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martedì 26 luglio 2016

Colonna vertebrale: mal di schiena, sciatica, ernia al disco, scoliosi.

Colonna vertebrale: mal di schiena, sciatica, ernia al disco, scoliosi.
Premessa: l'eziologia delle cosiddette malattie, ovvero la causa delle reazioni di fisiologia speciale dell'organismo, è l'argomento che a un primo approccio richiama maggiormente l'attenzione sulle 5LB.
Oltre alle cause, però, è necessario osservare ciò con cui è molto importante, anzi fondamentale, avere dimestichezza, sia in termini di comprensione teorica, ma soprattutto in termini di valutazione dell'urgenza: la funzione dei tessuti coinvolti e la posizione dell'organismo all'interno del processo.
Queste informazioni non dimostrano nulla, ma forniscono strumenti precisi per permettere di essere verificate di persona.
Per i principianti sarà necessario leggere almeno le 5 Leggi Biologiche.


Il mal di schiena, la sciatica, l'ernia discale, la scoliosi, come tutte le condizioni che interessano i tessuti muscolari, cartilaginei e ossei, sono dirette dall'innervazione del midollo cerebrale (o sostanza bianca), e questi tessuti vengono quindi annoverati sotto lo schema embrionale del mesoderma recente.

Muscoli, cartilagini e ossa in Fase Attiva fanno necrosi e/o atrofia (senza sintomi), mentre in PCL gonfiano con edemi di riparazione (con sintomi e dolori) e proliferazione cellulare (con eccedenza).
La colonna vertebrale attraversa tutto il busto con funzione di sostegno, ma in base al movimento a cui è preposto, ogni gruppo di vertebre si attiva per affrontare gli ostacoli inaspettati della vita.

Ecco allora che, come abbiamo già visto, per le cervicali la percezione biologica che attiva la reazione fisiologica è "non sentirsi all'altezza".
Il dolore e i sintomi in quell'area si presentano quindi 1 o massimo 2 ore dopo la precisa percezione di "finalmente ce l'ho fatta, sono stato all'altezza" in un atto materiale, concreto.
Nel caso di sintomi cronici ci si trova, come sempre, in un loop di recidive che mantengono la condizione per lunghi periodi.

L'area della vertebra D1, con muscoli e cartilagini attigui, entra in Fase Attiva per un sentito di "dover abbassare la testa".
I dolori compaiono quindi dopo "essere riusciti a rialzare la testa"
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L'area delle vertebre D2 e D3 si attiva per il "non riuscire a portare un peso sulla groppa": sono le vertebre su cui poggia il giogo.
I sintomi si manifestano dunque in seguito a "sono riuscito a liberarmi di questo peso da portare", ovvero ci si è liberati con un atto concreto anche apparentemente piccolo, così i tessuti che erano sotto stress possono iniziare a ripararsi.

L'area delle vertebre dalla D4 alla D8 si attiva con una percezione di "mi sento chiuso dentro", senza libertà per la mia esistenza (stesso sentito cui fa riferimento frontalmente lo sterno).
Un improvviso dolore in quella zona è una soluzione (1-2 ore prima) di "ho ripreso il mio diritto di esistere".
Sintomi cronici o condizioni molto accentuate sono, lo ricordo, situazioni che perdurano in routine continue in cui si è in qualche modo incastrati.

L'area delle vertebre dalla D10 alla L2 corrisponde alla "groppa", e la reazione in Fase Attiva avviene quando "qualcuno mi salta in groppa, mi sottomette".
I sintomi compaiono proprio nel momento in cui "non riuscivo a sgropparmi di dosso quella persona, adesso ce l'ho fatta".

L'area delle vertebre dalla L3 alla L5 fino al Sacro risponde al non sentirsi valido come interlocutore, non ascoltato. Una percezione che si inserisce nel ruolo che una persona ha all'interno della società (lavoro, famiglia): sono le vertebre che permettono alla bestia di ergersi sulle sue zampe posteriori, ergersi di fronte al branco.

Mentre la L3/L4 riguarda una svalutazione più prettamente nel ruolo sessuale "non sentirsi validi come partner" (o chi è vissuto come tale), la L5/S1 riguarda un "non sentirsi valido come interlocutore", "non avere voce in capitolo", per esempio: "non mi ascolta mai, la mia parola non conta niente".

Un mal di schiena lombare improvviso appare dunque quando "finalmente ho avuto voce in capitolo, sono stato ascoltato".

L'area del coccige ha a che fare con un sentirsi sottomesso, "non essere riuscito a evitare di prenderla in quel posto".

La cosiddetta "sciatica" è dovuta nella maggioranza dei casi (analogamente al comune mal di testa), alla compressione dei nervi sciatici da parte degli edemi di riparazione (PCL) dei tessuti nell'area lombo-sacrale. Compressione che produce il dolore percepito lungo la gamba, spesso non statico ma come punti dolorosi che si spostano, in base al modo in cui il nervo viene compresso.

domenica 27 settembre 2015

Malattie dei bambini: il ruolo dei genitori

Michela e Davide sono sposati da vent’anni e per questioni di lavoro vivono lontano dalle loro rispettive famiglie, hanno 3 figli e godono di ottima salute, i loro più rilevanti problemi familiari iniziano quando un giorno la mamma di Michela si ammala e iniziano i via vai per accudirla e le relative preoccupazioni. Invischiati come sono nelle faccende e nelle tribolazioni relativi alla grave malattia della nonna, che si protraggono per diversi anni, Michela e Davide, senza volerlo e senza neanche rendersene conto, trascurano in parte il legame con i figli e riversano su di loro ansie e preoccupazioni dello spiacevole avvenimento.

