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venerdì 14 febbraio 2020

Tu pensi davvero?

Tu pensi davvero?

Si fa largo uso del verbo “pensare”.
Largo e spesso completamente inappropriato.
Pensare non significa ripetere un pensiero altrui. Pensare non significa aver sentito un pensiero in TV, o letto da qualche parte, e farlo proprio. Quello si chiama condividere pensieri, nella migliore delle ipotesi. Noleggiare pensieri, nella peggiore.

Pensare significa elaborare per conto proprio dei dati. Cercare e proporre uno schema, una relazione tra elementi. Ricordate la Settimana Enigmistica? La rubrica “che cosa apparirà” offre una buona rappresentazione di cosa significhi pensare: prima hai tanti puntini. Poi li unisci e ne esce un disegno: quello è pensare. Unire dei puntini disegnando uno schema. Solo che i puntini devono essere senza numeri, sei tu a decidere quali unire, in che modo unirli. Se hanno i numeri sopra, il disegno che esce sarà lo stesso per tutti. Allora non state pensando, state ubbidendo a un pensiero già disegnato per voi.

_in COSA SEI LAUREATO?
Non fatevi fregare dall'alibi del “non ne sai abbastanza”. La scemenza arrogante che solo chi ha una laurea in una materia possa parlarne. La conoscenza di un argomento varia solo il numero di puntini disponibili. Più informazioni hai su una questione, più puntini puoi giostrarti nel creare i tuoi disegni su quell'argomento. Una persona molto informata avrà tanti puntini, una che ne sa pochissimo ne avrà pochi, ma questo non cambia di una virgola la possibilità di unirli secondo schemi originali, non limita la capacità di pensare. Certo, chi ha più elementi da considerare, più dati, più informazioni, potrà creare disegni più elaborati, complessi, più grandi e dunque anche più precisi. Così come, chi ha degli elementi “falsi” sottomano, potrà disegnare schemi che risultino “falsi” a loro volta. Ma il processo di elaborare, quello resta il vero motore del pensiero. Quando c'è quello, c'è un essere senziente che sta pensando per davvero. Senza quello, qualsiasi numero di informazioni si includano, non stiamo pensando, stiamo solo noleggiando pensieri altrui.

Il dramma è che quando parlate di una guerra, di religione, di politica, di vaccini, di storia, di sesso o amore o sport o qualsiasi altro argomento possibile, nel 99% dei casi non state pensando, state noleggiando pensieri altrui. State seguendo puntini numerati da altri per voi. E credete anche di stare pensando.

_a SCUOLA DI NOLEGGIO
Questo è l'inganno tragico di questa epoca: un inganno nato nelle scuole, quando dalla educazione nozionistica si è passati alla educazione critica. Si riteneva - immagino in buona fede - che passare dal fare imparare e ripetere “dati” a memoria al fare studiare “pensieri elaborati” si sarebbe stimolato il processo di elaborazione stessa. Invece è accaduto qualcosa di tremendo: gli studenti si allenano a imparare e adottare pensieri già fatti da altri come fossero pensieri propri. Quando vengono interrogati, non viene loro chiesto “cosa ne pensi della guerra di secessione” né “cosa pensi che volesse dire Leopardi in questa poesia”, gli viene chiesto cosa ne pensa quello storico, cosa ne pensa quel critico. E lo studente deve ripetere quello, un pensiero altrui, già fatto e finito, come fosse proprio.

Questo facciamo nelle scuole: alleniamo i giovani a noleggiare pensieri precostituiti. E inevitabilmente poi continuano a farlo per tutto il resto della vita.
Quando sentono di un evento in televisione, o dai giornali, o da internet, aspettano di leggere “che opinione noleggiare”. La risposta viene ricercata nello stesso "luogo mentale" (o “fonte” se preferite) della domanda stessa. E così il pensiero diventa solo una parodia di se stesso, nessuna effettiva elaborazione, un mero "noleggio".

