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venerdì 24 gennaio 2020

L'inganno divino umano

Annotazioni sull'inganno divino umano

Al di la di ogni cosiddetta ragionevole fondatezza, ciò che palesano alcuni incontrovertibili risultati ostentati, imposti, dalla rigorosa logica innovativa, è solo la spietata e desolante aridità di una laboriosa ma aberrante preordinazione.
Non è nemmeno un problema d'intelligenza, quanto invece di sensibilità o, più opportunamente si dovrebbe dire, di coscienza
L’intelligenza applicata senza coscienza dimostra di distruggere il supporto della propria manifestazione (la contaminante dimensione industriale paleserebbe appieno tale assunto, ma l’uomo minore non sembra persuadersi di ciò)

L’uomo è propriamente Uomo Maggiore, ovvero un essere risolutamente intenzionato a trasmutare l’humus in cui è desolatamente e mortalmente impastato, poiché perviene alla propria rammemorazione: a quando fu ancestralmente incubato nel ventre di un caldo fervore, sognato splendente da antichissime Madri voraci e veggenti, che furono davvero tetragone nell'allevare la loro prole di schiatta semidivina.
Una genia voluta da entità elusive e cosiddette divine e che da tempo immemore tengono l'uomo sotto un formidabile scacco astrale

Gli dei amano i travestimenti, le mimetizzazioni, i trasformismi, cambiando continuamente sembianze, maschere e nomi, volendo attingere senza posa al nostro prezioso quid animico-energetico. 

Loro, provenienti da dimensioni morenti, s'insinuarono fin dentro le più recondite aspirazioni, sovrapponendosi assai subdolamente ai nostri più alti ideali di salvezza, ricattandoci fin dentro le ragioni degli affetti più profondi.
Platone nel Crizia ci mise sull’avviso rammentando che l’uomo è il bestiame degli dei (così anch' essi allevarono noi uomini che eravamo per loro possesso e gregge…Così appunto gli dèi conducevano e dirigevano la stirpe umana: 
secondo il loro disegno, con la forza della persuasione ne tenevano l'animo quasi ne reggessero il timone.) 
Peraltro, lui sembra fosse favorevole alla nostra remissione incondizionata verso questi astutissimi vampiri eterici.

Alla malora qualsiasi credo o istituzione che sostiene una tale perversione, propriamente arcontica.
Dovremmo essere persuasi che la totalità del cosmo è una formidabile prigione percettiva
La tanto decantata armonia delle sfere, testimonierebbe null’altro se non il prodigio sincronico di stupefacenti serrature astrali concentriche, che sigillano inesorabilmente il nostro profondo esilio spirituale

Aveva ragione Eraclito nel diffidare della dottrina promulgata da Pitagora e a diffidare delle stesse cerimonie misteriche

Nè con dio nè con gli dei e i loro emissari
Non possiamo non essere contro dio e gli dei
Proprio perché matematico, il demiurgo è nemico dello spirito

L’uomo odierno, che appartiene al Ciclo maggiormente degradato e oscuro, dovrà necessariamente dare prova di una determinazione sovrana.
Evocare in sé lo splendore sopralucente e farlo contrariamente ad ogni ambizione di realizzazione meramente terrena, sebbene è questa stessa materia che ne darà il fondamento cangiante
Unicamente al singolo spetta la prova di condurre una irreprensibile disciplina trascendente
L'uomo ha testimoniato la Vir attraverso rinnovate vicissitudini e continue oscillazioni interiori, spingendo l'intuizione oltre qualsiasi abilità edificatoria, innalzandola oltre il sovvertimento dei sensi e dei pensieri, pervenendo al torcimento inaudito dei sentimenti.
L’uomo, del quale si potrebbe dire essere quasi auto divorantesi e autorigenerantesi, ha ideato la Polis che è essenziale nucleo di Poesia, alimentando con essa l’idea Civiltà, realizzando, nonostante tutte le possibili interferenze, la sua eminente inquietudine ispirativa, come emergente dagli abissi delle sue contraddizioni esistenziali e, per questo, potersi riconoscere come creatura tragica e, dunque, ideando il proprio tormento non volendo rassegnarsi a confidare nel solo "dato di fatto", il quale, di fatto, proprio per il fatto di reiterare una inesorabile sequenza di uniformi ripetitività, (ciò oggi sarebbe anche pienamente acclarato) costituisce il binario morto di ogni divenire

lunedì 6 agosto 2018

L’autoguarigione nella radionica spirituale russa

L’AUTOGUARIGIONE NELLA RADIONICA SPIRITUALE RUSSA

E’ una grande fatica, prendersi una responsabilità della propria salute. 
Siamo abituati a delegare la salute ai medici (alcuni, per la verità, non credono ai medici ma credono agli sciamani, e peccato che in Italia se ne trovano pochini...  aspettiamo che vengano dalla Siberia o dal Messico... ma siamo sicuri che saranno loro a guarirci?).
Ci buttiamo sui metodi quantistici e aspettiamo un salto della coscienza per guarire il corpo, ed è un peccato che malgrado i costosi seminari i risultati sono insignificanti, a parte aver conosciuto un mucchio di gente simpatica che condivide i nostri interessi.

