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sabato 29 giugno 2019

Metastasi e Tumori: cosa c'è da sapere?

Parliamo di Metastasi e di Tumori?

La parola «metastasi» deriva dal greco «metastasis» che significa «cambiamento di luogo».
Secondo la medicina classica, le metastasi sono focolai secondari generati dal tumore originario, e una metastasi può formarsi nelle ossa a partire da un tumore al seno oppure nei polmoni a partire da un tumore al colon.
Sostiene anche che possono diffondersi da un punto all’altro dell’organismo attraverso cellule trasportate dalla circolazione sanguigna, linfatica o attraverso una cavità naturale del corpo, come tra le pareti esterne e interne della membrana peritoneale che riveste l’addome. Si potrebbero nutrire dubbi su queste convinzioni, visto che sono fondate su ipotesi.
Affinché delle cellule cancerose possano raggiungere zone lontane dal focolaio tumorale non hanno altra scelta che prendere la via arteriosa dato che, nel sistema venoso e linfatico, il sangue e la linfa scorrono dalla periferia verso il centro, cioè verso il cuore.
Ora, molteplici esperimenti fatti sia con animali sia con uomini per trovare cellule cancerose nel sangue arterioso non hanno mai avuto successo.
Inoltre, è estremamente raro osservare un cancro secondario in un animale.
Ancora più interessante è constatare che quasi tutti gli organi possono essere colpiti da tumori primari, mentre quelli secondari (per metastasi) colpiscono principalmente organi come le ossa, i polmoni, il fegato e il cervello.
Si sente sovente parlare di donne con un tumore al seno che sono state in seguito colpite da un cancro alle ossa, ai polmoni o al fegato e infine al cervello.
Ma è molto raro che si produca il contrario, ovvero che un cancro ai polmoni evolva in cancro al seno.

Lo stesso per gli uomini: raramente si vedrà un uomo avere un cancro ai polmoni per poi svilupparne uno ai testicoli, mentre il contrario, ovvero un tumore ai testicoli come tumore primario seguito da un tumore ai polmoni come secondario, è molto frequente.
La medicina allopatica (classica) postula anche che i tumori benigni non generano metastasi.
Prendiamo il caso di una donna che ha appena consultato il medico per un piccolo nodulo che ha notato nel seno.
Che succederà se lui le dice: «Ho una buona notizia per lei, non è che un lipoma, un piccolo tumore benigno»?
La donna avrà paura di morire o si sentirà sollevata?
Se, al contrario, il medico le dice: «Ho una triste notizia da darle, ha un tumore al seno», l’annuncio la solleverà o aumenterà lo stress che già c’era?
Potrà forse causare uno shock, un nuovo grave stress?

Se, in più, la donna chiede al medico: «Potrei morirne?» e lui, volendo essere sincero, le risponde: «È purtroppo il tumore con la maggiore mortalità nelle donne, ed è per questo che si deve intervenire rapidamente», questa risposta potrebbe generare la paura di morire e dar luogo a noduli sui polmoni?

“Vediamo Tumore ai polmoni alla voce Polmoni. :
POLMONI: organo principale dell’apparato respiratorio, forniscono l’ossigeno a tutto il corpo ed eliminano l’anidride carbonica dal sangue. I polmoni rappresentano la vita, il bisogno di spazio e di libertà. Malattie come la polmonite, la broncopolmonite, il pneumotorace acuto sono molto spesso collegate a un profondo scoraggiamento per cui non si ha più voglia di vivere. Vedi le voci corrispondenti.
 Tumore ai polmoni: ci sono vari tipi di tumore ai polmoni, i più comuni sono il carcinoma e l’adenocarcinoma. Sono per lo più in relazione a una paura ossessiva di morire.
 Macchie sui polmoni e tumore secondario ai polmoni: questo tumore, che sopravviene dopo un tumore primario, è spesso chiamato tumore metastatico al polmone ed è legato alla paura ossessiva di morire. La paura mantiene la persona malata in simpaticotonia, ovvero sotto l’azione del sistema nervoso simpatico, che è biologicamente programmato per mantenere in stato di veglia e di combattività. Esso accelera il nostro ritmo cardiaco e respiratorio per preparare il corpo ad agire o a reagire in caso di pericolo. Mantenendo il sistema nervoso in attività, il ritmo cardiaco aumenta, il sangue circola troppo rapidamente e non ha il tempo per caricarsi in modo sufficiente dell’ossigeno di cui i tessuti dell’organismo hanno bisogno.
Per sopravvivere il cervello utilizza una soluzione biologica che consiste nella produzione di cellule speciali, ovvero alveoli polmonari, che hanno la capacità di assorbire una maggiore quantità di ossigeno di quelli normali, compensando così la carenza di ossigenazione dovuta all’aumento del ritmo cardiaco.
Nella radiografia dei polmoni, dato che questi ammassi di cellule contengono più ossigeno di quelle normali, appariranno come macchie bianche.
È quello a cui ci si riferisce quando si parla di «macchie bianche sui polmoni», che terrorizzano tanti pazienti.
È ciò che è accaduto al mio patrigno. Durante il ricovero in ospedale per l’ablazione della prostata, gli fu fatta una radiografia. Quando il medico gli disse che aveva delle macchie ai polmoni, pensò di avere un cancro.
L’angoscia si impadronì di lui, il sistema simpatico accrebbe il suo lavoro. Gli ammassi di cellule speciali aumentarono formando tumori polmonari.
Non ci fu il tempo di operarlo.
Il mio patrigno si arrese e si lasciò morire.
Questo risale a ventisei anni fa.
A quell’epoca non avevo queste conoscenze, anche se lavoravo in ambito medico.
Non possiamo fare niente per coloro che se ne sono andati, ma possiamo fare qualcosa per quelli che restano, a condizione di avere il coraggio di uscire dalle strade già battute.
Quindi:
Ho avuto molta paura di morire?
Ho avuto paura che questo primo tumore si estendesse?
È possibile che una donna colpita da un tumore al seno, che ne ha subito l’ablazione così come la perdita di capelli, si senta svalutata e possa pensare: «Ora come potrà desiderarmi un uomo, priva di un seno e senza capelli?»
E che questo sentimento di svalutazione abbia una ripercussione sulle ossa, in particolare quelle del bacino (osso sacro) che corrisponde alla zona sacrale, luogo dei rapporti sessuali?

Vedere Tumore alle ossa alla voce Ossatura.

domenica 10 aprile 2016

Fisiologia di un'emozione

Fisiologia di un'emozione

Quando si soffre di un disturbo a livello fisico si tende a curarlo con farmaci e ad individuarlo per mezzo di analisi. La medicina di tipo allopatico, cura ogni sintomo come un nemico da sconfiggere proveniente dall'esterno. Essa cura ma, spesso, non guarisce determinate sintomatologie che poi definirà come croniche.
 
