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sabato 9 maggio 2020

Il dottor Hamer, i virus e la paura

Il dottor Hamer, i virus e la paura

Scrivo questo breve articolo dopo una pausa piuttosto lunga. Negli ultimi due anni, infatti, non ho potuto dedicarmi quanto avrei voluto alla medicina di Hamer, e alla divulgazione di altri argomenti che ritengo interessanti e importanti.
Riprendo in mano questo blog in un periodo di cambiamenti epocali nella  nostra società. Questi cambiamenti, ovviamente imposti alla popolazione, hanno come base (o scusa) proprio le convinzioni ufficiali riguardo all’eziologia delle malattie. Ci è stato detto, infatti, che un pericoloso e nuovo virus, nato (pur essendo materia morta…) da una mutazione di un virus normalmente presente nei pipistrelli, sta minacciando l’intera popolazione mondiale. Ci è stato detto che essendo un virus “nuovo”, potrebbe espandersi in modo incontrollato tra la popolazione, causando un numero imprecisato di vittime. Per questa ragione, ai fini di contenere la diffusione del virus, ci hanno imposto misure straordinarie di privazione di molte libertà personali. In pratica, ci hanno chiusi tutti nelle nostre case, e
possiamo uscire solo per fare la spesa o per esigenze mediche, con controlli militari per le strade che prevedono conseguenze penali per i “trasgressori”. Ma tutto avrà un termine, ci dicono. Quando i contagi saranno in diminuzione, gradualmente potremo dire che siamo fuori pericolo e tornare alla normalità. Questa la narrazione del sistema.

Le convinzioni sistemiche, in conseguenza delle quali è stato possibile dichiarare questo stato di polizia senza precedenti nella storia dell’uomo, sono dogmi mai dimostrati nati dalla teoria patogena dei microrganismi di Louis Pasteur. Conosciamo tutti la storia. Egli era un chimico che ad un certo punto si riciclò come biologo, e che aveva osservato con i rudimentali microscopi dell’epoca che in molti casi in cui un paziente stava male, si poteva trovare in lui la presenza di determinati microrganismi, e che tali microrganismi erano di solito assenti in chi stava bene. Formulò quindi la teoria secondo la quale l’intero stato patologico del paziente fosse causato da questi microrganismi.

Lui e i suoi seguaci, nei decenni successivi, avevano da affrontare però un grave problema: in molte malattie non si rilevava la presenza di microrganismi in azione. Si ipotizzò quindi che tali malattie fossero causate da microrganismi talmente piccoli da non poter essere visti con i microscopi dell’epoca. Gli si diede anche un nome: virus, che guarda caso significa veleno. Si aveva la certezza che in futuro la miglior definizione dei microscopi avrebbe permesso di vedere questi minuscoli microrganismi maligni in azione.
Passarono gli anni, e i microscopi in effetti diventarono sempre più potenti. Da ottici divennero elettronici. Ad un certo punto avrebbero potuto vedere anche creature 10 volte più piccole dei batteri, ma niente. 100 volte più piccole, ancora niente. 1000 volte più piccole, sempre niente. 10000 volte più piccole… attenzione, ad alcuni sembra di vedere dei minuscoli frammenti, delle cacarelle, immote, senza vita, che potrebbero essere tranquillamente frammenti causati dalla disgregazione, disidratazione e colorazione a cui i tessuti sono sottoposti per essere visti al microscopio elettronico. Va beh, in mancanza d’altro diamo la colpa a quelle cacarelle, diciamo che abbiamo finalmente visto il virus, pensarono gli scienziati. Ma, qualcuno obiettò, il virus è troppo piccolo per avere una vita biologica, non ha metabolismo, è materia morta, come possiamo sostenere che faccia qualcosa? Lo sosteniamo, risposero i capi, noi siamo la scienza, noi occupiamo tutte le riviste scientifiche, tutte le università, noi siamo l’autorità.
La gente ci crede anche se diciamo assurdità.
Siamo già riusciti a separare il corpo dalla mente, e a negare l’esistenza di anima e spirito, cosa vuoi che sia far credere anche questa balla dei virus? E in effetti…

