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lunedì 25 giugno 2018

Cos'è un IDEA ? da dove arriva ?

Cos'è un IDEA ? da dove arriva ?
Davvero credete che possa essere merito di qualcuno ?

Le frequenze galleggiano ovunque tutti potenzialmente possono e sono in grado di accedervi , vibrano della stessa banda e sono inesauribili , ora dal momento che captate frammenti di segnale e parte subito la voglia di essere i più bravi, interrompete la ricezione e con quell'eco che avete captato pensate sia una vostra idea tanto da attribuirvene il merito.

Fisiologia di un idea : provate a spiegare cos'è un idea, e capirete che non può essere vostra, o se preferite solo vostra.

Comprendere gli intrecci è ininfluente sul fatto che ci siano, conoscere il disegno è ininfluente sul fatto che si compia e dunque visto che a differenza di un albero volete partecipare attivamente (cosa che anche l'albero fa e semplicemente siete nel non vederlo/considerarlo) cosa fare?

Nel voler fare c'è il movimento impulsico di un ricordo che spinge per fuoriuscire, i ricordi affiorano come l'acqua che bolle i ricordi riguardano tutti i tempi e dunque immaginate che in ogni settore, argomento del vostro vissuto corrisponda ad una pentola d'acqua ebbene come accade quando avete tanta fame che sembra che l'acqua non bolla mai e alle volte fuoriesce "sorprendendovi" così i ricordi si muovono nel vostro interno e quando "l'acqua bolle" a volte abbassate la fiamma , aggiungete altra acqua, è il ricordo del risultato vi spinge nelle azioni.

E dunque se il ricordo vi spinge seppur non ricordate che state ricordando siete in che tempo ?
Cosa volete ricordare ?
Dipende da voi ?
Gas/combustione/fuoco/regolazione/tempo/quantità /aria etc ...
Tutti questi fattori che compartecipano al risultato "Acqua che Bolle" dipendono da Voi ?
Di chi è il merito ? 
Merito è una terminologia di punto fermo in un insieme di puntini che da origine ad un immagine più ampia quando collegate i puntini e ancora se collegate i puntini seguendo una traccia o una numerazione interna in ognuno di voi .

Ogni organismo è un puntino e solo quando tutti saranno collegati apparirà la completezza che già risiede nei puntini.

Quando vi date il merito è per fissare che fino a lì vi siete ricordati.

Pace, galleggiamento, silenzio e ricorderete ...
connessione 80

giovedì 16 giugno 2016

Dove risiede la Mente?

E se il Cervello fosse… un optional?

Un brillante laureando fisicamente senza cervello, è l’occasione per riflettere: e se il nostro cervello non fosse indispensabile? Ma allora dove risiede la Mente?

Il cervello è davvero necessario? La ragione di questa domanda apparentemente assurda, si collega ad un’importante ricerca condotta dal neurologo prof. John Lorber dell’Università di Sheffield. La storia incomincia quando un medico della stessa Università di Sheffield, si trovò ad avere in cura uno studente di matematica per un problema fisico non grave. In quell’occasione il medico notò che la testa del ragazzo era leggermente più larga del normale, decise quindi di riferire il fatto al Dott. Lorber e sottoporlo ad alcuni esami specifici.

Lo studente era accademicamente brillante, con un quoziente d’intelligenza (IQ) pari a 126 e si stava per laureare. Tuttavia una volta esaminato con il CAT-scan, Lorber scoprì che lo studente non aveva “virtualmente” alcun cervello. Al posto di due emisferi che colmassero la cavità cranica, più o meno di 4,5 cm di profondità, lo studente aveva meno di 1 millimetro di tessuto cerebrale che ricopriva la cima della colonna spinale.
Fu riscontrato che il ragazzo soffriva di idrocefalia, condizione in cui il fluido cerebrospinale non circola come dovrebbe intorno al cervello (a causa di un’ostruzione a livello del sistema ventricolare o di un’eccessiva produzione di liquor, o di uno scarso riassorbimento dello stesso). Normalmente, tale condizione è fatale già nel primo mese di vita. E anche se un individuo riesce a sopravvivere, resta comunque seriamente handicappato per tutta la vita. Lo studente di Sheffield, invece, aveva vissuto una vita perfetta e normale e stava per ottenere una laurea con lode in matematica.

Un caso del genere, sebbene sembri paradossale e assurdo, non è così raro come sembra. Nel 1970, un cittadino di New York morì a 35 anni. Non aveva diplomi ma aveva lavorato come portiere ed era molto popolare tra i suoi amici. Gli inquilini del palazzo in cui lavorava lo descrissero come qualcuno che oltre ad occuparsi delle sue mansioni, leggeva il giornale e aveva una vita normale. Quando venne eseguita l’autopsia per determinare la causa del suo prematuro decesso, tuttavia, venne scoperto che anche lui era praticamente privo di cervello.
Il Prof. Lorber ha identificato, durante la sua ricerca, diverse centinaia di persone che pur avendo degli emisferi cerebrali molto piccoli, sono individui provvisti di una normale intelligenza. Alcuni di loro non hanno un cervello individuabile, ma hanno un IQ pari a 120. E tuttora nessuno sa ancora come persone con un “cervello non individuabile” siano normalmente capaci di compiere qualsiasi attività o laurearsi senza problemi.

A tale riguardo, per spiegare il fatto, esistono un paio di teorie. La prima ipotizza che in un cervello normale esista un così alto livello di ripetizione di funzioni e di ridondanza, che anche una minima parte di esso, o quel poco che è presente – come nei casi prima descritti – sia di fatto sufficiente ad adempiere tutte le funzioni degli emisferi mancanti.
Un’altra tesi similare, è la vecchia idea secondo la quale noi usiamo solo una piccola parte del nostro cervello, forse il 10%. Il problema è che le ricerche più recenti sembrano invece contraddire queste ipotesi. Le funzioni del cervello sono state mappate completamente e per quanto sia presente qualche ridondanza, c’è anche un alto grado di specializzazione – per esempio, l’area motoria e la corteccia visiva che sono estremamente specifiche.
Inoltre, l’idea stessa che “usiamo solo il 10% del nostro cervello” è un malinteso che risale alle ricerche condotte negli anni 30, nelle quali le funzioni di grandi aree della corteccia, non potendo essere determinate, furono nominate “silenziose”, mentre in effetti sono aree collegate alle importanti funzioni del parlare o del pensare astratto.

