Visualizzazione post con etichetta psico-neuro-endocrino-immunologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta psico-neuro-endocrino-immunologia. Mostra tutti i post

sabato 21 novembre 2015

La malattia non è un male, ma un messaggio da comprendere

LA MALATTIA COME MESSAGGIO DEL CORPO E NON UNA PUNIZIONE

Malattie: i messaggi del corpo, non una punizione!

La malattia non è qualcosa di esterno a noi, che ci piomba addosso all'improvviso lasciandoci con mille interrogativi, come se non esistesse alcuna relazione tra malattia e il proprio stile di vita, la propria personalità, il proprio modo di essere e di pensare.
Senza andare nella medicina definita alternativa, cinese, ayurvedica.. restando invece in questa occidentale, tanti studi in campo psicosomatico hanno dimostrato che esiste una stretta relazione tra mondo emotivo-affettivo e mondo corporeo.

Gli studi piu’ recenti in Psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei) , in Neurofisiologia  ed in Psicoanalisi evidenziano che le emozioni sviluppano delle modificazioni a carico di organi ed apparati e viceversa.

Quindi dobbiamo sempre più far nostro il concetto che la malattia non è altro come il corpo ci parla e comunica, manifesta un disagio, un disequilibrio... causato da noi stessi.

Un causato da noi stessi che ovviamente non va inteso con lo scopo di punirci.. e che noi volontariamente vogliamo arrecarci danno..
Causato da noi perchè  motivi esterni/interni, quindi reazioni
ad un evento, schok, trascuratezza, pigrizia, oppure stile di vita non adeguato, capovolgimento di valori e sentimenti come avarizia, rabbia..uniti alla poco tempestività, hanno determinato lo stato di malattia.


Fattore tempo
Usiamo il tempo in modo poco rispettoso..ci trascuriamo, procrastinando...quindi allungandolo e ritardandolo..e di contro vogliamo accorciarlo cercando di "far sparire" subito il disagio rimpinzandoci di farmaci o simili.
Tutto questo oltre ad arrecare danno è veramente di poca utilità.

Non dico che non vada bene curarsi a livello farmacologico, ma non è l'unico modo che dobbiamo prendere in considerazione per curarci; non basta, dobbiamo andare più a fondo altrimenti, in questo modo, è come se non prendessimo in considerazione l' "errore" che abbiamo fatto in partenza, e volessimo continuare imperterriti sulla nostra strada senza ostacoli, decidendo di soffocare tutto e di mettere il corpo "a tacere".

Inizia la lotta contro il sintomo, dove lotta significa pur sempre attenzione e dedizione, e così il sintomo riesce a vincere e a far sì che ci occupiamo di lui.
Questo atteggiamento da combattente però, a mio avviso, è la strada verso la regressione.
Ogni sintomo o disagio non è una punizione divina, ma un messaggio che il corpo invia solo per noi, per avvisarci che qualcosa non va.

Se la nostra ottusità o cecità ci impedisce di far tesoro di un fastidio che certo ci può irritare e condizionare la vita, andremo incontro a infelicità garantita.
Il corpo non vuole ammalarsi..e ce lo comunica immediatamente con i primi sintomi o disagi.
Disagi che siamo soliti ignorare per fretta.. e inghiottiti dal tempo che fugge..
Disagi che piano piano, trascurati alla loro origine..ovvero il motivo scatenante, si trasformeranno in malesseri e malattia.

Questo è ciò che è successo a me, ma che succede a migliaia di persone ogni giorno. Ritengo inutile il continuo lamentarsi o sentirsi sfortunato sempre in balia degli eventi; piuttosto chiediamoci:" dov'ero io, prima che si manifestasse tutto questo?"
Le malattie o i disagi non nascono dall'oggi al domani, ma sono la somma di tutto quello che abbiamo vissuto e soprattutto di COME l'abbiamo vissuto.
  • Riusciamo a sentire come ci sentiamo, quali sentimenti abbiamo, che vita stiamo vivendo? 
  • E' adatta a noi e ai nostri ritmi?
  • i nostri ritmi sono veramente i nostri o quelli imposti? Possiamo fare qualcosa per cambiarli?
  • Cerchiamo di realizzare le cose che vorremmo, o stiamo ad aspettare che la vita decida per noi?
  • La nostra vita affettiva ci soddisfa? 
  • E' quella che vorremmo oppure no?
Facciamo lo sforzo di provare ad esprimere un nostro disagio a chi ci è vicino? dal genitore, al figlio, al partner al datore di lavoro? o tendiamo a "buttare giù i rospi" ,quello che non va senza esprimere  un nostro dissenso per non creare problemi o perchè ci sentiamo sopraffatti da chi abbiamo davanti?
Ci fermiamo un attimo durante la nostra giornata per respirare più a fondo, per assaporare il momento che stiamo vivendo e ringraziare, oppure siamo in preda alla frenesia del fare a tutti i costi qualcosa per riempire le giornate, facendoci rubare il tempo?
Riusciamo a delegare qualche compito ad un'altra persona per alleggerirci un pò dai fardelli, oppure non abbiamo nessuna fiducia nell'altro e vogliamo fare tutto noi col rischio poi di "non farcela più?"
Decisamente una lista infinita che tutti noi potremmo allungare...
Il fatto importante è che abbiamo il dovere di volerci bene, di rispettare la nostra vita e salute,
di ascoltarci e di cambiare man mano tutte quelle situazioni o atteggiamenti che non ci permettono di andare nella direzione che vorremmo
, perchè, non solo ma anche, questo aspetto del "non sentirsi" e del "non percepirsi" concorre alla formazione delle malattie.

