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martedì 9 giugno 2020

MASCHERINE AL VELENO!!!

MASCHERINE ALLO ZINCO PIRITIONE IN ONORE ALLA GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE
By Valdo Vaccaro 5 Giugno 2020
GIORNATA SPECIALE DEDICATA ALLA ECOLOGIA
Da rilevare che oggi è venerdì 5 giugno. Non crediamo troppo alle giornate dedicate a qualcosa. Sono la brutta copia delle feste religiose. Se c’è un valore o un sentimento da celebrare, va celebrato tutti i giorni col nostro pensiero e con le nostre azioni, e non con una giornata di dedica che non serve a niente e a nessuno. Ma il 5 giugno è stato nominato GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE, e meriterebbe fare una eccezione, essendo esso devastato e brutalizzato in mille maniere.

AVVELENARE È DIVENTATO IL VERBO PIÙ IN VOGA
L’avvelenamento dei campi continua ininterrotto coi glifosati Bayer-Monsanto e con tutto il resto. Dell’avvelenamento delle acque e dell’aria non ne parliamo. Si continuano poi a lanciare decine di satelliti a sostegno delle installazioni 5G, per cui le radiazioni elettromagnetiche mettono a dura prova la nostra resistenza. L’avvelenamento continua ininterrotto e disinvolto, giorno dopo giorno, TERRIFICANTE!

CI MANCAVA SOLO IL PIRITIONE
Mi arriva in questo momento una denuncia video da parte del prof Giuseppe Altieri, docente italiano di punta in materia di agrobiologia, e più volte ospite d’onore e docente alla HSU-Health Science University. La cosa è talmente grave da superare ogni immaginazione. Sappiamo tutti che mascherine e guanti ciò nella loro versione normale fanno enormi danni alla salute e devastano pure l’ambiente, tanto che laghi, fiumi e mari si stanno intasando di queste porcherie promosse e propagandate da gente con cervello di galline rimbambite (le galline normalmente sono animali intelligenti al pari se non più degli uomini). Ma ora arrivano pure le mascherine avvelenate, e sono distribuite dalla Protezione Civile.

STIAMO ALLA LARGA DA QUESTI VELENI
Ecco il messaggio testuale del prof Altieri:
MAGISTRATI INDAGATE:
“MASCHERINE AVVELENATE DISTRIBUITE DALLA PROTEZIONE CIVILE, STERILIZZATE CON ZINCO PIRITIONE !”
Tale veleno è “letale per contatto con la pelle e se inalato, provoca gravi lesioni oculari e, soprattutto, non bisogna respirare polveri e fumi che lo contengono. CAZZO e me lo metti nelle mascherine?

STIAMO ATTENTI A COSA RESPIRIAMO
Raccomandazioni: “È necessario indossare una mascherina per evitare l’inalazione di questo veleno”. E questi criminali lo mettono dentro le mascherine ?! Protezione civile: non distribuite mascherine ! E, PER DIO, Non lasciamoci imbavagliare e avvelenare ulteriormente ! UN VELENO HA SEMPRE UN EFFETTO NEGATIVO SULLA SALUTE. SONO EFFETTI ACUTI E CRONICI. RESPIRARLO PER GIORNI E GIORNI potrebbe essere letale.

VIA LE MASCHERINE E TRATTARLE COME RIFIUTI PERICOLOSI
ALTRO CHE BASSI DOSAGGI, questo è un AVVELENAMENTO CONTINUO !!! Forze dell’Ordine, Esercito, MAGISTRATI… INTERVENITE SUBITO !!
E TOGLIETEVI LE MASCHERINE, PER LA VOSTRA E NOSTRA SALUTE (e anche perché tutto poi finisce nell’ambiente).
Dimettete questi Dittatori abusivi al Governo della Repubblica Italiana, derisa e STUPRATA.

MASCHERINE AL VELENO. FATE ATTENZIONE!!!(link)

Valdo Vaccaro (da documento originale di Giuseppe Altieri)

sabato 24 novembre 2018

Esistenza Bio-Illogika

Bio-Illogika – Attivazioni Biologiche

Stiamo vivendo una vita che crediamo essere giusta, o per lo meno siano stati indotti a crederlo. Siamo stati raggirati, sfruttati, plagiati, ma da chi? Da noi stessi. La storia è lì a raccontarcelo, ma non abbiamo nemmeno voglia di leggerla o ascoltarla.
Una semplice domanda: A cosa servono le guerre?
Comunque, c’è chi crede – ed è la maggior parte della gente – che meglio di così non possa andare. Eppure tanta gente percepisce, nel profondo di se’, che non è quello che vorrebbe. Non solo ha la sensazione di aver perso la rotta per il paradiso, ma ha la netta convinzione di essere in uno stato sociale schizofrenico.