La questione dei microrganismi (funghi e batteri) nostri simbionti è stata spiegata sensatamente da Hamer attraverso la quarta legge biologica. Ogni microrganismo nostro simbionte collabora con noi, e non è la causa di nessun stato patologico. Batteri e funghi, al contrario, intervengono in determinate fasi di processi speciali, svolgendo il loro indispensabile lavoro, al servizio del sistema corpo-psiche. Cellule, batteri e funghi formano un tutt’uno perfettamente organizzato. Niente prolifera nel nostro corpo senza un utilità, e senza il consenso del sistema corpo-psiche. Capite bene che in quest’ottica stare lontani dei microrganismi ed averne paura è un’assurdità.
Sulla questione specifica dei virus Hamer è stato sempre dubbioso. Inizialmente non aveva scartato la loro esistenza. Aveva osservato infatti che i tessuti dell’endoderma hanno come organismi simbionti i funghi, mentre quelli del mesoderma i batteri. Ipotizzò quindi che i tessuti dell’ectoderma, nei quali come detto non si rilevano mai batteri nè funghi, si ricostruissero nella fase di riparazione PCL grazie ai virus. La visione di Hamer, comunque, ribaltava la prospettiva: i virus, nel caso fossero esistiti, di certo partecipavano sensatamente ai processi come batteri e funghi, e non erano quindi nè da attaccare nè da temere in nessun modo. Per questo la questione se esistessero o meno aveva per lui, credo, un’importanza secondaria.

Con gli anni però si chiarì le idee anche su questo aspetto. Osservò infatti che le riparazioni dell’ectoderma avvenivano esattamente nello stesso modo sia che si risultasse positivi al test del virus in questione, sia che si risultasse negativi (ad esempio, nelle epatiti A B e C, ma anche non-A, non-B e non-C). Gli stessi test dei vari virus, poi, non cercavano mai il virus con il microscopio, ma ne deducevano la presenza in modo arbitrario sulla base di supposizioni. Probabilmente, infine, anche a livello logico, ritenne un insanabile controsenso credere che materia morta, forse minuscoli pezzi di materiale genetico comunque inerte, senza vita, possano “fare” qualcosa. Si convinse quindi che l’intera questione era campata per aria e affatto scientifica, e che quindi i virus non esistono.

Potremmo chiederci allora: quella che sta avvenendo ora è un’epidemia di che cosa? All’inizio non era nulla, non c’era incremento statistico della mortalità, e senza quello non ha senso parlare di nessuna epidemia.
Però si può fare terrorismo, si può dire che i pochi morti di oggi potrebbero diventare centinaia, migliaia, milioni, forse miliardi, come ci hanno fatto vedere in molti film.
Si può ripetere il tam tam del terrore all’esasperazione, attraverso i media. E si può obbligare l’intera popolazione a stare in casa a tempo indeterminato, senza neanche permettergli di lavorare e guadagnarsi da vivere, lasciando tutti nell’incertezza più assoluta per il futuro.
Queste condizioni, molto lontane dalla biologia ottimale, porteranno probabilmente ad un incremento di “malati”, e quindi anche ad una epidemia, questa volta reale. Potremmo dire che è un’epidemia della paura, come forse lo sono state tutte le altre “epidemie” del passato. Ma, per ora, mi fermo qui.
da usciredallorrore – Davide Cerutti

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martedì 10 settembre 2019

Prevenzione, malattia e salute! - Parte 2(di 3): la malattia non è un male!

La malattia non è un male!
Dovremmo per un attimo fermarci a riflettere su cosa ci è stato detto dal sistema sanitario in cui viviamo, dalle cosiddette eccelse fonti ufficiali quelle che tutto è possibile e poi di fatto nulla è fattibile… a riguardo della malattia: che è un male! Che è un errore! Che è una fatalità, ecc.; continuiamo pure a credergli e ad affidarci ad essa così la nostra vita andrà meglio, anzi a dirla tutta grazie alla medicina ufficiale viviamo meglio e non abbiamo più alcun timore delle malattie anche di quelle gravi, vero?

Va bene, ognuno continui a fare e a credere quello che lo fa star meglio, in fondo stare meglio è lo scopo primario in quest’epoca di sofferenza… ma quanto le conoscenze e le informazioni sanitarie forniteci hanno contribuito a rendere sofferente questa nostra esistenza? Come? Ci sono i tumori che uccidono e l’aids che miete vittime senza parlare delle epidemie?

