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sabato 22 settembre 2018

Guerriero Spirituale, la Nuova Mascolinità

Guerriero Spirituale, la Nuova Mascolinità

Carla Babudri

Un “guerriero spirituale” è qualcosa di ben diverso dagli uomini che vengono mandati in Afghanistan o in Iraq, uomini che purtroppo vanno contro la propria stessa anima.

Il guerriero spirituale è il guerriero del cuore, combatte per la vita, non contro di essa, e credo che, oggi, molti giovani stiano rivendicando sempre di più questo diritto.

A scuola i bambini imparano a comportarsi bene e ad essere dei bravi ragazzi, ma questo non li rende uomini veri. Abbiamo bisogno di autenticità, di spontaneità, di una nuova iniziazione del maschile ai misteri della vita stessa.
Un tempo l’iniziazione era composta da riti che onoravano il mistero della vita e della magia, valori che non possono essere appresi a scuola. Al contrario, le fondamenta del patriarcato si radicano su religioni istituite da uomini per uomini, con una visione fortemente unilaterale.
Adesso abbiamo bisogno di incentivare un nuovo equilibrio tra energia maschile e femminile. Le donne hanno sacrificato la loro femminilità profonda per diventare uguali agli uomini, ma le donne non sono uguali agli uomini e viceversa. 
La mascolinità sana non è di sicuro quella del “macho”, che non ha alcun sentimento e che si nasconde ancora dentro una immagine antiquata e autoritaria, ma nemmeno quella dell’uomo troppo fragile ed inerme, in balia delle sue emozioni, che non sa più cosa vuole e che non è più in grado di agire. Ci sono, però, anche uomini che ricercano nelle profondità dell’anima e fanno la loro discesa nel silenzio, anche se è un percorso doloroso.
Mentre il movimento energetico della donna è verso l’alto e dall’interno verso l’esterno, il movimento dell’uomo va verso il basso e va dall’esterno verso l’interno. A causa di questo movimento opposto, le donne camminano avanti e sono più presenti. Ma entrambi i sessi devono percorrere la loro strada parallelamente. La donna deve recuperare il potere che le è stato tolto, invece l’uomo lo dovrà perdere, imparando a morire per rinascere, un processo di “iniziazione invisibile” incominciato già molto tempo fa.
Nella società di oggi, abbiamo bisogno di nuovi padri che sappiano insegnare ai loro figli maschi la strada verso la vera mascolinità. Abbiamo già perso troppi uomini, proprio per il mancato esempio di paternità positiva.
Per via di questa carenza, molti giovani uomini, oggi, stanno cercando di creare da sé la propria iniziazione, riversando il loro vuoto nella depressione, a volte nelle droghe, nella solitudine infinita, nella dispersione… perdendo del tutto la propria identità.
Quando un padre è assente, come può un figlio maschio trovare la giusta iniziazione al proprio sesso, in modo da poter vivere come un vero Guerriero Spirituale?
Articolo di Carla Babudri


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domenica 3 dicembre 2017

La paura: l'unico killer dell'uomo…tutte le malattie sono curabili.

La malattia non esiste. è solo paura
Il diabete è curabile, il cancro è curabile, la sclerosi multipla, la demenza senile, le malattie autoimmuni, i problemi di pressione, di cuore...tutte le malattie sono curabili. Bisogna solo conoscere la chiave giusta.

La medicina dice che chi è diabetico e prende l'insulina la dovrebbe prendere a vita, per forza. Bene ci sono più studi che dimostrano il contrario, guardate questo video e consigliatelo ai vostri amici e parenti che magari hanno questo "problema":VIDEO

Ci sono libri, dottori che dimostrano ogni giorno che le malattie sono solo un campanello di allarme su comportamenti non consoni al nostro organismo, il campanello suona, noi correggiamo il comportamento e tutto torna all'armonia!!!

Solo che nessuno di solito corregge il comportamento, anzi nessuno ascolta la malattia come campanello, ma la si vede come un intruso, un nemico!!!

Non esistono nemici, come ho scritto nel mio precedente post, ma solo cose che noi non conosciamo, ma possiamo conoscerle e smetterle di temerle e quindi starci male e morirci!!!

Si muore di paura, di terrore, di emozioni negative, non si muore di cancro, di fame, tumori, di infarti, di malattie, si muore per ignoranza.

