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martedì 14 maggio 2019

Sun Gazing: Teoria e Cenni Storici del Fissare il Sole

Sun Gazing: Teoria e Cenni Storici del Fissare il Sole

La teoria riguardo al Sun Gazing afferma che il Sole è colui che dà la forza di tutta la vita e fissandolo può infondere al corpo grandi quantità di energia.
Di certo i nostri antenati comprendevano la profonda relazione tra il sole e la salute.

Dagli aztechi agli antichi egizi, molte culture del passato venerarono il sun gazing come pratica esoterica per sacerdoti e sciamani di alto rango. Oggi sta vivendo una rinascita di popolarità e gli sungazer sostengono che la pratica ha numerosi benefici.

Come Funziona il Sun Gazing?
Esegui la pratica di fissare il sole all’alba o al tramonto quando il sole è più vicino alla terra
Poniti a piedi scalzi sulla Terra
Fissa il sole per 10 secondi.
Ogni giorno aggiungi 10 secondi
Si afferma che alcuni sungazer raggiungano una durata di 44 minuti

3 Principali Benefici della Pratica di Fissare il Sole
1) Il primo dei benefici del Sun Gazing è che aumenta la produzione di melatonina e serotonina.
La ricerca mostra che la luce solare diretta colpisce l’occhio, stimola la ghiandola pineale, si muove attraverso il tratto ipotalamico della retina e si imprime nel cervello.
Stimolando la ghiandola pineale di ha un aumento della secrezione di melatonina e serotonina, i nostri ormoni del “benessere”.
2) Aumentano i livelli di energia.

3) Aumenta la dimensione effettiva della ghiandola pineale….

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mercoledì 10 maggio 2017

L’incontro con Dio.

L’incontro con Dio.

. . . . Dipende da cosa si intende per Dio.
Da diversi anni in Europa è esploso il caso melatonina. In tanti si sono avventati sulla pillola della giovinezza il quale ormone controlla i meccanismi di funzionamento del nostro organismo. Quello che però ci interessa in questa disamina non sono gli effetti che essa può apportare sul piano fisico, quanto piuttosto quelli che può avere sullo stato di coscienza.
L’importanza che rivestono la ghiandola pineale e i suoi ormoni quando si cerca il Sé interiore, quando si esplora la strada del Nirvana, quando si tenta di entrare in uno stato di coscienza diverso e illuminante è fonte di discussioni e approfondimenti continui.
Secondo il misticismo, la ghiandola pineale sarebbe l’occhio di Dio, il ponte che unisce l’umano al divino.
La ghiandola pineale fu scoperta oltre 2300 anni fa e all’epoca si credeva che controllasse il flusso della memoria, solo Cartesio nel XVII secolo, la definì “La sede dell’anima”. Sulla base del concetto cartesiano, i medici dell’epoca associarono le calcificazioni della pineale a manifestazioni psichiatriche e persino alla follia pura. Le loro ipotesi non erano insensate: anche oggi gli studiosi cercano un nesso tra la sua attività e le turbe psichiatriche. Ancora non conoscevano i suoi effetti sulla crescita e sullo sviluppo. Nel 1899 venne rilevato un connessione tra i tumori della ghiandola e la precoce pubertà, si avanzò quindi l’ipotesi che essa fosse implicata nella produzione di sostanze in grado di inibire la maturazione sessuale.
Nel 1959 venne dimostrato che uno degli ormoni prodotti dalla ghiandola era in grado di schiarire la pelle degli anfibi e quindi venne denominato melatonina. Negli anni ’60 il premio nobel Julius Axelrod scoprì che la melatonina ipofisaria è un trasduttore neurochimico. Nel 1970 Axelrod vinse il premio Nobel insieme a Bernahard Katz e a Ulf Swante Von Euler. La scoperta che nel sistema nervoso la trasmissione degli stimoli avviene con un processo elettrochimico, mentre Von Euler dimstrò nel 1956, che la nor-adrenalina (strettamente connessa con la melatonina) si comporta come mediatore chimico, cioè come un draghetto che trasporta il messaggio da una parte all’altra. La noradrenalina gioca un ruolo importante nella liberazione della melatonina. Axelrod, Kats e Von Euler, lavorarono a spron battuto sui trasmettitori umorali nelle terminazioni nervose e sul loro meccanismo di accumulo, di liberazione e di inattivazione. Negli anni ’70 la maggior parte dei premi Nobel furono assegnati a ricerche sulla neurochimica. Era la giusta strada da percorrere per comprendere come funzionava il cervello ed il ruolo che la melatonina svolgeva nella percezione dell’anima.

