sabato 23 giugno 2018

Il mito dell’Alzheimer

Il mito dell’Alzheimer

Un po’ di storia
La malattia di Alzheimer ha preso il nome dal medico tedesco Alois Alzheimer che per primo ne studiò un caso (la signora Auguste D. moglie dell’impiegato delle ferrovie Carl D.). Ma non è tutto perché l’uomo che dovrebbe passare alla storia come il vero padre dell’Alzheimer è il medico psichiatra Emil Kraepelin, direttore della Reale clinica psichiatrica di Monaco. 
Fu proprio Kraepelin che offrì ad Alzheimer l’opportunità di far parte del suo gruppo a Heidelberg, nominandolo successivamente suo assistente.
Nel 1910 Emil Kraepelin coniò ufficialmente il termine Alzheimer Krankheit (malattia di Alzheimer). 
Creando l’AD, Kraepelin aveva conquistato un territorio diagnostico molto importante per il suo laboratorio. Secondo alcuni storici nel consolidare l’esistenza della malattia giocò un ruolo importante la diatriba tra Kraepelin e Sigmund Freud.

La teoria di Freud rivoluzionò lo studio delle nevrosi attribuendo i sintomi delle malattie psichiatriche ai misteriosi lavorii dell’inconscio, e ipotizzando la cura attraverso la terapia psicoanalitica. Queste teorie erano in netto contrasto con la concezione organicistica delle malattie mentali sostenuta da Kraepelin e Alzheimer. Per loro le malattie avevano una base esclusivamente organica che poteva essere accertata con mezzo scientifici.

Si venne così a creare una profonda divisione tra la psichiatria a base organica e la psichiatria freudiana. Ognuna di queste due correnti cercava il riconoscimento nell’ambito medico, perché la posta in gioco era elevata...

La determinazione di Kraepelin a far sì che la malattia di Alzheimer fosse classificata come patologia organica è appunto il tentativo strategico di conquistarsi il riconoscimento, oltreché non perdere il suo orgoglio di scienziato e naturalmente la sua eredità di studioso. 
Quando Kraepelin incluse l’AD nel suo testo Psychiatrie, diede avvio a una storia lunga 100 anni durante la quale, da un singolo paziente bollato in modo molto approssimativo, siamo arrivati all’attuale pandemia che coinvolge 25 milioni di persone.

La malattia di Alzheimer sarebbe potuta rimanere rara e insignificante se, nella seconda metà del XX secolo nei paesi industrializzati non fosse aumentata progressivamente l’attesa di vita media.

L’invecchiamento della popolazione, associato alla proliferazione di nuovi strumenti tecnologici che promettevano di prolungare la vita. Stimolò l’interesse per la ricerca neurologica e gerontologica. 
Nei primi anni Settanta i neuro scienziati, ben consapevoli dell’enorme interesse dell’invecchiamento, cercarono di ottenere maggiori finanziamenti. 
Il loro lavoro avrebbe dovuto concentrarsi su qualcosa di molto concreto e attuale, qualcosa di terrificante e incurabile: una malattia che giustificasse l’impiego di enormi risorse, la malattia del secolo. L’Alzheimer si adattava in maniera perfetta allo scopo. 

Nel 1974 viene fondato il National Institute on Aging (NIA, Istituto nazionale sull’invecchiamento) e sotto la guida dello psichiatra clinico Robert Butler, inizia subito a promuovere l’AD come suo principale ambito di ricerca, consentendo ai fondi federali di essere convogliati ai ricercatori.
Lo stesso Butler dichiarò: “decisi che dovevamo rendere il termine (malattia di Alzheimer) una parola di uso comune. Sapevo che questo sarebbe stato l’unico modo per far convergere i diversi settori della ricerca in un unico filone che diventasse priorità nazionale. Io chiamo questa strategia la politica sanitaria dell’angoscia”. 
Nel 1976 il dottor Robert Katzman in un editoria scrisse che negli Stati Uniti l’AD si collocava al quarto o quinto posto tra le cause più frequenti di morte e sollecitò il paese ad investire di più. 
Nel 1979 a Washington fu creata l’Alzheimer’s Disease ad Related Disorder (ADRDA, Associazione per la malattia di Alzheimer e i disturbi correlati). 
Nel 15 settembre 1983 la Camera dei rappresentanti propose il mese di novembre come Mese Nazionale dell’Alzheimer.

La reinterpretazione dell’invecchiamento cerebrale come malattia a sé stante, e lo stanziamento di enormi quantità di denaro da parte del governo, produssero un entusiasmo che contagiò i ricercatori e i familiari dei pazienti affetti d’AD. 

Cambiò la dizione, e il termine “senilità” venne soppiantato dal termine molto più angosciante che non lascia spazio a dubbi: “malattia di Alzheimer”, il nuovo idioma dell’angoscia! 
Nel 1984 1985 il NIA aveva istituito in tutto il paese ben dieci Alzheimer’s Disease Research centers.

Nel 1979 il NIA aveva speso per la ricerca sull’AD circa 4 miliardi di dollari; nel 1991 era arrivato a spenderne 155 (37 volte tanto). 
Nel 2007 i fondi federali assegnati alla ricerca per la “guerra contro l’AD” erano lievitati a una cifra sbalorditiva di 643 miliardi di dollari.