Ritornando alle “cure radioestesiche”  russe, a quelle che io chiamo con il nome della “radionica esoterico-scientifica”, meglio rappresentata dalla Puchkò, autrice della “Medicina Multidimensionale”, o della “radionica spirituale russa”, meglio rappresentata da Pavel, autore de “Le Energie della Guarigione”, potrei fare a me stessa una domanda: “E allora saranno la Puchkò o Pavel a guarirci?
Non saranno loro, saremo noi... ma loro ci danno degli strumenti che funzionano perché  basati su dei modelli della realtà analizzabili con il pendolo, sui concetti profondi  che rispecchiano delle dottrine antiche e delle ricerche moderne, e ci danno dei protocolli validi per seguire la nostra ricerca della guarigione!

Naturalmente, non tutti vorranno impegnarsi in prima persona.
A parte di essere portati ad un lavoro autonomo, alla ricerca, ad avere pazienza e la voglia di capire, serve anche il coraggio e una forte volontà, per proseguire!
Tra tutti coloro che hanno preso in mano i libri della Puchkò (parlo dei russi soprattutto), sono andati avanti solo coloro che hanno avuto sia costanza sia il coraggio di continuare.

E' davvero difficile assumere il controllo della propria vita, e lo vedo tutti i giorni... tante volte non lo vogliamo nemmeno, per evitare delle responsabilità. Inoltre, lamentandoti delle malattie, puoi aspettare una comprensione dagli amici e delle premure da parte dei parenti... è pur sempre una forma d’amore che ci manca tanto!

Sui forum russi che visito si leggono molte richieste  del tipo “... mi serve subito un operatore, sto male, ho dei grossi problemi”.
E, badate, scrivono delle persone che sono A CONOSCENZA delle tecniche Puchkò, sanno tenere tra le dita un pendolo, ma non vogliono provare, e soprattutto, non hanno voglia di arrivare da soli fino in fondo.
Lo delegano ad altri! 
A questo punto non posso non riportare qui  un brano dalla risposta di Pavel ad una persona che ha tempestato il suo forum di richieste d’aiuto.

Scrive Pavel:
“... Conosco bene la situazione di cui sta parlando. Anch’io andai dai molti medici, feci un sacco di esami, ma stavo sempre peggio. Mi feci curare per circa 5 anni dai più diversi specialisti, poi dagli elettro-agopuntori (il metodo di Woll), e poi dai guaritori. Accumulai una quantità di analisi e di diagnosi, ma il mio stato fisico peggiorava, e lo stato psicologico pure. Piano piano cominciai a capire che per uscire dal tunnel mi serviva una soluzione diversa. Che cosa? Come? Dove?...

... Avevo capito di dover aspettare un miracolo - uno, agire da solo - due (“aiutati che Dio ti aiuta”). A me stava la scelta.
Cominciai una ricerca che mi portò al libro della Puchkò “La biolocazione per tutti”; questo libro mi aprì gli occhi, fece cambiare la direzione dei miei pensieri.
Dovetti lavorare molto, combinando il lavoro, la casa e il lavoro radiestesico; più di una volta le malattie ebbero la meglio, ma la FEDE nella Mente Suprema e la comprensione di non avere altra scelta, se non un’attiva comunicazione con il mio Sé Superiore”, mi permettevano sempre di continuare a lavorare, anche con le tecniche mie, non ortodosse “alla Puchkò”. E come risultato: gradualmente, con gli anni, dimenticai i nomi e i cognomi dei miei medici...
Sembra che lei (si rivolge ad un partecipante del forum, n.d.t) vorrebbe risolvere i suoi problemi tramite altre persone e presto. Questa è un’illusione; velocemente si può risolvere solo alcuni problemi, mentre molti di loro scesi al livello fisico, hanno bisogno di anni, a volte anche di tutta la vita che resta, per trovare una soluzione.

Dove pensa di trovare un operatore (guaritore) che per anni vorrà correggere lo stato corrente del suo organismo? Vale la pena di tirare su le maniche e di cominciare a lavorare.
Per iniziare, lavori con la lista delle emozioni negative, deve estirpare certe piante infestanti dall’orto della sua anima... A coloro che vogliono crescere spiritualmente, attivamente, la Mente Suprema CONCEDE TEMPO. “

Proseguendo, devo aggiungere che Pavel non solo ha vinto le sue malattie ma ha portato avanti, su un livello ancora più avanzato, gli studi della Puchkò, ha semplificato le tecniche, e oggi lavora in una maniera molto creativa e insolita, che gli permette di accedere agli archivi akashici secondo la sua volontà, di cercarvi tutte le informazioni che vuole, di avere degli aiuti dei maestri di altre dimensioni – il tutto lo fa in silenzio, senza alcun scopo commerciale, persino nell’anonimato.

