Storia della Medicina
20 giugno 2020
Perla saggia:
"Un medico è un uomo che viene pagato
per raccontare delle fandonie nella camera del malato,
sino a quando la natura non l'abbia guarito
o i rimedi non l'abbiano ucciso." - Antoine Furtière
La medicina sacerdotale nacque quando l'uomo primitivo ebbe la
sensazione della presenza di uno o più esseri superiori responsabili di
qualsiasi manifestazione della natura, anche di quelle relative alle patologie da cui
veniva colpito. Le uniche vie di guarigione risultavano quindi essere la preghiera,
l'implorazione e il sacrificio (che non ha un significato negativo,
come di qualcosa a cui ci si sottomette di malavoglia, ma a qualcosa che
acquisisce una sacralità).
In seguito si ebbe la concezione
magica della medicina, per cui l'uomo credette di poter intervenire sui
fenomeni e addirittura di poterli comandare, sostituendosi così alla divinità:
nasce la figura dello stregone o del mago, opposta ed in contrasto a quella del
sacerdote.
Nell'operato
di maghi e stregoni si nota un primo abbozzo di scienza in quanto essi
seguivano principi sempre uguali che, pur basandosi su correlazioni
criticabili, costituivano comunque un ragionamento guidato da un'apparente
logica. Se quindi per scienza si definisce lo studio dei fenomeni naturali al
fine di stabilirne le leggi e di poterli riprodurre applicando le leggi stesse,
allora bisogna riconoscere che la magia tendeva allo stesso scopo.
La Medicina primitiva
I
popoli primitivi univano l'interpretazione soprannaturale a un empirismo spesso
assai progredito. Ogni malattia che avesse una causa nota e definita, venivano
trattate con rimedi naturali, quelle la cui causa non era evidente erano
attribuite alle divinità. In ogni caso la diagnosi e la cura sono esclusiva
competenza dei guaritori.
L'eziologia di qualsiasi patologia è
spesso associata a un peccato commesso, anche involontariamente, dal paziente
contro divinità, stregoni, individui o oggetti dichiarati tabù. Per difendersi
dalle malattie si fa ricorso ad abluzioni, all'uso di amuleti, alla
somministrazione di erbe medicamentose oppure anche a cerimonie e riti
collettivi a cui partecipa tutto il villaggio con a capo lo stregone: talvolta
si cerca di scacciare il demone responsabile della malattia spaventandolo,
talvolta allettandolo, altre volte ancora si ricorre al sacrificio o
all'allontanamento di chi è ritenuto la causa dei problemi.
La
medicina popolare
Medicina
primitiva, empirismo, magia e religione si fondono a creare una pratica che
conferisce a determinate persone, quasi sempre donne (le streghe), la capacità
di fare il male e di toglierlo. La magia del bene serve a rimuovere le malattie
provenienti da fatture, sia per le affezioni più comuni.
Il ricorso al misticismo religioso, visto malamente dalla Chiesa, sconfina
nella superstizione, soprattutto quando arriva a far ingoiare polvere di
intonaco di alcune cappelle o immagini di santi.
La
medicina ebraica (1200 a.C.-550 a.C.)
Prevale
in essa il concetto teurgico della medicina: Dio è l'unica fonte di malattia e
di risanamento, per cui solo il sacerdote, cioè l'uomo scelto dal Signore, è
considerato strumento di guarigione.
La
medicina assiro babilonese (1792
a.C.-323
a.C.)
Rappresenta
il punto di passaggio tra il concetto teurgico e quello magico: la parte
religiosa sta essenzialmente nell'eziologia in quanto l'ira di una divinità
verso una persona permette ai demoni maligni di aggredirla causando in tal modo
la malattia (c'è un demone per ogni patologia); il concetto magico ha invece
risalto nella parte terapeutica, nell'attuazione cioè degli esorcismi.
Nella fase diagnostica le due concezioni vanno di pari passo e un ruolo
preponderante è giocato dall'ispezione del fegato, ritenuto l'organo più
importante in quanto fonte di sangue.
La
medicina egiziana (3000 a.C.-1000 a.C.)
Notevoli sono la concezione
biologica (concetto umorale sanguigno e concetto pneumatico) e la conoscenza
dei vari quadri sintomatologici e la farmacologia. Gli elementi che costituiscono la sapienza medico empirica vengono
trattati solo in libri sacri accessibili unicamente agli iniziati. L'anatomia
non appare particolarmente progredita, mentre risultano molto precise le
indicazioni relative alla terapia ed alle sue varie forme di confezionamento e
di somministrazione: polveri, tisane, decotti, macerazioni, pastiglie erano
perfettamente conosciuti. Assai progredita
era inoltre la chirurgia e la sutura delle ferite.
Da notare infine la presenza di medici specialisti nelle malattie urinarie,
nelle patologie delle orecchie, degli occhi e della pelle.
La
medicina indiana (2500 a.C.-1500 a.C.)
Ancora
oggi vi sono scuole che studiano l'antica medicina indiana nella sua forma
originale (Ayurveda), così come
viene trattata negli antichi testi sacri. Trattano molto accuratamente di grande e
piccola chirurgia, della cura delle malattie del corpo, di demonologia, della
cura delle malattie infantili, della tossicologia, della preparazione di elisir
e di afrodisiaci.
