustrativo, sul quale l’industria dei veleni ammette che i suoi veleni contro il cancro sono cancerogeni. 
E allora il Veronesi deve aver detto: “Oh, io le tette le taglio, mica me le faccio tagliare”. Ed è questo un malcostume condiviso da parecchi ruffiani in camice bianco, sempre così tranquilli, che si accostano alla sofferenza degli altri con freddezza, pensando sempre che i suoi colleghi macellai “tanto lo fanno a loro, mica a me”. 

Il medico, anche quello ignorante, ne sa sempre abbastanza sulla medicina per evitare di farsi curare da altri suoi compari in camice, e infatti c’è il detto popolare nelle corsie degli ospedali di tutto il mondo “il medico è il peggior paziente.” e ti credo, dopo quello che ha fatto e che ha visto fare!
Sia come sia, prima di far mutilare le tette di una donna, se la cosa mi riguardasse, proverei sicuramente delle alternative. Le alternative ci sono, gli sciacalli della Tv hanno ancora il monopolio della comunicazione ma non è più un monopolio assoluto. 

Per esempio proverei sicuramente questa alternativa:

Terapia naturale Cancro al seno: la terapia del Dott. Tullio Simoncini (video)

Carcinoma al seno guarito con il bicarbonato di sodio in base alla Terapia Simoncini(video)

Metodo Simoncini Tumore al seno curato e guarito con il bicarbonato di sodio(video)

Metodo Simoncini - Tumore al seno (video)

Metodo Simoncini - Tumore al seno(02) (video)

Dr. Simoncini cura il cancro via e-mail gratuitamente (video)

Carcinoma duttale infiltrante guarito con il bicarbonato di sodio con la terapia Simoncini(video)

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giovedì 8 settembre 2016

Quanti stecchiti dalla chemio. E dai giornalisti ignoranti.

... MA QUANTI NE HA STECCHITI LA CHEMIO ?
Quanti stecchiti dalla chemio. E dai giornalisti ignoranti.
Il Lancet, una delle più stimate riviste mediche, “Giorni fa ha pubblicato un lavoro firmato dal Public Health England e Cancer Research Uk, condotto su 23,000 donne con cancro al seno e circa 10.000 uomini con carcinoma polmonare non a piccole cellule: 9.634 sono stati sottoposti a chemioterapia nel 2014 e 1.383 sono morti entro 30 giorni.

«L’indagine ha rilevato che in Inghilterra circa l’8,4% dei pazienti con cancro del polmone e il 2,4% di quelli affetti da tumore del seno sono deceduti entro un mese dall’avvio del trattamento. Ma in alcuni ospedali la percentuale è di molto superiore alla media riscontrata. «Ad esempio, in quello di Milton Keynes il tasso di mortalità per chemioterapia contro il carcinoma polmonare è risultata addirittura del 50,9%. …. Al Lancashire Teaching Hospitals il tasso di mortalità a 30 giorni è risultato del 28%» *

«Per la prima volta i ricercatori hanno esaminato il numero di malati deceduti entro 30 giorni dall’inizio della chemioterapia, cosa che indica che i medicinali hanno provocato la loro morte, piuttosto che il cancro».

Ho copiato e incollato da “Senza Nubi”, sito del professor Sandro Carlo Mela. Che è stato docente di medicina interna all’Università di Genova, ha avuto diversi incarichi scientifici al CNR, è co-autore di 583 pubblicazioni scientifiche, delle quali 212 su riviste internazionali, con 1823 citazioni da riviste internazionali.

Suo anche il commento che segue: “È notevole che siano stati proprio il Public Health England ed il Cancer Research Uk a sentire il bisogno di rivedere criticamente il proprio operato, raccogliendo una casistica imponente e traendone infine le conseguenze. Ci si pensi bene. Questa è l’essenza della metodologia scientifica.

Fare ipotesi. Verificarle. Accettarle se i fatti le corroborino e rigettarle se i fatti le contraddicano. Quanto è duro accettare che i fatti smentiscano le teorie!”.
Gli antiblastici come causa di morte precoce. Lancet.

