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giovedì 20 luglio 2017

Scuola libertaria. - Se lo scopo non è anarchico, può solo essere autoritario

Se lo scopo non è anarchico, può solo essere autoritario
Ogni società educa e si autoeduca sul proprio modello, stendendosi sul
corpo della madreforma che essa si è data, e in questo modo si autoriproduce. Ci sono però società, come la nostra, che non si scelgono spontaneamente la madreforma attraverso cui potersi autoriprodurre, perché questa madreforma è stata inizialmente, e continua ad essere, un disegno preciso voluto dalla classe agiata per poter continuare ad essere agiata e sfruttatrice. Un disegno che muta solo in apparenza a seconda di come tira il vento e la pancia della gente.

Se oggi gli oppressori, come nel 1800, guardano alla scuola come ad uno strumento di liberazione, è solo perché il disegno pedagogico della classe agiata ha fatto bene il suo dovere, purtroppo. Gli oppressi non riescono a destrutturare più il dogma scolastico, anzi, lo innalzano devoti più di un tempo e tutt'al più lo vogliono soltanto modificato, ma mai eliminato.

Se la società è un gruppo, la scuola è nata per dare a questo gruppo uno scopo, un obiettivo comune in cui credere. Ma come dimostrano i fatti, gli obiettivi che la scuola propaganda, e di cui si vanta, non sono gli stessi di quelli che nasconde e produce. C'è contraddizione tra ciò che la scuola dice di voler fare e ciò che fa, tra ciò che dice di voler produrre e ciò che in effetti produce.
E questo però sembra essere chiaro soltanto alla classe agiata, che conosce bene gli scopi occulti della scuola, ed è ovvio, dato che è stata lei a volerli. Per dirne una: la scuola dal lato teorico (e retorico) condanna il bullismo, ma è proprio attraverso i suoi strumenti e tutta se stessa che lo crea (un esempio qui).

Un pensiero di John Dewey dice: 'Qualsiasi educazione data da un gruppo tende a socializzare i suoi membri, ma la qualità e il valore della socializzazione dipendono dagli scopi del gruppo'. Una società come la nostra, modellata per mezzo della competizione, del 'valore' militare e della gerarchia, non può certamente produrre libertà e pace, né avere scopi di autentica e diffusa solidarietà. Purtroppo.

Una buona società potremo averla soltanto descolarizzandola nel più breve tempo possibile, facendo in modo che le nuove generazioni sviluppino autonomamente le loro aspettative e attitudini, senza essere contaminate dagli adulti, dal nostro modello sbagliato, dalla nostra cultura, dai nostri valori a cui siamo affezionatissimi.

Gli adulti non hanno alcun diritto di fare progetti sui loro figli, di conformarli, di pensare e agire al posto dei figli! Che costruiscano da soli, i bambini e le bambine, la loro madreforma, e che la modifichino o la distruggano quando vogliono, se lo vogliono. Siano loro a decidere, e nessun altro al di fuori di loro. I bambini non si privatizzano! Se questo fa paura agli adulti, è giunto il momento di combattere culturalmente questa paura stolta.

Il mio consiglio conseguente è anche quello di diffidare di quanti propongono visioni future di scuole riformate, luccicanti e coloratissime, magari pescando dagli (o gli) stessi argomenti propugnati dalle scuole libertarie e dall'anarchia, ma che di queste hanno soltanto l'imballaggio esterno patinato. Attenzione sempre agli scopi nascosti.

Attenzione alle strumentalizzazioni politiche, che sono sempre in agguato, operazioni facili e demagogiche, abbaglianti, che aiutano sempre il sistema, alla fine, perché sono esse stesse il sistema! Guardiamo quindi sempre alla direzione, autoritaria o libertaria, e guardiamo all'obiettivo: se non viene dichiarato apertamente di volere lo smantellamento dello Stato, l'eliminazione di tutti i governi, hic et nunc, siamo certi che siamo di fronte a una enorme impostura: il solito inganno politico ben mascherato.