Da un lato siamo spinti a vivere una vita tossica e nello stesso momento veniamo stimolati a purificarci con ammennicoli costosi, alimenti improbabili e pratiche ascetiche che mal si combinano con le 12-16 ore di impegni quotidiani.

Siamo divisi in due e non sappiamo come far andare d’accordo queste due metà. Una vuole una cosa e l’altra vuole altro. Vedremo in seguito chi sono queste due metà divise.
Quale altro essere su questo pianeta, spontaneamente, vive una vita del genere?
Nessuno.

I pesci stanno nell’acqua e nuotano, i serpenti stanno nel deserto e strisciano, i lupi stanno nel bosco e cacciano, i leoni e le gazzelle stanno nella savana e via di questo passo. Chi può volare vola, chi può correre corre, chi può vedere nel buio vive di notte, chi può arrampicarsi si arrampica e alla via così.
Allo stesso modo chi non può volare non vola, chi è in pericolo nel buio esce di giorno, chi striscia non salta, etc. etc.
Nessuno di questi esseri si rammarica per ciò che non può fare, o invidia chi fa ciò che lui non può fare. Ogni essere di questo pianeta accetta e vive le proprie caratteristiche, ne ottiene il meglio, ne sfrutta ogni singola capacità. Un falco non invidia il leone, all’antilope non interessa volare, al serpente non servono le corna e non le indossa per sembrare o voler fare il cervo.
Ogni singolo essere vivente di questo pianeta è in armonia non solo con il suo ambiente, ma con se stesso e le proprie capacità.
Tutti tranne uno: l’umano.
Sembra che per costui le “regole” biologiche non valgano.
Non ha ali per volare, ma vuole volare lo stesso
, arrivando a rischiare la vita (per se e per altri) per farlo.
Non ha occhi per vedere nel buio, allora illumina la notte bruciando milioni di tonnellate di petrolio, inquinando l’aria che respira.
Il suo sistema è stato costruito per dormire di notte, ma lui prende eccitanti e si inventa attività per stare sveglio anche di notte.
L’umano ha armi corporee che gli consentono di cacciare una preda alla volta, massimo due, ma si inventa arzigogoli micidiali per fare stragi di intere specie animali e vegetali; ne ha perfino fatto un divertimento.
Come tutti gli altri esseri viventi, anche l’umano dipende dal pianeta Terra per poter vivere, ma è l’unico che sta facendo di tutto per distruggerlo, come se le conseguenze di ciò non lo riguardassero.

L’essere umano – fatte le dovute eccezioni – non si percepisce in armonia non solo con il suo ambiente, ma nemmeno con se stesso e le proprie capacità.

Se è in un posto, sogna e vuole essere in un altro. Se può fare bene una cosa, studia convulsamente per farne male un’altra. Se vuole avere figli, non li fa perché “non è il momento” o “non ho uno stipendio” (voglio ricordare che i nati nel 1945 sono stati concepiti sotto le bombe). Se fa freddo vuole il caldo, se fa caldo vuole il freddo…

Dicevo delle due metà dell’essere umano, che sono in costante contrasto l’una con l’altra. Sono la mente e il corpo di cui ho già scritto in diversi articoli.

Quando la mente vuole una cosa che il corpo non vuole, o non concede al corpo ciò di cui ha necessità, o camuffa una emozione, o dice una bugia, avviene il distacco.
Si materializza una condizione bio-illogica, o bio-disarmonica. In altri termini si verifica la “malattia”.

E quindi cosa c’è di non biologico nella vita di questa umanità?
Se facciamo eccezione per le poche popolazioni tribali oggi ancora lontane dalla follia della “civiltà”, tutto.
Non solo avvelenare cibo e acqua, negare l’infanzia ai bambini, la gravidanza alle donne, devastare interi continenti, inquinare i mari, alterare il clima, estinguere specie animali e vegetali, no, non solo.
Soprattutto è negare a se stessi la propria natura, la propria verità
, mentire sui propri reali bisogni e convincersi a forza che va bene così. Giustificare la rovina con un millantato futuro migliore, dimenticando la verità del presente.

Credere che il proprio corpo, preso a calci da tanta stupida superbia e tanta cieca disonestà, stia facendo degli sbagli se cerca di difendersi e mantenersi in vita.
Questa è la condizione non biologica più grave.

Una umanità che nega la propria natura, non solo non ha speranza, ma sta chiedendo insistentemente la propria estinzione e, come dicono i saggi, chiedere è metà dell’avere.
Ah, dimenticavo, le guerre non servono solo a vendere più armi. Servono a rendere schiavi i sopravvissuti a tali guerre. Saranno schiavi non di qualcuno in particolare, ma schiavi dei propri desideri, dei desideri di essere o avere ciò che la Natura non ha dato loro.
Schiavi del volere essere ciò che non sono.
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giovedì 9 agosto 2018

Abbiamo esaurito le risorse della Terra, ma guai ad abbandonare il consumismo!

