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mercoledì 20 settembre 2017

Diventerai ciò di cui ti nutri

Diventerai ciò di cui ti nutri

Spiacente per gli amici vegetariani o vegani, ma il nutrimento di cui parlo qui, oggi, ha poco a che fare con ciò che mangiamo, per quanto io trovi che a un certo punto anche le nostre abitudini alimentari cambieranno a seguito di un onesto lavoro su noi stessi.

Il nutrimento cui sarebbe importante prestare attenzione è quello sottile, vibrazionale, emotivo cui ci sottoponiamo in quei momenti in cui non ci siamo, quegli spazi che ci prendiamo per noi stessi e nei quali ci abbandoniamo a quelli che consideriamo momenti di rilassamento. Sono quelli i momenti di maggior permeabilità delle sfere inconsce e quelli, spesso, i momenti in cui ci mettiamo davanti a tv, cinema, film, libri e musica varia. Fin qui niente da eccepire.

Quello che dovremmo cominciare a vedere con consapevolezza è innanzitutto il contenuto emotivo di quello a cui ci esponiamo, il messaggio profondo che ciò cui ci esponiamo veicola. Sebbene questo contenuto possa essere usato per rilasciare, molto più spesso di quanto non pensiamo il materiale che ci attraversa viene preso e accettato inconsciamente senza censure e da lì passa direttamente a stimolare qualcosa nel subconscio.

Dall'horror alla soap-opera il messaggio 'esterno' solletica continuamente, a livello emotivo, le nostre corde interne richiamando contenuti non risolti, conti in sospeso, vecchi ricordi, aspettative e anche, purtroppo, memorie genealogiche (e probabilmente la nostra genealogia non ha mai brillato per consapevolezza e centratura).

Da quello stimolo esterno accettato passivamente scaturiscono bisogni, desideri ma anche inquietudini, paure e proiezioni negative d'ogni genere. Da quegli stimoli esterni possono scaturire comportamenti e azioni del tutto irrazionali.

Quello che leggiamo, la musica che ascoltiamo, i film che guardiamo e in generale la cultura alla quale partecipiamo, lascia solchi nel nostro subconscio, solchi tanto più profondi quanto più continuativa e ripetuta è stata l'esposizione. E questo influenza inevitabilmente la nostra vita e la nostra realtà, che noi lo vogliamo o meno.

Ciò dà una direzione alla nostra emissione senza che ce ne accorgiamo. Non c'è niente di male in questo perché chi più chi meno ne siamo tutti partecipi.

La domanda che dobbiamo farci è: ciò di cui mi nutro lo voglio davvero nel mio campo di esperienza?

Ciò di cui tutti si stanno nutrendo (perché così fan tutti, perché è giusto, perché va di moda o semplicemente perché non sembra esserci nulla di meglio in giro) è ciò di cui io voglio nutrirmi? Vi invito a rifletterci su. Vi invito a guardare quegli strati della sfocatura che affermano 'si fa così' solo perché hanno mutuato un modello dalla narrativa, dalla fantascienza, dai fumetti o da qualche cantautore. Se guardate bene ne troverete un bel po'.

Troverete strati di sfocatura nutriti da tradizioni, abitudini e tendenze millenarie che distruggono l'individualità delle persone e che nessuno ha il coraggio di cambiare perché dentro qualcosa dice che si è sempre fatto così. E il 'si è sempre fatto così' a mio parere, oggi, è il motivo di tanta mancanza di inventiva, di genio e di creatività.

Il 'lo fanno loro, devo farlo anch'io' è penetrato a fondo nella coscienza, così a fondo che oggi non si osa più pensare di potersi nutrire di qualcosa di differente da ciò che ci viene proposto dai canali 'ufficiali' e quindi di poter agire, pensare e creare in maniere differenti da quelle proposte dalla 'cultura' - anche purtroppo quella della cosiddetta spiritualità.

Allora a un certo livello di coscienza ci deve risultare chiaro che niente di quello cui ci esponiamo può più essere preso sotto gamba.
A un certo livello di coscienza tutto ciò che incontreremo ci mostrerà il suo vero scopo, non lo scopo di facciata, non la patina, ma il suo vero motivo di esistere e il suo vero messaggio. E magari un giorno sceglieremo di smettere di prestare attenzione a qualcosa che fino a poco tempo prima ci appassionava, ci avvinceva e ci teneva incollati alla tv o alle pagine di un libro, perché ne vedremo il vero senso (e molto spesso questo senso non ci piacerà).

Magari a un certo punto sceglieremo di nutrirci di qualcos'altro, qualcosa che avremo veramente scelto.

Andrea Panatta

martedì 24 gennaio 2017

LA CO DE IN A: il Farmalibro


Dopo il primo “capitolo” che era per molti ma non per tutti, è arrivato il secondo che però era solo per pochi, ma non è il caso di prendersela se solo in pochi riescono a vedere e superare i propri limiti per comprendere oltre, ora però è arrivato il terzo volume che finalmente è destinato a tutti.

Questo “contenitore” non è quello di un nuovo ed alternativo farmaco, ma semplicemente esso stesso è il “farmaco”; un rimedio naturale per la mente e per l'anima, quindi anche per il corpo.
Un rimedio inusuale che nonostante sia assolutamente naturale in questi tempi ha anche qualche "effetto collaterale" di cui tener conto e che bisogna essere disposti a sopportare per ritrovare la via di una salute ormai persa e che non si è neanche più capaci di immaginare.

