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sabato 10 novembre 2018

Smartphones, social ecc. Non siamo già più esseri umani!


Smartphones, social e tutto il resto. La fine dell’umanità così come è sempre stata.
3 novembre 2018 Andrea Bizzocchi
Ho sempre avuto una istintiva repulsione, o come minimo diffidenza, nei confronti della tecnologia. Ovviamente la tecnologia presenta, come qualunque altra cosa al mondo, una commistione di caratteri sia negativi che positivi. Ma presenta anche delle caratteristiche ben precise: ad esempio la tecnologia non è tanto l’oggetto tecnologico che ha prodotto, quanto un certo tipo di mentalità e una certa “visione della vita” che quell’oggetto sono arrivati a concepire. Per dire: i popoli della natura non si sono mai sviluppati da un punto di vista tecnico-tecnologico non perché non avessero sufficienti capacità intellettive, ma semplicemente perché l’idea di progresso/sviluppo era del tutto alieno ad una mentalità che viveva “nel tempo” (e non del tempo) e nel “Tutto” (generalizzando, l’unione simbiotica con la Natura e il cosmo, la capacità di immedesimarsi in un animale, in una foglia che cade, in un fiume che scorre, eccetera). Più semplicemente questi popoli “freddi” (come li chiamava Levy Strauss) non hanno mai avuto smanie di “progresso” di alcun genere (tanto meno tecnologico) perché stavano bene così come stavano. A differenza nostra, che ci “agitiamo” a progredire e svilupparci proprio perché non stiamo bene.
Ma veniamo a noi. Ho scritto queste poche righe qualche mese fa seduto su una panca del terminal GreyHound di Port Autorithy (Newark) dopo aver passato quasi due giorni per aeroporti (Bologna, Parigi, Atlanta, Orlando, New York). Ovunque ho visto solo persone a testa bassa smanettare sul loro smartphone; e nessuno, dico nessuno, ridere/scherzare/giocare/parlare con il proprio compagno, con il proprio figlio, con l’amico o con lo sconosciuto vicino di sedia (che una volta era cosa assolutamente normale). Eppure ancora solo dieci anni addietro le cose stavano diversamente, e quando ho cominciato a viaggiare da solo per il mondo (una trentina d’anni fa, che non sono pochi ma non sono nemmeno un’altra era geologica) il viaggio era la quintessenza del conoscere persone e dell’intessere relazioni. Anzi, direi che si viaggiava soprattutto per questo. Ma oramai è così ovunque e la sostanza del discorso è che questi aggeggi che si sono impossessati delle nostre vite (unitamente a tutto il resto è ovvio), sono un formidabile strumento di distruzione del tessuto sociale e di rapporti. 
E una società che piuttosto che delle molteplici e drammatiche realtà che sta vivendo a diversi livelli si preoccupa del numero dei like della pizza che sta mangiando e condivide in tempo reale su qualche social, è una società che ha poche speranze di combinare qualcosa di buono. Ed è anche una società in cui cooperazione, mutuo aiuto, condivisione, senso di solidarietà, eccetera, scompaiono progressivamente. Perché i valori (si fa per dire) diventano altri.
Che fare? Non credo ci siano soluzioni perché le operazioni di ingegneria sociale (cioè di trasformazione della società dirette dall’alto) sono molteplici e portate avanti in maniera scientifica e impercettibile (vedi tra le altre cose la distruzione della famiglia tradizionale, promozione di genderismo e gravidanze via uteri in affitto, ecc).
Siamo tutti in riprogrammazione e non ce ne rendiamo conto. Siamo, antropologicamente parlando, in una fase di transizione che ci scaricherà direttamente nel postumano. Eppure pochi paiono capirlo. Antropologicamente parlando, non siamo già più esseri umani, che ci piaccia o meno ammetterlo. Qui non si tratta di “salvare l’uomo”, ma di vivere con dignità e semmai di non essere complici di coloro che “l’uomo” lo stanno distruggendo.
Mi sento solo di dire: rendiamoci conto di dove, come umanità, stiamo andando, e mettiamo giù questi strumenti, non usiamoli o quantomeno il meno possibile. La realtà, la vita, l’amore e il cuore, che sono ciò di cui abbiamo bisogno per vivere bene, stanno da un’altra parte. Torniamo alla nostra umanità, che sarà pure molto imperfetta ma che nel suo farci ridere e piangere, gioire e soffrire, amare e a volte anche “odiare”, è pur sempre reale e soprattutto ci fa sentire ed essere “vivi” e non morti come quegli oggetti tecnologici con cui ci relazioniamo costantemente (anche qui si fa per dire. Non ci si può relazionare con qualcosa di morto). 
Perché come “a stare con lo zoppo si impara a zoppicare”, a relazionarsi con ciò che è morto ci si spegne e poi si muore. Anche se si è “vivi”.