Pavel è un grande maestro, e un  teorico “puro”. Non ha nessun "istituto". Non ha un sito internet, tranne il forum dove espone le sue ricerche. Sono scritte con un linguaggio molto tecnico, non facile da capire, a differenza dai manuali per autodidatti Puchkò. Io che lo studio da quando l’avevo scoperto (2011), devo rileggere i suoi testi  tante volte, e anche, delle volte, devo riscriverli per me. E lo faccio volentieri. 
Pavel non crea delle filiali all'estero. Rifiuta qualsiasi ufficialità, per dedicarsi del tutto alla teoria. 

Pavel insegna che per raggiungere uno scopo, per guarire, si deve lavorare, e non aspettare un miracolo o un medico/guaritore/sciamano che con una bacchetta magica farà cadere delle montagne di problemi che noi facciamo crescere, a volte, nel corso di molte vite.
E voglio dire, questo è il motto della radionica russa – so che non sarà molto popolare:
     “Vuoi guarire? Devi farlo da solo.”

“Dio non ha altre mani che le tue”, conferma il medico neurologo Olga Lobysheva, una brillante allieva della Puchkò che si è resa conto del fatto che la medicina per guarire e non solo per far diventare gestibili alcuni  stati patologici, mettendoli sotto controllo (finché dura), deve per forza essere “multidimensionale” e considerare anche la struttura energetica e sottile dell’uomo. 
Chi, se non il nostro subconscio conosce TUTTA la nostra storia, avendo registrato tutto ciò che ci è accaduto dal momento del concepimento?
Chi altro può avere accesso alle informazioni della nostra Anima? Dello Spirito?

Questo motto è diventato mio circa otto anni fa, e ormai non cambio strada, non cerco tecniche facili e miracolose. Cominciamo a cambiare il nostro piccolo mondo. In sordina, da soli.

giovedì 22 giugno 2017

I Bambini Prodigio e l'evoluzione dell'Umanità

“I Bambini Prodigio”

di Léon Denis

Certe manifestazioni precoci di genialità si possono considerare come prove di preesistenza, perché rivelano attività compiute dall’Anima in altri cicli anteriori.

Fenomeni di questo genere, di cui parla la storia, non possono essere accadimenti a sé stanti, senza alcun legame con il passato, prodottisi per caso nel vuoto dei tempi e dello spazio. Dimostrano, al contrario, che il Principio divino in noi è un Essere che arriva in questo mondo con un bagaglio completo di lavoro e di evoluzione, conseguenza di un progetto ben delineato e di un obbiettivo perseguito nel corso delle sue diverse esistenze.

Ciascuna incarnazione trova nell’Anima che reitera la sua esistenza una cultura particolare, delle attitudini, delle acquisizioni mentali che spiegano la sua facilità di operare e la sua potenza di assimilazione. È per questo che Platone diceva: “Apprendere è ricordarsi!”. La legge dell’ereditarietà viene spesso ad intralciare, in un certo modo, tali manifestazioni dell’individuo, perché lo Spirito plasma il suo involucro fisico mediante gli elementi messi a disposizione dai fattori ereditari.
Tuttavia, nonostante le difficoltà materiali, si manifestano in certi individui, sin dalla più tenera età, delle prerogative talmente elevate e senza alcun rapporto con quelle dei loro progenitori, che non è possibile, malgrado tutte le sottigliezze della casistica ordinaria, collegarle a nessuna causa immediata e conosciuta.

Si è sovente citato il caso di Mozart, esecutore di una sonata al pianoforte all’età di 4 anni, mentre ne aveva 8 quando ha composto un’opera. Paganini e Teresa Milanollo, da bambini, suonavano il violino in maniera strabiliante. Liszt, Beethoven, Rubinstein si facevano applaudire a 10 anni. Michelangelo e Salvator Rosa si rivelarono ad un tratto con delle capacità improvvise. Pascal a 12 anni, scoprì la geometria piana, e Rembrandt, prima di saper leggere, disegnava come un grande maestro. Napoleone si fece notare per la sua tendenza prematura per la guerra. Nella sua prima giovinezza, non giocava con i soldatini come i bambini della sua età, ma con un metodo straordinario che sembrava attingere da sé stesso.
Il sedicesimo secolo, invece, ci ha lasciato il ricordo di un prodigioso poliglotta, Jacques Chrichton, che Scaligero denominava “genio mostruoso”. Era scozzese e a 15 anni discuteva in latino, greco, ebraico, arabo su qualsiasi argomento. Fin dai 14 anni, aveva conquistato il diploma magistrale. Henri de Heinecken, nato a Lubecca nel 1721, parlò pressoché dalla nascita. A 2 anni, sapeva tre lingue. Imparò a scrivere in qualche giorno e si esercitò ben presto a pronunciare dei piccoli discorsi. A 2 anni e mezzo, fu sottoposto ad un esame sulla geografia e sulla storia antica e moderna. Viveva soltanto del latte della sua nutrice e quando si volle svezzarlo, deperì e si spense a Lubecca il 27 giugno 1725 nel corso del suo quinto anno di età, sostenendo le sue speranze in un’altra vita. Egli era, dicono “Le Memorie di Trévoux”, delicato, disabile e spesso malato.
Questo giovane talento ebbe la piena coscienza della sua fine prossima. Ne parlava con una serenità così ammirevole quanto la sua scienza precoce e volle consolare i suoi genitori infondendo loro degli incoraggiamenti tratti dalle loro comuni credenze. La storia degli ultimi secoli segnala un gran numero di questi bambini prodigio.