Poiché il professor Mela è scienziato e scrittore elegante, penso questo sia stato il suo modo di intervenire nella canea giornalistica innescata da un caso di cronaca. Regolarmente riportato dai media in questi termini: “I genitori rifiutano la chemio, lei muore a 18 anni di leucemia”. Naturalmente accusando i genitori di aver ammazzato la figlia perché credono a ciarlatani (“il dottor Hamer”), ché se invece avessero portato la figlia dal celebre professor Veronesi, che l’avrebbe sottoposta alla chemio, la fanciulla sarebbe ancora viva.

A Veronesi nessun giornalista ha mai chiesto conto di quanti, nella sua lunga carriera, ne ha ammazzati con la chemio. I lavori dei due importanti istituti sanitari pubblici inglesi, riportati da Mela, dimostrano che c’è una percentuale da alta a ragguardevole di pazienti che viene addirittura stecchita dalla chemio. Nei primi trenta giorni dal trattamento.

I giornalisti soprattutto, hanno colto il caso o i due casi di cronaca per lanciarsi in una battaglia morale: non solo contro di due genitori che hanno accusato di aver ucciso la figlia, ma in genere contro la diffidenza della “gente” contro tutto ciò che è scientifico, o anche solo ufficiale: c’è chi ha messo la diffidenza generale del pubblico per la chemio sullo stesso piano del “il rigetto dei partiti”; il rifiuto delle vaccinazioni alla stessa stregua di un rigetto anarchico e cieco verso ogni autorità; il discredito verso “il celebre oncologo Veronesi” alla stessa stregua del “populismo” che “abbiamo visto emergere anche nelle elezioni in Germania”. Insomma vedono, i giornalisti, un rigurgito di passatismo, oscurantismo e pensiero magico, un ritorno al Medioevo, che si sentono in dovere di combattere con l’ironia dei loro Lumi. Invocando anche i giudici, se occorre, perché sottraggano la patria potestà dei genitori anti-chemio e affidino i figli malati per forza pubblica a Veronesi e alla sua terapia citotossica con metalli pesanti ed iprite; la libertà dei pazienti non è accettabile, se essa sfocia in superstizione e cure con vitamina C o veleno di scorpione.

Manca la cultura generale
Il problema è la quantità di Lumi in possesso di detto giornalisti. Nell’ascoltare Radio 24, mi è capitato di ascoltare – per esempio – che per alcuni di qui valorosi redattori, la funzione di insetti impollinatori era una scoperta recentissima, dovuta alla lettura di qualche articolo sulla sparizione delle api che mette in pericolosa produzione di frutta. Alcuni erano persino increduli del processo, “finalmente anche i più testoni di noi l’hanno capito”, ha detto giulivo un giornalista. Sentito con le mie orecchie. Ora, la meravigliosa simbiosi fra le api e gli alberi da frutta è una nozione che dovrebbe essere nota già dalle elementari. Anche giornalisti radiofonici (che si ammette siano di qualche tacca sotto i colleghi “della carta stampata”) dovrebbero saperlo. A cosa serve, sapere la funzione impollinatrice, se si è giornalisti economici o dello spettacolo? Serve: è un elemento di quella che si chiama “cultura generale”, senza la quale, sfuggono le complessità del discorso scientifico. Infatti costoro, nella missione che si era dati di condannare la famigli che aveva sottratto la figlia alla chemio, e per estensione- – la loro battaglia contro “il populismo”, han rimbeccato i lettori con argomenti di mera fede: bisogna credere a Veronesi, perché egli è famoso, e rappresenta la Scienza.

Nel caso, essi non sono in grado di informarsi. Ignorano che su questi temi, è utile consultare come fonte il sito del National Cancer Institute (fondato da Nixon nel ’71 per ‘sconfiggere il cancro’,e che il cancro ha sconfitto – reca onestamente tutti i dati, lo stato dell’arte della ricerca, e avverte che nessuno dei trattamenti che indica uno per uno può essere definito “cura del cancro”).

