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sabato 1 settembre 2018

Svegliati schiavo!

Signor schiavo, la prego, si svegli!

Il lavoro è il più grande affronto che l’umanità abbia commesso contro se stessa e anche la più grande umiliazione subita

Questo sistema sociale, il capitalismo, è fondato sul lavoro: ha creato una classe di uomini che devono lavorare e una classe di uomini che non lavorano. I lavoratori sono costretti a lavorare, se non vogliono morire di fame. “Chi non lavora non mangia”, sostengono i ricchi, i quali del resto pretendono che anche calcolare e accumulare i propri profitti significhi lavorare.
Ci sono disoccupati e nullafacenti. Se i primi sono senza lavoro e non possono farci niente, i secondi non lavorano e basta, perché sono gli sfruttatori che vivono del lavoro dei lavoratori. I disoccupati sono lavoratori a cui non è permesso di lavorare, perché non se ne può ricavare profitto.
I proprietari dell’apparato di produzione hanno stabilito il tempo del lavoro, hanno costruito delle officine e ordinato a cosa e come i lavoratori devono lavorare. Questi ricevono quanto basta per non morire di fame, e sono a malapena in grado di dare da mangiare ai propri figli nei loro primi anni. Poi questi ragazzi vengono istruiti a scuola quel tanto che serve per potere andare a loro volta a lavorare. Anche i ricchi mandano i loro figli a scuola, ma perché sappiano anche loro come dirigere i lavoratori!

Il lavoro è una grande maledizione. Il prodotto di uomini senza spirito e senza anima. Per far lavorare gli altri a proprio profitto, bisogna mancare di personalità, di coscienza e per lavorare, pure bisogna mancare di personalità: bisogna strisciare, trafficare, tradire, ingannare e falsificare.
Per il ricco nullafacente il lavoro (dei lavoratori) è il mezzo per procurarsi una vita facile. Per i lavoratori è un peso, una cattiva sorte imposta fin dalla nascita, che impedisce loro di vivere decentemente.
Quando smetteremo di lavorare, per noi inizierà infine la vita. Il lavoro è nemico della vita. Un buon lavoratore è una bestia da soma dalle zampe incallite e con uno sguardo abbrutito e spento. Ma quando l’uomo diventerà cosciente della vita, acquisirà consapevolezza, non lavorerà mai più.

Io non pretendo che occorra semplicemente lasciare il proprio padrone domani e vedere poi come riuscire a mangiare senza lavorare, nella convinzione che inizi la vita. È già una disgrazia essere costretti a vivere nella miseria… la mancanza di lavoro porta nella maggior parte dei casi a vivere alle spalle dei compagni che lavorano. Se sei capace di guadagnarti da vivere saccheggiando e rubando, come dicono i cittadini onesti, senza farti sfruttare da un padrone, ebbene, vai; ma non credere che con ciò la grande questione sia risolta.

Il lavoro è un male sociale. Questa società è nemica della vita ed è solo distruggendola, e distruggendo poi tutte le società del lavoro che seguiranno, ovvero facendo rivoluzione su rivoluzione, che il lavoro sparirà. È solo allora che verrà la vita – la vita piena e ricca – nella quale ognuno sarà portato dai suoi puri istinti a creare. Allora, attraverso il proprio movimento, ogni uomo sarà creatore e produrrà unicamente ciò che è bello e buono e quel che è necessario.
Allora non ci saranno più uomini-lavoratori, allora ognuno sarà solo “Uomo”. E per bisogno vitale umano, per necessità interiore, all’interno di rapporti ragionevoli, ognuno creerà in maniera inesauribile ciò che risponde ai bisogni vitali. Allora non ci sarà altro che la vita – una vita grandiosa, pura e cosmica – e la passione creatrice costituirà la più grande felicità della vita umana senza costrizioni, una vita in cui non saremo più incatenati dalla fame o da un salario, dal tempo o dall’ambiente, e dove non saremo più sfruttati da parassiti.

Creare è una gioia intensa, lavorare è una sofferenza intensa. Con i rapporti sociali criminali attuali, non è possibile creare. Ogni lavoro è criminale. 

domenica 22 ottobre 2017

Il temibile futuro catastrofico e la via del guerriero spirituale

IL TEMIBILE FUTURO CATASTROFICO E LA VIA DEL GUERRIERO SPIRITUALE

“Ieri ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Oggi sono diventato saggio e ho deciso di cambiare me stesso.” (Rumi)

Questa è la traduzione di un interessante  articolo apparso sulla web rivista russa “Aum.news”. 

“Il nostro mondo sta cambiando, e non in meglio. 
I prossimi 10 anni saranno decisivi: o troveremo una via d’uscita dalla crisi, o ci sprofonderemo ancora di più. 
Spesso ci sentiamo le piccole viti di un immenso sistema, che non decidono nulla. Non è così. Possiamo cambiare il mondo accettando la via dello sviluppo spirituale; quando lo faremo cambierà anche il mondo. Spesso sottovalutiamo la forza del pensiero e la forza del mondo spirituale. 
Ora vediamo, con la probabilità vicina al 100%, cosa potrebbe accadere nei prossimi 10 anni,  e poi parleremo  su come prepararci,  abbandonando la passività e  diventando guerrieri spirituali.

Che cosa ci aspetta nel futuro prossimo?
- La qualità degli alimentari peggiorerà, mangeremo sempre meno prodotti naturali. Il gradi di esaurimento dei terreni fertili aumenta, perciò anche i prodotti avranno sempre più additivi.

- Il clima peggiorerà, le anomalie naturali e i cataclismi saranno più frequenti.

- Si osserverà l’abbassamento delle capacità intellettuali della popolazione. Negli ultimi 100 anni l’indice IQ medio si è abbassato del 20%, ed è un fatto scientifico. Man mano che deleghiamo la soluzione dei problemi ai computer, il cervello  abbandonerà alcune funzioni che non gli servono più. Delegheremo alle reti “intelligenti” molte funzioni cognitive del cervello e avremo sempre meno bisogno di pensare.

- Aumenterà il numero dei migranti. Sempre più persone provenienti dai paesi con l’ecologia distrutta e il basso livello di vita vorranno spostarsi verso i paesi più “prosperi”.

- Tutti i governi diventeranno più autoritari, le libertà  e i diritti diminuiranno. La democrazia dipende direttamente dalla disponibilità delle risorse,  con meno risorse  si porrà sempre di più il problema del controllo del consumo e dei comportamenti distruttivi che aumenteranno.