So che sono affermazioni forti, ma la paura resta di fatto l'unico killer dell'uomo, l'uomo muore di paura o si lascia morire lentamente consumato e consumandosi, la cosidetta vecchiaia....
Non ci credete? Bene, sono contento, mossi da spirito di ricerca vi do qualche dritta per la ricerca, sono libri:
- curare il diabete in 21 giorni di Gabriel Counsens
- la medicina sottosopra e se Hammer avesse ragione (ed. amrita)
- la biologia delle credenze e - evoluzione spontanea di Bruce Lipton
- the china study di Campbell
- ogni sintomo è un messaggio di Claudia Rainville

Questi sono solo alcuni spunti, che già possono radicalmente farci cambiare modo di vedere, alcuni di questi testi sono stati scritti da importanti e rinomati scienziati...vi invito poi a cercare in particolare i testi di Hamer, un medico rivoluzionario.

Poi cercatevi gli studi di Alexis Carrell,  leggetevi cos'è la neurogenesi, o leggete gli studi sui neuroni del cuore. Importanti sono anche gli studi sui neuroni specchio.
Leggete Arnold Ehret, leggete Armando D'elia...informatevi, riprendevi in mano la vita...splendida e pulita...unica e meravigliosa, fonte infinita di gioia ad ogni istante, ad ogni respiro...
 
Ah infine, per ricordare che non si è andati che a scoprire l'acqua calda andatevi a cercare le massime di Ippocrate, il padre della nostra medicina, e scoprirete che già lui sapeva tutto ciò che c'era da sapere, ma i nostri medici non lo studiano più all'università....
 non ho nulla contro i medici che ammiro e stimo, anzi Hamer è un medico, solo che la maggior parte dei medici conosce solo ciò che gli hanno detto all'università...il che è molto riduttivo per la salute umana!!!
grazie vi amo


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giovedì 7 settembre 2017

L’ANIMA GUARISCE IL CORPO, ora è una verità scientifica!

L’ANIMA PUO’ MODIFICARE LA STRUTTURA BIOLOGICA DEL CORPO E GUARIRLO

Ecco come l’anima può modificare la struttura biologica del corpo e la può aiutare a superare la malattia. La grande scoperta
Di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione) per  altrainformazione.it :
Lo spirito che guarisce titola la copertina di questa settimana di Der Spiegel, il più diffuso e autorevole settimanale tedesco.
Ebbene sì – dopo anni che chi segue vie interiori cerca di trasmettere la propria esperienza, nella maggior parte dei casi invano – oggi i neuroscienziati hanno fatto la grande scoperta: lo spirito può guarire il nostro corpo[1]. Raccontano stupefatti – e ancora increduli – come l’anima possa modificare la struttura biologica del corpo e la possa aiutare a superare la malattia. Vale a dire di come qualcosa di non misurabile, pesabile, visibile, possa in qualche modo modificare il visibile, pesabile, misurabile.

Meditare, fare Yoga e pensare positivamente – strilla Der Spiegel – conquistano ora la medicina ufficiale.
Quello che decine di tradizioni sapienziali, di centinaia di ricercatori indipendenti e di migliaia di persone che lo praticano quotidianamente hanno sempre saputo, oggi – udite, udite – è verità scientifica!

Beh, allora deve essere proprio vero…
Di documentazione la rivista tedesca ne fornisce in gran quantità, compresi alcuni filmati che si possono vedere sul sito web[2].
Qui di seguito i risultati di alcune interessanti ricerche su questo argomento.
Iniziamo da due autorevoli psicologi, Vladimir Bostanov e Philipp Keune, i quali avrebbero scoperto l’azione guaritrice dello spirito sul corpo umano mediante esame neurologico – misurazione dell’attività elettrica delle cellule cerebrali – del cervello dei soggetti sotto indagine prima e dopo un corso di meditazione.
I risultati di questo studio hanno evidenziato come il cervello, dopo il corso di meditazione di otto settimane, abbia significativamente incrementato la propria reattività. Il cervello dei soggetti che lavoravano meditativamente aveva imparato a non rimuginare continuamente, indirizzando le risorse di attenzione liberate concentrandosi sul test.
Meditare aiuta i pazienti a controllare la propria attenzione – ha dichiarato il Dr.Keune – e li rende meno inclini a perdersi in pensieri negativi”.