Invece i media italiani hanno dato spazio al Veronesi che ha detto e ripetuto: “Il cancro non è più una malattia incurabile, e le moderne terapie possono salvare la vita”. Affermazione, così come espressa, menzognera. Gli oncologi parlano di “sopravvivenza a cinque anni” del malato trattato con la chemio, che è cosa molto meno ambiziosa che guarigione. A proposito del caso dei genitori che hanno evitato alla ragazza la chemio, qualche giornalista ha tirato fuori che la cosa era particolarmente colpevole, perché con la chemio c’è, nel caso, una sopravvivenza del 63 per cento. E’ già un miglioramento rispetto al 50% (di sopravvivenza a 5 anni) vantato fino ad alcuni anni fa. Ma come e dove si ottengono queste percentuali? L’ha spiegato il dottor Francesco Bottaccioni membro dell’Accademia delle scienze di New York, docente di psico-oncologia alla Sapienza (cito da Cancro SpA di Marcello Pamio):

Il 50% di cui parlano gli oncologi non è effettivamente la metà del numero dei malati, come si è indotti a credere, ma la media delle varie percentuali di guarigione dei diversi tipi di cancro. Per capirci: si somma, ad esempio, l’87% di guarigione del cancro del testicolo con il 10-12 di quella del polmone e si fa la media delle percentuali di guarigione, senza calcolare che i malati di carcinoma al testicolo sono 2 mila l’anno, mentre le persone che si ammalano di tumore al polmone sono attorno alle 40 mila”.

Ora, chiunque vede che questo è un metodo di conteggio disonesto, indegno di un settore che si dichiara “scientifico” e di una pretesa “scienza” chiamata oncologia; un metodo truffaldino che giustifica ad abbondanza la diffidenza crescente dei pazienti, e autorizza i peggiori sospetti sui veri motivi per cui si continua ad imporre la “cura” chemioterapica.

La triste verità è che la sopravvivenza a cinque anni nel caso, poniamo, di carcinoma del pancreas è il 2 percento. I l che significa che il 98 per cento dei pazienti sono morti. A cinque anni, sono trapassati il 90% dei malati di glioma cerebrale, l’80 per cento dei colpiti da melanoma maligno, il 92,5 per cento dei cancri polmonari; è scomparso il 98 per cento dei colpiti dal carcinoma del fegato, e il 100 per cento degli affetti da carcinoma della pleura.

Si può dire che “il cancro oggi non è più una malattia incurabile”? E che i malati devono affidarsi ad occhi chiusi a Veronesi invece che ai “ciarlatani”? Non esistono statistiche sui pazienti di ciarlatani: c’è il fondato sospetto che i loro dati di sopravvivenza cinque anni sarebbero se non migliori, pari a quelle vantate dalle false statistiche degli oncologi.

venerdì 12 giugno 2015

Veronesi "abbraccia" la NMG con il metodo delle 5P... ma il protocollo tradizionale non era efficace?

ANCHE VERONESI SPOSA LA NUOVA MEDICINA GERMANICA?

Adnkronos

Tumori, Ieo Milano rifonda Ematologia: nuova squadra al lavoro per cure chemio-free

Lotta ai tumori del sangue con farmaci molecolari ritagliati su misura in base al Dna di ogni singolo paziente, per terapie intelligenti e personalizzate il più possibile chemio-free. Un programma di Drug Discovery mutuato da centri leader d'Oltreoceano come l'università di Harvard a Boston e l'MD Anderson di Houston, e un ambulatorio aperto h24 per accompagnare i malati verso la speranza della guarigione senza mai farli sentire soli. Perché "una carezza e un sorriso qualche volta curano più dei farmaci", dichiara Umberto Veronesi all'Adnkronos Salute.

Così l'Istituto europeo di oncologia di Milano rifonda l'Ematologia, forte di una squadra che ha arruolato i migliori cervelli italiani e stranieri all'insegna della nuova medicina delle 5P: Predittiva, Preventiva, Personalizzata, Partecipativa e Psicologica. Una P in più rispetto al modello americano celebrato dalla rivista 'Nature', aggiunta da Veronesi, padre della medicina della persona. "Non più malati, ma uomini e donne". Il nuovo team 'Ematologia Ieo per la cura di linfomi, leucemie e mielomi' si è presentato alla città in un incontro aperto al pubblico, introdotto da Veronesi - fondatore e direttore scientifico emerito dell'Irccs di via Ripamonti - e dal suo 'erede morale' Roberto Orecchia, da gennaio direttore scientifico. "Un'integrazione di competenze unica in Europa", annunciano dall'Istituto.
I nomi sono tra i più noti alla comunità scientifica: Pier Giuseppe Pelicci, direttore del programma di Ematologia; Stefano Pileri, direttore dell'Unità di diagnosi emolinfopatologica; Corrado Tarella, direttore della Divisione di oncoematologia clinica; Francesco Bertolini, direttore del Laboratorio di ematologia clinica, e Riccardo Dalla Favera dell'Istituto di genetica del cancro della Columbia University di New York - pioniere della genetica dei linfomi - come consulente e collaboratore scientifico del programma.
"L'ematologia è stata l'avamposto delle nuove terapie oncologiche", ricorda Pelicci citando come esempi "trapianto di midollo e farmaci molecolari. La nuova Ematologia Ieo è un esempio unico in Europa di integrazione tra ricerca, diagnostica avanzata e clinica", prosegue. 