- Aumenteranno le allergie e le malattie psichiatriche. L’uso maggiore dei componenti chimici negli alimenti non può non portare all’incremento delle malattie, perché  l’organismo  geneticamente non è in grado di assimilarli. A causa dell’aumento della quantità delle informazioni cresceranno anche le malattie della psiche, questa tendenza si sta rivelando già adesso.

- Aumenterà la povertà e la disuguaglianza economica. La diffusione delle reti e delle tecnologhe computerizzate, lo sviluppo dell’intelletto artificiale porterà alla distruzione dei piccoli produttori.

Gia adesso un numero esiguo - soltanto nove persone - possiedono il 50% delle ricchezze del pianeta: questi diventeranno ancora più ricche, mentre centinaia di milioni di persone diventeranno più povere.

- Aumenterà il numero dei conflitti armati ed il terrorismo. Le guerre per le risorse diventeranno realtà; il meccanismo della corruzione globale sarà sostituito dal meccanismo dell’intervento militare.

- Aumenteranno i prezzi delle merci e dei servizi, e la loro qualità peggiorerà. Ogni anno i nostri vestiti saranno sempre più sintetici, il cibo più di “plastica” e i servizi meno efficienti.

-Si osserverà la diminuzione della biodiversità, la morte di molte specie di piante e degli animali...

Le CONCLUSIONI: 
Qualsiasi persona normale si chiederà: ma perché dovrà essere così, e non doverosamente? Qual’è la causa di questo stato di cose? La risposta è evidente, è in superficie. La causa dei cambiamenti negativi sta nel forte conflitto tra lo sviluppo delle tecnologie e lo sviluppo spirituale.
La civiltà ha intrapreso la via del progresso tecnico, ma il progresso tecnico non seguito dal perfezionamento spirituale è distruttivo. Senza aver eliminato l’avidità, l’aggressività, l’egoismo, non si dovrebbe intraprendere la via tecnogena, altrimenti le persone spiritualmente ritardate pagheranno un altissimo prezzo per l’uso delle tecnologie.


La SOLUZIONE
Ma una via d’uscita c’è.  E’molto difficile e richiede sforzi, ma esiste. Dovremmo abbandonare per un po’ le tecnologie ed intraprendere la via dei guerrieri spirituali. Potreste chiedere: ma come è possibile che cambi qualcosa? Dal punto di vista di un uomo medio si deve contare soltanto sulla scienza e sul progresso tecnologico.
E’ l’illusione più diffusa. Il progresso tecnico-scientifico ha generato molti problemi, e l’unico modo per cambiare il mondo è quello di cambiare se stessi.

Cosa FARE?

venerdì 6 gennaio 2017

La falsa neutralità della tecnologia

La falsa neutralità della tecnologia

Quando si parla di tecnica/tecnologia, il pensiero comune è che questa non è, di per sé, né buona né cattiva, ma che dipende dall’uso che se ne fa. Storicamente, la tecnica/tecnologia, ha sempre diviso.

Apologeti osannanti da un lato, detrattori/denigratori feroci dall’altro. Io faccio parte della seconda categoria (perché a mio modo di vedere per un apparente vantaggio che essa porta seguono inevitabilmente dieci svantaggi), ma rispetto e addirittura comprendo il pensiero di chi la difende e ne è pure entusiasta, perché questo pensiero, ancorché erratissimo a mio modo di vedere, segue comunque un suo filo logico, una sua visione del mondo e della Vita che in qualche modo fanno intendere, vedere, percepire la tecnologia come “positiva”. Lo ripeto, non sono d’accordo, ma ci sta.

Ciò che invece non tollero è quello psuedo-pensiero di massa (e il fatto che sia di massa ci dice che bisogna diffidarne in partenza perché per definizione il pensiero delle masse non è un pensiero libero), secondo il quale “la tecnologia non è in sé né buona né cattiva ma dipende dall’uso che se ne fa”. Questo concetto è relativamente recente, essendo stato formulato dal filosofo tedesco Karl Jaspers (1883-1969). In buona sostanza, afferma Jaspers, la tecnica/tecnologia è essenzialmente un fenomeno di per sé neutrale, un fenomeno le cui conseguenze dipendono, appunto, esclusivamente dall’uso che se ne fa.

Jaspers quando fece questa affermazione doveva trovarsi in leggero stato confusionale, perché nel momento stesso in cui afferma (in “Origine e senso della storia”) che la tecnica/tecnologia condiziona sempre l’essere umano che vive in quel mondo, che lo rende sempre più passivo e dipendente da essa, che questa cambia l’ambiente naturale perché ne impone uno sfruttamento che più si va avanti più diviene spinto e distruttivo, che impone una cultura del “meccanismo”, dell’automazione, della razionalità, dell’artificiosità, dopo tutto questo e altro ancora, della tecnica/tecnologia si può dire tutto tranne che sia un fenomeno neutro. Si può esserne sostenitori perché si vede l’automazione, l’artificiosità, l’automazione, come un qualcosa di positivo, oppure detrattori perché li si coglie come negativi. Per certo l’unica cosa che non si può affermare è che la tecnica/tecnologia sia un qualcosa di neutro, un qualcosa che dipende dall’uso che se ne fa.

Secondo il pensiero comune, un telefono cellulare, non è di per sé positivo o negativo ma dipende, appunto, dall’uso che se ne fa. E’ indubbio che l’oggetto telefono cellulare possa essere utilizzato in maniera intelligente, responsabile, utile, in una parola in modo “positivo” (ad esempio: rimango coinvolto in un grave incidente stradale, chiamo l’ambulanza e questa arriva in tempo a salvarmi) oppure nel suo contrario, cioè in maniera idiota (ad esempio per mettere su Facebook la pizza che stiamo mangiando al ristorante per poi avere altri idioti che commentano “che buonaaaaa”, oppure, peggio ancora, “mmmmmmmmm”!).