Quindi, dopo i primi due volumi dove, attraverso l’applicazione delle 5 Leggi Biologiche, si giungeva ad una comprensione più elevata di sè stessi come esseri biologici completi (fisico, mentale ed energetico-spirituale) questo terzo vuole offrire strumenti molto alla mano per consentirci di mantenere una salute invidiabile con accorgimenti alla portata di tutti, ma chiaramente al costo di leggere tutto e fare “proprio” il farma-libro; posso affermare per diretta esperienza e lettura dei primi due volumi che una volta iniziata la "somministrazione" ne vorrete sempre di più, ma occhio che il troppo…e anche di questo ne ho fatto esperienza!

Per quanto vorrei dirvi qualcosa di più su questo nuovo “farmaco” purtroppo non mi posso sbilanciare più di tanto considerato che si trova lì sul comodino in attesa che io termini il secondo e “tosto” volume, ma visto che di “farmaco” si tratta vi trascrivo le indicazioni del foglietto illustrativo "sbugiardino", che dicono già tanto!
Marcello Salas

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LA CO DE IN A: il Farmalibro
Sbugiardino

Denominazione del farmalibro:
LACODEINA

Composizione qualitativa
Sinergia di 5 principi attivi sintetizzati nel laboratorio della Natura.
I principi attivi sono ripartiti per capitoli e contengono in dosi proporzionate:
Lavoro – Conoscenza – Destrutturazione – Intenzione – Amore.

Eccipienti
Le 5 Leggi Biologiche scoperte dal dr. R.G. Hamer, presupposti essenziali per il rilascio e l'assimilazione del Farmalibro.

Indicazioni terapeutiche
LACODEINA non è brevettabile, perché è un bene dell’umanità, ma può essere assunta solo da persone libere.
Agisce rapidamente per la risoluzione dei conflitti biologici e contribuisce all’allungamento della vita in benessere e salute.

Posologia e modo di assorbimento del Farmalibro
La dose consigliata è di 3-5 pagine al giorno lontano dai pasti… Si consiglia la ripetizione delle dosi a intervalli giornalieri per mantenere e rinforzare l’azione dei principi attivi.
In caso di sintomi di depressione dovuti al mal di vivere ripetere le dosi, sino ad un massimo di 20 pagine al giorno. Non eccedere le dosi consigliate, altrimenti si rischia di non morire più. Consigliata la prescrizione alle persone che amiamo.

Controindicazioni
La lettura approfondita e prolungata può creare Indipendenza.
LACODEINA è sconsigliata a chi pensa che la salute sia delegabile a terzi e a chi crede che la salute sia un diritto e non un dovere.
Non serve la prescrizione ai bambini fino all’età di 4 anni, poiché dispongono di LACODEINA naturale. Dopo i 5 anni possono manifestarsi i primi sintomi di deviazione. In questo caso far assumere al più presto il farmalibro ai genitori, unici responsabili.
LACODEINA è consigliata durante la gravidanza, ne beneficia la mamma.

Effetti collaterali
Più dosi giornaliere possono causare la sintesi del fattore GV – la Gioia di Vivere. Senza lasciarsi prendere dal panico della Gioia, basta sintonizzare il televisore su un telegiornale qualsiasi e il fattore GV si riduce.
L’assunzione prolongata de LACODEINA può provocare effetti di risveglio da ipnosi collettiva e quindi di rigetto verso ogni sistema di condizionamento, con possibili raptus di rabbia verso i manipolatori di menti.
In presenza di questi effetti collaterali non chiamare il medico.

Scadenza
Il Farmalibro non ha scadenza, ma deve essere assunto in tempo utile per beneficiare degli effetti terapeutici, soprattutto prima che le recidive conflittuali ne rendano inutile l’utilizzo.

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-co-de-in-a-libro.php




 

LA CO DE IN A” di Claudio Trupiano

giovedì 12 gennaio 2017

Creare la proprià realtà è libertà

Creare la proria realtà è libertà
Alla gente piace molto parlare di realtà “oggettiva” (forse perché questo offre loro la scusa per “deresponsabilizzarsi”, ovvero per non assumersi la responsabilità della tal realtà che, essendo oggettiva, tanto… “io non posso far nulla per cambiarla”).

In realtà non esiste nessuna realtà oggettiva a cui aggrapparsi, né nel bene né nel male, né per un verso né per l’altro, né di sopra né di sotto.
L’unica realtà vera è sempre quella creata dalla nostra mente in virtù di come decidiamo di reagire in questo preciso istante a ciò che accade.

Tenete sempre a mente una cosa: la cosiddetta realtà oggettiva è sempre stagnante (e depotenziante), mentre quella soggettiva (che dipende da te) è dinamica e potenziante.
E’ necessario abbandonare il vecchio paradigma per abbracciarne uno nuovo che dice che la realtà è sempre soggettiva e che dipende sempre ed esclusivamente da noi.

Scegliere e decidere di vedere la realtà in un modo invece che in un altro significa esattamente che imparando a modificare la tua realtà “interna” (le tue strutture di pensiero, i paradigmi secondo i quali vivi) tu sei perfettamente in grado di modificare la tua realtà “esterna” e, di conseguenza, anche la realtà più estesa “del mondo” (quella di “cambiare il mondo” è la fissa di molti).

Questo concetto che ai più appare come una sorte di astrazione dalla realtà (proprio perché tendiamo a considerare questa realtà oggettiva), è, in realtà, uno strumento di “costruzione di realtà”. E’ un vero e proprio fabbricatore di realtà. Quindi imparare a conoscere e direzionare i propri pensieri significa creare la propria realtà.