Un’altra interessante questione riguardante le scoperte di Lorber, è che queste rimandano ai misteri legati alla memoria. Al principio, si pensava che la memoria avesse qualche substrato fisico nel cervello, come i chips di memoria nel personal computer, ma indagini più estese hanno evidenziato il fatto sorprendente che la memoria non è localizzata in nessuna area e in nessun substrato specifico del cervello. Come afferma un eminente neurologo: «La memoria è in qualsiasi e in nessuna parte del cervello».

Ma se il cervello non è un meccanismo per classificare, immagazzinare esperienze e analizzarle per permetterci di vivere le nostre vite, allora perché abbiamo un cervello? E dove risiede l’intelligenza umana? Dov’è la mente?

Un biologo che propone un nuovo e radicale approccio a questi problemi, è il dottor Rupert Sheldrake. Nel suo libro «Una nuova scienza della vita» respinge l’idea che il cervello sia un magazzino delle memorie e lo considera, piuttosto, come una radio ricevente per sintonizzarsi sul passato.  

La memoria non è un processo di registrazione nel quale un mezzo viene alterato per immagazzinare ricordi, ma un viaggio che la mente fa nel passato, tramite il processo di risonanza morfica. E come radio ricevente, richiederebbe strutture molto meno complesse di un magazzino capace di memorizzare e recuperare i dati di una vita.
Ma, chiaramente, anche questa pazza idea potrebbe non essere vera…
Fonte originale: http://www.alternativescience.com
Fonte articolo tradotto in italiano: http://www.coscienza.org
http://www.fisicaquantistica.it/psiche-mente-cervello/e-se-il-cervello-fosse-un-optional

martedì 17 maggio 2016

Parlare al corpo per guarire

LE TUE CELLULE TI ASCOLTANO: parlare con il tuo corpo può aiutarti a guarire.


“Ogni singola parte del tuo corpo ha la sua propria coscienza o la sua propria anima”. Queste parole rivoluzionarie, dette dalle donne della medicina locale, fecero iniziare il mio viaggio alla scoperta della straordinaria capacità di auto-guarigione del corpo umano.
Quando mi venne presentata questa prospettiva, soffrivo di un intenso dolore cronico. Ho immediatamente immaginato di fare mio questo concetto nella mia meditazione quotidiana. Pensavo: “Può sentirmi il mio corpo? Posso parlarci per cooperare nel guarire questa condizione?”

Quella notte, dopo aver cercato uno stato di profonda calma attraverso la meditazione, ho iniziato ad avere una conversazione sincera e introspettiva con il mio corpo; ero speranzosa ma non sapevo cosa aspettarmi. Dopo circa un’ora di questa attenta comunicazione, accadde qualcosa di straordinario. I miei muscoli iniziarono a rispondere. Legamenti e tendi iniziarono ad allungare e divaricare i tessuti della pelle quelli cicatrizzati. I nervi iniziarono a scaldarsi e i muscoli del polpaccio iniziarono a tendersi e distendersi indipendentemente dal mio controllo conscio. Mentre questa risposta continuava, uno dei miei polpacci che era paralizzato da una condizione neuropatica, diagnosticata come una distrofia del riflesso simpatico, si risvegliò grazie a quelle che sembravano delle scosse elettriche lungo tutta l’area
 Il mio cuore ebbe un sussulto nel momento in cui realizzai che il cammino verso la libertà dalla mia condizione era finalmente iniziato. Con un background di studi sull’agopuntura e la medicina orientale, sapevo molto bene che la maggior parte dei disturbi erano di origine cronica e pensai come le implicazioni di questo fenomeno potessero essere utili alle altre persone che ne soffrivano. Mentre continuavo a progredire nella mia nuova condizione, organizzai un approccio verso un sistema da insegnare ai miei clienti e iniziai a concentrare la mia attenzione sulla terapia ipnotica.

Quando parlavo ai miei clienti, cercavo di spiegare come una meditazione regolare fosse necessaria ad allenare il cervello a raggiungere uno stato di onde alpha e theta, perché era proprio in questo stato che avveniva la comunicazione tra mente conscia e corpo fisico. Ho scoperto che durante la comunicazione, ci sono tre punti fondamentali da raggiungere nella cooperazione con il corpo:
-Avvicinarsi al corpo con compassione, comprendendo che è fatto di cellule consce che provano emozioni.
-Creare fiducia introducendo il tuo corpo ad una conversazione mentale positiva riguardo i tuoi desideri che riguardano entrambi aiutandovi nella cooperazione e superando la malattia.
-Permetti i cambiamenti in questa conversazione usando diversi pensieri e parole che creino una sequenza di emozioni elevate e spontanee.

Secondo la mia esperienza, questa piccola guida è necessaria per raggiungere una risposta del corpo dinamica verso la guarigione.

Recentemente mi sono imbattuto in una serie di fattori scoperti dal ricercatore Cleve Backster, che passò 36 anni della sua vita studiando la biocomunicazione nelle piante, negli animali e nelle cellule umane. Si riferisce a questi fattori come a delle vere intenzioni e atti spontanei.

Backster, un ex specialista d’interrogatorio nella CIA, racconta del preciso momento che lo condusse al suo vero lavoro in questo mondo, nel suo libro “Primary Percetion”. Questo momento arrivò una mattina del febbraio 1966 quando decise di monitorare la fragranza della pianta di Dracena nel suo laboratorio utilizzando una strumentazione simile alla macchina della verità. Attaccò gli elettrodi alle piante e iniziò a pensare ai vari modi con cui avrebbe potuto stimolare l’attività elettrica della pianta. Negli umani questa attività è associata a delle emozioni molto intense. Immaginò improvvisamente di bruciare le foglie attaccate agli elettrodi. Nel preciso istante in cui questa idee sfiorò la sua mente l’indicatore della macchina schizzò al massimo mostrando una reazione estrema da parte della pianta. Stupefatto, prese una scatola di fiammiferi dalla sua scrivania pensando alla possibilità della pianta di rilevare la potenza dell’intenzione umana.
Quando tornò con la scatola di fiammiferi, la pianta stava ancora mostrando lo stesso livello di reazione. Backster decise di “ritirare le minacce” e riportare i fiammiferi sulla scrivania. In quel momento il grafico mostrò una lenta discesa dell’indicatore collegato con il “tranquillizzarsi” della pianta. Quando Backster provò a ripetere gli stessi risultati facendo finta di bruciare la pianta, non ci fu nessuna reazione. 

