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domenica 23 febbraio 2014

Nascita, morte, rinascita, un ciclo: il film Samsara

Nascita, morte, rinascita, un ciclo: il film SamsaraToglie il fiato, trasporta nel ciclo immenso della nascita, della vita e della morte. Samsara è un film di 102 minuti senza parole, solo musica, girato in 25 paesi per 5 anni. Un capolavoro che rende umani tra gli uomini.

Samsara è una parola che in sanscrito significa “l’inarrestabile ciclo della vita” ed è il punto di partenza dei due autori di questo film, girato in cinque anni in 25 paesi. Il regista Ron Fricke e il produttore Mark Magidson sono riusciti a condensare in 102 minuti di immagini e musica la suggestione e l’immensità di terre sacre ma anche le tragedie nelle zone dove si sono consumati disastri ambientali, la velocità e la schizofrenia del consumismo e della produzione intensiva per un pianeta “intensivo”, così come le meraviglie naturali di luoghi incontaminati. Quello che Samsara fa è esplorare le meraviglie del nostro mondo, dal mondano al miracoloso, toccando le profondità della spiritualità umana e raffigurando le esperienze tradotte nella realtà materiale. Più che un documentario, Samsara funzione come una meditazione guidata, rivela le essenze, ci illumina sul legame tra l’umanità e la natura, ci mostra il ciclo della vita e della morte nella sua meraviglia così come nella sua crudeltà, prova a raccontare il ritmo di un pianeta ma anche il ritmo degli uomini che lo abitano.
Notevoli anche le immagini sulla produzione industriale del cibo, che mostrano fasi e luoghi che solitamente rimangono nascosti, come la fabbrica danese che utilizza un bizzarro quanto sconvolgente veicolo per rastrellare i polli negli allevamenti mandandoli alla lavorazione. Poi si vedono le linee automatizzate a Changchun in Cina dove lavorano migliaia di operai per ripulire le carcasse e ancora migliaia di operai cinesi su linee di assemblaggio. E ancora le immagini di dozzine di mucche a Fresno in California bloccate con un giogo di metallo su una struttura rotante, obbligate a mangiare in continuazione. Immagini sono state girate anche sull’isola di Java in Indonesia in una isolata miniera di zolfo dove i minatori si arrampicano su sentieri ai bordi di un vulcano e portano ceste sulle spalle piene del minerale. Poi ancora a Manila  dove folle di persone, giovani e vecchi, si accalcano sui detriti per cercare qualcosa di valore da raccattare. Samsara racconta anche la “fabbrica città” del sud est della Cina, l’EUPA, che impiega 17mila lavoratori. E' come leggere e ascoltare uno spartito perfetto.
Un’esperienza da fare. Il film si può anche acquistare sul sito ufficiale.
di Alexis Myriel

martedì 5 novembre 2013

RINASCITA



D’un tratto mi sono svegliato, mi sentivo calmo e riposato, ero felice e soddisfatto, avevo vissuto un sogno molto particolareggiato.



Contento di essermi destato son rimasto sorpreso per quello che nel sonno ho percepito, ero certo che era reale quel mondo “immaginato”, lo avevo creduto vero tanto da farmi del male, come se non mi fossi mai dovuto svegliare.
Ora finalmente sveglio, avvolto da una luminosità e un calore radiante tengo sgombra la mente dall’ansia e le inquietudini di quella realtà vista come attraverso una lente.


Era stata una lunga visione onirica, durante il “cammino” avevo sofferto e gioito ma nel complesso ne ero uscito accresciuto ed appagato.
Era stato bello, non come ora da sveglio, ma molto interessante per l’esperienza che mi aveva apportato, tanto da farmi desiderare nuovamente di sognare.
Sentivo che sarei dovuto tornare a dormire, lo sentivo, come se avessi lasciato qualcosa in sospeso, c’erano delle cose che non avevo visto altre che non avevo sperimentato, ma in quel momento mi sentivo in pace e per un pò volevo rimanere reale.

Ero ancora confuso, era un bene o un male che mi fossi svegliato? Nel viaggio molte persone avevo incontrato e tante le avevo amate e ad esse ero legato, ora le percepivo che stavano ancora sognando e che a breve le avrei rincontrate.

Una piacevole e misteriosa forza mi attraeva, sentivo il bisogno di tornare a sognare per completare ciò che avevo cominciato, pian piano nel sonno sono nuovamente scivolato, ero ancora cosciente della vita reale, come in un sogno lucido da cui non si riesce ad uscire.
D'un tratto mi accorsi che stavo piangendo e non riuscivo a smettere, mi mancava qualcosa ma non sapevo bene cosa, cominciai a pensare che era meglio da sveglio, ma pian piano il sonno si faceva più profondo, la consapevolezza faceva largo al nuovo "viaggio", speriamo di non scordare che questa è solo l'esperienza del sognare.
Intorno a me sentivo gioire, “è nato”, “è nato” e in un bambino mi son ritrovato.
Marcello Salas

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