domenica 13 settembre 2020

Virus & Co. per principianti (e non)

Virus & Co. per principianti (e non)

Oggi più che mai pare incredibile dover ancora disquisire sui virus, “organismi” letali di cui tutti parlano e tutti conoscono bene la loro natura di organismi acellulari; insomma un ossimoro(contraddizione evidente) con tutti i crismi del caso che oramai è divenuto un dogma intoccabile benché assurdo, quindi una convinzione molto profonda instillata nelle menti dei poveri sudditi del mondo(medici compresi) che quindi lo temono senza indugio.

Con questo post voglio cercare di semplificare al massimo un discorso sui virus e in parte sulle relative bugie adottate dalla medicina ufficiale per renderli comprensibili anche a mia nonna che però è morta.

Comprendere la vera natura dei virus in realtà è al tempo stesso molto semplice ed assai arduo, semplice perché c’è veramente poco da capire e nulla di affatto complicato, arduo giacché non si può comprendere un bel niente se crediamo di sapere, se sappiamo di sapere, se dobbiamo scardinare una credenza che si trova ancorata nelle nostre più remote profondità e che alimenta percezioni potentissime ed inconsce come la paura.

NATURA DEI VIRUS

Il virus è materiale genetico, biologico, un residuato cellulare contenente tracce di DNA ed RNA rivestito da una guaina proteica, se volessimo fare un esempio potremmo dire che è come una coda staccata di una lucertola o una zampa di gallina; materiale biologico che era vivo e che non lo è più ora, assolutamente inerme anche se viene manipolato cambiandone alcuni connotati per necessità di studi basati su paradigmi conoscitivi invertiti rispetto alla realtà.

Il virus è materiale endogeno(interno) della cellula che essa stessa elimina(quindi uno scarto), nei suoi processi biologici, ma può in parte essere riutilizzato qualora servisse e sia disponibile nelle immediate vicinanze della membrana(il cervello) cellulare, in questo caso invece potremmo paragonare il virus alla foglia di un albero:

le foglie si staccano dall’albero quando non servono più e se rimangono nelle adiacenze dell’albero, nei tempi dovuti, vengono riutilizzate per accrescere la pianta che si nutre dell’humus che si genera con le foglie stesse ai suoi piedi, stessa cosa per un virus. Le foglie come i virus sono tutte diverse, anche se simili tra loro si differenziano di più se provengono da altri tipi di alberi(cellule per i virus).

Le foglie come i virus sono endogene, cioè fanno parte dell’albero(cellula per i virus) che le espelle se non servono.

Le foglie come i virus non hanno alcuna capacità poiché “morte” e non si rigenerano, tuttavia nelle adiacenze di un albero(cellula per i virus) esse vengono assimilate trasmutate e rigenerate(simili ma diverse).

Se una o tantissime foglie(virus) viene manipolata geneticamente e “data in pasto” ad un albero(cellula) lui trasmuterà i suoi elementi in quelli che gli servono crescendo e generando nuove foglie(virus) normali; le foglie(virus) alterate non inducono alcuna malattia nell’albero(cellula) che ha decomposto gli elementi delle foglie ricomponendoli secondo le sue necessità, questo poichè in natura, vige il principio dell’utilità, quello che serve viene usato il resto eliminato, nulla di dannoso viene assimilato come tale arrecando danno alla cellula che l’ha inglobato, sarebbe una stupida(la cellula) a farlo, invece pare che è questo che ci inducono a credere da sempre.

Questo è quello che accade esattamente con i virus che vengono coltivati in ambienti pieni di cellule vive che li inglobano e li ricreano, poi ci sarebbe da dire che in dette circostanze la cellula si trova al di fuori del suo habitat e quindi i processi biologici di sopravvivenza di norma portano alla produzione accelerata di virus(scarti).

Il virus, come le foglie, contiene inoltre delle informazioni, racchiuse nel suo dna-rna, rilasciate dalle cellule per comunicare dati biologici ad altre cellule-tessuti, in questo frangente il virus è un esosoma (sempre endogeno), cioè una piccolissima vescicola cellulare di materiale genetico (dna-rna) con informazioni della cellula emittente. Queste forme di comunicazione tra cellule sono state già verificate, ma non vengono ovviamente usate per comprendere appieno le funzionalità del corpo umano del quale non si deve sapere nulla altrimenti addio sistema sanitario crudele.