Alla facoltà di medicina, insegnano poco o niente sulla melatonina e sulla ghiandola pineale. Ancora oggi alcuni medici pensano che la melatonina si debba collegare soltanto alla pigmentazione della pelle, quando in realtà la sua è una funzione opposta (e quindi schiarente) a quella che stimola i melanociti. I melanociti sono cellule capaci di produrre il pigmento della pelle (la melanina), ben conosciuta a chi si abbronza. Ebbene la melatonina non è una sostanza abbronzante, ma contrasta addirittura l’abbronzatura. Finalmente nel ’70 si scoprì che essa svolge un ruolo importante nel controllo dell’attività riproduttiva di molte specie di mammiferi. Ma non solo. In parole povere, la melatonina è un ormone naturale secreto dalla ghiandola pineale, piccola escrescenza delle dimensioni di un grano di mais, situata nel cuore del nostro cervello.

La ghiandola era stata battezzata dai mistici con il nome di terzo occhio, anche se la scienza riteneva che essa non fosse funzionante. Quarant’anni fa tuttavia si scoprì che non solo essa si scoprì che non solo essa è funzionante ma che gli ormoni che produce sono indispensabili alla regolazione dell’intero ciclo biologico legato al sonno alla veglia, alle variazioni corporee della temperatura e alla secrezione di altri numerosi ormoni. Ma ancora non si ipotizzò che la ghiandola potesse essere veramente il terzo occhio caro al mistico.
Dall’alba della storia l’uomo ha sempre cercato di uscire da una realtà scomoda utilizzando soprattutto i vegetali psichedelici che hanno azione inebriante.
Ora, se certe sostanze presenti in natura agiscono sul cervello e sulla coscienza (e su questo non abbiamo alcun dubbio), dobbiamo riconoscere che nel nostro sistema nervoso centrale esistono meccanismi, recettori e sostanze chimiche preposti all’espansione della coscienza, a proiettarci al di fuori della dimensione umana per raggiungere altezze superiori. Se non esistessero centri e ricettori deputati a questa funzione, le sostanze vegetali psichedeliche non potrebbero agire sul cervello e non potrebbero nemmeno determinare la benché minima allucinazione. In altre parole, non avrebbero alcun effetto sulla psiche. Simili sostanze vengono prodotte anche autonomamente dal nostro cervello.

La gente si interessa alla melatonina non in quanto struttura mistica, ma perché pare sia l’ormone della giovinezza. Il sogno millenario dell’umanità pare dunque potersi realizzare grazie a questa sostanza. A credere alle ricerche effettuate su questo ormone, tutto farebbe pensare che potremmo vivere quanto i patriarchi biblici o i re sumeri. Per il ricercatore spirituale questa sua capacità è un optional. Il ricercatore spirituale è più interessato ad abbattere i confini che lo tengono prigioniero alla dimensione che ci è comune.

Secondo il buddismo, l’asceta conquista l’illuminazione soltanto quando si apre il terzo occhio. La sua apertura conferisce il dono di ripercorrere col pensiero le precedenti esistenze, di riepilogare il rapporto karmico che conduce alla reincarnazione, di avere la visione unitaria del tutto e di identificarsi con il principio vitale cosmico. Il concetto del terzo occhio e l’importanza della sua apertura ha influenzato tutti i popoli e tutte le religioni, per quanto alcune di esse non ne hanno compreso il simbolismo e il riferimento. Il Cristianesimo non fa eccezione. Ne parla San Clemente D’Alessandria nelle Stromate (Miscellanee vol. IV) in riferimento all’iniziazione del cristiano ai Misteri. Clemente Alessandrino (150-215) maestro di filosofia cristiana di Alessandria d’Egitto che espose un cristianesimo colto, sostenendo lo gnosticismo ortodosso come mezzo per conseguire un grado di conoscenza superiore.