La pecca della medicina allopatica è proprio quella di scomporre il corpo in un insieme di organi e funzioni senza mai correlarli ma, al contrario, scindendoli e cercando, allo scopo di "guarire" il soggetto, virus, fattori genetici e quant'altro possa farla venire a capo dello stato di disagio lamentato da quella persona che ad essa si rivolge.

La medicina cosiddetta alternativa, invece, considera l'individuo come un complesso formato da anima, mente e corpo. Per questo si parla sempre più spesso di medicina olistica proprio in riferimento al fatto che questo tipo di medicina, a differenza della medicina allopatica, cerca le cause che hanno originato il disturbo senza limitarsi a curare gli effetti e tenendo conto dell'unità Anima-mente-corpo del soggetto da curare.

Se la medicina allopatica è più superficiale, ciò è dovuto al fatto che essa considera il corpo alla stregua di una macchina e lo cura come tale, considerando l'influenza di fattori quali emozioni, ambiente e conflitti interiori come estranei ed irrilevanti quali possibili cause del sorgere dello stato di disagio.
Se quindi la medicina allopatica si rivela indispensabile come medicina salvavita, di contro essa risulta poco efficace e superficiale nel caso di patologie legate a stati di disagio scaturenti da conflitti interiori.

Proprio per compensare questa sua lacuna e per cercare d'imitare la medicina alternativa, è sorta la psiconeuroendocrinoimmunologia. Dietro questo nome così complesso ed ampolloso si nasconde una nuova ed evoluta branca della medicina allopatica classica avente lo scopo di studiare il rapporto esistente fra emozioni e stato di salute delle persone.

Già millenni fa la medicina cinese ed indiana avevano individuato fra le principali cause del disagio fisico dell'individuo le emozioni. Non a caso, sia la medicina indiana che quella cinese compresero presto che dietro un disturbo fisico localizzato in un organo stava un'emozione che determinava una modificazione di carattere fisiologico a carico del sistema anima-mente-corpo, comunemente chiamato essere umano.

Ebbene sì, sono le nostre emozioni a condizionare il nostro stato di salute e non i virus, i geni o l'inquinamento. In parole semplici è ciò che pensiamo a determinare il nostro stato di salute. Ho già parlato dell'influenza delle emozioni sullo stato psicofisico del soggetto nel mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA- YOUCANPRINT EDIZIONI.
Ogni emozione ha un suo potere sul nostro stato fisiologico. Essa ha la capacità di mutare la nostra fisiologia e donarci la salute o, al contrario, farcela perdere. Diversi studi di psiconeuroendocrinoimmunologia hanno dimostrato come a seconda delle emozioni vissute il corpo umano è orientato a migliorare o, viceversa, peggiorare il proprio equilibrio omeostatico (stato di salute).

Se una persona vive in un ambiente a lei ostile o in condizioni di forte stress, automaticamente sarà in uno stato emotivo cosiddetto di attacco o fuga. Questo stato di stress produrrà, a livello fisiologico, degli ormoni quali cortisolo ed adrenalina, gli ormoni dello stress aventi effetti negativi sul sistema psicofisico.
Quando, viceversa, una persona riesce a trovare un equilibrio all'interno della propria Vita, vivendo relazioni soddisfacenti, accettando gli accadimenti senza resistere allo stato di ciò che è, il suo organismo si stabilizzerà in uno stato di benessere e, a livello fisiologico, produrrà gli ormoni del benessere quali ossitocina ed endorfina. Questi ormoni hanno la caratteristica di agire a livello positivo sul sistema neurovegetativo, stabilizzando tutte le funzioni dell'organismo, aumentando la soglia di sopportazione della fatica e migliorando la risposta allo stress esterno.

Ecco quanto è importante pensare bene e risolvere i conflitti interiori! UN SOLO PENSIERO MUTA LA FISIOLOGIA DI CHI LO HA FATTO DETERMINANDO LO STATO DI BENESSERE O DI DISAGIO PSICOFISICO! 

D'altronde la medicina tradizionale cinese, già millenni fa ribadiva il collegamento fra organi ed emozioni. Ad esempio, essa collegava l'emozione rabbia al fegato, la tristezza al polmone, la paura al rene, la simpatia allo stomaco, l'amore al cuore. Per ulteriori approfondimenti in merito, rimando al mio libro.

Ogni emozione ha il potere di mutare sia la fisiologia che la postura di una persona. Diversi atteggiamenti, modi di parlare più o meno veloci, più o meno rabbiosi, sono determinati dallo stato psicofisico della persona alla quale appartengono. 
Da ciò si può trarre una conclusione: tutte le somatizzazioni e i disagi psicofisici in generale comunemente ascritti al rango di patologie croniche dalla medicina ufficiale, sono guaribili. Certo, non è facile direte voi. Ciò richiederà un serio lavoro su di se volto ad individuare ciò che crea quel tipo di disagio. Per far ciò occorre effettuare un'attenta auto osservazione allo scopo d'individuare l'emozione base che crea poi il disagio a livello psicofisico.

La prossima volta che avete mal di testa o accusate altri disturbi simili, sappiate che sono solo somatizzazioni e che l'organo che accusa quel disagio è una semplice spia che vi avverte che è arrivato il momento di cambiare direzione alla vostra Vita. Voi solo potete farlo. Voi solo potete guarirvi, nessuno può farlo al posto vostro perchè nessuno HA INTERESSE A VEDERVI SANI, ALTRIMENTI LE MULTINAZIONALI DEL FARMACO E I MEDICI SI RITROVEREBBERO IMPROVVISAMENTE DISOCCUPATI.

Il sistema vuole individui inconsapevoli e manipolabili allo scopo di guadagnarci sopra. Imparate a mantenervi in salute da soli, documentatevi, ascoltate persone più esperte di voi in questo campo, leggete libri sull'argomento, frequentate seminari e, in generale, fate tutto ciò che ritenete opportuno per cambiare il vostro modo di vedere la Vita ricordando che la salute dista da voi solo un pensiero. Questo pensiero, se positivo produrrà salute attraverso emozioni positive, se negativo vi farà vivere disagi a livello psicofisico e, se reiterato nel tempo e non tenuto nel dovuto conto, potrà portare alla morte. 
Vincenzo Bilotta

martedì 26 gennaio 2016

Il valore simbolico della malattia

Il valore simbolico della malattia

La malattia, specie quella autoindotta, è l’ultimatum simbolico che l’Inconscio ci offre per cominciare il “lavoro” su noi stessi, chiederci cosa abbiamo sbagliato ed imporci un cambiamento drastico.
L’organo che si ammala é associato simbolicamente, alla parte del nostro carattere e delle nostre scelte di vita che ha prodotto un sovraccarico e una sofferenza psicologica e caratteriale così duratura e grave da avere richiesto una “conversione somatica”.