Allo stesso modo di Keune anche la psicologa Bethany Kok, sta indagando il potere di guarigione della mente. La scienziata americana studia in particolare il nervo vago.
Insieme ai colleghi della University of North Carolina la Kok ha portato avanti un interessante esperimento: per nove settimane 65 donne e uomini ogni sera dovevano annotare in un questionario i sentimenti e le esperienze sia positivi che negativi della giornata. La metà del gruppo partecipava poi a un corso di meditazione dove si imparava ad esprimere emozioni come amore, gentilezza e compassione.

Bethany Kok ha presentato il risultato della ricerca sulla rivista Psychological Science[3]: ebbene, il tono del nervo vago di coloro che meditavano è aumentato in modo significativo.
Chi alimenta buoni sentimenti migliora il tono del proprio nervo vago – conclude la Kok, che oggi lavora al Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia – e questo a sua volta è collegato con una buona salute e probabilmente con un allungamento della vita”.

Il nervo, da sempre poco conosciuto, potrebbe rappresentare il collegamento decisivo tra sentimenti positivi e salute fisica“Le conoscenze acquisite – così il Dr.Thomas Schlaepfer dalla Clinica di Psichiatria e Psicoterapia dell’Università di Bonn – rendono molto verosimile che il nervo vago sia proprio la struttura di collegamento tra corpo e anima”.
“È lo spirito ad edificare il corpo” scriveva Friedrich Schiller otre due secoli or sono. Ed ecco che – passo dopo passo – la neuroscienza riconosce quello che il poeta, che peraltro era anche medico, sosteneva: vale a dire che l’anima può cambiare il corpo.

In molti ospedali universitari oggi psicologi e medici stanno lavorando per abbinare tecniche meditative ricavate da Buddhismo e Induismo alla medicina moderna. Nel suo libro “La meditazione per gli scettici[4] Ulrich Ott vom Bender dell’Institute of Neuroimaging dell’Università di Gießen illustra il sentiero della meditazione, utile “ad ampliare la coscienza ed a liberarsi dagli stereotipi di pensiero e comportamentali acquisiti”.
Anche al Massachussetts General Hospital di Boston è recentemente stata eseguita una ricerca su 15 pazienti, inizialmente agitati, con sonno disturbato e pieni di preoccupazioni. La diagnosi: disturbi d’ansia generalizzata. Per otto settimane hanno frequentato un corso di meditazione; al termine erano in grado di controllare meglio le loro paure e hanno ricominciato a dormire bene. L’indagine ha rivelato che il loro cervello, meditando, aveva subito una modificazione positiva; zone della corteccia prefrontale (deputata alla coscienza di sé) registravano una irrorazione sanguigna superiore, così come le aree deputate alla regolazione del sentimento. Inoltre si evidenziava una maggiore connessione tra la corteccia prefrontale e l’amigdala, il centro della paura nel cervello, rispetto ai pazienti che non avevano meditato.

“Nell’essere umano vi sono elementi chiave per la guarigione – sostiene Winfried Rief, del Dipartimento di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Università di Marburg – egli, se vuole, può influenzare il suo recupero anche con gravi malattie fisiche”.
“Per guarire con lo spirito si ha bisogno della connessione tra anima e corpo”, dice lo psicologo Manfred Schedlowski, dell’Istituto di Psicologia Medica e Immunobiologia Comportamentale dell’Università di Essen. “Sia che io mediti o che il mio medico susciti un’aspettativa di me, produco dei cambiamenti biochimici che raggiungono i miei organi attraverso il sangue e i nervi”.
Che un atteggiamento positivo verso la vita e la salute siano collegati, viene confermato anche dagli studi epidemiologici. Negli Stati Uniti, i ricercatori hanno studiato fotografie di 196 giocatori di baseball, a partire dal 1952, individuando quelli che sorridevano. Poi hanno ricercato quelli ancora in vita nel 2009. Il risultato: coloro che ridevano avevano avuto un grado di mortalità molto più basso!