Ma riprendiamo a parlare del concetto di ereditarietà, come accennato sopra, che si esprime con la trasmissione di alcuni fattori da un individuo ai suoi discendenti. Le influenze genetiche sono molte, sia dal punto di vista fisico che psichico. Il passaggio dai genitori ai figli del temperamento, dei tratti somatici, del carattere e dell’intelligenza, risulta molto evidenziato in certe persone. Ritroviamo in noi, sotto diversi aspetti, non soltanto le particolarità organiche dei procreatori o dei nostri antenati, ma anche i loro difetti e le rispettive qualità.

I membri di una stessa famiglia però, pur presentando delle somiglianze, delle fattezze comuni, rivelano anche talvolta delle differenze notevoli. Il fatto può essere constatato dappertutto, intorno a noi, in ciascuna famiglia, tra fratelli e sorelle e persino tra gemelli. Molti di costoro, simili nel fisico nei loro primi anni, al punto che difficilmente è possibile distinguerli l’uno dall’altro, presentano nel corso del loro sviluppo delle differenze pronunciate di lineamenti, di personalità e di intelletto.

Per spiegare queste divergenze, necessita immettere un termine nuovo nella soluzione del problema e ciò riguarda le precedenti esperienze esistenziali, che consentono all’Essere di accrescere le inclinazioni, di vita in vita, di costituirsi un’individualità recante in sé la propria originale impronta e le singole facoltà.
Solo questo saliscendi reincarnativo, potrà farci comprendere come certi Spiriti, incarnandosi, mostrino sin dai loro primi anni, le scioltezze d’espressione e d’opera che caratterizzano i bambini prodigio. Laboriose ricerche, studi, esercizi secolari hanno lasciato nel loro corpo causale delle tracce profonde, creando una sorta di automatismo psicologico.

In particolare, la maestria si manifesta molto presto nei musicisti, attraverso tecniche di esecuzione che sorprendono i più indifferenti e rendono perplessi molti scienziati. Esistono in questi giovani soggetti, delle grandi riserve di conoscenze relegate nel subconscio, che da lì si riversano nella coscienza sveglia, producendo manifestazioni precoci di capacità e genio.

domenica 22 gennaio 2017

Programma la tua prossima vita! - Esercizio per programmare la prossima reincarnazione.

Programma la tua prossima vita! - Esercizio per programmare la prossima reincarnazione.
La reincarnazione è un argomento un po’ tabù, insomma è una materia talmente astratta che spesso suscita ilarità e sulla quale non è facile trovare informazioni chiare e magari semplici per acquisire tali conoscenze, a questo si aggiunge il fatto che le nostre menti sono ormai tarpate dalle informazioni che il sistema ci impone a nostra insaputa e la comprensione di eventi nuovi diventa una lotta contro se stessi.

C’è chi dice che stiamo vivendo su un pianeta prigione e che alla morte la falsa luce farà in modo di incamminarci verso una nuova incarnazione ad uso e consumo(energetico-vibrazionale) dei nostri creatori/sfruttatori, ma c’è anche chi dice che siamo su un pianeta scuola ed abbiamo scelto di venirci per fare esperienza e per accrescere la nostra coscienza, insomma poi ognuno in base alla propria evoluzione ed al suo stato emotivo decide a chi credere.
Penso che il “merito” di questa diffusa ignoranza sia da attribuire alla Chiesa Cattolica la quale in passato ha fatto di tutto, soprattutto con la violenza e le imposizioni(bolle papali), per cancellare le tracce di chi siamo veramente e pare ci sia riuscita benissimo.

Una cosa per me è certa, qualcuno(il nostro creatore) ci ha messi qui ed ora che ci siamo bisogna starci nella migliore maniera possibile, quindi ritengo sia utile per ognuno ricercare la propria strada verso il proprio ed altrui benessere, insomma dobbiamo cercare di Vivere e non di trascinarci fino alla morte come invece ci stanno costringendo… poi se dopo ci sarà un’altra vita va bene, ma ora dobbiamo condurre bene questa!