Celebrità a sostegno
La nascita del nuovo linguaggio popolare intriso di angoscia e terrore fu amplificato quando vennero coinvolti nella “causa” dell’AD personaggi molto popolari: gli attori Rita Hayworth, Charles Bronson e Charlton Heston, il presidente statunitense Ronald Reagan, la Regina dei Paesi Bassi Giuliana, il Primo ministro britannico Wiston Churchill, il pugile campione del mondo Sugar Ray Robinson, ecc.

Cos’è l’Alzheimer?
Ufficialmente la malattia di Alzheimer (AD, Alzheimer Disease) è provocata dalla degenerazione del cervello e dalla perdita di cellule nervose a causa di molteplici fattori, perlopiù ignoti alla medicina. 

E’ una malattia degenerativa e progressiva caratterizzata dalla perdita irreversibile di cellule cerebrali. Questa degenerazione porta al rimpicciolimento e all’atrofia di alcune aree del cervello, alla riduzione di alcuni neurotrasmettitori, in particolare l’acetilcolina. 

Gli effetti di questa “patologia” sono: deficit di memoria, una compromissione della capacità di apprendere, di ragionare, di formulare giudizi, di riconoscere oggetti, di comunicare; gravi difficoltà nel compiere attività quotidiane; agitazione, ansia, depressione, allucinazioni e insonnia.

La demenza
Il termine oggi molto in voga di “demenza”, deriva dal latino “fuori di mente” e in passato era utilizzato per identificare i dissidenti e devianti di ogni tipo, soprattutto donne anziane che venivano accusate di stregoneria quando manifestavano sintomi di decadimento cognitivo.

Le teorie ufficiali più in voga
Beta-amiloide e grovigli neurofibrillari 
I ricercatori pensano che i deficit cognitivi dell’AD siano associati alla presenza nel cervello di alterazioni anatomopatologiche costituite da due formazioni di natura proteica: le placche di proteine beta-amiloide (BAP) e i grovigli neurofibrillari (NFTs), che alla fine distruggerebbero i neuroni a livello cerebrali. 

Ma in tutto questo le lacune conoscitive non mancano, per esempio gli scienziati non capiscono come le beta-amiloide uccida i neuroni; non sanno se tali placche sono responsabili della degenerazione o dei semplici marcatori e/o cicatrici di una morte, quindi se sono causa o effetto di tale degenerazione.

La proteine beta-amiloide si accumula in TUTTI i cervelli man mano che invecchiano, e tale processo può addirittura iniziare nei ventenni. Risulta pertanto difficile stabilire quale sia il livello soglia oltre il quale l’accumulo di beta-amiloide diventa patologico.
Radicali liberi
I radicali sono atomi o gruppi di atomi che contengono almeno un elettrone spaiato e quindi sono debolmente legati, instabili e altamente reattivi. Si accumulano nel cervello provocando nelle cellule un danno e un deficit che potrebbe contribuire all’AD. Queste molecole reattive si formano nel corpo durante i normali processi biologici che possono essere accelerati da agenti esterni come infezioni, fumo di tabacco, agenti tossici, erbicidi, radiazione solare e inquinanti. I radicali possono anche danneggiare il DNA.
Infiammazioni
Secondo questa teoria l’AD è una conseguenza dell’infiammazione cerebrale che genera metaboliti anomali (piccole molecole prodotte dai processi metabolici) a partire da normali molecole cerebrali.

Per esempio le citochine, che sono normali proteine del sistema immunitario, sono prodotti dall’infiammazione tissutale e possono circolare nel cervello.
Teoria vascolare
Piccoli infarti isolati in aree strategiche del cervello, oppure l’occlusione di multipli vasellini sanguigni, possono provocare demenza riducendo l’apporto di ossigeno al cervello e alterando i circuiti neuronali coinvolti nei processi decisionali, nella memoria.
Teoria infettiva
Secondo gli esperti alcuni virus della famiglia dell’herpes possono provocare demenza, ma solo alcuni studi li hanno messi in relazione con l’AD.
Teoria delle eccitotossine
I neuroni morirebbero per un eccesso di stimolazione da parte di neurotrasmettitori aminoacidi eccitatori (eccitotossine). Dato che il glutammato e altri neurotrasmettitori eccitatori normalmente inducono la scarica elettrica dei neuroni, se sono presenti in eccesso, possono portare i neuroni a scaricare (ed eccitarsi) fino alla morte. 
La teoria del diabete
Disturbi del metabolismo del glucosio erano stati descritti nella malattia di Alzheimer già da decenni, e gli scienziati avevano ipotizzato che in un soggetto diabetico o il cervello manca di sufficiente glucosio per funzionare correttamente o lo zucchero presente in eccesso nel sangue produce un danno vascolare che compromette l’irrorazione dei neuroni.
Studi epidemiologici indicavano che le persone affette da AD avevano più frequentemente un diabete concomitante.


Il mito dell’Alzheimer
La malattia di Alzheimer (AD) è un mito creato dalla nostra cultura nel tentativo di fornire un senso a un processo naturale, l’invecchiamento cerebrale, che non possiamo controllare. 

Quello che non viene detto alla popolazione è che la cosiddetta “malattia di Alzheimer” (AD) NON può essere differenziata dal normale processo di invecchiamento e che la patologia NON ha mai lo stesso decorso. 

Sembra che ogni anno sempre più persone cadano vittime dell’AD. Quotidiani e riviste vorrebbero farci credere che la AD si sta diffondendo nella popolazione a ritmo pandemico. 
Naturalmente quello che non viene detto è che non sappiamo come diagnosticare la AD, figuratevi se siamo in grado di stilare il bilancio delle vittime. 