Il tipo di malattia è associata simbolicamente alla forza psichica, ovvero alla convinzione o abitudine limitante, che ha prodotto la malattia stessa.
E’ un miracolo al contrario.

Occorrerebbe “parlare” interiormente con l’organo che si é ammalato e chiedergli:
  • Cosa ho sbagliato?
  • Quali mie scelte ti hanno ferito?
  • Cosa dovrei cambiare radicalmente della mia vita e del mio modo di agire e pensare?
La malattia ci chiede di fermarci per un momento di riflessione e di isolamento.

Purtroppo la scienza illuministica fortemente voluta dai gruppi di potere che hanno imposto le “gerarchie sacerdotali” fatte di Università come nuovi Seminari Vescovili, scuole come nuovi conventi, metodi come nuovi indottrinamenti religiosi, testi didattici e articoli scientifici come nuovi libri sacri, si è fatta strumento di questo nuovo medioevo tecnologico e ha volutamente dichiarato eretico il legame tra spirito, anima, psiche e corpo negandolo l’esistenza dei primi due, riducendo il corpo ad una macchina e la psiche ad una “fantasia consentita” solo a pochi matti chiamati “psicologi” a patto che si attengano alle “regole”.

E’ proprio l’isolamento e la divisione sociale l’obiettivo del potere che induce malattie dell’anima per radicare nella psiche i propri strumenti di controllo psicologico, i propri dogmi, i propri metodi e per indurci una nuova morale egoica ed egoistica che ci spinge a non credere più in nulla di diverso dalla “dottrina” e della “verità” insegnataci in un assillante e totalizzante ciclo di “educazione religiosa” alla fede scientista.

Un: “o con me, o contro di me“, impera ovunque e diviene la regola per la classificazione di ogni esperienza di vita. Nascono, così i due schieramenti della idiozia che serve al potere: quello della religione scientista e quello della creduloneria demenziale. Nessuna mediazione, nessuna via di mezzo, nessuna pietà, ne dall’una nè dall’altra parte: NESSUN EQUILIBRIO.

Ecco la radice della nostra malattia dell’anima che conduce alla malattia del corpo quando siamo diventati, ormai, rifiuti al banchetto del potere e ci é stato sottratto tutto ciò che rende questa vita degna di essere vissuta e che dovrebbe legare gli uomini e non dividerli.

Ci si potrebbe, però porsi una legittima domanda: perché ci sono malattie contro le quali nulla riusciamo ad intervenire nemmeno cambiando il nostro stile di vita e modo di pensare?

Ritengo esistano 3 tipi di malattie:
  • malattie relative a questa vita
  • malattie relative al nostro processo karmico e legate al nostro personale percorso di evoluzione attraverso le nostre precedenti vite
  • malattie legate al nostro ruolo nel processo karmico globale ed alla evoluzione salvifica di questo universo.
Non avendo memoria delle nostre vite passate, né avendo la percezione precisa del nostro ruolo nel processo karmico universale, non possiamo operare alcuna analisi salvo affidarci al cuore ed alla nostra sensibilità “altra” e tentare di avviare in questa vita la “soluzione karmica” personale e la “risoluzione karmica integrata” che ci riporta nel “flusso” del nostro compito salvifico all’interno del processo evolutivo dell’Universo.

In ogni caso queste “malattie”, su cui non riusciamo ad intervenire, sono esse stesse una “soluzione” ad un problema karmico legato alle nostre vite passate, o a non avere svolto o compreso a fondo il nostro ruolo nel processo globale.

Nel complesso la vita stessa può essere considerata una sorta di “malattia” intesa come strumento di soluzione e come scuola in cui le esperienze, tutte, sono strumenti didattici e la morte è l’ultima lezione prima della fine del corso, utile sia per chi va che per chi resta.

Ecco perché gli occidentali, come insegnano in oriente, dovrebbero usare la morte come centrale processo di risoluzione karmica nel quale i vivi aiutano chi sta per lasciare il mondo, a sciogliere i propri nodi e, al contempo, dovrebbero lavorare su se stessi per sciogliere i nodi personali che li legano al morente.

Solo operando questa catarsi si trasforma la persona che lascia questo mondo in una entità vivente nel proprio cuore che diviene patrimonio della propria coscienza e bagaglio della propria esperienza.

In altre parole occorre far divenire la morte nell’ultimo processo di maturazione per chi muore e nel principale processo di “integrazione” ed interiorizzazione della interazione esperienziale tra se ed il morente, per chi resta.
Sabato Scala

Sabato Scala è Ingegnere elettronico e ricercatore indipendente ha elaborato e sperimentato nuove teorie e modelli matematici nei campi della Fisica dell’Elettromagnetismo, delle Teorie dell’Unificazione, dei modelli di simulazione neurale. In quest’ultimo ambito ha condotto ricerche e proposto una personale teoria dei processi cognitivi e immaginativi suggerendo, sulla base della teoria di Fisico tedesco Burkhard Heim e del paradigma olografico, la possibilità di adozione del suo nuovo modello neurale per la rappresentazione di qualunque processo fisico classico o quantistico. Negli ultimi anni, ha approfondito il fenomeno della coscienza (individuale e collettiva) e il relativo legame con la meccanica quantistica riprendendo il lavoro pionieristico di Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli sulla base dei nuovi modelli da lui proposti, giungendo alla elaborazione di una vera e propria scienza del simbolo e degli archetipi collettivi. Ha, altresì, compiuto ricerche innovative nell’ambito storico-umanistico, interessandosi ai movimenti iniziatici del cristianesimo primitivo. Ha all’attivo numerose pubblicazioni scientifiche e a carattere divulgativo e svolge un’intensa attività di conferenziere in Italia e all’estero. Autore del libro “La Fisica di Dio e del “Manuale Scientifico per l’Interpretazione dei Sogni e dei Simboli” per Infinito Editori di Torino.

venerdì 9 ottobre 2015

Ogni sintomo e’ un messaggio: ecco il linguaggio simbolico di alcuni organi

Ogni sintomo e’ un messaggio: ecco il linguaggio simbolico di alcuni organi

Ogni sintomo è un messaggio che l’organismo invia per avvisarci sul nostro stato emotivo. Ecco il linguaggio simbolico degli organi e il rapporto mente-corpo.