Chi ha compreso le opprimenti maglie del sistema, l’illusione in cui ci fanno vivere, ha già attuato un nuovo stile di vita libero da quelle catene mentali ed emotive con cui ci tengono avvinghiati a questa matrix, queste persone, ora si fanno domande e sono curiose di scoprire anche quello che c’è oltre questa esperienza.

Di seguito l’intervista a Giorgio Cerquetti riguardo al suo libroLa prossima vita” estratta dal libro “Un altro mondo” che disquisisce anche su argomenti non potuti includere nello splendido docu-film del quale ho già pubblicato qualcosa qui.
Marcello Salas

>>> 

La prossima vita: tu puoi scegliere consapevolmente dove e come reincarnarti!
Questo libro è una guida spirituale pratica, molto utile per conoscere meglio se stessi e programmare appunto le nostre prossime reincarnazioni. Dobbiamo metterci nella giusta condizione per poter la nostra direzione post-mortem, così faciliteremo il nostro viaggio futuro. Siamo abituati a programmare tante cose: una carriera, un piano studi e di ricerche, un’azienda, un matrimonio, un investimento, un viaggio e molto altro. Possiamo anche programmare volontariamente la nostra prossima tappa. Di fatto siamo esseri spirituali che stanno vivendo un’esperienza umana sul pianeta terra, ma questo piccolo pianeta è uno dei miliardi di pianeti della nostra galassia, che fa parte di un universo infinito costituito da infinite galassie. Possiamo anche vivere e incarnarci in corpi energetici che vivono solo su pianeti solidi ma anche in dimensioni invisibili ai nostri sensi.

Tornando a quello che io chiamo “passaggio evolutivo consapevole”, l’ho diviso in tre fasi: conoscersi, deprogrammare e riprogrammare se stessi.

Essere onesti e sinceri con se stessi è la qualità che ci dà il potere di conoscerci, la voglia di migliorare attiverà il coraggio di deprogrammarci dalla negatività e dai programmi condizionanti racchiusi nella mente subconscia, il desiderio di progredire ed essere veramente felici rappresenta poi l’essenza vitale della nuova fase vitale.

La nostra fase vitale può estendersi e continuare “felicemente” anche dopo aver lasciato il nostro corpo presente.

Consiglio la meditazione, che ci può aiutare a diventare più attenti e coscienti di noi stessi. Molte persone, anche spontaneamente, ricordano, in sogno o ad occhi aperti, le loro vite passate ma poi non sanno definire, collocare ed usare queste memorie.
Fino al quinto secolo la reincarnazione era accettata dai Padri della Chiesa, poi iniziò un attacco diretto e spietato contro questa teoria di rinascita. Oggi non c’è più tanta repressione, ci stiamo risvegliando dalle tenebre calate sulla conoscenza eterna della vita.

Come si fa a programmare la prossima vita?
Potete fare questo esercizio.
Prendete una busta e scrivete “La prossima vita, Programmazione della mia futura incarnazione”, poi marcare la busta con il numero 1.
Dopo una breve meditazione in cui rilassare il corpo e per qualche minuto vi concentrate su una respirazione lenta e profonda, aprite gli occhi e rispondete di slancio a queste domande.

Per comodità rispondete segnando davanti a ogni risposta il numero delle relativa domanda per essere più immediati e spontanei. Ricordiamoci che la morte può essere istantanea e certe scelte devono essere fatte in brevissimo tempo.
Consiglio risposte brevi(non oltre 10 righe).

DOMANDE

venerdì 4 novembre 2016

L’amore non corrisposto

L’amore non corrisposto


Rimedio: rinunciare, non torturarsi, non perder tempo invano, restare se stessi - cercare la propria metà. ...................

............ L’amore non si conquista, esso sorge da solo, in modo spontaneo e inspiegabile.

Se per acquisire amore bisogna cambiare, significa che c’è qualcosa che non va.

L’amore è come un fiore: se è appassito, non può fiorire nuovamente.

L’ultimo principio allude al fatto che l’amore va sostenuto, curato, custodito, come il fuoco in un focolare. L’amore non è tanto usare e prendere, quanto dare, in primo luogo. L’amore, in realtà, è un grande lavoro. Ma di questo ora non parleremo.

La questione è cosa volete far ritornare: l’amato o il suo amore? Una persona che se n’è andata, si può far tornare. Ma se se n’è andato l’amore, farlo ritornare non è più possibile. Vi serve il vostro amato senza il suo amore? E cosa otterreste da questo? È una questione di scelta.