Ma non è tutto.
Alla Duke University Medical Center hanno scoperto che anche la fede garantisce maggiore serenità. In uno studio su 3851 anziani in North Carolina, coloro che pregano e meditano, hanno avuto una vita più lunga.
La psicologa Julianne Holt-Lunstad ha analizzato 148 studi di questo tipo con dati provenienti da oltre 300.000 persone. Il risultato è che vive più a lungo chi abbia legami sociali, e con un tasso di sopravvivenza maggiore del 50%! In altre parole, essere soli è nocivo quanto fumare, non fare esercizio fisico ed essere sovrappeso.
Di grande importanza ed efficacia naturalmente anche il rapporto medico-paziente; da molte ricerche condotte negli ultimi anni si è visto come un rapporto di fiducia nei confronti del medico possa aiutare enormemente il paziente ad attivare le forze di guarigione latenti in lui.
Infine, alcuni ricercatori statunitensi hanno recentemente riconosciuto come cuore e spirito siano strettamente legati. Hanno studiato 201 uomini e donne con problemi coronarici, di cui la metà praticava la meditazione trascendentale. Questi ultimi hanno potuto ridurre il proprio stress e rinforzare il cuore, con il risultato che quelli che meditavano hanno subito un minor numero di attacchi di cuore e ictus e hanno vissuto più a lungo.
Insomma – concludono gli scienziati giustamente affascinati da questa straordinaria capacità dell’essere umano – la meditazione agisce sul cervello come una fontana di giovinezza.
Essa incrementa la materia grigia nelle regioni del cervello che sono collegate ad attenzione, concentrazione e memoria. In questo modo, contrasta attivamente stati di tensione e di esaurimento. Inoltre, non rafforza solo il cervello, ma anche i processi vitali del corpo. Insomma, il sistema immunitario funziona meglio, la pressione sanguigna diminuisce, aumenta l’attività degli enzimi.
Vi pare poco?
Poi, magari, meditare potrebbe anche aiutarci a capire meglio il mondo e noi stessi, ma quella è un’altra storia…

domenica 16 aprile 2017

SUPERPOTENZIALE

SUPERPOTENZIALE

Il programma "Superpotenziale" rappresenta un meccanismo neuro-acustico che stimola lo stato di flusso (flow) della coscienza umana. Che cosa significa lo stato di flusso?
E' uno stato psichico quando una persona è completamente immersa in un'attività, è completamente concentrata sull'attività e sul successo da raggiungere nel farla. Ciascuno di noi lo conosce: ci si immerge in un lavoro, in un arte, si mira al raggiungimento di certi risultati.

In questo stato il tempo sparisce, la persona stessa si scioglie nella sua attività traendone il massimo piacere. In questi momenti le cose si fanno da sole, i problemi si risolvono in pochi minuti, ogni azione è efficace, il tempo si contrae e tutto si fa senza uno sforzo alcuno. Ecco perché è uno stato di "flusso": la persona come se fosse portata da una piena. Questo è uno stato molto produttivo e molto felice, tra i più felici che possa sperimentare un essere umano.

I pensieri scorrono leggeri, senza imporsi, sono colorati di emozioni positive. Per molte religioni antiche, come il buddhismo e il taoismo, il raggiungimento di questo stato è considerato, da millenni, una pietra miliare della perfezione spirituale. L'entrata nello stato di flusso si osserva spesso negli sportivi professionisti nel corso degli allenamenti e gare. Molte personalità creative sapevano entrare in questo stato; come Johann Strauss che scriveva le nuove melodie anche sui polsini, o Van Gogh (e non solo lui), mentre raggiungeva uno stato d'illuminazione creativa.

Albert Einstein poteva permanere in uno stato di flusso fino a 4 giorni di fila. Anche altri fisici eminenti come Ioffe, Landau, Kapitsa conoscevano bene questo stato. Uno stato di flusso sorge spesso al limite delle capacità umane, e spesso le trascende. Ecco perché è stato deciso di chiamare il programma sviluppato dall'Istituto dello sviluppo di coscienza "Superpotenziale"- il programma vi aiuterà a varcare il confine delle vostre capacità.

Come funziona questo programma?