LE INSENSATE SPERIMENTAZIONI GENETICHE

Il fatto che del materiale genetico alterato modifichi un organismo è solo un’invenzione, una teoria mai verificata, ma pare che sia utile per impaurire i più; gli esperimenti fatti in vitro con bassissima riproducibilità nulla hanno a che vedere con un vero e completo organismo vivente. Le reali alterazioni cellulari sono tutte biologico-evolutive decise dalla cellula stessa in funzione della necessità contingente, non esistono per la cellula necessità di alterarsi negativamente, il frammento(virus) non agisce in alcun modo è la cellula ad utilizzarlo se serve, pertanto le manfrine sulle modificazioni cellulari maligne sono inopportune e confacenti agli scopi del sistema il cui obbiettivo è di mantenerci nell’ignoranza più profonda e quindi sempre in una fase evolutiva embrionale.

In natura la genetica non è applicabile, si hanno buoni riscontri(scientifici) con l’epigenetica.

sabato 12 settembre 2020

NeoMedioevo Scientista

Benvenuti nel Nostro Glorioso NeoMedioevo Scientista

Stefano Re che parla con gli scientisti·Giovedì 29 giugno 2017·Tempo di lettura: 3 minuti

La scienza è fondata sul dubbio. Senza il dubbio, saremmo ancora tutti convinti che il sole giri intorno alla terra. I primi a introdurre il metodo scientifico furono considerati dei matti e perseguitati come eretici, perché mettevano in discussione le “verità consolidate” al tempo vigenti. Furono ridicolizzati, emarginati, perseguitati, condannati e non di rado anche uccisi, nel roboante applauso delle folle.

Mille anni più tardi, abbiamo gli “scientisti”: persone di ogni età, estrazione sociale e livello di cultura formale che riducono la scienza ad una religione, una patologica caricatura di se stessa. Condividono e promuovono una fede cieca in qualcosa che definiscono “verità scientifica”, considerano matti e perseguitano come eretici tutti coloro che su di essa avanzano dei dubbi e li mettono in discussione.

In questa nuova e triste religione, i medici e gli scienziati che difendono l'ortodossia diventano altrettanti profeti e vescovi, con masse di penitenti che demandano a questi loro nuovi sacerdoti la salvezza dei loro corpi e delle loro anime.

Dai pulpiti televisivi i nuovi predicatori annunciano le pestilenze infernali: "L'aviaria vi colpirà, la peste suina cadrà su di voi, il morbillo ucciderà i vostri figli partendo da Disneyland e arrivando fino a Gardaland!"

E in coro rispondono le masse: “Difendici dall'epidemia, oh gloriosa Scienza Ufficiale! Dacci oggi le nostre pillole colorate, allontana da noi queste terribili malattie, vaccina i nostri figli appena nati prima che il batterio luciferino entri in loro”.

Ora come allora, i medici e gli scienziati che pongono dubbi all'ortodossia vengono considerati traditori ed eretici; radiati, emarginati, derisi nel roboante applauso delle folle esattamente come mille anni or sono.

 

Non è un mistero perché la scienza sia stata corrotta fino a trasformarsi in questa triste religione: pochissime persone hanno il coraggio di affrontare la responsabilità di esistere. L'idea che ci sia qualcuno, qualcosa, che dia un ordine all'esistenza è una consolazione enorme, archetipica. I bambini la cercano fisiologicamente nei genitori e, benché crescendo anagraficamente, la maggior parte degli individui non riesce a superare tale condizione. Per questo le religioni accompagnano da sempre la nostra specie, forniscono il surrogato necessario: un genitore celeste, estraneo ad errori e fraintendimenti, che ci rassicuri in massa dal terrore del vuoto. Quando però le religioni sfumano, le credenze si sgretolano, come è avvenuto negli ultimi mille anni, ecco che lo “scientismo” offre nuove sponde cui aggrapparsi. Un nuovo, freddo e rigoroso - ma perlomeno apparentemente solido - ordine esistenziale che plachi il terrore dello smarrimento.