Abbiamo esaurito le risorse della Terra, ma guai ad abbandonare il consumismo!

Come ormai accade puntualmente sin dal 1970, abbiamo nuovamente esaurito con largo anticipo le risorse che la Terra è in grado di rigenerare nel corso dell'anno corrente.

Nonostante gli accorati appelli di scienziati ed ecologisti, l'earth overshoot day (il giorno del debito ecologico) si è verificato il primo di agosto: mai così presto, da quando l'umanità ha oltrepassato per la prima volta il limite che sancisce la sostenibilità.

E mentre la torrida estate distrugge i raccolti nel Nord Europa e il riscaldamento globale fa strage di animali con la complicità dell'inquinamento, Apple entra nel Guinnes dei primati toccando quota 1.000 miliardi di capitalizzazione, come a voler sottolineare tutta la follia dell'odierna società, che non si cura affatto delle cose fondamentali per dare un'enorme importanza all'inessenziale.

Forse l'umanità riuscirà a comprendere cosa intendo, soltanto quando a forza di sprecare tempo, risorse, energia e lavoro per produrre e consumare cose inutili e dannose in quantità crescenti e a ritmi sempre più elevati, finirà per compromettere l'ecosistema a tal punto da non riuscire più a disporre di aria, acqua e cibo a sufficienza per assicurare la sua sopravvivenza.

Ci stiamo già ammalando a causa dei veleni che abbiamo immesso nell'ambiente e che ormai respiriamo, beviamo e mangiamo ogni singolo giorno, ma la sofferenza dovuta alla malattia evidentemente non è ancora sufficiente per far risvegliare le coscienze assopite.

Tutto ciò impone una seria riflessione, perché è del tutto evidente che se non si sceglierà di far decrescere il sistema economico in modo intelligente, abbandonando ogni sorta di consumo superfluo, in breve tempo l'ecosistema collasserà.
A quel punto l'economia decrescerà lo stesso, che lo si voglia o no, ma invece di farlo in modo controllato, precipiterà, facendo morire di stenti miliardi di esseri viventi: umani inclusi.

Che cosa propongono i lungimiranti economisti per risolvere la situazione? Di far crescere ulteriormente l'economia: si tratta di un'ottima soluzione, se lo scopo è quello di accelerare il declino dell'intera umanità.

Com'è noto dall'esperienza, le vere soluzioni ai problemi della società non arrivano dall'alto, per risolvere sul serio le criticità c'è bisogno di cambiamenti individuali. 

Ma che cos'è disposto a fare in prima persona l'essere umano medio per evitare la catastrofe? Nulla.

Chi può permetterselo economicamente, non ha alcuna intenzione di abbandonare la moda e il consumismo, non vuole cambiare alimentazione, non si preoccupa di ridurre l'utilizzo della sua automobile e non si degna neanche di rinunciare ai vizi più malsani;
d'altro canto, chi non può permetterselo, nel suo intimo sogna ardentemente di poter fare altrettanto di chi invece può, e non appena la sua ricchezza si accresce, ecco che inizia ad iper-consumare, se non altro per celebrare la propria ascesa sociale.

Le soluzioni sono ben note, ma non c'è la volontà di attuarle.
E allora: buona sesta estinzione di massa a tutti! 
Non c'è salvezza per chi s'è messo in testa di voler morire.

Se l'umanità non sceglie di orientarsi alla vita, non resta altro che sperare che dalle ceneri di questa (in)civiltà fiorisca una Nuova Umanità.
Mirco Mariucci  
Fonti:

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lunedì 8 gennaio 2018

LA MALATTIA DEGLI ULIVI ERA TUTTA UNA TRUFFA!

LA MALATTIA DEGLI ULIVI ERA TUTTA UNA TRUFFA!
Svolta nell’inchiesta della Procura di Lecce sulla diffusione del batterio Xylella fastidiosa. Sono dieci i nomi che sono stati iscritti sul registro degli indagati. Tra loro, oltre a funzionari della Regione Puglia, ricercatori del Cnr e dello Iam e componenti del Servizio Fitosanitario centrale, c’è anche Giuseppe Silletti, comandante regionale del Corpo Forestale, nelle vesti di commissario straordinario per l’emergenza fitosanitaria. Rispondono dei reati di diffusione colposa di una malattia delle piante, inquinamento ambientale colposo, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali.