Nella vita, ovviamente, le cose non sono così semplici, le situa- zioni sono le più diverse e ci sono anche le eccezioni. Il problema è che l’amore, specialmente quello non corrisposto, provoca un intorbidamento del senno, delle capacità di intendere. E se esso è non corrisposto, siete nei guai. In queste situazioni bisogna avere la capacità di vedere non solo con il cuore ma soprattutto con la ragione. Dovete capire cosa sta succedendo. Quando due persone intrecciano una relazione, creano con ciò stesso un pendolo. In questo non vi è nulla di male, anzi, il pendolo serve da fattore stabi- lizzante e legante. Ma se uno dei due se ne va, il pendolo comincia a tormentare chi è rimasto per ottenere la sua porzione di energia. E fintantoché chi è rimasto continua a credere che l’altro si possa far tornare, è costretto a dare al pendolo energia per entrambi e anche di più, a causa delle sue sofferenze e del suo tormentarsi.
Se il vostro partner se n’è andato, di seguito dovete sganciarvi anche voi, per impedire al pendolo di succhiarvi via l’energia. A questo fine serve reindirizzare la propria attenzione su altri partner potenziali. Se non lo farete, soffrirete, e soffrirete invano, vi rovinerete la vita e perderete il tempo prezioso di questa vita.

Anche un amore non condiviso o rifiutato sin dall’inizio è estremamente distruttivo. La parte che prova amore, in questo caso, non ottiene nulla oltre a sofferenze. Anche in questo tipo di situazione non vale la pena perdere forze spirituali e tempo della propria vita. Occorre, almeno, avere dignità. Infatti, l’amore unilaterale, che si voglia o non si voglia, è una cosa piuttosto umiliante. Tu ami ma non sei amato. Qualcosa non quadra. Non è una cosa normale. Ma in cosa consiste precisamente l’anormalità? La molletta dà una risposta inequivocabile: sei tu che non sei abbastanza buono per essere amato. Capite come agisce la molletta?


In realtà, sia nel caso in cui siate stati lasciati, sia in caso di amore non condiviso, il fatto è che non avete incontrato la vostra metà. Pensateci un po’. Può forse lasciarvi la vostra metà? Può forse non amarvi la vostra metà? Essa è stata creata proprio per questo. Le persone sono diverse, ma ci sono coppie che corrispondono l’una all’altra come la chiave alla serratura.



Di queste vostre metà, con cui potrebbe legarvi l’amore, nel mondo se ne contano più di una, e nemmeno due, ma molte migliaia. Se il Sommo Onnipotente ha inventato l’amore, non poteva comportarsi in modo così crudele da ridurre a zero la probabilità di un incontro felice. Le vostre metà vagano in giro per il mondo, forse alcune sono vicino a voi, magari vi stanno cercando e voi intanto spendete il vostro amore per altri. Non è stupido?

Dunque: se la vostra relazione con qualcuno non è riuscita, non ha senso scoraggiarsi. Cercate la vostra metà. Se siete stati lasciati, rallegratevi. Vi siete liberati di un peso inutile nella vostra vita. Ora siete liberi e avete la possibilità di trovare il vostro autentico amore.
VZ - scardinare il sistema tecnogeno

La via del Transurfer - https://faregruppo.blogspot.it

lunedì 4 luglio 2016

Il risveglio della macchina biologica

IL RISVEGLIO DELLA MACCHINA BIOLOGICA

«Per la maggior parte del tempo della vita ordinaria di un essere umano, la macchina biologica giace in letargo, le sue connessioni con la Divina Presenza non sono attive, ogni risposta è prettamente automatica, la sua volontà in merito agli accadimenti meramente meccanica.

L'attenzione della macchina è totalmente autoreferenziale, rivolta narcisisticamente su di sé, sui propri contenuti soggettivi a loro volta filtrati da modalità interpretative del tutto schematiche.

In definitiva, quando la macchina biologica è addormentata è del tutto simile a un automa.

Il nostro tempio/contenitore, qui nel breve passaggio su questa terra, va trattato bene, dandogli una corretta alimentazione, un opportuno riposo, adeguata attività fisica, pensieri felici, eppure questo non basta. La cosa più importante e degna che possiamo fare nei suoi confronti è di risvegliarlo dal suo lungo sonno.

"L'attenzione è lo strumento più potente che possiamo usare per produrre lo shock che porta la macchina biologica umana nello stato di veglia."

La Presenza ha il potere di interrompere il segnale portante della socializzazione che tiene addormentata la macchina biologica.