L’occhio di Dio che, nella tradizione ebraica e cristiana, osserva costantemente l’uomo è di derivazione orientale e con quel simbolismo si attribuisce a Dio l’onniscienza e l’onnipervadenza. E a tanto si giunge quando si apre il terzo occhio. Ma il terzo occhio corrisponde alla ghiandola pineale? Dov’è  situato il terzo occhio? Secondo la tradizione è localizzato tra le sopracciglia, esattamente là dove è situata la ghiandola pineale. I riferimenti dei mistici coinvolgono sempre la ghiandola pineale e, per logica conseguenza, gli ormoni da essa prodotti. Gli ormoni, ovviamente, devono agire su una zona del cervello preposta allo scopo metafisico.

Si tratta dunque di scoprire se effettivamente la melatonina è l’ormone che entra in gioco nel processo dell’illuminazione e poi su quale zona del cervello agisce. Si tratta di due momenti importanti. Una volta scoperto che la melatonina agisce sul territorio preposto all’incontro con Dio, basterebbe aumentarne la produzione per facilitare il processo spirituale. Una volta individuata l’area del cervello che viene stimolata dalla melatonina, si potrà valutare se la stimolazione può avvenire soltanto mediante quel mediatore oppure se anche la stimolazione elettrica può sortire gli stessi effetti.

La secrezione della melatonina avviene prevalentemente di notte ed è regolata dalle informazioni provenienti dai fotorecettori della retina. Questo che cosa significa? Che la luce inibisce la sua produzione e che l’oscurità invece la stimola. Tal produzione varia con l’età: è estremamente elevata durante l’infanzia, si abbassa nell’adolescenza per ridursi notevolmente nella vecchiaia. A 45 anni la sua produzione si è già ridotta del 50%.
In pratica la produzione dell’ormone è massima quando l’organismo è giovanissimo e questo fa pensare che partecipi ai processi di sviluppo e di rinvigorimento del corpo. La sua sintesi chimica ha permesso un largo utilizzo, sia per chi viaggia ed è soggetto alle alterazione del ciclo sonno-veglia a causa dei fusi orari, sia per chi vuole conservare il proprio corpo efficiente. L’abbattimento dei costi di produzione ha consentito di sperimentarla nei settori più diversi: nella malattia di Alzheimer, nella riduzione della libido, nei deficit immunitari, nel cancro, nei rischi ambientali, nella fertilità, nel rallentare la comparsa della vecchiaia e aumentare di conseguenza la sopravvivenza, nel regolare il ciclo del sonno. Il tutto senza dimostrare, al momento, alcun effetto collaterale. E’ probabile che l’assunzione prolungata di dosi massicce induca effetti patologici ancora sconosciuti. Tutti conoscono l’azione positiva delle vitamine, ma il loro abuso può provocare gravi malattie. Soltanto il tempo potrà rivelarci gli effetti indesiderati dell’ormone pineale, ma possiamo già ipotizzare che tra gli effetti collaterali ci siano incubi notturni e sogni troppo vividi.
Da un punto di vista scientifico la cosa deve essere ancora definitivamente provata e per farlo occorreranno anni di osservazioni, quindi, ufficialmente, siamo costretti a ritenere la ghiandola pineale ancora un organo oscuro e sconosciuto.
Molte persone ormai fanno uso quotidiano della sostanza, ma il suo utilizzo non può arrestarsi (limitarsi)al ciclo sonno-veglia. Qualcuno ha infatti pensato che il suo uso prolungato possa facilitare l’ingresso in uno stato di coscienza superiore come quello raggiunto dai mistici.

venerdì 15 luglio 2016

Come rimuovere l’alluminio dal cervello prima che scateni il morbo di alzheimer

COME RIMUOVERE L’ALLUMINIO DAL CERVELLO PRIMA CHE SCATENI IL MORBO DI ALZHEIMER

Abbiamo tutti sentito parlare di alluminio e sappiamo gli usi che ne facciamo, pentole, pellicole, contenitori per bevande e alimenti, deodoranti ascellari, tabacco, infissi, farmaci prescritti,
e come adiuvanti nei vaccini, chemtrails(scie chimiche ndr).