E fin qui è tutto vero, compreso il fatto che nel momento in cui, più o meno costretti ad usarlo, dobbiamo cercare di adoperarlo nella maniera più intelligente possibile. Il fatto è che l’analisi si ferma qui e questa non è un’analisi. Se invece si fa un’analisi seria, se si cerca di andare oltre, se davvero si vuole andare alla radice di cosa davvero sono un telefono cellulare e quella tecnologia che lo ha generato, allora si capisce che la sua essenza è inevitabilmente negativa. Lo smart-phone (o qualunque tecnologia) non è qualcosa che cade dal cielo pronto e impacchettato. Il telefono cellulare esiste perché esiste un mondo attorno che in qualche modo lo ha creato. E con delle conseguenze ben precise.
Basterà pensare alla devastazione ambientale che l’estrazione dei vari minerali necessari comporta (coltan, “terre rare”, ecc.), basterà pensare allo sfruttamento umano che questa implica (uomini e sempre più spesso bambini, che essendo piccoli riescono a “intrufolarsi” meglio nei cunicoli di queste miniere, e altrettanto spesso ci lasciano vita), basterà pensare ai ripetitori ormai ovunque che devastano il paesaggio e hanno impestato anche lo spazio, basterà pensare alle plastiche e vernici inquinanti che li compongono, basterà pensare ai danni alla nostra salute per via delle onde e dei campi elettromagnetici che il telefono cellulare genera, basterà pensare alle posizioni monopolistiche dei gestori della telefonia cellulare (posizioni monopoliste di cui la gente è sempre più vittima), basterà pensare ai fenomeni di “controllo sociale” a cui “grazie” ai moderni telefoni cellulari siamo arrivati, basterà pensare all’isolamento relazionale in cui tutti (soprattutto i più giovani), grazie anche al telefono cellulare, ci troviamo sempre più immersi, basterà pensare che questa connessione continua significa in realtà una disconnessione dal mondo vivente, basterà pensare che la tecnologia che sta dietro la telefonia cellulare è di derivazione militare (così come internet e tutto il resto), basterà pensare all’ambaradan pubblicitario e di prestiti finanziari (cioè gente che si indebita per comprarlo) che essa muove, basterà pensare che una volta gettato via e sostituito con uno più nuovo, quel telefono cellulare diventerà un rifiuto iperinquinante per i mari, le terre, l’aria che respiriamo.

Ecco, tutto questo e tanto altro, rappresenta la tecnologia che c’è dietro il telefono cellulare, e questa è la sua essenza perché inevitabile. Senza peraltro dimenticare che mentre l’utilizzo positivo del telefono cellulare (nel nostro esempio, rimango coinvolto in un incidente stradale, chiamo l’ambulanza e questa arriva d’urgenza e mi salva) è sempre potenziale, gli aspetti negativi (vedi sopra) ne rappresentano la precondizione. Senza questi non ci sarebbe alcun telefono cellulare.

Arrivati a questo punto domando: il telefono cellulare è ancora neutro? Dipende ancora dall’uso che se ne fa?

Ma si può andare ovviamente oltre. Ad esempio la tecnologia la tecnologia ci allontana progressivamente e inevitabilmente dalla natura (perché quel suo carattere di artificiosità rappresenta esattamente questo, un allontanamento dalla Natura), ci rende più schematici, più sbrigativi, più impazienti, più “veloci” (salvo però avere ritrovarci ad avere sempre meno tempo per il nostro vivere, che è/dovrebbe essere, ciò che conta), ci rende sempre più dipendenti da essa e con ciò sempre più deboli e non in grado di far fronte alla Vita autonomamente ma esclusivamente attraverso delle protesi artificiali di vario genere da cui siamo sempre più dipendenti (e il telefono cellulare è una di queste).

La tecnologia ci fa relazionare sempre più con un mondo morto anziché con quello vivo e pulsante della natura e dei rapporti umani, ci spegne progressivamente (basterà vedere la differenza di gioia, entusiasmo spontaneo, creatività, forza, coraggio, tra un bimbo nato e cresciuto nella natura ed un piccolo zombie nato in città e costretto a relazionarsi con videogiochi, programmi televisivi, ecc…).

sabato 23 aprile 2016

Non-Lavoro e Rivoluzione

Non-Lavoro e Rivoluzione

di C. Benatti

Il non-lavoro è un modo di fare la rivoluzione? No, di viverla

Stralci da un’intervista di Claudia Benatti a Philippe Godard, saggista francesce, autore di Contro il Lavoro (ediz. Elèuthera), pubblicata dall’ultimo numero del mensile Terra Nuova.

Il lavoro impedisce l’invenzione e la sperimentazione di rapporti più ricchi e articolati, ci priva della gioa del saper fare tante attività diverse, e di farle non perché dobbiamo, ma perché ci sembra giusto e necessario (…). La maggior parte degli uomini non si è dedicata spontaneamente al lavoro inteso come produzione di beni destinati a mercati anonimi e sconosciuti, destinati cioè ad alimentare l’economia monetaria.

È stato con l’avvento degli Stati moderni e del capitalismo che gli esseri umani sono stati trasformati nella materia prima destinata a una macchina che trasforma il lavoro in denaro.

L’esaltazione del lavoro presenta per chi ha il potere l’enorme vantaggio ideologico di riunire sotto lo stesso vessillo sfruttatori e sfruttati. Si finisce così per considerare il lavoro come un valore; ma se così è, allora significa che questa società considera anche il processo di produzione-consumo un valore fondamentale, prospettiva di per sé agghiacciante. Peraltro è un giochino che permette di schiacciare le libertà, che si riducono solo a quelle necessarie al valore del lavoro: poter produrre e consumare liberamente. Il lavoro, dunque, è divenuto un modello di società all’interno della quale non ci resta che il consumo.

Il sindacalismo per i diritti del lavoratori? Non libera dal lavoro, vuole semplicemente sostituire il lavoro per i padroni con lavoro collettivo per la comunità in senso astratto.
Tutti, nessuno escluso, negano la possibilità di una cooperazione umana, spontanea e pacifica; il sistema capitalista si adopera per renderla sempre meno realizzabile (…).

Capitalisti, comunisti, persino anarchici, ci hanno sempre raccontato che la tecnica a seconda della direzione che le sarebbe stata data avrebbe potuto essere messa al servizio dell’emancipazione anziché dell’oppressione.

Illusi sono anche i moderni ecologisti soft, che sperano e credono che la tecnologia, sinonimo di miracolosa efficacia, di massima produttività e minimo consumo, possa salvarci dal mondo abbrutito, abbrutente e inquinato. Eppure la storia ci ha insegnato che i balzi tecnologici sono sempre accompagnati da un aumento della pressione sugli essere umani, una maggiore limitazione delle loro libertà, un’accentuazione del dominio e della repressione contro chiunque contesti questi meccanismi. (…) Ormai bisogna andare oltre anche la decrescita, occorre una critica radicale a tutto ciò che ci rende servi.

Quelli che noi consideriamo «selvaggi», dedicano mediamente alla produzione di cibo non più di tre i quattro, massimo cinque ore al giorno; produzione peraltro interrotta da frequenti pause. Il resto è per le relazioni, per se stessi e per la comunità. E non vivono nella miseria, come vorrebbero farci credere, ma nella società dell’abbondanza. È la nostra società contemporanea ad aver creato carestie e povertà su larga scala. Ed è la nostra società ad avere talmente interiorizzato il lavoro da non poterlo più mettere in discussione, se non rimettendo in discussione il senso stesso della vita. Ebbene, è ora di farlo.