L'autosservarsi ha proprio il potere di infrangere l'incantesimo soporifero, smascherando le noiose e meschine trame di un organismo ridotto in schiavitù, rivelando le sue insopportabili e assurde associazioni mentali che ancora ognuno si ostina a chiamare "il mio pensiero"
(Dario Canil)

lunedì 21 marzo 2016

Ascoltare la voce della natura... oltre il giudizio


La maledizione del giudizio

di Giorgio Beltrammi
La Natura parla il suo linguaggio che è attinente e finalizzato unicamente alla evoluzione. In questo linguaggio non c'è traccia di giudizio. Non c'è bene o male, non è previsto benigno e maligno.
Pur avendo generato tanti esseri diversi, parla un linguaggio unico che tutti i suoi figli possono sentire e conoscono. Tutti i suoi figli hanno strutture e funzioni adattate proprio a recepire questo linguaggio.

Questo linguaggio prevede delle domande, semplici, normali, talora speciali; ordini e istruzioni sensati e finalizzati unicamente ad ottenere un unico, meraviglioso risultato: il mantenimento e la prosecuzione della vita.
Le risposte offerte dagli esseri viventi sono in sostanza relative a poche domande fondamentali, presupposti indispensabili per raggiungere lo scopo:

1.      Sopravvivenza
2.     Difesa
3.     Motivazione
4.    Relazione

Nell'animale e nelle piante le risposte sono prevedibili al punto da poter giungere alla corretta domanda osservando attentamente la risposta. Nell'uomo le cose si complicano e non poco. La risposta osservata non porta sempre, anzi quasi mai, alla domanda corretta in quanto l'umano abusa di una funzione sua unica, il giudicare.

Chi ha insegnato all'uomo ad applicare il giudizio ad ogni cosa è la religione, di qualsiasi versante essa sia. Il presupposto che ci sia un giudice supremo che sarà chiamato a giudicare la condotta di vita del singolo individuo, secondo metri e misure posticce e pretestuose, estende all'individuo stesso il potere e il diritto di giudicare. Egli potrà esercitare l'azione giudicante su qualsiasi cosa, non importa conoscerne la ragione intrinseca, il giudizio giungerà a cancellare la memoria della ragione di fondo di quella cosa.

Una femmina di scimmia a cui viene strappato il figlio ad opera di un predatore, non applica un giudizio all'evento. Ne fa certamente un conflitto doloroso tra il suo mandato di madre e prosecutrice della specie ed il fatto di non poterlo più fare, ma non applica un giudizio. Non applica quindi un filtro tra ciò che è successo e ciò che è biologicamente sensato fare: rimanere nuovamente gravida e dare alla luce un nuovo individuo. Il conflitto trova una soluzione rapida e diretta.

Una femmina umana che si separa burrascosamente dal compagno, il quale esercita il suo diritto di padre pretendendo di stare con il figlio secondo le disposizioni di legge, può avviare un conflitto di separazione applicando però un giudizio agli eventi, recidivando di volta in volta il conflitto senza mai risolverlo.

Lei ascolta prima la voce del suo giudizio e può farlo così intensamente da non udire la voce biologica della Natura, che le potrebbe suggerire sensatamente di fare un figlio con un altro uomo, accettando da subito il fatto che questi potrebbe/vorrebbe andarsene da lei.

Il linguaggio naturale legato alla sopravvivenza, ad esempio, implica il concetto di cibo, che per l'animale è unicamente il cibo vero e proprio.
Per l'umano il concetto di cibo passa attraverso l'etichetta del giudizio
che potrebbe applicare l'etichetta di cibo a denaro (che non si mangia), lavoro (che non si mangia), premio (che non si mangia), riconoscimento (che non si mangia), contratto (che non si mangia), incasso (che non si mangia), ecc. ecc.
Al concetto unico e biologico di cibo, si confonde e si sovrappongono cose e concetti che nulla hanno a vedere con il cibo in se, ovvero nutrimento.

Ma la Natura non parla unicamente il linguaggio umano, l'uomo è venuto dopo la Natura che continua saggiamente a parlare un unico linguaggio. Così, quando l'uomo perde un contratto, la Natura potrebbe avviare la risposta che sta sotto alla parola cibo.

È per questo diabolico, maledetto sistema di giudizio immotivato e pericoloso, che l'uomo si ammala più degli animali. Perché ha troppe cose nella vita a cui ha applicato il concetto di cibo; applicazione che deriva dall'aver giudicato come cibo cose che in realtà cibo non sono.

Sono talmente tanti gli stimoli oggi, che praticamente qualsiasi cosa può portare qualsiasi etichetta e tutte queste diciture improprie finiscono per occultare l'unica vera etichetta possibile, quella naturale e sensatamente biologica.
Ad esempio il lavoro può essere caricato dell'etichetta di sopravvivenza, difesa, motivo, relazione; eppure il lavoro è solo una parte della vita umana, peraltro ingiustificata e unicamente umana.

L'errore, o la svista, o meglio il fraintendimento esercitati dall'umano sono quelli di avere confuso le necessità biologiche con il giudizio applicato ad esse. Lavorare può essere una parte della vita, non può biologicamente e sensatamente esserne la ragione.
Va da se comprendere quali altri numerosissimi fraintendimenti rendono oggi la vita umana così difficile; tutto per aver applicato giudizi laddove sarebbe bastata l'accettazione o la consapevolezza.