Il secondogenito dopo qualche tempo comincia ad accusare dei problemi di mal di schiena a soli 10 anni! I coniugi sono perplessi e cominciano a preoccuparsi dell’accaduto vista la tenera età del bambino, iniziano a portarlo in giro per dottori vari e alla fine scoprono che il ragazzo ha anche una malocclusione mandibolare accentuata (sporgenza)  e quindi portano il figlio a visite periodiche dal dentista di fiducia il quale gli dice che il problema dentale determina spesso quei dolori alla schiena e che dovrebbero passare quando la questione dentale sarà risolta. Ai genitori viene comunque consigliato di aspettare prima di far apporre un apparecchio correttivo in quanto tale situazione potrebbe tornare alla normalità autonomamente.
Passa qualche anno e la situazione alla schiena non migliora quindi visto l’inerzia del dentista cercano altrove e trovano un altro professionista il quale gli consiglia di agire subito applicando un apparecchio dentale complesso che ripristini la grave situazione della mandibola(3^ classe) quindi si attivano con preventivi e informazioni in relazione a quanto devono applicare al figlio. Durante un sincero colloquio col nuovo professionista questi gli riferisce che la sua opera è mirata ai denti e che non assicura un miglioramento della schiena del ragazzo, cosa che lascia sconfortati i due genitori i quali giungono all’amara conclusione che per il problema della schiena non è stata trovata alcuna soluzione e quindi bisognava ancora cercare.

Nel tempo trascorso però si erano verificati altri problemi nella famiglia infatti il loro ultimogenito, di soli 3 anni, aveva dei seri problemi di linguaggio, non riusciva a pronunciare una sola parola, quando invece i suoi fratelli a quell’età erano già abbastanza loquaci, avevano quindi avviato un percorso di logopedia e molti altri controlli per scongiurare un ritardo mentale, che “ad occhio” non sembrava esserci; fortunatamente dagli innumerevoli esami e controlli emergeva che il piccolo aveva solo un rilevante ritardo nel linguaggio e nient’altro. Come se non bastasse il primogenito aveva iniziato ad avere grossi problemi a scuola ed avevano iniziato ad aiutarlo con costose lezioni private.

A seguito delle loro ricerche scoprono l'esistenza della Nuova Medicina Germanica ed avevano iniziato a comprendere i suoi principi di funzionamento giusto quanto bastava per convincerli, prima di procedere all’applicazione dell’apparecchio per i denti che avevano deciso di apporre, di tentare questa nuova strada, giusto per avere un’opinione diversa in merito ai problemi di schiena del figlio.

Dopo una ricerca riescono a prendere contatti con un consulente esperto di 5 Leggi Biologiche e chiedono un colloquio con lui per discutere la problematica ancora irrisolta del loro secondogenito. Il giorno dell’appuntamento si recano dallo specialista(non riconosciuto ufficialmente tale in Italia) il quale chiede di interloquire con i coniugi per meglio comprendere la condizione di salute del bambino, accomodati dinnanzi a questo signore con fare molto semplice i coniugi iniziano a rispondere alle domande che gli vengono poste e scoprono cose interessanti anche su di loro che neanche sapevano, infatti dopo pochissimi minuti Michela scopre(porta alla coscienza) che lei ha un problema col padre e che il suo diradamento del capo(dei capelli) dipende dal rapporto col suo papà. 
Si conclude la seduta, che sembrava essere quella da uno psicologo molto particolare, con il responso che la situazione che si era creata in famiglia sia per i figli che per i genitori era correlata con gli avvenimenti drammatici a cui avevano dovuto far fronte a causa della grave patologia subita dalla nonna e che in quell’istante, momento in cui la condizione della nonna si era regolarizzata, i componenti della famiglia stavano biologicamente riparando il corpo dal forte shock subito ognuno a suo modo.

I genitori quindi vengono portati a comprendere che il secondogenito aveva sofferto per il grave “peso” della situazione che si sentiva addosso(conflitto di svalutazione) e che gli aveva generato il sintomo del mal di schiena, mentre la sporgenza mascellare era da imputarsi alla contemporanea mancanza del “boccone” vitale che era da individuarsi nell’amore dei genitori e nell’armonia familiare(conflitto vitale). 
Nella stessa seduta apprendono anche le motivazioni attinenti ai sintomi degli altri due figli, tutte da ricondursi alla difficile situazione familiare che si era creata.

L’esperto di Leggi Biologiche in sintesi gli comunicava che la situazione familiare anche se problematica stava volgendo ad una risoluzione che avrebbe richiesto comunque del tempo per far tornare la normalità, invitando i coniugi a porre attenzione agli episodi della vita che in futuro avrebbero potuto arrecare nuovamente dei gravi squilibri nei figli e nella coppia.
Venivano comunque inviati a fare ulteriori accertamenti di natura olistica per avere altri pareri qualora lo avessero ritenuto necessario e rassicurati sull’iter in corso attinente alla situazione di ogni componente della famiglia con consigli ed esercizi per affrontare alcuni sintomi specifici e come ripristinare le vecchie situazioni ancora in sospeso nelle loro vite.

Michela e Davide hanno cercato di seguire tutti i consigli del consulente delle 5 Leggi Biologiche in quanto gli erano sembrati i più sensati ascoltati fino ad allora; finalmente avevano trovato la causa scatenante del mal di schiena del loro figlio e, senza cercarla, anche quella dei suoi problemi dentali, inoltre avevano ottenuto un quadro dettagliato sulle condizioni di salute di tutti gli altri componenti familiari, anche il loro stesso!

A distanza di circa 6 mesi da quel colloquio i problemi di schiena del loro secondogenito si erano dimezzati e quelli dentali incredibilmente risolti del tutto, il figlio grande aveva ripreso fiducia in se stesso ed a distanza di qualche anno anche il figlio piccolo aveva ritrovato la parola, pur con evidenti differenze con i bambini della sua età.
Oggi i coniugi, che comunque continuano a vivere una normale vita fatta di giornalieri intoppi e problemi, hanno meglio compreso il loro primario ruolo sulle patologie dei figli; continuamente verificano l’applicazione delle 5 Leggi biologiche (NMG) e lo stretto rapporto tra il loro vissuto e quello dei loro figli (es: la dermatite del loro ultimo nato ecc. ecc.). 
Non sono certo una coppia modello, ma ora sono più consapevoli della loro vita e della loro funzione ed importanza come genitori.

Testimonianza che sono stato autorizzato a pubblicare dai diretti interessati che ringrazio. Condivisione e ripubblicazione consentita.

mercoledì 13 maggio 2015

Quanto i pesi emotivi gravano sulla schiena?