Il programma possiede due parti, la prima è rilassante, dura 9 minuti, e la seconda è stimolante, e dura 11 minuti. Vogliamo subito avvertirvi - non si tratta di una pastiglietta miracolosa; è uno strumento con l'aiuto del quale potreste raggiungere uno stato di flusso, ma solo applicando una serie di sforzi. Potrete farlo solo se seguirete delle istruzioni.
Durante le prime 8 minuti vi rilasserete. Dall'intensità del rilassamento raggiunto dipenderà l'effetto che vi farà la seconda parte del programma, nel corso della quale sarà effettuata una stimolazione dei ritmi cerebrali. Più riuscirete a rilassarvi e migliore sarà il vostro risultato.
· Nella prima parte è stato usato il ritmo alfa 10-12 Hz e le frequenze portanti 110-120 Hz. Sono state scelte per condurre un ascoltatore allo stato di un piacevole rilassamento. Nel corso di questa parte del programma è molto importante staccare il dialogo interiore e concentrarsi sulla respirazione.
· Nella seconda parte del programma le frequenze crescono fino a 39 Hz (ritmi gamma), mentre la frequenza portante sale a 300 Hz.
· Durante le ultime 2 minuti il ritmo si abbassa bruscamente fino alle frequenze beta – 14 Hz. Attenzione!

Si raccomanda di lavorare con il programma nelle ore mattutine e diurne. Se lo farete di notte potreste incorrere nell'insonnia. Non SI CONSIGLIA di lavorare con il programma due volte di seguito! Se non siete riusciti a entrare in uno stato d flusso dopo UN SOLO ASCOLTO, fate un intervallo di 1 – 2 ore e riprovate. Nel caso se doveste riascoltare il programma senza fare un intervallo di 1-3 ore, la probabilità dell'entrata nello stato di flusso si abbasserebbe.

Dopo aver ascoltato il programma una volta, aprite gli occhi e incominciate a fare qualcosa. Se l'inizializzazione è avvenuta con successo, tra 10-15 minuti avvertirete un afflusso di forze, tutto vi riuscirà facile. Questo significa che avete raggiunto l'obiettivo; siete entrati nello stato di flusso. L'intensità di tale stato crescerà dopo ogni nuovo ascolto; nel corso degli allenamenti regolari lo stato del flusso si verificherà sempre più forte.

Come meditare?
Assumete una posizione comoda, chiudete gli occhi, fermate il dialogo interiore e già dopo alcuni minuti entrerete in un piacevole stato di rilassamento. CHIUDETE GLI OCCHI.
Una persona media ci impiega circa 8 minuti. Prima di meditare è meglio bere un bicchiere d'acqua. Potete leggere di più su come meditare qui: come meditare in maniera corretta.

Si raccomanda di lavorare con il programma SOLO con le cuffie stereo.
Le ore di lavoro raccomandate: mattino e giorno.
Per avere il massimo dei risultati da questo programma, fate un intervallo di 2-3 ore prima di continuare il lavoro con un altro programma.

ATTENZIONE! IL PROGRAMMA HA IL FORMATO AUDIOSTROBE CONTENENTE IL CODICE AUDIOSTROVE; PUO' ESSERE ADOPERATO NELLE MIND MACHINE CHE SOSTENGONO QUESTO FORMATO (Proteus, Kasina), oppure sul computer con l'uso del decoder strobe e degli occhiali che montano dei diodi emettenti delle luci.

Si consiglia di non ascoltare questo programma ai malati di epilessia, ai portatori di pacemaker, alle donne in stato di gravidanza e ai ragazzi minori di 16 anni.
Link Superpotenziale
© Lenny Rossolovski 2014. All rights reserved,

domenica 15 gennaio 2017

Se non puoi essere causa, sii effetto - L’inversione della legge Causa-effetto.

Se non puoi essere causa, sii effetto - L’inversione della legge Causa-effetto.
Una delle più “profonde” leggi di questo universo e della vita è quella della “causa ed effetto”, ogni causa produce un effetto e pertanto ogni effetto deriva da una causa, tuttavia, per quanto possa sembrare paradossale, tale legge non ha una struttura lineare bensì circolare, questa circolarità consente che si materializzi l’effetto a seguito della causa, ma consente anche l’opposto, infatti se esiste l’effetto senza la causa essa si verificherà successivamente...