Un aspetto dell’ alluminio, che molte persone non conoscono, è che è una neurotossina che può avere un effetto di deterioramento sul nostro cervello e sistema nervoso. Inoltre, gli esperti rivelano che può essere un importante fattore scatenante per l’insorgenza del morbo di Alzheimer.

Siamo costantemente esposti a questa neurotossina , possiamo fare qualcosa per proteggerci? Per cominciare ci sono una serie di estratti naturali di piante e sostanze nutritive che possono abbassare e prevenire la tossicità dell’ alluminio a carico del cervello, in modo da proteggerlo da disturbi cognitivi.

Un team di neuroscienziati della Louisiana State University, guidati da Dr.Walter Lukiw, Ph.D., Professore Ordinario di Neurologia, Neuroscienze e Oftalmologia, ha condotto uno studio sulla possibilite tossicità dell’alluminio che porta alla comparsa, lo sviluppo e la progressione del morbo di Alzheimer.
Il loro studio è stato riassunto in un articolo peer-reviewed pubblicato nei Frontiers in Aging Neuroscience e secondo le loro conclusioni: ” Il contributo dell’ alluminio per la malattia di Alzheimer si basa su almeno sette osservazioni derivate in modo indipendente .”

In Estrema sintesi i risultati di questa e di altre ricerche sostengono:
L’alluminio punta dritto al cervello
L’alluminio sta al sistema nervoso centrale come il fumo di sigaretta sta ai polmoni. Gli scienziati dicono chiaramente che i metalli tossici danneggiano il tessuto cerebrale e portano a malattie degenerative producendo stress ossidativo, e l’alluminio è uno dei peggiori criminali.
Con i tassi di Alzheimer alle stelle, i percorsi variegati odierni dell’esposizione all’alluminio sono una grande preoccupazione. Proprio come con le particelle nell’ambiente, una volta che l’alluminio è nei nostri tessuti, il corpo ha difficoltà ad espellerlo. Questo metallo tossico non ha alcuno scopo biologico, per cui meno se ne ingerisce, meglio è.
Una volta nel corpo, si muove attraverso di esso con facilità, senza ostacoli, cavalcando il sistema di trasporto del ferro. Esso attraversa le barriere biologiche che normalmente tengono fuori altri tipi di tossine, come la barriera emato-encefalica. Nel tempo, l'alluminio può accumularsi nel cervello e provocare gravi danni neurologici alla salute, indipendentemente dall'età. La tossicità dell'alluminio può fare danni ai figli come pure agli anziani.

Come disintossicarsi dall’alluminio
Ci sono una serie di chelanti potenti che è possibile utilizzare per disintossicarsi dall’alluminio. Chiaramente il primo passo sarebbe evitare l’ulteriore esposizione all’alluminio. Questo significa evitare prodotti quali:
Dentifricio contenente ossi-idrossido di alluminio.
Antitraspiranti contenenti cloruro di alluminio, cloridrato di alluminio, o composti di alluminio-zirconio.
Contenitori di bevande laminati di alluminio.
Pentole di alluminio
Macchine caffè espresso in alluminio

Per l’Alzheimer avanzato possono essere utili i seguenti agenti chelanti:
Acqua ricca di silicio, come l’acqua Fiji, che contiene 83 mg di silicio per litro. Una ricerca pubblicata nel 2013 ha dimostrato che bere fino ad un litro di acqua minerale ricca di silicio al giorno per 12 settimane elimina efficacemente l’alluminio per via urinaria, senza effetti nocivi sui metalli essenziali come ferro e rame. Secondo gli autori: “Abbiamo fornito prove preliminari che oltre 12 settimane di terapia di acqua minerale ricca di silicio fanno scendere il carico corporeo di alluminio nei soggetti con Alzheimer, e ci sono stati anche miglioramenti clinicamente rilevanti nella prestazione cognitiva di almeno 3 individui su 15”.