Una lettura psicosomatica del mal di schiena può aiutare a comprendere le cause più profonde del disagio. I dolori e le malattie che ci affliggono sono il modo che il nostro corpo ha per segnalarci una condizione di malessere. Questo vale ancor di più per il mal di schiena se ovviamente escludiamo patologie specifiche di ossa, muscoli o articolazioni.

Il nostro organismo reagisce agli stimoli esterni in due modi, liberando ENDORFINA che crea vasodilatazione, rilassamento, e benessere, oppure liberando ISTAMINA che crea invece vasocostrizione e stress. L’istamina si deposita sul sistema nervoso della colonna vertebrale intossica fasce muscolari e nervi creando TENSIONE.

La zona della schiena dove viene registrata la tensione, il malessere viene denominata Metamero ossia una linea immaginaria orizzontali che attraversa la colonna vertebrale. Quando le emozioni vengono trattenute e non vissute diventano materia e la materia si manifesta in contrattura, tensione e inestetismo.

Per questo motivo quindi la Colonna Vertebrale è uno strumento di comunicazione, un campanello d’allarme che comunica alla nostra mente, attraverso la tensione, quando c’è qualcosa che va contro a ciò che sentiamo veramente, e quindi ogni volta che soffochiamo le nostre emozioni, ci trasmette un messaggio, invitandoci a riflettere: cosa mi vuol comunicare il corpo attraverso il dolore che avverto?
Importante è ricordare che se non diamo retta ai primi segnali, un dolore più o meno forte, il segnale diventa poi più forte: il semplice dolore si aggrava trasformandosi in un disagio più importante: artrosi, ernia o una disfunzione organica.

Emozioni e disfunzioni

Può capitare che se troppo rigidi, tesi, le vertebre perdono la loro normale mobilità. Questo causa una compressione alle terminazioni nervose, che va ad interferire così con la trasmissione dei segnali agli organi e ai tessuti collegati, provocando in tal modo dolori o disfunzioni.
Al contrario quando un organo soffre, trasmette al cervello un messaggio di dolore, che irrita le terminazioni alterandone la mobilità.

Nella Colonna Vertebrale si riflette quindi l’intero sistema nervoso di tutti gli organi

Ogni singola vertebra è collegata ad una specifica area corporea, o organo vitale (Polmoni, Cuore, Fegato Milza Pancreas, Fegato, Reni) ognuno dei quali è a sua volta correlato ad una emozione: 5 organi vitali 5 visceri abbinati 5 tessuti, 5 organi di senso collegati…
Ascoltato il messaggio, localizzato il dolore, chiediamoci quale emozione mi ha creato la tensione? Rabbia, la Gioia, La Riflessione, la Tristezza, la Paura?

Correlazioni disfunzioni ed emozioni

Comprendere dunque che quello che viviamo a livello psichico ha ripercussioni su ciò che proviamo a livello fisico indica anche che la possibilità di tornare in salute è nelle nostre mani. Ecco perchè porre dei limiti, comprendendo cosa siamo disposti a tollerare e cosa no, cosa siamo in grado, anche praticamente, di affrontare e cosa no è una parte importante del percorso di guarigione.
§       Cervicale E’ un dolore che consegue allo sforzo di “tenere la testa sulle spalle”, al tentativo di controllare emozioni e istinti. Spesso dipende da un sovraccarico di pensieri e contenuti mentali a discapito della dimensione emozionale e sessuale.
§       Dolore lombare
Non ce la fai più a sopportare qualcosa, un lavoro troppo gravoso, una responsabilità, un problema.
§       Discopatia
E’ segno di una rigidità eccessiva di fronte a quanto la vita ti riserva. Il disco schiacciato o che esce dalla sua sede esprime difficoltà ad adattarsi.
§       Colpo della strega
E’ il risultato del tentativo di bloccare desideri e pulsioni sessuali, che hai paura di vivere fino in fondo.


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sabato 4 aprile 2015

Curare i dolori articolari con i rimedi naturali

Dolori articolari: rimedi naturali e consigli utili

I dolori articolari sono un disturbo non legato a una particolare stagione dell’anno. In grado di colpire indistintamente sia uomini che donne, questo fastidio comporta una generale riduzione della capacità motoria e una evidente sintomatologia dolorosa localizzata presso l’articolazione colpita.
Vittima dei dolori articolari possono essere tutte quelle parti come ginocchia, gomiti, spalle, come anche articolazioni quali le dita. Pur non avendo una stagionalità precisa, alcune delle possibili cause di questa patologia fanno riferimento al periodo invernale: tra queste l’influenza, il freddo e l’umidità.
A originare questo tipo di dolori anche altre patologie o disturbi come artrite, artrosi, borsiti, traumi alle articolazioni o tendiniti. La strategia migliore come al solito è individuare con esattezza l’origine del problema, come la comprensione del fatto che il dolore sia o meno causato da un’infiammazione ai tessuti molli, così da poter scegliere la soluzione più efficace. Si consiglia al riguardo di fare affidamento al proprio medico curante per una diagnosi definitiva.