_come TI PERMETTI DI PENSARE?
E a questo si affianca, inevitabilmente, la sanzione sociale per chi invece davvero cerchi di elaborare, di pensare in modo autonomo, perché diventa immediatamente una "minaccia". Il pensare autonomo, indipendente, originale, inizia di conseguenza ad essere osteggiato, deriso, aggredito.
- "ma tu questa idea dove l'hai letta?"
- "veramente la ho pensata io"
- "ah sì? e chi ti credi di essere per poterla pensare da solo?"

Questo è il lato più spaventoso di questa epoca di pensiero noleggiato. Il pensiero indipendente, originale, diventa un crimine.

Il cervello lo abbiamo tutti, possiamo tutti elaborare dati. Non lo facciamo solo per pigrizia, per timidezza, per paura di sembrare arroganti o strani. Perché ci hanno inculcato in testa che creare pensieri nuovi è roba per gente speciale, filosofi o scienziati o grandi statisti. Gente che la sa lunga, gente che viene incensata dai media.
E si arriva al completo paradosso quando, nei social, osservi qualcuno di questi “eletti”, siano essi Scienziati o Filosofi o Politici o anche soltanto conduttori di un telegiornale, che si arrogano il diritto di deridere i propri commentatori quando essi esprimano un pensiero nuovo, diverso dal loro, diverso dal coro dei “pensieri legittimati”.
Il massimo del paradosso è proprio quando si tratti di un conduttore di telegiornale, cioè quello strumento che per definizione diffonde a noleggio quotidianamente pensieri di massa su ogni tipo di materia possibile. Della serie: sono io che spaccio cosa si deve pensare e come si deve farlo, se provi a farlo “in proprio” mi fai concorrenza e mi tocca “blastarti” pubblicamente, che sia di lezione a chiunque altro abbia la tentazione di elaborare un pensiero proprio e divergente.

Non dobbiamo vergognarci di pensare. Devono vergognarsi coloro che non ne hanno il coraggio, coloro che usano il cervello come una fotocopiatrice, coloro che vivono come degli zombie aspettando un pensiero precotto nella ciotola per farne il loro *finto* pensiero quotidiano.

Pensare è tutto ciò che ci rende umani. È la più preziosa delle nostre facoltà.
Non sprecatela.

Stefano Re 2017 - https://sfero.me/article/pensi-davvero

vedi anche:

domenica 10 luglio 2016

L’ANIMA DEI CRISTALLI NON è DIVERSA DALL’ANIMA DELL’UOMO

L’ANIMA DEI CRISTALLI NON è DIVERSA DALL’ANIMA DELL’UOMO di Yerason Jenil (Florentina)

Amate anime, vi porto ora in un viaggio negli universi dei cristalli, solo un piccolo sguardo per farvi notare la grandezza Divina che c’è in loro, che non sono animati come voi, ma il Creatore Padre/Madre ha dato ai cristalli una bellezza che è parte della vostra bellezza, è come un vestito che non vedete ma che vi copre interamente.

Nella costituzione dei cristalli è racchiusa un’intelligenza che viene trasmessa all’anima dell’uomo attraverso la sintonia, mettervi in sintonia con la frequenza di un cristallo è come mettervi sulla giusta onda dell’ascensione del proprio spirito. Osservate ciò che un cristallo trasmette con la sua conoscenza raccolta da oltre i tempi, con i loro colori riflessi dai Raggi del tempo e della Nuova Era, sempre splendenti.
Nelle loro forme naturali e nelle loro frequenze producono onde vibrazionali che sono musica per le cellule, sinfonie di note scritte nel Cuore del Creatore.
Voi raggiungete lo stato cristallino del vostro essere e sempre più venite a contatto con la Madre Terra, questo richiama anche le frequenze di tutti i cristalli della terra, piramidi comprese.
I cristalli assorbono l’energia nella loro “materia” attraverso le radiazioni elettromagnetiche e le distribuiscono su un piano di frequenze che risuona anche oltre lo spazio/tempo, dove gli atomi si infrangono nei colori degli Choan.
 