Per liberarsi occorre smettere di produrre. La nostra unica scelta è tra il lavoro e la liberazione. Di fronte a un input tanto drastico, molti si spaventano. Invece no, non ci si deve spaventare. (…) Possiamo inventarci un’esistenza diversa, dalla quale bandire il lavoro.

Il non-agire è tutto il contrario del non-intervento. Non è un ritirarsi dal mondo, bensì una critica verso qualsiasi azione contro l’ambiente. Non è un modo di fare la rivoluzione, ma di viverla.
Articolo pubblicato sul sito Comune.info

sabato 7 novembre 2015

Il Controllo dell’umanità (e cosa fare)

Negli ultimi anni abbiamo visto una straordinaria erosione delle libertà e uno speculare accentramento di potere e ricchezza salire verso l’alto. L’unica cosa che possiamo fare per difenderci da questo attacco alla Vita, è ripartire in silenzio, unendoci tra di noi, che stiamo in basso, anziché farsi quella che “guerra tra poveri” che è l’obiettivo di quelli che stanno in alto.

Da quando esiste la storia esistono dominio, controllo e guerra. Nella preistoria no ma nella storia sì. Se noi guardiamo alla storia con discernimento vediamo che questa non è altro che una sequela infinita di atti di aggressione contro il pianeta, contro i viventi in generale e di conseguenza anche contro gli umani (che sono a tutti gli effetti dei viventi come tutti gli altri, né più né meno).
Ciò che è cambiato dunque non sono gli effetti finali della storia (che è sempre stata dominio, controllo, guerra) quanto le modalità con cui questa viene portata avanti. In questa ottica è fuori di dubbio che all’immenso avanzamento delle tecnologie siano corrisposte forme di dominio, controllo, guerra all’umanità (oltre che a tutto il resto) sempre più avanzate e di fronte alle quali siamo ovviamente sempre più indifesi.

L’avanzata politico-economica che sta prendendo piede sempre più fattivamente in questi anni è di tipo accentrante. In altre parole è una guerra che quei pochi che stanno in alto portano avanti nei confronti di chi sta in basso (cioè sotto). Tutto il resto sono unicamente corollari utili alla realizzazione del piano. Il destino dell’umanità, a meno di un cambio di prospettiva enorme e di cui francamente si vedono ben pochi segnali, almeno per i decenni a venire, è molto chiaramente segnato. E non è un bel destino.

L’avanzata tecnologica, concentrando in un unico punto, quello del dominio e controllo (guerra), tutte le sue armi (biometria, ingegneria genetica, farmaceutica, medicina, alimentazione, energia, ma anche (dis)informazione, istruzione, intrattenimento (imbonimento), e ancora “democrazia”, politica in generale, leggi, burocrazia, istituzioni nazionali e sovranazionali, l’invenzione del terrorismo come nemico globale, l’indebitamento globale (Stati, aziende, famiglie, individui), ecc.), ha reso le masse sempre più docili, belanti e impaurite, rendendo questi controllo e dominio di facile realizzazione, il tutto in tempi e modi impensabili fino a solo poco anni addietro.

Se vogliamo andare alla sostanza, come umani abbiamo ben pochi margini di manovra per vivere in maniera libera e dignitosa o comunque questi margini sono in costante riduzione. Io credo che i nodi verranno al pettine definitivamente e drammaticamente nel momento in cui il degrado socio/ambientale arriverà ad un punto di rottura, congiuntamente alla definitiva eliminazione del denaro contante (che già oggi si attesta indicativamente ad un ben misero 7% dell’intera massa circolante) e alla totale mercificazione dell’esistente portata avanti sempre più serratamente (vedi l’ormai famoso TTIP).

Sarà allora che con qualche scusa di sicurezza globale o forse anche solamente con l’imbonimento, verrà a tutti installato un bel microchip (la cosa del resto non deve sorprenderci. Non chippiamo il cane e anche tutti gli altri che ci fa comodo chippare? Che cambia? Perché il cane sì e noi no? La logica non è sempre la stessa?). Così il controllo dell’umanità sarà globale, totale, definitivo, il tutto alla faccia di quel “mondo libero” in cui ancora molti sono convinti di vivere.
In una situazione simile, cioè una situazione in cui la sopravvivenza sarà estremamente difficile, è evidente che ci sarà un’escalation di violenza generalizzata. Questo è ciò che sta accadendo oggi in sempre più numerose aree del mondo.
Molti sostengono che tutte queste manovre che abbiamo cercato succintamente di indicare nelle righe precedenti, hanno lo scopo di far diventare le multinazionali e chi le governa (cioè il potere economico) ancora più ricche di ciò che già sono ma non è così. Non è affatto così. L’economia non è più, almeno per i controllori, un mezzo di arricchimento ma semplicemente uno strumento di controllo sociale (cioè di tutti noi che siamo costretti a lavorare per andare avanti). Siamo noi che dobbiamo lavorare per campare, non loro per arricchirsi.

A che servono un profitto e una ricchezza derivanti dall’economia quando questa ricchezza viene letteralmente creata dal nulla dal potere bancario-finanziario, quello stesso potere bancario-finanziario che controlla in toto l’economia? Che ci fanno con altra ricchezza se quella già esistente (creata dal nulla come abbiamo detto) è sufficiente per comprarsi tutti i pianeti, gli universi, le galassie?

La logica dunque è un’altra. Molto banalmente è una logica di dominio e di controllo ed è la stessa logica che l’umanità in generale applica da diecimila anni (cioè dall’inizio della storia) all’intero pianeta ed ai suoi abitanti. E’ la prospettiva antropocentrica poi trasformatasi in egocentrica ad averci ridotto così. Proviamo a pensare a quell’orribile fabbrica di morte che sono i moderni allevamenti industriali di animali e capiremo che la logica che vi sta dietro è la stessa. Come noi ci consideriamo di un’altra categoria rispetto agli animali, i dominatori dell’universo si considerano di un’altra categoria rispetto a noi. E, bisogna dirlo, secondo questa (per me inaccettabile) logica, lo sono.

Ce ne accorgiamo solo adesso per due motivi: il primo è perché sta cominciando a toccare anche a noi occidentali in prima persona (agli africani, tanto per dirne una, è già toccato da un pezzo), e il secondo è perché gli strumenti tecnologici di controllo sono diventati talmente avanzati (ed utilizzati sempre più esplicitamente) che finalmente qualcuno sta cominciando ad aprire gli occhi (ancora un po’ pochini per la verità).