Il medioevo ci ha raggiunti di nuovo, sostituendo il saio con un camice da laboratorio, la gogna fisica con quella mediatica, la bibbia con i “dati ufficiali”, le chiese con i media.

I nuovi sacerdoti e inquisitori, medici e scienziati “di sistema”, difendono l'ortodossia scientista con la stessa arroganza, la medesima ottusa spietatezza dei loro predecessori, ma con regole e liturgie rinnovate. Le masse di spaventati, furiosi, manovrati, sfruttati e del tutto inconsapevoli fedeli, invece, sono sempre le stesse.

Stefano Re -
facebook Stefano Re

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Quando il test PCR Covid19 non è una religione

Quando il test PCR Covid19 non è una religione...

I test PCR COVID19 sono scientificamente insignificanti - I blocchi e le misure igieniche attualmente adottati in tutto il mondo si basano sul numero di casi e sui tassi di mortalità creati dai cosiddetti test SARS-CoV-2 RT-PCR utilizzati per identificare i pazienti "positivi", per cui "positivo" è generalmente equiparato a "infetto". ”

Osservando attentamente i fatti, la conclusione è che questi test PCR non hanno senso come strumento diagnostico per determinare una presunta infezione da un presunto nuovo virus chiamato SARS-CoV-2.

“TEST, TEST, TEST,…” INCONDIZIONATI MANTRA

Al briefing dei media su COVID-19 del 16 marzo 2020, il direttore generale dell'OMS, il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato:

Abbiamo un semplice messaggio per tutti i paesi: "test, test, test".

Il messaggio è stato diffuso nei titoli di tutto il mondo, ad esempio da Reuters e dalla BBC.

Sempre il 3 maggio, il moderatore del giornale Heute - una delle più importanti testate giornalistiche della televisione tedesca - stava trasmettendo il mantra del dogma corona al suo pubblico con le parole ammonenti:

"Test, test, test" - questo è il credo al momento, ed è l'unico modo per capire davvero quanto si sta diffondendo il coronavirus. ”

Ciò indica che la credenza nella validità dei test PCR è così forte che eguaglia una religione che non tollera praticamente nessuna contraddizione.

Ma è noto che le religioni riguardano la fede e non i fatti scientifici. E come Walter Lippmann, il due volte vincitore del Premio Pulitzer e forse il giornalista più influente del 20 ° secolo, ha dichiarato:

"Dove tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa molto."

Per iniziare, è davvero straordinario che lo stesso Kary Mullis, l'inventore della tecnologia Polymerase Chain Reaction (PCR), non la pensasse allo stesso modo. La sua invenzione gli è valsa il premio Nobel per la chimica nel 1993.

Sfortunatamente, Mullis è deceduto l'anno scorso all'età di 74 anni, ma non c'è dubbio che il biochimico considerasse la PCR inappropriata per rilevare un'infezione virale.

Il motivo è che l'uso previsto della PCR era ed è tuttora quello di applicarla come tecnica di produzione, essendo in grado di replicare milioni e miliardi di sequenze di DNA e NON come strumento diagnostico per rilevare virus.

Come dichiarare disastrose le pandemie virali basate sui test PCR è stato descritto da Gina Kolata nel suo articolo del New York Times del 2007 Faith in Quick Test conduce a un'epidemia che non lo era.

Inoltre, vale la pena ricordare che i test PCR utilizzati per identificare i cosiddetti pazienti COVID-19 presumibilmente infettati da ciò che viene chiamato SARS-CoV-2 non hanno un gold standard valido per confrontarli.

Questo è un punto fondamentale. I test devono essere valutati per determinarne la precisione - in senso stretto la loro "sensibilità" [1] e "specificità" - in confronto con un "gold standard", che significa il metodo più accurato disponibile.

Ad esempio, per un test di gravidanza il “gold standard” sarebbe la gravidanza stessa. Ma come lo specialista australiano delle malattie infettive Sanjaya Senanayake, ad esempio, ha dichiarato in un'intervista alla ABC TV in una risposta alla domanda "Quanto sono accurati i test [COVID-19]?":

Se avessimo un nuovo test per raccogliere [il batterio] stafilococco nel sangue, avremmo già delle emocolture, questo è il nostro gold standard che usiamo da decenni e potremmo confrontare questo nuovo test con quello.