Noi tutti ricerchiamo uno stato di benessere generalizzato, ognuno chiaramente con le sue personali sfumature, e per raggiungerlo ci affanniamo a creare le cause per raggiungerlo, ad es.: facciamo sport e mangiamo sano per stare in salute, meditiamo per raggiungere anche un equilibrio psichico ecc.; nella vita di tutti i giorni, quella che il sistema ci ha imposto però non sempre abbiamo la possibilità di generare le cause a noi confacenti per il raggiungimento dei nostri obbiettivi, ad es.: starò tranquillo non appena avrò pagato il mutuo, le bollette e l’assicurazione alla macchina però mi accorgo che quei pochi soldi che guadagno non mi bastano per fare questo e consentirmi anche di mangiare e fare benzina per andare al lavoro e quindi già so in partenza di non poter raggiungere l’obbiettivo(effetto), allora conviene provare a partire dall’effetto desiderato e mantenerlo tenacemente, ma soprattutto con genuina convinzione e sicurezza che tutto quel che deve accadere avverrà, a suo tempo e con l’intensità della nostra emozione e consapevolezza; la causa si presenterà.

Parliamo ad esempio di alcune nostre paure, ho scelto di proposito tale argomento poiché la paura è un sentimento potentissimo che è di intensità quasi pari all’amore essendo il suo opposto e pertanto ha una grande forza creatrice; a quanti è capitato di aver una sincera paura che accadesse un qualcosa di spiacevole a sé stesso o ad altri e poi si è verificato?
Si tratta di situazioni molto frequenti nella vita tuttavia le persone non si chiedono il perché ciò avvenga, non è nella loro naturale mentalità farsi domande e sovvertire i consueti dogmi quindi diventa difficile comprendere che l’effetto paura ha generato la causa che di norma dovrebbe venire prima, questo perché si sconoscono i meccanismi di base della creazione della realtà, non si conosce il potere del subconscio di generare gli eventi, come già accennato qui [1][2], ma d’ora in poi, se faremo attenzione, potremmo notare sia come le cause creino gli effetti, ma anche come essi possano dar luogo alle cause che li avrebbero generati.

Ora considerato che a molti è capitato che la loro paura(effetto) ha generato successivamente la causa, si può sperimentare altri sentimenti del tipo amore, serenità, gioia, spensieratezza che a loro volta daranno la causa che li avrebbe generati(una sorta di legge di attrazione) tuttavia bisogna tener presente che nulla avverrà se non c’è piena consapevolezza e genuinità nei sentimenti, infatti affinchè si avvii il circolo causa-effetto e viceversa, le emozioni devono essere genuine in modo tale da attivare il subconscio che non è affatto facile da ingannare.

Senza star lì a giudicare ed elaborare tesi astruse su quanto sia vero o falso penso che sarebbe il caso e ritengo anche il momento di provare l’inversione della legge di causa ed effetto e fin da subito sentirci felici per quel qualcosa che non abbiamo, ma che invece visualizzeremo, inizialmente sforzandoci, ma dopo poco più di una settimana ci verrà spontaneo, come ottenuto e gioiremo immensamente, in quel momento immotivatamente, una cosa davvero bella da provare. Cerchiamo di non cadere nella bramosia di ottenere quel che aneliamo, in fondo avendolo raggiunto anche solo a livello mentale ed emozionale è già un buon risultato che ci farà vivere meglio.

Produci l’effetto e la causa seguirà, non sono io a dirlo, lo dicono in tanti(anche Osho) io l’ho solo sperimentato e posso dire che funziona in proporzione a quanto noi “ci mettiamo”.
L’inversione della legge di causa effetto di fatto non è un’inversione atteso che, come anzi detto, si tratta un principio circolare e quindi si può decidere di iniziare dalla causa o dall’effetto senza grandi differenze.

E’ doveroso però considerare che spesso la causa non la si "possiede" o non c’è o dipende da altri e non da noi, mentre l’effetto è quella conseguenza su di noi che possiamo generare a nostro piacimento sempre, insomma abbiamo a disposizione uno dei due fattori della “combinazione” e lo possiamo usare.
Pertanto se non puoi attuare la causa che genera l’effetto che desideri, sii direttamente l’effetto, la causa arriverà e se non arriverà non era l’effetto che cercavi?
Marcello Salas



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venerdì 4 novembre 2016

L’amore non corrisposto

L’amore non corrisposto


Rimedio: rinunciare, non torturarsi, non perder tempo invano, restare se stessi - cercare la propria metà. ...................