La pianta sembrava aver capito la differenza tra intenzione reale e artificiale. Scoprì inoltre che le piante potevano sintonizzarsi con le cure primarie del proprietario, rispondendo sia alle emozioni positive che a quelle negative e addirittura mostrando risposte emozionali al ritorno del proprietario dopo una lunga assenza
Le scoperte del grafico mostrarono inoltre che le piante riuscivano a riconoscere le emozioni del proprietario rispetto a quelle di un vicino.

Più tardi, Backster allargò la sua ricerca includendo le cellule umane e i loro segni di coscienza. Raccolse dei campioni di globuli bianchi del sangue di un donatore umano, conducendo dell’elettricità all’interno di una provetta, e registrò la reazione delle cellule nel momento in cui il donatore faceva esperienza di diversi stati emozionali. Scoprì che le emozioni spontanee riuscivano ad indurre una reazione elettrica nelle cellule. Per esempio, se il donatore era forzato a provare un’emozione, le cellule non rispondevano. Ad ogni modo, quando lo stesso riceveva una chiamata dolorosa dalla sorella, le cellule reagivano significativamente.

Notò che la distanza sembrava irrilevante in questi esperimenti. Per esempio, un donatore lasciò le sue cellule nel laboratorio ma tenne un diario molto dettagliato di tutte le emozioni significative che provò durante il viaggio per raggiungere casa verso un altro stato come perdere il turno sull’autostrada, aspettare in una lunga fila all’aeroporto, e il decollo dell’aereo. Più tardi le sue informazioni vennero comparati a quelli registrati dal grafico e mostrarono una forte correlazione tra l’incidenza dell’evento stressante e la reazione elettrica delle sue cellule. Il grafico tornò a dei livelli di quiete quando il donatore arrivò a casa e andò a dormire.

Questi esperimenti furono condotti utilizzando una strumentazione in grado di tracciare e registrare le radiazioni elettromagnetiche, l’energia utilizzata per la trasmissione di informazioni. Le cellule si comportarono come se le macchine non fossero lì, suggerendo che la comunicazione è trasmessa da un campo non identificato dalla scienza convenzionale.

Alcuni scienziati credono che lo sviluppo della fisica quantistica possa aiutare a guidarci verso la comprensione di questo campo che trasmette le intenzioni emozionali tra le cose viventi. L’intreccio quantico è un processo in cui due particelle che interagiscono, comunicano come se fossero connesse anche dopo essere state separate per chilometri. Quando un cambio energetico viene effettuato su una delle particelle (posizione, moto e rotazione), le altre particelle distanti cambiano allo stesso istante.

Il fenomeno scientifico e le ricerche di Cleve Backster, indicano il concetto di unicità, la visione che tutta la natura è direttamente collegata e interdipendente.

Le culture antiche compresero questa connessione come un campo di energia universale vivente che sostiene la vita durante l’evoluzione delle coscienze attraverso l’universo.
Le tecniche di meditazione coinvolte nella pratica portano alla mente un attenuamento di questo campo. L’energia di questo campo è concentrata nella guarigione fisica anche attraverso le vere intenzioni, portate attraverso la conversazione che provoca emozioni spontanee.

il momento che  io chiamo ANTARA (parola sanscrita che significa “dentro”), rende possibile fare esperienza delle possibilità curativi create dall’alleanza tra mente e corpo attraverso questo campo di energia universale vivente.

venerdì 6 maggio 2016

IL DNA SI RIPARA CON I SENTIMENTI

IL DNA SI RIPARA CON I SENTIMENTI

Rigenera il tuo DNA ed evolvi la tua coscienza
Utilizzando determinate frequenze in un ambiente silenzioso si possono effettuare sedute di meditazione, training autogeno, E.F.T  e  REIKI e altre tecniche di ricerca interiore. Ad esempio un suono con frequenza a 528 Hz, può essere utilizzato prima di andare a dormire per ri-armonizzarsi o anche per cancellare le “basse frequenze” derivanti da pessime situazioni vissute o emozioni provate. Queste frequenze possono riparare e riprogrammare il nostro DNA.
Esistono frequenze sonore vitali, circa 6, che hanno un potere straordinario e benefico sulla fisiologia umana.
Queste sono:
396 HZ – Liberi dal senso di colpa e ansia
417 HZ – Cambiamento, lasciare andare il passato
528 HZ – Riparazione e armonizzazione DNA
639 HZ – Apertura e connessione nei rapporti umani
741 HZ – Stimolare il risveglio interiore
852 HZ – Ritorno all’ordine spirituale
In queste 6 frequenze (Do 396 HZ, Re 417 HZ, Mi 528 HZ, Fa 639 HZ, SOL 741 HZ, LA 852 HZ) la proporzione che ne deriva crea ottave superiori corrispondenti alla geometria sacra del Codice da Vinci.
È l’inizio di una nuova scienza, la Cimatica, che studia le onde e i suoni che creano forme geometriche armoniose.

I suoni e la luce saranno gli strumenti delle medicina del futuro….
Nikola Tesla diceva che i tre numeri principali che costituiscono l’universo sono 3,6,9. – La frequenza 528 Hz (5+2+8=15 1+5 =6) è definita la frequenza ‘Miracolo’ ed è la stessa delle eliche del DNA…
- Nei canti Gregoriani, queste frequenze basiche sono espresse continuamente e ripetutamente. Da questo deriva il senso di armonia e di beatitudine.
- Un istituto giapponse (I.H.M Research Institute), ha condotto una ricerca su queste frequenze vitali, fotografando a -25 gradi i cristalli dalla geometria perfetta che ne derivava. La tecnica è quella di Masaru Emoto.
- Altre ricerche con la kinesiologia sui chakra ha dimostrato il potenziamento della forza vitale in presenza di tale frequenze.
- Tutti i pezzi di musica classica composte da Ottave superiori posseggono alcune di queste frequenze specifiche.
- Nel padiglione auricolare è presente la proporzione del Codice da Vinci.
- I suoni che posseggono queste frequenze hanno un potere straordinario sulla fisiologia umana grazie appunto alla forma che accoglie informazioni coerenti alle leggi della creazione universale.