Ma per COVID-19 non abbiamo un test standard ".

Lo conferma Jessica C. Watson dell'Università di Bristol. Nel suo articolo Interpreting a COVID-19 test result, pubblicato di recente sul British Medical Journal, scrive che vi è una "mancanza di un simile" standard di riferimento "per i test COVID-19".

Ma invece di classificare i test come non idonei per il rilevamento SARS-CoV-2 e la diagnosi COVID-19, o invece di sottolineare che solo un virus, dimostrato attraverso l'isolamento e la purificazione, può essere un solido gold standard, Watson afferma in tutta serietà che , "Pragmaticamente" la stessa diagnosi COVID-19, incluso lo stesso test PCR, "potrebbe essere il miglior" gold standard "disponibile." Ma questo non è scientificamente valido.

A parte il fatto che è assolutamente assurdo fare il test PCR stesso come parte del gold standard per valutare il test PCR, non ci sono sintomi specifici distintivi per COVID-19, come anche persone come Thomas Löscher, ex capo del Il Dipartimento di infezione e medicina tropicale dell'Università di Monaco e membro dell'Associazione federale degli internisti tedeschi ci hanno concesso

E se non ci sono sintomi specifici distintivi per COVID-19, la diagnosi COVID-19 - contrariamente a quanto affermato da Watson - non può essere adatta a servire come gold standard valido.

Inoltre, "esperti" come Watson trascurano il fatto che solo l'isolamento del virus, ovvero una prova inequivocabile del virus, può essere il gold standard.

Questo è il motivo per cui ho chiesto a Watson come la diagnosi COVID-19 "potrebbe essere il miglior gold standard disponibile", se non ci sono sintomi specifici distintivi per COVID-19, e anche se il virus stesso, cioè l'isolamento del virus, non sarebbe il miglior gold standard disponibile/possibile.

Ma non ha ancora risposto a queste domande, nonostante le molteplici richieste.

E non ha ancora risposto al nostro post di risposta rapida sul suo articolo in cui affrontiamo esattamente gli stessi punti, anche se ci ha scritto il 2 giugno: “Proverò a postare una risposta entro questa settimana quando avrò una possibilità..

NON ESISTE NESSUNA PROVA CHE L’RNA COVID19 SIA DI ORIGINE VIRALE

Evidenze scientifiche che la mascherina aumenta infezioni e contagi!

Ancora sulla fallacia della teoria del contagio

(Ingannati.it)

Già detto tante volte, (ma per intaccare una verità assodata e granitica come questa le picconate devono essere veramente tante), aggiungo questo pezzo a sostegno di una revisione completa deelle nostre idee su virus, batteri e contagi.

-oOo-

“Come persona che ha frequentato la facoltà di medicina, sono rimasta scioccata quando ho letto lo studio del Dott. Neil Orr (omonimo di un calciatore che nulla ha a che vedere con questo post), pubblicato nel 1981 negli Annals of the Royal College of Surgeons of England.

Il dottor Orr era un chirurgo nell’Unità chirurgica Severalls a Colchester.

E per sei mesi, da marzo ad agosto 1980, i chirurghi e il personale di quell’unità decisero di vedere cosa sarebbe successo se non avessero indossato mascherine durante gli interventi chirurgici.

Non hanno indossato mascherine per sei mesi e hanno confrontato il tasso di infezioni di ferite chirurgiche da marzo ad agosto 1980 con il tasso di infezioni di ferite da marzo ad agosto dei quattro anni precedenti.

E hanno scoperto, con loro stupore, che quando nessuno indossava mascherine durante gli interventi chirurgici, il tasso di infezioni della ferita chirurgica era meno della metà di quello che era quando tutti indossavano mascherine.

 

La loro conclusione: Sembrerebbe che la contaminazione minima possa essere raggiunta al meglio senza indossare una mascherina” e che indossare una mascherina durante l’intervento “è una procedura standard che potrebbe essere abbandonata“.