Insomma, mentre le realtà esteriori possono essere molteplici, belle o brutte, facili o difficili o come vogliamo definirle, l’unica, autentica, stabile e immutabile realtà che veramente conta è quella che crei con la tua mente, adesso. E’ la sola che conta perché modifica tutte le altre e perché, se arrivi a questo punto, significa che sei arrivato ad essere un individuo libero.
Chi è più libero di chi crea la propria realtà?

lunedì 2 maggio 2016

RICOMINCIO DAI BAMBINI - Se conoscono Hamer possono cambiare il mondo

"RICOMINCIO DAI BAMBINI" - Vito Gadaleta Editore

UN LIBRO PER I GENITORI, INSEGNANTI, ALLENATORI

Tutto ciò che ho appreso con il tempo, tutto quanto ricevuto, sento fortemente la necessità di rimetterlo in gioco, di renderlo disponibile a coloro che sono ciechi, in senso lato naturalmente; intendo privi della luce della verità, una verità tanto nascosta quanto da sempre palese ai nostri occhi. 
Il nostro animo fuggitivo, i nostri sentimenti intrisi d’invidia, gelosia, caparbietà e paura.

Ho fortemente voluto scrivere questo libro e soprattutto metterlo a disposizione di tutti in maniera gratuita. Potrai scaricare il libro in formato pdf in maniera gratuita al seguente indirizzo:

oppure acquistare una copia cartacea al seguente indirizzo:
http://www.lulu.com/spotlight/vitogadaleta



[1] ALTRI LINK FUNZIONANTI: [FREE DOWNLOAD CON REGISTRAZIONE]        [FREE DOWNLOAD]

venerdì 28 novembre 2014

I Documenti Tenuti Nascosti dalla Chiesa


Nel dicembre del 1945,a Nag Hammadi, in Egitto, furono scoperti decine di manoscritti che rivelano segreti davvero sconvolgenti blindati dal vaticano,importantissimi perché rivelarono un cristianesimo profondamente diverso da quello che conosciamo.


Oggi, a più di sessant’anni di distanza e dopo un lavoro di decifrazione e di studio durato decenni, è possibile avere un’idea più precisa di Gesù, che cosa ha detto veramente, chi erano gli apostoli, qual era il ruolo di Maria di Magdala.
 
Diversamente da quello che si crede la chiesa è un gruppo di uomini che portano avanti, quanto deciso nei secoli da comuni mortali e non da Gesù, ossia le parole di uomini che intesero e diffusero il messaggio di Gesù in funzione dei loro fini,e non il REALE messaggio del Messia.
Questo video introduce la scoperta di fondamentali rivelazioni di un cristianesimo primitivo, rimasto nascosto per duemila anni, dove la conoscenza di Sè, la Gnosi, è il tema centrale ed è la via che conduce all’unità.

Quella conoscenza che la chiesa ha definitivamente sepolto attraverso i due consigli ecumenici svolti nella città di Nicea dove definirono chi aveva ragione e chi era eretico all’interno della stessa chiesaUomini che decisero chi fosse Gesù e quale messaggio avesse portato. Uomini che decisero quali testi erano giusti e quali errati. Anche i 4 vangeli canonici del nuovo testamento servono a questo.
Uomini che non sono Dio, sono uomini! Come può, quel Dio che è libertà e che desidera che ogni uomo lo cerchi liberamente, affermare che lo si faccia attraverso chi si assume il diritto di insegnare quanto è stato definito da un gruppo di uomini?

Occorre riflettere, occorre assumersi la responsabilità verso ciò che si crede.
Occorre sostituire il credere con in capire!

L’amore è relazione e solo amando si è vivi.
Per te che mi stai ancora leggendo metto in relazione le parole seguenti:
La religione è diventata superstizione ed idolatria, credenza, rituale!
La bellezza della verità e le sue sottigliezze non sono nella fede e nel dogma, non sono mai dove l’uomo le può trovare perché non esiste nessuna via che conduce a quella bellezza. Non è un punto fisso o un porto di salvezza. Ha la sua propria dolcezza e il cui amore è incommensurabile, non puoi trattenerlo o farne esperienza, non ha un valore di mercato da usare o mettere da parte.
C’è solo quando la mente ed il cuore sono vuoti, liberi da ogni pensiero.
Tutte le ricerche e le scoperte non hanno alcun significato a meno che la mente non sia libera dal suo condizionamento.
Quella liberà è il primo e ultimo gradino!
Non c’è alcuna via verso la verità sia essa storica o religiosa, non è da esperire o da trovare nella dialettica, ne da vedere in opinioni mutevoli e credenze. Ti imbatti in essa quando la mente è libera da tutte le cose che ha messo insieme. La mente deve essere libera da qualsiasi autorità.

giovedì 14 agosto 2014

LA FUNZIONE DEI LIBRI

Spesso le persone che incontro mi domandano: “Quali libri mi consigli? Cosa posso leggere per capire la realtà che mi circonda, per crescere e formarmi, per non cadere negli inganni quotidiani?”. 

La domanda è importante, perché i libri creano: valori, ideologie, pregiudizi, stereotipi, aiutano a crescere o fanatizzano. Proprio per questa loro fondamentale funzione il settore è, da sempre, tra i più “controllati” e “manipolati”.