LE SPECIE VIVENTI SONO NATE TUTTE INSIEME!

LE SPECIE VIVENTI SONO NATE TUTTE INSIEME. LO DIMOSTRA UNO STUDIO GENETICO.
Maurizio Blondet 10 giugno 2018
Praticamente tutte le specie animali oggi esistenti, compreso l’uomo, sono apparse sulla Terra allo stesso tempo:  fra i 100 mila e i 200 mila anni fa, in un periodo geologicamente breve.
E’ la stupefacente conclusione cui sono giunti due genetisti, David Thaler dell’università di Basilea, e Mark Stoekle della Rockefeller, analizzando il DNA mitocondriale di 100 mila specie viventi attualmente nei continenti e negli oceani del globo, dopo aver esaminato 5 milioni di “codici identificativi” delle suddette specie. Una messe enorme di dati, che rende il risultato indiscutibile.
Questa immensa campionatura è stata resa possibile da una recente metodologia d’indagine, che esamina il DNA mitocondriale, più facile a decodificare rispetto al DNA del nucleo della cellula, che è proprio di ogni individuo, coi suoi tre miliardi di paia di molecole organizzate in migliaia di geni. I mitocondri sono, nella cellula, i minuscoli “motori” forniscono energia alla cellula e la fanno respirare:  il loro DNA ha solo 37 geni. Uno di essi, detto COI (sigla per cytochrome oxidase I), è stato definito il “codice a barre DNA” perché esso identifica alla perfezione la specie cui appartiene, tanto che viene usato per scoprire frodi  alimentari, se per esempio nell’hamburger di bue c’è carne di cavallo, o se nel kebab halal c’è la presenza di maiale.

Il gene  COI ha una sequenza genetica assolutamente simile in tutti gli animali, il che lo rende  facile da “vedere” a confrontare; d’altra parte, presenza differenze caratteristiche, proprie di ciascuna specie. Insomma è davvero un “codice a barre” che identifica con  semplicità e precisione ogni specie animale. Il metodo è anche economico, ciò che ha permesso ai due genetisti di passare in rassegna, in una decina d’anni, appunto 5 milioni di codici a barre di 100 mila specie attualmente viventi.

La prima, e per loro stupefacente, scoperta dei due genetisti è questa: che non si aspettavano una tale “uniformità” all’interno della stessa specie, e una totale assenza di quelle che loro definiscono “passerelle” fra una specie e l’altra.
I loro dati smentiscono definitivamente il mito evoluzionista per cui una specie si sarebbe “evoluta” dall’altra, attraverso ipotetici “anelli di congiunzione” poi estinti.
Ogni specie studiata è in modo impressionante “fissa”, una  specie “rana” è identica geneticamente sia che viva nei nostri stagni sia nel Mato Grosso, e la specie Homo sia che viva qui che in Cina; le differenze morfologiche, minime, sono indifferenti al loro codice a barre genetico.

L’altra cosa che hanno  scoperto, è che la diversità genetica non varia con la numerosità e l’estensione sulla terra di una specie. I manuali evoluzionisti insegnano che più una specie è numerosa, antica e diffusa in zone climatiche differenti, più dovrebbe presentare variazioni genetiche, dovute all’accumularsi di variazioni nel DNA in funzione della sua moltiplicazione attraverso le epoche. Niente di più falso: i 7,5 miliardi di esseri umani, i 500 mila passeri, i centomila beccaccini, hanno all’incirca la stessa diversità genetica: limitatissima.

Da qui la terza e più inattesa scoperta: studiando le variazioni genetiche “neutrali”, le piccole variazioni genetiche del DNA, né dannose né utili,  che si succedono e si trasmettono fra generazioni, i genetisti hanno dovuto ammettere che esse sono molto, ma molto meno frequenti di quanto “previsto” dagli evoluzionisti, e per quanto grande sia il numero degli individui  che la compongono. Il che non è poi così strano: il DNA è  la materia vivente più costante, si “difende attivamente” contro le mutazioni, azzerandole.

Il punto è che gli evoluzionisti si basano su queste variazioni neutrali, che suppongono essere avvenute in cadenze regolari, per determinare l’età di una specie, il momento in cui è apparsa sulla Terra – un po’ come gli anelli dei vecchi alberi tagliati ne mostrano l’età.  Fatti  e  rifatti i calcoli, i due genetisti sono giunti alla conclusione più clamorosa: che  il 90% delle specie oggi viventi sulla Terra, sono nate tutte insieme,  100-200 mila anni fa.
Tutti contemporanei
La massima parte delle specie, siano uccelli, pesci, falene o uomini, sono apparsi così recentemente da non aver avuto tempo di sviluppare molta diversità genetica. La diversità genetica dell’umanità d’oggi è in media dello 0,1% :  se prendiamo queste variazioni come la cadenza di un orologio genetico, ciò che farebbe risalire la  divergenza di umani come specie distinta a 100-200 mila anni fa.   [Ovviamente il profano potrebbe sospettare che l’orologio genetico delle variazioni non ha la cadenza regolare che gli scienziati pretendono: ma questo è un argomento che gli scienziati non paiono disposti a discutere].