domenica 28 ottobre 2018

LA GEOINGEGNERIA E LA DISTRUZIONE SISTEMATICA DEI RACCOLTI E DEI PICCOLI ORTI

LA GEOINGEGNERIA E LA DISTRUZIONE SISTEMATICA DEI RACCOLTI E DEI PICCOLI ORTI
Anche solo guardando un piccolo orto ci si avvede della micidiale opera della geoingegneria sulle colture, nelle foto che riporto a fondo articolo si possono vedere come delle piante di pomodoro dopo una sola pioggia ininterrotta di 36 ore(tra il 22 e il 23-10-2018) siano rimaste letteralmente bruciate dai veleni chimici che ci vengono dispensati giornalmente attraverso la geoingegneria clandestina, in detta circostanza dopo appena due giorni anche i pomodori(maturi e non) che erano ancora sulle piante si sono "bruciati". 
Un’operazione mirata che i padroni del mondo fanno spesso con le nostre coltivazioni danneggiando a turno questa o quella tipologia di pianta.

In questo episodio sono stati interessati solo i pomodori mentre i peperoni, le zucche, le zucchine, il basilico, il prezzemolo, le melanzane non sembra abbiano subito alcun danno rilevante.
Negli anni scorsi invece è stata la volta delle zucchine che nascevano deformi o non riuscivano a raggiungere la naturale maturazione e dei cetrioli che ne hanno fatto le spese(bruciati), ricordo anche che l’anno scorso sempre i pomodori vennero gravemente danneggiati, letteralmente bruciati in una sola settimana d'estate a causa di un irraggiamento elettromagnetico evidentemente tarato sulla loro lunghezza d’onda combinato con un aria satura di sostanze chimiche/metalli e temperature più alte della norma ma non tali da causare certe anomalie, di quest'ultimi eventi però non ho le foto. 
Di esempi così ce ne sono a bizzeffe, molti tipi di piante vengono attaccate sistematicamente e decimate; fate una piccola ricerca e vedrete che anche nel piccolo vi potrete accorgere che ciò che dico corrisponde al vero.

Oggi quindi mio malgrado ho raccolto tutto il marciume e gettato via una decina di kg di pomodori e analogamente circa un mese fa ho dovuto gettare più di 200 kg di uva che nel giro di soli 4 giorni si è “bruciata” di colpo.
Giusto per precisare queste sostanze altamente velenose non intaccano solo i raccolti, ma tutti gli esseri viventi umani compresi che come ben sappiamo si ammalano sempre di più. Credo che sia ora di prendere coscienza di questa vera e propria guerra ambientale contro ogni forma di vita del pianeta e pretendere con estrema determinazione un blocco immediato delle attività dai nostri carissimi "amici" governanti che ora se la ridono, ma se fossimo uniti... 

E’ doveroso guardare a questo fenomeno da una prospettiva più ampia infatti simili attacchi sferrati ad un singolo non fanno grandi danni, ma quando è uno stato intero ad essere preso di mira e l’Italia lo è, allora il settore ne risente pesantemente e costringe a dover ricorrere a materie prime provenienti da altrove, come se la nostra agricoltura non fosse già stata ampiamente stroncata dalle leggi nefaste del mercato globale. 