Secondo la medicina psicosomatica, la malattia è una funzione di parecchie variabili: ereditarietà, esperienze primordiali della prima infanzia, sonno, educazione, traumi affettivi,clima affettivo, ecc. In altri termini, ogni stato emotivo ha la sua sindrome fisiologica propria. In questo modo si possono descrivere particolarità psicologiche dell’asmatico, dell’obeso, dell’ulceroso, del coronare, del colitico, dell’anoressico, del bulimico e di ben altri ancora.
Esaminiamo, brevemente, il linguaggio simbolico di alcuni organi:ovvero, ogni sintomo un messaggio…

Articolazioni

Le persone che soffrono di dolori articolari sono quasi sempre molto esigenti nei confronti di se stessi o della propria cerchia. A volte appaiono agli altri come molto flessibili, ma la loro docilità è dettata dalla paura e da una sensazione di impotenza di fronte a figure autoritarie. Sono presenti in queste persone sentimenti di collera e da un senso di rivolta, tenuti entrambi sotto silenzio, ma inevitabilmente espressi dal corpo per mezzo di questo particolare disagio.

Reumatismi

Il corpo sembra “congelato”, chiudersi in un vera e propria camicia di forza. Essi possono essere la spia inequivocabile di un drammatico disagio sperimentato dal soggetto, ovvero difficoltà di adeguarsi ad una situazione vissuta come problematica. La difficoltà di movimento diventa allora una limitazione auto-imposta. I dolori possono nascere anche dalla paura per il futuro: equilibrio e stabilità sono modificati le preoccupazioni, allora, prendono il sopravvento.

Mal di schiena

I nostro corpo, sotto l’effetto di una umiliazione, tende a “piegarsi” o meglio a “ripiegarsi” su noi stessi. La schiena ricurvata segue frequentemente profondi disagi affettivi: la sofferenza ci “piega” (fardelli troppo pesanti da portare).

Cervicale

Chi soffre ripetutamente di questo particolare dolore tende ad essere dominato da un’attività riflessiva esagerata e da una grande ostinazione. Segnali, questi, che rivelano una scarsa cedevolezza nei confronti delle proprie emozioni, del desiderio di lasciarsi andare, di abbandonarsi. Questi tipi di sofferenza si legano frequentemente a un eccessivo dominio del “mondo” della testa (razionale) sugli istinti.

Apparato respiratorio

Le vie respiratorie sono le vie di comunicazione (scambio tra l’ambiente interno e l’ambiente esterno), dove entra la vita, che verrà poi distribuita dal sangue in tutto l’organismo. Le malattie degli organi della respirazione traducono gli scambi con l’ambiente circostante per quel che riguarda il nostro bisogno di “aria”, spazio e autonomia. Ci possono segnalare un’assenza di gusto per la vita, la perdita di desiderio di continuare a vivere, o anche un senso di colpa devastante.

Asma

Il rifiuto di prendere contatto con qualcuno (o qualcosa) attraverso il respiro, si esprime mediante uno spasmo respiratorio (il polmone ha una superficie interna di circa 70 metri quadrati: è il maggior organo di contatto). I modi di dire, che hanno a che fare con l’aria e la respirazione, spiegano esattamente questo concetto: “si è a corto d’aria o non si può più respirare liberamente”. In questo modo inevitabilmente tocchiamo il tema della libertà e della limitazione (si comincia la vita con un respiro, terminiamo con l’ultimo). L’asmatico, quindi, utilizza i propri sintomi per esercitare un dominio sul mondo circostante. Se uno fatica a respirare si spaventa; e tutte le forti emozioni “mozzano il fiato”. Quando si supera una situazione difficile la prima cosa che facciamo è respirare profondamente e, soprattutto, liberamente. Anche in questa patologia si presenta il tema della dipendenza. Un bisogno di trattenere dentro di sé un nutrimento sottile” (aria), rimandando al mondo neonatale, quando respiro, cibo e amore materno erano tutt’uno.

Allergie

on l’esperienza allergica sperimentiamo una vera e propria strategia difensiva nei confronti di sostanze esterne vissute in modo estremamente pericolose e problematiche (le sostanze richiamano alla memoria eventi, atteggiamenti, ricordi carichi di conflittualità); collegamento con qualcosa che non accettiamo e che risveglia una emotività traumatica. Può essere interpretata come un timore inconscio del soggetto di venire in contatto con sostanze “non conosciute” che potrebbero modificarlo (allergie primaverili: resistenza al cambiamento ciclico della vita). Spesso gli individui che presentano questo disagio sono abitudinari, tendenzialmente rigidi e poco tolleranti. La rabbia e l’eccitazione sono sentimenti che l’allergico teme particolarmente e che, naturalmente, ritiene pericolosi. Esprimono una modalità di “sfogo” a una vita sempre più “compressa” tra lo stress da un lato e un’emotività spenta, soffocata e razionalizzata dall’altro.

Laringite

E’ un modo di soffocare la comunicazione quando dobbiamo parlare con qualcuno che è vissuto come l’autorità.

Apparato circolatorio

Le patologie significative dell’apparato circolatorio sono collegate a un’insufficiente “circolazione” di amore e gioia nella nostra esistenza.

Cuore

Riguarda tutti gli sforzi che facciamo per riuscire a vivere e ad essere felici. Le emozioni, infatti, hanno un effetto sfavorevole sul suo buon funzionamento. Ogni volta che sperimentiamo un’emozione, creamo un blocco nella zona del plesso solare. Ecco dunque che il cuore ci viene in soccorso, pompando sempre più forte per far circolare l’energia (paura: l’energia si blocca, il cuore pompa fortissimo, si comincia a respirare rapidamente). Tutte le emozioni, quindi, persino una gioia eccessiva possono colpire il cuore e causare malattie. La pace, la serenità, la gioia di vivere, ci garantiscono un cuore in perfetta salute.

Tachicardia

E’ un’improvvisa accelerazione del ritmo cardiaco: emozioni che in qualche modo cercano di emergere di esprimersi, in pratica risalire a galla.

Ipertensione

L’eterno conflitto ragione – sentimento non sempre si realizza a livello fisiologico a “costo zero”. Tenere sotto controllo gli impulsi e i sentimenti determina un notevole aumento dei valori pressori. Gli ipertesi hanno la tendenza a inibire le reazioni di collera: anche se a volte si (danno l’impressione di essere persone affabili, equilibrate e mature). lasciano andare a scoppi d’ira riescono a mantenere sempre un certo grado di controllo Presentano una certa inibizione sessuale” e quando si lasciano andare a comportamenti illeciti sono presi da profondi sensi di colpa e grande ansietà. Difficilmente nel rapporto c’è un reale coinvolgimento e abbandono. Controllano continuamente la realtà circostante, sono ambiziosi e particolarmente competitivi.

