sabato 23 maggio 2020

Lockdown - Stai lontano da tutto ciò che ti rende umano

Lockdown

Stai a casa?

Resta a casa: ti abbiamo lasciato senza lavoro e abbiamo messo in bancarotta la tua azienda, quella che ti ha costato così tanti anni creare.

Resta a casa - che decidiamo per te; a che ora puoi uscire e a quali condizioni.

Resta a casa - anche se non hai soldi per comprare cibo.

Resta a casa - anche se tua madre ha qualche anno da vivere e ha bisogno di te.

Resta a casa - e non vedere i tuoi nipoti a causa dei dubbi che ti infettano.

Resta a casa, ma continua pagare le tasse anche se non generi entrate.

Resta a casa - mentre liberiamo i prigionieri.

Resta a casa - mentre eliminiamo l'economia.

Resta a casa - perché se esci corri il rischio di morire di influenza con una mortalità del due percento.

Resta a casa - così possiamo eseguire il nostro piano senza sentire proteste.

Resta a casa: in questo modo possiamo controllarti meglio con i nostri dispositivi aerei anche se pensi che siano astronavi di un altro pianeta.

Resta a casa - così possiamo continuare la nostra agenda globale senza interferenze.

Resta a casa: ti lasciamo un elenco di intrattenimento virtuale in modo da non farti domande su una nuova normalità.

Resta a casa: stiamo lavorando duramente per assicurarci che ogni giorno venga ulteriormente rimosso dai tuoi legami.

Resta a casa e fai attenzione a ciò che fai perché i tuoi vicini si comportano anche come agenti di polizia.

Resta a casa: non esporti alla luce solare o ai germi, così finiamo per distruggere il tuo sistema immunitario.

Resta a casa: parla al telefono mentre ascoltiamo le tue chiamate e ci avviciniamo ancora di più al piano perfetto.

Resta a casa - non usare i pochi soldi che ti restano,  così li togliamo dalla circolazione e creiamo una moneta unica.

Resta a casa - così possiamo scalare le torri 5G radioattive a tua insaputa.

Resta a casa - e se esci devi indossare una mascherina  per generare separazione, non immunità.
Resta a casa - stai lontano da tutto ciò che ti rende umano, così la nostra interferenza è più sottile e non ti senti in colpa.

Resta a casa: è così che studiamo il tuo comportamento quando questa sia  la norma.

Resta a casa - come quando il modello Hitler diede ordini e le persone obbedivano. Quello che lui l'ha fatto con le armi, noi lo facciamo con la tua paura.

Resta a casa - non lottare per i tuoi diritti di cittadino o per la tua famiglia, ti vogliamo docile, non ribelle.

Resta a casa: niente paga, niente vacanze, niente viaggi, niente futuro, niente scuola, ma con Netflix.

Resta a casa - mentre continuiamo a gestire una dittatura con la tua ignoranza.

Resta a casa— e se ho ripetuto questo messaggio mille volte e dico anche agli altri di ripeterlo. È perché da ripetere  così tanto, finirai per crederci. Non per due mesi o un anno, ma per il resto della tua vita.
Scopri che non ti vogliono in salute, ti vogliono schiavo.
 
(Fonte: utente Flavio che ha commentato qui

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sabato 9 maggio 2020

Il dottor Hamer, i virus e la paura

Il dottor Hamer, i virus e la paura

Scrivo questo breve articolo dopo una pausa piuttosto lunga. Negli ultimi due anni, infatti, non ho potuto dedicarmi quanto avrei voluto alla medicina di Hamer, e alla divulgazione di altri argomenti che ritengo interessanti e importanti.
Riprendo in mano questo blog in un periodo di cambiamenti epocali nella  nostra società. Questi cambiamenti, ovviamente imposti alla popolazione, hanno come base (o scusa) proprio le convinzioni ufficiali riguardo all’eziologia delle malattie. Ci è stato detto, infatti, che un pericoloso e nuovo virus, nato (pur essendo materia morta…) da una mutazione di un virus normalmente presente nei pipistrelli, sta minacciando l’intera popolazione mondiale. Ci è stato detto che essendo un virus “nuovo”, potrebbe espandersi in modo incontrollato tra la popolazione, causando un numero imprecisato di vittime. Per questa ragione, ai fini di contenere la diffusione del virus, ci hanno imposto misure straordinarie di privazione di molte libertà personali. In pratica, ci hanno chiusi tutti nelle nostre case, e
possiamo uscire solo per fare la spesa o per esigenze mediche, con controlli militari per le strade che prevedono conseguenze penali per i “trasgressori”. Ma tutto avrà un termine, ci dicono. Quando i contagi saranno in diminuzione, gradualmente potremo dire che siamo fuori pericolo e tornare alla normalità. Questa la narrazione del sistema.