Ero così sbalordito che ho setacciato la letteratura medica, sicuro che si trattasse di un colpo di fortuna e che studi più recenti debbano dimostrare l’utilità delle mascherine nel prevenire la diffusione della malattia.

Ma con mia sorpresa la letteratura medica degli ultimi quarantacinque anni è stata coerente: le mascherine sono inutili per prevenire la diffusione di malattie e, semmai, sono oggetti antigenici che a loro volta diffondono batteri e virus.

1.      • Ritter et al., Nel 1975, hanno scoperto che “l’uso di una mascherina chirurgica non aveva alcun effetto sulla contaminazione ambientale della sala operatoria”.

2.     • Ha’eri e Wiley, nel 1980, hanno applicato microsfere di albumina umana all’interno delle maschere chirurgiche in 20 operazioni. Alla fine di ogni operazione, i lavaggi delle ferite sono stati esaminati al microscopio. “La contaminazione da particelle della ferita è stata dimostrata in tutti gli esperimenti.”

3.     • Laslett e Sabin, nel 1989, hanno scoperto che cappucci e maschere non erano necessari durante il cateterismo cardiaco. “Non sono state riscontrate infezioni in nessun paziente, indipendentemente dal fatto che sia stato utilizzato un cappuccio o una mascherina”, hanno scritto. Sjøl e Kelbaek sono giunti alla stessa conclusione nel 2002.

4.    • Nello studio di Tunevall del 1991, un team di chirurghi generali non ha indossato maschere nella metà degli interventi chirurgici per due anni. Dopo 1.537 operazioni eseguite con mascherine, il tasso di infezione della ferita chirurgica era del 4,7%, mentre dopo 1.551 operazioni eseguite senza mascherine, il tasso di infezione della ferita era solo del 3,5%.

5.     • Una revisione di Skinner e Sutton nel 2001 ha concluso che “Le prove per l’interruzione dell’uso di mascherine chirurgiche sembrerebbero essere più forti delle prove disponibili per supportare il loro uso continuato”.

6.    • Lahme et al., Nel 2001, hanno scritto che “le mascherine chirurgiche indossate dai pazienti durante l’anestesia locale, non hanno ridotto la concentrazione di batteri presenti nell’aria sul campo operatorio nel nostro studio. Quindi sono superflui. “

7.     • Figueiredo et al., Nel 2001, hanno riferito che in cinque anni di dialisi peritoneale senza mascherine, i tassi di peritonite nella loro unità non erano diversi da quelli negli ospedali in cui erano indossate le mascherine.

8.    • Bahli ha effettuato una revisione sistematica della letteratura nel 2009 e ha scoperto che “non è stata osservata alcuna differenza significativa nell’incidenza di infezione della ferita postoperatoria tra gruppi di mascherine e gruppi operati senza mascherine”.

L’inganno del COVID: i test per il covid-19 già ordinati nel 2018...

COVID19: Altro che malattia nuova, i test li hanno acquistati nel 2018. Sapevano già tutto!

Pubblicato 6 settembre 2020spezziamolecatene

I test per il covid19 quasi tutti gli stati mondiali li hanno acquistati già nel 2018.

Andando sul sito della Banca Mondiale si trovano i dettagli.

Perché questi acquisti?

Non dicevano che era una malattia nuova?

Ulteriore conferma che era tutto già preparato nei minimi dettagli?

https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2018/tradeflow/Exports/partner/WLD/nomen/h5/product/300215?fbclid=IwAR1zLyPSwetkv0hesaJtqwF9_TniUKm0KhvNfCkVhCZnlv3kUsTx8ChSlQA