Ad esempio, come ho evidenziato nel mio libro Psyops, in Italia ed Europa, sin dalla fine della seconda guerra mondiale, era attiva l’Education Board for Europa of Uno: un’organizzazione americana per la “rieducazione” dei popoli d’Europa che, attraverso sussidi a società culturali, Università, Accademie, scambi di studenti e distribuzione di borse di studio, puntava a modificare l’insegnamento e i testi scolastici (unificazione dell’insegnamento della storia, unificazione dei libri scolastici in Europa).[1]
Obiettivi non erano, però, solo la scuola e le Università, ma ogni settore della cultura del paese: libri, giornali, programmi teatrali, pellicole cinematografiche, mostre, programmi radiofonici, televisivi, ecc. Tutto veniva controllato, selezionato e approvato dagli operatori di guerra psicologica prima di giungere sulla nostra penisola con il preciso scopo di condizionare le idee e le emozioni del popolo italiano ed europeo.[2]
Braccio armato di questa manipolazione della cultura sono gli intellettuali (professori, scrittori, giornalisti, docenti universitari, artisti, uomini di Chiesa, ecc.) che, in alcuni casi, come veri e propri “cattivi maestri” accompagnano la mente di molti in una “discesa verso l’inferno”. La storia ci insegna, infatti, come le più grandi tragedie abbiano avuto come substrato proprio quella che possiamo definire “cattiva letteratura”.
La modalità con cui hanno operato, ed operano, questi “cattivi maestri” - uomini disposti a tutto pur di servire, consapevolmente o inconsapevolmente, per interesse personale il Principe -  sono state, e sono, diverse: in alcuni casi possono esaltare una ideologia per creare una visione condivisa; in altri possono operare per diffondere e adattare un’ideologia estranea a un paese “innestandola” sul contesto culturale che gli è proprio utilizzando la storia, i miti ed i simboli che appartengono alla nazione da condizionare; in altri ancora possono addirittura arrivare a reinterpretare o fabbricazione i miti caratteristici della storia di quel paese[3].
Uomini di Chiesa ed intellettuali furono, ad esempio, fondamentali nello sviluppo della persecuzione nel Medioevo fornendo una dotta definizione di chi erano i nemici (a seconda del momento: gli eretici, gli ebrei i lebbrosi, streghe, i catari, ecc.).
Cattivi maestri “cari” al potere -  ed ampiamente ricompensati in vita per la loro opera - perché da sempre la “cattiva letteratura” è premessa necessaria per il dominio:
Attraverso questi diversi periodi di esclusione, di messa al bando, di torture di condanne a morte, il sapere e la fede vengono utilizzati per insediare diverse forme di potere politico o religioso sull’insieme della popolazione[4].
   Ma se questi sono i disastri che causa la cattiva letteratura, vi è anche, seppur poco o nulla pubblicizzata ed in alcuni casi reperibile solo in lingua straniera, anche una buona letteratura, libri in grado di formare ed informare correttamente, di accrescere la consapevolezza, di aiutarci ad essere migliori.
   Ecco perché inizio oggi una sorta di rubrica in cui, di volta in volta, presenterò dei libri che, per me, sono stati fondamentali per capire e crescere.
   Il libro che desidero consigliare oggi è quello di Jacques Sèmelin:

Libro fondamentale per capire gli usi politici della violenza, che costituisce un’indispensabile strumento di conoscenza e, insieme, l’invocazione di una esigenza etica di vigilanza, di comprensione, di azione.
Un libro nel quale ho trovato l’immagine più efficace della propaganda - rappresentata come un albero velenoso, i cui i rami e le fronde sono come i principali operatori - e che qui riporto:
«Il primo di questi operatori – potremmo dire quello cui attraverso cui tutto accade – è la strumentalizzazione di un passato di comune sofferenza, di un trauma collettivo: quello della Prima guerra mondiale per i nazisti, della Seconda guerra mondiale per i nazionalisti serbi, del dominio della monarchia tutsi per gli estremisti Hutu. Si tratta di uno dei procedimenti più efficaci per risvegliare il risentimento e la paura di un popolo manipolando la sua memoria. E su questo terreno della sventura trascorsa che cresce l’albero velenoso della propaganda.
Da esso si sviluppano due rami principali che ne determinano l’ampiezza. Il primo è costituito da un principio pressoché eterno, quello della grandezza e della purezza del nostro popolo che, sia ben chiaro, non è disposto a sopportare mai più umiliazioni di tal genere. “Non gli consentiremo che questo accada ancora una volta, non è vero?” Ad esso si aggiunge, parallelamente, il ramo della demonizzazione di quell’«Altro» che genera tutte le sventure del nostro popolo: “È da LORO che provengono tutti i nostri mali. Non possiamo fidarci di LORO. Questa gente non è come NOI”.
Da questi due rami principali ne spuntano altri molto minacciosi. Uno sostiene l’accusa di tradimento verso quelli che, tra di noi, rifiutano di seguirci. Si tratta di antipatrioti, di potenziali traditori. Attenzione traditori di questo tipo possono nascondersi tra i nostri vicini. L’altro ramo regge la terribile accusa di “complotto” rivolta contro questo «Altro» così diverso da noi. Infatti, “questa gente prepara la nostra rovina. Non ce ne si rende conto abbastanza ma, come sapete, sono molto potenti. Che siano fra noi, oppure che si trovino all’estero, il loro scopo è, in tutto e per tutto, quello di distruggerci”.
Vengono poi le fronde che rivestono i rami, diversi atteggiamenti emozionali che mirano a rendere un po’ più credibile questa minaccia. Una di queste fronde, particolarmente fitta, procede dalla manipolazione delle dicerie: “Sapete che in Kosovo gli albanesi non esitano a violentare le nostre donne e profanare i nostri cimiteri”. Voce che circola in tutte le società contro un gruppo che viene percepito come minaccioso. Ma la caratteristica specifica della propaganda è quella di attingere a tale serbatoio di voci (o di inventarle) per trasformarle in “notizie”.
Così dall’oggi al domani queste voci si ritrovano in prima pagina o al telegiornale della sera. Come per caso esse vertono sulla sessualità, sul sacro, sulla filiazione, insomma quello che c’è di più intimo. Un altra fronda, terribilmente efficace per far aumentare l’angoscia, è quella dell’accusa di atrocità che potrebbe sicuramente annunciare una risposta speculare: “Sapete che sono veri e propri assassini, che non esitano a commettere i più atroci delitti; vale a dire: bruciare i nostri bambini”. Quali sono infatti i crimini più odiosi, se non quelli che hanno per vittime degli innocenti? “Presto o tardi, ci vendicheremo!”
Da qualche parte in questo albero, forse sulla cima, troveremo anche la fronda della riduzione allo stato animale: coloro che vengono accusati di tali crimini non sono più esseri umani. Si tratta di animali che non meritano più il nostro rispetto. E un po’ dappertutto, quasi ad inglobare l’albero intero, si staglia la fronda della grossolanità delle parole e delle immagini con cui i nemici sono dipinti. Questo albero produce si frutti, ma velenosi.
Questi frutti dell’odio, tutti ripugnanti, sono le diverse figure del nemico. Lo sviluppo di tale propaganda, coniugato con l’allestimento dell’apparato politico che lo sostiene, esercita inevitabilmente una influenza notevole sia nella vita pubblica che in quella quotidiana del paese. Per mezzo di questa propaganda, il potere legittima la propria azione e giustifica le misure contro i suoi nemici interni»[5].
Solange Manfredi
[1] Aldo Sabino Giannuli, CTU Archivio CampariGli Alleati e l’evoluzione politica del primo dopoguerra: le origini del servizio parallelo, pg. 22. Nel mio libro Psyops, pg. 147.
[2] Nel mio libro Psyops, pg. 148.
[3] Cfr. Jacques Semelin, Purificare e distruggere
[4] Ibidem