Buona parte delle nostre paure sono dovute alle “conoscenze” ufficiali in termini di salute che non danno certezza alcuna sul futuro e nemmeno sul presente poichè è evidente quanto non ci sia la capacità di come affrontare le nostre malattie salvo ricorrere alle solite massacranti “cure” che potrebbero funzionare o meno, dipende… dalla fortuna!
E’ meglio capirla la malattia
prima che ci porti via,
perché quando l’avremo compresa
pian piano mollerà la presa(fonte)
Ok adesso vado al dunque.
La malattia è un problema serio solo perché è del tutto sconosciuta, anzi diciamo pure che è stata volutamente distorta pertanto viene percepita al contrario di ciò che veramente è, eppure lo si sa dalla notte dei tempi(la sua vera natura)!

-La malattia tanto per cominciare non è un male, cioè non è che il sintomo(dolore, stanchezza, ecc.) che induce sia lei, lei è altro.
I sintomi hanno l’importante funzione di segnalare alla mente conscia un processo in atto, inducono il corpo a rallentare e l’individuo al raccoglimento interiore, tutti messaggi bellamente e costantemente ignorati!

-La malattia non è ingiusta; essa viene per svolgere un lavoro(una funzione) che poi vedremo, non è pertanto casuale!

-La malattia soprattutto non è un errore del corpo, non è un’anomalia, non è una sua disfunzione, al contrario la malattia è una funzione molto importante del nostro corpo!
Se arriveremo un giorno a far nostro anche solo quest’ultimo concetto risulterà chiaro che una funzione del corpo non arriva per farci del male, ma per farci del bene, ma quale bene?
Quando la mente(inconscia) non vuole
fare qualcosa il corpo si ammala.
Il tipo di malattia dipende da cosa non vuole fare,
la sua gravità da quanto non lo vuole fare(fonte).
Per capire la funzione della malattia è necessario comprendere la sua genesi, l’eziologia del tutto sconosciuta alla mirabolante scienza medica odierna che pertanto cura le malattie alla cieca, senza la benché minima idea di cosa le ha generate, tanto alla medicina, come dice il nome, non annovera la salute, ma pensa solo a medicare(curare con farmaci), bloccare i sintomi momentaneamente e ripetere l’operazione magari per sempre conseguendo guadagni impensabili.
L’origine della malattia, il cui nome è già di per sé sbagliato infatti alcuni la chiamano benattia altri ortopatia(giusto male), era ben conosciuta nei tempi antichi e soprattutto nelle culture orientali, essa risiede nell’inconscio, o se volete nell’anima, ma volendo usare termini più tecnico-scientifici nella percezione biologica.
La percezione biologica è quella percezione dell’essere nella sua totalità di corpo, mente e spirito che è necessaria alla vita, alla sua prosecuzione. Quando la percezione biologica del corpo acquisisce un segnale di pericolo di qualsiasi genere ed entità si attiva un processo biologico di sopravvivenza la cui fase finale, cioè quella sintomatica, noi chiamiamo malattia.
In verità la malattia non è solo il sintomo, essa inizia molto prima a nostra insaputa quando si percepisce un pericolo, induce delle modificazioni nel corpo ed al termine della situazione incresciosa avvia la normalizzazione degli organi e tessuti alterati. Questa fase di normalizzazione comporta tutti i sintomi di vario genere ed entità chiamati in gergo malattia e considerata come un brutto male da abbattere mentre invece costituisce il segno inequivocabile di un’azione di riequilibrio psico-fisico dell’essere.
Se noi vivessimo sempre in uno stato di beatitudine la malattia non avrebbe motivo di venirci a trovare in quanto alcun pericolo dovrebbe essere superato, ma oggi purtroppo di pericoli ne dobbiamo superare anche diverse migliaia al giorno e quelli più ostici sfociano nella malattia sintomatica.
E’ ormai largamente riconosciuto il fatto che gli stati emotivi causano malattie tuttavia pare che la medicina ufficiale non ne voglia sentir parlare, le ricerche medico scientifiche non si possono abbassare a simili congetture in quanto non portano riscontri inconfutabili, come se… studi che non essendo facilmente riportabili in termini diagnostici vengono rigettati senza appello! In realtà ci sono validi riscontri scientifici a sostegno di tali percorsi di salute alternativa, ma comunque non vengono presi in considerazione in quanto non solo non portano alcun profitto, riducendolo del 90%, ma consentono ai pazienti, non più clienti, di vivere sereni, quindi liberi dal cappio della paura che oggi è diffusamente utilizzata per spacciare farmaci, esami ed interventi inutili(fonte).