Quando voi alzate le frequenze, i vostri cristalli che avete in casa, vi rispondono attraverso il cambio direzionale ed avviene uno scambio energetico dei fotoni tra voi e loro, aldilà della materia.
Un cristallo possiede esattamente come tutti voi una Cellula Primitiva che mantiene la memoria di un Intelligenza Viva del Creatore, attraverso di esso, vive, nel battito universale tra luce e musica e gruppi di struttura matematica. Un solo cristallo emana decine di migliaia di raggi diffratti in una complessità infinita di reti.
 
Nei loro sette sistemi cristallini, donano guarigione ai sette chakra, porte del vostro corpo; attraverso le frequenze che emanano, fanno vibrare l’acqua in voi alla frequenza della loro memoria infinita combinata con le porte giuste che vi permettono di accedere oltre l’infinito. Attraverso i loro codici matematici, avendo subito un’alchimia millenaria, hanno il potere di attivare i codici in voi, aiutano a sgretolare la materia pesante del pensiero statico in ogni sua forma vibrante come emozione.
Molti sono i cristalli che appartengono per costituzione direttamente a questa terra, dando il loro contributo insieme ai raggi solari della vostra galassia e ai raggi dei soli dell’universo. Ma la loro vibrazione alta serve alla terra, all’ascensione della Nuove Terra, i cristalli stessi trasmutano la costituzione attraverso una nuova alchimia, per essere trasportati sulla Nuova Terra in forma trasmutata ancora più leggera sia di materia che di “spirito”, ovvero lo spirito nel caso dei cristalli lo si intende come luce/frequenza/onda.
 
I cristalli hanno una continua interazione con il campo dell’infinito, ogni elemento della composizione di un reticolo ha un elemento inverso, di conseguenza hanno una frequenza che si espande nell’ambiente stesso e nel momento in cui trovano l’ambiente alla stessa loro frequenza, questi rimangono belli e lucidi, diversamente possono anche “morire” o rimanere quasi spenti. La loro luce si nota non con occhi fisici, la vera luce che essi emanano sono l’interazione delle frequenze che interagiscono tra di loro a livello eterico, quelle dei cristalli e quelle dell’ambiente/uomo.
 
Ogni pensiero che fate emana le frequenze che influiscono non solo voi ma anche l’ambiente, ogni volta che muovete un singolo dito o una palpebra, voi muovete la vostra stessa energia che rimane impressa “nell’aria”.
 
L’anima di un cristallo non è diversa dall’anima dell’uomo, a livello di interazione con il Tutto, essa è la composizione di una parte Divina che esiste in ognuno di voi, stessi colori, stessi raggi, la stessa frequenza e suono, devono solo essere raggiunte da voi, le energie cristalline che sono già in voi, nell’aria della quinta dimensione già presente; integrate queste energie lasciando andare tutto, dimenticando tutto per riacquistare la memoria di un’Intelligenza Infinita che custodisce tutto quanto vi è necessario per la vostra esistenza nello Spirito.
Con Amore dai mondi di Luce
Yerason Jenil
Florentina

giovedì 16 giugno 2016

Dove risiede la Mente?

E se il Cervello fosse… un optional?

Un brillante laureando fisicamente senza cervello, è l’occasione per riflettere: e se il nostro cervello non fosse indispensabile? Ma allora dove risiede la Mente?

Il cervello è davvero necessario? La ragione di questa domanda apparentemente assurda, si collega ad un’importante ricerca condotta dal neurologo prof. John Lorber dell’Università di Sheffield. La storia incomincia quando un medico della stessa Università di Sheffield, si trovò ad avere in cura uno studente di matematica per un problema fisico non grave. In quell’occasione il medico notò che la testa del ragazzo era leggermente più larga del normale, decise quindi di riferire il fatto al Dott. Lorber e sottoporlo ad alcuni esami specifici.