I nomi sono riportati nel decreto con cui le pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci dispongono il sequestro preventivo d’urgenza di tutte le piante di ulivo interessate dalle operazioni di rimozione immediata come previsto dal Piano Silletti e individuate nell’ordinanza del commissario del 10 dicembre scorso. Sotto chiave sono finiti anche tutti gli ulivi interessati dalla richiesta di rimozione volontaria “sulla base del verbale dell’Ispettore fitosanitario, in cui si rileva la presenza di sintomi ascrivibili a Xylella fastidiosa”, in esecuzione alle previsioni della nota di Silletti del 3 novembre scorso. Inoltre, sono sequestrate tutte le piante di olivo già destinatarie dei provvedimenti di ingiunzione e prescrizione di estirpazione di piante infette emessi dall’Osservatorio fitosanitario regionale. Su quei terreni, ad ogni modo, si consente qualunque intervento colturale che non sia il taglio degli alberi al colletto del tronco o la loro eradicazione.

Il decreto è stato notificato a Silletti nel pomeriggio del 18 dicembre dagli agenti del Nucleo ispettivo del Corpo Forestale dello Stato.
Gli altri indagati sono l’ex e l’attuale dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale, Antonio Guario e Silvio Schito; Giuseppe D’Onghia, dirigente del Servizio Agricoltura Area politiche per lo sviluppo rurale della Regione Puglia; Giuseppe Blasi, capo dipartimento delle Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Servizio fitosanitario centrale; Vito Nicola Savino, docente dell’Università di Bari e direttore del Centro di ricerca Basile Caramia di Locorotondo; Franco Nigro, docente di Patologia vegetale presso Università di Bari; Donato Boscia, responsabile della sede operativa dell’Istituto per la protezione sostenibile delle Piante del Cnr; Maria Saponari, ricercatrice presso lo stesso istituto del Cnr; Franco Valentini, ricercatore presso lo Iam di Valenzano.

Nelle 58 pagine di decreto, viene ripercorsa l’intera vicenda, a partire dalla prima segnalazione dei sintomi di disseccamento degli ulivi, già dal 2004-2006 e poi nel 2008. All’inizio, però, si attribuirono le cause solo alla lebbra dell’olivo, per la quale, tra il 2010 e il 2012, sono stati anche avviati campi sperimentali “per testare prodotti non autorizzati” per combattere la malattia e per il diserbo degli oliveti con fitofarmaci Monsanto. Nelle varie tappe anche i primi convegni italiani su Xylella, come quello nell’ottobre 2010 presso lo Iam di Bari.

Infine, le analisi, fatte svolgere dalla Procura su ulivi di San Marzano (Ta) e Giovinazzo (Ba), con gli stessi sintomi delle piante salentine. Hanno dato esito negativo. E per gli inquirenti questa è la prova per cui “la sintomatologia del grave disseccamento degli alberi di ulivo non è necessariamente associata alla presenza del batterio, così come d’altronde non è , ancora allo stato, dimostrato che sia il batterio, e solo il batterio, la causa del disseccamento”.

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mercoledì 1 novembre 2017

I greci condannavano a morte chi uccideva un albero! – Noi italiani processiamo chi li difende...

I greci condannavano a morte chi uccideva un albero! – Noi italiani processiamo chi li difende...

Solidarietà al popolo degli ulivi
Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per avere tentato di impedire la realizzazione del Piano Silletti che puntava l’estirpazione degli ulivi ritenuti infetti da xylella. L’associazione “Bianca Guidetti Serra” di Roma lancia una petizione in solidarietà degli attivisti che andranno alla sbarra.

«I loro volti sono quelli della verità, una verità calpestata, bruciata tra le fiamme dell’omertà, della complicità. Cittadini come tanti, madri, padri, studenti, contadini, professionisti ed anche bambini – scrive l’associazione Bianca Guidetti Serra nella petizione – Erano circa duecento i salentini che nel novembre del 2015 bloccarono il traffico ferroviario alla stazione di San Pietro Vernotico. Di questi, 46 sono stati identificati e denunciati dalla digos di Brindisi. L’accusa è di aver omesso di dare avviso dalle autorità competenti della manifestazione, cagionando un danno ai passeggeri e alle Ferrovie dello Stato, oltre che di interruzione di pubblico servizio».

«La manifestazione in questione aveva la finalità di bloccare il Piano Silletti che prevedeva non solo l’estirpazione degli ulivi salentini perché ritenuti infetti da xylella (senza però alcun test di patogenicità effettuato sul batterio e soprattutto con la consapevolezza che l’estirpazione delle piante non eradica il batterio), ma anche l’irrorazione a tappeto da Leuca a Brindisi di fitofarmaci riconosciuti dannosi per l’ambiente e per la salute umana, i cui effetti sarebbero emersi soprattutto nelle generazioni future».


sabato 31 dicembre 2016

Relazione del Parlamento Europeo del 1999: “HAARP – Un sistema di armamenti con effetti devastanti sul clima”

Che cos'è l'HAARP? NON E' l'ossessione dei complottisti! Ma è un altro crimine mondiale made in USA, capace di scatenare “l’inferno” !!!