mercoledì 30 luglio 2014

Libri: buoni per la mente e per il corpo.

Risveglio Edizioni. Libri di Federico Bellini e Ambra Guerrucci. Spiritualità, Meditazione, Cosmologia, Filosofia, Civiltà Extraterrestri, Ufologia, Pubblicare un Libro

"La Biblioterapia funziona sulla Mente e sul Corpo"

Leggere per imparare, per rilassarsi, per conoscere. Ma anche per diventare persone migliori, stare meglio con gli altri o addirittura per guarire. Sono sempre di più gli studi che mostrano come i libri siano fonte inesauribile di benessere, psicologico e non solo: una ricerca dell’Università svedese di Göteborg, condotta di recente su un gruppo di donne con patologie che riducevano la loro capacità lavorativa, ha dimostrato, ad esempio, che la lettura di romanzi porta in breve tempo a stare meglio e anche a fare passi avanti notevoli nella riabilitazione....

Gli autori raccontano che la malattia aveva tolto la voglia di un buon libro perfino alle più assidue lettrici; poi, però, le donne hanno ricominciato a leggere, qualcuna storie che riflettevano la propria situazione, altre scegliendo testi di evasione pura. Tutte hanno ammesso di trovare sollievo nei libri e sono riuscite a tornare al lavoro prima del previsto.
LEGGIAMO POCO - Un piccolo esempio di “biblioterapia”, la cura con i libri che nel mondo anglosassone è diffusa, ma nel nostro Paese stenta a decollare, forse perché, nonostante una nobile tradizione letteraria, in Italia si legge poco, pochissimo (secondo gli ultimi dati Istat oltre metà degli italiani non finisce neppure un libro nell’arco di un anno). «La biblioterapia è nata agli inizi del ‘900 negli Stati Uniti, quando lo psichiatra William Menninger iniziò a prescrivere libri ai suoi pazienti, notando miglioramenti - spiega Rosa Mininno, psicologa e psicoterapeuta responsabile dell’unico sito italiano dedicato al tema (www.biblioterapia.it) -. Si tratta sempre di percorsi di lettura scelti, pensati apposta per il singolo paziente e per il momento che sta vivendo. Un libro non deve essere mai un’imposizione, ogni scelta va motivata: si possono suggerire volumi di diverso genere, dai romanzi al teatro, dalla poesia ai saggi che aiutano a comprendere meglio la propria condizione da un punto di vista clinico o filosofico. Fino ai grandi classici: Seneca, Tacito o Cicerone sono una fonte inesauribile di riflessioni. Il meccanismo con cui il libro “guarisce” è infatti la sua capacità di aprire la mente: la sofferenza, fisica o psicologica che sia, porta all’isolamento e il libro invece ci connette con il mondo. Attraverso le storie possiamo identificarci nei personaggi, per affinità o per contrasto, ed essere stimolati a comportamenti che aiutino a uscire dal disagio».
POESIA PER CURARSI - La biblioterapia viene usata spesso in pazienti con malesseri psicologici (come disturbi d’ansia, depressione, problemi alimentari), ma può essere un valido sostegno anche in caso di malattie organiche, da quelle oncologiche a quelle cardiologiche. Francesco Bovenzi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e responsabile della Cardiologia presso l’ospedale di Lucca, sta conducendo uno studio su una trentina di ricoverati con patologie cardiache per verificare se la lettura di un volume di poesie raccolte allo scopo (intitolato “Il cuore ha bisogno di poesia”) possa avere effetti positivi sulla salute dei malati. «Sono liriche semplici che toccano temi universali. Il gradimento dei pazienti è alto e, accanto alla valutazione degli effetti organici tuttora in corso, abbiamo già osservato un miglioramento nella relazione con i medici - racconta Bovenzi -. Non è poco, perché magari la poesia non dilata direttamente le coronarie, ma certamente può aiutare il paziente a stare bene, a recuperare un dialogo di fiducia con il curante e, di conseguenza, a seguire di più le terapie». «Un’atteggiamento psicologico positivo nei confronti della malattia, qualunque essa sia, serve per guarire prima e meglio. I libri, soprattutto se prescritti in un percorso ragionato, aiutano a trovare in se stessi le più efficaci capacità di reazione - dice Mininno -. Per di più servono alla prevenzione. Alcune esperienze nel Regno Unito hanno dimostrato che la biblioterapia in soggetti con ansia e attacchi di panico riduce gli accessi ai Pronto soccorso».