Rimedi naturali

Uno dei rimedi naturali più consigliati quando si tratta di articolazioni è l’artiglio del diavolo. Le sue proprietà sono note per i benefici apportati anche in caso di mal di schiena, artrosi e le sciatalgie. Si trova facilmente in erboristeria sotto forma di olio essenziale o come pomate e tinture utilizzabili direttamente sulla parte dolorante. Vista la presenza di alcune importanti controindicazioni è bene assumere questa pianta con accortezza ed evitando un sovradosaggio.
Arnica montana | Shtterstock
L’arnica montana è un’altra soluzione dalla natura molto consigliata per chi soffre di dolori articolari. Efficace nel trattamento di distorsioni, traumi e dolori muscolari, questa pianta è utilizzabile tramite impacco da realizzare con tintura madre in soluzione al 10-20% aggiungendo acqua e glicerina oppure acquistando il prodotto già pronto in erboristeria.
Un altro tipo di impacco utile per trattare i dolori articolari è quello a base di oli essenziali di camomilla romana (4 gocce), rosmarino (5 gocce) e lavanda (5 gocce), il tutto diluito in circa un litro d’acqua calda. Basterà una volta mescolato il tutto prendere un panno e immergerlo nella soluzione, tenendola poggiata dove serve finché non si sarà freddata. Da utilizzare fredda in caso di infiammazione e lasciare agire per almeno 20 minuti.
Continuando a parlare di impacchi altre soluzioni possibili sono l’impiego dell’argilla verde ventilata, da realizzare unendo a della polvere di argilla un quantitativo d’acqua sufficiente a renderla fangosa, ma non eccessivamente liquida. Una volta pronta va applicata con un panno caldo sulla parte dolorante e lasciata agire per un paio d’ore. In caso di infiammazione evitare il ricorso al panno caldo, come nel caso dell’impacco di oli essenziali, poiché potrebbe risultare controproducente.
A questo proposito occorre specificare come in caso di infiammazione dell’articolazione sarà necessario trattare la parte con del ghiaccio, mentre ad esempio contro reumatismi e umidità molto utile risulterà la terapia del calore.
Elder flowers/Fiori di Sambuco | Shutterstock
Se volete scegliere al posto dei rimedi esterni o comunque affiancare a questi alcuni infusi o decotti ecco alcuni suggerimenti. Molto importanti possono essere il sambuco e il salice bianco. Quest’ultimo in particolare rappresenta l’equivalente naturale dell’aspirina e come tale può risultare utile soprattutto contro le infiammazioni.
L’infuso di sambuco può essere preparato lasciando in infusione 4 cucchiai dei suoi fiori in un litro d’acqua bollente per circa 15 minuti. Filtrare e bere la tisana, meglio se mattina e sera. Maggiore attenzione dovrà invece essere prestata nell’assunzione di salice bianco, da assumere dopo i pasti e con moderazione, pena la diminuzione dei suoi benefici effetti.
Utile infine per il trattamento dei dolori articolari può rivelarsi anche la boswellia. Questa pianta contribuisce a rinforzare la cartilagine, parte integrante delle articolazioni.

Consigli utili

Assumere una corretta postura è uno dei primi consigli in caso di sofferenza alle articolazioni. Mantenere una posizione il più possibile naturale, ma senza che risulti troppo rilassata e scomposta. Qualora il disturbo non sia legato a un processo infiattivo è bene non immobilizzare la parte interessata, ma compiere leggeri movimenti per evitare un possibile irrigidimento articolare.
Un’attività regolare di stretching e yoga può inoltre aiutare a tenere le proprie articolazioni in allenamento riducendo il rischio che possano infiammarsi o cadere vittima di “colpi d’aria”. Evitare ambienti troppo umidi e coprirsi sempre il giusto: una folata d’aria fredda successivamente a un’eccessiva sudorazione può rappresentare un’ulteriore possibile fattore scatenante del dolore articolare.

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Dolori articolari e rimedi naturali

Da sempre l'uomo ha accusato dolori alle articolazioni ecco perchè i rimedi naturali contro questa problematica, fioccano, il dolore alle articolazioni è uno dei sintomi dell’artrite, il quale può essere causato da vari tipi di danni o condizioni delle articolazioni. Il dolore può anche essere causato dall’infiammazione della borsa sinoviale conosciuta come borsite. Le borse sono sacchi riempiti di liquido che fanno da cuscinetto morbido fra le parti in movimento, permettendo il movimento libero dei muscoli e dei tendini sopra le ossa.

Cause del dolore alle articolazioni

  • danni alle articolazioni
  • stiramento delle articolazioni
  • artrite
  • tendinite
  • borsite
I dolori alle articolazioni possono essere transitori o duraturi e in ogni caso comportano limitazione della capacità di movimento. Dolori molto persistenti possono essere sintomo di osteoartrite (tipo di artrite che colpisce le cartilagini che tengono assieme le articolazioni) o di gotta (causata da un elevato tasso d’acido urico nel sangue). Tra le cause più determinanti dei dolori alle articolazioni c’è sicuramente l’obesità. Il sovrappeso causa sovraccarichi e dolori cronici, per questo motivo è bene bilanciare l’alimentazione e mantenere l’elasticità dei muscoli tramite attività fisiche. Tra le preferibili si consigliano ciclismo, nuoto, pilates, yoga.

Rimedi naturali per i dolori alle articolazioni

  • un bagno caldo è altamente benefico nel trattamento dei dolori alle articolazioni
  • massaggiare l’area affetta con un olio qualsiasi dà sollievo dai dolori alle articolazioni
  • bere una tazza di tè ai semi di papaya sei o sette volte al giorno per due o tre settimane
  • per prevenire i dolori alle articolazioni mangiare uno spicchio d’aglio fritto nel burro
  • assuemere mezzo cucchiaino di polvere di curcuma con acqua calda almeno tre volte al giorno. È un buon rimedio anche per l’artrite
  • mangiare chapatti fatta con farina arrostita con burro schiarificato
  • strofinare le articolazioni con aceto caldo prima di coricarsi
  • fra i frutti, le banane sono considerate il migliore dei rimedi per le articolazioni poiché forniscono forza e lubrificano le articolazioni
  • assumere un cucchiaino di curcuma in latte caldo per curare tutti i tipi di dolore alle articolazioni
  • anche il succo di carote è un buon rimedio
  • bere 15 grammi di succo di bathu fresco ogni giorno, specialmente a stomaco vuoto
  • buoni risultati si ottengono anche con l’aceto di mele
  • due cucchiaini di aceto di mele e due cucchiaini di miele sciolti in un piccolo bicchiere di acqua calda possono dare un immediato sollievo
  • fare una miscela con olio di canfora, metil-salicilato, olio di eucalipto e mentolo e strofinare le articolazioni
  • bere un bicchiere pieno di acqua per la pulizia del corpo
  • alternare compresse di acqua calda e fredda sulle articolazioni
  • mescolare succo di carota fresco con parti uguali di succo di limone; assumere un cucchiaio ogni giorno
  • l’esercizio fisico aumenta la flessibilità e la forza delle ossa; fare esercizio in acqua per ridurre i dolori alle articolazioni
  • arricchire la dieta con oli ricchi di acidi Omega 3 e vitamine
  • mescolare due parti di olio di oliva extravergine con una parte di olio di kerosene; passare la mistura sulle articolazioni affette da dolore dà un immediato sollievo
  • un massaggio delicato con olio di Arthcare è consigliato per ridurre il dolore alle articolazioni, rinforzare i tessuti, lo scheletro e il sistema neuromuscolare, consentendo movimenti più agevoli delle articolazioni e dei muscoli
  • un massaggio delicato con olio di oliva, è economico e efficace
  • mescolare nella proporzione di un cucchiaino di olio di canfora e un cucchiaino di olio di girasole e massaggiare l’area affetta con questa miscela
  • vanno consumati soprattutto alimenti antiossidanti, quindi frutta e verdura. In particolar modo sono consigliabili le bietole, lo zenzero, le carote, gli spinaci, i cavoletti di Bruxelles, le rape rosse, le cipolle, il mais, i peperoni
  • l’assunzione di vitamina C è determinante, anche se alcuni sostengono che gli agrumi (arance e limoni) possano aggravare i dolori; ma la vitamina C è importantissima anche per guarire i dolori alle articolazioni. Può essere trovata anche in fragole, kiwi, lamponi, mirtilli, uva e meloni
  • è importante assumere una corretta postura quando si sta seduti, soprattutto al lavoro; una posizione ben eretta, non piegata, aiuta a far diminuire i dolori articolari.
Le cause dei dolori articolari possono essere diverse e non riguardano solo l’artrite. Esistono molti rimedi naturali che possono essere messi in campo per alleviare i sintomi e curare le cause di questo tipo di disturbo che spesso limita anche nei movimenti.