L'obiettivo a lungo termine è "una possibilità di cura per tutti i pazienti con tumori ematologici, con terapie molecolari e senza chemioterapia. Stiamo lavorando a una rete di interazioni nazionali e internazionali per garantire un accesso precoce dei nostri pazienti ai farmaci sperimentali più innovativi", ma l'Ieo vuole mettere la firma su nuovi farmaci molecolari. "Ce n'è un bisogno urgente e abbiamo creato un programma di ricerca dedicato, che integra nella comunità dei ricercatori di base Ieo un team di chimici medicinali con esperienza industriale di Drug Discovery".
Passare dal Dna alla terapia in mesi invece che in anni, all'Ieo è un sogno già diventato realtà per il 'Bpdcn' , tumore raro di sangue e cute fino a ieri senza possibilità di trattamento. Ma l'unione fa la forza, e il mix fra l'esperienza diagnostica di Pileri e quella di laboratorio di Bertolini ha permesso di scoprire che farmaci già disponibili per altre malattie ematologiche (demetilanti) in nuove combinazioni possono bloccare il Bpdcn. "L'attività dell'emolinfopatologo - avverte Pileri - passa dall'osservazione al microscopio alla gestione delle biopsie in biobanche hi-tech", da scandagliare mappando il Dna a caccia di nuovi bersagli terapeutici. Ma per farlo "è urgente che il nostro Paese, al pari di Germania, Francia e Regno Unito, istituisca centri di riferimento per la diagnostica avanzata con tecnologie sofisticate e personale altamente specializzato".
Secondo Dalla Favera, italiano negli Usa dal 1978 e appena eletto membro della National Academy of Sciences americana, "l'unicità della nuova Ematologia Ieo è l'aver costituito una squadra di cervelli proveniente da diverse istituzioni, convincendoli a trasferire in Ieo la loro esperienza e la loro cultura. A differenza del mondo anglosassone - osserva - questa situazione non è usuale in Italia. L'ematologia italiana è fra le prime 5 al mondo e il nuovo team Ieo potrà ulteriormente sviluppare questa eccellenza, collaborando con gli altri poli del Paese".
"Nel rapporto medico-paziente ho sempre creduto nella condivisione. Per questo abbiamo deciso in Ieo di coinvolgere i nostri pazienti nella gestione della loro malattia e del nostro approccio alle cure", puntualizza Tarella che ha fortemente voluto attivare "un servizio di assistenza specialistico aperto 24 ore al giorno, fra i primi in Italia, per assicurare un contatto immediato con l'ospedale tutte le volte che è necessario. Insieme all'Unità di psicologia guidata da Gabriella Pravettoni - aggiunge - stiamo sviluppando un approccio personalizzato che analizza e interpreta varie componenti cognitive, psicologiche e comportamentali. E stiamo sostenendo la crescita dell'Associazione italiana pazienti ematoncologici-Aipe, fondata 20 anni fa dai miei assistiti, completamente gestita dai malati e dedicata ai loro bisogni".

E se nella medicina delle 5P il malato smette di essere paziente per tornare persona, "il medico deve diventare anche amico e un po' psicoanalista", raccomanda Veronesi. "Prima di iniziare una terapia dobbiamo dialogare moltissimo con la persona - insegna l'oncologo - Dobbiamo conoscere chi è, che problemi personali ha, com'è il suo rapporto con la famiglia, quali sono le sue aspettative, le sue frustrazioni e i suoi desideri, come vive il rapporto con i medici e con l'ospedale in cui si trova. Allora sì che possiamo decidere cosa possiamo fare, cosa dobbiamo fare e cosa dobbiamo non fare