PERICOLOSI EFFETTI COLLATERALI - Chiunque, poi, può leggere: lo dimostrano le esperienze condotte con successo su malati psichiatrici gravi, i progetti nelle carceri, i dati ottenuti in bambini e adolescenti che mostrano, ad esempio, come la biblioterapia aiuti a contrastare il bullismo. E perfino i tomi all’apparenza più ostili, come i classici latini, possono essere alla portata di tutti: il terapeuta può leggerne brani assieme al paziente e a volte basta stimolare la curiosità per veder fiorire l’interesse per testi che toccano emozioni universali, oggi come ieri. Ma, essendo “farmaci”, anche i libri hanno “effetti collaterali”? «Certamente - risponde Mininno -. I libri di auto-aiuto che promettono guarigioni lampo, ad esempio, sono pericolosi, perché illudono i pazienti di trovare per i loro problemi scorciatoie che non esistono. Tutt’altro significato possono avere i volumi che affrontano la condizione del paziente con chiarezza e senza false promesse. Bisogna essere cauti anche consigliando libri a chi potrebbe non essere capace di sfruttare in modo “creativo” le letture, finendo per vivere perennemente in un mondo irreale. Ci sono poi due generi di libri che non vanno mai prescritti, quelli violenti come gli horror o i testi di pseudo-erotismo, che di fatto sono pornografici. I primi soddisfano il gusto del macabro, ma non servono per affrontare l’aggressività nel paziente come erroneamente alcuni credono; i secondi si vendono per la loro carica di morbosità, ma non aiutano a ritrovare un equilibrio sessuale».
FIN DA PICCOLI - Non tutti i libri curano, insomma, né sono “buoni” per la nostra crescita interiore. Perché leggere fa bene anche quando non siamo malati, ma stiamo semplicemente cercando un testo (saggio o romanzo non fa differenza) che ci aiuti in un momento delicato dell’esistenza. In questo caso la scelta è più libera, ma secondo la psicologa, perché sia “giusta”, oltre ad affidarsi al consiglio di operatori esperti del settore (dai bibliotecari agli ormai quasi estinti librai), bisognerebbe “saggiare” il libro senza fermarsi al titolo, sfogliando qualche pagina per capire di che si tratta. Perché «la vita è troppo breve per leggere brutti libri», come recita il motto di due terapiste londinesi, Ella Berthoud e Susan Elderkin, che poche settimane fa hanno pubblicato una guida alla biblioterapia, chiamata The novel cure (“La nuova cura”, ma anche “La cura del romanzo”): per ogni caso della vita si potrebbe trovare un aiuto in testi più o meno classici; ad esempio, se si è perso il lavoro potrebbe servire la lettura di Bartleby lo scrivano di Herman Melville e se ci si sente sopraffatti dallo stress e dalla mancanza di ideali si potrebbe ricorrere a Tess dei D’Urbervilles di Thomas Hardy. Purtroppo, visto l’amore italico per la lettura, questi sono consigli che rischiano di non trovare ascolto, come sottolinea Mininno: «In Italia tutti scrivono e pochi leggono. Per favorire l’avvicinamento ai libri, tanto preziosi per il nostro benessere psichico e fisico, servono di più piccole esperienze, dai gruppi di lettura alle serate tematiche nelle biblioteche. Senza contare che i buoni lettori si allevano fin da piccoli, insegnando il piacere di un bel libro ai propri figli». 
Fonte: www.corriere.it

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"Leggere (o Sentir Leggere) fa benissimo ai Bambini"

Risveglio Edizioni. Libri di Federico Bellini e Ambra Guerrucci. Spiritualità, Meditazione, Cosmologia, Filosofia, Civiltà Extraterrestri, Ufologia, Pubblicare un Libro
Leggere fiabe e filastrocche a un bambino, meglio se è ancora molto piccolo, fa bene a lui e ai genitori. Lo dimostrano studi scientifici e numerose esperienze in Italia e all’estero. Come «Nati per leggere», il progetto nazionale senza fini di lucro con il quale, da più di dodici anni, pediatri e bibliotecari lavorano insieme per promuovere nei genitori la buona abitudine di leggere ai propri figli di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni....