Le convinzioni sistemiche, in conseguenza delle quali è stato possibile dichiarare questo stato di polizia senza precedenti nella storia dell’uomo, sono dogmi mai dimostrati nati dalla teoria patogena dei microrganismi di Louis Pasteur. Conosciamo tutti la storia. Egli era un chimico che ad un certo punto si riciclò come biologo, e che aveva osservato con i rudimentali microscopi dell’epoca che in molti casi in cui un paziente stava male, si poteva trovare in lui la presenza di determinati microrganismi, e che tali microrganismi erano di solito assenti in chi stava bene. Formulò quindi la teoria secondo la quale l’intero stato patologico del paziente fosse causato da questi microrganismi.

Lui e i suoi seguaci, nei decenni successivi, avevano da affrontare però un grave problema: in molte malattie non si rilevava la presenza di microrganismi in azione. Si ipotizzò quindi che tali malattie fossero causate da microrganismi talmente piccoli da non poter essere visti con i microscopi dell’epoca. Gli si diede anche un nome: virus, che guarda caso significa veleno. Si aveva la certezza che in futuro la miglior definizione dei microscopi avrebbe permesso di vedere questi minuscoli microrganismi maligni in azione.
Passarono gli anni, e i microscopi in effetti diventarono sempre più potenti. Da ottici divennero elettronici. Ad un certo punto avrebbero potuto vedere anche creature 10 volte più piccole dei batteri, ma niente. 100 volte più piccole, ancora niente. 1000 volte più piccole, sempre niente. 10000 volte più piccole… attenzione, ad alcuni sembra di vedere dei minuscoli frammenti, delle cacarelle, immote, senza vita, che potrebbero essere tranquillamente frammenti causati dalla disgregazione, disidratazione e colorazione a cui i tessuti sono sottoposti per essere visti al microscopio elettronico. Va beh, in mancanza d’altro diamo la colpa a quelle cacarelle, diciamo che abbiamo finalmente visto il virus, pensarono gli scienziati. Ma, qualcuno obiettò, il virus è troppo piccolo per avere una vita biologica, non ha metabolismo, è materia morta, come possiamo sostenere che faccia qualcosa? Lo sosteniamo, risposero i capi, noi siamo la scienza, noi occupiamo tutte le riviste scientifiche, tutte le università, noi siamo l’autorità.
La gente ci crede anche se diciamo assurdità.
Siamo già riusciti a separare il corpo dalla mente, e a negare l’esistenza di anima e spirito, cosa vuoi che sia far credere anche questa balla dei virus? E in effetti…

La questione dei microrganismi (funghi e batteri) nostri simbionti è stata spiegata sensatamente da Hamer attraverso la quarta legge biologica. Ogni microrganismo nostro simbionte collabora con noi, e non è la causa di nessun stato patologico. Batteri e funghi, al contrario, intervengono in determinate fasi di processi speciali, svolgendo il loro indispensabile lavoro, al servizio del sistema corpo-psiche. Cellule, batteri e funghi formano un tutt’uno perfettamente organizzato. Niente prolifera nel nostro corpo senza un utilità, e senza il consenso del sistema corpo-psiche. Capite bene che in quest’ottica stare lontani dei microrganismi ed averne paura è un’assurdità.
Sulla questione specifica dei virus Hamer è stato sempre dubbioso. Inizialmente non aveva scartato la loro esistenza. Aveva osservato infatti che i tessuti dell’endoderma hanno come organismi simbionti i funghi, mentre quelli del mesoderma i batteri. Ipotizzò quindi che i tessuti dell’ectoderma, nei quali come detto non si rilevano mai batteri nè funghi, si ricostruissero nella fase di riparazione PCL grazie ai virus. La visione di Hamer, comunque, ribaltava la prospettiva: i virus, nel caso fossero esistiti, di certo partecipavano sensatamente ai processi come batteri e funghi, e non erano quindi nè da attaccare nè da temere in nessun modo. Per questo la questione se esistessero o meno aveva per lui, credo, un’importanza secondaria.