Questo dominio sociale sempre più esasperato e esasperante si è esplicato in maniera molto evidente negli ultimi anni attraverso la progressiva destabilizzazione di sempre più aree del mondo (basta pensare al medio oriente e ora all’Ucraina), attraverso crisi economiche indotte, migrazioni forzate di milioni e milioni di uomini, donne e bambini (e ci sono dementi, lasciatemeli chiamare per ciò che sono, che ce l’hanno con gli emigranti e che dicono che “devono tornare a casa loro”) e tanto altro ancora.
Tutto ciò genera in ultima analisi paura e insicurezza, oltre ad una progressiva scarsità di beni essenziali alla vita, che rendono l’umanità sempre più docile, piegata ed incline ad accettare qualunque sopruso; come difatti sta accadendo.

Cosa possiamo fare?
Veniamo a noi. Cosa possiamo fare per provare a vivere bene in un mondo sempre più difficile? Premesso che non credo si possa combattere i dominatori dell’universo con le loro armi (hanno tutto, assolutamente tutto, per vincere con la violenza, e difatti è proprio con quella violenza che stanno già “vincendo”), e premesso anche che le dinamiche di questo futuro sono comunque impossibili da dettagliare, io credo che il primo, fondamentale passo sia quello di giocare ad un altro gioco, il nostro gioco, di cui noi facciamo le regole.

giovedì 20 agosto 2015

La sovrappopolazione mondiale, tra mito ideologico e realtà

di Salvatore Santoru
Al giorno d'oggi si fa un gran parlare del problema della "sovrappopolazione". Stando alla teoria più in voga del momento, l'umanità non sarebbe più sostenibile per il pianeta e occorre fare in modo che venga dimezzata.
Questa teoria non è nient'altro che una nuova variante delle idee di Thomas Malthus, il quale affermava che la crescita della povertà e della fame nel mondo è dovuta quasi solamente alla crescita demografica mentre non indagava gli aspetti relativi alle contraddizioni economiche e sociali del problema.

Malthusianesimo e eugenetica
Il malthusianesimo è stata un'ideologia molto popolare nell'Ottocento e nel primo Novecento e influenzò profondamente Herbert Spencer, il fondatore del darwinismo sociale, ideologia che costituì un fondamentale supporto teorico alla teoria e alla pratica dell'eugenetica.
A partire dal 1899, negli USA furono avviate politiche eugenetiche che consistevano perlopiù nella sterilizzazione coatta delle persone considerate deboli o " inadatte " : sopratutto disabili fisici o mentali, persone affette da disturbi psichici, appartenenti a minoranze etniche e addirittura epilettici.
In seguito le pratiche eugenetiche si diffusero sempre di più oltre i confini statunitensi e raggiunsero l'apice in Germania con il famigerato programma dell' Aktion T4 , basato sulla sterilizzazione coatta e sull'uccisione sistematica di individui disabili fisici e mentali e affetti da problematiche psichiche e sociali...
Finita la II guerra mondiale l'eugenetica era ormai caduta in disuso, ma nonostante ciò continuò ad essere applicata nella Svezia sino al 1975 e gli ultimi esperimenti diretti di tal tipo furono eseguiti in Svizzera nel 1985.

Questione ambientale
Tra i cosiddetti neomalthusiani è molto diffusa l'idea che l'essere umano rappresenta in quanto tale un pericolo per l'ambiente nel suo insieme e per questo bisogna al più presto dimezzarne radicalmente la diffusione, e ambire alla "crescita zero" demografica. Alcuni sostengono che bisogna adottare politiche radicali di controllo delle nascite per questo, anche di stampo autoritario prendendo esempio della "politica del figlio unico" cinese .
Queste proposte, tanto semplicistiche quanto pericolose, non rappresentano la soluzione al problema, le quali cause vanno ricercate perlopiù negli estremi squilibri e danni causati dal modello di sviluppo economico attuale, incentrato sulla crescita economica sregolata e sul disprezzo verso la natura e l'ecosistema nel suo complesso. Inquinamento, urbanizzazione selvaggia, deforestazione, specie animali in via di estinzione e molto altro sono l'altra faccia dello sviluppo e del progresso economico ottenuto a scapito del benessere ecologico e della stabilità ambientale.

Questione economica 
Ultimamente con l'avvento della cosiddetta " rivoluzione verde ", che al di là del nome portò a un'aumento vertiginoso di sfruttamento ambientale, inquinamento e distruzione delle biodiversità, e sopratutto con l'adozione su vasta scala dello stile di vita consumista la situazione è gravemente peggiorata.
E qua entra in gioco anche la stessa sovrappopolazione: infatti dall'adozione dell'attuale modello di sviluppo in soli cent'anni la popolazione mondiale è aumentata di quasi 6 miliardi.
Vista in quest'ottica il problema stesso della sovrappopolazione risulta diverso e la sua versione ideologica corrente si dimostra un mito. Il problema non è tanto o solo la crescita demografica in sé, ma è l'attuale modello di sviluppo che è del tutto instostenibile e che sta distruggendo l'ambiente e gli equilibri ecologici .

Sarebbe troppo facile dare la colpa di tutto questo a tutti gli esser umani indistintamente e non menzionare per esempio il ruolo delle multinazionali e dei poteri economici in generale.
Infatti, dalla metà del XX secolo in poi, il potere delle corporations si è fatto praticamente assoluto e onnipresente, ed è stata avviata una gigantesca campagna propagandistica ( la pubblicità commerciale con cui siamo "bombardati" ogni giorno ) per giustificare e imporre lo stile di vita consumista in Occidente, e oggi sempre di più nel mondo intero.

Conflitti d'interesse
Un fatto interessante è che ora le stesse corporations che per anni e anni hanno devastato, inquinato, sfruttato l'ambiente e contributo al massacro di animali e alla deforestazione selvaggia, propagandato l'uso di energie non rinnovabili e dannose come il carbone, il petrolio e il nucleare e tanto altro, ora si "tingano" di verde e propongano una forma molto ambigua di "sviluppo sostenibile".