La malattia del corpo si può curare, spesso guarire - riflette lo scienziato - Ma la vera sfida della medicina psicologica è togliere dal cervello l'angoscia e la paura che il "male" ha provocato, e che purtroppo restano anche oltre la guarigione. Ecco perché una carezza e un sorriso qualche volta curano veramente". (Grassetto e ingr. della redazione)

"Non dobbiamo dimenticare - conferma Orecchia all'Adnkronos Salute - che il nuovo processo di cura non parte dal malato, bensì dal sano. La medicina predittiva (prima P) permette di scoprire quale patologia è più a rischio, e con quella preventiva (seconda P) cerchiamo di evitarla. Se poi la malattia insorge, la medicina personalizzata (terza P) ci aiuta a trovare l'approccio terapeutico più efficace e meno pericoloso, il più utile al paziente e di conseguenza il più sostenibile per il Servizio sanitario nazionale. La quarta P attraversa tutto questo percorso, che va partecipato dal paziente e dalla sua famiglia. E infine la quinta P, la nostra P di medicina psicologica - conclude il direttore scientifico Ieo - ci aiuta a non perdere mai di vista che il malato è prima di tutto, e resta per sempre, una persona".
A quando dunque l'interruzione definitiva dell' utilizzo di chemio, radio e morfina? ndr


Ecco che a piccoli passi la medicina convenzionale si appresta ad inglobare le 5 leggi biologiche (nuova medicina germanica) senza prima accettarle, il tutto per non perdere dei privilegi non da poco: il “controllo” dei pazienti e la somministrazione dei sempre più costosi farmaci .
Marcello Salas

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mercoledì 10 giugno 2015

Veronesi convalida il Metodo Di Bella: Il tumore regredisce

Ci sono voluti parecchi anni, ma alla fine il metodo Di Bella, la cura anti-tumori a base di farmaci biologici, creata dal medico fisiologo scomparso nel 2003, è stata riconoscita valida da Umberto Veronesi.

Uno studio scientifico dell’Università di Firenze e approvatodall’Istituto europeo per l’Oncologia, ha confermato, infatti, la validità del metodo.
E viene da sorridere, perchè lo stesso, identico metodo fu bocciato dalministero della Salute nel lontano 1998. Lo studio dell’Università di Firenze è stato pubblicato sulla celebre rivista European Journal of Pharmacology ed ha avuto il benestare scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia, capitanata dal professor Umberto Veronesi.

A quindici anni dalla fine della sperimentazione il Metodo Di Bella sta tornando a far parlare. Migliaia di pazienti si stanno rivolgendo a Giuseppe Di Bella, che sta portando avanti la terapia inventata dal padre Luigi, per essere curati. Ci sono, inoltre, migliaia di casi di guarigione e i tribunali di diverse città hanno imposto alle ASL locali di rimborsare le cure ad alcuni malati. La sperimentazione di questa terapia alternativa era stata bocciata a fine anni ’90, ma da un’indagine del PM Raffaele Guariniello era emerso che c’erano stati gravi errori nella sperimentazione. È significativo un articolo di Marco Travaglio pubblicato su Repubblica nel settembre del 2000, in cui il giornalista raccontava i lati oscuri della vicenda. Dosi sballate e farmaci scaduti, così la sperimentazione della cura Di Bella è stata corrotta da gravi irregolarità che volevano farla bocciare! Troppi interessi economici delle case farmaceutiche che non potevano guadagnare con questo metodo come invece continuano a fare con le chemioterapie e farmaci dannosissimi.
Lo spiraglio di luce arriva dall’ Università di Firenze, là dove uno studio scientifico ha confermato la veridicità scientifica della cura del dottor Luigi di Bella. Spiraglio ancor più importante è stato conferito dal fatto che lo stesso illustre medico: Umberto Veronesi  ha mostrato la sua approvazione nei confronti di un metodo diffuso già da moltissimi anni.