Con gli anni però si chiarì le idee anche su questo aspetto. Osservò infatti che le riparazioni dell’ectoderma avvenivano esattamente nello stesso modo sia che si risultasse positivi al test del virus in questione, sia che si risultasse negativi (ad esempio, nelle epatiti A B e C, ma anche non-A, non-B e non-C). Gli stessi test dei vari virus, poi, non cercavano mai il virus con il microscopio, ma ne deducevano la presenza in modo arbitrario sulla base di supposizioni. Probabilmente, infine, anche a livello logico, ritenne un insanabile controsenso credere che materia morta, forse minuscoli pezzi di materiale genetico comunque inerte, senza vita, possano “fare” qualcosa. Si convinse quindi che l’intera questione era campata per aria e affatto scientifica, e che quindi i virus non esistono.

Potremmo chiederci allora: quella che sta avvenendo ora è un’epidemia di che cosa? All’inizio non era nulla, non c’era incremento statistico della mortalità, e senza quello non ha senso parlare di nessuna epidemia.
Però si può fare terrorismo, si può dire che i pochi morti di oggi potrebbero diventare centinaia, migliaia, milioni, forse miliardi, come ci hanno fatto vedere in molti film.
Si può ripetere il tam tam del terrore all’esasperazione, attraverso i media. E si può obbligare l’intera popolazione a stare in casa a tempo indeterminato, senza neanche permettergli di lavorare e guadagnarsi da vivere, lasciando tutti nell’incertezza più assoluta per il futuro.
Queste condizioni, molto lontane dalla biologia ottimale, porteranno probabilmente ad un incremento di “malati”, e quindi anche ad una epidemia, questa volta reale. Potremmo dire che è un’epidemia della paura, come forse lo sono state tutte le altre “epidemie” del passato. Ma, per ora, mi fermo qui.
da usciredallorrore – Davide Cerutti

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venerdì 8 maggio 2020

Nuova compagnia di pandemia popolare

Nuova compagnia di pandemia popolare

Come ogni racconto anche la narrazione epidemica sembra avere una sua morale severa e stringente: non è una pandemia per poveri. La costante di tutta la macabra fiaba che ci stanno raccontando su una sindrome influenzale di gravità minore rispetto a quella del 2017 – 2018, accanto all’elefantiasi del dramma funzionale alla caduta dell’economia reale e delle libertà, contiene un inesplicabile elemento di contrasto ad ogni possibile cura che non sia il favoloso vaccino di Bill Gates o alternativamente farmaci di altissimo costo.
Ogni volta che un metodo di cura che implica farmaci o metodiche a basso costo   si è rivelato efficace, su di esso si è alzata la canea di cosiddetti scienziati e luminari di regime contro chi abbia osato violare il giuramento di Ipocrita che è ormai strettamente legato a quella medicina industriale per cui il paziente è in funzione del farmaco e non viceversa.

Dalla Cina era arrivata l’indicazione per l’uso dell’idrossiclorochina  in combinazione con altre principi attivi, ma subito contro di essa si è levata la voce di Anthony Fauci, quello che da quarant’anni promette un vaccino contro l’Aids mai arrivato, insomma un fallito che detta legge grazie ai miliardi del suo padrone filantropo Gates, mentre in Francia il professor Raoult, che aveva osato proporre questa cura a basso costo ha trovato una insormontabile opposizione opposizione del governo Macron. Eppure Raoult non è un virologo della domenica come i nostri, è stato lo scopritore dei virus complessi è classificato tra i dieci principali ricercatori francesi dalla rivista Nature, ovvero la rivista che tanto piace a qualche scienziatino dilettante del parterre televisivo, è anche tra i ricercatori più influenti nel campo della microbiologia e le sue pubblicazioni sono tra le più consultate su riviste accademiche. Poco dopo è stata proposta in alcuni ospedali italiani, sulla base di protocolli già sperimentati, una diversa visione della malattia, che comunque è abbastanza tipica delle sindromi influenzali e che porta a un trattamento con eparina e antinfiammatori, il che ha ridotto in maniera drastica l’ospedalizzazione: ma anche qui è cominciato l’abbaiare dei cani di regime che negavano ogni efficacia a questo approccio, prima di scoprire che lo stesso Oms lo prevedeva. Insomma come si direbbe alla corte di Inghilterra una figura di merda che però non ha scalfito di una briciola il prestigio della Nuova compagnia di pandemia popolare che si esibisce ogni giorno e in tv e sui giornali con grande successo: si vede che la sostanza marroncina si mimetizza bene su certe figure.
Adesso tocca alla cura sierologica essere sotto accusa, insieme al prof. De Donno, subito silenziato, benché essa sia comunemente usata da decenni contro tutte le malattie infettive.
Gli argomenti usati sono ridicoli e consistono nel dire che non c’è abbastanza plasma con gli anticorpi, cosa di per sé falsa visto che i guariti sarebbero 85 mila, ammesso che queste cifre abbiano qualche senso nell’immenso bordello numerico che si è creato, probabilmente con dolo, ma che svela come questi scienziati ignorino che anche gli anticorpi possono essere moltiplicati  con la tecnica della clonazione di immunoglobuline. In realtà la vera controindicazione consiste nel fatto che la cura costa solo 80 euro: una vergogna che una vita umana costi così poco e che non ci si possa arricchire.