Dai “primitivi” rettili ai marsupiali, dagli ovipari ai vivipari, fino all’”evoluto” Homo Sapiens,  sono tutti contemporanei:  ciò che noi pensiamo sia il risultato di una evoluzione, non lo è. Il rettile non è più primordiale di un mammifero, né un marsupiale più primitivo di un placentato, né gli anfibi ci hanno “preceduto” nel tempo perché meno complessi. Né noi, l’orgogliosa specie Homo, siamo venuti “dopo” il cardellino o  la trota. Saremmo nati tutti insieme. In un periodo oltretutto alquanto recente, 200 mila anni fa, o meno.

L’intero regno animale – almeno quello presente oggi –  sembra essere apparso insieme sulla Terra?  Lo stesso David Thaler, uno dei due autori della scoperta, ammette: “L’ho combattuta finché ho potuto”. Il  motivo è ovvio. Non è solo che i risultati della sua scoperta demoliscono ogni possibile teoria evoluzionista, per quanto “riformata” e “corretta” (lo è stata molte volte, dopo Darwin), ma la stessa ideologia dell’evoluzione, in quanto “fede”implicita di tutti gli studiosi del vivente, il pilastro a cui appendono le loro certezze.
Il vostro cronista intravvede una certa difficoltà a conciliare  questa  scoperta con i dati della paleontologia e stratigrafia geologica, che  retrodatano la vita di milioni di anni, non di cento-200 mila. Il Cenozoico, in cui  appaiono i mammiferi,  sarebbe iniziato 6,5 milioni di anni fa. Fino a che punto le datazioni stratigrafiche sono “sicure” e credibili? Fino a  che punto la retrodatazione è il presupposto ideologico per dare alla evoluzione “Il tempo” di evolversi?
Come avevo illustrato nel mio “L’uccellosauro ed altri animali”,  le datazioni stratigrafiche o con radio-isotopi   danno danno estremamente variabili e improbabili: un Proconsul (una scimmia estinta) è stato datato fra i 14 e 15 milioni di anni, benché le misurazioni con isotopi  abbiano dato una variazione fra 42 e 264 milioni di anni.  Alla fine, la datazione di 15 milioni è stata accettata, e le altre scartate, “perché si integra nella scala fanerozoica”, ossia nell’immaginaria  cronologia asserita dai darwinisti. Ossia: il pregiudizio  serve a “datare” dati discordanti.  Non a caso, nel 1974 è stata istituita una Commissione Internazionale di Stratigrafia, che  “definisce standard” delle “sezioni stratigrafiche” nella geologia terrestre per metter d’accordo paleontologia e geo-biologia e unificare in qualche modo dati discutibili: stabilendo una sorta di rigorosa convenzione sulle datazioni.
Certo anche la detta Commissione avrà qualcosa di dire se la vita animale esistente è apparsa, per i genetisti, in epoche così recenti.

C’è stata forse una estinzione di massa  centomila anni fa, che ha ridotto il numero  delle specie per lasciar sopravvivere solo quelle che condividono con noi il mondo odierno? O una catastrofe non meglio identificata che ha permesso il fiorire di tante specie in uno stesso e breve tempo?  Se lo sono chiesto i ricercatori. Ma  l’impatto di un asteroide, come quello che avrebbe distrutto i dinosauri (e spazzato via il 70% della vita) 65 milioni di anni fa, non sembra essersi riprodotto in epoca tanto più recente:  altrimenti avrebbe  lasciato tracce identificabili.
Stoeckle ha imbastito una mezza ipotesi che suona  così: “L’interpretazione più semplice è che la vita è in costante evoluzione , e che ad ogni epoca dell’evoluzione, gli animali viventi ad un momento dato sono apparsi più  o meno nello stesso periodo, con una durata di vita limitata, per poi trasformarsi in qualcos’altro”.  Insomma l’evoluzionismo vince sempre.

Riscaldamento globale? Non ditelo a nessuno, raffreddamento globale da record negli ultimi due anni

Non ditelo a nessuno, ma abbiamo avuto negli ultimi due anni un raffreddamento globale da record

Come vi abbiamo sempre ripetuto in questi anni le notizie scomode preferiscono nasconderle sotto il tappeto….
Buona lettura
Enzo Attività Solare 16.05.2018