Melatonina: Le ricerche dimostrano che la melatonina ha un ruolo nel vincolare i metalli ed è un integratore utile nel trattamento dei disturbi neurologici in cui è coinvolto lo stress ossidativo, compreso quindi l’Alzheimer. La melatonina può viaggiare liberamente attraverso tutte le barriere cellulari, facilitando la rimozione di metalli tossici come l’alluminio. Sembra anche capace di sopprimere l’attività ossidativa dell’alluminio nel cervello.

Qualsiasi cosa che aumenta il glutatione. Il corpo sintetizza il glutatione da tre aminoacidi: cisteina, glutammato e glicina. Frutta e verdura crude (soprattutto avocado, asparagi, pompelmo, fragole, arancia, pomodoro, melone, broccoli, okra, pesche, zucchine, e spinaci) sono ricchi di precursori glutammato e glicina. Fonti alimentari di cisteina includono uova, carne, peperoni rossi, aglio, cipolle, cavoli di Bruxelles, proteine del siero del latte e germe di grano. Altri trattamenti utili per il miglioramento del metabolismo del glutatione includono:
Esercizio fisico: l’esercizio influisce sui livelli di trifosfato adenosina (ATP) necessari per aiutare a produrre glutatione.
Ottimizzare i livelli di vitamina D attraverso l’esposizione al sole; ci sono alcune prove che la vitamina D aumenta i livelli intracellulari di glutatione.
 
Bagni di sale inglese («Epsom salt»)
Integrazione con metilsulfonilmetano (MSM)
L’integratore N-acetil L-cisteina (NAC) può anche essere utile. Il NAC è il nutriente per la formazione del glutatione antiossidante intracellulare.
La curcumina: La ricerca suggerisce che la curcumina ha un effetto protettivo dai danni indotti dall’alluminio, modulando la portata dello stress ossidativo. Essa riduce anche le placche di beta-amiloide associate con l’Alzheimer, ritarda il degrado dei neuroni, chela i metalli, diminuisce la formazione di microglia, e ha un effetto anti-infiammatorio e antiossidante complessivo. Gli studi hanno dimostrato che la curcumina può aiutare a migliorare la memoria dei pazienti di Alzheimer. Vi sono alcune controindicazioni all’uso della curcumina in caso di ostruzione delle vie biliari (in quanto stimola la secrezione biliare), calcoli biliari, ittero ostruttivo, o colica biliare acuta.

In sintesi
Non si può più sostenere che l’alluminio non abbia un ruolo nelle malattie neurodegenerative come Alzheimer; l’evidenza è molto chiara e crescente. In realtà non dovrebbe sorprendere che le persone con tossicità da alluminio mostrino molti degli stessi sintomi di quelli con demenza, Parkinson, ADHD, autismo e altre malattie neurologiche, perché l’alluminio punta esattamente queste aree del cervello e del sistema nervoso.

Il modo migliore per proteggersi è essere attenti alle scelte alimentari e ai prodotti della cura personale, e ridurre al minimo l’uso di vaccini e altri farmaci che vengono spesso contaminati con l’alluminio.

Anche ottimizzare il tenore di zolfo nella dieta è essenziale, perchè il corpo ha bisogno di zolfo per produrre la sua arma numero uno contro il sovraccarico di alluminio: il glutatione. Facendo queste poche cose per proteggersi, si minimizza l’esposizione e si massimizza la capacità del corpo di liberarsi di questo metallo tossico, che ci porterà ad una vita lunga e sana e agli anni d’argento.