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I RIMEDI DELLA NONNA contro il DOLORE

I RIMEDI DELLA NONNA contro il DOLORE.
Hanno un fondamento scientifico?
Con il termine “rimedi della nonna” vengono etichettate tutte quelle cure provenienti dalla tradizione popolare che, attraverso l’utilizzo di sostanze di uso comune, venivano impiegate per risolvere o alleviare una serie di affezioni o piccoli incidenti domestici.
I benefici apportati da questi rimedi hanno fatto in modo che venissero tramandati fino ai giorni nostri. Oggi siamo in grado, attraverso i dati di letteratura e i numerosi studi scientifici, di interpretare il loro fondamento scientifico alla base della loro efficacia.

LOMBALGIA – SCIATALGIA

domenica 15 febbraio 2015

Mal di schiena: la vera causa

Maria Gabriella Bardelli
Il mal di schiena, sembrano tutti d’accordo, è una brutta bestia che perseguita molti di noi. Cerchi una soluzione definitiva al tuo mal di schiena?
La medicina convenzionale attribuisce (ammettendo candidamente di non saper bene spiegare perchè poi succede a qualcuno e a qualcun’altro no) la causa o eziologia del mal di schiena, o più scientificamente dorsopatia, principalmente a un eccesso di attività fisica (uno sforzo improvviso e inconsueto, uno stiramento o lesione) e/o all’invecchiamento.
Un breve articolo uscito qualche mese fa su La Stampa affermava quasi contro il senso comune che “non è colpa del clima, del vento, dell’umidità, delle precipitazioni e delle temperature anomale se avvertiamo il mal di schiena”. In genere infatti si dà piuttosto per scontato che  fattori esterni climatici siano causa del nostro mal di schiena.
Chissà che sia questo un piccolo passo verso il riconoscere che i fattori esterni, come il clima in questo caso, non sono la vera causa dei nostri sintomi?
 
Noi proponiamo un approccio olistico e integrato che consideri ancora una volta la persona come un tutto e non solo un semplice corpo fatto di ossa, nervi e muscoli

Alla luce delle chiavi di Ascolto Biologico possiamo osservare come la schiena e le sue ossa rispondano anche loro a un particolare sentito, che il dolore appartiene alla fase di riparazione e la domanda che possiamo porci quando iniziamo ad avvertire il mal di schiena potrebbe essere la seguente: è possibile che abbia sentito (finalmente) di esserci riuscito…?

Approfondiamo meglio.
Alla luce delle 5 leggi biologiche formulate dall’oncologo tedesco, il dottor Hamer, possiamo affermare che le vertebre e i muscoli della nostra schiena sono un tessuto del mesoderma recente, diretto da una parte del nostro cervello chiamata midollo celebrale.

Quando nella nostra vita viviamo una situazione in cui sentiamo di “non riuscire” in questo tessuto si attiva una riduzione a livello cellulare per quanto noi non avvertiamo sintomi, fino al momento in cui finalmente sentiamo “di avercela fatta” e a quel punto il tessuto entra in fase di riparazione, e quindi gonfia (hai presente quando prendi una storta e subito la caviglia gonfia?) ed è in questo momento che avvertiamo dolore.

Ma che differenza fa anche solo riconoscere che là dove sentiamo dolore non sta avvenendo nulla di male, il nostro corpo non sta impazzendo ma risponde semplicemente a una situazione di vita che ha risvegliato quel particolare sentito?

Con queste conoscenze sarà possibile riconoscere la vera causa del mal di schiena affinché la persona possa non averne più bisogno e vivere meglio. E comprendere sulla propria pelle che nulla avviene per caso. Nulla.
Va anche detto che dire “mal di schiena” è una definizione molto generica perché, nonostante tutta la schiena risponda al sentito di “non riuscire”, ogni sua parte, dal coccige fino su alle prime vertebre cervicali rispondono ciascuna a un sentito specifico. Allo stesso modo non è un caso se il sintomo si manifesta a sinistra, a destra o da entrambe le parti della spina dorsale.

Nel mio libro “La guarigione è dei pazienti” troverai un approfondimento rispetto al sentito specifico che attiva ogni particolare area della nostra schiena (spina dorsale, vertebre, muscoli)
Ancora una volta non possiamo che riconoscere quanto il nostro corpo sia saggio, sperimentare che ogni sintomo ha un senso e ci porta un messaggio e che se fa male è perché abbiamo male, c’è qualcosa nella nostra vita che ci fa male.

sabato 9 agosto 2014

IL SIMBOLISMO ASTROLOGICO DELLA COLONNA VERTEBRALE

La Scala d’Oro
Sin dall’antichità la colonna vertebrale venne associata alla simbologia dell’Albero in cui scorre la linfa vitale. Anche il corpo dell’uomo viene descritto nei testi sacri come un Albero, il quale, a livello ontologico, è rovesciato possiede perciò le radici in cielo e i rami in terra. Il tronco è la parte mediana che unisce il cielo alla terra, i pensieri all’azione. In questa parte mediana si trova la Colonna Vertebrale, bacchetta sapienziale associata allo strumento magico e trasmutatorio con cui magi e sacerdoti in tempi antichi compivano miracoli e prodigiose guarigioni.
Ognuno di noi possiede questa bacchetta magica, canale in cui scorre l’energia vitale dell’essere umano e il cui flusso è accordato in base alla capacità di ognuno di sapere vivere i differenti piani esistenziali con coscienza e saperli sapientemente integrare tra di loro.