Notevoli la perfezione e la varietà dello strumentario chirurgico, le tecniche
di medicazione, l'attenzione negli esami diagnostici e la particolare abilità
negli interventi di litotomia e rinoplastica.
La Medicina Tradizionale Cinese
I
testi più antichi risalgono al 3500 a.C. e, come per la medicina indiana,
vengono ancora consultati e tenuti in considerazione. La malattia e la salute sono determinate dall'armonia o meno dei due
principi fondamentali: lo Yang
(il principio maschile) e lo Yin
(quello femminile). I medici cinesi introdussero per primi la rilevazione del
polso: ne conoscevano 200 tipi differenti tra cui 21 erano considerati indice
di esito letale; la farmacologia è senza
dubbio la più avanzata tra tutte le medicine antiche, comprende oltre 2000
farmaci e ne include molti ufficialmente usati nella moderna terapia
occidentale.
Non si può tralasciare infine l'agopuntura
che consiste nell'infissione di aghi di diversi materiali in determinati punti in contatto con dei canali energetici,
che sono in contatto con gli organi interni. Fu introdotta nel 2700 a.C. ed è ancora in
auge ai giorni nostri sostanzialmente immodificata.
La
medicina in Grecia
È
in Grecia che avviene la completa e definitiva emancipazione del medico sul
sacerdote con la costituzione del concetto di "clinica".
Nella Scuola di Coo c'è il passaggio all'osservazione
diretta del malato eseguita con grande larghezza di vedute ed ottime intuizioni
che distinguono indiscutibilmente questa scuola da tutte le altre: nasce
qui il vero concetto di clinica e della conseguente diagnosi. Il medico è uomo,
e la sua opera non ha sfumature soprannaturali, mistiche, astratte o
filosofiche. La medicina deve essere una
ricerca continua, serena e disinteressata alla quale bisogna dedicarsi solo per
amore di essa.
La figura del medico è l'unione del perfetto uomo con il perfetto studioso:
calma nell'azione, serenità nel giudizio, moralità, onestà, amore per la
propria arte e per il malato sono i cardini della personalità del medico così come era concepito da Ippocrate. Ogni
interesse personale passa in secondo piano. Non è certo un essere superiore ed
infallibile come i sacerdoti degli antichi templi, ma deve sopperire alla sua
fallacità con il massimo dell'impegno e della diligenza in modo da commettere
solo errori di lieve entità. Deve inoltre essere filosofo, ma non tanto da
farsi distogliere dalla vera scienza che è quella che si appoggia su solide
basi pratiche. Il suo abito, infine, deve essere decoroso ed il suo aspetto
denotare salute.
Con il passare dei secoli questa
concezione rimase sostanzialmente immutata al punto che il Papa Clemente VII
(Pontefice dal 1523 al 1534), in una sua bolla, stabilì che il laureato in
medicina si impegnasse solennemente ad osservare il testo del giuramento
ippocratico, cosa che oggi non è più richiesta.
L'anatomia non fu molto
approfondita
dalla scuola di Coo per due motivi principali: da una parte Ippocrate era più
indirizzato verso il lato pratico della medicina, aveva cioè una maggiore
propensione per la clinica; dall'altra la cultura greca aveva un rispetto
assoluto per i corpi dei morti, quindi non c'era la possibilità di studiare
l'anatomia esercitandosi direttamente sui cadaveri.
Alla base della medicina
ippocratica stava l'integrazione tra una concezione pneumatica della vita ed
una umorale, ma quest'ultima rivestiva senza dubbio un ruolo più importante.
Gli umori erano quattro: sangue (caldo umido) che
proveniva dal cuore, una sorta di muco detto flegma (freddo umido) dal
cervello, bile gialla (caldo secco) dal fegato, bile nera (freddo secco) dalla
milza. Lo stato di salute si aveva quando questi umori erano perfettamente
bilanciati tra loro; se invece la crasi era alterata per l'eccesso, la
corruzione o la putrefazione anche di un solo componente, allora insorgeva la
malattia.
Era la natura stessa con la sua
capacità curativa ad intervenire nel tentativo di ristabilire l'equilibrio
tramite l'espulsione degli umori in eccesso per mezzo di urina, sudore, pus, espettorato e
diarrea. Se invece la malattia risultava più forte del processo autoriparativo
dell'organismo il paziente moriva.
Il predominio di uno dei quattro umori
conferiva anche particolari caratteristiche all'individuo (principio della
costituzione e dei temperamenti): si avevano così i temperamenti sanguigno,
biliare, flemmatico e atrabiliare (che rimanda alle grandi scoperte del Dr.
Hamer al riguardo delle Costellazioni schizofreniche)
Altra novità fondamentale introdotta dalla dottrina di Ippocrate fu il fatto di
considerare le patologie come fenomeni generali per l'organismo e non relativi
ad un singolo organo (sembra che con l'avvento della medicina moderna questo concetto
sia stato drammaticamente perduto).
L'epoca ippocratica segna la
nascita della clinica intesa come studio dei segni e dei sintomi osservabili
sul paziente.