«Effetti combinati di melatonina, acido trans retinoico e somatostatina sulla proliferazione e la morte delle cellule di cancro al seno».
È il titolo della ricerca condotta dall’università di Firenze e appena pubblicata su European Journal of Pharmacology. La prova che l’insieme di queste sostanze arresti il tumore al seno è avvenuta in un laboratorio del dipartimento di anatomia umana, su cellule in vitro. Le tre sostanze, prese singolarmente, hanno alle spalle ampia letteratura scientifica come farmaci anti-cancro. Ma gli stessi principi attivi, adoperati insieme, l’uno a rafforzare l’altro, fanno parte del metodo Di Bella.
Per far pubblicare lo studio i ricercatori hanno dovuto però eliminare il riferimento a Di Bella: “Non avrebbero mai accettato un lavoro che portasse il nome Di Bella”, ha dichiarato uno dei conduttori.
Arriva anche dal tribunale di Foggia una sentenza importante a favore del metodo Di Bella. Due donne, entrambe alle prese con una recidiva da tumore al seno, sono riuscite a fermare il cancro grazie alla terapia biologica messa a punto dal professor Luigi Di Bella.
L’International Journal of Molecular Sciences, nota e prestigiosa rivista medico-scientifica internazionale, ieri ha pubblicato e documentato i molteplici meccanismi d’azione antitumorali della melatonina, la sua determinante e insostituibile funzione nella prevenzione e nel trattamento dei tumori, delle malattie degenerative e di malattie del sangue, riconoscendo espressamente al professor Luigi Di Bella la priorità assoluta in queste innovative e determinanti acquisizioni scientifiche.

Che la melatonina avesse delle incredibili proprietà non deve sorprende se pensiamo che è prodotta dalla ghiandola pineale, che in fin dalle tradizioni antiche, è ritenuta essere custodi di grandi poteri, vedi l’articolo EPIFISI O PINEALE, GHIANDOLA MAGICA DEL CORPO UMANO.

TESTIMONIANZA: ENZO - 18 anni – Diagnosi: Linfoma n.H. tipo Burkitt stadio IV. Ecografia addominale Ospedale di zona 25/2/96: “..notevolissimo aumento volumetrico del fegato che presenta disomogeneità strutturali-aree ipoecogene del diametro max di 11 cm e presenza all`ilo di aree ipoecogene sfumate di 3 cm. Area di ipoecogenicità anche al III inferiore del rene destro a livello parenchimale`. . Indagini Clinica Pediatrica S. Orsola Bologna 29/2/96: Gl. Bianchi 22.380, piastrine 172.000. Aspirato midollare in 3 sedi: `Sangue di aspirato midollare a cellularità discreta e monomorfa. Il parenchima midollare è interamente sostituito da un tappeto di elementi a carattere linfoblastico di medie dimensioni, citoplasma abbondante, basofilo e vacuolato, nucleo a contorni irregolari, cromatina fine. Conclusioni: midollo sostituito da parte di elementi Burkitt-like (L3)`. Biopsia del midollo osseo: `Fenotipo immunologico compatibile con disordine linfoproliferativo monoclonale di tipo B`. Diagnosi conclusiva (lettera di dimissioni 2/4/96): `Linfoma n.H. tipo Burkitt addominale IV stadio`.

Tutto inizia nel gennaio 1996 con febbre e tosse, attribuite a semplice influenza. Dopo l`apparente ristabilimento, la febbre si ripresenta una seconda e poi una terza volta. A questo punto viene eseguita una radiografia del torace e, nuovamente, viene confermata l`errata diagnosi: broncopolmonite post-influenzale. Inesorabile terapia antibiotica e successiva RX il 14 febbraio: tutto a posto, viene sentenziato. E` il terzo errore. Una settimana dopo compaiono dolori addominali, nausea e stipsi. Ricovero all`ospedale di zona e quarto errore diagnostico: “microascessualizzazione interessante fegato, milza e rene destro”. Al di là della terminologia ridondante che sembra voler surrogare l`evidente incapacità professionale, il processo viene attribuito a un fatto…..micotico. Finalmente le indagini di rito danno il responso che i camici bianchi si sono dimostrati incapaci di dare (“Linfoma n.H. tipo Burkitt IV stadio”), un responso terribile perché non lascia alcuna speranza, sia per la tipologia patologica che, soprattutto, per lo stadio rilevato, e il piccolo Enzo parte con i suoi per Bologna. Dopo gli ulteriori esami descritti in apertura, inizia la chemioterapia, “`Protocollo LMB 89 gruppo C”. Ma già il secondo giorno occorre sospendere, a causa dell`insorgenza di insufficienza renale acuta, trattata con sette sedute di emodialisi. L`otto marzo sopraggiungono crisi convulsive. Dopo una settimana riprendono le sedute di chemio. Un mese dopo inizia il terzo ciclo, a seguito del quale si presentano “micosi del cavo orale, blocco intestinale, alopecia, cefalea e un calo drammatico delle piastrine”.
“Io e mio marito” ricorda la mamma di Enzo “vivevamo praticamente in ospedale. C`era persino una cucina per i genitori dei bambini, dove si poteva preparare da mangiare. Un giorno venne trovarci un amico, che ci portò ritagli di giornale dove si parlava della cura praticata dal Professor Di Bella”.
Viene sentenziata la remissione completa, ma il 18 aprile si rende indispensabile un ricovero d`urgenza presso l`ospedale di zona per una grave trombocitopenia ed anemia. A questo punto i genitori rifiutano di continuare e decidono di rivolgersi al Prof. Luigi Di Bella, proprio mentre i medici del S. Orsola propongono, quale `ultima ratio`, un trapianto di midollo con la sorellina donatrice.
E` sempre la mamma a parlare: “Se per il professore la malattia di mio figlio era stupida, perché bastava trovare i farmaci, per noi riuscire a trovare il professore è stata l`impresa più complicata di tutta la vicenda. Il resto è stato facilissimo”.