Scienza scomoda: i dati della NASA mostrano che le temperature globali sono diminuite drasticamente negli ultimi due anni. Non che tu lo debba sapere, dal momento che non è considerata una novità. Forse questo perchè rende la NASA negazionista del riscaldamento globale?
Scrivendo sul Real Clear Markets, Aaron Brown guardando i dati ufficiali della temperatura della NASA ha notato qualcosa di sorprendente. Dal mese di febbraio 2016 a febbraio 2018, “la temperatura media globale è scesa di 0,56 gradi Celsius”. Questo, osserva, è il più grande calo in due anni del secolo scorso.
“Il 2016-2018 il grande brivido”, scrive, “era composto da due piccoli brividi, il più grande calo in cinque mesi di sempre (da febbraio a giugno 2016) e il quarto più grande (da febbraio a giugno 2017). Un evento simile da febbraio a giugno 2018 porterebbe temperature medie globali inferiori alla media degli anni ’80.”
Non sono forse queste tipo di notizie che i media mainstream dicono sempre che sono degne di essere divulgate?
In questo caso, alla notizia non è stata garantita alcuna copertura.
Infatti, nelle tre settimane trascorse da quando Real Clear Markets ha pubblicato la notizia di Brown, nessun’altra notizia è stata presa in considerazione. Hanno, tuttavia, trovato il tempo di riferire su notizie come l’impatto del turismo sui cambiamenti climatici, su come il riscaldamento globale genererà più uragani quest’anno minacciando gli habitat ittici, rendendo le isole inabitabili. Hanno scritto di un funzionario delle Nazioni Unite dicendo che “la nostra finestra di tempo per affrontare i cambiamenti climatici si sta chiudendo molto rapidamente”.
I giornalisti hanno persino trovato il tempo per divulgare la notizia che un gruppo dice di voler incidere il volto del Presidente Trump su un
ghiacciaio per dimostrare che il cambiamento climatico sta “avvenendo”.
In altre parole, le notizie mainstream coprivano storie che ripetevano ciò che i sostenitori dei cambiamenti climatici hanno ripetuto fino alla nausea per decenni.
Questo non vuol dire che un periodo di raffreddamento di due anni significa che il riscaldamento globale è una bufala. Due anni su centinaia o migliaia non significano necessariamente nulla. E potrebbe esserci una spiegazione ragionevole. Ma il calo delle temperature merita almeno un “Ehi, che sta succedendo qui?”.
Inoltre, i giornalisti sono perfettamente disposti a saltare su qualsiasi anomalia meteorologica individuale – o addirittura l’immagine di un orso polare affamato – come prova del riscaldamento globale. (Non abbiamo ancora visto storie che abbiano bloccato la recente attività vulcanica delle Hawaii sul riscaldamento globale, ma non saremo sorpresi se qualcuno cercasse di stabilire una connessione.)

Abbiamo notato questo rifiuto di coprire scomode scoperte scientifiche molte volte in questo spazio nel corso degli anni.
Nascondere l’evidenza
C’è stato un nuovo studio pubblicato sul Journal of Climate dell’American Meteorological Society che mostra come i modelli climatici esagerino il riscaldamento globale nelle emissioni di CO2 fino al 45%. È stato ignorato.
Un altro studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience ha scoperto che i modelli climatici sono risultati difettosi e che, come ha affermato uno degli autori, “Non abbiamo visto quella rapida accelerazione nel riscaldamento dopo il 2000 che vediamo dai modelli”.

Né la stampa ha ritenuto opportuno riferire sui risultati dell’Università dell’Alabama-Huntsville che mostrano che l’atmosfera della Terra sembra essere meno sensibile al cambiamento dei livelli di CO2 rispetto a quanto precedentemente ipotizzato.
Oppure che ne pensate del fatto che gli Stati Uniti abbiano tagliato le emissioni di CO2 negli ultimi 13 anni più velocemente di qualsiasi altra nazione industrializzata? O che le popolazioni di orsi polari stanno aumentando? O che non abbiamo visto alcun aumento del tempo violento da decenni?
Crickets.

I giornalisti temono senza dubbio che la copertura di tali scoperte incoraggerà solo i “negazionisti” e minerà il sostegno per un’azione immediata e drastica.
Ma se i timori di catastrofici cambiamenti climatici sono giustificati – cosa di cui dubitiamo seriamente – ignorare cose come il raffreddamento rapido negli ultimi due anni comporta un rischio ancora maggiore.

Supponiamo, scrive Brown, che la tendenza al raffreddamento di due anni continui. “Ad un certo punto le notizie ci diranno che tutto il riscaldamento globale dal 1980 è stato spazzato via in due anni e mezzo, e che gli eventi da record non sono stati segnalati”.
Continua: “Alcune persone potrebbero passare nell’accettazione acritica di temperature in costante aumento fino al rifiuto acritico di accettare qualsiasi riscaldamento”.
Brown ha ragione. Gli organi di informazione dovrebbero decidere cosa viene coperto in base al suo valore di notizie, non sul fatto che spinga un ordine del giorno. Altrimenti, stanno rendendo al pubblico un disservizio mettendo a rischio la propria credibilità già traballante.

VACCINAZISMO

VACCINI 5 STELLE
di Gianni Lannes
Benvenuti a Populandia. Va in onda la finzione del nuovo, il cambiamento di carta straccia: la cosiddetta “terza Repubblica” così definita da un’analfabeta funzionale in guerra con i congiuntivi che siederà sulla poltrona ministeriale del “Lavoro”, nasce tra le risate del mondo intero. 

Attenzione, oggi focalizzo l’attenzione sulla coercizione vaccinale imposta in Italia il 7 giugno 2017 a neonati, bambini e adolescenti sani, nonché sulle palesi contraddizioni dell’eterodiretto Movimento 5 stelle, presentato a Milano un anno dopo l'incontro segreto - a Roma nel 2008 - di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo con l'ambasciatore USA, Ronald Spogli. Forse, non a caso, Di Maio è stato ricevuto subito le elezioni del 4 marzo scorso (evento inusuale anzi anomalo), dal nuovo ambasciatore a stelle e strisce, Lewis Eisemberg.

Il prossimo ministro della Salute, tale Giulia Grillo, onorevole del movimento 5 stelle, di professione medico legale, aveva dichiarato il 16 giugno 2017: 
«Vaccini, M5S presenta proposta alternativa al decreto Lorenzin: "Via l'obbligo"».

La stessa Giulia Grillo il 2 marzo 2018 ha detto:
«Vaccini: obbligo giusta misura in caso di aumento contagi o crollo coperture».