Non è da dimenticare che comunque il fine ultimo di queste criminali attività è l’uomo, la sua distruzione per come oggi è. Non è più un segreto che l’establishment globale ci stia sfoltendo molto velocemente e quei pochi che rimarranno dovranno essere docili schiavi; insomma l’"esperimento uomo", perché questo siamo, è andato male per i padroni che ora stanno cercando un rimedio in tutta fretta. 

Per la gente è tutto normale, non sta succedendo niente, finchè forse non gli succederà qualcosa direttamente e allora…
PIANTE POMODORI OTTOBRE 2018
(CLICARE PER INGRANDIRE LE IMMAGINI) 



















POMODORI "BRUCIATI" OTTOBRE 2018
(CLICARE PER INGRANDIRE LE IMMAGINI) 
 


POMODORI GUASTI 2017 - ALTRE PIANTE OTTOBRE 2018
(CLICARE PER INGRANDIRE LE IMMAGINI) 








Buona giornata, come al solito artificiale.

Marcello Salas

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martedì 23 ottobre 2018

Darwinismo e Transumanesimo

Darwinismo e Transumanesimo
Il darwinismo è caduto. Non esistono evidenze scientifiche che convalidino la teoria darwinista dell’evoluzione ed anzi al contrario, è stato dimostrato come le specie non evolvano ma rimangano sempre uguali a se stesse. L’intervento esterno creativo e manipolativo sul pianeta Terra è quindi ad oggi un’opzione tutt’altro che peregrina.

L’homo sapiens ad esempio è comparso dal nulla circa 300.000 anni orsono ed è inutile cercare ancora il celebre anello mancante inesistente. La teoria dell’evoluzione ha influenzato pesantemente il corso degli eventi dei secoli appena trascorsi ed ha avallato visioni materialistiche e scientiste della realtà ormai da superare ed ignorare eppure propinate ancora in ambito accademico come le uniche possibili. 

Da una intervista al prof. Mariano Bizzarri, docente di Biochimica e professore di Patologia Clinica presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma: “Cosa ne pensa delle giornate celebrative per Darwin? Perché, secondo lei, non accade lo stesso per altri celebri uomini di scienza?”
«Nel tempo Darwin ha finito per diventare una bandiera del pensiero “progressista”, spesso a prescindere dal contenuto scientifico dei suoi contributi che, peraltro, sono largamente sconosciuti sia dalla maggioranza della popolazione sia a molti ricercatori. Di Darwin si conosce una sorta di vulgata rimasticata e semplificata che non di rado viene confusa con i contributi di ciò che conosciamo come “post-darwinismo”, anche questo estremamente variegato e tutt’altro che omogeneo al suo interno.
L’ipotesi darwinista nell’accezione correntemente propagandata offre una spiegazione semplicistica (e quindi facilmente comprensibile) a tutti coloro che, in fondo, vogliono porsi meno problemi possibili per spiegare questioni complesse come l’origine della vita e dell’evoluzione.
Da un altro punto di vista il neo-darwinismo ha prodotto una pseudo-evidenza scientifica che ha legittimato e nobilitato le filosofie materialiste e le politiche anti-metafisiche (ed anti-religiose) del novecento. Non desta meraviglia, pertanto, che il “darwinismo” sia diventato la bandiera tanto del marxismo, quanto del pensiero biotecnologico affermatosi negli USA e quindi in Europa a partire dai primi anni ’70. L’obiettivo, in entrambi i casi, è quello di spiegare la vita in termini di semplici interazioni meccaniche e molecolari, confinando a tale livello la complessità della Biologia.
A prescindere dalle implicazioni filosofiche, tale approccio ha legittimato lo sviluppo di un’industria che sulla manipolazione dei mattoni fondamentali del vivente (si pensi solo agli OGM) ha costruito le proprie fortune. Pensiero progressista e industria del biotech hanno così sorprendentemente stabilito una insana alleanza. Come non ritrovarsi quindi d’accordo nel celebrare colui nel nome del quale tutto questo è stato reso possibile?».