Torniamo ad essere nudi, puri e senza giudicare queste condizioni.
Che piaccia o meno, è l'unico modo sano di vivere la vita.

sabato 23 gennaio 2016

Schiavi della complessità

Schiavi della complessità

Ormai non faccio che ripeterlo, l'essere umano è schiavo. Schiavo di molte cose, ingabbiato e intrappolato in un labirinto che sembra senza uscita.
Ma vi è una cosa che ci ha reso schiavi più delle altre... è la gabbia della complessità in cui siamo finiti. Gabbia che ci siamo costruiti da soli, generazione dopo generazione. Una gabbia che ha le sue radici ben piantate nell'idea stessa di "società civile".

Fin dalle prime civiltà l'essere umano ha dovuto fare i conti con i problemi più disparati. Problemi che, invece di diminuire come ci si auspicava, aumentavano uno dietro l'altro.
Tentare di risolvere un problema da sempre ha avuto come conseguenza l'insorgerne di altri.
L'agricoltura necessitava di braccia per lavorare la terra efficacemente e in tempi brevi, allora ecco che l'essere umano si è riunito in grandi città. Ma questo ha solo creato altri problemi.
Nelle grandi città, in tutto il corso della storia, vi sono sempre stati problemi di carattere igenico/sanitario, problemi legati alla criminalità e problemi di tipo sociale, caratterizzati da incomprensioni e rivalità fra vicini e lontani.
Allora l'essere umano ha tentato di porre rimedio anche a questi problemi: così sono nate le leggi e le norme, la burocrazia, i tribunali e le carceri; così sono nate le religioni con i loro comandamenti; così è nato il governo, così sono nati i governatori, i re e gli imperatori; così sono nate le ingiustizie e le differenze economiche che poi hanno determinato la differenziazione della popolazione in classi sociali.
E così si è continuato a fare, in un circolo vizioso che continua ancora ad oggi. Problema attira problema, chiodo scaccia chiodo. Più problemi si tentava di risolvere e più ne comparivano.
 
Questo ci ha portati inevitabilmente alla costruzione di un sistema sempre più complesso, perfetto soltanto in apparenza.
Tutte le grandi battaglie per i diritti civili, la parità dei sessi, le pari opportunità, i movimenti rivoluzionari degli anni '20, le leggi che tutelano il lavoro... tutte queste cose vengono spesso dipinte come delle "grandi conquiste" introdotte dalla civiltà e dalla democrazia.
Ma la realtà è ben diversa, in realtà tutte queste cose già c'erano ancor prima che l'uomo fondasse le prime civiltà e, a ben pensare, prima della civiltà non c'era davvero bisogno di tutto questo.
Tutti godevano dello stesso rispetto e nessuno veniva davvero discriminato, le donne erano valorizzate e ricoprivano già ruoli importanti quanto gli uomini; mentre i lavoratori non avevano bisogno di essere tutelati, in quanto il lavoro dipendente nemmeno esisteva, ognuno lavorava semplicemente per il benessere collettivo.
Ma se prima tutte queste cose c'erano già, significa che in tutto questo tempo non abbiamo fatto molto di "innovativo" in campo sociale. Tutto questo dimenarsi e agitarsi per cosa, esattamente? Tutto ciò è servito solo a rendere le cose più complesse e difficili di quanto non erano prima.
In campo sociale abbiamo più o meno le stesse cose che avevamo prima della civilizzazione, anzi in certi casi abbiamo fin troppo, eppure non siamo felici!
Viviamo in un contesto societario che ci impone una costante ricerca della complessità. Si ricercano pensieri complessi, progetti complessi, vite complesse, emozioni complesse, regolamentazioni complesse, tecnologie complesse... tutto è in funzione del mantenimento di questo stato di complessità.
Più una cosa è complessa e più richiede complessità per il suo corretto funzionamento. Più una cosa è complessa e più necessita di norme sempre più complesse e restrittive, atte al suo controllo. Più una cosa è complessa e più necessita di materia ed energia per il suo mantenimento.
 
Spesso sentiamo parlare di "Crescita", ma che cosa rappresenta la crescita se non il passaggio da un sistema semplice ad uno sempre più complesso?
Quindi a che pro crescere, se questo alla fine ci rende le cose sempre più difficili; se questo alla fine ci rende schiavi?

A sto punto non era meglio rimanere nel nostro brodo fatto di cose semplici e gesti semplici?
A sto punto non era meglio campare 30 anni in meno, non pagare l'INPS, non percepire la pensione e godere di quei pochi anni (e della giovinezza) che avevamo a disposizione per fare qualcosa di concreto nella nostra vita, prima di morire naturalmente, come è giusto che sia?

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