Mettersi in discussione, guardarsi allo specchio e fermarsi non è facile.. non è comodo.
Richiede impegno,coraggio e fatica.. le persone non hanno voglia di mettersi in discussione, di essere loro a cambiare per prime, e soprattutto partono dal presupposto di non sbagliare mai (l'errore semmai appartiene ad altri). Per cui più facile continuare sulla via comoda e restare sempre uguali a se stesse, piuttosto che tentare di fare il "salto quantico".
La malattia, nel mio caso, mi ha permesso  di capire dove stavo sbagliando e di conseguenza cosa fare  per superare l'ostacolo.
Quello che ho in mano ora è la forza, la gioia di una nuova salute, di un nuovo cammino di una nuova consapevolezza di me stessa, dei miei punti di forza e di debolezza, e chiaramente una nuova responsabilità nei miei confronti.
Non pensiamo che la malattia ci cada addosso..noi abbiamo contribuito alla sua formazione..rendiamoci responsabili ma non vittime. Agiamo, reagiamo... otterremo affetto, amore, attenzione, vicinanza senza scendere a compromessi.
Saremo persone nuove in grado di fare le nostre scelte e provvedere ai nostri bisogni, dicendo "NO" se ci rendiamo conto che quello che ci stanno chiedendo è troppo.
Vivere senza sentirsi in colpa perchè, se si sceglie di fare sempre felici gli altri, si rende automaticamente infelici noi stessi.
Una interessante lettura è il libro di Claudia Randiville  sulla METAMEDICINA che potete scaricare in formato pdf.

domenica 9 agosto 2015

Demotivazione sistemica

Demotivazione sistemica e conseguenze psico-biologiche e relazionali

Al mattino, quando ci alziamo, il nostro corpo inizia subito a produrre gli ormoni idonei a farci affrontare gli sforzi giornalieri, pertanto le ghiandole corticosurrenali secernono alcuni ormoni maschili e femminili, il cortisolo (cortisone) che permette all’organismo di superare situazioni particolarmente stressanti, l’adrenalina, la noradrenalina ecc. L’attivazione di tali secrezioni non è affatto automatica come potrebbe invece sembrare, ma segue le esigenze dell’individuo esse infatti sono prodotte solo in presenza di uno scopo, di una finalità, di un'intenzione, di un obbiettivo, insomma a patto di sapere in quale direzione “muoversi”.

Se manca l’incipit motivazionale, se si vive nell’indecisione di dove “andare” e nel timore di sbagliare la “direzione”, allora niente secrezione e… tanta stanchezza, una condizione che spesso si "autoalimenta". 
Quando finalmente si ritrovano le motivazioni giuste ecco che le ghiandole riprendono la loro funzione e, se l'indecisione è durata molto a lungo, per non rivivere mai più lo stress di “direzione” e potrebbe verificarsi un’ipertrofia delle stesse (ghiandole surrenali).

Tenuto conto di ciò si potrebbe dedurre che alla base della “sindrome da affaticamento cronico”, una patologia che lascia spossati tutto il giorno e alla quale non sembra esserci rimedio, vi sia appunto un grosso conflitto di direzione e la separazione dal gruppo di persone che davano sicurezza e protezione. Tale devastante immotivazione alla vita pare sia sempre più frequente nei ragazzi di oggi, una pesante conseguenza di questa finta società evoluzionistica.

A ben pensare sono molte altre problematiche in questa vita che possono essere ben spiegate dall’assenza motivazionale.

Leggevo tempo fa che recentemente hanno fatto uno studio da cui emergeva che chi arriva al lavoro in ritardo dà un maggiore contributo in termini di produttività, mi viene quindi da pensare che il ritardo imponga nell’individuo un obbiettivo, una direzione, uno scopo: “arrivare al lavoro al più presto” o "recuperare il tempo perso" che attiva giocoforza le ghiandole surrenali per la produzione degli ormoni utili a fornire le giuste energie per affrontare una produttiva giornata di lavoro.

La sera al ritorno dal lavoro l’uomo sovente disattiva inconsciamente la produzione di cortisolo e si fionda sul divano esausto, la donna invece a causa di ulteriori ed improcastinabili esigenze familiari (cucina-figli-casa) pur stanca continua infaticabile la sua opera sino a sistemare “il nido”, dopodiché non aspettiamoci altro, disattiva le sue produzioni endocrine e per il maschio che nel frattempo si è ritemprato in visione di una serata romantica o passionale c’è ben poco da fare.
Bisogna tuttavia ammettere che nelle famiglie moderne fortunatamente l’uomo di una volta ha modificato il suo ruolo, essendo anche modificato quello della donna, quindi solitamente aiuta come può nelle faccende domestiche senza però disattivare al termine delle stesse la produzione di ormoni in quanto la sua funzione ancestrale, peraltro accentuata dalla onnipresente programmazione mediatica di ipersessualizzazione delle masse, gli impone di rimanere attivo per adempiere al suo “ruolo” naturale, purtroppo però la donna, che ha già terminato la sua funzione atavica, ha già “mollato gli ormeggi” ed è colta da improvvisa stanchezza pertanto...
Ritengo che sia opportuno conoscere certe dinamiche psico-biologiche per comprendere la vera causa dei nostri disagi e a volte per evitare incomprensioni sempre più frequenti, che, come si capisce, sono indotte dal deleterio sistema di sopravvivenza in cui ci si ritrova oggigiorno.

Insomma ci sono molte situazioni della vita che possono essere ben spiegate dall'assenza dell'intenzionalità e si possono verificare ogni giorno intorno a noi, non consideriamo però tali circostanze come patologiche, eccetto in casi estremi che hanno un loro senso biologico e anche una soluzione.

Non pensiamo che la scienza medica ufficiale possa giungere, con gli attuali criteri d’indagine, a formulare tali conclusioni che quindi verranno bollate nella migliore delle ipotesi come ipotetiche, se non utopistiche.
Solo di recente la PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) sta valutando tali aspetti per poter giungere alla risoluzione di quei conflitti che generano patologie di ogni sorta.

Fortunatamente si potrà avere contezza di questo ed altri processi biologici, derivanti dall’applicazione della varie discipline mediche olistiche, effettuando delle verifiche su se stessi, senza quindi alcuna indagine scientifica che spesso inficerebbe una teoria che non può essere standardizzata in quanto ogni individuo è un caso a sé.
Solo dopo tali verifiche si acquisirà una sicurezza di sé, del proprio corpo e si comprenderà la semplicità e logicità funzionale della nostra natura.