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Una suadente Sostituzione

Una suadente Sostituzione
Non credo che l'umanità sia consapevole, se non in minima parte, di ciò che sta per colpirla. Questa invasione strisciante è davvero ben occultata ed addirittura proposta come desiderabile ed auspicabile. Fino a pochi decenni orsono, si sacrificava la vita stessa per la salvezza della propria anima, oggi si prolunga la vita il più possibile e con qualsiasi mezzo a dispetto dell'anima.
La materialità ha sostituito la spiritualità ed a nulla o a poco valgono le sedute psicanalitiche per rimediare a questo sprofondamento oscuro.
La seduzione della macchina è forte. La fusione biologico/inorganico è una tentazione insopprimibile. Basta osservare intorno a noi i nostri simili intenti ad usurare i polpastrelli sugli smartphone per rendersene conto. Quanto attrito generato inutilmente, quante energie buttate al vento! L'oscuro e profondissimo nitore della macchina attira l'uomo come mosca al miele. Peccato che dietro lo schermo nero non ci sia altro che il nulla, la fuga dell'anima.
Anima era qui per fare esperienza ed in un mondo robotizzato, ove tutto è previsto e prevedibile, non albergherà più. Il nostro destino è un pianeta spento? Febbrile, rovente magari ma privo della vera luce? Riflettiamoci ed agiamo ora. La grande manipolazione è già cominciata da decenni, o non ce ne siamo accorti?

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sabato 23 giugno 2018

LE SPECIE VIVENTI SONO NATE TUTTE INSIEME!

LE SPECIE VIVENTI SONO NATE TUTTE INSIEME. LO DIMOSTRA UNO STUDIO GENETICO.
Maurizio Blondet 10 giugno 2018
Praticamente tutte le specie animali oggi esistenti, compreso l’uomo, sono apparse sulla Terra allo stesso tempo:  fra i 100 mila e i 200 mila anni fa, in un periodo geologicamente breve.
E’ la stupefacente conclusione cui sono giunti due genetisti, David Thaler dell’università di Basilea, e Mark Stoekle della Rockefeller, analizzando il DNA mitocondriale di 100 mila specie viventi attualmente nei continenti e negli oceani del globo, dopo aver esaminato 5 milioni di “codici identificativi” delle suddette specie. Una messe enorme di dati, che rende il risultato indiscutibile.
Questa immensa campionatura è stata resa possibile da una recente metodologia d’indagine, che esamina il DNA mitocondriale, più facile a decodificare rispetto al DNA del nucleo della cellula, che è proprio di ogni individuo, coi suoi tre miliardi di paia di molecole organizzate in migliaia di geni. I mitocondri sono, nella cellula, i minuscoli “motori” forniscono energia alla cellula e la fanno respirare:  il loro DNA ha solo 37 geni. Uno di essi, detto COI (sigla per cytochrome oxidase I), è stato definito il “codice a barre DNA” perché esso identifica alla perfezione la specie cui appartiene, tanto che viene usato per scoprire frodi  alimentari, se per esempio nell’hamburger di bue c’è carne di cavallo, o se nel kebab halal c’è la presenza di maiale.

Il gene  COI ha una sequenza genetica assolutamente simile in tutti gli animali, il che lo rende  facile da “vedere” a confrontare; d’altra parte, presenza differenze caratteristiche, proprie di ciascuna specie. Insomma è davvero un “codice a barre” che identifica con  semplicità e precisione ogni specie animale. Il metodo è anche economico, ciò che ha permesso ai due genetisti di passare in rassegna, in una decina d’anni, appunto 5 milioni di codici a barre di 100 mila specie attualmente viventi.