Il corpo umano è composto di sostanza genetica ed è dotato di un trasmettitore e un ricevitore estremamente evoluto di frequenze. Durante sperimentazioni scientifiche, si è osservato che inserendo il DNA in un contenitore particolare di elettroni, questi ultimi si dispongono creando una struttura uguale al DNA. Se si rimuove il DNA, gli elettroni ritornano ad occupare le precedenti posizioni. Questa è la prova certa che il patrimonio genetico dell’essere umano interagisce di continuo con l’energia circostante; siamo noi, le nostre condizioni emotive, a influenzare il mondo di continuo.
Dentro un essere umano ci sono delle microantenne, conosciute con il nome di amminoacidi, connesse e collegate con il DNA. Inoltre, esistono 64 codici genetici, fatti per inviare o ricevere frequenze più elevate collegando ogni persona ad una coscienza più elevata. Le ultime ricerche scientifiche dicono che solo 20 di queste antenne sono funzionanti, mentre le rimanenti 44 rimangono “spente”. 20 antenne sono insufficienti a collegare un essere umano con le frequenze più elevate. Ne deriva che ogni essere umano usa solo una piccola parte del proprio potere cerebrale.
Le nostre emozioni hanno una funzione determinante sull’attivazione di queste microantenne, come dimostrato da Bruce Lipton nel libro La biologia delle credenze. Una situazione di paura che deriva da tutte le nostre emozioni a bassa frequenza, può attivare solo alcune di queste “antenne” perché produce una lunghezza d’onda lunga e lentissima.
Invece l’amore, espressione di tutte le nostre emozioni di elevata qualità spirituale, riesce ad attivare un numero elevato di “antenne Effettori’ perché genera una lunghezza d’onda veloce e corta.

LE FREQUENZE POSSONO INFLUENZARE E RIPROGRAMMARE IL DNA
Il DNA umano è un Internet biologico, superiore, sotto molti aspetti, a quello artificiale. La più recente ricerca scientifica russa spiega, direttamente o indirettamente, fenomeni quali la chiaroveggenza, l’intuizione, gli atti spontanei ed a distanza di cura, l’auto-guarigione, le tecniche di affermazione, la luce o aure insolite intorno alle persone (concretamente, dei maestri spirituali), l’influenza della mente sui modelli climatici e molto ancora. Inoltre, ci sono segni di un tipo di medicina completamente nuova nella quale il DNA può essere influenzato e riprogrammato dalle parole e dalle frequenze SENZA sezionare e rimpiazzare geni individuali.
Solo il 10% del nostro DNA viene utilizzato per costruire le proteine. Questo sub-complesso di DNA è quello che interessa i ricercatori occidentali che lo stanno esaminando e catalogando. L’altro 90% è considerato “DNA rottame”. Tuttavia, i ricercatori russi, convinti che la natura non è stupida, hanno riunito linguisti e genetisti per intraprendere un’esplorazione di quel 90% di “DNA rottame”. I loro risultati, scoperte e conclusioni sono semplicemente rivoluzionarie !
Secondo loro, il nostro DNA non solo è il responsabile della costruzione del nostro corpo, ma serve anche da magazzino di informazioni e per la comunicazione.

I linguisti russi hanno scoperto che il codice genetico, specialmente nell’apparentemente inutile 90%, segue le stesse regole di tutte le nostre lingue umane. Per questo motivo, hanno confrontato le regole della sintassi (il modo in cui si mettono insieme le parole per formare frasi e proposizioni), la semantica (lo studio del significato delle parole) e le regole grammaticali di base. Hanno scoperto che gli alcalini del nostro DNA seguono una grammatica regolare e hanno regole fisse come avviene nelle nostre lingue. Così le lingue umane non sono apparse per coincidenza, ma sono un riflesso del nostro DNA inerente.
Anche il biofisico e biologo molecolare russo Pjotr Garjajev e i suoi colleghi hanno esplorato il comportamento. La linea finale è stata: “I cromosomi vivi funzionano come computer “solitonici/olografici” usando la radiazione laser del DNA endogeno”.
Questo significa che hanno fatto in modo di modulare certi modelli di frequenza con un raggio laser e con questo hanno influenzato la frequenza del DNA e, in questo modo, l’informazione genetica stessa.
Siccome la struttura base delle coppie alcaline del DNA e del linguaggio (come si è già spiegato) sono la stessa struttura, non si rende necessaria nessuna decodificazione del DNA. Uno semplicemente può usare parole e preghiere  del linguaggio umano!
Questo è stato anche provato sperimentalmente.
La sostanza del DNA vivente (in tessuto vivo, non in vitro), reagirà sempre ai raggi laser del linguaggio modulato e anche alle onde radio, se si utilizzano le frequenze appropriate. Infine questo spiega scientificamente perché le affermazioni, l’educazione autogena, l’ipnosi e cose simili possono avere forti effetti sugli umani e i loro corpi. È del tutto normale e naturale che il nostro DNA reagisca al linguaggio. Mentre i ricercatori occidentali ritagliano geni individuali dei filamenti del DNA e li inseriscono in un altro posto, i russi hanno lavorato con entusiasmo con dispositivi che possono influenzare il metabolismo cellulare con le frequenze modulate di radio e di luce per riparare difetti genetici.