............ L’amore non si conquista, esso sorge da solo, in modo spontaneo e inspiegabile.

Se per acquisire amore bisogna cambiare, significa che c’è qualcosa che non va.

L’amore è come un fiore: se è appassito, non può fiorire nuovamente.

L’ultimo principio allude al fatto che l’amore va sostenuto, curato, custodito, come il fuoco in un focolare. L’amore non è tanto usare e prendere, quanto dare, in primo luogo. L’amore, in realtà, è un grande lavoro. Ma di questo ora non parleremo.

La questione è cosa volete far ritornare: l’amato o il suo amore? Una persona che se n’è andata, si può far tornare. Ma se se n’è andato l’amore, farlo ritornare non è più possibile. Vi serve il vostro amato senza il suo amore? E cosa otterreste da questo? È una questione di scelta.


Nella vita, ovviamente, le cose non sono così semplici, le situa- zioni sono le più diverse e ci sono anche le eccezioni. Il problema è che l’amore, specialmente quello non corrisposto, provoca un intorbidamento del senno, delle capacità di intendere. E se esso è non corrisposto, siete nei guai. In queste situazioni bisogna avere la capacità di vedere non solo con il cuore ma soprattutto con la ragione. Dovete capire cosa sta succedendo. Quando due persone intrecciano una relazione, creano con ciò stesso un pendolo. In questo non vi è nulla di male, anzi, il pendolo serve da fattore stabi- lizzante e legante. Ma se uno dei due se ne va, il pendolo comincia a tormentare chi è rimasto per ottenere la sua porzione di energia. E fintantoché chi è rimasto continua a credere che l’altro si possa far tornare, è costretto a dare al pendolo energia per entrambi e anche di più, a causa delle sue sofferenze e del suo tormentarsi.
Se il vostro partner se n’è andato, di seguito dovete sganciarvi anche voi, per impedire al pendolo di succhiarvi via l’energia. A questo fine serve reindirizzare la propria attenzione su altri partner potenziali. Se non lo farete, soffrirete, e soffrirete invano, vi rovinerete la vita e perderete il tempo prezioso di questa vita.

Anche un amore non condiviso o rifiutato sin dall’inizio è estremamente distruttivo. La parte che prova amore, in questo caso, non ottiene nulla oltre a sofferenze. Anche in questo tipo di situazione non vale la pena perdere forze spirituali e tempo della propria vita. Occorre, almeno, avere dignità. Infatti, l’amore unilaterale, che si voglia o non si voglia, è una cosa piuttosto umiliante. Tu ami ma non sei amato. Qualcosa non quadra. Non è una cosa normale. Ma in cosa consiste precisamente l’anormalità? La molletta dà una risposta inequivocabile: sei tu che non sei abbastanza buono per essere amato. Capite come agisce la molletta?


In realtà, sia nel caso in cui siate stati lasciati, sia in caso di amore non condiviso, il fatto è che non avete incontrato la vostra metà. Pensateci un po’. Può forse lasciarvi la vostra metà? Può forse non amarvi la vostra metà? Essa è stata creata proprio per questo. Le persone sono diverse, ma ci sono coppie che corrispondono l’una all’altra come la chiave alla serratura.



Di queste vostre metà, con cui potrebbe legarvi l’amore, nel mondo se ne contano più di una, e nemmeno due, ma molte migliaia. Se il Sommo Onnipotente ha inventato l’amore, non poteva comportarsi in modo così crudele da ridurre a zero la probabilità di un incontro felice. Le vostre metà vagano in giro per il mondo, forse alcune sono vicino a voi, magari vi stanno cercando e voi intanto spendete il vostro amore per altri. Non è stupido?

Dunque: se la vostra relazione con qualcuno non è riuscita, non ha senso scoraggiarsi. Cercate la vostra metà. Se siete stati lasciati, rallegratevi. Vi siete liberati di un peso inutile nella vostra vita. Ora siete liberi e avete la possibilità di trovare il vostro autentico amore.
VZ - scardinare il sistema tecnogeno

La via del Transurfer - https://faregruppo.blogspot.it

lunedì 26 settembre 2016

LA PERSONALITÀ DOPO LA MORTE

LA PERSONALITÀ DOPO LA MORTE
Quando il corpo muore anche la personalità muore, e resta solo l’essenza interiore che ci ricongiunge con il mondo immateriale della Totalità e delle emozioni.
Focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti concreti dell’esistenza ha un prezzo da pagare, incatena alla sofferenza quando arriva il momento del trapasso.