Interessante anche il fatto che il gruppo dei Rockfeller, proprietario della compagnia petrolifera più inquinante e distruttiva del mondo, la Exxon (un tempo chiamata "Standard Oil ") e finanziatore della rivoluzione verde (che contribuì ad aumentare la popolazione mondiale), sia impegnato da tempo sulla lotta alla sovrappopolazione mondiale, e sia arrivato negli anni 70 a finanziare il Club di Roma.
Oggi più che mai David Rockfeller, uno tra gli uomini più ricchi e potenti del mondo, è uno dei principali sostenitori della teoria della sovrappopolazione (su Youtube si può vedere un suo "memorabile" discorso all'ONU su questo tema) ... molto interessante la sua "carriera": un passato come amministratore della Chase Manhattan Bank, azionista della già citata Exxon e della General Elettric, e infaticabile lobbista e membro fisso di organizzazioni elitarie come il Council on Foreign Relations, la Trilateral Commision e il Bilderberg.

La decrescita economica come soluzione

lunedì 5 gennaio 2015

"Decrescita felice" (leggasi povertà programmata)

"Decrescita Felice" : Dal Movimento 5 Stelle all'Europa tutti la propagandano. Un caso ?

Adesso possiamo dirlo con un certo grado di consapevolezza. Il movimento della decrescita non è altro che l'ennesimo movimento reazionario volto a far ritornare l'umanità ad uno stato simile a quello in cui era sotto il dominio Cattolico nei secoli bui del Medioevo, cioè un'umanità che viveva nella penuria, nelle malattie, nella carestia e nel terrore religioso. E, nonostante tutti i capziosi ragionamenti contraddittori e senza logica dei decrescenti, i quali dicono ogni volta che abbiamo frainteso i loro veri obiettivi rimane un fatto inconfutabile: questo movimento si è molto sviluppato di pari passo alla crisi economica e alle politiche antidemocratiche di austerità della Commissione Europea
Nello stesso momento in cui i decrescenti ci dicono quanto è bello e rivoluzionario ritornare alle vecchie tradizioni "solidali" dei tempi andati preindustriali, quando il popolo ignorante e sottomesso al terrore religioso viveva sì e no di stenti fino a 40-50 anni al massimo e poteva contare solo sull'elemosina stracciona del potente di turno, il re dei Paesi Bassi Guglielmo Alessandro ci spiega che il welfare non è più sostenibile e gli aiuti alle persone in difficoltà andrebbero affidati solo alla carità e alle reti sociali private. Ma le reti sociali private di un principe o un re sono un tantino differenti da quelle di un disoccupato di Scampia!

Molti decrescenti ci raccontano la buona novella di quanto sia bello vivere senza lavoro e avere più tempo libero, da dedicare, come fanno gli straccioni, a soddisfare le necessità quotidiane raccattando gli oggetti dalla rumenta e accontentandosi dello stretto necessario alla sopravvivenza (altrimenti sarebbero dei demoniaci consumisti), proprio nel momento in cui la Commissione Europea, e gli stati europei che da essa prendono ordini, non fanno altro che smantellare tutti i "privilegi" di assistenza sociale nei confronti delle classi subalterne, un accadimento contemporaneo ad un forte ridimensionamento dei loro redditi da lavoro e ad un aumento preoccupante della precarietà e della disoccupazione di massa, il tutto avvenuto anche come conseguenza dell'introduzione dell'euro. Inutile girarci intorno, cari decrescenti, sarebbe l'ora di smetterla di starnazzare pateticamente che il vostro movimento sia qualcosa di diverso da quello che in realtà è, cioè un movimento reazionario antidemocratico volto alla restaurazione di un Ancien Régime preindustriale e prescientifico in cui far precipitare le masse, perfettamente in linea con i progetti dell'elite eurista. E' illuminate al riguardo un libro di recente pubblicazione, scritto la Luca Simonetti, dal titolo Contro la Decrescita, di cui leggiamo l'introduzione:

Questo libro si propone un compito tanto necessario quanto controcorrente: smontare il mito della decrescita come visione alternativa della società rivelandone di volta in volta i numerosi luoghi comuni, le ingenuità o addirittura la malafede. Ha davvero senso il nuovo mito del ritorno alla terra e l’elogio dei contadini del passato? È giusto considerare l’austerità un valore contrapponendola al «demoniaco» consumismo? Siamo proprio sicuri che lo slow food sia più etico e altruistico del tanto stigmatizzato fast food? E uno Stato in cui qualcuno decidesse cosa è necessario consumare per vivere, e cosa non lo è, non diventerebbe uno Stato totalitario? Non c’è il rischio che si tratti dell’ennesima, prepotente riemersione di un’ideologia antica che ha già avuto in passato esiti politicamente nefasti?
Da Carlo Petrini a Serge Latouche, da Simone Perotti a Vandana Shiva, Simonetti passa in rassegna idee e proclami di tutti quei teorici della «decrescita felice» che in nome di una visione del passato nostalgica e sentimentale, e animati da diffidenza e ostilità nei confronti della scienza, della tecnica e del progresso, finiscono col «vedere l’apocalisse con ghiotta impazienza». Con ironia e passione, e uno stile limpido e acuminato, l’autore di questo libro ci dimostra che nessuna decrescita potrà mai essere felice, ma solo estremamente pericolosa.
In questo libro vengono analizzate ad esempio le terrificanti proposte volte all'eliminazione del Welfare state portate avanti dal pazzoide Ivan Illich e riprese dai decrescenti nostalgici dei tempi andati; spiace dirlo ma Illich, quell'omuncolo fatto passare da una certa letteratura "antisistema" da anarchico rivoluzionario, non è stato altro che un piccolo reazionario conservatore e fatalista. "Illich è convinto che la condizione umana sia sempre la stessa e non sia suscettibile di miglioramento e che combatterla sia hybris, il vecchio termine greco che indica la tracotanza dell'uomo che pretende di superare i limiti posti dal fato", afferma Simonetti alle pagine 44 e 45 del suo libro; e continua: "Qui è innanzitutto interessante il modo in cui viene descritta la figura di Prometeo, il Titano che, sfidando gli dei, donò il fuoco agli uomini: per Illich diviene un mascalzone, animato dalla cupidigia e giustamente punito. C'è da chiedersi, però, perché mai la decisione divina di negare il fuoco agli uomini e tenerselo per sé sarebbe buona e giusta e egoista quella di Prometeo di rubarglielo e farne partecipi gli uomini. E' evidente anche l'inconfessabile natura classista della teoria di Illich: la hybris va bene per i pochi, per gli eroi, per gli uomini di eccezione; non va bene per la massa. Questa impressione è confermata dal fatto che, tra i contraccolpi del progresso che portano alla nemesi, oltre ai ben noti cavalli di battaglia del Nostro - la scuola, la medicina, l'automobile - spunta anche, inopinatamente, il diritto di voto."
E' forse un caso che Illich provenga culturalmente dall'istituzione più antidemocratica e reazionaria di tutti i tempi? (mica dalle scuole pubbliche di massa da lui aborrite!). Cioè, Illich "studiò  teologia e filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma" (vale la pena ricordarvi che l'Università Gregoriana è un'istituzione elitaria privata guidata dai Gesuiti?) e diventò, nel 1951, un sacerdote cattolico, anche se in seguito tornò allo stato laicale per via di contrasti con la Chiesa stessa; ma di finti abbandoni e opposizioni alla Chiesa Cattolica ne abbiamo analizzati già diversi. Ma andiamo avanti. Da un articolo dal titolo La crisi "sistematica" della chiesa descritta già 40 anni fa di Fabrizio Mastrofini, pubblicato su Vatican insider, leggiamo:
"La proposta di Illich è semplice. Primo: il senso del cristianesimo è nell’evangelizzare. Dunque niente a che vedere con il proliferare di strutture ed istituzioni sociali, educative, sanitarie alle quali abbiamo assistito in tutto il mondo. Solo annuncio del Vangelo e cambiamento interiore. Il resto verrà da sé.
[...]
L’esempio, per capire, riguarda la «forma» che secondo Illich potrebbe assumere la vita dei preti. A suo avviso «il ministero sarà esercitato non più come impegno a tempo pieno ma piuttosto come una gioiosa attività nel tempo lasciato libero dal lavoro. La diaconia sostituirà la parrocchia nel ruolo di unità istituzionale di base della Chiesa." fonte
Cosa avrebbe da lamentarsi, diciamocelo, questo Illich, nel vedere che ogni giorno la sanità viene smantellata e privatizzata, le pensioni vengono tagliate e che l'edilizia popolare e la scuola pubblica ricevono sempre meno finanziamenti? E' indubbio che approverebbe! L'importante è evangelizzare un mondo di "felici" dementi, denutriti, malati ed ignoranti che si accontentano della loro miseria e che vivono comunitariamente in baracche autocostruite alla meglio e ascoltano la buona novella del "gioioso" prete-lavoratore, il sostituto dell'educazione delle scuole pubbliche, a quanto pare!! Il resto verrà da sé, guai a progettarlo con istituzioni democratiche non ecclesiastiche e finanziamenti pubblici! La vera essenza della rivoluzione "anarchica"! Proprio come Madre Teresa di Calcutta, ci verrebbe da dire. Anche se non credono nel miglioramento della condizione umana, non vi è dubbio che questo propagandato regresso sia per loro lo status di maggiore progresso e sviluppo della condizione umana rispetto alla demonizzata società industriale sviluppatasi soprattutto nel secondo dopoguerra. Infatti, tutto il discorso dei decrescenti è improntato alla demonizzazione moralistica del benessere di massa acquisito dopo decenni di lotte sociali e di progresso tecnico scientifico; ai loro occhi questo benessere non è altro che consumismo demoniaco imposto da un mercato svincolato dai bisogni umani. Intendiamoci, che il progresso tecnico scientifico abbia portato delle problematiche non lo mettiamo certo in dubbio; che ci siano delle cure mediche sbagliate (o imposte volutamente per danneggiare le persone) è un dato; e non mettiamo certo in dubbio che nelle mani di un'elite antidemocratica la tecnologia e la scienza abbiano avuto, hanno tutt'ora e potranno avere in futuro effetti nefasti; il progresso e la democrazia non sono una linea retta, sono spesso incerti e incompleti, e non c'è una sola e immutabile idea di Progresso, con la P maiuscola; ma da qui ad auspicare la totale eliminazione della sanità pubblica e della scuola pubblica, anzichè un loro progresso e miglioramento, ce ne passa! Da qui ad auspicare che la produzione industriale, l'economia, la scienza, la ricerca di cure mediche migliori e la tecnologia, debbano essere completamente abbandonate, ce ne passa! Anche perchè vi è un fatto ineludibile: le conquiste tecnico-scientifiche, l'igiene, le infrastrutture, i trasporti, la scuola pubblica e il cibo prodotto industrialmente non hanno portato solo problemi, ma ne hanno risolti molti altri: hanno portato ad un aumento dell'aspettativa di vita, alla diminuzione di morte prematura per malattie curabili, all'educazione dove prima c'era solo analfabetismo, superstizione religiosa ed ignoranza, alla libertà dal bisogno dove prima c'erano carestie e fame, ed hanno portato anche nuovi strumenti per esprimere la personalità e la creatività umana, prima inconcepibili; ed è proprio nella fiabesca ricostruzione dei tempi andati operata dai decrescenti che ravvisiamo uno dei peggiori limiti di questo movimento. Per loro non è nemmeno concepibile che il progresso tecnico scientifico possa risolvere i problemi di inquinamento e avvelenamento di certe aree della Terra, oltre a favorire benessere, creatività e libertà dal bisogno.
Il problema, quindi, a nostro modesto parere, non sono le conquiste tecnico-scientifiche, il problema sono la politica e le istituzioni democratiche, che devono essere sviluppate, potenziate (fermare l'edificazione di questa dittatura europea ad esempio) al fine di far beneficiare del progresso scientifico e tecnologico la gran parte dei cittadini, evitando o minimizzando i possibili usi volti a soggiogarli. E' chiaro che al punto un cui siamo arrivati, oltre a non essere auspicabile, non è nemmeno possibile tornare indietro ad un periodo prescientifico e preindustriale (i decrescenti identificano tout court il progresso scientifico e tecnologico con il capitalismo rapace), semplicemente perché non sarà possibile bruciare tutti i libri di fisica, chimica, biologia, ingegneria e uccidere tutti gli scienziati portatori di sapere. Se, quindi, vi sarà un ritorno all'età della pietra, sarà un ritorno dei cittadini comuni a questa età di miseria, ignoranza, superstizione e malattie, mentre l'élite di nobili e benestanti continuerà ad usare la scienza e la tecnologia per i propri fini e per il proprio piacere personale, oltre che per controllare e soggiogare i novelli uomini delle caverne seguaci di John Zerzan; e, tra virgolette, pare proprio che sia quello che vogliono; cioè ridurre in "felice" povertà e ristrettezza "solidale" la massa dei cittadini, mentre un'élite si gode i frutti del progresso e della scienza

mercoledì 31 dicembre 2014

LA POTENZA DEL BENE COMUNE



di Gianni Lannes
Mediterraneo - foto Gilan
Non sono un maestro, o un depositario di verità, ma un ricercatore. Non posso dare consigli e neppure indicare la via maestra. Io stesso la ignoro. Che fare concretamente? Bisogna allargare l’orizzonte, affinché ciascuno possa rendersi conto di non essere il centro dell’universo, ma un essere umano pensante, che ha nella profondità del suo pensiero, e del suo cuore, se non le risposte, almeno le speranze per vivere a testa alta. Insomma, vi esorto ad avere fiducia nelle proprie capacità e nei propri limiti.