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 European Union

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300215

COVID-19 Test kits

2018

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26,182,358.76

12,088,700

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COVID-19 Test kits

2018

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2,589,620

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 Germany

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300215

COVID-19 Test kits

2018

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21,681,696.06

9,235,080

Kg

 Ireland

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300215

COVID-19 Test kits

2018

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13,525,345.37

810,940

Kg

 United States

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300215

COVID-19 Test kits

2018

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9,921,199.88

8,611,830

Kg

 Belgium

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300215

COVID-19 Test kits

2018

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9,037,403.01

2,707,550

Kg

 Italy

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300215

COVID-19 Test kits

2018

World

5,137,238.02

3,316,270

Kg

 United Kingdom

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300215

COVID-19 Test kits

2018

World

3,168,535.99

1,094,190

Kg

https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2018/tradeflow/Exports/partner/WLD/nomen/h5/product/300215?fbclid=IwAR1zLyPSwetkv0hesaJtqwF9_TniUKm0KhvNfCkVhCZnlv3kUsTx8ChSlQA

https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2018/tradeflow/Exports/partner/WLD/nomen/h5/product/382200

Articolo completo alla fonte: - https://disquisendo.wordpress.com/2020/09/06/09-2/


Attenzione
:

il sito originale della worldbank, dopo le prime pubblicazioni del fatto, è stato subito sottoposto a revisione(pagina in continuo aggiornamento nonostante sia una questione del 2017-18) eliminando i riferimenti al covid-19 in basso l’immagine della revisione. Hanno fatto sapere che c’era stato un errore, ma nel 2018 si poteva fare un errore con una malattia ancora inesistente? E se la modifica è avvenuta recentemente(e ora rimodificata) non c’è un errore ma una volontà di far risultare tutti test per covid, perché? In ogni caso sia che l’errore sia stato commesso nel 2018 sia di recente implica un’azione consapevole che evidenzia una manipolazione profonda della vicenda covid che qualora fosse reale(il covid) non avrebbe motivo di esistere.

Il sito cambia ancora, oggi 12-09-2020 la dicitura sui test acquistati è “Medical Diagnostic Test instruments and apparatus” ieri era: “Medical test kits” mentre qualche giorno fa la dicitura era “Covid-19 test kits”, tutto normale no?

PS:- A distanza di qualche ora la sigla è cambiata nuovamente in 
“Medical test kits”.

Approfondimenti video qui.

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venerdì 11 settembre 2020

Risveglio, Trasmutazione e Coscienza Cristica

Risveglio, Trasmutazione e Coscienza Cristica

di Carlo Dorofatti

La Coscienza Cristica rappresenta quel processo di risveglio totale, completo, che passa attraverso un percorso di dominio della nostra natura inferiore, in funzione di un risveglio di coscienza alla divinità potenziale che siamo. È la “seconda nascita”.

Noi, è vero che siamo Dio o, se preferite, un’emanazione di Dio, ma non lo siamo finché non ci risvegliamo a questa consapevolezza; finché non riscopriamo di esserlo attraverso la nostra coscienza umana. Non si può, come fa una certa new age, giungere a conclusioni troppo affrettate. Sì, è vero che siamo Dio, che abbiamo una scintilla divina, espressione di un essere cosmico assoluto… certo, tuttavia, noi qui siamo calati all’interno di un’esperienza umana, attraverso la quale riscoprire la nostra divinità. È vero che lo siamo, ma non lo siamo finché non riscopriamo di esserlo… è un paradosso ovviamente, però noi dobbiamo diventare quello che siamo.

La Coscienza Cristica è questo, il risveglio di questa profonda consapevolezza; Cristo vuol dire “unto”, unto attraverso il sacrificio; ma, sacrificio significa “rendere sacro”, nulla a che fare con la sofferenza e con la pena. Ci ammaliamo, soffriamo, peniamo se non capiamo. Se non ci rinnoviamo. Se non siamo capaci di sacrificare le nostre illusioni per la Realtà. Ma, se capiamo, allora il nostro processo di risveglio può essere felice, è un rendere sacro.
Nel momento in cui c’è un intoppo, è perché stiamo sbagliando qualcosa: ci identifichiamo con qualcosa di falso, proiettiamo qualcosa di falso, siamo attaccati a qualcosa che non è reale e allora ecco lo squilibrio… e siamo subito messi alla prova con la malattia, la sofferenza, ecc. La “guerra” contro i nostri aggregati psichici, le nostre paure, i nostri limiti, ciò che noi non siamo, può anche essere faticosa, sofferente, difficile, penosa, ma è anche giusto che sia così poiché è una conquista reale, in cui non c’è niente da dare per scontato.