Per intenderci i pericoli in cui oggi l’individuo incorre sono diversi da quelli del lontano passato in cui era necessario salvarsi la vita da predatori o altro, oggi il pericolo è rappresentato ad esempio da bollette troppo alte che mettono in crisi il bilancio familiare, dal/dalla collega che rende la vita difficile in ufficio, dal giudizio implacabile altrui, dal litigio continuo col partner, dall’incomprensione da/verso i figli, ecc. ecc. insomma tutte cose che in realtà con la biologia(logica della vita) non c’entrano poi tanto ma che la nostra mente scambia per altrettanto pericolose e quindi attiva il corpo per il loro superamento come se fosse un pericolo reale.
Viviamo in un costante stato di pericolo inconscio
e il corpo è costantemente impegnato a superarlo.
Tornando a parlare delle percezione biologica di pericolo c’è da dire che in relazione al pericolo vissuto e alla sua gravità si attiveranno delle funzioni del corpo che sono le seguenti: accelerazione, blocco, crescita o decrescita(ulcera-lisi).
Le immaginarie, insensate ed incessanti lotte nella nostra mente non ci lasciano il tempo di sentire l’altra nostra voce, quella più profonda che ci richiama verso noi stessi… un continuo rimuginare che attiva la risposta biologica del corpo(malattia) in una continua recidiva(cronicità) per superare un pericolo solo immaginato.
Tali azioni indotte nel corpo dalla mente inconscia inducono un organo-tessuto a modificare la sua azione o addirittura il suo stesso stato fisico(es. aumento cellulare-tumore) per fronteggiare la situazione. L’esempio più classico per far comprendere la vicenda è quello della patologia polmonare, quando l’individuo si sente in pericolo di vita reale si attiva l’accelerazione dei battiti cardiaci e l’ossigenazione del sangue da parte dei polmoni diventa notevolmente accelerata, se tuttavia con tale accorgimento il pericolo non venga superato e persista il corpo induce una creazione di nuove cellule polmonari per far fronte ad una ossigenazione ancora maggiore e queste cellule polmonari cresceranno fino al superamento del pericolo per fornire il giusto apporto di ossigeno al corpo. Questa situazione che detta in questo modo appare logica ed affatto insolita è invece “marchiata” col nome di cancro-tumore e quindi induce una paura talmente grande da non consentire di comprenderla e questo a sua volta la aggraverà ulteriormente per la succitata paura di morire.
La malattia è percezione, la malattia è guarigione,
ma in questo mondo marcio se ne sei consapevole potresti andare in prigione.(fonte)
La situazione in questi casi è particolare in quanto se eliminiamo chirurgicamente le nuove cellule polmonari(non chiamiamole cancro che non vuol dire un bel niente) senza aver eliminato la paura di morire dell’individuo tali cellule continueranno a ricrearsi anche in presenza di chemioterapia anzi se la paura aumenta potrebbero accrescere la velocità di creazione e i dottori ci direbbero che il cancro è maligno-aggressivo non facendo altro che aggravare la situazione in virtù di ulteriori paure. Le cellule tumorali del polmone cesseranno di proliferare al cessare della paura di morire e purtroppo dalla diagnosi sino all’espletamento dei protocolli di controllo che durano 5-10 anni tale paura è difficile superarla in quanto nessuno ci fornisce gli strumenti conoscitivi per farlo. Quindi si tratta di una situazione che alimenta continuamente se stessa e che può essere interrotta solo da uno stato interiore di calma che solo in pochi riescono a trovare in certe circostanze.
L’unico vero interruttore che avvia la malattia è la paura. Dove c’è la paura non ci siamo più noi, smettiamo di essere noi stessi e questo determina un profondo disequilibrio psico fisico spirituale che deve essere superato.

giovedì 31 gennaio 2019

Dr. Hamer: ridicolizzato, contestato ed infine accettato!?