Lo studente era accademicamente brillante, con un quoziente d’intelligenza (IQ) pari a 126 e si stava per laureare. Tuttavia una volta esaminato con il CAT-scan, Lorber scoprì che lo studente non aveva “virtualmente” alcun cervello. Al posto di due emisferi che colmassero la cavità cranica, più o meno di 4,5 cm di profondità, lo studente aveva meno di 1 millimetro di tessuto cerebrale che ricopriva la cima della colonna spinale.
Fu riscontrato che il ragazzo soffriva di idrocefalia, condizione in cui il fluido cerebrospinale non circola come dovrebbe intorno al cervello (a causa di un’ostruzione a livello del sistema ventricolare o di un’eccessiva produzione di liquor, o di uno scarso riassorbimento dello stesso). Normalmente, tale condizione è fatale già nel primo mese di vita. E anche se un individuo riesce a sopravvivere, resta comunque seriamente handicappato per tutta la vita. Lo studente di Sheffield, invece, aveva vissuto una vita perfetta e normale e stava per ottenere una laurea con lode in matematica.

Un caso del genere, sebbene sembri paradossale e assurdo, non è così raro come sembra. Nel 1970, un cittadino di New York morì a 35 anni. Non aveva diplomi ma aveva lavorato come portiere ed era molto popolare tra i suoi amici. Gli inquilini del palazzo in cui lavorava lo descrissero come qualcuno che oltre ad occuparsi delle sue mansioni, leggeva il giornale e aveva una vita normale. Quando venne eseguita l’autopsia per determinare la causa del suo prematuro decesso, tuttavia, venne scoperto che anche lui era praticamente privo di cervello.
Il Prof. Lorber ha identificato, durante la sua ricerca, diverse centinaia di persone che pur avendo degli emisferi cerebrali molto piccoli, sono individui provvisti di una normale intelligenza. Alcuni di loro non hanno un cervello individuabile, ma hanno un IQ pari a 120. E tuttora nessuno sa ancora come persone con un “cervello non individuabile” siano normalmente capaci di compiere qualsiasi attività o laurearsi senza problemi.

A tale riguardo, per spiegare il fatto, esistono un paio di teorie. La prima ipotizza che in un cervello normale esista un così alto livello di ripetizione di funzioni e di ridondanza, che anche una minima parte di esso, o quel poco che è presente – come nei casi prima descritti – sia di fatto sufficiente ad adempiere tutte le funzioni degli emisferi mancanti.
Un’altra tesi similare, è la vecchia idea secondo la quale noi usiamo solo una piccola parte del nostro cervello, forse il 10%. Il problema è che le ricerche più recenti sembrano invece contraddire queste ipotesi. Le funzioni del cervello sono state mappate completamente e per quanto sia presente qualche ridondanza, c’è anche un alto grado di specializzazione – per esempio, l’area motoria e la corteccia visiva che sono estremamente specifiche.
Inoltre, l’idea stessa che “usiamo solo il 10% del nostro cervello” è un malinteso che risale alle ricerche condotte negli anni 30, nelle quali le funzioni di grandi aree della corteccia, non potendo essere determinate, furono nominate “silenziose”, mentre in effetti sono aree collegate alle importanti funzioni del parlare o del pensare astratto.

Un’altra interessante questione riguardante le scoperte di Lorber, è che queste rimandano ai misteri legati alla memoria. Al principio, si pensava che la memoria avesse qualche substrato fisico nel cervello, come i chips di memoria nel personal computer, ma indagini più estese hanno evidenziato il fatto sorprendente che la memoria non è localizzata in nessuna area e in nessun substrato specifico del cervello. Come afferma un eminente neurologo: «La memoria è in qualsiasi e in nessuna parte del cervello».

Ma se il cervello non è un meccanismo per classificare, immagazzinare esperienze e analizzarle per permetterci di vivere le nostre vite, allora perché abbiamo un cervello? E dove risiede l’intelligenza umana? Dov’è la mente?

Un biologo che propone un nuovo e radicale approccio a questi problemi, è il dottor Rupert Sheldrake. Nel suo libro «Una nuova scienza della vita» respinge l’idea che il cervello sia un magazzino delle memorie e lo considera, piuttosto, come una radio ricevente per sintonizzarsi sul passato.  