HAARP: UN CRIMINE MONDIALE USA

Estratto di una Relazione del Parlamento Europeo (14 gennaio 1999):
“HAARP – Un sistema di armamenti con effetti devastanti sul clima”
Il 5 febbraio 1998 la sottocommissione “Sicurezza e disarmo” del Parlamento europeo tenne un’audizione in cui si parlò anche di HAARP. Benché invitati, i rappresentanti della NATO e degli USA preferirono non partecipare. La commissione deplora che gli USA non abbiano inviato nessuno all’audizione e non abbiano approfittato dell’occasione per commentare il materiale presentato (22).
HAARP, il programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza (High Frequency Active Auroral Research Project) è condotto congiuntamente dall’aeronautica militare e dalla marina militare americane e dall’Istituto di geofisica dell’Università dell’Alaska di Fairbanks. Progetti analoghi vengono condotti addirittura in Norvegia, probabilmente in Antartide, ma anche nell’ex Unione Sovietica (23).

HAARP è un progetto di ricerca in cui, attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera (24).
L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.
Lo HAARP può essere impiegato per molti scopi. Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si diventa in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico.

Il progetto consente anche di migliorare le comunicazioni con i sommergibili e di manipolare la situazione meteorologica globale. Ma è possibile anche il contrario, cioè disturbare le comunicazioni. Manipolando la ionosfera è possibile ostacolare le comunicazioni globali facendo però arrivare a destinazione le proprie. Un’altra applicazione del sistema è quella di scandagliare a raggi X la terra per vari chilometri di profondità (con un’apposita tomografia a effetto penetrante) per esplorare campi di petrolio e di gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar in grado di vedere oltre l’orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza sono un’altra delle applicazioni del sistema HAARP. Ciò consente di individuare gli oggetti in arrivo da dietro la curvatura del pianeta.

A partire dagli anni ’50 gli Stati Uniti hanno effettuato esplosioni di materiale nucleare nelle fasce di Van Allen (25) per sondare gli effetti delle esplosioni atomiche ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. 
Esse crearono nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutta la terra. Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord. Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la fascia di Van Allen. Il campo magnetico terrestre può essere distrutto in vaste aree impedendo le comunicazioni via radio. Secondo scienziati americani ci vorranno probabilmente molte centinaia di anni prima che la fascia di Van Allen si stabilizzi nella sua posizione normale. 

Il sistema HAARP può provocare mutamenti delle costanti meteorologiche. Esso può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica.
Un’ulteriore seria conseguenza del sistema HAARP sono i buchi ionosferici causati dalle potenti onde radio inviate. 
La ionosfera ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo. Si spera che i buchi giungano a riempirsi nuovamente, ma le esperienze compiute con i mutamenti dello strato di ozono puntano in direzione contraria. Ciò significa che esistono buchi non indifferenti nella fascia protettiva della ionosfera.

A causa delle sue notevoli ripercussioni sull’ambiente, HAARP è una questione che riguarda tutto il mondo e bisogna anche chiedersi se i vantaggi di sistemi del genere controbilancino effettivamente i rischi. Le conseguenze ecologiche ed etiche vanno analizzate approfonditamente prima di qualsiasi altra ricerca e sperimentazione.

HAARP è un progetto quasi totalmente sconosciuto all’opinione pubblica, ed è importante aumentare la consapevolezza di quest’ultima in proposito.

HAARP è il proseguimento di cinquant’anni di ricerca spaziale intensiva di chiaro stampo militare, portata avanti anche nel quadro delle “guerre stellari” per il controllo delle fasce più alte dell’atmosfera e delle comunicazioni. Tale ricerca va considerata seriamente nociva per l’ambiente, con conseguenze incalcolabili per la vita umana. Nessuno è oggi in grado di dire con sicurezza quali possono essere le conseguenze di HAARP. La cultura della segretezza nell’ambito della ricerca militare dev’essere combattuta. E’ necessario promuovere il diritto alla trasparenza e alla verifica democratica dei progetti di ricerca militari, come pure il controllo parlamentare.

Tutta una serie di atti normativi internazionali (“Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambiente”, “The Antarctic Treaty”, “Trattato recante principî per il comportamento degli Stati nell’esplorazione dello spazio esterno, compresi la luna e gli altri corpi celesti” e la Convenzione dell’ONU sulle leggi del mare) fanno risultare HAARP assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico. Il trattato sull’Antartide prevede che l’Antartide possa essere utilizzata unicamente a scopi pacifici(26). Ciò potrebbe anche significare che HAARP rappresenta una violazione del diritto internazionale. Tutte le conseguenze dei nuovi sistemi di armamenti devono essere valutate da organismi internazionali indipendenti. Vanno inoltre elaborati altri accordi internazionali tesi a proteggere l’ambiente da inutili devastazioni in caso di guerra.