Le neuroscienze riabilitano Hamer?
Marcello Pamio
I risultati di una recente ricerca italiana pubblicata l’8 gennaio 2019 sul «Journal of Neuroscience Research» (J Neuro Res. 2019;1-11) sono estremamente interessanti e confermano in pieno (anche se nessuno lo dice) le «Leggi biologiche» codificate dal compianto dottor G. R. Hamer.
Oggi è eresia nominare pubblicamente l’innominabile, e infatti chi ha il coraggio di parlare delle scoperte rivoluzionarie del medico e teologo tedesco, finisce per essere messo alla gogna mediatica e/o radiato....

Lo studio ha preso in esame 84 persone alle quali è stato diagnosticato il PTSD, cioè il Disturbo Post-Traumatico da Stress. Parolona pregnante che non significa assolutamente nulla, ma che serve a medici, psicologi e psichiatri per cercare di spiegare il profondo disagio interiore vissuto da una persona.
Secondo i ricercatori questo PTSD può scatenare malattie cardiovascolari, cancro e sindrome metabolica. Avete letto attentamente? La «malattia emotiva» che colpisce spesso chi vive un evento traumatico/conflittuale particolarmente intenso, drammatico e pericoloso sarebbe l’innesco e/o la causa di patologie gravissime come il cancro o l’infarto.

Il gruppo di persone prese in esame è stato suddiviso in base al tipo di trauma vissuto: 39 vittime di attacchi terroristici, combattimenti bellici, rapimenti e torture e 45 vittime di altri eventi traumatici, come incidenti stradali, di caccia, o persone che avevano provato un forte trauma in seguito alla morte di una persona cara.
Il dottor Andrea Fagiolini[1], uno dei principali autori dello studio e direttore del Dipartimento di Salute Mentale e UOC Psichiatria dell’azienda ospedaliero-universitaria di Siena, spiega che «sebbene questi studi siano agli albori, i nostri risultati suggeriscono la possibilità che alcuni tipi di trauma, come quelli particolarmente intensi o ‘disarmanti’ degli attacchi terroristici, possano alterare alcuni sistemi del corpo umano in modo ancora più pervasivo di altri tipi di trauma, con conseguente maggiore possibilità di sviluppare malattie correlate, come il cancro”.

Il dottore dichiara che tali studi sono agli albori, peccato che se si prendesse la briga di studiare la mole documentale lasciata dal teutonico medico, capirebbe che tali informazioni sono a disposizione dell’umanità da quasi quarant’anni, dal 1981 per essere precisi.
Nonostante questo, è interessante uno studio ufficialissimo che correla l’aspetto biologico-emozionale alle manifestazioni patologiche gravi come il cancro.

Ovviamente per loro il cancro sarebbe dovuto a uno squilibrio del sistema endocrino: «i pazienti con PTSD hanno alterazioni del sistema endocrino, del sistema nervoso autonomo e di vari neurotrasmettitori». Squilibri che possono portare a «un aumento del cortisolo o a ulteriori squilibri che aumentano il rischio di genesi dei tumori, ad esempio, come conseguenza di alterazioni del sistema immunitario». Tutto sacrosanto, ma si limitano a guardare il dito e non la Luna: se solo so spingessero un po’ più in là del loro naso…

L’altra cosa emersa è l’associazione tra conflitto e cancro femminile, hanno riscontrato infatti più tumori nelle donne rispetto agli uomini, e questo rischio maggiore per le donne «potrebbe essere correlato a un diverso assetto del sistema endocrino o a una diversa suscettibilità per alcune neoplasie, come quelle mammarie, che potrebbero risentire più di altre delle disregolazioni endocrine e immunitarie correlate al PTSD».
La Verità è figlia del tempo, e non a caso questo studio da perfettamente ragione alle mirabolanti scoperte del medico più boicottato e maltrattato dell’ultimo secolo: Geerd Ryke Hamer, il quale, ovunque si trovi in questo momento, sta certamente ammiccando…
E comunque, gli studi e le verifiche empiriche di Hamer rappresentano in realtà solo la punta di un iceberg, e il portale che conduce alla visione di un Nuovo Mondo. Prima di lui infatti Hans Seyle, Henri Laborit, Lippet e molti altri hanno ampiamente dimostrato le connessioni tra stress e malattia. Dopo di lui Pribram, la Pert, Thorwald Dethlefsen, l’italiano Castrica e molti altri continuano ad evidenziare il ruolo primario del cervello nel generare una «malattia» o una «alterazione comportamentale».
Il vero merito di Hamer è aver aperto una breccia tra una medicina «commerciale» votata alla risoluzione di un sintomo mediante somministrazione obbligata di un farmaco e una medicina vera e scientifica in grado di spiegare nel 100% dei casi in maniera assoluta, ripetibile e prevedibile lo sviluppo di una alterazione anatomica e funzionale. Infine il merito straordinario di aver anche ridimensionato la «paura» della diagnosi…
Fonte
[1] Autori dello studio: Fabio Ferretti, Andrea Pozza, Letizia Bossini, Laura Del Matto, Serena Desantis, Miriam Olivola, Giacomo Gualtieri, Anna Coluccia, Andrea Fagiolini.