Correlati: [Scuola] [Bambini] [Politica]

giovedì 2 marzo 2017

Società gilaniche: le floride comunità senza Stato. - L'anarchia durata migliaia di anni

Questo post, che ha avuto una lunga e doverosa gestazione, vuole una volta per tutte dimostrare come una società possa esistere senza Stato ed essere, proprio per questo motivo, estremamente florida e pacifica. Il post è indirizzato a tutti coloro che, di fronte alla saggia proposta politica anarchica, obiettano dicendo (ipotizzando) che una società senza governo e senza Stato non potrebbe mai esistere e che, addirittura, non è mai esistita. Noi del blog Italiani Imbecilli diciamo che è tempo di ricredersi e di conoscere.

Quanti anni ha lo Stato, inteso come forma di organizzazione del potere? In Europa diciamo circa 1200 anni, se consideriamo invece il potere statale centralizzato (come quello attuale), ci si deve rifare a poche centinaia di anni fa, alla creazione degli Stati nazionali (XVI sec.). Se invece consideriamo uno dei primissimi codici di legge, quello del re Hammurabi, dobbiamo risalire a quasi 1800 anni prima di Cristo. E prima cosa c'era? Com'era gestita la società? Se noi leggiamo gli indici dei consueti libri di Storia, cioè di quei testi avallati dallo Stato e che si studiano nelle scuole, la risposta che ci viene fornita in capitoli è la seguente:
In questo indice, però, manca qualcosa di molto importante, qualcosa che mette in crisi l'idea di Stato come unica possibilità di gestione del potere e della società. Per inciso dobbiamo denunciare il fatto che le informazioni storiche censurate nei libri scolastici sono moltissime.
Il capitolo cancellato di cui oggi ci occupiamo non è un capitoletto, si tratta invece di un periodo di migliaia di anni, completamente tagliati, insabbiati, vietati. Parliamo delle società gilaniche, citate come esempio di ottima politica anche dal famoso psicanalista Erich Fromm.

I libri e i mass-media in genere, ci hanno sempre insegnato che 'la civiltà' (con tutto il peso e l'importanza che riveste questa parola) sia iniziata là dove sono sorti i primi Stati, le poleis, le grandi monarchie (egizi, babilonesi, sumeri, assiri, ittiti, fenici, greci...) e in questo modo lo Stato, che detiene il controllo della cultura nazionale, attua la sua prima fidelizzazione autoreferenziale presso il fanciullo.
Si insegna che lo Stato equivale a civiltà (e viceversa) come se prima della nascita degli Stati ci fossero stati soltanto clan, tribù incivili di uomini e donne, poco evoluti, quasi bestie, e anche disorganizzate. Questo è completamente sbagliato. Semmai è esattamente l'opposto, nel senso che le comunità gilaniche, esistenti prima della nascita degli Stati, erano le più fiorenti della storia antica, almeno in Europa (ma diffusamente ve n'erano anche nel continente americano).
Dopo la scomparsa di queste civiltà evolute (spiegheremo anche il motivo della loro scomparsa), l'instaurazione delle gerarchie e degli apparati dello Stato hanno prodotto un regresso notevolissimo in ogni àmbito culturale, morale e cognitivo.

Le società gilaniche
La scoperta delle società gilaniche è dovuta alla famosa archeologa Marija Gimbutas, seguita dall'antropologa Riane Eisler, sua erede culturale. Marija Gimbutas è stata colei che ha coniato il termine 'gilan', che deriva dall'unione di 'gi' + 'an', abbreviazioni dei termini greci giné (donna) e andros (uomo). La lettera 'elle' in mezzo ha due importanti significati:
1) il segno fonetico greco leyin/lyo che vuol dire 'liberare'.
2) segno di unione culturale e ideale tra i due sessi.
Anche il famoso archeologo irlandese-americano James Patrick Mallory si è occupato lungamente delle società non autoritarie (o acefale, o gilaniche) indoeuropee, egli è professore alla Queen's University di Belfast.