Impatto ambientale delle attività militari

venerdì 19 giugno 2015

L'ENCICLICA "LAUDATO SI": UN COLOSSALE CAMOUFLAGE DELLE COSCIENZE

DI ANDREA STROZZI
ilfattoquotidiano.it
Enciclica Laudato si’,  come operazione di white-washing
La pratica del green-washing consiste nella comunicazione all’esterno, da parte di imprese e organizzazioni che desiderano presentarsi ai rispettivi stakeholder (portatori di interessi) con un’aura di sostenibilità ecologica, delle rispettive azioni per la tutela dell’ambiente. Da qui, i bilanci sociali, le carte d’integrità, i bilanci di missione, le carte degli effetti e via depistando. Molto spesso tale prassi ha infatti l’unico scopo di camuffare pratiche di cui invece ci sarebbe da vergognarsi, per darsi appunto una “mano di verde” e presentarsi al mercato belli puliti.
Al di là di qualche linea guida a maglie molto larghe e del tutto personalizzabile, non esiste infatti – per chi desidera cimentarsi nella redazione di un bilancio sociale – una normativa trasversale e rigorosa, come invece avviene per i bilanci civilistici. Per non parlare dell’attività di vigilanza, che è spesso lasciata alla libera iniziativa e alla buona volontà di enti e istituti privati.
Ma da oggi il green-washing è acqua passata! Proprio in questi giorni, infatti, stiamo assistendo su scala globale alla prima, epocale operazione di white-washing della storia.

L’Enciclica “Laudato si’” rappresenta, per chi da anni sta diffondendo (testimoniandoli attivamente) i suoi contenuti, il rischio di un raggiro planetario che soltanto chi è animato da molta buona fede o da molta ingenuità può considerare un passo avanti per le sorti della biosfera.

A titolo di cronaca, ricordo un dato: se la Chiesa ci ha messo 347 anni per riabilitare Galileo Galilei, per riscoprire le tesi di Ivan Illich e di Nicholas Georgescu-Roegen (padri tutelari rispettivamente della decrescita e della bioeconomia) ci ha messo “solo” mezzo secolo. Coraggio, stiamo migliorando…
Il white washing sarà bellissimo, celestiale e servirà a tutti: gli ingenui si illuderanno che un monito da un così autorevole pulpito agevolerà l’opera di sensibilizzazione planetaria verso i temi della sostenibilità ambientale; chi è in buona fede troverà nell’Enciclica papale un’ottima foglia di fico per continuare a fare quello che faceva prima, abilmente persuaso però che, a occuparsi in prima linea di una battaglia così importante per il pianeta, ci sarà nientepopòdimeno che il vertice della Chiesa; chi è infine in malafede, bè… in questa gigantesca operazione di white-washing potrà trovare una preziosissima miniera di citazioni e riferimenti concettuali per farcire di belle dichiarazioni e buone intenzioni le proprie attività, riverginandosi così agli occhi del pubblico. 
Grazie, Francesco: hai accontentato proprio tutti.

Tranne forse chi queste cose le dice e le testimonia senza troppi clamori da molti anni, come fanno ad esempio (pochi) visionari tra cui il sottoscritto, che tramite il progetto di divulgazione bioeconomica “Vivere Basso, Pensare Alto” ha da poco fatto uscire un libro che si conclude proprio con una lista delle pratiche quotidiane “buone e giuste” per tentare di dirottare la propria quotidianità su una rotta di sostenibilità. Che, ricordo ai non addetti ai lavori, non prevede banalmente la separazione dell’umido dalla plastica dal cartone, ma implicherebbe l’adozione di uno stile di vita caratterizzato da un’impronta ecologica tendenzialmente inferiore a uno: che non eroda cioè le capacità ecosistemiche di rigenerare autonomamente le risorse necessarie per preservarlo. E, tanto per gradire, implicherebbe di interrompere il flusso di carburante concettuale e operativo (leggi: dimettersi) verso chi lavora invece al servizio del monoteismo della Crescita.

Qualora questi cambiamenti non vengano: (A) proposti con l’esempio (ed è indubbiamente il Tuo caso, Francesco) e (B) stimolati, indotti o forzati dal basso (e, altrettanto indubbiamente, non è invece questo il Tuo caso, purtroppo, perché – sai com’è – se ne dovrebbero occupare la politica e l’economia…), difficilmente le persone avvertiranno autonomamente la responsabilità delle proprie azioni, apportando le necessarie correzioni di rotta ai propri stili di vita.