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sabato 21 aprile 2018

Il Senso Biologico della malattia

Il Senso Biologico della malattia

Perla saggia:
Ho detto al mio dottore che mi sono rotto la gamba in due posti.
E lui mi ha risposto: "La smetta di andare in quei posti!"
Henny Youngman

Ieri sera, 12 ottobre 2017, ho avuto il piacere di illustrare a diverse persone, l'importanza di capire il Senso Biologico della malattia, le ragioni che sono alla base dei disturbi.
Ci sono degli autori che ritengono che il SB non sia "rilevante". Tenendo conto anche di questa visione, io credo invece che un senso ai programmi SBS ci sia e che per il fatto di esserci, abbia una gran rilevanza e non possa essere trascurato dopo che il programma SBS si sia avviato.
Non va trascurato per due motivi:
1.      capire la realtà del quadro sindromico a cui si assiste
2.     capire cosa poter fare per evitare le recidive conflittuali
Certamente quando la persona sta male ed ha bisogno di un sollecito aiuto, è del tutto inutile - se non pericoloso - stare a disquisire su senso biologico e altre amenità filosofico-emozionali, ma una volta fuori dal tunnel della sofferenza, comprendere perché il corpo ha fatto quello che ha fatto, può aiutare a comprendere come non ricadere negli stessi meccanismi, nelle stesse situazioni e negli stessi vissuti che hanno favorito l'avvio dei programmi SBS.

L'articolo che segue è un estratto di quanto ho avuto l'onore di discutere davanti a persone cordiali ed accoglienti, a cui va il mio sentito ringraziamento.

 

Etimologia delle parole

Analizziamo i termini in argomento, come malattia e patologia, in modo da farci una idea di quale sia la vastità del significato.
Patologia deriva da pathos ovvero un sentimento intenso, una forte emozione.

Malattia deriva da malato, a sua volta derivante dal latino male habitus = in cattivo stato e da male actio = una azione malevole. Non è da escludere anche la locuzione male habere = sentirsi male.
Si comprende bene come nel nome stesso di patologia siano coinvolte strutture che non hanno un substrato organico, ma nondimeno importanti per capirne la sostanza.
Nel termine malato, che anticamente si pronunciava con due "t" (malatto), si cela il concetto di cattiva azione, di cattivo stato, ma di quale azione e stato si parla? Lo vedremo più avanti.

 

La visione accademica

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità si può definire "malattia" l'opposto della salute: un'alterazione dello stato fisiologico di un organismo (comprensivo eventualmente di quello psicologico) capace di ridurre o modificare negativamente le funzionalità normali, unita al complesso delle reazioni fisiologiche che derivano dallo stato patologico. Nella definizione di malattia c'è il principio di transitorietà: ogni patologia ha un termine che può essere rappresentato dalla guarigione dell'organismo, dall'adattamento dello stesso ad una diversa fisiologia (o ad una diversa condizione di vita) o dalla morte.

Si tratta comunque di una definizione generica è troppo limitativa. Nella lingua inglese compaiono tre termini che in italiano si tradurrebbero con "malattia":
  • disease come modello medico: un processo patologico, una deviazione da una norma biologica. Il medico può vedere, toccare, misurare il processo patologico.
  • illness come il vissuto del malato: la sensazione, l'esperienza totalmente personale e soggettiva della perdita della salute. Spesso accompagnata dalla presenza della malattia "oggettiva" ma non necessariamente.
  • sickness come modalità esterna e pubblica dello stato di cattiva salute: malattia come ruolo sociale, status e negoziazione tra il soggetto malato e la società.