Non per farli addormentare, ma per svegliarne la mente. «Una lettura ad alta voce, - afferma il dottor Michele Gangemi, past president dell’Associazione Culturale Pediatri e pediatra di libera scelta in Verona, - è in grado di “rapire” un bambino almeno quanto un videogame». Ma che cosa spinge i pediatri di libera scelta a mobilitarsi in forze, per un obiettivo che sembra più nelle corde di un educatore o di uno psicologo?«Perché leggere a un bambino ha effetti molto positivi sulla sua salute, sul suo sviluppo cognitivo ed emotivo. E quello di vegliare su tale sviluppo è precisamente uno dei compiti dei pediatri». In due parole, secondo studiosi di tutto il mondo, la lettura ad alta voce è una delle strategie di dimostrata efficacia per prevenire i problemi dello sviluppo e dell’apprendimento nel bambino. Non importa se il bambino abbia appena iniziato a stare seduto senza sostegno, se non abbia ancora detto “mamma”. Anzi, prima si comincia, meglio è. «L’efficacia della lettura ad alta voce in epoca neonatale, - spiega Michele Gangemi, - si fonda sulla teoria dello sviluppo precoce (Early Child Development). 
Nel bambino molto piccolo, lo stimolo a svolgere un nuovo compito (come quello di ascoltare, appunto) aumenta la sopravvivenza dei nuovi neuroni che si stanno formando: senza compiti, i nuovi neuroni svaniscono. E più il compito è difficile e ripetuto, più aumenta il numero dei neuroni "risparmiati". In pratica, sembra che esista una finestra temporale entro cui l’apprendimento di nuovi compiti può risparmiare i neuroni. È compresa fra prima e seconda settimana dalla nascita della cellula: più precisamente fra il 7° e il 14° giorno e corrisponde al periodo in cui la cellula neonata e non specializzata si differenzia in neurone, emette i filamenti (dendriti) che le permettono di "collegarsi". È così che il neonato diventa sensibile all’apprendimento». Una volta avvenuto il cablaggio, agire sulla plasticità dello sviluppo è ancora possibile, naturalmente, ma è molto più difficile. Ecco perché l’”evangelizzazione” delle mamme comincia dai reparti di maternità degli ospedali e viene proseguita dal pediatra di libera scelta. Con la collaborazione delle biblioteche cittadine, che si attrezzano per rendere possibile l’accesso di mamme e bambini. «A Verona, per esempio, presso il mio studio, è attivo un vero e proprio punto prestito, con la restituzione dei libri presso uno dei 12 punti specializzati delle biblioteche cittadine». Una volta cominciato, è importante continuare, perché un intervento sul piacere della lettura può avere un effetto positivo anche più tardi, fino ai sei anni di età. «È proprio questo il periodo in cui si forma la capacità del bambino di "immaginare", di costruire le immagini sotto lo stimolo della lettura, - dice Gangemi. - E in cui si struttura e si conferma il piacere della lettura. 
Aumentare lo spazio di ascolto, la capacità di costruirsi delle immagini, lo sviluppo della creatività e dell’immaginazione, I bambini, esposti più che in passato a stimolazioni tele-visive, tendono a elaborare meno immagini». Inoltre, la voce della mamma o del papà, e il tempo passato con il bambino (invece di parcheggiarlo davanti alla TV) creano un momento privilegiato e non sostituibile di relazione che fa bene al piccolo, ma anche alla famiglia. Ma c’è di più. «La capacità di leggere, scrivere e comprendere un testo (la “literacy”) fa bene alla salute ed è un indicatore di benessere riconosciuto, - conclude Gangemi. - Buoni livelli di literacy sono legati a un migliore utilizzo dei servizi sanitari e quindi a migliori condizioni di salute. Adolescenti con bassi livelli di literacy sono a rischio almeno doppio di andare incontro a comportamenti aggressivi e antisociali. E il numero di adolescenti in queste condizioni è, purtroppo, in continuo aumento”» 
È il circolo vizioso, che parte dall’incapacità di leggere e capire e, passando attraverso disagio, frustrazione e riduzione dell’autostima, giunge infine all’aumento del tasso di abbandono scolastico e del rischio di disturbi del comportamento. Un circolo vizioso che colpisce soprattutto i figli di famiglie in condizioni socio-economiche svantaggiate alle quali, prima di tutto, si rivolge «Nati per leggere». Luciano Benedetti.

venerdì 9 maggio 2014

DISINTOSSICAZIONE DA PSICOFARMACI COME FARE? CHIEDIAMO AI CARABINIERI!

LIBRO ASSASSINI IN PILLOLE DI PIETRO BISANTI 
http://pietrobisanti.blogspot.it/
Sembra strano ma a volte è possibile trovare le soluzioni ai nostri più angoscianti problemi proprio dove non ce lo aspetteremmo mai; da qualche tempo ho scovato sul web il blog di una persona fantastica, non è certo l'unica è chiaro, ma ritengo si tratti di un grande uomo che pur rivestendo una funzione pubblica si propone di aiutare tutti coloro che hanno problemi con gli psicofarmaci o comunque di natura psichiatrica in maniera del tutto gratuita fornendo validissimi consigli per sopperire a tali problematiche in maniera del tutto naturale!
Si chiama Pietro Bisanti è un carabiniere e non lo nasconde e chi avesse bisogno di un suo parere lo può contattare liberamente alla sua casella di posta elettronica sicuri di ricevere una risposta di spiccata professionalità.

Il suo blog ALIMENTAZIONE E SALUTE è colmo di materiale attinente all'argomento e, non da poco, c'è una sezione forum per scambiarsi le esperienze ed i consigli.
Insomma un ragazzo in gamba, che espleta questa attività paragonabile ad un vero e proprio lavoro in aggiunta a quello ufficiale, un enzima del cambiamento che auspichiamo da tempo inoltre da pochi giorni a terminato la scrittura del suo primo libro "Assassini in pillole: la psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere" prenotabile solo tramite richiesta diretta all'autore.

Personalmente credo che persone come Pietro facciano la differenza in questo mondo di totale indifferenza travestita da solidarietà, pertanto ritengo che chi si trovi in una situazione personale come quelle suesposte debba almeno dare un'occhiata a quanto a da dire questo tutore della salute psichica, starà poi ad ognuno valutare secondo i propri criteri la sua genuinità ed altruismo; io pur non conoscendolo direttamente lo stimo ed apprezzo il suo impegno verso chi spesso viene lasciato solo e in balia di pasticche diaboliche che invece di curare distruggono il corpo e la mente.
Le mie considerazioni ovviamente non è che abbiamo chissà quale valenza, ma se ci fosse bisogno di conferme di maggior spessore posto di seguito un articolo correlato di Valdo Vaccaro.