La prima, e per loro stupefacente, scoperta dei due genetisti è questa: che non si aspettavano una tale “uniformità” all’interno della stessa specie, e una totale assenza di quelle che loro definiscono “passerelle” fra una specie e l’altra.
I loro dati smentiscono definitivamente il mito evoluzionista per cui una specie si sarebbe “evoluta” dall’altra, attraverso ipotetici “anelli di congiunzione” poi estinti.
Ogni specie studiata è in modo impressionante “fissa”, una  specie “rana” è identica geneticamente sia che viva nei nostri stagni sia nel Mato Grosso, e la specie Homo sia che viva qui che in Cina; le differenze morfologiche, minime, sono indifferenti al loro codice a barre genetico.

L’altra cosa che hanno  scoperto, è che la diversità genetica non varia con la numerosità e l’estensione sulla terra di una specie. I manuali evoluzionisti insegnano che più una specie è numerosa, antica e diffusa in zone climatiche differenti, più dovrebbe presentare variazioni genetiche, dovute all’accumularsi di variazioni nel DNA in funzione della sua moltiplicazione attraverso le epoche. Niente di più falso: i 7,5 miliardi di esseri umani, i 500 mila passeri, i centomila beccaccini, hanno all’incirca la stessa diversità genetica: limitatissima.

Da qui la terza e più inattesa scoperta: studiando le variazioni genetiche “neutrali”, le piccole variazioni genetiche del DNA, né dannose né utili,  che si succedono e si trasmettono fra generazioni, i genetisti hanno dovuto ammettere che esse sono molto, ma molto meno frequenti di quanto “previsto” dagli evoluzionisti, e per quanto grande sia il numero degli individui  che la compongono. Il che non è poi così strano: il DNA è  la materia vivente più costante, si “difende attivamente” contro le mutazioni, azzerandole.

Il punto è che gli evoluzionisti si basano su queste variazioni neutrali, che suppongono essere avvenute in cadenze regolari, per determinare l’età di una specie, il momento in cui è apparsa sulla Terra – un po’ come gli anelli dei vecchi alberi tagliati ne mostrano l’età.  Fatti  e  rifatti i calcoli, i due genetisti sono giunti alla conclusione più clamorosa: che  il 90% delle specie oggi viventi sulla Terra, sono nate tutte insieme,  100-200 mila anni fa.
Tutti contemporanei
La massima parte delle specie, siano uccelli, pesci, falene o uomini, sono apparsi così recentemente da non aver avuto tempo di sviluppare molta diversità genetica. La diversità genetica dell’umanità d’oggi è in media dello 0,1% :  se prendiamo queste variazioni come la cadenza di un orologio genetico, ciò che farebbe risalire la  divergenza di umani come specie distinta a 100-200 mila anni fa.   [Ovviamente il profano potrebbe sospettare che l’orologio genetico delle variazioni non ha la cadenza regolare che gli scienziati pretendono: ma questo è un argomento che gli scienziati non paiono disposti a discutere].

Dai “primitivi” rettili ai marsupiali, dagli ovipari ai vivipari, fino all’”evoluto” Homo Sapiens,  sono tutti contemporanei:  ciò che noi pensiamo sia il risultato di una evoluzione, non lo è. Il rettile non è più primordiale di un mammifero, né un marsupiale più primitivo di un placentato, né gli anfibi ci hanno “preceduto” nel tempo perché meno complessi. Né noi, l’orgogliosa specie Homo, siamo venuti “dopo” il cardellino o  la trota. Saremmo nati tutti insieme. In un periodo oltretutto alquanto recente, 200 mila anni fa, o meno.