Non c'è azione senza intenzione.
Marcello Salas

lunedì 11 maggio 2015

Emozioni, stati d'animo e malattia

“Se l’anima si ammala essa consuma il nostro corpo” - Ippocrate
Quale ruolo hanno le nostre emozioni e i nostri stati d'animo nell'insorgere dei disturbi e delle patologie che affliggono il nostro corpo?
 
Ci hanno sempre spinto a credere e a vedere il corpo come una macchina che, come ente a sé, funziona nel suo rigoroso automatismo, non credendo che in realtà il benessere o il malessere possa dipendere dalla nostra dimensione immateriale: quella degli stati affettivi. Non ci si ammala per caso o per pura fatalità, ma la nostra dimensione corporale risente in modo profondo del costante intreccio tra le varie dimensioni immateriali - spirituale, emozionale, psichica - che ci compongono e di cui noi siamo parte e tutto.
Ogni malattia, ogni semplice indizio che il nostro corpo ci manifesta, in realtà, è sintomo e voce di un processo molto più profondo e di un disagio che si concretizza prima nella non materia per poi esprimersi in maniera manifesta nel concreto della nostra carne.

Ricerchiamo primariamente la causa nell’alimentazione, nell’ambiente e nei nostri geni che come tracce indelebili ci guidano e plasmano la nostra esistenza, non rendendoci conto che il nostro malessere e la nostra sofferenza fisica trovano, innanzitutto, origine prima in quel mondo sottile, in quel mondo energetico di cui noi stessi siamo composti e ci avvolge e che determina in ogni istante la nostra salute. La medicina ufficiale ci insegna che nel momento in cui insorge il sintomo c’è una chiara disfunzione a livello organico o cellulare e che basta aggiustare, per così dire, la parte malfunzionante per far sì che l’intera macchina ritorni a funzionare in modo perfetto. Eppure ci sono casi in cui pur avendo aggiustato l’ingranaggio o il processo disfunzionale, pur avendo oliato i vari meccanismi con gli adeguati trattamenti e le giuste terapie farmacologiche il disagio è lì, in silenzio, pronto per manifestarsi in modo ancora più invasivo. Perché tutto ciò? Perché da determinati malesseri non si riesce a guarire? O meglio, perché a volte viene aggiustata la superficie, ma il disturbo ricompare o si manifesta in modo del tutto diverso?

Oggigiorno, ciò che a noi è negata è la grande verità sulla nostra straordinaria natura. Ci hanno insegnato a guardare a tutto ciò che ci accade con le lenti scure della menzogna, attribuendo ogni malattia alla sola dimensione biologica e/o ambientale.

In realtà le cose non stanno proprio così perché tutto ciò che ci accade, tutto ciò che si manifesta nella nostra dimensione corporale sotto forma di patologia, altro non è che riflesso di un primo malessere interno della sfera dei nostri sentimenti, della nostra componente affettiva che chiaramente si va ad intrecciare in una danza armonica alle varie dimensioni esterne (sociale, ambientale ecc).

Studi ed anni di ricerche nel campo delle emozioni ci hanno indirizzato verso la comprensione dei meccanismi fisiologici e dei processi biochimici implicati nell’insorgere dell’emotività. Una vasta letteratura nel campo, ci illustra come queste siano funzionali per l’essere umano affinché possa muoversi nel grande ventaglio dell’esistenza. Ma più che vederle come il nostro fondamento, esse sono state più volte ridotte a un prodotto, viste come risposte funzionali che l’essere umano mette in atto di fronte a stimoli specifici. Questo è sì vero, ma è vero pure che queste sono il primo indizio che noi abbiamo sui sussulti e sui moti del nostro spirito. Le emozioni ci parlano di noi e degli altri, ci guidano e danno senso alla nostra esistenza. Non esiste essere umano che non senta o sperimenti un’emozione. Esse sono ontologiche: energie che ci indirizzano e che determinano il prossimo passo a partire dal quale muoverci. Sono la fonte del nostro benessere e al contempo del nostro malessere. Veri e propri campanelli d’allarme energetici e non semplici affezioni del cuore, esse ciò indicano se la strada che stiamo percorrendo è giusta o sbagliata.

In virtù di ogni emozione sperimentata si attivano le relative strutture cerebrali, le quali a loro volta implicano una ridistribuzione dell’energia nervosa sui relativi organi coinvolti. Le emozioni sviluppano delle modificazioni a carico di organi ed apparati, e viceversa. Sperimentare emozioni negative (rabbia, ostilità, tristezza, paura ecc) in modo continuativo e permanente fa sì che ci sia un mutamento nella funzionalità organica e cellulare del nostro corpo che a lungo andare manifesterà l’eccesso di energia distruttiva sotto forma di disturbo fisico. Organi centrali e periferici del corpo sono tutti interconnessi da una rete informativa multidimensionale (attualmente studiata dalla PNEI psico-neuro-endocrino-immunologia), rete che trasmette informazioni a tutti i livelli gerarchici- organici e cellulari- e la perturbazione di un suo nodo porta inevitabilmente a ripercussioni su tutto l’insieme.

L’azione di danno è promossa dalla specifica attività di neurotrasmettitori e neuropeptidi, i quali rilasciati con continuità dalla presenza di emozioni negative, stimolano i rispettivi recettori e auto-ossidano, producendo radicali liberi, che danno vita a sequenze di processi patologici, in grado di danneggiare seriamente le cellule nelle quali si attivano. La loro azione si attua sia nell’area cerebrale di produzione, sia negli organi periferici dotati di recettori sulle membrane cellulari in grado di riconoscerli e reagire di conseguenza.

Non ci rendiamo conto dello stretto rapporto che intercorre tra la nostra dimensione spirituale e la nostra dimensione materiale in quanto ci hanno insegnato a credere a tutto ciò che si vede, non pensando che in realtà, il mondo interno sia fondante per la strutturazione e la creazione di quello esterno, del nostro stato di benessere o di malattia. La scienza ci ha sempre analizzato e scomposto nelle nostre parti manifeste. L’uomo considerato come un aggregato e non come totalità interagente tra tre entità dinamiche ovvero Psiche, Anima e Corpo.