Marcello Salas


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ASSASSINI IN PILLOLE E BISANTIANI-VALDIANI IN CRESCITA ESPONENZIALE

LETTERA
MESSAGGIO DI UN UOMO VERO CHE PORTA A SEVESO LA DIVISA DI CARABINIERE
Carissimo Valdo, la presente semplicemente per ringraziarti dello spazio che hai voluto dedicare al mio libro. Il lavoro che c'è dietro è smisurato ma la scintilla che ha fatto partire tutto sei tu.
Non potrò mai e poi mai ringraziarti abbastanza. Con immensa stima.
Mar. Ord. CC Pietro Bisanti, da Milano

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RISPOSTA
COMPLIMENTARMI CON TE È IL MINIMO CHE POSSO FARE
Ciao Pietro, Non è solo una questione di complimentarmi con te, ricordando pure la tesina di un anno fa "Pensi male, mangi male, vieni curato male e diventi un mostro", pubblicata esattamente il 3/5/13. È che hai saputo passare dal pensiero all'azione con coraggio e determinazione tipica di chi svolge una nobile ed onorata missione, mettendo a rischio e a repentaglio il tuo stesso percorso professionale, con sprezzo del pericolo e delle insidie che si nascondono quando ci si esprime in piena trasparenza e onestà, quando si pubblicano le proprie ricerche nero su bianco.
ASSASSINI IN PILLOLE GIÀ DENOTA IL PIGLIO E IL CARATTERE
Il tuo testo merita riconoscimenti non solo sul piano nazionale ma anche fuori dai confini. Già il titolo "Assassini in pillole: La psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere", la dice lunga sul tuo carattere, la tua apertura mentale, il tuo spirito scientifico e la tua intraprendenza. Anche il tuo blog Alimentazione e Salute (www.pietrobisanti.blogspot.com) merita tutto il successo che sta riscuotendo.
NESSUNA RETORICA
Questa non è retorica, ma autentica stima per un giovane carabiniere con sulle spalle 20 anni di missione al servizio del paese e dei cittadini. Non ho bisogno di leccare nessuno. Mi hai già detto che non solo tra i tassisti di Milano, ma anche tra i carabinieri lombardi i miei libri circolano e vengono letti intensamente. Mi hai pure aiutato di tua spontanea volontà quando serviva farlo.
CHIAREZZA E SENSIBILITÀ SUPERLATIVE NELLE TUE PAROLE
Grazie per aver scritto a questo piccolo uomo e di aver voluto condividere la tua esperienza. E grazie per aver acquistato il mio libro. Ho bisogno dell'aiuto di tutti per portare avanti questo lavoro di informazione senza precedenti. Questa è una delle tue risposte a una lettrice semi-rovinata dagli psicofarmaci.
UNA MEDICINA CHE MERITA SPESSO DI ESSERE COLLOCATA NELLE SUE ORIGINI OSCURE E MEDIEVALI
Storie come la tua sono l'emblema della disfatta planetaria di una branca della medicina che dovrebbe tornare da dove è venuta, e cioè dal Medioevo. Antidepressivi SSRI, antipsicotici atipici, stabilizzatori dell'umore: un cocktail di farmaci da film dell'orrore e che solo un cieco potrebbe associare quali propedeutici per una guarigione. Ma come diamine si fa a guarire somministrando molecole chimiche invalidanti e infiltranti come quelle che stai assumendo? Ti hanno fatto ingrassare fino a 140 kg e hanno ancora l'ardire e la supponenza di volerti guarire?
IN NOME DELL'ARTICOLO 32 E DELLA LIBERA SCELTA SANITARIA
Come dico sempre, non sono un medico, non prescrivo nulla, non faccio diagnosi né curo alcuno, essendo io stesso un convinto sostenitore delle capacità autoguaritive del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità, e della completa inutilità e assoluta dannosità degli psicofarmaci tutti.
Hai a tuo vantaggio la consapevolezza che ti ha portato ad informarti e ad arrivare su questo blog. Ed esiste l'art. 32 della nostra Costituzione, che ti permette libera scelta nell'assumere o meno una terapia, a meno che tu non sia in regime di TSO, ovvero di Trattamento Sanitario Obbligatorio.
PER LORO PUOI RIMANERE UNA BALENA
Che fare quindi? Nessuno psichiatra si sognerebbe mai di scalarti nulla, visto anche il tuo curriculum vitae. Infatti, se combini qualche cazzata sotto farmaci, loro sono legalmente coperti. Mentre, se scali sotto loro direttiva e succede qualcosa, loro vanno nelle grane. Questo è uno dei motivi per cui difficilmente si trova uno specialista pronto ad assistere chi prendere psicofarmaci da molto tempo.
Quindi, per loro puoi rimanere una balena zombizzata, mentre tu, come ogni essere umano, meriti una vita degna di essere vissuta.
SCALAGGIO PROGRESSIVO E MIRATO DEI FARMACI
Ad una rivoluzione alimentare, deve seguire uno scalaggio lento, di un farmaco alla volta, dove si scala di solito prima quello più forte, quindi se si prede un antidepressivo e un ansiolitico, si comincerà con quest'ultimo, prestando massima attenzione ai segnali che il corpo ti invierà. Tale operazione andrebbe fatta in un ambiente amorevole e protetto, e la mia massima aspirazione sarebbe di poter fondare una clinica similare con medici coscienziosi e controcorrente, e so che ce la farò con l'aiuto di tutti. Ora, bisogna accontentarsi di quello che si ha, prendendo la salute nelle proprie mani, senza delegarla a nessuno.
SIAMO CONTRARI A SOSTANZE CHE UCCIDONO IL CORPO E ADDORMENTANO L'ANIMA

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