L’intero regno animale – almeno quello presente oggi –  sembra essere apparso insieme sulla Terra?  Lo stesso David Thaler, uno dei due autori della scoperta, ammette: “L’ho combattuta finché ho potuto”. Il  motivo è ovvio. Non è solo che i risultati della sua scoperta demoliscono ogni possibile teoria evoluzionista, per quanto “riformata” e “corretta” (lo è stata molte volte, dopo Darwin), ma la stessa ideologia dell’evoluzione, in quanto “fede”implicita di tutti gli studiosi del vivente, il pilastro a cui appendono le loro certezze.
Il vostro cronista intravvede una certa difficoltà a conciliare  questa  scoperta con i dati della paleontologia e stratigrafia geologica, che  retrodatano la vita di milioni di anni, non di cento-200 mila. Il Cenozoico, in cui  appaiono i mammiferi,  sarebbe iniziato 6,5 milioni di anni fa. Fino a che punto le datazioni stratigrafiche sono “sicure” e credibili? Fino a  che punto la retrodatazione è il presupposto ideologico per dare alla evoluzione “Il tempo” di evolversi?
Come avevo illustrato nel mio “L’uccellosauro ed altri animali”,  le datazioni stratigrafiche o con radio-isotopi   danno danno estremamente variabili e improbabili: un Proconsul (una scimmia estinta) è stato datato fra i 14 e 15 milioni di anni, benché le misurazioni con isotopi  abbiano dato una variazione fra 42 e 264 milioni di anni.  Alla fine, la datazione di 15 milioni è stata accettata, e le altre scartate, “perché si integra nella scala fanerozoica”, ossia nell’immaginaria  cronologia asserita dai darwinisti. Ossia: il pregiudizio  serve a “datare” dati discordanti.  Non a caso, nel 1974 è stata istituita una Commissione Internazionale di Stratigrafia, che  “definisce standard” delle “sezioni stratigrafiche” nella geologia terrestre per metter d’accordo paleontologia e geo-biologia e unificare in qualche modo dati discutibili: stabilendo una sorta di rigorosa convenzione sulle datazioni.
Certo anche la detta Commissione avrà qualcosa di dire se la vita animale esistente è apparsa, per i genetisti, in epoche così recenti.

C’è stata forse una estinzione di massa  centomila anni fa, che ha ridotto il numero  delle specie per lasciar sopravvivere solo quelle che condividono con noi il mondo odierno? O una catastrofe non meglio identificata che ha permesso il fiorire di tante specie in uno stesso e breve tempo?  Se lo sono chiesto i ricercatori. Ma  l’impatto di un asteroide, come quello che avrebbe distrutto i dinosauri (e spazzato via il 70% della vita) 65 milioni di anni fa, non sembra essersi riprodotto in epoca tanto più recente:  altrimenti avrebbe  lasciato tracce identificabili.
Stoeckle ha imbastito una mezza ipotesi che suona  così: “L’interpretazione più semplice è che la vita è in costante evoluzione , e che ad ogni epoca dell’evoluzione, gli animali viventi ad un momento dato sono apparsi più  o meno nello stesso periodo, con una durata di vita limitata, per poi trasformarsi in qualcos’altro”.  Insomma l’evoluzionismo vince sempre.

giovedì 15 febbraio 2018

Interferenti endocrini e Glifosato - armi per la femminilizzazione dei maschi e la mascolinizzazione delle femmine.

Interferenti endocrini e soprattutto Glifosato - armi per la femminilizzazione dei maschi e la mascolinizzazione delle femmine.
Sappiamo di vivere costantemente sotto attacco di agenti chimici, di ogni tipo; respiriamo, ingeriamo e veniamo a contatto con ogni tipo di sostanza chimica, si tratta di un mero attacco alla nostra salute e all’equilibrio fisiologico del sistema corpo, di conseguenza al nostro equilibrio immunitario. 
Conosciamo da decadi ormai le conseguenze dovute al contatto con sostanze chimiche cancerogene presenti nei concimi e nei diserbanti utilizzati nella coltivazione.
Per quanto ci si voglia proteggere le contaminazioni e le assunzioni di queste sostanze sono inevitabili, tanto più se ad utilizzare agenti chimici altamente nocivi come il Glifosato, sono colossi come la multinazionale Monsanto, che forte grazie a collusioni e appoggi dall’alto, può permettersi di violare qualunque codice etico e legislativo in materia di utilizzo di sostanze pericolose per l’uomo perché controlla, omette e arriva anche a contraffare documenti di ricerca che dimostrano la pericolosità di prodotti come il diserbante Roundup.