La memoria non è un processo di registrazione nel quale un mezzo viene alterato per immagazzinare ricordi, ma un viaggio che la mente fa nel passato, tramite il processo di risonanza morfica. E come radio ricevente, richiederebbe strutture molto meno complesse di un magazzino capace di memorizzare e recuperare i dati di una vita.
Ma, chiaramente, anche questa pazza idea potrebbe non essere vera…
Fonte originale: http://www.alternativescience.com
Fonte articolo tradotto in italiano: http://www.coscienza.org
http://www.fisicaquantistica.it/psiche-mente-cervello/e-se-il-cervello-fosse-un-optional

mercoledì 23 luglio 2014

IL CUORE E' PARTE INTEGRANTE DELL'INTELLIGENZA


"NEGLI ULTIMI ANNI LA RICERCA SCIENTIFICA HA CONFERMATO CHE IL CUORE E' PARTE INTEGRANTE DELL'INTELLIGENZA."
P.Dennison

L'INTELLIGENZA DEL CUORE
John e Beatrice Lacey negli anni '60 sono stati fra i primi a condurre una ricerca, durata 20 anni, sul ruolo del cuore nei processi cognitivi, comportamentali e nell'apprendimento.
Secondo le ricerche più recenti nel campo delle neuroscienze esiste una relazione stretta fra cuore e cervello.
Il cuore sembra possedere un vero e proprio "cervello" e quindi una sua propria intelligenza. Questo concetto è stato introdotto nel 1991 dal Dr.Armour che definisce il cuore come "un vero piccolo cervello" fornito di un proprio intrinseco sistema nervoso piuttosto complesso che opera e processa informazioni indipendentemente dal cervello e dal SNA.

Il gruppo di ricerca del Dr.Armour ha scoperto che il cuore sintetizza e rilascia neurotrasmettitori (norepinefrina e dopamina) che fino a pochi anni fa si pensava fossero prodotti solo dai neuroni del cervello.
Attraverso il sistema nervoso, il sistema ormonale e altri percorsi il cuore influenza profondamente il funzionamento del cervello stesso. Il cervello è influenzato e obbedisce ai segnali inviati dal cuore.

Il cuore batte e si forma completamente nell'embrione umano a differenza del cervello che continua a formarsi fino ai vent'anni circa. E' probabilmente per questa sua preesistenza che l'organo cuore influisce primariamente sul cervello piuttosto che assecondarne l'influenza. Il cuore è costituito da 40.000 cellule nervose.

I ricercatori usano il termine "coerenza" per definire uno stato fisiologico altamente efficiente nel quale i sistemi nervoso, cardiovascolare, ormonale e immunitario lavorano efficientemente e armonicamente. Coerenza è uno stato molto simile a quello provato dagli atleti quando si trovano nella cosiddetta "zona". La zona è uno stato di attenzione e di focalizzazione in cui il campo percettivo sensoriale esclude gli elementi circostanti o comunque dà la precedenza ad un oggetto (la palla) o ad una sensazione corporea delimitata (il mio braccio). In questo stato i rumori (pubblico) sono esclusi così come altre componenti dell'esperienza (altri giocatori, campo). Si ha la sensazione che il tempo sia rallentato e he non esista nè passato nè futuro, nè successo nè fallimento, totale assenza di giudizio. I lobi frontali escludono gli stimoli sensoriali provenienti dall'ambiente. L'intenzione è l'unica guida del sistema. In questo stato la mente è nella condizione ottimale per apprendere. Si realizza uno stato di assoluta coerenza.