Nella pratica del quotidiano vivere, il tutto si traduce come civiltà autorganizzata e non violenta, in cui uomini e donne hanno gli stessi diritti. Stiamo parlando di quella fase temporale che si pone tra il Neolitico e la nascita degli Stati, quindi stiamo abbracciando un grande arco di tempo che va all'incirca dal 7000 al 3500 a.C. (talora sino al 1500 a.C.), dove nel Sud-Est dell'Europa, isole comprese, fiorivano società pacifiche, evolute, raffinate, senza gerarchie, senza governo, senza Stato, senza eserciti. Società non patriarcali, anarchiche ante-litteram, dove l'auto-organizzazione protratta per migliaia di anni non ha mai generato caos e violenze. In nessun sito o tomba gilanica sono state trovate armi, neppure nell'età della lavorazione dei metalli. Nessuna raffigurazione vascolare o parietale riporta scene di guerra. E le numerose statuette della Dea Madre ('Venere' o 'Grande Dea', come viene chiamata da M. Gimbutas) attestano storicamente che all'inizio dio era donna e che, per conseguenza, queste società non contemplavano l'uso della forza fisica (come strumento organizzativo, offensivo e difensivo, prerogativa maschile opportunisticamente utilizzata dagli Stati creatori di eserciti e di repressione istituzionalizzata e legalizzata).

Presso questi popoli l'Arte era fiorente e sofisticata, gli individui erano in costante armonia con la Natura e si professava il culto per la vita, quindi gli strumenti di morte non erano contemplati, né ammessi. Per conseguenza, non v'era nessuna intenzione di nuocere o di sottomettere, niente eserciti, niente repressioni, niente ingiustizie, niente gerarchie, niente mura di cinta: in un contesto così libero e pacifico, non potevano che nascere individui altrettanto liberi e pacifici, capaci di perpetuare questo modello di giustizia sociale.

Tutto questo risponde anche a quelle persone che sono ancorate all'idea (sbagliata) secondo cui l'essere umano tenda per natura al dominio, alla malvagità, e che sia persino incapace di auto organizzarsi. L'Uomo nasce anarchico, cooperativo, solidale, pacifico, vitale, libero ('nessun uomo ha ricevuto dalla Natura il diritto di comandare gli altri' - D. Diderot). Nello specifico degli studi anarchici e antropologici, l'innato istinto cooperativo dell'Uomo è attestato anche dallo scrittore Colin Ward che lo dimostra in più occasioni, e anche, come citato prima, da Erich Fromm (qui). Le Dee Madri sono l'espressione sacra e votiva delle società gilaniche e sono presenti massicciamente in tutta l'Europa sudorientale, isole comprese, cioè in un'area vastissima in cui uomini e donne vivevano nella ricerca costante del miglioramento sociale, nel segno della libertà senza autorità. Il loro sistema culturale, fondato e maturato sull'ordinamento orizzontale (non piramidale e gerarchico), aveva prodotto le migliori espressioni sociali, un sano sviluppo tecnologico, scientifico, architettonico e artistico, volto al vero benessere personale e collettivo.

Nel vivere sociale gilanico, il 'personale' e il 'collettivo' non erano considerati elementi dissociati, ma interdipendenti. Perciò Bakunin afferma spesso: 'non posso dirmi completamente libero, fintanto che gli altri non lo sono completamente'. In una società anarchica, come in quelle gilaniche, non esiste il suddito, poiché la coscienza collettiva e la stessa organizzazione sociale egualitaria lo impedirebbero a priori, non vi sono le condizioni necessarie per la creazione di qualsiasi tipo di oppressione e di senso di rivalsa. Tutto questo, scritto in estrema sintesi (perdonateci per questo), non è riportato in nessun libro scolastico 'ufficiale'.

Quindi
La portata di questa scoperta è talmente grande e 'pericolosa' che ha giustificato la sua costante censura da parte delle istituzioni. Questa scoperta, che ha spaccato anche il fronte degli archeologi, mina profondamente il nostro imprinting secondo cui non esiste altra forma di potere (e di 'civiltà') se non quello statale e gerarchico.