La domanda che ci poniamo, la quale sorge supportata da un dubbio ormai corroborato da diverse fonti, prove e informazioni che molto di ciò che sta accadendo di pericoloso, deplorevole e amorale a riguardo, e di cui siamo testimoni non sia un caso, né un incidente, o una mancanza di zelo, è: cosa si nasconde dietro l’uso di queste sostanze, in particolar modo il Glifosato? 

Il Glifosato è il diserbante più usato al mondo, un erbicida totale e non selettivo, il cui brevetto è appartenuto alla Monsanto fino al 2001, così come controllate dalla stessa Monsanto sono state, negli anni, le ricerche relative alla cancerogenicitá e patogenicitá del Glifosato. 
Nel 2015 è stato dimostrato dall’organismo internazionale IARC (International Agency for Research on Cancer), che tale sostanza, così come i fitofarmaci che la contengono, è potenzialmente cancerogena e induce gravi danni genetici alle cellule. Tra gli agricoltori che utilizzano il glifosato, è stato rilevato un aumento dei linfomi di non Hodgkin. Tuttavia l’erbicida é stato inserito nella categoria di cangerogenicitá 2A, alla stregua di sostanze come il DDT o gli steroidi anabolizzanti o più apparentemente innocue sostanze come le bevande calde o alimenti come le carni rosse. Di certo non per chiarire il valore della pericolosità di tale sostanza, anzi.

In seguito, per la precisione nel 2015, l’EFSA, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, ha posto l’attenzione sui residui di glifosato presenti negli alimenti e richiesto controlli più severi, ma ciò nonostante ha dichiarato che il glifosato non è cancerogeno, scatenando reazioni e critiche da parte di una commissione composta da novanta ricercatori in materia. 
Nel 2016 anche l’OMS, la FAO e l’ECHA ( l’agenzia per le sostanze chimiche dell’Unione) si sono dichiarate concordi con quanto sostenuto dall’EFSA. 

Quindi il glifosato non sarebbe ne cancerogeno, ne genotossico, giusto?
Possiamo stare sereni allora!
Senonché... 
Ci sono dei conflitti di giudizio e di interessi, ricerche viziate e manipolate dai produttori di prodotti che lo contengono.
Altre ricerche scientifiche indipendenti, infatti, dimostrano cose allarmanti. Ovvero che il glifosato, anche a piccole dosi, non solo ha effetti genotossici e quindi causa mutazioni cellulari, ma è un interferente endocrino, ha effetti androgeni, ed ha anche un effetto antibiotico che lede gli equilibri della flora batterica intestinale.

Uno studio in vitro pubblicato sul Journal of Toxicology, ha dimostrato che l’erbicida Roundup della Monsanto, contenente glifosato, distrugge il testosterone diminuendone la concentrazione fino al 35% ed induce sterilità maschile. Collegate alla pericolosa sostanza numerose patologie quali cancro, disfunzioni epatiche, danni al DNA e malformazioni alla nascita. 

Piuttosto inquietante se ci soffermiamo sui dati riguardanti la difficoltà, sempre in aumento, delle coppie di avere figli e la costante crescita della sterilità maschile. 
È infatti in costante aumento il numero delle coppie che ricorrono alla procreazione assistita e si stima che la sterilità maschile sia pressoché raddoppiata negli ultimi venti anni. 
Uno studio pubblicato nel 2013 dalla rivista scientifica Journal of Endocrinological Investigation, ha mostrato dati sulla riduzione delle dimensioni medie del pene nella popolazione maschile. 
Si parla di una vera e propria “Femminilizzazione” degli individui maschi, in cui interferenti endocrini come il glifosato, ad esempio, svolgono un ruolo attivo; a seconda dei casi, mimano o bloccano l’attività ormonale endogena. 