In quel periodo lo 059/333.904 era il telefono più caldo di Modena ed era quasi impossibile -non è un`iperbole – riagganciare la cornetta senza che immediatamente la suoneria squillasse nuovamente.
“Ma una bella mattina, alle sei, mio marito riesce finalmente a trovare la linea libera. E` il professore in persona che risponde”.
Un primo trauma deriva dalla risposta alla richiesta di appuntamento: “venga quando vuole”.
Partono per Modena. “Non ho mai assistito a una visita medica simile a quella che fa il professore. Non si fida delle carte, per cui esegue un controllo di tutte le parti del corpo come non ho mai visto fare da nessun altro. C`è un gran silenzio e, per ascoltare i battiti cardiaci, addirittura s`inginocchia”: così la signora rievoca quel primo incontro.

Iniziano il Mdb, non senza disturbi psicologici: “Per gli altri, noi eravamo gli assassini di nostro figlio. Non c`è stata persona che non ci abbia detto che con quella avremmo ammazzato Enzo. Ma non ne potevamo più di vederlo consumarsi ogni giorno di più”.

I risultati si fanno evidenti in tempi rapidi: “Nel giro di un mese, il bambino sta ogni giorno meglio. Tant`è vero che d`estate riusciamo anche ad andare in vacanza in montagna, ed io me lo trovo aggrappato sulle rocce, oppure a correre e saltare attorno a casa, mentre solo qualche mese prima non riusciva quasi più ad alzarsi dal letto”.
Nell`ottobre successivo si rileva una recidiva. Corsi a Modena, il fisiologo passa in rassegna terapia e modalità di somministrazione, ritenendo impossibile il decorso sfavorevole se la prescrizione è stata fedelmente seguìta, e rileva un errore di interpretazione dei dosaggi di somatostatina da parte del padre di Enzo, che gliene somministrava 1/15 di quanto prescritto. Rimediato all`equivoco, si assiste ad una graduale scomparsa del tumore, confermata da diverse ecografie e dagli esami ematochimici, e divenuta totale nella primavera del 1997.
Oggi Enzo è un giovanottone pieno di salute e con una statura da pallavolista. Tante, troppe persone, si sono ripresa la vita allontanandosi dal loro salvatore con la salute riconquistata sotto braccio e senza neanche ringraziare; qualcuno ha addirittura contraccambiato vita e affetto con indicibili bassezze nei confronti dello scienziato e di quanto più gli era caro nella vita, i suoi figli; ma il papà di Enzo ha conservato in cuore non solo la venerazione per chi gli consente oggi di guardare con gioia e fierezza quel ragazzone, ma la determinazione di impegnarsi perché la tragedia che si avvicinava inesorabile non colpisca più nessuna famiglia.
Nessuno dei bambini ricoverati con Enzo è oggi di questo mondo.
Tuttavia per avere la prova del fatto che MOLTISSIME PERSONE sono riuscite a guarire grazie a queste stesse cure, date un’ occhiata QUI (Di Bella Insieme - forum ufficiale)


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