Il ritmo cardiaco influenza il ritmo delle onde cerebrali al punto che schemi ritmici incoerenti del cuore alterano gli schemi delle onde cerebrali. Il cuore è in grado di inviare al cervello informazioni sullo stato emozionale in forma di schemi di frequenza cardiaca, dalla medulla al talamo e all'amigdala. Le informazioni vengono quindi processate dai lobi frontali, l'area cerebrale dell'integrazione delle sensazioni con il ragionamento e di elaborazione dei valori sociali di empatia, solidarietà, e di valutazione del comportamento.
Cuore e cervello comunicano costantemente attraverso ritmi di frequenze: quando il ritmo cardiaco è coerente il cervello reagisce con un miglior funzionamento dell'area corticale e si creano stati di chiarezza mentale, di migliore concentrazione e ragionamento sia logico sia creativo. A sua volta il cervello inviando schemi ritmici coerenti stimola stati emozionali positivi (fiducia, entusiasmo, ecc.).
Secondo i dati delle ultime ricerche i segnali neurologici provenienti dal cuore influenzano direttamente l'attività dell'amigdala e dei nuclei delineando una rapida risposta comportamentale ai pericoli percepiti nell'ambiente e influenzando il processo di memorizzazione degli shemi comportamentali. Segnali incoerenti dal cuore arrivano all'amigdala che valuta lo stato di pericolo secondo l'informazione sensoriale. L'amigdala, se lo stato di pericolo è alto, invia direttamente i segnali al talamo e al SNA piuttosto che ad altri sistemi di elaborazione. Scatta quindi il comportamento di reazione all'emergenza. Un' altra funzione dell'amigdala è quella della memorizzazione degli schemi. Quando un bambino cresce in uno stato di incoerenza delle frequenze si abitua a considerarlo familiare e quindi, paradossalmente, a ricercarlo. L'abitudine a vivere virtualmente forti emozioni, ad esempio attraverso lo schermo, crea una sorta di dipendenza e di ricerca della ripetizione, anche se le emozioni a riguardo sono negative come il terrore, la violenza, il sangue, ecc. Alcuni bambini dicono di amare scene di violenza cruenta e di sangue. Lo stress che deriva da queste attitudini è deleterio e a discapito dei processi dell'apprendimento.
Le emozioni negative portano disordine ai ritmi cardiaci e al sistema nervoso autonomo, influenzando quindi negativamente tutto il corpo. Al contrario, le emozioni positive portano maggior armonia e coerenza nei ritmi cardiaci e migliorano l'equilibrio del sistema nervoso.
 
IL RUOLO DEL CUORE NELL'APPRENDIMENTO
Il ricercatore R.McCraty,Ph.D. afferma: "Il cuore invia un segnale forte e ritmico al quale il cervello è programmato a rispondere. Gli impulsi nervosi originati nel cuore influiscono decisamente su come pensiamo, percepiamo e sulle nostre azioni. Si può affermare che cuore e cervello dialogano l'uno con l'altro - e insieme organizzano il ritmo per l'intero sistema nervoso e per il corpo. Infatti, il cuore invia segnali al cervello più frequentemente di quanto il cervello ne invii a sua volta al cuore. Il segnale inviato - caotico o armonico che sia - definisce la differenza nel nostro comportamento e nella nostra attività. Un segnale caotico crea nel sistema la cosiddetta "inibizione corticale". Le nostre reazioni diventano lente e non riusciamo a pensare chiaramente. I processi mentali più complessi richiesti nell'apprendimento come ad esempio il ragionamento astratto o la comprensione di un testo letto, in questo stato sono compromessi.
Studenti agitati, ansiosi, irrequieti o depressi possono avere difficoltà nelle prove scolastiche e comunque a rendere in modo adeguato al proprio potenziale. Al contrario studenti calmi, focalizzati e di buon umore hanno tendenza a rendere di più.
Quando il nostro stato emozionale è calmo il nostro cervello, il nostro sistema nervoso e altri sistemi corporei funzionano in sincronia e ci sentiamo in armonia fisicamente, mentalmente ed emotivamente. Questo stato facilita il processo cognitivo da cui dipende la capacità di attenzione, di ragionamento e di creatività, tutti essenziali per un effettivo apprendimento, il successo accademico e sociale.
"Quando mente, corpo e cuore sono attivi e integrati, le persone "fioriscono". Imparano facilmente, diventano creative, sono compassionevoli ed amichevoli, e soprattutto trovano un senso alla loro esistenza e sono felici."P.Dennison

Nella Educational Kinesiology® il Dr.Dennison ha dedicato un'area a movimenti creativi e ad attività artistiche che sono particolarmente utili per il riequilibrio dello stato emozionale e della coerenza.

PERCHE' LA MUSICA ?