Ecco un breve riassunto delle 7 osservazioni indipendenti, che dimostrano la relazione fra tossicità dell’alluminio e disturbi neurologici:

venerdì 11 marzo 2016

L’inganno melatonina

L’inganno melatonina

di Gioia Locati - 20 marzo 2014
Antiossidante e antitumorale. Senza effetti collaterali. Regola il sistema endocrino e l’umore (ovvero, molto di noi). Diluisce il sangue e innalza il numero di piastrine. Studi in quantità industriale ne dimostrano  benefici in molti tumori, eppure ci hanno sempre raccontato “che favorisce il buon sonno” e basta.

È la melatonina.
Bugie? Bugie. Ma finchè internet non c’era, la scenetta reggeva. Ora che Pub Med arriva sullo smartphone, può succedere, cliccando “tamoxifene” di trovare uno studio ormai datato, apparso sul British Journal of Cancer nel 1995 che rivela: “Dopo aver osservato, in donne con tumore al seno metastatico che il tamoxifene non è più efficace, si sono aggiunti 20 mg di melatonina al giorno e il farmaco antiestrogeno ha ripreso a funzionare”.
Uno degli ultimi lavori uscito su Plos One in gennaio, curato da ricercatori brasiliani e americani, ribadisce  che l’angiogenesi delle cellule del tumore al seno, in vitro e in vivo, si arresta sotto l’azione della melatonina.  E – attenzione –  non si riferisce solo ai tumori poco aggressivi, quelli che in genere rispondono agli ormoni, ma anche ai tripli negativi. Si misurano i fattori di crescita, l’epidermico, il vascolare, l’insulinico e si scopre che col dosaggio giusto di melatonina i picchi di innalzamento si bloccano.

Tutte cose già scritte, per la verità. Ecco una bella sintesi delle ricerche di Luigi Di Bella, il primo medico a prescrivere questa sostanza (naturalmente prodotta dal nostro corpo, non solo dall’epifisi e per questo non brevettabile) nei malati di tumore. Firmata dal figlio Giuseppe e dal ricercatore Luciano Gualano che ha affiancato per anni le ricerche del professore.
Cose già dette (e messe in pratica) anche da un altro grande studioso, l’oncologo Paolo Lissoni, che sulla melatonina ha pubblicato 600 lavori ed è tuttora in forza al San Gerardo di Monza . “Nella cura dei malati mestastatici impieghiamo dosaggi da 100 a 200 mg al dì. Sorprendenti i risultati sui tumori al polmone e ai cervello, oltre che su mammella e colon”.
Eppure.

Fino a Natale ci avevano solo raccontato una grande bugia. È sostanza con pressoché nulli effetti collaterali, adatta alla prevenzione dei tumori per chi ha già avuto un cancro e per chi ancora non l’ha avuto (dai 10 mg in su al giorno, secondo prescrizione dibelliana o alla Stagnaro), che con alti dosaggi combatte il tumore proteggendo il midollo e regolando il sistema immunitario ma, come altre molecole anticancro e datate, su tutte la somatostatina, che ha il brevetto scaduto, non è presa in considerazione dalla nostra oncologia che applica i protocolli (impostati, combinazione, su farmaci nuovi e ultra costosi).

Però fino a Natale la si poteva ancora acquistare in farmacia come farmaco da banco. Senza ricetta medica ci si portava a casa compresse da 3mg, con bugiardino allineato  “per disturbi da jet lag”.
Dal primo gennaio l’imboscata alla melatonina si è fatta più sfacciata. Proibita la vendita libera (!), ci vuole la ricetta medica!
Per cosa? Per 2mg di melatonina venduta a peso d’oro. Prima i 3mg costavano 10 centesimi a compressa, ora, ainoi, un euro a pillola (dal dosaggio ribassato). DIECI VOLTE TANTO, qualsiasi riferimento allo scandalo Avastin- Lucentis non è casuale.

Ma chi farà ricorso questa volta? E chi ha preso queste decisioni e perchè?
Il provvedimento dipende dal ministero della Salute, dipartimento per la sicurezza alimentare. Leggete qui. La dose da integratore (quella acquistabile senza ricetta) è stata abbassata a 1 mg, alla faccia dei volume di studi anticancro, si valuta che un miserello mg basta per prendere sonno.