Apparato digerente

Le turbe gastrointestinali sono le patologie psicosomatiche che si verificano più di frequente. I motivi psicologici sono stati ricollegati, da alcuni autori, a parecchi fattori, in modo particolare all’importanza primaria del rapporto alimentare tra “madre” e figlio e al fatto che la “madre”, fin dal primo istante, pone la massima attenzione sui problemi della nutrizione, della digestione e dell’evacuazione delle feci.

Stomaco

I suoi problemi, naturalmente secondo la visione psicosomatica, riguarda situazioni che non sono state “digerite”, idee, alimenti o situazioni che rifiutiamo, situazioni che troviamo ingiuste o che ci mandano in collera. Una preoccupazione che è rimasta sullo stomaco, una grossa perdita di gioia. La persona che presenta questi disturbi deve imparare a prendere coscienza dei propri sentimenti, ad elaborare consapevolmente le proprie impressioni e sensazioni. Essa, inoltre, o non esprime la propria aggressività o mostra un’aggressività esasperata. Lo stomaco assorbe tutte le impressioni che vengono dall’esterno, accoglie cioè quello che deve essere “digerito”.

Gastrite

Collegata alla collera perché non ci sentiamo rispettati o apprezzati per quanto valiamo. Il nervosismo e i disagi emotivi sono spesso responsabili. Il famoso “bruciore allo stomaco” parla della presenza di un fuoco che brucia all’interno, ma che non si esprime mai sotto forma di rabbia e ribellione (rabbia inespressa).

Ulcera

Esprime la collera nei confronti di un evento che abbiamo trovato ingiusto, ma davanti al quale ci siamo sentiti impotenti perché non riusciamo a cambiare assolutamente nulla. La collera, pertanto, relativa a questa situazione continua a irritarci tutte le volte che si torna sull’argomento (ci rode all’interno – l’acido cloridrico – fino a determinare rancore e astio).

Fegato

I suoi problemi sono determinati da inquietudini, da preoccupazioni oppure da un rifiuto ad adattarsi. Si “blocca” per qualcosa che è sempre troppo: troppo grasso, troppo cibo, troppo alcool, ecc. Nell’ammalarsi, esso mostra che l’uomo ingerisce più di quanto possa elaborare, indica smoderatezza, eccessivi desideri espansionistici e ideali troppo alti. Attraverso il fegato malato si impara la moderazione, la tranquillità, la rinuncia (bere, cibo, sesso, ecc.).

Cistite

E’ un disagio a livello di coppia che si manifesta proprio nei momenti in cui si è sotto pressione (rapporto sessuale particolarmente problematico). Frustrazione, delusione e collera possono manifestarsi con cistiti.

Stipsi

7 esempi pratici che dimostrano come le emozioni influiscono sul corpo umano

Come le Emozioni influiscono sul Corpo Umano? Ecco 7 esempi pratici che dimostrano come lo stato emotivo di una persona condiziona anche lo stato di salute. I danni che lo stress può arrecare all’organismo sono molteplici, e in alcuni casi anche gravi, e chi ne soffre ne è testimone in prima persona
La Medicina Tradizionale Cinese, che vanta una conoscenza che ha radici molto lontane nel tempo, si basa su diversi cardini fondamentali, uno di questi è appunto l’associazione organi-emozioni.

In pratica, ogni emozione, ogni stato d’animo differente è legato a filo doppio con un organo del corpo umano e ne determina in qualche modo lo stato di salute. Le emozioni, quali esse siano, possono quindi influire negativamente o anche positivamente sullo stato di salute di una determinata parte dell’organismo. Uno stato emotivo non è in grado di determinare la salute dell’organismo o di parte di esso, a patto che si tratti ovviamente di una emozione passeggera. Diverso quando l’emozione o lo stato d’animo, in particolar modo se negativo, diventa permanente e perdura per un periodo di tempo lungo, come ad esempio lo stress causato da un lavoro particolarmente usurante. In questo caso il danno che tale emozione può arrecare all’organismo diventa evidente e può anche passare da transitoria a permanente, con tutte le conseguenze anche gravi che una simile condizione comporta.

La Medicina Tradizionale Cinese ha individuato complessivamente 7 emozioni differenti, ciascuna legata ad un determinato distretto dell’organismo, come del resto è possibile anche verificare nella realtà.

Le 7 emozioni correlate all’organismo

LA GIOIA
La prima emozione presa in considerazione è la Gioia, una emozione decisamente favorevole, che in linea di massima fa bene, emozione che se è particolarmente intensa può provocare anche delle patologie cardiache, come tachicardia, ipertensione e insonnia. Non è raro che una persona, a causa di una gioia particolarmente intensa, possa anche subire un evento cardiaco nefasto, e le cronache spesso riportano aventi del genere.

LA RABBIA
La rabbia, altro stato d’animo correlato a frustrazione, risentimento e irritabilità. L’organo che ne risente maggiormente è il fegato che, se la rabbia è particolarmente intensa, può produrre una maggior quantità di bile che, come è noto, ha degli effetti negativi sia a livello epatico che su stomaco e milza. Mal di testa, vertigini e altri sintomi simili sono legati appunto alla rabbia e quindi al malessere del fegato. Senza scomodare i cinesi, i detti popolari sono altrettanto chiari in proposito. Ne è un chiaro esempio il modo di dire “farsi il fegato fradicio”, riferito a chi è particolarmente irato.

L’ANSIA
L’ansia, influisce particolarmente, e ovviamente in modo negativo, sulla respirazione quindi sui polmoni. Tipica è infatti una respirazione irregolare, respiro corto, senza contare che poi a risentirne è anche lo stomaco e l’intestino. L’ansia, infatti, è uno dei fattori di rischio per l’ulcera.

IL DOLORE
Il dolore è un’emozione che ha un effetto diretto sui polmoni; se il dolore si protrae nel tempo, possono indebolirsi e di conseguenza avere una minor capacità di ossigenare il sangue. A sua volta, il sangue non riuscirà a portare una quantità sufficiente di energia ai vari distretti dell’organismo.

RIMUGINARE
Rimuginare su eventi negativi che si verificano nel corso della giornata o della vita. Praticamente, sempre secondo la Medicina Tradizionale Cinese, questo stato d’animo avrebbe una influenza negativa sulla milza con conseguente stato di sonnolenza, scarsa concentrazione e affaticamento.

LA PAURA
La paura, in particolar modo se intensa, può provocare una forte disarmonia sui reni, con la possibilità che si verifichi anche una minzione involontaria. Anche in questo caso i detti popolari sono abbastanza espliciti.