Il risveglio della Coscienza Cristica, il ritorno di Cristo sulla Terra, coincide perfettamente con le profezie Maya: noi siamo alle porte di una Nuova Era dove, secondo molte profezie, l’essere umano ha la possibilità di accedere a determinate possibilità di Coscienza. Ma deve sempre saperle cogliere e riconoscere: c’è sempre il libero arbitrio di mezzo, nulla è automatico.

In altre tradizioni veniva prefigurato come il ritorno di Cristo sulla Terra, ma il ritorno di Cristo sulla Terra è proprio il risveglio della Coscienza Cristica dentro ognuno di noi: questo è il ritorno di Cristo sulla terra. Noi dobbiamo crocifiggere la nostra falsa identità. È quella che soffre, ma che attraverso la sua sofferenza rende possibile il sacrificio e ci rende sacri e rende sacra la nostra realtà, ci fa andare oltre l’illusione. Quel superamento sacralizza e riconduce la nostra esperienza umana al Dio che siamo.
Per analogia, in base a dove è posizionato il nostro baricentro, momento per momento, attiriamo aspetti più vicini alla natura spirituale, oppure aspetti più vicini ad altri aspetti, che non sono di per sé giudicabili perché fanno parte della nostra realtà. E tuttavia, domandiamoci, noi da quale parte ci posizioniamo rispetto alla realtà? 
Qual è la realtà alla quale possiamo davvero accedere per esprimere la nostra coscienza? 
Dov’è il baricentro della nostra identità? Su quale piano? 
Siamo davvero noi, viviamo davvero, o siamo solo il riflesso su uno specchio fatto di illusioni?
Dove sono io? Qual è la mia aspirazione? 
Allora ecco che mi regolo, in base alla verità che fino in quel momento ho conseguito e all’onestà che sono in grado di applicare a me stesso nel rispondermi alla domanda: “Dove sono io? Dove voglio orientarmi?” Tutto dipende da dove Tu ti collochi… e man mano farai delle scelte, collocherai il tuo baricentro, idealmente… se ti poni il problema di dare credito a quella sensazione profonda dentro di te che ti fa pensare di non essere solo “questo”, allora piano piano comincerai a dare spazio ad altre aspirazioni e ad altre parti di te e quindi, proietterai possibilità nuove sul tuo piano di esistenza.
E’ necessario imparare a muoversi partendo dalle cose semplici, dalla propria posizione reale, dai propri limiti. È molto meglio fare le cose gradualmente, anche attraverso dei compromessi consapevoli, piuttosto che adottare regole di vita insostenibili. L’importante è cominciare. Adesso.

Questa ricerca spirituale, tutto questo impegno, questo scoprire e sperimentarsi esigerà continuità, costanza nella ricerca, una certa serietà: un po’ come foste dei piccoli scienziati che comunque sperimentano con mente aperta, con cuore puro, quindi con le giuste motivazioni, con la giusta costanza, con il giusto investimento di tempo, di energia, di buona volontà e allora ecco che con il tempo otterrete determinati risultati, se ci starete dietro.

Se saltellate da una tecnica all’altra, da una moda all’altra, da una curiosità all’altra, potrete divertirvi, però difficilmente riuscirete a inanellare tutte queste esperienze attraverso un filo conduttore che vi porti da qualche parte. Questi aspetti hanno bisogno di un investimento, di un’energia, di tempo, di attenzione, quindi è tutto molto impegnativo, sebbene da viversi con gioia e senso della scoperta, ovvero con entusiasmo, leggerezza, ma con la dovuta profondità d’animo.
Grazie a questo revival spiritualista, che viene chiamato new-age (mi riferisco alla moderna new-age perché la new-age degli anni ’70 è ben diversa dal fenomeno new-age che stiamo vivendo oggi), molte cose sono accessibili, ma occorre discernimento. È tutto molto interessante, in quanto fornisce tanti stimoli, fornisce tantissimi spunti di riflessione, però a volte rischia di indurre ad un atteggiamento un po’ superficiale.