Noi siamo fusione di queste tre componenti modali e nel momento in cui ci ostiniamo a considerarle come tre dimensioni a sé riduciamo la nostra stessa natura a quella oggettuale. L’emotività è voce della nostra sfera profonda, voce della nostra componente prima, di quel principio immanente che alberga in noi: la nostra Anima. Nel momento in cui sono presenti in modo invasivo emozioni e stati d’animo negativi, a lungo andare anche il nostro corpo fisico a livello concreto sarà in risonanza con lo stesso tipo di linguaggio della sfera della nostra emotività. L’emozione ci avvisa e ci rende consapevoli che qualcosa di noi va cambiato o migliorato, ma soprattutto che l’Amore che ci guida ed è perno della nostra esistenza viene bloccato nella sua massima espressione dalla presenza di energie di polo opposto, che stanno contaminando il nostro essere e a cui noi ci stiamo accordando in modo invasivo e che a lungo andare avranno ripercussioni fortissime sul nostro stato di salute.

La nostra carne parla di noi e in sé contiene e manifesta tutte le tracce del nostro mondo interno. Le cellule del nostro corpo si modificano e cambiano in virtù delle nostre vibrazioni emozionali, di quest’energia profonda che produciamo.

Fare spazio all’amore significa distruggere a livello concreto ogni tipo di energia improduttiva, ogni emozione disturbante che possa ostacolare il nostro massimo benessere fisico e mentale, nonché la nostra felicità.
Carmen Di Muro
ESSERE È AMORE
DAL PENSIERO ALLA MATERIA.
VIAGGIO SCIENTIFICO NELLA PURA ESSENZA
di Carmen Di Muro
Gagliano Edizioni - Bari
fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/legame-emozioni-malattia.php

venerdì 6 marzo 2015

SISTEMA ENDOCRINO: equilibrio, salute fisica e mentale con lo yoga

Ciascuna delle sette ghiandole endocrine è associata nello yoga  ad uno dei sette chakra. Infatti i sette centri di energia governano il sistema endocrino che a sua volta presiede alle sette regioni principali del corpo fisico e da esso dipende il buon funzionamento di tutto l’organismo, con ripercussioni sia fisiche che psichiche.
 
GHIANDOLA PINEALE Settimo Chakra – (Sahasrara)
GHIANDOLA PITUITARIA Sesto Chakra – (Ajna)
IPOTALAMO
TIROIDE
Qunito Chakra – (Vishuddha)
GHIANDOLE SURRENALI Primo Chakra (Muladhara)
TIMO Quarto Chakra – (Anahata)PANCREAS Terzo Chakra (Manipura)
OVAIE E TESTICOLI Secondo Chakra (Svadhisthana)