Mi spiego: ben vengano questi moniti da chi, più di ogni altro, è in grado di farsi ascoltare. Ma si attivino contestualmente anche tutte le contromisure necessarie ad evitare che, concluso il monito, si consideri risolto il problema. Non basterà, ad esempio, che il prossimo Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale si apra con un bel virgolettato dall’Enciclica…
Perché in questo caso – ed è quel che accadrà, ne sono certo – l’Enciclica Papale avrà avuto lo stesso effetto di un arbre-magique appeso in una porcilaia: chi lo ha appeso se ne compiacerà; chi sa che è stato appeso se ne laverà la coscienza; ma i maiali, quelli, non li leverà nessuno.

lunedì 20 ottobre 2014

Fermare la desertificazione si può?

Yacouba Sawadogo, l’uomo che ha fermato il deserto-video

Ci voleva la logica di un uomo per riuscire là dove nè le organizzazioni internazionali nè la scienza erano riuscite: la lotta contro la desertificazione e le riforestazione in una zona ai marigni del mondo: il Burkina Faso. Quest’uomo si chiama Yacouba Sawadogo.
Negli anni, si è verificata una forte erosione del suolo da parte del deserto, e molti hanno provato a trovare una soluzione a questo problema che rischiava di mettere in ginocchio il paese.
Yacouba ha iniziato a studiare il problema nel 1980, ed ha messo a punto una tecnica così insolita che gli è costata la derisione da parte di molti contadini, finché di fronte alle prove evidenti del suo funzionamento non si sono ricreduti.
Una delle grandi “stranezze” della sua idea è quella di preparare il terreno durante la stagione secca, l’esatto contrario di quella che era la pratica locale che invece prevedeva di lavorare il terreno solo durante il periodo delle piogge. Nel giro di venti anni ha sottratto al deserto oltre 30 acri di terreno.
Ma soprattutto, Yacouba ha cercato di diffondere la sua tecnica il più possibile, insegnandola a chiunque fosse interessato, e si calcola che oggi grazie alla sua tecnica decine di migliaia di ettari siano tornati rigogliose foreste e campi coltivabili, tanto che nel 2010 il regista Mark Dodd ha realizzato un documentario sulla vita d Yacouba.


19/10/2014

domenica 19 ottobre 2014

Lettera a Leonardo di Caprio per salvare il pianeta


Lettera sulle scie chimiche a Leonardo di Caprio

Foto di ‘Opera al Nero’
Caro Leonardo Di Caprio, permettimi intanto di farti i miei complimenti per la tua nomina a Messaggero della Pace delle Nazioni Unite, ma soprattutto per il lavoro della tua Fondazione, la Leonardo Di Caprio Foundation,               http://leonardodicaprio.com/index.php?option=com_webcontent&view=article&layout=item&cid=3&Itemid=138 – 138, impegnata nella salvaguardia di ciò che resta della bellezza del nostro bel pianeta.
Non è così facile che persone di fama e successo, dedichino parte del loro tempo e delle loro risorse alla tutela del bene comune. Molti infatti preferiscono non immischiarsi in qualcosa che potrebbe mettere in discussione la loro immagine pubblica, o se lo fanno, è per partecipare ad abili operazioni di marketing, pianificate a tavolino.

Scusami se mi permetto di richiedere un attimo della tua attenzione, diciamo che in tempi più remoti non sarebbe nemmeno stato concepibile, ma oggi, le possibilità di quest’era digitale rendono facile la comunicazione, per cui approfitto della tua pagina Facebook per rivolgerti un appello.
Il tuo impegno per la tutela della salute e dell’equilibrio del pianeta, ed il successo del tuo lavoro, ti hanno portato ad avere una posizione di rilievo, e alla possibilità di parlare a milioni di persone, e questo credo che sia una grande responsabilità.
Ho molto apprezzato il tuo discorso alle Nazioni Unite, ed in genere la tua posizione sui temi ambientali, ma mi permetto di suggerirti una riflessione, che se accolta, potrebbe modificare leggermente il tuo punto di vista.
In primo luogo ho dei dubbi che manifestazioni come quella di New York, People’s Climate March, e le similari che si sono tenute in altre grandi città del mondo, abbiano il vero intento, nonché la possibilità, di cambiare veramente qualcosa.
In fin dei conti sono organizzate da realtà come l’ONU, che concretamente non hanno fatto, da quando esistono, che sostenere le politiche delle grandi nazioni, le quali, più che altro, il pianeta lo depredano.
Tra i finanziatori e sostenitori della manifestazione, troviamo personaggi come Rockefeller, la cui famiglia ha grandemente contribuito alla distruzione di questo pianeta, e che casomai, ora, tenta di rifarsi un’immagine, addirittura ecologista, visto che si fa un gran parlare del loro disinvestimento dagli interessi petroliferi. Certo, dopo che, per i loro petroldollari, hanno distrutto mezzo mondo.
Infine, si fa un gran parlare di riscaldamento globale, o global warming, provocato dalle attività antropiche. Personalmente, e per fortuna non solo personalmente, ma sostenuto dal parere di scienziati ben più competenti di me, sono convinto che questa sia l’ennesima balla che ci raccontano.
Certo che le attività umane hanno ridotto il nostro pianeta blu a una pattumiera, e certo che bisogna rapidamente modificare tutti i parametri di questo ‘sviluppo’ indegno, fatto sulla pelle di miliardi di persone e del pianeta stesso, per l’arricchimento di poche decine di persone e di multinazionali. Certo!!