Attualmente la ricerca rivolge particolare interesse alla musica e all'osservazione di come il nostro cervello e il nostro organismo processino il suono e la musica.

domenica 27 aprile 2014

Test Q.I. cosa? Chi ha voluto misurare l'intelligenza umana con un test così riduttivo e meccanicistico? Non potete farlo a meno che non ci trasformiate prima in automi senza emozioni.



 Le sfaccettature dell'intelligenza

Il quoziente d'intelligenza? Un mito da sfatare


Parola di Adrian Owen del canadese Western's Brain and Mind Institute, che in uno studio pubblicato sulla rivista Neuron(dall'assai suggestivo titolo "Fractionating human intelligence") ha "fatto a pezzi" il mito del QI attraverso la più ampia indagine mai svolta sull'argomento.«Nessuna componente da sola, tantomeno l'IQ, può spiegare tutte le capacità e l'"intelligenza" di un soggetto.
Apprendo  con piacere che il mitico QI basato su test prevalentemente matematici, per cui persone colte ed intelligenti risultavano praticamente deficienti,non conta più una cicca.

Mia nipote Martina frequenta una scuola superiore che la prepara, tra l'altro, a proseguire negli studi di psicologia.

Studiando con lei, ho appreso di teorie molto interessanti che riguardano l'intelligenza e la psiche umana, ,come quelle di due moderni psicologi, insegnanti ad Harward, Gardner e Goleman, i quali sostengono che l'intelletto umano non è una singola capacità del cervello, bensì un "elemento composto" da vari fattori.

Gardner   http://www.apprendimentocooperativo.it/?ida=10642
Il punto di partenza della concezione di Gardner è la convinzione che la teoria classica dell'intelligenza, basata sul presupposto che esista un fattore unitario, misurabile tramite il QI, sia errata.
Dopo aver effettuato indagini sull'intelligenza dei bambini e su adulti colpiti da ictus, egli giunse alla conclusione che gli esseri umani non sono dotati di un determinato grado di intelligenza generale, che si esprime in certe forme piuttosto che in altre, quanto piuttosto che esiste un numero variabile di facoltà relativamente indipendente tra loro, Gardner arriva a identificare almeno sette differenti tipologie di intelligenza: Ogni persona è dotata di almeno sette intelligenze ovvero, è intelligente in almeno sette modi diversi. Ciò significa che alcuni di noi possiedono livelli molto alti in tutte o quasi tutte le intelligenze, mentre altri hanno sviluppato in modo più evidente solo alcune di esse.


Goleman
L'opera più conosciuta di Goleman è "Intelligenza emotiva" (Emotional Intelligence) del 1995. In questo libro l'autore afferma, “ È la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli altrui, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni sociali”.



Intelligenza emotiva

Da questa definizione si può capire come l’intelligenza emotiva sia un mix di empatia, motivazione, autocontrollo, logica, capacità di adattamento e di gestione delle proprie emozioni, così da trovare e riuscire ad utilizzare i lati positivi di ogni situazione cui si va incontro. Goleman alla base dell’intelligenza emotiva individua due tipi di competenze e a ciascuna di queste attribuisce delle caratteristiche specifiche:
Competenza Personale: ossia il modo in cui controlliamo noi stessi; racchiude al suo interno: Competenza Sociale: ossia la modalità con cui gestiamo le relazioni con l’Altro; a questa fanno rifermento.

Ma allora, come si spiega la grettezza dell'agire umano, lo sfidarsi e il minacciarsi continuo, l'esosità delle multinazionali, farmaceutiche ad esempio, la prepotenza verso i più deboli, le sordide azioni dei maniaci sessuali, lo sfruttamento di esseri umani?
Ma allora  l’intelligenza emotiva cioè quel mix di empatia, motivazione, autocontrollo, logica, capacità di adattamento e di gestione delle proprie emozioni, è sopraffatto dall'esatto contrario, cioè  incapacità di identificarsi con altri, di autocontrollo, di adattamento, di comprensione.