L’essere umano è un prodotto di lotte intime e sociali, la cui soluzione provvisoria va cercata in quel dialogo infinito con gli altri, capace di allargare la sua visione del mondo, la cui angustia è forse l’autentica responsabile dell’acuirsi del dolore, nell’apparente insolubilità dei problemi.

La vera risposta non è quella che chiude il discorso, bensì quella segretamente custodita dalla domanda successiva. Essa, con la danza infinita dell’onda che abbraccia la riva, plasma il profilo della terra, dimostrandoci che nessun dolore è definitivo, nessun problema è insolubile, nessuna risposta è ultima.

Noi dobbiamo invitare una nuova generazione a trarre la verità insita in ognuno di noi e nelle cose, insegnare a pensare positivamente, a provare empatia, a coltivare il dubbio, a credere nella potenza del bene comune. E a non smettere di fare domande e di mettere in crisi tutte le risposte che sembrano definitive.

Socrate ha insegnato agli umani che maestro non è chi trasmette la verità, ma chi aiuta gli altri a partorirla dalla confusione delle proprie opinioni, anche se in contrasto con le idee dominanti.

Ora, e sempre, bisogna vivere in un mondo migliore, non soltanto sognarlo ad occhi aperti.

giovedì 4 settembre 2014

Un mondo migliore è veramente possibile

La costruzione di una società e di un mondo migliore sono realmente possibili


Di Salvatore Santoru
Tutti parlano di costruire un mondo e una società migliori, ma a parte gli slogan di concreto c'è ben poco.
La causa di ciò è da ricercare nel fatto che tale ideale è visto come qualcosa di astratto,meramente utopico e comunque ben poco realizzabile.
Ma non è così: o perlomeno non se si guarda tale concetto da un'altro punto di vista.
Il fatto è che la costruzione della società e di un mondo migliore ci viene presentata spesso come risultato dell'adesione ad una determinata ideologia, un preciso stile di vita e così via.
Ma per costruire realmente una società e un mondo migliore, tutto ciò non è necessario.
Difatti, non bisogna aspettare una mitica "rivoluzione" futura o chissà cos'altro, perchè per costruire una società e un mondo migliore si deve cominciare dal presente.
Inoltre, si deve avere ben chiaro che cosa si vuole veramente cambiare, senza i soliti astrattismi ideologici, che spesso hanno ben poco a che vedere con la realtà.
Bisogna tener presente che la società, e di conseguenza il mondo, cambiano anche grazie alle nostre scelte personali, dal modo di intraprendere le relazioni personali e sociali, e così via.

Su questo punto si deve lavorare per realizzare un radicale e consapevole miglioramento delle nostre e altrui condizioni.
Riflettiamo un'attimo sui problemi che attanagliano la nostra società.
Essi sono a un livello più basso il dilagare dell'arroganza, dell'egoismo più sfrenato, della spavalderia, e a un livello più alto della corruzione, del degrado e della degenerazione dominante, e a un livello ancora più alto della violenza, dei conflitti, delle guerre e così via.
Tutto ciò che viviamo nella nostra quotidianità, si riflette negli avvenimenti politici internazionali, e viceversa.
Come in alto, così in basso.
 
Come nella nostra società accettiamo che ci sia qualcuno che aggredisca un'altro, perchè visto come più "debole", a livello internazionale assistiamo e ci rassegniamo a vedere paesi che aggrediscono altri paesi, in quanto più "deboli": pensiamo agli States e complici, e alla loro politica aggressiva nei confronti della Libia, della Siria e di altre nazioni sovrane e indipendenti.
 
Come nella nostra società accettiamo che prevalga l'arrivismo e la spavalderia perchè va di moda e costituisce prestigio sociale, così politicamente assistiamo e ci rassegniamo alla dilagante corruzione che domina incontrastata nel nostro, come in altri, paesi.
 
Come nella nostra società ci disinteressiamo della cultura per occuparci solo di frivolezze, così politicamente ci ritroviamo i nostri cosiddetti "rappresentanti" che pensano più a spassarsela, piuttosto che fare gli interessi di coloro che dovrebbero rappresentare.


Come nella nostra società screditiamo i valori etici e non meramente materialisti e edonisti, così ci ritroviamo economicamente devastati dal modello consumista.

Come nella nostra società consideriamo il denaro il valore più importante, così economicamente e politicamente accettiamo e ci rassegniamo allo strapotere dei banchieri e delle più avide multinazionali, o per dirla in altre parole dell'usurocrazia e della plutocrazia internazionale.

Sia ben chiaro: noi non siamo direttamente e consciamente responsabili di tutto questo, ma inconsciamente accettiamo tale situazione perchè crediamo che non ci sia alternativa, e questo è un grande errore.
Il fatto è che grazie alla continua manipolazione operata dai mass media in questi ultimi anni, ci hanno convinto a pensare così, ad essere così e in tal modo a credere che non c'è alternativa a tutto questo. 
Ma l'alternativa esiste.
Così come la manipolazione mediatica ha modificato totalmente la società, distrutto valori, identità e culture, così noi, nel nostro piccolo, possiamo iniziare a modificare positivamente la nostra e altrui situazione, e il resto sarà una conseguenza.

Iniziamo dai piccoli passi, visto che come disse Lao Tzu, "Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo".


Al posto di privilegiare l'arroganza e la spavalderia, tuteliamo e valorizziamo la gentilezza e la sensibilità. 

Siddharta Gautama, popolarmente noto come Buddha, disse :
« La gentilezza dovrebbe diventare il modo naturale della vita, non l'eccezione » . 
La scrittrice statunitense Susan Cain ha affermato« Il desiderio universale di paradiso non ha tanto a che fare con l’immortalità, quanto con l’augurio di un mondo in cui tutti siano sempre gentili » .

 
Al posto di elevare a norma di prestigio individuale o sociale gli atteggiamenti predatori o antisociali, perchè fanno "figo", tuteliamo e valorizziamo la riflessione e la creatività più alta.
Al posto di privilegiare gli aspetti distruttivi e degradanti, tuteliamo e valorizziamo quelli costruttivi.
Al posto di privilegiare tutto ciò che riguarda degrado, degenerazione o violenza ( sia artisticamente che no), valorizziamo ciò che è equilibrio, armonia e bellezza ( intesa in senso interiore ).

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