Possiamo definire il sistema endocrino come il guardiano della nostra salute,un buon funzionamento e stato ci garantisce un buono stato di salute generale fisico e mentale.
Queste ghiandole producono potenti trasmettitori chimici chiamati ormoni che influenzano la crescita,lo sviluppo,il mantenimento del corpo.Questi ormoni trasmettono le varie informazioni con un ritmo giornaliero.Le funzioni di queste ghiandole inoltre sono intimamente interconnesse.
Il disequilibrio di un ghiandola porta a catena un malfunzionamento generale.
Il sistema endocrino è interconnesso a situazioni emotivo-fisiche quali relax o stress, piacere o frustrazione e paura o gioia. Esperimenti scientifici dimostrano la stretta relazione tra i nostri stati d’animo e stimoli esterni  con la secrezione ormonale, viceversa squilibri ormonali influenzano il nostro umore, e quindi il nostro processo decisionale.
Lo yoga, la meditazione,il canto (almeno 10 minuti al giorno in modo continuato con la pratica dei mantra) una sana alimentazione una vita riportata ad un ritmo più naturale fa si che il nostro sistema endocrino vibri in modo corretto,quindi mantenga il corpo sano.
Prima di vedere quali posture e kria di yoga sono adatte per stimolare le varie ghiandole facciamo un riassunto delle loro funzioni, anche se alcune di loro le abbiamo già incontrate parlando dei mantra e come la vibrazione vada ad interferire nel rilascio degli ormoni portando alla guarigione e riequilibrio.
GHIANDOLA PINEALE
Detta anche epifesi, si tratta di un ghiandola molto piccola circa 5 centimetri simile ad una pigna.Produce ormoni che regolano il livello sessuale,la tiroide e le attività celebrali.La ghiandola pineale ha diverse funzioni critiche, tra cui la secrezione di melatonina l'ormone che provoca sonnolenza e la regolazione di alcune funzioni endocrine.(chi soffre di sindrome da fatica cronica e fibromialgia è bene decalcificare queste ghiandola e riattivarla). Fisiologicamente, in collaborazione con l'ipotalamo, la ghiandola pineale controlla il desiderio sessuale, la fame, la sete e l'orologio biologico che determina il normale processo di invecchiamento del corpo.
La funzione primaria comunque è che la ghiandola pineale secerne melatonina. Questo ormone è quello primario che controlla la sonnolenza e la veglia. La luce naturale tende a girare su questa ghiandola. Quando si attiva la ghiandola pineale, il cervello si sposta da dormire a uno stato di veglia. Questo processo è a volte indicato come il risveglio del "Terzo Occhio". Alcuni ricercatori hanno osservato che, intorno ai sei anni di età, la secrezione di melatonina diminuisce in modo notevole.Età che guarda caso coincide quando i bambini cominciano la scuola primaria dove si devono confrontare col pensiero raziocinante, suscettibile di aprire in parte nuovi orizzonti cognitivi, ma soprattutto di chiudere il terzo occhio che è intuizione, letteralmente "guardare dentro" (tueor e in).
La meditazione, lo yoga e canto possono aiutare la  decalcificazione la ghiandola pineale, stimolando la ghiandola attraverso la risonanza nelle ossa nasali. È importante mantenere la ghiandola pineale attiva,aperta. Quando è attiva, la ghiandola pineale aiuta a ottenere un buon sonno. Una ghiandola pineale attiva garantirà inoltre che i segnali neurologici sono chiaramente trasmessi al sistema endocrino.
Spiritualmente, un terzo occhio aperto porta anche a voi la beatitudine, l'intuizione, la concentrazione, la chiarezza e risolutezza. Una mente neutrale. Con una ghiandola pineale altamente funzionante, il vostro funzionamento fisico e mentale sarà migliorata.
GHIANDOLA PITUITARIA
Detta anche ipofisi,o ghiandola maestra,regola la secrezione della tiroide e delle ghiandole riproduttive.
Si trova proprio al di sotto l'ipotalamo nel mezzo del cervello. La ghiandola pituitaria produce gli ormoni che influenzano la pressione sanguigna, il latte, la contrazione dell'utero, ovulazione, maturazione ossea e la crescita, proteine sintesi, e l'utilizzo di riserve di grasso. Alcuni ormoni sono base per i sentimenti di connessione e di legame sociale.
IPOTALAMO
L'ipotalamo è l'intermediario principale tra il nervoso sistema e il sistema endocrino, i due sistemi di controllo principali del corpo. E 'il centro di fenomeni di mente-corpo. Collocato nel mezzo del cervello appena sopra la ghiandola pituitaria, e nessun più grande di una noce, l'ipotalamo riceve informazioni dal cervello, le cellule, ed i sensi. Invia informazioni  a tutto il corpo in forma di messaggeri chimici che scatenano emozioni, attività metabolica. I nervi ottici attraversano ed intersecano il collegamento tra la ghiandola pituitaria e dell'ipotalamo
TIROIDE
La ghiandola tiroidea consiste di due lobi su entrambi i lati della trachea nel collo appena sopra lo sterno. Attraverso la sintesi di molte proteine, la tiroide controlla il metabolismo del corpo
e la crescita con lo sviluppo del sistema nervoso, è responsabile per il tasso di energia del vostro corpo che brucia, e per la sensibilità del corpo di altri ormoni. Essa produce ormoni tiroidei tiroxina (T4) e triiodotironina (T3), coinvolto nella regolazione del metabolismo, e nella crescita e il tasso di funzione di altri sistemi corporei. Le funzioni del tiroidei sono direttamente collegate al nostro umore. Quando questa ghiandola diventa iperattiva (ipertiroidismo) o rallenta la funzione (ipotiroidismo) avremo cambiamenti notevoli come  nervosismo, irritabilità, fame eccessiva, palpitazioni, respiro affannoso e una digestione eccessivamente veloce,o al contrario apatia e stanchezza sino ad arrivare ad  ispessimento della pelle, letargia, obesità,..depressione ,anomalie del ciclo mestruale ..
GHIANDOLE SURRENALI
Le ghiandole surrenali siedono in cima ai reni e producono due ormoni essenziali: cortisolo una androsterone . Il cortisolo è il maggiore controllo del metabolismo dei carboidrati, e aiuta il corpo risponde allo stress e la malattia. Androsterone agisce sui reni promuovere sodio e quindi la ritenzione idrica. Il surrene ghiandole producono ormoni che favoriscono la crescita muscolare, ed anche  la produzione di adrenalina, "  rilasciata dagli ormoni in concomitanza di stress, paura o frustrazione, e anche quando si verifica ipoglicemia
TIMO
Il timo è situato sopra il cuore e sotto lo sterno. Il timo è coinvolto nella maturazione delle cellule che aiutano a sostenere il sistema immunitario nella lotta contro la malattia.
PANCREAS
Il pancreas produce insulina e glutatione.
Il glutatione inibisce l'assorbimento del glucosio. Il pancreas aiuta anche a controllare carboidrati, grassi, e il metabolismo delle proteine.
OVAIE E TESTICOLI
Le gonadi (ovaie e testicoli) controllano nelle donne l'ovulazione, la formazione della placenta, la produzione di latte e la produzione di sperma negli uomini.
Le ovaie contengono le uova e produrre estrogeni e progesterone,gli ormoni che controllano la maturazione e sviluppo delle uova. Questi ormoni controllano anche l'ispessimento la parete uterina durante la gravidanza…I testicoli producono testosterone e spermatozoi.
Le ghiandole surrenali forniscono una piccola quantità di testosterone nelle donne. I livelli di testosterone influenzano il desiderio sessuale in entrambi gli uomini e donne.
Relazione con altri sistemi
Il sistema nervoso, cervello e ghiandole sono strettamente collegati all'interno del sistema endocrino.
Entrambi producono sostanze chimiche di regolazione (neuroormoni e ormoni) che agiscono come messaggi chimici che possono agire a diverse distanze
Influenze e Fattori di rischio negativo

domenica 21 dicembre 2014

La malattia mentale: potente strumento del sistema


Malattia mentale: la verità nascosta

Il DSM, Manuale Diagnostico e Statistico delle malattie mentali.
"Sappiamo con certezza che il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico, il testo sacro della psichiatria, con l'elenco dei disturbi mentali) utilizzato da psicologi, psicoterapeuti e psichiatri per emettere le loro diagnosi, non è basato su criteri scientifici", afferma il dr. Antonio Pala, psicologo e psicoterapeuta. "Non solo, ma Il trattamento psicofarmacologico che viene imposto presenta rischi gravissimi"

Fin dagli anni in cui frequentavo l’università come studente e non come professore (ne son passati più di trenta) avevo grosse difficoltà nel comprendere e nel digerire che le diagnosi si basassero su criteri che ai miei occhi sembravano quantomeno poco scientifici. Non riuscivo a trovare il supporto clinico, sperimentale, la verifica, la replicabilità, il controllo delle variabili, il controllo della validità e dell’attendibilità nei testi che pretendevano di essere il riferimento assoluto per la pronuncia di una diagnosi. Non li trovavo… perché non c’erano!

Finalmente qualcun altro, altre voci di scienziati e clinici seri, denuncia la verità rispetto al mondo della psicologia, della psichiatria e degli interessi che ne condizionano l’operato. Adesso possiamo dire in maniera chiara e con il corale consenso della comunità scientifica libera dagli interessi economico-politici, che il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico – il testo sacro della psichiatria, con l’elenco delle centinaia di disturbi mentali) utilizzato da psicologi, psicoterapeuti e psichiatri per emettere le loro sentenze diagnostiche, non è basato su criteri scientifici ma su opinioni personali raccolte in base agli interessi delle solite lobbies al servizio del sistema che governa il mondo.
 