I due professori affermano che  queste sfere dell'intelligenza andrebbero insegnate a scuola, fin dalle elementari 
Il rimedio è nel modo in cui prepariamo i bambini alla vita: non dobbiamo lasciare l’educazione emozionale al caso, ma adottare corsi innovativi a scuola, che insegnino l’autocontrollo, l’autoconsapevolezza, l’empatia, l’ascolto e la cooperazione. E’ necessaria quindi una vera e propria “alfabetizzazione emozionale” che porti i bambini a vivere con 
intelligenza le proprie emozioni (Goleman, 1996)


Come sempre, le speranze vanno riposte nella scuola e nelle persone   preparate  a svolgere questo compito.
Ho sempre pensato che un insegnante dovrebbe avere una buona base psicologica. Seguendo prima la figlia e poi le nipoti, mi sono resa conto che i 'maestri', degni di questo nome, sono come mosche bianche . Ho fatto una media e, su 6-8  insegnanti che si alternano  nelle classi di Martina e Carolina, solo 1 /  2 sono degni di rispetto , per cui un progetto  come quello di Goleman è pura utopia, per ora.
http://pincocri.blogspot.it/2014/04/le-sfaccettature-dellintelligenza.html

sabato 15 febbraio 2014

Fate sesso per diventare più intelligenti

    

L' attività erotica svilupperebbe le prestazioni del cervello. Mentre gli scienziati lo sperimentano sui topi, gli umani possono comunque applicarsi e dire che lo fanno per la salute dei loro neuroni
gianluca nicoletti
Più si fa sesso e più si diventa intelligenti, è questa la sorprendente teoria su cui stanno lavorando i ricercatori di ben due Università, dopo avere attentamente osservato topolini e ratti a cui era stata data ampia libertà di attività copulatoria. La scoperta sensazionale sarebbe proprio che l’ esercizio sessuale abbia migliorato le prestazioni mentali dei roditori, aumentando la neuro genesi nell’ ippocampo, vale a dire moltiplicando i neuroni nella zona del cervello dove vengono fissati, caratterizzati, e poi all’occorrenza richiamati i nostri ricordi più persistenti nel tempo.  
Nel mese di aprile, un team dell'Università del Maryland ha infatti riferito che i ratti di mezza età, a cui era stato permesso di impegnarsi sessualmente, ha mostrato segni di miglioramento della funzione cognitiva e la funzione ippocampale.  A novembre, un gruppo di Konkuk University di Seoul, lavorando sempre su ratti, ha concluso che l'attività sessuale contrasta le azioni repressive di stress cronico.  
Ho chiesto al prof Giuseppe Neri, Presidente della SNO, Società Neurologi Ospedalieri, di leggere l’ abstract dei lavori originali che sostengono la teoria e darmi un parere. Mi ha risposto che la teoria è assolutamente sostenibile: “E’ proprio lo stress che accentua e peggiora i processi di decadimento intellettivo, il sesso ha una potente azione anti-stress ed euforizzante. I mediatori neurochimici liberati in corso di attività sessuale possono stimolare, magari più che la neuro genesi, la creazione di nuove sinapsi.”  
Non si diventa forse più intelligenti, ma si amministra e collega meglio la nostra intelligenza, come sempre specifica il professor Neri: “E' il principio della moltiplicazione delle connessioni tra le strutture operanti ( i neuroni ) più che il semplice aumento di numero dei neuroni stessi.”   
Comunque sia la notizia è rivoluzionaria, abbatte secolari pregiudizi sulla dissoluzione cerebrale che veniva paventata, assieme alla cecità, come deterrente per censurare gli ardori adolescenziali. Altro che vacanze intelligenti, buone letture, rompicapo e ascolto di sermoni…L’intelligenza si stimola con la più naturale farmacopea anti stress. La stessa attività che, da un punto in poi della nostra civilizzazione, fu definita come disordine, lussuria o libertinaggio.  
E’ certo che a tutto c’è un limite, il dibattito scientifico su questo tema è ben più articolato di un semplice proclama al darci dentro per aumentare il quoziente d’ intelligenza. In attesa di dati più precisi potremo, almeno d’ora in poi, giustificare ogni nostro carnale cedimento con l’ idea che non lo facciamo per vizio, ma per accrescere la nostra virtù intellettiva. ( Fonte "The Atlantic")  

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