LO SPAVENTO

Infine lo spavento, che a differenza della paura, solitamente è una emozione inaspettata, repentina, non prevista, e si riflette in particolar modo su cuore e in un secondo momento anche sui reni. Non sono per nulla rari i casi di morte per infarto in seguito ad uno spavento improvviso e anche violento.

fonte: tecnologia-ambiente.it

venerdì 2 ottobre 2015

Il mangiare è legato alle gratificazioni affettive negate

Il mangiare è legato alle gratificazioni affettive negate

Nella nostra pancia è presente un cervello vero e proprio, che sebbene contenga meno neuroni di quello nella testa, decide il nostro umore e rielabora le emozioni e i ricordi. E’ sede della maggior parte del sistema immunitario ed è il luogo dove viene prodotta l’energia che usiamo. Quindi quello che accade nella pancia è fondamentale e decide il nostro rapporto col cibo.

Gli psicoterapeuti sanno bene come le emozioni e i traumi si riflettano nel corpo e il nostro linguaggio comune ce lo ricorda in continuazione: sei verde dalla rabbia, sei rosso dalla vergogna, mi è rimasto sullo stomaco, ho le gambe molli, sei una testa vuota, hai un cuore di pietra, l’ho presa di petto, ecc.

Circa il 90% delle comunicazioni sono “bottom-up” cioè dall’intestino al sistema nervoso centrale e riguardano la trasmissione di informazioni generate nell’apparato digerente, ma c’è una quota minore comunque rilevante, di comunicazioni “top-down”. Forti sensazioni, eventi traumatici, stress emotivi elaborati nel sistema nervoso centrale possono causare disturbi nel funzionamento gastro-intestinale come crampi addominali, coliti, stipsi, diarrea, nausea, vomito.

STATO EMOTIVO E RIFLESSO NELL’APPARATO DIGERENTE
Alcune ricerche hanno messo in luce che le persone depresse hanno un ritmo dei processi digestivi rallentato e tendono alla stitichezza, mentre le persone ansiose presentano un transito accelerato del cibo, in particolare nel colon.

Altre ricerche hanno evidenziato che specifiche emozioni hanno un effetto importante sullo stomaco: per esempio la paura riduce la dilatazione dello stomaco e induce una sazietà precoce.

Lo stress può causare diarrea, nausea o vomito. Infatti lo stress è un sistema innato finalizzato a salvarci la vita: per l’uomo delle caverne è stato senz’altro funzionale liberarsi l’intestino nelle situazioni di pericolo poiché ciò alleggerisce il corpo favorendo la fuga. Tuttavia nella società moderna, se la condizione di stress è cronica, anche queste reazioni viscerali si cronicizzano.

IL CIBO CERCA DI COLMARE UN VUOTO
Il Dott. Marco Pastorini, psicologo e psicoterapeuta scrive così nel suo blog: “Mangiare può prendere inizio da una sensazione fisica, ma molto spesso da un’emozione. Se stai mangiando mentre stai provando noia, stress, fatica, tensione, rabbia, solitudine, ansia o depressione, ricorda che sei dentro alla fame nervosa per riempire un vuoto.
La fame corporea non arriva così all’improvviso: è la fame nervosa quella che ti prende di sorpresa. E’ la fame nervosa quella che ti fa aver bisogno di essere immediatamente sazio. La fame corporea può aspettare.”

NELLA SOCIETA’ MODERNA L’ALLATTAMENTO E’ L’UNICO MOMENTO DI INTIMITA’ CON LA MADRE
La Dott.ssa Carla Sale Musio spiega chiaramente la connessione tra quello che accade nei primi mesi di vita e la disfunzionale relazione col cibo che si avrà negli anni futuri: “Durante le poppate il piccolo ritrova (almeno in parte) la fusione con il corpo materno e sperimenta nuovamente la totalità che esisteva prima della nascita. Nella nostra frenetica vita moderna, però, quello è spesso anche l’unico momento d’intimità concesso alla madre e al bambino. Gli orari di lavoro, la gestione della casa, l’accudimento di altri fratellini e un certo tipo di pedagogia distolgono l’attenzione della mamma, impedendole quella dedizione totale di cui ogni nuovo nato ha bisogno per superare positivamente il trauma della nascita.
Queste considerazioni, naturalmente, valgono soltanto per la nostra specie. Umana.

Gli animali dedicano ai loro cuccioli un tempo totalizzante e di appartenenza reciproca che le mamme umane, per assolvere le tante richieste della società, sono costrette a delegare a nonni, baby sitter e asili nido. L’allattamento, perciò, diventa un momento preziosissimo per il bambino che, almeno in quello spazio di tempo, può rivivere l’unità originaria, sperimentando la sensazione di esclusività e di potere che deriva dal sentirsi contemporaneamente se stessi e il mondo, in un unico Tutto inscindibile.

IL CIBO PRENDE SUBITO IL POSTO DELLE CAREZZE E DEGLI ABBRACCI
“Proprio le caratteristiche che rendono l’allattamento un momento così speciale, finiscono per trasformarlo nella premessa della dipendenza che, in seguito, caratterizzerà l’alimentazione.
Infatti, è in quei momenti che il cibo diventa lo strumento privilegiato per ricevere amore. 
Nella cultura umana il contatto fisico (a meno che non sia erotizzato) è bandito dalle relazioni, ma la necessità di condividere l’affettività trova nell’alimentazione uno spazio sostitutivo, lecito e incentivato culturalmente.

Durante l’allattamento (in un periodo in cui la mente non ha ancora sviluppato una propria capacità critica) in seguito alla mancanza di fisicità e continuità nel rapporto tra mamma e bambino, s’imprime nelle percezioni la sensazione che mangiare soddisfi il bisogno d’amore, e il cibo prende il posto delle carezze e degli abbracci di cui tutti i piccoli hanno bisogno per sopravvivere.”

CONCLUSIONE
Prima di pensare a quale sia la dieta più giusta ricorda che la mente ha una forza enorme sul corpo: anche il cibo più sano potrà produrre tossine e creare disturbi fisici se non digerito correttamente, e una corretta digestione può avvenire solo se la pancia è alleggerita da tutto quello stress dovuto ai traumi passati e ad un ritmo accelerato di vita.

Lasciamo andare tutto il peso emotivo del passato che ci portiamo dietro. Permettiamoci di lasciarlo andare. Stare nella natura, camminare a piedi nudi, giocare con gli animali, divertirsi con i bambini, meditare, respirare, fare stretching, yoga e attività fisica, ridere, cantare e ballare sono tutte cose che aiutano tantissimo in questo: tutte attività che quando siamo proiettati nel futuro trascuriamo completamente.

mercoledì 30 settembre 2015

Le 8 cause psicologiche della malattia

Le 8 cause psicologiche della malattia

La malattia è spesso espressione di un disagio psichico: scopri quali sono le cause psicologiche alla base dei tuoi disturbi

Eleonora Poletti - 08/09/2015 
Molto spesso si è portati a pensare che i disturbi fisici e le malattie del corpo non abbiamo una causa psicologica.
La malattia, invece, è spesso espressione di un disagio psichico, anche di breve durata. Compito della malattia è renderci più consapevoli, maturi e capaci di analizzare anche le situazioni che ci creano stress e ansia.
 