Attraverso le successive esperienze del corpo fisco liberiamo questa energia vitale che scorre dentro il nostro Albero e il cui flusso è paragonabile a un fiume dorato e luminoso che sgorga dalle viscere della terra.
Questo fiume, fonte di pienezza, vitalità e godimento per l’essere umano, è il midollo spinale che scorre all’interno della colonna vertebrale nella parte mediana del nostro albero corporeo.
Le ultime diramazioni del midollo spinale si trovano a livello delle vertebre lombari per perdersi definitivamente nella regione sacrale coccigea.
Fino ai primi tre mesi di vita questo fiume di energia scende dalla testa, dove trionfa in una corona raggiante (VII chakra), fino al coccige. Dopo questo stadio, dilatandosi il canale midollare, risale fino alla seconda vertebra lombare dove pone il suo limite definitivo.

Il midollo spinale deposita dunque, a quest’epoca, una memoria ancestrale alla base della colonna vertebrale, un “segreto” che darebbe nome al sacro e alle vertebre sacrali!
All’ombra delle acque uterine nasce la vita del corpo, all’ombra delle vertebre sacrali nasce la nostra vita cosciente attraverso lo sviluppo della sessualità, poiché ogni tappa lungo questo asse di mezzo, che costruisce il nostro equilibrio, la nostra indipendenza e rettitudine, è altresì una tappa nell’esistenza umana e nella crescita della sua coscienza universale.
La zona sacrale in cui il midollo svanisce è anche l’inizio della vita adolescenziale per l’essere umano, il luogo dove si costruisce il primo “io” separato dal sé parentale.

Le vertebre sacrali e le vertebre lombari, che vengono forgiate simbolicamente in questo periodo, non sono visitate dal “fuoco divino”se non tramite una memoria segreta sigillata nelle ultime quattro ossa della regione coccigea: la notte da cui l’uomo proviene contiene il segreto del suo nome e del suo cammino terrestre e universale. Il numero quattro è sempre simbolo di un arresto di un’inversione dall’esterno all’interno, che sia prigione, prova, protezione domestica, tomba o tempo di preparazione questo arresto rappresentato dal quattro è matrice e poi scoperta nell’uomo del proprio essere divino. Il coccige costituisce la prima porta che ci conduce all’esistenza fisica e ci dona la capacità di sopravvivenza. Il quattro si unirà al tre numero, la scoperta divina, nel percorso delle 12 vertebre dorsali e il quadrilatero rappresentato dal tronco sarà allora il luogo d’attesa dove l’uomo sperimenta e forgia la capacità creativa liberata nella regione sacrale.

Questo seme di fuoco maturato nelle viscere della terra e fatto crescere nella fornace del quadrilatero dorsale, diverrà il frutto da cogliere lungo l’ultima tappa rappresentata dalle vertebre cervicali. Il numero sette è il numero della perfezione perché è indivisibile e non ha multipli nei primi dieci numeri, per questo da sempre associato alla divinità, all’essere che si compie in virtù delle proprie potenzialità.
La colonna vertebrale si prefigura quindi come Albero della Vita perché il suo fine ultimo e il suo vero utilizzo trascende la dualità delle conoscenze umane: lungo questo canale si conciliano le antinomie, si oltrepassa il paradosso, ogni tappa è una conquista interiore, equilibrio, centro, energia pura non sottomessa ai contrasti, ogni porta è vitalità che cresce, benessere, intelligenza che si lascia penetrare e che rende di nuovo all’uomo la sua vera natura universale e divina.

Il simbolismo astrologico
La colonna vertebrale è da sempre legata alla polarità Sole-Luna/Saturno.
Insieme questi tre pianeti rappresentano tutti e quattro gli elementi della tradizione esoterica e possiamo dire che siano in un certo senso alla guida delle energie, espresse sotto varie forme e simbologie, di questi elementi. La Luna è essenzialmente matrice dell’Acqua, creatrice e distruttrice di ogni forma di vita che nasce e muore nel segreto e nel silenzio del mondo sub-acquatico. Il Sole è fonte di luce e calore, espressione della divinità identificata col Fuoco.

L’Acqua e il Fuoco insieme sono espressione di vitalità, energia, fluire inarrestabile del flusso vitale. Dall’interazione di questi due elementi la vita materiale prende coscienza, espressione e movimento.
L’energia propulsiva di questi elementi è incanalata e spinta verso la crescita dalla Terra e dall’Aria.
Alla guida degli elementi Terra e Aria troviamo Saturno il principio cristallizzatore, condensatore, raffreddante e conservatore che si pone come polo opposto e complementare al fiume vitale costituito dalle energie dell’Acqua e del Fuoco, della Luna e del Sole.

La struttura ossea della colonna vertebrale è governata da Saturno e costituisce un canale per la forza vitale che vi fluisce all’interno: il midollo spinale e le sue innervazioni. Questo fiume che scorre all’interno del condotto vertebrale è uno e duplice: in esso si alternano, si combinano e si equilibrano le correnti energetiche positive e irradianti rappresentate dal Sole e dall’elemento Fuoco e quelle negative e coagulanti rappresentate dalla Luna e dall’elemento Acqua. La simbologia dell’Albero bene esprime l’alternarsi di queste forze all’interno dei processi della natura: la vita che perennemente scorre aldilà del manifestarsi delle stagioni.

martedì 8 luglio 2014

VERTEBRE e RICORDI DOLOROSI – Le nostre ossa somatizzano i traumi!