Ora, delle due l’una, anche alla luce di quanto indicato sul blog delle stelle, esattamente il 20  maggio 2017 - «Il m5s è per la massima copertura vaccinale» - il giorno successivo alla conferenza stampa di Lorenzin e Gentiloni, vale a dire l’occasione in cui hanno annunciato il nuovo corso vaccinazista nel belpaese.

"Procederemo con emendamenti, con la speranza che questo decreto non passi - ha spiegato la senatrice Paola Taverna, presentando la proposta di legge del Movimento Cinquestelle sui vaccini e annunciando modifiche al decreto Lorenzin - Questa proposta verrà messa sulla piattaforma Rousseau e potrà essere emendata, non votata, dagli iscritti". Sette gli articoli del disegno di legge che ammette, spiegava la senatrice Elena Fattori, la massima copertura dei vaccini di cui è riconosciuta la sicurezza e l'importanza "non attraverso la coercizione ma la raccomandazione" che "non significa libertà totale di scelta, ma accompagnare i genitori a vaccinare i figli eliminando tutti gli ostacoli" con lo Stato che deve "monitorare il livello" della copertura vaccinale sul territorio.

Il ddl istituisce un'anagrafe vaccinale per dare piena attuazione al piano nazionale di prevenzione, sviluppare le attività di sorveglianza delle malattie suscettibili di vaccinazione e monitorare gli effetti indesiderati di queste, migliorando i livelli di sicurezza ed efficacia. Il provvedimento istituisce anche un fondo nazionale per la prevenzione vaccinale con dotazione di 100 milioni di euro annui per il triennio 2017 - 2019, che consenta anche di adeguare il numero dei centri vaccinazione con personale medico e infermieristico specifico, dare la disponibilità immediata e gratuita dei vaccini del Piano nazionale, raggiungere ed adeguatamente informare le persone esitanti, e, di fatto, lanciare una campagna di informazione a tappeto per sensibilizzare e, ancora, fornire informazioni adeguate.

Infine introduce una clausola di salvaguardia: nei casi di particolari emergenze sanitarie il Ministero della Sanità definisce con decreto le misure obbligatorie da adottare e in caso in cui rilevi scostamenti adotta programmi informativi obbligatori a carico dei centri vaccinali per stabilire un confronto con le famiglie.
"La copertura vaccinale è importante - dicono i pentastellati - ma va perseguita non con la coercizione, ma con la convinzione che si ottiene attraverso una seria e capillare azione di informazione".

"I vaccini devono essere gratuiti e disponibili, inoltre deve esserci un'adeguata preparazione del personale sanitario, anche nel senso di supporto ai genitori. Detto ciò lo Stato deve monitorare l'andamento delle vaccinazioni con un'anagrafe vaccinale - ribadisce Taverna - Per questo abbiamo inserito nel ddl anche due clausole di salvaguardia, che prevedono l'obbligatorietà dei vaccini in caso di epidemie dichiarate e l'obbligo di informazione, attraverso corsi ad hoc, per i genitori che non vogliono vaccinare i propri figli. Vogliamo in tal modo dare risposte, ma anche recuperare quella larga fascia di genitori incerti e non contrari sulle vaccinazioni a cui serve una migliore informazione".

domenica 20 maggio 2018

VACCINI: LA DENUNCIA

VACCINI: LA DENUNCIA

di Gianni Lannes
Regime di polizia telecomandato dall'estero o Stato di diritto indipendente e sovrano? La resa dei conti è vicina per chi ha militarizzato la salute pubblica. Ecco una buona notizia, non da poco. Ieri 18 maggio 2018, dopo la denuncia di Luca Scantamburlo (un padre) trasmessa a Roma, è stata presentata alla Procura della Repubblica di Torino un'altra documentata denuncia relativa alla comprovata pericolosità dei vaccini. Del resto, la letteratura scientifica in materia non è una fantasia. Nel belpaese ci sarà finalmente giustizia? Ci sarà pure un giudice almeno a Berlino?

A quando un nuovo processo stile Norimberga in Italia, che porti alla sbarra i vaccinatori ad oltranza, ovvero medici e politicanti che hanno imposto questa pericolosa deriva autoritaria a neonati, bambini e adolescenti sani, esautorando il Parlamento? Noi non dimentichiamo, noi ricordiamo.
Nel frattempo, ecco ad esempio cosa accade in Italia. Sulla vicenda dei bambini non vaccinati esclusi dalla frequenza dell’asilo “San Paolo” a Trani, la dirigente scolastica del I circolo “De Amicis”, Paola Valeria Gasbarro, sottolinea in una nota di aver eseguito le procedure previste per legge. Infatti:

«i genitori degli alunni che alla data del 30 aprile 2018 sono risultati non in regola con gli adempimenti vaccinali, secondo quanto indicato dall’anagrafe vaccinale Asl Bt, sono stati invitati in data 17 aprile a presentare entro 10 giorni, come previsto dalla normativa, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento delle stesse. Pena l’esclusione dalla frequenza (…) Soltanto i genitori di due alunni hanno deciso di ignorare le leggi di questo Stato ma anche, per l’ennesima volta, le comunicazioni della scuola».