L'esistenza storica delle società gilaniche rappresenta perciò un'ulteriore prova, la più duratura mai avuta nel tempo, in grado di dimostrare ciò che l'anarchia sostiene da sempre: gli Stati sono creazioni artificiali e menzognere, concepite espressamente per opprimere i cittadini, i loro diritti, le loro libertà, le loro esigenze, per il tornaconto di un manipolo oligarchico che vuole comandare gli individui e avere tutti i privilegi. Le società gilaniche e l'anarchia ci dànno la prova che si può fare a meno dello Stato, ci dimostrano che vivere senza sovrani, senza leggi statali, senza gerarchie e soldati, alimenta la pace, la fratellanza e forgia coscienze raffinate e colte. Ma perché le società gilaniche sparirono, lasciando il passo agli Stati? Com'è avvenuto il passaggio?

kurgan: i capostipiti del sistema statale
Gli studi di Marija Gimbutas (ripescati e ristudiati dal movimento femminista negli anni '60) sono stati lunghi e meticolosi e spiegano anche il motivo per cui le società gilaniche si siano estinte quasi simultaneamente. Gimbutas scrive in proposito vari testi che sono inseriti in 'The Kurgan Culture and the Indo-Europeanization of Europe: Selected Articles from 1952 to 1993'. Interessanti anche le altre sue pubblicazioni. Ma veniamo ai kurgan.
Come dimostra la cartina geografica, popolazioni indoeuropee, patriarcali e guerriere, provenienti dall'area caucasica e siberica, divenute patriarcali e guerriere per le cause che si possono leggere nel libro 'Kurgan, le origini della cultura europea' di M. Gimbutas, si introdussero in Europa, estinguendo o assoggettando con le armi le comunità gilaniche, imponendo un modello sociale gerarchico e guerresco, dove la forza fisica e l'autorità maschile erano gli elementi dominanti. Ogni donna, da quel momento, fu destinata alla schiavitù e al concubinaggio forzato. L'ordine anarchico venne represso. Si istituì la proprietà privata. 

I popoli assoggettati furono mantenuti e 'normalizzati' entro rigide leggi (sedicenti divine, in realtà marziali) e in condizione di servitù permanente. Questa servitù e 'questo stato', venne con il tempo metabolizzato dalla coscienza umana ed è diventata normalità, consuetudine, ovvietà, alla quale ci si è abituati. E' dunque qui, e per questi motivi, che nasce la cultura del dominio e la struttura piramidale dello Stato. Ed è da questa logica oppressiva che nascerà quella che oggi viene definita paradossalmente 'civiltà'. Il nostro intendere la politica, la moderna organizzazione sociale, l'autorità costituita, i confini e gli eserciti, derivano quindi dai Kurgan ed è ovvio che, dopo 3000 anni di questa cultura, sembra impossibile oggi concepire un altro sistema di organizzazione sociale diversa da quella statale.

domenica 20 marzo 2016

STIRPE RANDAGIA

STIRPE RANDAGIA

Non ce la fanno... 

Non potranno mai tollerare che tu abbia avuto una vita libera, che non abbia accettato la loro stessa schiavitù, che non abbia svenduto i tuoi sogni per 4 denari ma che, anzi, stai ancora facendo di tutto per rincorrerli. 

Non ti accetteranno mai: al limite potranno fingere di tollerarti, salvo poi, al primo momento di difficoltà, tornare a decantarti le meraviglie della loro prigionia.. 

Saranno sempre lì, in attesa del tuo primo errore, per riportarti dentro la loro gabbia.

Ma chi nasce di stirpe randagia trova forze e speranze dove il civilizzato soffoca e marcisce;

i Randagi non si sono mai arresi, 
i Randagi non si arrenderanno mai!

Manuele Dalcesti con Mario Mari
http://altrarealta.blogspot.it/2015/10/stirpe-randagia.html

sabato 20 dicembre 2014

Chi è veramente bravo è connesso al Cuore!

Mahat: Uomo Nuovo?

Quando incontrai la prima volta Mahat mi colpì il suo sorriso che sembrava parlasse chiaro e forte e che rassicurando dicesse: "fratelli e sorelle miei siate tranquilli"!!