Esiste anche una memoria extracranica, come anticipato in modo illuminante da Giuseppe Calligaris

“…guarda bene la colonna per conoscere la causa della malattia…” Ippocrate


Le “placche cutanee” e la loro “memoria”
Dal 1996 mi dedico assiduamente allo studio e all’indagine di particolari punti cutanei, collegati alla memorizzazione di eventi stressanti, e che sono localizzati sui versanti laterali dei processi spinosi delle vertebre. Si tratta di 24 coppie di punti (o meglio “placche cutanee” come specificherebbe il prof. Giuseppe Calligaris ), scaglionate dalla prima cervicale alla quinta lombare con esclusione del segmento sacrococcigeo. Questi stessi punti sono perfettamente sovrapponibili ai cosiddetti punti Fuori Meridiano, denominati HuaTuojiaji, molto conosciuti in Medicina Tradizionale Cinese.

Quale meraviglia nascondono queste placche spinali? La risposta risiede nella capacità di questi punti di attivarsi in relazione ad accadimenti dolorosi, di registrare cioè gli effetti di esperienze stressanti secondo un preciso modello temporale. Si tratta di una rivoluzionaria ipotesi cronobiologica, densa di ricadute sul piano clinico. La nostra prima riflessione è la seguente: se è plausibile l’esistenza di queste placche spinali, che registrano segnali a carattere traumatico, questo porta a pensare che esistano mappe neurali della nostra memoria autobiografica oltre i limiti dei confini cranici. In altre parole possiamo immaginare che perlomeno anche le strutture nervose spino-midollari possano in qualche misura codificare la registrazione di eventi a connotazione traumatica. Non dimentichiamo inoltre che le strutture spinomidollari (il midollo spinale, per intenderci) rappresentano, sul piano filogenetico, le architetture neurali più arcaiche in senso assoluto, compatibili in questo senso con una forma di “Memoria” meno sofisticata, ma più stabile, perché stratificata in milioni di anni di evoluzione biologica.

Il linguaggio, con cui si esprime questa particolare forma di memoria, è ovviamente un linguaggio “non-verbale”, esplicitato attraverso i meccanismi dei riflessi e della sensibilità. Possiamo quindi definire le strutture spinomidollari come la sede elettiva della “memoria archicorticale”, in contrapposizione con la “memoria paleocorticale” del sistema limbico e con quella “neocorticale” della corteccia cerebrale.
Le nostre “memorie”
Sotto il profilo neurofisiologico il midollo spinale insieme al tronco encefalico rappresenta una fondamentale via di comunicazione degli stimoli e delle informazioni fra la periferia (cute, visceri, apparato locomotore, etc.) e il centro (centri nervosi superiori endocranici) e consente il corretto svolgimento delle nostre attività automatiche e istintuali. Presiede in altre parole al normale funzionamento della nostra vita vegetativa (controllo della respirazione, della frequenza cardiaca, del ritmo veglia-sonno, etc.). MacLean ha denominato “cervello rettile” (reptilian brain) questa porzione del nostro sistema nervoso, perché sostanzialmente simile a quella dei rettili, differenziandolo dalle strutture superiori endocraniche come il sistema limbico, il cosiddetto “cervello emotivo” (mammalian brain) in comune con gli altri mammiferi e gli uccelli, e la porzione più evoluta, la neocorteccia.

La memoria rettiliana e il ricordo dei traumi
Tornando al tema centrale di questo articolo, le indagini da me svolte fino a oggi sul cosiddetto “cervello rettile”, hanno rivelato la possibile esistenza di precise mappe neurali, che agiscono in relazione ad eventi stressanti sulla base di una matrice temporale. In altre parole si tratta di mappe neurali extracraniche collegate alla nostra memoria autobiografica.

Quanto avviene nel corso della nostra esistenza viene così registrato non soltanto nelle aree cerebrali, ma anche in quelle spinomidollari. Ma di quali eventi si fa carico la nostra memoria “rettiliana”? Di quelli relativi ai giorni spensierati e felici della nostra giovinezza o quelli di un lieto evento come il primo amore, la nascita di un figlio, una importante promozione scolastica, un successo lavorativo? No, la memoria “rettiliana” registra in profondità quegli eventi, che abbiamo percepito come minacciosi per la nostra integrità, attivando processi di tipo inibitorio. Il cervello rettiliano prende il sopravvento, perché il suo arcaico codice evolutivo gli impone soltanto di conservare l’individuo e quindi la specie.

La profonda stratificazione di informazioni legate a eventi connotati come “dolore”, “pericolo”, “minaccia”, “separazione”, “allontanamento” o “perdita”, consente di ricordare in modo non-conscio una precedente esposizione, per poterla evitare. L’ingestione innocente di attraenti bacche rosse si può tradurre per l’ominide di un milione di anni fa in una esperienza dall’esito mortale. La fortuita sopravvivenza a questo evento ha il preciso scopo di attivare una reazione di evitamento, ogni qualvolta si venga a contatto con le micidiali bacche rosse. Ricordare l’evento a più livelli, coscienti e non, incrementa statisticamente non soltanto la possibilità di evitare quel particolare tipo di esperienza, ma in ultima analisi la sopravvivenza di quell’ominide, del suo clan e della sua discendenza.

In ultima analisi il nostro cervello rettile contiene una particolare memoria di allarme, che si riaccende prontamente quando il corpo percepisce una vera o presunta riesposizione all’evento traumatico. La reingestione accidentale di bacche rosse simili per forma e colore, ma non tossiche, tenderà a riprodurre nell’ominide una sintomatologia analoga (anche se in scala ridotta) a quella sofferta al primo contatto. La riproduzione dei sintomi simili alla prima esposizione sono innescati in modo automatizzato dalla cosiddetta memoria di allarme del cervello rettile e hanno verosimilmente lo scopo di salvaguardare l’integrità fisica dell’individuo, cortocircuitando l’intenzionalità decisionale della nostra corteccia cerebrale (decidere se ingerire o meno le bacche rosse).