Oggi sappiamo anche che la mente supera la medicina e che il corpo è in grado di guarire da solo se riusciamo a modificare il nostro atteggiamento mentale in maniera profonda.
Vediamo ora insieme 8 cause psicologiche di malattia:

1. CAUSE DI BREVE DURATA
La causa può essere di breve durata, legata a una forma di eccesso. In questo caso la malattia arriva come un campanello d'allarme per fermarci e farci comprendere che è arrivato il momento del riposo e della cura di noi stessi.

2. CAUSE INTERMITTENTI 
Le cause di malattie intermittenti possono essere associabili molto spesso a delle situazioni che non si accettano o a elementi che risvegliano continuamente ricordi tristi o traumatici di natura inconscia.

3. CAUSE LEGATE A EMOZIONI ACCUMULATE 
In questo caso la malattia si manifesta in assenza di traumi o cause apparentemente scatenanti, ma come frutto di un accumulo continuo di eventi ed emozioni negative che nel momento culminante sfociano in una malattia o in un dolore improvvisi.

4. CAUSE LEGATE AL BISOGNO INCONSCIO DI AIUTO 
Quando una persona decide di farsi carico di responsabilità più grandi di lei o aiuta eccessivamente gli altri, a lungo andare può dimenticarsi di se stessa, in questo caso la malattia arriva come insegnamento, volto alla comprensione che non è possibile fare tutto da soli e che talvolta è necessario chiedere aiuto e smettere di farsi incessantemente carico dei problemi altrui.

5. CAUSE LEGATE AL BISOGNO DI SFUGGIRE DA SITUZIONI DIFFICILI O CHE NON DESIDERIAMO PIU' VIVERE 
Questa è una delle cause più comuni di malattie di forte intensità e che contraddistingue le persone che non hanno il coraggio di cambiare la loro vita, nonostante se ne lamentino quotidianamente.
In questo caso la malattia obbliga inevitabilmente la persona al cambiamento, senza più alcuna scusante.

6. CAUSE LEGATE AL BISOGNO DI ATTENZIONE O COLPEVOLIZZAZIONE DELL'ALTRO 
Tutti hanno bisogno di attenzioni ma può capitare che in un dato momento della vita non sia possibile riceverle, che gli altri non si accorgano di questo bisogno o ancora che sia difficile per la persona chiedere aiuto. In questo caso la malattia si innesca inconsciamente, dando la possibilità alla persona di essere curata dall'altro forzatamente.

7. CAUSE LEGATE AL RANCORE TACIUTO VERSO L'ALTRO 
In alcuni casi il rancore verso una persona va a riversarsi su se stessi, invece che sull’altro per paura di ferirlo o perderne l’affetto (come spesso accade in relazioni di coppia di lunga data).

8. CAUSE LEGATE AL DISAGIO DI VIVERE O ALLA RASSEGANZIONE 
Il caso più grave, è quello in cui una persona decide di rassegnarsi e smettere di lottare, sognare e vivere. Questa persona può arrivare a vivere un disagio emotivo e psicologico tale da provocare in sé malattie gravi e invalidanti pur di mettere fine alla propria esistenza.

Il processo di guarigione da una malattia, che sia essa di piccola o grande entità, può avvenire solo nel momento in cui si è disposti a comprenderne fino in fondo le cause scatenanti.
 

La malattia ha come unico scopo quello di obbligare la persona a guardarsi dentro, affrontando sia se stessa sia le proprie ombre e paure: curare la mente significa guarire il dolore e sconfiggere la malattia.
Continuando a ignorare il suo avvertimento, la malattia non si fermerà, portando con sé un continuo peggioramento.
 

Il suo messaggio è quello che ognuno merita amore e rispetto, ma per poterlo ottenere è necessario, prima, imparare ad amare se stessi, solo così la malattia scomparirà, rendendo chi l’ha vissuta più forte, consapevole e pronto ad affrontare le sfide che la vita gli porrà da quel momento in poi.

mercoledì 29 luglio 2015

Il superamento della psicosomatica

  clicca per ingrandire la foto
Scritto da : Mauro Sartorio
La psicosomatica è una terra di mezzo in medicina, ufficialmente riconosciuta ma anche no, o perlomeno lo è limitatamente a quelle situazioni in cui non è possibile trovare una base organica e quindi si opta per il "disturbo psicosomatico".

La misteriosa connessione mente-corpo ha una lunghissima storia di indagini, e negli ultimi anni del secolo scorso il suo sviluppo ha preso un'accelerazione verticale.
Viviamo ora in un periodo abbastanza schizofrenico, in cui le evidenze di stretta relazione tra mente, emozione e corpo sono numerose ma i protocolli clinici per lo più le ignorano, e in cui le scoperte in questo campo sono rivoluzionarie ma la stessa psicosomatica fatica a integrarle.

Oggi disponiamo di una scienza esatta che possiede gli strumenti (certamente perfettibili) per spiegare nel dettaglio quei meccanismi della psiche che muovono l'organismo, proprio come disponiamo di una scienza esatta che spiega nel dettaglio le leggi che generano una differenza di potenziale elettrico nel cielo, producendo quel fenomeno sensato e riequilibratore che è il fulmine.
Eppure si ha l'impressione che ci sentiamo in dovere di continuare a credere che quelle saette siano certamente scagliate da Zeus, quando Zeus è nervoso.
Mi sembra che, oggi, ignorare la scoperta delle leggi biologiche e continuare a battere la strada dello "stress" psicosomatico, richieda uno sforzo pari al negare l'evidenza che dietro i fulmini ci sono cariche elettromagnetiche e non il malumore divino.

Come è cambiata la conoscenza scientifica rispetto al periodo greco-romano lo sappiamo bene, ma come è cambiata la conoscenza in ambito psicosomatico in seguito all'introduzione delle leggi biologiche?

- Il concetto di "stress" è accantonato e la parola stessa cade in disuso, non avendo un significato determinato.
- Non si parla più di influenza sul corpo da parte delle emozioni, come amore, risentimento, indecisione, sensi di colpa, vergogna, orgoglio e tutte le infinite sfumature.
 

Infatti le emozioni sono qualcosa solo di successivo alla reazione biologica.
- Non si parla di significati simbolici
Tutto è ridotto ai minimi termini, alle più semplici e basilari funzioni biologiche proprie dei tessuti corporei, istruiti dall'evoluzione per dare risposte automatiche e sensate con il fine della sopravvivenza.