Per esempio il gruppo di ricercatori di Garjajeva ha avuto successo nel provare che con questo metodo si possono riparare i cromosomi danneggiati dai raggi X. Sono anche riusciti a catturare modelli di informazione di un DNA specifico e lo hanno trasmesso ad un altro, riprogrammando così le cellule su un altro genoma. In quel modo, hanno trasformato con successo, per esempio, embrioni di rana in embrioni di salamandra, semplicemente trasmettendo i modelli di informazione del DNA !
In quel modo, l’informazione completa è stata trasmessa senza nessuna delle disarmonie o effetti collaterali che si manifestano quando si fa l’ablazione e si reintroducono geni individuali del DNA ! Questo rappresenta una rivoluzione e sensazione incredibili, che trasformerà il mondo !

Tutto ciò applicando semplicemente la vibrazione e il linguaggio al posto dell’arcaico processo d’ablazione! Questo esperimento punta all’immenso potere della genetica delle onde, che ovviamente ha più influenza, sulla formazione degli organismi, che i processi biochimici delle sequenze alcaline.

UTILE PER IL NOSTRO REIKI, PER LA GUARIGIONE DELLA CELLULA MADRE, PER LA CRISTALLOTERAPIA AYURVEDICA, PER LA DENDROTERAPIA ENERGETICA, PER IL MASSAGGIO-MESSAGGIO, LA TERZA LINGUA …seminari che teniamo…..
I maestri esoterici e spirituali sanno da millenni che il nostro corpo si può programmare con il linguaggio, le parole e il pensiero. Ora questo è stato provato e spiegato scientificamente. Certamente la frequenza deve essere quella corretta e a questo si deve il fatto che non tutti hanno lo stesso risultato o possano farlo sempre con la stessa forza.

lunedì 4 aprile 2016

L'acqua, la musica e la fisica quantistica

L'acqua, la musica e la fisica quantistica

Le riflessioni di Emilio Del Giudice sulla coerenza dell'acqua, la struttura armonica della materia e la musica


Alessandro Nardin - 24/03/2016  
La sensibilità del professor Emilio Del Giudice porta spesso a mettere in parallelo la coerenza interna della dinamicità della materia e la musica.
«Le oscillazioni del campo costituiscono la musica al cui ritmo le molecole danzano collettivamente.» (12)

È la danza di Śiva della tradizione induista, «il flusso incessante di energia che attraversa un’infinita varietà di configurazioni, che si fondono una nell’altra.» (13)
La danza di Śiva è «l’immagine più chiara dell’attività di Dio di cui qualsiasi arte o religione possa vantarsi. È poesia e anche scienza.» (14)
Ma è anche la «“musica del campo”», nel senso che gli avrebbe attribuito il «vecchio Pitagora».(15)

Per Del Giudice, c’è un elemento privilegiato in cui è possibile riscontrare l’armonia interna della materia, l’elemento che già Talete, primo filosofo, intuì come origine della vita, e della cui maternità universale Debussy fu cantore devoto.

«L’acqua liquida è stata riconosciuta da tempo come la matrice di molti processi, compresa la vita ed anche la dinamica delle rocce.» Ci ricorda Del Giudice. Al suo interno del suo dominio è riscontrabile un «campo elettromagnetico che da coerenza alle reazioni biomolecolari. L’interazione tra biomolecole avviene in modo differente dai sistemi non-acquosi e quest’ultimi sono incapaci di produrre la vita.» (16)

È nella descrizione del comportamento dei campi elettromagnetici dell’acqua che l’impiego di similitudini musicali si intensifica. «I segnali che l’acqua trasmette, […] sembrano presentare
una struttura musicale; […] esistono cioè “accordi tra le note” costituenti i segnali.» (17)

Le immagini musicali, infatti, non solo danno coerenza alle spiegazioni, ma evocano chiaramente ai sensi la vita interiore dell’infinitamente piccolo, affinché la mente umana possa cogliere con immediatezza l’idea di armonia sottesa alla materia, sia essa organica o inorganica.

La musica, insomma, traduce non solo le informazioni, ma un modo di osservazione. Veicola il significato, ma anche la mentalità dell’osservatore. Insomma, unisce, come un percorso alchemico, oggetto e soggetto.
Nell’acqua, più che in ogni altra “danza di fase” della materia, viene riconosciuta e cantata una matrice armonica: ecco che, nell’accostarvisi, le immagini musicali diventano stringenti, pregnanti, come in un entusiasmante crescendo di consapevolezza.

La coerenza dell’acqua richiede «che la musica del campo elettromagnetico non sia un rumore caotico, ma abbia un ritmo ben definito.» (18)
«Pertanto nell’acqua, e soltanto nell’acqua, può generarsi una struttura gerarchica di coerenze, capace di correlare vasti insiemi di molecole, generando simultaneamente un insieme complesso di oscillazioni elettromagnetiche, le cui frequenze si associano reciprocamente producendo accordi tra note, come avviene in una partitura musicale.» (19)

Note12 M. M. Tosi, E. Del Giudice, L’incredibile forza della leggerezza, Centro Studi Eva Reich. Per gentile concessione dell’autore.
13 F. Capra, op. cit., p. 282
14 A. K. Coomaraswamy, The Dance of Shiva, The Noonday Press, New York, p. 78, 67. Cit. in F. Capra, op. cit., p. 280-1
15 E. Del Giudice, G. Vitiello, op. cit., p. 51
16 E. Del Giudice, P.R. Spinetti, A. Tedeschi, La dinamica dell’acqua all’origine dei processi di metamorfosi degli organismi viventi, in Water, ISSN 2073-4441, 3 settembre 2010
17 E. Del Giudice, G. Vitiello, op. cit., p. 50
18 E. Del Giudice, G. Vitiello, op. cit., p. 51
19 M. M. Tosi, E. Del Giudice, op. cit.
Tratto dal libro Debussy l'esoterista di Alessandro Nardin edito da Jouvence, pagine 226-228.