Diversificazioni del processo traumatico
Nel corso della nostra lunghissima evoluzione e della progressiva sofisticazione dei nostri circuiti cerebrali superiori, abbiamo via via potenziato la capacità di elaborare pensieri di tipo astratto. Le fonti di possibile minaccia si sono anch’esse virtualizzate, passando dall’esposizione tossica alle bocche rosse, alla esposizione traumatica di una bocciatura scolastica, di un mobbing strisciante in ambito lavorativo, di un ingiustificato licenziamento, di un divorzio e di altri eventi. Siamo inoltre esposti di continuo ad una serie infinita di microtraumatismi emozionali, che oltrepassano la soglia di coscienza e di cui non siamo apparentemente consapevoli. La memoria di allarme del nostro cervello rettile registra non soltanto gli effetti di eventi evitabili come l’accidentale ingestione di bacche velenose, ma anche gli esiti di esperienze inevitabili come il lutto.

L’irreversibilità di un trauma, come la separazione definitiva dai propri familiari, può determinare sofferenza non soltanto nello spirito, ma anche nel corpo. E’ in grado di attivare processi di natura patologica, che minacciano l’integrità dell’individuo. Allo stato attuale delle ricerche è difficile comprendere perché anche questi ricordi potenzialmente pericolosi per la nostra personale sopravvivenza vengano stratificati nei circuiti spinomidollari della nostra memoria di allarme, se invece il suo preciso scopo sarebbe quello di garantire la difesa della nostra integrità. Nel caso specifico dei traumi da lutto, peraltro così frequenti nella vita dei nostri antenati per le ridotte aspettative di sopravvivenza, potrebbe aver potenziato inconsapevolmente il ricorso alla procreazione, non solo per soddisfare le istintuali modalità riproduttive che ci legano agli altri mammiferi e non solo per rimpiazzare in modo opportunistico i membri familiari deceduti, necessari al sostentamento del clan. Ma la finalità della procreazione in mammiferi così evoluti (forse) come gli essere umani, potrebbe essere anche quella di antidotare il terribile dolore del distacco dai nostri congiunti e garantire in questo modo la conservazione delle nostre memorie attraverso la discendenza.

Punti spinali ed epoche della vita
La finalità di questa lunga introduzione è comprendere se sussista la possibilità di interagire positivamente con i dispositivi della nostra memoria rettiliana, per bilanciare gli effetti tossici delle esperienze traumatiche, a cui siamo esposti nel corso della nostra esistenza. Come ho spiegato all’inizio, abbiamo la possibilità di comunicare in modo sostanzialmente diretto con i dispositivi della nostra memoria rettiliana, accedendo ai punti cutanei di proiezione spinomidollare.

Si formula l’ipotesi, avvalorata sul piano clinico, che ogni punto spinale corrisponda ad una precisa epoca della vita secondo un ciclo ripetuto di 60 anni che parte dalla prima cervicale. In senso craniocaudale la numerazione scende di una vertebra per anno anagrafico (ad eccezione del tratto cervicale) per giungere alla quinta lombare, che corrisponde al periodo dei 30 anni. Poi si compie un giro di boa in senso ascendente per chiudere il ciclo al 60° anno di vita sulla prima cervicale.

Un trauma (lutto, separazione, trauma fisico, etc.) in un certo periodo della nostra esistenza si stratifica su una precisa area, che resta dolorabile anche a distanza di anni. Questi punti spinali possiedono perciò la meravigliosa facoltà di registrare il Tempo della nostra vita, così come gli anelli concentrici della sezione di un tronco documentano l’intero ciclo biologico di un albero. Le verifiche cliniche hanno dimostrato che questi punti temporali possano essere identificati in base alla dolorabilità delle singole vertebre alla digitopressione. Inoltre possono essere eccitati mediante picchiettamento spinale (spinal tap) con il martelletto neurologico e produrre così riflessi nervosi a distanza (sensazioni di caldo e di freddo, orripilazione cutanea, parestesie agli arti, ripercussioni viscerali, etc.) nei distretti somatici, colpiti dagli effetti di un traumatismo emotivo o fisico.

La risposta corporea è totalmente autonoma da possibili arrangiamenti corticali, perché viene generata in modo diretto dalla eccitazione di precise aree riflesse delle strutture spinomidollari. Il riflesso viscerale avvertito in sede gastrica dal paziente dopo stimolazione della seconda lombare (27° anno di vita), corrispondente alla morte del padre per carcinoma gastrico, è un riflesso del tutto nuovo rispetto alla nota segmentazione metamerica (le radici spinali della 2° lombare non innervano infatti lo stomaco). Quale nuovo e misterioso riflesso si è attivato? Si tratta forse di una sensazione soggettiva casuale? Il riflesso generato dai dispositivi “rettiliani” corrisponde ad una precisa mappa neurale extracranica, che contiene dati temporali (il 27° anno di vita) e informazioni viscerali (lo stomaco) come esito di una esperienza traumatica. Le prove sui punti spinali consentono abilmente di cortocircuitare pericolose intromissioni delle strutture e dei circuiti corticali, in grado di generare risposte devianti. Il paziente potrebbe infatti spiegarmi in assoluta buona fede di aver superato totalmente il trauma per la morte del padre.

La verifica diagnostica, ottenuta mediante l’eccitazione dei circuiti spinali, è densa di ricadute sul piano clinico in generale, ma anche su quello specifico della terapia. Queste singolari porte biologiche di accesso temporale sulla colonna ci consentono di intervenire sugli effetti di queste memorie disturbanti, per poter ripristinare l’equilibrio. In che modo? Semplicemente concentrando la nostra azione terapeutica su queste aree cutanee. Si può intervenire con l’agopuntura, la digitopressione locale (Shiatzu sui punti di Hua Tuo), l’applicazione di magneti (osservando le opportune precauzioni), la cromopuntura, il micromassaggio con olii essenziali e Fiori di Bach (floripuntura spinale secondo Di Spazio). A prescindere dalle modalità di intervento, ho denominato questa metodica AgeGate Therapy, per sottolinearne la stretta connessione con la dimensione del Tempo.

A conclusione di questo articolo, desidero riportare una bellissima frase del prof. Giuseppe Calligaris, insigne neuroscienziato, che mi ha guidato in questa difficile, ma esaltante avventura e che afferma in uno dei suoi innumerevoli scritti “…il nostro corpo è uno specchio fedele del nostro spirito, e questo di quello…”.
Placche spinali ed esperienze terapeutiche

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