Infatti, quando si tratta di investire tempo, energia, buona volontà e mettercisi di impegno, ecco che siamo un pochino pigri, perché veniamo educati al tutto e subito, ad un atteggiamento consumistico, molto mentale. Questi aspetti, che hanno a che fare con un investimento di sé molto concreto, non sono “prodotti”: non siamo al supermercato della spiritualità.
E’ inutile che parliamo di tante belle cose spirituali, di facoltà interiori, di indagini multidimensionali della realtà, quando ancora siamo bestie tra bestie, in un recinto di fango. Prima dobbiamo lavorare per renderci un po’ conto di che cosa siamo: lasciar elevare un po’ di più la nostra animalità, la nostra umanità: noi siamo esseri divini, qui per imparare a diventare finalmente “umani”. Non il contrario!
Non siamo esseri umani che devono diventare divini: noi siamo dèi qui per esplorare un’esperienza umana e ricondurla ad un’altezza spirituale, nobile, elevata. Il nostro obbiettivo è diventare umani: noi siamo molto lontani da questo obbiettivo. Raggiunto quell’obiettivo, potremo richiudere il cerchio, ovvero reintegrarci in quell’unità divina dalla quale sorgiamo, quella fonte dalla quale nasciamo tutti quanti.
E’ l’esperienza umana da conquistare: però noi, in questo particolare periodo storico, in questa dimensione, viviamo un’esperienza molto “bestiale”, molto legata a necessità e percezioni, direi identificazioni, piuttosto devianti rispetto alla nostra reale natura. Va bene! È andata così, non è un problema, ci sono dei corsi storici: noi viviamo alla fine di un’epoca e questa civiltà, questa manifestazione di realtà, sta giungendo alla sua apocalisse, al suo collasso… ben venga, non c’è niente da cambiare, non c’è niente da salvare, va bene, va benissimo così. È quello che abbiamo proiettato, è quello che abbiamo saputo manifestare, però, giunto a questo capolinea, è possibile pensare ad un rinnovamento di sé e dell’umanità, del mondo, dell’universo…

Non c’è da temere alcunché, perché la morte non esiste. Lasciamo pure che questa epoca, nella sua decadenza, collassi e salviamo quei semi di rinnovamento che possiamo intuire dentro di noi. E da quei semi ripartiamo verso una nuova epoca, una nuova era, una nuova possibilità umana, una nuova manifestazione, rinnovando però completamente il paradigma e tutti gli assunti, altrimenti rischiamo di metter “il vino nuovo negli otri vecchi”.
Bisogna veramente ritrovare, o creare, dentro di sé dei riferimenti nuovi, rinnovarsi radicalmente: non c’è niente da rivoluzionare. Non c’è da distruggere per ricostruire con gli stessi mattoni. Non si tratta di imboccare ora un ciclo evolutivo che ancora una volta si trasformerà in involutivo, sempre sulla stessa ruota del criceto. Questa realtà è così: va bene così. Va bene così, perché tutto questo è funzionale ad un fenomeno evolutivo.
Ma c’è un rinnovamento potenziale ben più radicale che possiamo cavalcare: possiamo scendere dalla ruota del criceto, non per salire su altre ruote, ma per scrollarci di dosso una melassa che non corrisponde a niente che si possa chiamare davvero VITA. Si tratta di uscire dalla “grotta di Platone”, di sconnettersi dalla Matrix, da tutte le Matrix.
Non confondiamo una possibile epoca nuova di evoluzione con quella che invece è ora una possibilità di rivoluzione davvero autentica, una rivoluzione della coscienza, del concetto stesso di esistenza, come nuova specie umana e spirituale rinata, o forse finalmente nata, fuori da questo guscio d’uovo così angusto e ormai asfittico.

Il tempo del rinnovamento è ormai giunto, evidentemente, necessariamente. Entriamo dentro noi stessi, poniamoci le domande fondamentali, poniamoci domande nuove, meditiamo, indaghiamo le nostre potenzialità reali, quelle della nostra anima, non crediamo più a niente se non alla nostra intuizione profonda, non stiamo più a nessun gioco, a nessun compromesso con l’illusione. Senza paura. Senza suggestioni, aspettative, finzioni, drammi. Svegliamoci, finalmente.
Articolo di Carlo Dorofatti
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