Le due fasi della malattia

La Medicina Accademica divide, fin dall'antichità, le malattie in calde e fredde in base alle caratteristiche della sintomatologia ed in questo tentativo di definire una tipologia di malattia rispetto alle altre, ha descritto migliaia di quadri patologici diversi l'uno dall'altro. Quando un caso patologico non rientra in nessuno dei quadri inclusi nella letteratura, si parla di sindrome, ovvero una serie di sintomi che possono appartenere a tante altre malattie.
In medicina si parla di malattia, morbo, sindrome, ma in definitiva c'è parecchia confusione nel definire dove collocare lo specifico caso della specifica persona.

Gli studi del Dr. Hamer non solo hanno cambiato il modo di intendere la malattia, ma hanno fatto letteralmente piazza pulita di tutta la classificazione delle patologie, riducendo il tutto ad un primo semplice concetto: la "malattia" intesa come un insieme forzoso di sintomi, non esiste.

Il secondo concetto importante illustra come le "malattie" classificate non sono altro che una parte di un tutt'uno biologico che si chiama Programma Speciale Biologico e Sensato della Natura (SBS).
Questo Programma si compone di una prima fase "fredda" e di una seconda fase "calda".

Per comprendere queste due fasi basta capire cosa viene enunciato nella Seconda Legge Biologica, a cui rimando il lettore.
In una di queste due fasi è sempre collocato il Senso Biologico.

 

Il Senso Biologico

Il Senso Biologico (SB) rappresenta la ragione al manifestarsi di un evento - normale o speciale - riguardante un essere biologico; evento che ha finalità rivolte a generare, riparare, conservare e trasformare la vita.

Come detto, il SB si cela comunque in una delle due fasi del Processo SBS, ma agisce su due aspetti inscindibili l'uno dall'altro:
- il corpo
- il comportamento

domenica 15 aprile 2018

Comprendere il “Conflitto biologico”: la vera genesi di ogni processo biologico sensato(malattia)

Conflitto biologico

Il conflitto biologico è la percezione che, nel rapporto con l’ambiente, qualcosa minaccia[1], in maniera inaspettata, una funzione dell’organismo. Ad esempio, che un boccone non può essere digerito, oppure che un movimento viene bloccato, oppure che il territorio non può essere marcato, oppure che l’integrità del corpo viene attaccata, oppure che l’organismo non ce la fa a fare qualcosa di vitale importanza, ecc.

Da questo punto di vista, quindi, per logica neurobiologica, non è necessaria la coscienza, nel senso di come noi comunemente l’intendiamo. Possiamo avere un conflitto biologico anche senza esserne coscienti e tanto meno essere coscienti di noi in quanto persone.

Tale percezione attiva una disposizione, cioè scatena una cascata di reazioni emotive: il conflitto biologico è, a tutti gli effetti, una particolare risposta emotiva ad uno stimolo significativo dal punto di vista biologico, dal momento che interferisce o blocca o minaccia una funzione dell'organismo stesso.

I conflitti psicologici appartengono al dominio della coscienza estesa ed autobiografica; i conflitti biologici, invece, appartengono al dominio non verbale della coscienza primordiale, che ha le sue radici nella continua rappresentazione inconscia del corpo.

CONFLITTO BIOLOGICO

  • Esperienza traumatica ed inaspettata di non poter adempiere ad una funzione organica.
  • Automatico, non mediato dall'“Io”; attiva un Programma SBS mediante un meccanismo chiave-serratura.
  • Percepito in modo non verbale, viscerale e sensoriale. Sentito in quanto organismo vivente.
  • Nasce dal rapporto con l’ambiente ed è in relazione ad una funzione dell'organismo.
  • I valori di riferimento sono quelli biologici
  • Ha un significato biologico ed un senso biologico, ovvero, produce una risposta finalizzata alla coerenza biologica
  • La soluzione è il ripristino della funzionalità della specifica funzione.