Anche i processi ormonali femminili sono sotto continuo attacco a causa di interferenti che alterano gli equilibri e causano svariate neoplasie dovute dell’acuta tossicità, ma non solo; aborti ripetuti, policisti ovarica, endometriosi, malattie autoimmuni, e sono state trovate inoltre tracce di interferenti endocrini anche nel latte materno. 

E ancora, possono compromettere lo sviluppo del sistema nervoso centrale del feto durante la gravidanza, pertanto causare problemi neurologici o in seguito disturbi cognitivo-comportamentali. 
Nelle donne in gravidanza con elevate concentrazioni di pesticidi nel sangue, è stato riscontrato che il rischio di sviluppare il diabete gestazionale aumenta di 4,4 volte. 
Questo quanto dimostrato da due studi greci presentati al congresso dell’EASD di Stoccolma. 
E non solo; un’analisi effettuata su oltre 66 mila soggetti, ha dimostrato inoltre che i pesticidi aumentano il rischio di sviluppare il diabete del 61%. 

Il glifosato, secondo ricerche del Toxicology Journal, causa nelle donne patologie tiroidee, tumori ormono-sensibili, ma anche infertilità. 
Alcuni pesticidi agiscono come inibitori degli ormoni femminili, gli estrogeni. 
Il glifosato è stato trovato anche in diversi vaccini per i bambini, come dimostrato dalla Microbe Inotech Laboratories Inc. di St. Louis nel Missouri, ed il vaccino MMR II ( Merck ), collegato dal Dottor William Thompson, membro del CDC, ente di farmaco vigilanza USA, all’autismo, ha presentato livelli superiori di glifosato di ben 25 volte rispetto agli altri vaccini. 
Altre ricerche indipendenti successive hanno confermato quanto dimostrato in precedenza. 
La presenza del glifosato nei vaccini è dovuta al fatto che alcuni virus vaccinali vengono coltivati in gelatina, la quale è ricavata dai legamenti di alcuni suini che vengono alimentati con mangimi OGM irrorati di erbicidi contenenti glifosato. 

Gli squilibri ormonali, causati dagli interferenti endocrini, sempre più frequenti nella popolazione, sono la causa di riduzione delle dimensioni degli organi genitali, della pubertà tardiva nei soggetti maschi, di deformazioni genitali, di diminuzione del testosterone e aumento della presenza di tratti femminili negli individui di sesso maschile. Sempre maggiori problemi genitali riscontrati alla nascita, disfunzioni dei testicoli, e un’incidenza superiore alla media di sterilità negli adulti maschi. 

La fertilità della specie umana è infatti in costante diminuzione, e recenti studi dimostrano che gli alimenti di cui facciamo uso siano tra le principali cause di questo trend alquanto inquietante, e ciò vale sia per gli uomini, che per le donne

La femminilizzazione e sterilizzazione del maschio avviene già in fase fetale quando il bambino è ancora nel grembo materno, ciò a causa del contatto della madre con sostanze che inibiscono la produzione dell’ormone maschile testosterone; quali i composti perfluorurati ad esempio, (PFC), che sono presenti negli abiti che indossiamo, nei pesticidi, nelle varie plastiche di cui fruiamo. Secondo uno studio condotto dalla rivista francese 60 Millions de Consommateurs, su un numero di 43 ragazzi di età compresa tra i 10 e i 15 anni, la quantità di molecole di interferenti endocrini causa di alterazioni ormonali presente in un capello, variava da un minimo di 34 ad un massimo di 54. La preoccupazione deriva dall’evidenza del progressivo aumento della femminilizzazione maschile e della mascolarizzazione femminile, la diminuzione della qualità e quantità del liquido seminale, e la previsione di una diffusa e allarmante infertilità nel 2070.

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