Bisogna inoltre ricordare che ”l’attendibilità e la validità” (criteri base della statistica) dei test usati a supporto delle diagnosi effettuate in base a tali manuali, se vogliamo essere ottimisti, indicano che le diagnosi sono errate, da una volta su cinque a una volta su due (valori da 0.80 a 0.50) e questo sarebbe già preoccupante se il DSM fosse il risultato di un approccio scientifico. Ma i disturbi mentali non sono malattie mediche verificabili, le diagnosi sono basate solo su una lista (DSM e ICD-10) di descrizioni di comportamenti, talvolta sentimenti e sensazioni che non danno in nessun modo l’idea della condizione interiore, psichica e mentale dell’essere umano che li mette in atto.

Il trattamento psico-farmacologico, che viene poi imposto, presenta rischi gravissimi, talvolta letali. Basterebbe leggere il famoso “bugiardino” (chissà perché questo nome), ovvero le istruzioni allegate, per farsi un’idea delle conseguenze dell’assunzione degli psicofarmaci: danni biologici, a diversi sistemi, apparati, organi, sviluppo di patologie devastanti, talvolta rischio di morte. Il massimo dell’assurdità consiste nel fatto che, molto spesso, l’assunzione del farmaco può provocare lo stesso sintomo per combattere il quale è stato prescritto! E ancora, per contrastare gli effetti collaterali o indesiderati di un farmaco, molto spesso, si ricorre alla combinazione di un cocktail di farmaci ognuno dei quali porta con sé i propri effetti collaterali. È bene ricordare che effetti “collaterali” non significa che essi abbiano remote possibilità di presentarsi, significa connessi, concomitanti e determinati dal farmaco.

Lo psichiatra Allen Frances ha dichiarato:
 “Non esistono test oggettivi in psichiatria”
Tornando al DSM, sottolineiamo di nuovo che esso non ha niente di scientifico e che, quindi, tutte le diagnosi in tal senso sono solo strumenti manipolativi. Allen Frances, psichiatra ed ex Direttore del Comitato di Redazione del DSM IV ha, qualche tempo fa, dichiarato: “Non esistono test oggettivi in psichiatria, immagini radiologiche, analisi o test di laboratorio, in grado di stabilire in maniera conclusiva se qualcuno sia o meno affetto da un disturbo mentale, non c’è nemmeno una definizione di disturbo mentale (…) non puoi definirle”.
A sua volta, il direttore del NIMH (National Institute for Mental Health, USA), Thomas Insel ha smantellato la credibilità dell’ultima versione del DSM dicendo: “Il suo punto debole è la mancanza di validità. A differenza delle definizioni di cardiopatia ischemica, linfoma o AIDS, le diagnosi del DSM sono basate solo sul consenso riguardo a gruppi di sintomi clinici, senza test oggettivi. I pazienti con disturbi mentali meritano di meglio”.

La scienza non conosce la causa dei disturbi mentali

Attualmente sono disponibili dei protocolli finalizzati alla comprensione delle cause, alla soluzione del problema e alla facilitazione della guarigione della malattia fisica e del disagio mentale che integrano coerentemente diversi contributi scientifici. La nuova scienza, la PNEI (Psico-neuro-endocrino-immunologia), integra contributi dalla neurofisiologia, dalla endocrinologia, dalla psicosomatica, dall’epigenetica, dalla Nuova Medicina di Hamer, dalla psicologia transpersonale-psicosintetica, dalla kinesiologia applicata, da PSYCH-K® e da altre discipline di confine, accomunate da un approccio olistico integrante l’applicazione delle leggi della fisica quantistica al sistema del genere umano.
È facile comprendere perché questi nuovi approcci alla guarigione vengano combattuti dal sistema dominante
Questi protocolli implicano delle forme di diagnosi-comprensione e di terapia assolutamente attendibili, valide, efficaci – sempre che vengano integrate tra loro – monitorabili in ogni fase del processo; sono portati avanti da scienziati di frontiera, all’avanguardia, tra cui psicologi, psicoterapeuti, medici, psichiatri, genetisti, biologi. È facile comprendere perché questi nuovi approcci alla guarigione vengano fortemente combattuti dal sistema dominante (il modello classico si occupa di curare, non di guarire), che con ogni mezzo tenta di metterli in ombra e di sabotarne la credibilità attraverso la disinformazione, la calunnia e altri mezzi per lo più illegali.

Un modello di vita, basato sul male e sulla disperazione
Il problema è che andremmo aiutati nei momenti di difficoltà, quando è più difficile affrontare la vita e i problemi, restando in equilibrio. Invece, dicendoci che siamo malati, che abbiamo un disturbo, prescrivendoci farmaci o orientandoci a psicoterapie, che di tutto fanno tranne che risolvere il problema (il blocco mentale psicosomatico, all’origine della sofferenza), ci vincolano ad un modello di vita, basato sul male e sulla disperazione, alimentando il business sanitario sulla nostra pelle che ci costringe, attraverso la manipolazione, a vivere in una sorta di schiavitù, determinata dal fatto che, tutto ciò, ci impedisce di evolvere.


La psicoterapia dovrebbe comprendere l’origine del male 
e individuare modelli adattivi funzionali e risolutivi.
È questo che dovrebbe fare una psicoterapia: comprendere l’origine del male, definire come gli eventi traumatici hanno modificato i nostri programmi mentali e le nostre reazioni fisiche (adattamenti), procedere nell’individuare modelli adattivi funzionali, risolutivi e sani in relazione alla condizione disfunzionale, mantenerci in equilibrio e fiduciosi durante tutte le fasi del processo, permettendoci di comprendere ciò che accade acquisendo, giorno dopo giorno, sempre più “competenza” nella gestione della nostra vita. In poche parole deve permetterci di evolvere. Perché, se ci pensiamo bene, nel mondo quantico in cui viviamo, tutto ha un senso, niente avviene per caso, e ciò che avviene (gli eventi che banalmente chiamiamo problemi) è sempre teso a permetterci di evolvere, a migliorare e a darci una migliore capacità di godere la vita.
La nostra evoluzione non può prescindere dai processi di integrazione del nostro sistema di esseri umani (anima-mente-spirito/energia-corpo). 