Il 7 giugno 2017, in ossequio a un ordine impartito a Washington nel settembre dell'anno 2014, e grazie al ministro uscente Beatrice Lorenzin (una politicante a malapena diplomata che ha confuso pubblicamente batteri con virus saltellanti ed ha inventato impunemente epidemie inesistenti) le multinazionali farmaceutiche e i loro sporchi affari sulla pelle di chi si è appena affacciato alla vita, hanno messo a segno un colpaccio memorabile.
Mediante un decreto legge palesemente incostituzionale, l’eterodiretto Governo Gentiloni ha emanato una norma in base al quale i vaccini obbligatori passano da 4 (di cui uno conseguente a una tangente da 600 milioni pagata da GlaxoSmithKline al Ministro della Salute De Lorenzo, con sentenza confermata in Cassazione), a 12. Dodici vaccini obbligatori, poi scontati a 10 obbligatori e 4 facoltativi con la legge di conversione 31 luglio 2017, numero 119. Non solo: impossibilità di frequentare le scuole da zero a sei anni per i non vaccinati, mentre per le scuole dell’obbligo sanzioni a carico dei genitori che non vaccinano, in tutto o in parte.
 
Un provvedimento che al confronto Mussolini sembra Gandhi. Ma non solo. Voi direte: cos’hai contro i vaccini? "Fanno bene, sono supersicuri", ripete ossessivamente Burioni. E poi sono necessari: tutte quelle malattie terribili come il morbillo. E se scoppia un’epidemia? Vacciniamoci contro qualunque cosa. Ma esiste un vaccino contro l’idiozia istituzionale e medica? 

La questione non è se i vaccini facciano bene o male, perché come tutti i farmaci si dovrebbero prendere quando servono, e non a dismisura coercitiva.
La questione non è neppure se per discutere di vaccini sia necessario avere una laurea o meno. Innanzitutto perché se noi genitori dovessimo avere la laurea in medicina per decidere in merito ai vaccini, allora tantomeno a decidere per tutto un Paese potrebbe essere una signora (il ministro Lorenzin) che ha la maturità classica, eppure non solo fa sfoggio di convincimenti che neanche un premio Nobel, ma legifera per conto terzi con spocchia e alterigia senza pari.
Ma poi anche perché – e qui un vaccino contro l’idiozia sarebbe utile – se i genitori non possono “capire” perché non hanno la laurea in medicina, allora tantomeno possono firmare astruse liberatorie prima della fatidica inoculazione al loro piccolo.
Come possono infatti non essere in grado di mettere in discussione i vaccini perché non competenti, e contemporaneamente essere in grado di dare un consenso informato?
Allora, se pretendi che io sia informato, sei obbligato a spiegare e a convincermi, e io posso decidere. Altrimenti, visto che adesso i vaccini sono obbligatori, voi non dovete firmare più niente, anzi: devono firmare la Lorenzin,  Gentiloni e soprattutto Mattarella che ha avallato da capo dello Stato questo abominio giuridico, e assumersi tutta la responsabilità del caso, insieme allo Stato, responsabile in solido di tutte le eventuali reazioni avverse, già emerse o ancora da scoprirsi.
Ma noi possiamo andare oltre alla questione della mera competenza e ragionare con la nostra testa.
Il decreto d’urgenza. Lo sapete cos’è un decreto legge? È una legge del Governo – trasmessa simultaneamente alle Camere, che entra immediatamente in vigore e che supera la discussione parlamentare. In una democrazia, infatti, l’iniziativa legislativa (il potere di fare le leggi) spetta al Parlamento, dove siedono i rappresentanti del “Popolo sovrano”. Ma allora, se le leggi le deve fare il popolo, perché il Governo può fare un decreto legge? Il Governo può fare una legge, superando il Parlamento, solo se esistono i presupposti della straordinaria necessità e dell’urgenza (articolo 77 della Costituzione repubblicana). Ora, voi che non siete vaccinati contro l’idiozia, rispondetemi: quando esistono i presupposti di straordinaria necessità e di urgenza per un decreto legge sui vaccini? Ma quando esiste un’epidemia, naturalmente. A meno che non vogliate sconfessare quei quattro neuroni che ancora vi restano in testa.
Esiste un’epidemia in Italia al momento - o esiste il rischio di una qualunque epidemia - tale per cui non si poteva aspettare una discussione parlamentare, dove a decidere sarebbero stati i rappresentanti del popolo? Come dite? La meningite? No, quella era una fake news dei media per svuotare le scorte di magazzino delle farmacie, sconfessata dallo stesso ministero della Salute (dopo che i magazzini si erano però svuotati) e dai media che l’avevano lanciata. Allora la polio? La parotite? Il prurito agli alluci dei piedi? Oppure no, non ditelo, l’avete detto: il morbillo? Se pensate che ci sia un’epidemia di morbillo in atto, fatevi vedere da uno bravo. Tanto per stendere un velo pietoso sull’ennesima menzogna dei servi italidioti della carta stampata, l’Istituto Superiore di Sanità nel 2017 ha certificato un calo dell’84% dei casi di morbillo per maggio rispetto ad aprile, e dell’87% rispetto a marzo. E guardare i casi di morbillo dal 1970 vi farà capire che anche quelli del 2017 non sono niente di speciale. Ce n’erano più del doppio nel 2008, in piena copertura vaccinale. Allora, in proporzione ad oggi, cos’avremmo dovuto fare? Organizzare dei lager per i genitori e i bimbi non vaccinati? Evidentemente, poiché non è stata adottata questa misura straordinaria, allora non rappresentava un problema. Ma forse la GlaxoSmithKline (quella della tangente da 600 milioni a De Lorenzo, che rese obbligatorio il loro vaccino dell’Epatite B, mediante la legge 195 del 1991) non aveva ancora scommesso 1 miliardo di euro - dopo ben due inconytri con Matteo Renzi (uno a Roma nel 2014 e l'altro a Verona nel 2016) nei prossimi 4 anni sui vaccini in Italia, partendo da un bel 60% dedicato al vaccino per la meningite.