 

CONFLITTO PSICOLOGICO

  • Esperienza di disagio che nasce dalla competizione tra bisogni o istanze diverse dell’individuo.
  • Soggetto a mediazione da parte dell’“Io”; attiva tentativi di soluzione attraverso i meccanismi di difesa descritti dalla psicologia o attraverso la negoziazione o integrazione.
  • Percepito come malessere commentato e interpretato. Sentito in quanto individuo.
  • Nasce tra le varie istanze del sé (identità) ed è in relazione alla coerenza dell’identità.
  • I valori di riferimento sono quelli esistenziali
  • Ha un significato esistenziale ed un senso esistenziale, ovvero, produce una risposta alla coerenza autobiografica
  • La soluzione è la mediazione tra le istanze (identità) diverse

 

Tratto dal "Testamento" del Dr. Hamer

I conflitti biologici dell'uomo e dell'animale a confronto
UOMO
MAMMIFERO
Carcinoma mammario/Carcinoma dei dotti lattiferi seno sinistro
Conflitto madre/bambino
Es: bambino infortunato
Conflitto madre/bambino
Es: bambino infortunato
Ulcera dei dotti biliari e coledoco
Conflitto di rancore nel territorio
Rancore per lo più verso dei parenti e di solito a causa di denaro.
Es: liti per l'eredità
Conflitto di rancore nel territorio / di invidia per il cibo.
Es: il bassotto sottrae i bocconi migliori al cane pastore capo
Ulcera dell'intima delle coronarie
Ulcera della mucosa bronchiale
Conflitto di territorio
Conflitto di territorio minacciato
Es: perdita del posto di lavoro
La moglie o l'amica se ne va con qualcun altro
Es: il cervo giovane scaccia il cervo vecchio dal suo territorio; la cerva si allontana dal proprio territorio ed entra in quello di un altro.
Carcinoma del collo dell'utero
Conflitto sessuale femminile. Es: la moglie sorprende il consorte "in flagrante".
Conflitto biologico arcaico per il fatto che l'altra viene posseduta e forse ingravidata al posto proprio.
Conflitto di non essere posseduta.
Es: la cagna in calore viene sempre tenuta lontano dal maschio, non può avere dei cuccioli.
Cancro delle ossa (nella fase di riparazione leucemia)
Conflitto di svalutazione di sé. Es: l'impiegato non viene promosso, qualcuno non supera un esame o gli viene detto «Tu hai il cancro!»
Es: il cane per un certo tempo non può più correre; il cervo nella lotta si spezza le corna. L'elefante si spezza una zanna.
Carcinoma del testicolo
Conflitto di perdita
Es: il padre perde il figlio o un compagno
Es: il cane perde la persona di riferimento o i compagni di gioco
Carcinoma del retto
Carcinoma della vescica
Conflitto di identità.
Es: al paziente viene detto «Tu non sai chi è tuo padre»
Conflitto di non poter marcare il territorio. Es: la figlia sposata dorme sempre con un altro uomo (carcinoma delle vescica)
Es: il cervo rivale del territorio confinante oltrepassa di continuo i confini del suo territorio.
Adenocarcinoma alveolare
Conflitto di paura della morte.
Es: «Tu hai il cancro, non c'è più speranza!», oppure il paziente sogna ogni notte un incidente d'auto che gli sembra mortale.
Es: nella sperimentazione su animali i topi sono di continuo soggetti all'azione del fumo. Il gatto sta in agguato davanti al nido del topo, il topo deve riuscire a passare.
Adenocarcinoma dei tubi collettori renali
Conflitto del profugo o di lotta per la propria esistenza.
Es: il bambino piccolo viene portato improvvisamente da una nonna che vive a 100 Km di distanza, dove tutti gli sono sconosciuti. L'acqua viene trattenuta per non "disidratarsi". Il bambino alla nascita viene messo in una incubatrice che è si calda, ma dove gli mancano i movimenti e la voce della mamma. Una elevata percentuale di neonati posti in incubatrice patisce una cosiddetta "insufficienza renale" = ritenzione idrica
Es: la mucca viene venduta e portata tra mucche che non conosce, patisce il conflitto del profugo, accumula acqua (ritenzione idrica).
Il nuovo nato di un branco perde di vista la madre a causa di un incidente.
Grazie alla ritenzione idrica sopraggiunta con il conflitto, ottiene ancora due giorni di tempo in più per ritrovare la madre.

I conflitti biologici sono sostanzialmente quattro:

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