Le persone che affrontano un percorso di guarigione ringraziano il problema che li ha portati in terapia. Infatti, attraverso il lavoro su di sè, hanno scoperto prima di tutto “chi essi non sono”: non sono persone, non sono chi il sistema gli ha fatto credere di essere, attaccando loro etichette con le quali si sono identificati, vivendo in un interminabile conflitto e disagio tra le istanze più elevate ed evolute che in fondo a se stessi percepivano e i gretti e banali bisogni (artificialmente creati dal sistema dominante per distrarci dal vero senso della nostra vita) che, ogniqualvolta non possono essere gratificati, inducono senso di inadeguatezza, disagio e malattie.

Più che persone (il cui significato originario é maschere) 
dovremmo diventare individui, liberi da condizionamenti.
Diventare individui, (letteralmente, non divisi) e abbandonare le sub-personalità, le maschere (dal latino: persona, maschera, utilizzata nel teatro per rappresentare un personaggio) che offriamo al mondo per essere accettati (ovvero conformi ai modelli culturali), esprimere la nostra essenza più profonda, liberi da condizionamenti, vivendo ognuno a suo modo, in modo attento, presente, amorevole, armonico, questo, in un’era corrotta dalla brama del possesso, dall’ossessione per l’apparenza, dalla compulsione a sottomettere gli altri, potrebbe dare senso alla vita, restituendoci la dignità di essere umani. 
Diversamente continueremo ad essere burattini al servizio di un sistema, la società che governa le persone, costruita con la finalità di farci dimenticare chi siamo, di farci dimenticare la nostra umanità fino a quando dimenticheremo di avere un’anima e la nostra vita sarà veramente, irrimediabilmente, un vero inferno. La malattia mentale, quindi, non è altro che il disagio di non essere se stessi, di non essere integrati, di essere frammentati in tante sub-personalità spesso incompatibili tra loro e sempre incompatibili con la nostra vera essenza. È triste riconoscere che questa condizione sia stata creata dalla nostra cultura, dalla nostra mal-educazione, ovvero dalla manipolazione culturale al servizio di interessi oscuri. è rassicurante. È rassicurante e sano capire che la guarigione è a portata di mano, che non è necessario delegarla a nessuno, ma sarà opera nostra in un percorso alla scoperta di noi stessi, seppure, talvolta, sia necessario un supporto da parte di quei professionisti (seri, competenti, con anni di esperienza sul campo alle spalle) che, in accordo con noi, hanno a cuore la nostra evoluzione e il nostro ben-essere.
Siamo umani e da umani vogliamo essere trattati! Ribelliamoci al sistema che ci impone false diagnosi per prendersi prima la nostra mente e poi, casomai, la nostra anima (in greco: psiché)! 
Sarà una ribellione pacifica, attuata da uomini e donne amorevoli, che condividono una visione fiduciosa in un universo amorevole che li sostiene nel gratificarli nelle reali necessità, lungo il cammino verso l’autorealizzazione.

Per saperne di più:
– Giorgio Antonucci “I pregiudizi e la conoscenza critica alla psichiatria”, Cooperativa Apache, Roma, 1986. E “Critica al giudizio psichiatrico, Sensibili alle foglie”, Roma, 1993.
– Richard P. Bentall“Doctoring the Mind: Why psychiatric treatments fail”, Penguin – New York, 2010.
– “Your Drug May Be Your Problem: How and Why to Stop Taking Psychiatric Medications”, Da Capo Press, Boston, 2007.
– Giuseppe Bucalo “Malati di Niente – Manuale minimo di sopravvivenza psichiatrica”, Cox 18 Books /Milano e Grafton 9 /Bologna, 1996.
– Roberto Cestari “L’inganno psichiatrico”, Lib&Res – Milano, 2012.
– Paola Minelli, Maria Rosaria D’Oronzo “Sorvegliato mentale. Effetti collaterali degli psicofarmaci”, Nautilus, Torino, 2009.
– Joahnna Moncrieff “A Straight Talking Introduction to Psychiatric Drugs”, PCCS Books, Monmouth, 2009.
– Thomas Szasz “Il mito della malattia mentale”, Spirali, 2003.

Vedi anche: www.ccdu.org/bibliografia
Sul significato di “bugiardino”: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/perch-foglietto-illustrativo-farmaci-viene-c
di Antonio Pala - lunedì 10 novembre 2014

venerdì 6 giugno 2014

Emozioni, stati d'animo e malattia

Quale ruolo hanno le nostre emozioni e i nostri stati d'animo nell'insorgere dei disturbi e delle patologie che affliggono il nostro corpo?
Carmen Di Muro
"Se l'anima si ammala essa consuma il nostro corpo"Ippocrate

Ci hanno sempre spinto a credere e a vedere il corpo come una macchina che, come ente a sé, funziona nel suo rigoroso automatismo, non credendo che in realtà il benessere o il malessere possa dipendere dalla nostra dimensione immateriale: quella degli stati affettivi. Non ci si ammala per caso o per pura fatalità, ma la nostra dimensione corporale risente in modo profondo del costante intreccio tra le varie dimensioni immateriali - spirituale, emozionale, psichica - che ci compongono e di cui noi siamo parte e tutto. Ogni malattia, ogni semplice indizio che il nostro corpo ci manifesta, in realtà, è sintomo e voce di un processo molto più profondo e di un disagio che si concretizza prima nella non materia per poi esprimersi in maniera manifesta nel concreto della nostra carne.