La cultura materialista ha inibito la percezione di tutto ciò che non si può toccare (e monetizzare) e ci conduce a sperimentare il dolore quando la concretezza incontra il proprio limite.
Nel momento della morte il corpo perde la vitalità cedendo il posto ai legami affettivi, che acquisiscono una maggiore pregnanza.
La materialità non funziona più ed è soppiantata dalla molteplicità impalpabile della vita interiore.

Una realtà che non si può toccare ci svela la sua presenza, grazie agli effetti che si producono nel mondo interno.
L’amore, il dolore, la paura, la malinconia, la tenerezza, non possiedono fisicità, ma chi li vive è certo della loro esistenza perché ne constata gli effetti in se stesso.
Quando il corpo muore, la vita interiore rimane viva e vibrante, a dispetto della pretesa materialista di padroneggiare ogni cosa con i sensi fisici.

Le verità immateriali sono invisibili, ma non per questo inesistenti, anzi, sono l’unica realtà che sopravvive alla morte, perché nel trapasso si rinforzano e crescono, aiutandoci a sopportare la perdita delle persone care.
In quei momenti, nel mondo interiore si apre la strada per una comunicazione profonda, che esiste ed evolve anche quando la fisicità non c’è più.
Vediamo come.

Con la morte del corpo tutto ciò che concerne la fisicità si trasforma e deperisce, e la personalità, che è strettamente legata al corpo, scompare.
La personalità è il modo in cui facciamo fronte agli eventi, l’insieme dei comportamenti e degli atteggiamenti che usiamo più di frequente e che spesso ci portano ad affermare con sicurezza:

“Io sono fatto così!”.
In verità, nessuno è fatto così.
Abbiamo tutti un insieme potenzialmente infinito di possibilità espressive, anche se da questa gamma finiamo per selezionare poche opzioni che utilizziamo un po’ per tutto, come dei vestiti comodi.

La personalità è la fisionomia che scegliamo di dare alla nostra esperienza terrena e, proprio come un abito, spinge agli altri a riconoscerci e identificarci.
Quando il corpo non c’è più anche la personalità si trasforma, e le difficoltà che incontriamo nel ritrovare chi non ha più una forma fisica, dipendono soprattutto da questa mancanza.

Ci aspettiamo di riconoscere le parole, i gesti, i modi di fare che hanno caratterizzato le persone che abbiamo amato, e se arrivano informazioni diverse dalle nostre aspettative, lo scetticismo la fa da padrone cestinando ogni esperienza come fosse frutto della fantasia.
È difficile accettare che adesso la mamma, il papà, il marito, l’amico, il fidanzato, il cane… non sono più come li abbiamo conosciuti.
La delusione che deriva da questa constatazione, per molti è insopportabile.

Vorremmo ritrovare i nostri cari così come li abbiamo sempre percepiti, e rifiutiamo l’idea di un’evoluzione dopo la morte.
Eppure, la vita continua anche senza la presenza del corpo, il percorso di crescita prosegue nelle dimensioni più rarefatte dell’esistenza e le creature che abbiamo amato cambiano e procedono nella loro evoluzione affettiva e multidimensionale.
I nostri cari tornano sempre a raccontarci la vita dopo il trapasso, ma per la mente è difficile incasellare quelle informazioni così diverse dalle attese che abbiamo.

Occorrono umiltà, fiducia e devozione, per mantenere salda la certezza che la mamma, il papà, il marito, l’amico, il fidanzato o il cane, non ci hanno abbandonato e verranno a dirci come e dove sono adesso.
È grazie all’umiltà, alla fiducia e alla devozione che è possibile superare gli ostacoli di un pensiero abituato a distinguere solo la concretezza.

Davanti all’infinita continuità dell’amore, la mente si ribella, i ricordi incalzano e il dolore dilaga impedendo l’ascolto di una presenza fatta di sentimenti e di unione, senza corporeità.
Per superare l’enigma e il dramma della morte, la ragione deve cedere il posto al sentire e fidarsi di una sicurezza tutta interiore.

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