Una persona dotata di un minimo senso critico si domanderebbe come mai tutte queste polemiche terapeutiche quando si tratta di salvare vite umane nel corso di una drammatica pandemia.
E andandosi a leggere i dati scoprirebbe che si tratta di una sindrome influenzale iperdrammatizzata ed utlizzata per molti scopi il primo e il più ovvio dei quali è quello di vaccinare tutti con profitti giganteschi a fronte di spese modeste per un vaccino approntato in poco tempo e  che nel migliore dei casi sarà inutile vista la variabilità del virus. E per questo che tutte le cure a basso costo vengono scartate e ostracizzate da medici scelti dalla politica e che starnazzano come le oche. Inoltre la scoperta di cure efficaci toglierebbe la patina millenaristica all’epidemia e non consentirebbe di imporre ancora e ancora misure assurde che servono per azzerare la piccola economia diffusa. Ma d’altronde se non si ha un sistema immunitario mentale forte, si è facile preda delle patologie sociali e mediatiche.

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Credo in un solo virus…

Credo in un solo virus…

Credo in un solo virus,
pericoloso, onnipresente ed eterno
creatore del Covid e della separazione
pandemico dai giornali e dalla televisione
che è invisibile, ma uccide nel visibile.
E’ stato sconfitto con la quarantena,
ma tornerà a giudicare i vivi e i morti
e il suo regno non avrà fine


Credo epidemico scientista 2020
Marcello Salas

giovedì 7 maggio 2020

Sette miti sul Covid-19

Sette miti sul Covid-19

Copio e incollo questo pezzo dell’amico Leopoldo Salmaso, che conosco personalmente. Leopoldo è un medico infettivologo, attuamente in pensione, ma tuttora attivo nel volontariato in Africa, che fa da anni. Fra l’altro è anche autore di un libro sul signoraggio, “Il golpe latino”, dove, in forma romanzata, spiega il meccanismo perverso di creazione del denaro dal nulla.
Originale qui.
DI LEOPOLDO SALMASO
La pan(ico)demia da Covid-19 è stata scatenata in tutto il mondo dai media mainstream che la rinfocolano pervicacemente, complice il miscuglio di ignoranza/malafede di tanti “esperti da talk-show”, complice il miscuglio di incoscienza/malafede dei politici, complice l’esasperata sottomissione delle popolazioni.  
Tutto ciò si regge su alcuni miti, veri e propri dogmi di fede che comportano la scomunica di chiunque osi anche solo metterli in dubbio. Vediamo i principali:

Mito n° 1: “Lo dice l’OMS”
L’OMS non ha mai dichiarato lo stato di pandemia. Nessun documento protocollato da parte degli organi che ne hanno la competenza: Assemblea Generale (art. 21a[1] dello statuto OMS) o Consiglio Direttivo (art. 28i[2]). Esiste solo una conferenza stampa del Direttore Generale Ghebreyesus che il 11/3/2020 dice“Abbiamo valutato che Covid-19 può essere caratterizzato come una pandemia”. Questa non è neppure “carta straccia” come i DPCM del signor “Giuseppi” Conte: questa è “parola straccia”.
https://www.youtube.com/watch?v=sbT6AANFOm4&feature=emb_logo