giovedì 7 agosto 2014

I campi morfici e morfogenetici

di Mariangela Ferrara
Dedichiamo questo incontro al pensiero di Rupert Sheldrake che, attraverso la sua teoria della “causalità formativa”, ha contribuito a dare una spiegazione per l’emergere di forme e strutture complesse con la introduzione del concetto di campo morfico, riprendendo ed integrando quello di entelechia  (dal greco entelecheia  eichein "avere", en- "in" telos "compimento“) avanzato  prima da Aristotele quale caratteristica della materia di avere ogni possibilità insita nel proprio essere, poi da Leibniz come qualità propria della monade di avere il compimento del proprio fine già in sé ed infine da Dreisch il quale sostenne che l’entelechia nei sistemi agisce come una sorta di forza organizzatrice che ne coordina i processi chimici e fisici.
Sheldrake ha studiato filosofia a Harvard e scienze naturali a Cambridge dove ha conseguito un dottorato di ricerca in biochimica  nel 1967 dirigendone poi il dipartimento contestualmente a quello di biologia cellulare fino al 1973. Ha fatto parte della Royal Society. Ha scritto più di sessanta articoli scientifici e numerosi libri. Quanto segue è tratto in parte dall’articolo “Le informazioni invisibili: i campi morfici “ dello psicologo Luca Bertolotti riportato sul sito Spazio Mente – Pagine di libera informazione scientifica
(http://www.spaziomente.com/le_informazioni_invisibili,i_campi_morfici.htm) integrato da nostre considerazioni, ed adattamenti espositivi.
   
Il DNA e il problema della forma
Gli scienziati che lavorano sul mondo microscopico generalmente non si curano della forma degli organismi su cui lavorano, in quanto il loro oggetto di interesse è la chimica e la fisiologia; ma per coloro che studiano gli organismi viventi nel loro insieme è impossibile comprendere la vita senza tenere conto della sua forma. Il grande interrogativo che per molto tempo è rimasto senza risposta è il perché e il come gli esseri viventi riescano ad assumere determinate forme fisiche proprie della loro specie. Con la scoperta del DNA, i biologi molecolari dichiararono risolto il problema, dato che esso è costituito da molecole direttrici che contengono tutte le informazioni grazie alle quali un intero organismo può essere costruito.
Ma il problema iniziale sussiste.
Infatti, considerando il DNA come il programma completo di ogni organismo vivente, alcuni scienziatisi sono chiesti che cosa può invece controllare la forma di oggetti non viventi come i cristalli.
In tali materie, prive di DNA, devono intervenire necessariamente altri fattori.Una possibile – e molto probabile – soluzione, si può ritrovare nelle forze subatomiche alla base delle molecole che le compongono, che contribuiscono non solo alla configurazione interna della struttura, ma anche a quella esterna, ossia la forma. Dunque, se tali forze governano le molecole degli oggetti inanimati, è deducibile che governino anche le molecole degli esseri viventi, quindi il DNA. Fino ad oggi il problema della forma è rimasto un problema centrale in biologia.
Nessuno è in grado di capire perché, ad esempio, una cellula maturi in una cellula di foglia e un’altra in una cellula di gambo, dato che entrambe appartengono alla stessa pianta e hanno un DNA identico.
E lo stesso quesito si ripropone nell’essere umano, dove una cellula diventa una cellula epiteliale e un’altra una cellula epatica quando il DNA di ciascuna è lo stesso.
Risulta evidente che deve esistere qualcosa di ancora più profondo del DNA che ne regola il funzionamento. Nel DNA è contenuto il codice genetico che si suppone avere il compito di governare tutto quello che avviene negli esseri viventi in via di sviluppo. Ma dato che tutti i tipi di cellula delle diverse parti organiche del corpo umano contengono il medesimo DNA, deve quindi esserci necessariamente qualcosa al di sopra di esso in grado di spiegarne il loro differente esito.
Tutto il compito del DNA si può sintetizzare nel suo fornire la sequenza degli aminoacidi in modo da permettere alla cellula di produrre determinate proteine. 
Il problema posto dal biologo inglese Rupert Sheldrake – che incominciò ad interessarsi all’enigma della forma durante le sue ricerche sulla crescita delle piante a Cambridge – non si ferma però alla questione di fornire le proteine giuste alle cellule giuste al momento giusto, ma cerca di capire come possano le cellule organizzarsi in forme particolari fino a svilupparsi in differenti organismi. 
In definitiva, il DNA aiuta a comprendere come si ottengono le proteine che forniscono i “mattoni” e il “cemento” con cui l’organismo viene costruito, ma non spiega il modo in cui questi elementi assumono determinate forme. Nel quadro della scienza classica, tutte le domande rimaste senza risposta a proposito dell’ereditarietà e delle proprietà degli organismi viventi, vengono attribuite a probabili funzioni del DNA ancora sconosciute.
I biologi chiamano morfogenesi l’ambito di studi relativi all’origine della forma (termine che deriva dal greco morphé, forma, e genesis, origine), cercando di ovviare al problema in modo superficiale e provvisorio facendo affidamento alla programmazione genetica.
Secondo questa visione ogni specie non fa altro che seguire le istruzioni dei propri geni.
È però importante sottolineare che l’unica teoria rigorosa e definita riguarda il modo in cui il DNA codifica il RNA e quest’ultimo codifica le proteine, tutte le altre funzioni che vengono ipoteticamente attribuite al DNA non possono assolutamente essere specificate in termini molecolari.
È a questo punto, dove la scienza classica si ferma, che Sheldrake  propone, in linea con la fisica contemporanea, la teoria dei campi morfici come reale guida del programma genetico organizzato dal DNA che risiederebbe sotto forma di informazione a livelli energetici molto più sottili di quelli considerati fino ad ora. 