Quindi, a rigor di logica, non c’era nessuna condizione di straordinaria necessità ed urgenza per varare questo decreto legge. E dulcis in fundo, reo confesso è proprio Paolo Gentiloni, che ha dichiarato candidamente in conferenza stampa (19 maggio 2017) che non c’era nessuna emergenza. Ma allora perché è stato fatto

I funzionari coprono i pericoli del vaccino HPV di Gardasil e Cervarix.

Il fattore di necrosi tumorale nel vaccino provoca gravi effetti collaterali


Traduzione a cura di Vivereinmodonaturale.com
Washington, DC-16 gennaio 2016- [ Globe Newswire ] -Dr. Sin Hang Lee, MD, direttore del Milford Molecular Diagnostics Laboratory, ha presentato una denuncia ufficiale e aperta al direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la dottoressa Margaret Chan, riferendosi a una cattiva condotta lecita, a comportamenti illeciti e a quanto ammonta potenzialmente al comportamento criminale per ingannare il pubblico globale per quanto riguarda la sicurezza dei vaccini HPV Gardasil e Cervarix.

Il Dr. Lee ha presentato una lunga lettera che dettaglia le comunicazioni tra i funzionari sanitari statunitensi, canadesi, giapponesi e dell'OMS, che dimostrano che questi funzionari sapevano che i vaccini HPV provocavano una reazione infiammatoria maggiore di altri vaccini, ma rassicuravano il pubblico nelle udienze ufficiali e affermazioni che i vaccini erano sicuri.

In particolare, alcune sostanze chimiche contenute nei vaccini HPV hanno dimostrato di innescare il rilascio di citochine o proteine ​​chiamate fattori di necrosi tumorale (TNF) nel corpo. 
Le citochine del TNF possono causare la morte cellulare. 
Il rilascio di TNF può anche comportare una vasta gamma di reazioni come la regressione del tumore, lo shock settico (grave risposta infiammatoria dell'intero corpo che può causare una pericolosa pressione sanguigna e morte) e la cachessia (una sindrome da deperimento in cui il corpo perde peso , diventa affaticato e atrofia muscolare). 
La somministrazione di TNF ha dimostrato di causare la morte negli esseri umani e negli animali.

"La catena di e-mail mostra ciò che sembra essere una scia di tentativi di nascondere la verità, coprire i pericoli e in generale ingannare il pubblico su ciò che è e non è noto sui vaccini HPV e sui pericoli insiti in loro", riferisce Leslie Manookian , portavoce della Weston A. Price Foundation (WAPF).

I funzionari discutono su come rispondere ai problemi di sicurezza sollevati dalla legittima inchiesta scientifica piuttosto che sui modi per accertare la reale portata dei pericoli scoperti nella ricerca indipendente. "Dichiarazioni ufficiali deliberatamente fuorviano il pubblico su ciò che è noto dei pericoli dei contaminanti scoperti nei vaccini HPV e delle risposte corporee a questi ingredienti. Dichiarazioni ufficiali sembrano essere un tentativo deliberato di confondere il pubblico nel credere che i problemi di sicurezza siano stati affrontati nella letteratura scientifica pubblicata e sottoposta a peer review quando questo non è il caso ", aggiunge Manookian.

"La lettera aperta, che asserisce quali sono i crimini contro l'umanità se sono dimostrati veri, è un campanello d'allarme per i funzionari di tutto il mondo. Un'inchiesta immediata deve iniziare e tutti i vaccini HPV devono essere immediatamente ritirati dal mercato ", afferma Sally Fallon Morell, presidente di WAPF.
Inoltre, The Weston A. Price Foundation richiede che tutti i vaccini debbano essere sottoposti a ulteriore revisione e chiede l'avvio di un'indagine del Congresso su CDC Whistleblower William Thompson. Thompson sostiene che il CDC ha alterato fraudolentemente i dati che collegano il vaccino MMR all'autismo e ha distrutto i documenti per nascondere le loro azioni.
Per leggere la lettera aperta del Dr. Lee nella sua interezza, fare clic qui, Accuse di cattiva condotta scientifica HPV .

Informazioni su The Weston A. Price Foundation

Weston A. Price Foundation è una fondazione di educazione alimentare 501 (c) (3) con la missione di diffondere informazioni accurate e basate sulla scienza su dieta e salute. Prende il nome dal pionere della nutrizione Weston A. Price, DDS, autore di Nutrition and Physical Degeneration, la Fondazione Washington, DC pubblica un giornale trimestrale per i suoi 15.000 membri, supporta 600 capitoli locali in tutto il mondo e ospita una conferenza internazionale annuale. Il numero di telefono della Fondazione è (202) 363-4394, www.westonaprice.org, info@westonaprice.org.
Contatto con i media:
Leslie Manookian 
208-721-2135

Questo articolo è apparso su Wise Traditions in Food, Farming e the Healing Arts, il giornale trimestrale della Weston A. Price Foundation, estate 2016 Articolo tratto dawww.westonaprice.org
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