Mito n° 2: “Un aumento eccezionale dei morti”
L’ISTAT ha pubblicato tre set di dati parziali, non confrontabili perché riferiti a periodi diversi, su campioni selezionati di comuni, il 31/3, il 16/4 e 17/4. Questi rapporti incominciano a rilevare l’aumento di mortalità riferibile principalmente alle “mattanze colpose da lockdown” (anziani abbandonati nelle case di riposo, con divieto di contatti con coniugi-figli-altri). Quei comunicati dell’ISTAT hanno generato grande confusione sui media mainstream, con ripetute correzioni. L’ISTAT è sotto pressione crescente e rinvia al 30/4 per un nuovo rapporto che, andreottianamente pensando, sarà ancora più ermetico?… Intanto abbiamo una cifra provvisoria di 23.188 morti, e un ulteriore rinvio al 4/5[3]. Domanda: che differenza c’è fra questi 23.188 morti (in 70 giorni) e i 19.179 morti registrati nei soli 31 giorni di Gennaio 2017? La risposta mi pare evidente: quelli del 2017 non si prestavano né a far guerra alla Cina, né a comprare a man bassa nelle borse di tutto il mondo, né a stringere la morsa del controllo su 7 miliardi di umani.

Mito n° 3: “Morti a causa di Covid-19”
L’ISS ha aggiornato al 23/4/2020 i dati risultanti dall’analisi delle cartelle cliniche di 2401 su 23.188 persone decedute con un esame positivo per SARS-CoV-2.
Risultato: l’età media di quelle persone era di 79 anni; il 96,2% presentava almeno un’altra grave patologia soggiacente (e il 61% presentava tre o più altre patologie). Il mainstream riferisce poco e male. Milena Gabanelli su Corriere.it (rilanciato da mainstream e social) legge i dati alla rovescia: dice che i morti PER Covid-19 “sono molti di più dei 23.188” perché bisogna aggiungere “i pazienti che non sono stati tamponati (sic!) e quelli deceduti per effetti collaterali del coronavirus (sic!): infarti, ictus, aneurismi, e altre patologie”. Con tutta evidenza, è la positività del tampone un “accidente collaterale” delle ben più gravi patologie soggiacenti: le linee guida internazionali sono estremamente chiare nello stabilire che, fra tante cause concomitanti, si debba registrare “come causa di morte, la principale malattia soggiacente”[4] .  Quindi i dati, nella più catastrofica delle ipotesi, vanno interpretati così:
– Morti con sola positività del tampone, senza patologia soggiacente = 881 (3,8% di 23.188);
– Morti “non tamponati”, senza patologia soggiacente = 881 (volendo regalare un 100% di             sottostima alla signora Gabanelli col suo sciagurato consulente);
– Morti con tampone positivo, con almeno una patologia soggiacente = 22.307 (96,2% di 23.188).
In conclusione, i casi di morte variamente attribuiti a SARS-CoV-2 sono sovrastimati di almeno il 2.600%, mentre la sottostima è di una grandezza risibile, al confronto.

Mito n° 4: “Sono morti 150 medici”
La FNOMCEO pubblica un elenco aggiornato dei medici “caduti (sic!) nel corso dell’epidemia da Covid-19”. Sono 151 nel periodo 11/3-26/4/2020. Fra di loro un solo anestesista ancora in attività (causa di morte non nota); un epidemiologo, 38 anni, morte improvvisa (infarto/ictus?); nessun medico dei reparti di malattie infettive.
La stragrande maggioranza erano pensionati, medici di medicina generale: tutto esattamente in linea con le statistiche di ogni anno. Se ogni ordine professionale pubblicasse l’elenco dei suoi “caduti” nel medesimo periodo, avremmo percentuali esattamente sovrapponibili.

Mito n° 5: “Svedesi incoscienti e untori!”
L’ambasciata di Svezia in Italia ha deplorato la “spirale di disinformazione su media autorevoli in Italia”, con riferimento a un’ondata di critiche sulle strategie di contenimento di Covid-19 adottate in Svezia, che sono molto più blande di quelle italiane. Nessun altro paese al mondo adotta restrizioni severe come l’Italia, neppure Belgio e Spagna che pure registrano più morti “con tampone positivo” dell’Italia. Né si può tacere su misure nostrane demenziali come il divieto di passeggiare da soli nei boschi, perfino nei paesini di montagna[5].

Mito n° 6: “I nipotini uccidono i nonni”
Questa è forse la più infondata e demenziale fra tutte le “previsioni” su cui si basano le decisioni del governo, soprattutto per la fase 2:

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