Ricerchiamo primariamente la causa nell'alimentazione, nell'ambiente e nei nostri geni che come tracce indelebili ci guidano e plasmano la nostra esistenza, non rendendoci conto che il nostro malessere e la nostra sofferenza fisica trovano, innanzitutto, origine prima in quel mondo sottile, in quel mondo energetico di cui noi stessi siamo composti e ci avvolge e che determina in ogni istante la nostra salute. La medicina ufficiale ci insegna che nel momento in cui insorge il sintomo c'è una chiara disfunzione a livello organico o cellulare e che basta aggiustare, per così dire, la parte malfunzionante per far sì che l'intera macchina ritorni a funzionare in modo perfetto. Eppure ci sono casi in cui pur avendo aggiustato l'ingranaggio o il processo disfunzionale, pur avendo oliato i vari meccanismi con gli adeguati trattamenti e le giuste terapie farmacologiche il disagio è lì, in silenzio, pronto per manifestarsi in modo ancora più invasivo. Perché tutto ciò? Perché da determinati malesseri non si riesce a guarire? O meglio, perché a volte viene aggiustata la superficie, ma il disturbo ricompare o si manifesta in modo del tutto diverso?

Oggigiorno, ciò che a noi è negata è la grande verità sulla nostra straordinaria natura. Ci hanno insegnato a guardare a tutto ciò che ci accade con le lenti scure della menzogna, attribuendo ogni malattia alla sola dimensione biologica e/o ambientale. In realtà le cose non stanno proprio così perché tutto ciò che ci accade, tutto ciò che si manifesta nella nostra dimensione corporale sotto forma di patologia, altro non è che riflesso di un primo malessere interno della sfera dei nostri sentimenti, della nostra componente affettiva che chiaramente si va ad intrecciare in una danza armonica alle varie dimensioni esterne (sociale, ambientale ecc).
Studi ed anni di ricerche nel campo delle emozioni ci hanno indirizzato verso la comprensione dei meccanismi fisiologici e dei processi biochimici implicati nell'insorgere dell'emotività. Una vasta letteratura nel campo, ci illustra come queste siano funzionali per l'essere umano affinché possa muoversi nel grande ventaglio dell'esistenza. Ma più che vederle come il nostro fondamento, esse sono state più volte ridotte a un prodotto, viste come risposte funzionali che l'essere umano mette in atto di fronte a stimoli specifici. Questo è sì vero, ma è vero pure che queste sono il primo indizio che noi abbiamo sui sussulti e sui moti del nostro spirito. 

Le emozioni ci parlano di noi e degli altri, ci guidano e danno senso alla nostra esistenza. Non esiste essere umano che non senta o sperimenti un'emozione. Esse sono ontologiche: energie che ci indirizzano e che determinano il prossimo passo a partire dal quale muoverci. Sono la fonte del nostro benessere e al contempo del nostro malessere. Veri e propri campanelli d'allarme energetici e non semplici affezioni del cuore, esse ciò indicano se la strada che stiamo percorrendo è giusta o sbagliata.
In virtù di ogni emozione sperimentata si attivano le relative strutture cerebrali, le quali a loro volta implicano una ridistribuzione dell'energia nervosa sui relativi organi coinvolti. Le emozioni sviluppano delle modificazioni a carico di organi ed apparati, e viceversa. Sperimentare emozioni negative (rabbia, ostilità, tristezza, paura ecc) in modo continuativo e permanente fa sì che ci sia un mutamento nella funzionalità organica e cellulare del nostro corpo che a lungo andare manifesterà l'eccesso di energia distruttiva sotto forma di disturbo fisico
Organi centrali e periferici del corpo sono tutti interconnessi da una rete informativa multidimensionale (attualmente studiata dalla PNEI psico-neuro-endocrino-immunologia), rete che trasmette informazioni a tutti i livelli gerarchici- organici e cellulari- e la perturbazione di un suo nodo porta inevitabilmente a ripercussioni su tutto l'insieme. L'azione di danno è promossa dalla specifica attività di neurotrasmettitori e neuropeptidi, i quali rilasciati con continuità dalla presenza di emozioni negative, stimolano i rispettivi recettori e auto-ossidano, producendo radicali liberi, che danno vita a sequenze di processi patologici, in grado di danneggiare seriamente le cellule nelle quali si attivano. La loro azione si attua sia nell'area cerebrale di produzione, sia negli organi periferici dotati di recettori sulle membrane cellulari in grado di riconoscerli e reagire di conseguenza.

Non ci rendiamo conto dello stretto rapporto che intercorre tra la nostra dimensione spirituale e la nostra dimensione materiale in quanto ci hanno insegnato a credere a tutto ciò che si vede, non pensando che in realtà, il mondo interno sia fondante per la strutturazione e la creazione di quello esterno, del nostro stato di benessere o di malattia. La scienza ci ha sempre analizzato e scomposto nelle nostre parti manifeste. L'uomo considerato come un aggregato e non come totalità interagente tra tre entità dinamiche ovvero Psiche, Anima e Corpo.
Noi siamo fusione di queste tre componenti modali e nel momento in cui ci ostiniamo a considerarle come tre dimensioni a sé riduciamo la nostra stessa natura a quella oggettuale. L'emotività è voce della nostra sfera profonda, voce della nostra componente prima, di quel principio immanente che alberga in noi: la nostra Anima. Nel momento in cui sono presenti in modo invasivo emozioni e stati d'animo negativi, a lungo andare anche il nostro corpo fisico a livello concreto sarà in risonanza con lo stesso tipo di linguaggio della sfera della nostra emotività. L'emozione ci avvisa e ci rende consapevoli che qualcosa di noi va cambiato o migliorato, ma soprattutto che l'Amore che ci guida ed è perno della nostra esistenza viene bloccato nella sua massima espressione dalla presenza di energie di polo opposto, che stanno contaminando il nostro essere e a cui noi ci stiamo accordando in modo invasivo e che a lungo andare avranno ripercussioni fortissime sul nostro stato di salute.
La nostra carne parla di noi e in sé contiene e manifesta tutte le tracce del nostro mondo interno. Le cellule del nostro corpo si modificano e cambiano in virtù delle nostre vibrazioni emozionali, di quest'energia profonda che produciamo.
Fare spazio all'amore significa distruggere a livello concreto ogni tipo di energia improduttiva, ogni emozione disturbante che possa ostacolare il nostro massimo benessere fisico e mentale, nonché la nostra felicità.
Fonte

SALVA O STAMPA IL POST IN PDF

Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF

CORRELATI

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...