- Non vengono considerate condizioni e situazioni generiche, come "sono un testardo", "non mi sento amato", "ho dei sensi di colpa nel passato", "mi manca la tranquillità finanziaria", ecc. (vedi i riferimenti nell'immagine più sotto).
Una atmosfera generale può certo dare alcune indicazioni sul vissuto di una persona, ma più spesso rischia di creare rumore di fondo e confusione nell'analisi dei fenomeni corporei.
Qualcuno può forse dire di non vivere una di queste sensazioni, di non avere sensi di colpa o di non sentirsi mancare la tranquillità finanziaria? Sembra di sparare sulla crocerossa.

Non stiamo parlando di efficacia terapeutica, perchè l'ormai vasta esperienza dei professionisti psicoterapeuti nell'approccio alla sfera emotiva e ai modelli di pensiero conclama evidenza di successo, indipendentemente dalle teorie sostenute o dalle tecniche utilizzate.
Tuttavia oggi, avanzando più oltre, possiamo aggiungere a tutto ciò una precisione millimetrica e scientifica nell'indagine eziologica, senza generalizzazioni, in base a regole matematiche di causa-effetto.
Sono regole in continuo perfezionamento, ma già ben definite e ampiamente disponibili a chiunque.
Grazie alle quali, in definitiva, si guadagna la possibilità di accedere non più solo ai riflessi emotivi della psiche, ma alle sue originarie radici vegetative.
In questo contesto possiamo azzardare il termine "precisione scientifica", perchè si tratta di leggi di natura verificabili e, in quanto leggi, sempre riproducibili e non variabili nel tempo (nella nostra era evolutiva).

lunedì 20 luglio 2015

Che cos'è l'embriologia di Sheldon


L'embriologia di Sheldon ci aiuta a capire a quale tipologia fisica apparteniamo e quali sono le nostre caratteristiche psico-fisiche

Marco Medeot - 02/04/2015
Nel corso dei secoli, diverse filosofie hanno cercato di indagare l’architettura dell’individuo nella sua totalità fisica e psichica: in Occidente Ippocrate, Galeno e Hahnemann avevano considerato alcuni tipi di costituzione fisica; attualmente, in psicologia vengono effettuati degli studi sulla correlazione tra costituzione fisica e condizione psicologica delle malattie; anche l’antica filosofia Ayurvedica cataloga l’uomo in base alle sue caratteristiche fisiche, nei tra dosha vata pitta e kapha.
Cosa hanno tutte queste classificazioni in comune? La risposta ce la potrebbe dare l’embriologia Sheldon che classifica i tre somatotipi fondamentali: ectomorfo, mesomorfo ed endomorfo.

L'embriologia di Sheldon può essere un ponte tra Oriente e Occidente
Sheldon, studiando la scienza dell’embriologia, ha correlato i tratti fisiologici e psicologici delle persone ai tre tessuti fondamentali del corpo che si formano dalla quarta all’ottava settimana dello sviluppo embrionale: l’ectoderma, il mesoderma e l’endoderma.

•    L’ectoderma è lo strato piú esterno. Esso dà origine al sistema nervoso, all'epidermide e agli organi di senso.
•    Il mesoderma è lo strato intermedio e dà origine a quasi tutti i tessuti muscolari e connettivi, all'apparato cardiovascolare, al sangue, al tessuto linfatico e al'apparato urogenitale .
•    Dall'endoderma, lo strato piú profondo, si svilupperanno l'epitelio di rivestimento degli organi dell'apparato digerente, dell'apparato respiratorio e succesivamente ghiandole e strutture associate.

Se osserviamo la struttura física delle persone ci possiamo rendere conto che lo sviluppo piú o meno marcato dei diversi tessuti fondamentali porta a somatotipi differenti.

•    Un aumentato sviluppo dell’ectoderma produce un corpo “ectomorfico”, con maggior enfasi sull’attivitá del sistema nervoso (soprattutto per quanto riguarda il sistema simpatico) e sull’attivitá catabolica.
•    Al contrario, uno sviluppo aumentato dell’endoderma può portare a un fisico con un’attivitá anabolica della digestione e dell’assorbimento piú spiccata, cioè al cosiddetto “endomorfo”.
•    Infine, lo sviluppo più marcato del mesoderma produce una struttura física con maggior enfasi sull’attivitá muscolare: questi soggetti vengono denominati “mesomorfi”.

L'equilibrio del sistema nervoso determina la tipologia
Tra l’altro, sembra che esista una correlazione il tra sistema nervoso e i tre tessuti embrionali fondamentali.
Il sistema nervoso, che regola l’attivitá di tutto il corpo, si divide in sistema nervoso volontario e involontario. A sua volta, il sistema nervoso involontario (o autonomo) si differenzia in sistema nervoso simpatico e parasimpatico.

Ogni organo funziona bene se esiste un equilibrio tra le attività dei due sistemi.
•    Il sistema nervoso simpatico accelera la funzione degli organi che innerva: aumenta il battito cardiaco e in generale prepara il corpo allo svolgimento di un lavoro energicamente dispendioso. 
•    Il sistema nervoso parasimpatico, al contrario, regola nel corpo una serie di meccanismi che portano a un rilassamento generale. Quindi gli effetti possono essere la stimolazione della digestione e l’abbassamento del ritmo del battito cardiaco.


Se volessimo fare uno schema a grandi linee potremmo dire che:
  • le strutture dell’ectoderma sono attivate dal sistema nervoso simpatico;
  • le strutture endodermiche sono attivate dal sistema nervoso parasimpatico;
  • le strutture del mesoderma sono attivate dal sistema nervoso volontario.

Quali sono i somatipi di Sheldon
1.    L’ectomorfo è un soggetto longilineo, magro, con ossa esili e muscoli sottili (questo non significa necessariamente che l'individuo sia alto). Le spalle sono strette, cadenti e prive di rilievi muscolari, come del resto anche le altre parti del corpo. Gli arti sono abbastanza lunghi. Le scapole tendono a sporgere posteriormente.
2.    Il soggetto endomorfo è brevilineo, grasso, caratterizzato dalla rotondità e morbidezza del corpo e dalla predominanza dell'addome sul torace. Le spalle sono alte e squadrate e il collo corto. La massa muscolare non è particolarmente sviluppata.
3.    Il mesomorfo possiede ossa massicce ricoperte da una muscolatura evidente e vigorosa. Lo si puó riconoscere dall’avambraccio massiccio e dal polso grosso. Deltoide e trapezio sono ben sviluppati.
 

Un somatotipo perfettamente “puro” è abbastanza raro, piuttosto si presentano delle tipologie miste, ossia la maggior parte dei soggetti presenta la prevalenza di alcune caratteristiche di una tipologia, accompagnata da caratteristiche degli altri somatotipi.

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