L’ipotesi della causalità formativa
Dopo anni di studi e riflessioni sull’enigma della  morfogenesi, Sheldrake giunse alla conclusione che questo non potrà mai essere realmente compreso attraverso le concezioni meccanicistiche classiche, ma richiede concetti assolutamente nuovi.
Fu così che nel 1981 propose per la prima volta l’idea relativa all’esistenza di un campo morfogenetico, attraverso i tre principi base dell’ipotesi della causalità formativa.
I campi morfogenetici sono un nuovo tipo di campo che fino ad ora non è stato riconosciuto dalla fisica.
Così come gli organismi alla cui formazione presiedono, si evolvono. Hanno una storia e, grazie a un processo chiamato risonanza morfica, contengono in sé una memoria.
Fanno parte di una famiglia più vasta di campi, detti campi morfici.
Secondo Sheldrake, i campi morfici sono localizzati dentro e intorno ai sistemi che organizzano ed agiscono come una struttura informativa razionale e portatrice di significato, il cui effetto non è limitato dai parametri spazio-temporali sui quali però esercitano la propria influenza.
Essi  impongono un ordine all’indeterminismo intrinseco dei sistemi cui presiedono e che sono preposti ad organizzare.
Il Dna agirebbe come un ricevitore di informazioni genetiche provenienti dai campi morfogenetici.
In altre parole, la causalità formativa è il meccanismo grazie al quale le cose assumono la loro forma, o la loro organizzazione. Sheldrake ha introdotto quindi l’ipotesi che, sia la struttura sia i comportamenti caratteristici di tutti i sistemi chimici, fisici e biologici esistenti in natura,  siano guidati e plasmati da campi organizzativi, da lui chiamati appunto campi morfici, che, come una mano invisibile, agiscono in maniera non locale.
In zoologia e in botanica i campi morfici che presiedono allo sviluppo e al mantenimento della forma vengono chiamati campi morfogenetici; quelli che si occupano della percezione, del comportamento e dell’attività mentale si chiamano campi percettivi, comportamentali e mentali; quelli che si riscontrano in mineralogia sono detti campi cristallini e molecolari; quelli invece che si osservano in sociologia sono detti campi sociali e culturali.
Infatti, così come un campo cristallino organizza i modi secondo cui molecole e atomi si ordinano all’interno di un cristallo [...] un campo sociale organizza e coordina il comportamento degli individui che lo compongono, per esempio il modo in cui ciascun uccello vola all’interno dello stormo.

Il lavoro dei campi morfici viene compiuto a livello subatomico, funzionando come restrizione schematizzata sulla moltitudine di eventi probabili e indeterminati che si verificano ai livelli più profondi dei sistemi fisici.
Così un campo cristallino organizza i modi secondo cui le molecole e gli atomi si debbono ordinare all’interno di un cristallo; il campo di un animale plasma invece le cellule e i tessuti all’interno di un embrione, ne guida lo sviluppo fino a che esso assuma la caratteristica forma della sua specie; così come un campo sociale organizza e coordina il comportamento degli individui che lo compongono, per esempio il modo in cui, come già detto,  ciascun uccello vola all’interno del suo stormo.
Il campo morfico conduce i sistemi a esso sottoposti verso mete o obiettivi specifici, denominati attrattori, termine ripreso dal matematico René Thom (fondatore della teoria delle catastrofi, branca della teoria dei sistemi) che rappresentano i limiti verso i quali un sistema dinamico viene attratto.
Per Sheldrake infatti il campo stesso si evolve, esso non è fissato una volta per tutte da un’equazione matematica, ma la sua struttura dipende da ciò che è accaduto in precedenza. Contiene una sorta di memoria. Attraverso la ripetizione, i modelli che organizza divengono sempre più probabili, sempre più abituali.
Una volta che questo nuovo campo, questo nuovo modello di organizzazione, ha cominciato a esistere, esso si rafforza attraverso la ripetizione. È sempre più probabile che il modello si riproponga. I campi divengono una sorta di memoria cumulativa, evolvendosi nel tempo, e sono alla base della formazione delle abitudini della natura.

Risonanza morfica e mente collettiva 

L’influenza del pensiero, la risonanza morfica di Sheldrake

Rupert Sheldrake, biologo e saggista britannico, nel 1981 pubblicò il suo libro “A New Science of Life: l’ipotesi di Morphic Resonance" , fu accusato di essere un eretico pseudo-scientista , persino da John Maddox, il direttore della rivista Nature che suggerì di bruciare quel libro.
Sheldrake è stato ridicolizzato dalla scienza ufficiale per il suo lavoro sulla telepatia esistente tra gli animali e i loro proprietari, la telepatia telefonica e quant’altro.
La sua teoria della risonanza parla di un attingere alla memoria collettiva della specie , sintonizzandosi con i membri passati della specie per contribuire all’ulteriore sviluppo della specie.
Questo comporta una sorta di “risonanza” tra gli individui e i gruppi di una specie e in un altra sua pubblicazione The Presence of the Past, avanza l’ipotesi che i ”campi ricordi” non siano effettivamente memorizzati nel cervello ma piuttosto in un campo di informazioni, in una sorta di biblioteca nell’etere, a cui si accinge tramite il cervello..
Se questo fosse dimostrato, ciò avvalorerebbe la tesi che la coscienza umana, i nostri ricordi personali e il nostro senso dell’io possano sopravvivere alla morte biologica.
Ogni complesso mentale dell‘uomo (sogni, esperienze mistiche, stati alterati di coscienza) possiedono una loro struttura e possono essere trasferiti da un individuo all’altro grazie al meccanismo della risonanza morfica che è come una acquisizione e condivisione delle “abitudini ” che gli organismi, compresi i virus, acquisiscono durante il processo evolutivo e “risuonano” all’interno della specie, fornendo nuove capacità (es, la nuova capacità di resistenza di un virus).
La teoria di Sheldrake, dunque, fornisce una possibile spiegazione scientifica per l’interconnessione esistente tra molte persone anche distanti tra loro. Questa teoria non spiega quindi solo la telepatia ma la co-evoluzione di una specie che viene influenzata dalle informazioni collettive.
Del resto anche Jung parlava di inconscio collettivo , un contenitore psichico universale comune a tutti gli esseri umani e contiene gli archetipi che si manifestano in tutti i popoli di tutte le culture.
Rupert Sheldrake ritiene che vi siano campi morfici, campi morfogenetici di informazioni che stanno plasmando la nostra esistenza come parte di una specie. Questi campi sono invisibili, come la gravità, ma possono essere osservate dai suoi effetti.
E anche se scientificamente non possiamo spiegare in che modo siamo legati ad una coscienza collettiva sappiamo però che a volte ci possiamo collegare con i pensieri altrui e come tutte le informazioni della nostra specie , influenzano milioni di persone in tutto il mondo.
Quello che fai, quello che dici e ciò che si pensa può influenzare un’altra persona . Così siamo più responsabili delle nostre azioni, parole e pensieri.. il che significa che dobbiamo essere più attenti a quello che stiamo pensando se ci preoccupiamo per l’effetto che hanno sugli altri.
Recentemente è stato effettuato un esperimento di natura emotiva proprio su fb.. Lo studio, pubblicato su Pnas, certificava che il ”contagio emotivo”, fra stati d’animo positivi, si realizza anche sul piano virtuale.
Peccato che gli utenti fossero ignari di aver preso parte a una simile indagine emozionale e soprattutto che il proprio ‘flusso’ di notizie fosse stato intenzionalmente plasmato ai fini di questa ricerca.
L’esperimento, condotto dal team Core Data Science di Facebook (FB) attraverso l’alterazione dei feed degli utenti, ha dimostrato che gli stati d’animo come la felicità o la depressione possono essere trasferiti attraverso i social network.
Gli scienziati, infatti, hanno alterato per una settimana, dall’11 al 18 gennaio 2012, l’algoritmo che filtra le informazioni visualizzate sulla bacheca di 689,003 persone, per verificare se il “contagio emotivo” si verifica anche a distanza.
Quindi la teoria di Sheldrake ha una valenza importantissima poiché i nostri pensieri permeano il pianeta e lo plasmano, come dire…il pensiero è materia e realtà incipiente. 
Monica Scaini 
http://blog.libero.it/MISTERIES/12889681.html