Ma siamo sicuri che riusciremo a cambiare qualcosa affidando le chiavi del cambiamento a chi ha condotto il nostro mondo a questo punto? Questi sono come le cavallette, e la loro avidità non conosce limiti, per cui non restituiremo vita all’umanità e al pianeta affidandoci a loro.
Ma l’argomento su cui volevo portare la tua attenzione, e che ritengo in gran parte responsabile dei cambiamenti climatici di questi ultimi anni, è quello delle scie chimiche.
Non potrai non aver notato le sempre più numerose scie, rilasciate dagli aerei, che praticamente ogni giorno graffiano i nostri cieli. Le fonti ufficiali, incalzate su questo argomento, parlano di normali scie di condensa, rilasciate dal normale traffico aereo.
Personalmente faccio parte di quella larga schiera di attivisti in tutto il mondo, che invece da anni si interessano della questione, e ti posso dire che infinite sono le prove che, aerei militari e civili, attrezzati appositamente, irrorano costantemente i nostri cieli con sostanze chimiche specifiche, con l’obiettivo di modificare il clima, ma non solo.

La cosa è sotto gli occhi di tutti, ma solo pochi se ne rendono conto, e grande è il silenzio che le autorità stendono sulla cosa. Non posso in questa sede farti un trattato sull’argomento, ma sono disponibile, privatamente, a fornirti indicazioni specifiche ed analisi, ed elementi di prova, raccolti in questi anni, per darti la possibilità di informarti al riguardo.
D’altronde non è così difficile al giorno d’oggi, finché internet funziona, farsi un’idea sull’argomento, anche se, ovviamente, molti sono i depistaggi che si trovano in rete. Negli Stati Uniti poi, avete l’ottimo Carnicom Institute che da molto tempo compie ricerche scientifiche sugli effetti prodotti dalle irrorazioni clandestine, associate alla geoingegneria http://www.carnicominstitute.org.

Quello che ti chiedo, e che chiederò sempre di più alle persone famose di questo pianeta, è di assumerti la responsabilità di interessarti di questo grave crimine che viene compiuto nei confronti dell’umanità e del pianeta.
Tonnellate di metalli, sostanze chimiche, e sostanze biologiche, vengono irrorate nei cieli di tutto il mondo ogni giorno. Qualche scienziato criminale, ovviamente ispirato dai governi che fanno questo, sta già parlando della necessità di irrorare l’atmosfera per proteggerci dal riscaldamento globale. In realtà lo stanno già facendo da decenni, e gli effetti si stanno facendo disastrosi.
La consapevolezza su questo argomento sta crescendo, ma siamo ancora troppo pochi per fermare questi crimini contro l’umanità, abbiamo bisogno di tutti, e abbiamo bisogno soprattutto di informare per far comprendere, poi di lottare per impedire.

So che quello che ti sto chiedendo non è ‘comodo’, e sono consapevole che prendere una posizione di questo tipo, può mettere a rischio non solo un’immagine, una carriera, ma la propria vita, perché i servizi segreti non sono particolarmente ‘teneri’ quando si toccano questi nervi.
D’altronde, siamo prima di tutto uomini, prima del nostro ruolo pubblico, della nostra funzione, del nostro lavoro, siamo esseri umani, che in questo momento hanno il dovere di combattere per la salvezza del proprio pianeta, e oggi la battaglia passa anche per la salvezza dei nostri cieli.
E in fin dei conti, poco contano le singole vite individuali, rispetto alla vita di un pianeta, di un’umanità, e di tutte le specie dei regni di natura, perché è questo che è in gioco oggi: la salvezza della vita del pianeta.

Cosa dici Leonardo, ci fai un pensierino? Intanto ti ringrazio, se avrai avuto la gentilezza di leggermi fin qui, in mezzo al mare di parole che ti sommergeranno ogni giorno. Io ci spero, perché se non saremo in tanti ad alzarci in piedi, le cavallette finiranno per divorare ogni cosa, e potrebbe essere già troppo tardi.
Con affetto Massimo Rodolfi
Riprendiamoci il Pianeta – Movimento di Resistenza Umana

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