Eravamo a San Benedetto del Tronto alla conferenza di Masaru Emoto, quando ad un certo punto abbiamo sentito un tonfo nella sala e di colpo tutta la sala si è girata aspettandosi il peggio. Era caduta la telecamera di Mahat il quale con un grande sorriso ci disse di stare sereni… la sala tirò un respiro di sollievo sincronizzato.
Sono un’antropologa e mi considero una ricercatrice indipendente, con una grande passione per la pacifica società gilanica, la nostra grande eredità europea. L’antica Europa, il Medio-Oriente, l’Anatolia e Creta minoica possono essere definite società gilaniche, cioè sistemi sociali equilibrati: né patriarcali né matriarcali. 

Esistono due modelli base di società: il primo è quello dominatore, cioè quello che viene comunemente detto patriarcale o matriarcale, dove vige il predominio di una parte dell’umanità sull’altra; il secondo è quello mutuale in cui le relazioni sociali si basano principalmente sull’unione e sulla collaborazione, dove diversità non è sinonimo di inferiorità né di superiorità.
Il mio più grande desiderio è quello di realizzare la società gilanica attualizzata al presente, anche perché sono convinta che, se veramente ci vogliamo salvare in quanto specie vivente, non credo abbiamo altra scelta... 
Infatti utilizzando i modelli di organizzazione sociale dominatore e mutuale per l’analisi del nostro presente e nostro potenziale futuro, possiamo iniziare a superare le consuete dicotomie, tra destra e sinistra, capitalismo e comunismo, religione e laicismo, maschilismo e femminismo, comprendendo il quadro più ampio che deriva da una considerazione omnicomprensiva della realtà.
Un altro elemento importante da considerare in questa analisi è l’istinto di conservazione insito negli esseri umani, insieme al bisogno di unione. Questi impulsi “evolutivi” della nostra specie, oltre che agire per la sua salvezza, stimolano, gli animi più sensibili, anche ad avere coscienza della necessità di trasformare il sistema tuttora persistente da dominatore a mutuale.

Soprattutto tra gli individui più svegli che si fanno le giuste domande sulla realtà attuale, su come uscirne e come trasformarla, c’è una crescente consapevolezza che la nuova e maggiore coscienza della nostra mutualità globale dipenda da un riesame e da una trasformazione fondamentale dei ruoli sia dell’uomo che della donna, per iniziare finalmente a sperimentare cosa significhi vivere come "esseri umani completi".

Mi ero sempre chiesta come poteva essere l'uomo (il maschio) di un futuro mutuale?
Conosciuto Mahat arrivò la risposta... Mahat è uno dei pochi uomini che conosco con la mente connessa al cuore, un cuore grande che abbraccia e riscalda chiunque incontra, nonostante i propri limiti individuali che non ha bisogno di nascondere.
Emisfero sinistro collegato all'emisfero destro, un equilibrio che non svilisce né il femminile né il maschile, indirizzando così ogni sua azione verso la preservazione della specie con soluzioni ispirate e creative. Infatti solo quando si è connessi al cuore includendo e ascoltando con rispetto la realtà femminile si riesce a vedere la vera Giustizia, quella divina, naturale. 
Ancora oggi il voler essere "politically correct" a tutti i costi, essere "ubbidienti" sotto una piccola classe dominante di un sistema sociale basato sulla violenza e la predazione, indica solo che si è complici dello stesso sistema psicopatico-parassita, non certo un/a bravo/a ragazzo/a. 

Sarebbe ora di rivedere che cosa significa essere “bravi ragazzi” o “brave persone” perché è giunto il tempo della consapevolezza e della caduta dell'inganno perpetrato su un popolo di ciechi.
Quando ho visto l'infinito Amore e Coraggio nel sorridente Mahat, amante della vera Giustizia, ho compreso quali potevano essere le caratteristiche dell'Uomo Nuovo Mutuale... e so anche per certo che chi è veramente bravo/a è connesso/a al Cuore!
Angela-Patrizia 
http://essereumanoinarmonia.blogspot.it/2014/10/mahat-uomo-nuovo.html

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