domenica 6 aprile 2014

L'importanza di "ascoltare" le vibrazioni

Chi non ha notato che in certi luoghi ci sentiamo particolarmente bene e rilassati. Quante volte succede che la presenza di una persona ci rende più tranquilli, mentre quella di un' altra persona ci trasmette agitazione o causa esaurimento... Come mai è possibile questo? Siamo circondati da vibrazioni Ogni luogo, ogni sostanza, ogni essere vivente emette determinate vibrazioni che consciamente o inconsciamente registriamo e che inducono in noi i o relativi stati d'animo. Le vibrazioni si distinguono tra di loro per via della frequenza e ad ognuna corrisponde una specifica qualità o uno stato d'animo. Per esempio la presenza della frequenza di "Amore" stimola in noi pensieri e sensazioni d'amore, a condizione di essere in una situazione interiore che ci permette di entrare in sintonia con "l'Amore". Siamo costantemente immersi nelle frequenze emanate dai luoghi, dalle persone, dalle sostanze e dagli oggetti che ci circondano. Alcune le avvertiamo come positive, altre come negative. A volte possiamo "subire" molto queste influenze, in altri momenti non le sentiamo quasi per niente, a causa del nostro stato energetico e dell'intensità delle vibrazioni. Una persona carica di energia positiva è poco influenzabile, mentre una persona scarica di energia risente molto di più l'effetto delle vibrazioni, positive o negative che siano. Le vibrazioni positive generalmente hanno una "forza" maggiore di quelle negative, e possiedono la capacità di annullarne l'effetto di queste ultime. Considerata la difficoltà o l'impossibilità di portarsi dietro persone o luoghi, l'uomo ha da sempre cercato di utilizzare degli oggetti, come per esempio talismani e pietre, per creare intorno a sé un campo di vibrazioni posrtive. Le ricerche di quest' ultimi anni hanno permesso di classificare le vibrazioni, determinare la loro frequenza e memorizzare queste frequenze su vari supporti tramite particolari strumenti con circuiti vibrazionali. Così è diventato possibile fabbricare prodotti vibrazionali, cioè caricare con vibrazioni armoniche vari oggetti, che creano intorno a sé un campo con le frequenze memorizzate, per esempio acqua vitalizzata. L'acqua è l'unica sostanza che sfida varie leggi della fisica. Il motivo è la sua particolare struttura macromolecolare. Le molecole dell'acqua si raggruppano in forme più o meno armoniche, secondo le vibrazioni memorizzate nell'acqua e il suo stato energetico. Ouesta caratteristica fa si che l'acqua assuma molto facilmente le vibrazioni circostanti. L'omeopatia sfrutta la capacità dell'acqua di memorizzare ed amplificare le frequenze di una determinata sostanza curativa. Il processo di dinamizzazione omeopatica consiste nella graduale diminuizione dell'aspetto fisico della sostanza tramite le suecessive diluizioni e "nell'esaltazione" del suo aspetto vibrazionale tramite lo scuotimento. Con piastre di alluminio appositamente caricate si possono trasmettere vibrazioni armoniche all'acqua che le acquisisce in poco tempo e contemporaneamente viene annullato l'effetto di eventuali vibrazioni negative presenti.  

Cosa dice la scienza 
Cosa dice la scienza? Anche la scienza comincia ad avvicinarsi al fenomeno delle vibrazioni e a dimostrare scientificamente la loro esistenza, Il biologo inglese Rupert Sheldrake ha ipotizzato già più di 20 anni fa l'esistenza di campi morfogenetici, che influenzano e determinano i processi formativi nel mondo materiale. In poche parole sostiene che esistono campi sottili che rappresentano delle idee e che determinano non solo il comportamento di persone, animali, piante e sostanze naturali e chimiche, ma addirittura anche il loro aspetto fisico. Con esperimenti che hanno , coinvolto migliaia di persone è riuscito a dimostrare scientificamente la validità della sua teoria dei campi morfogenetici. Le sue ricerche hanno sconvolto non solo la biologia ufficiale, ma sono emersi anche risvolti per quanto riguarda altre discipline. Per esempio nei vari laboratori chimici sparsi nel mondo i ricercatori hanno notato che quando si sintetizza per la prima volta una sostanza nuova, ci vuole molto tempo, mentre con il ripetersi della sintetizzazione i tempi diventano sempre più corti fino ad arrivare ad una sintetizzazione istantanea. La spiegazione di Sheldrake: una volta creata una nuova sostanza si crea un campo morfogenetico che contiene le informazioni per la sintetizzazione, perciò questa avviene sempre più velocemente con l'accrescere del .campo morfogenetico. Se volete sapere di più, leggete i libri di Sheldrake, in particolare il primo: . "L'ipotesi della causalità formativa", red edizioni. "La rinascita della natura", Corbaccio. "Sette esperimenti per cambiare. il mondo", Corbaccio. "I poteri straordinari degli animali" Mondadori. 

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