Gioia Locati
Per  Paolo Lissoni, questa scelta “è un crimine contro l’umanità. Si sarebbe dovuto fare l’operazione contraria, aumentare i mg per compressa invece che diminuirli” .

Se paragoniamo l’inganno melatonina all’ Avastin negato per ingordigia, dobbiamo anche riconoscere che, in questo caso, i malati (informati)  si possono salvare,  grazie alla melatonina galenica.

giovedì 12 novembre 2015

Programma per non danneggiare la ghiandola pineale, gli occhi e la salute in genere

Installa Questo Programma Per Non Danneggiare La Pineale

Gli schermi di computer, tablet e telefoni cellulari emettono luce a spettro completo con picchi nella frequenza del blu-verde, quindi se questi dispositivi vengono usati dopo il tramonto disturbano il nostro ciclo circadiano impedendo la secrezione della melatonina: avremo quindi problemi ad addormentarci ed il nostro sonno non sarà riposante. Inoltre anche i nostri occhi e il nostro umore saranno influenzati da queste frequenze che non dovrebbero esserci la sera. Esiste un rimedio e puoi istallarlo gratuitamente sul tuo computer e smartphone!

L’esposizione alle frequenze di luce blu-verde dei monitor al momento sbagliato della giornata può tenervi svegli fino a tardi nel letto ed interferire con la qualità del vostro sonno. Gli effetti negativi della luce durante la notte sul sonno e sul ritmo circadiano possono essere eliminati sostituendo le tonalità luminose blu-verdi con quelle che virano verso il rosso o l’arancio dopo il tramonto. Esiste un programma che puoi installare che fa proprio questo!
  • Durante il giorno gli schermi di computer, tablet e smartphone possono andare bene avendo uno spettro completo ma appena tramonta il sole il nostro corpo comincia a produrre ormoni diversi per prepararsi per il sonno. Quindi la sera i nostri occhi non dovrebbero guardare una luce a spettro completo e con picchi sul blu-verde, dato che squilibrerebbe tutto e con il tempo creerebbe dei problemi cronici.
  • La luce artificiale che colpisce la retina tra il tramonto e l’alba comporta effetti psicologici durante la notte. Inibisce i neuroni del sonno e ne stimola altri a produrre nell’ipotalamo le orexine, le proteine che ci tengono svegli, bloccando inoltre il rilascio notturno di melatonina, ormone dall’effetto soporifero. La melatonina è anche un potente anticancro, tanto che viene prescritta nella cura di Bella e in tante altre terapie, quindi è bene che venga prodotta nel nostro corpo!
  • Il picco di luce blu-verde dei monitor danneggia anche la retina nel lungo termine: infatti il nostro occhio ha dei pigmenti che filtrano naturalmente questi luce cercando di dare all’occhio uno spettro uniforme, ma col tempo la sollecitazione della retina può diventare eccessiva e creare una reazione chimica che genera elementi tossici per le cellule dell’occhio.
  • Se hai uno di questi sintomi sono gli effetti della luce blu-verde sul corpo:
    • Rossore e occhi irritati;
    • Stanchezza degli occhi;
    • Visione offuscata;
    • Nervosismo;
    • Affaticamento;
    • Dolore alla schiena;
    • Mal di testa.
Ti capita di essere costretto a lavorare di notte davanti lo schermo o alzarti per trascrivere la nuova geniale idea per il tuo progetto? Da ora puoi farlo senza dover danneggiare i tuoi occhi e il tuo sonno. La soluzione si chiama f.lux ed è un software gratuito da installare.
f.lux ci aiuta rimuovendo la frequenza di luce blu-verde ed impostando dei colori caldi e rilassanti per gli occhi che non interferiscono con la ghiandola pineale.

Ci possono volere un paio di giorni per abituarsi ai nuovi colori di notte, quindi si consiglia di impostare i colori notturni in f.lux a tutto ciò che si sente bene ai vostri occhi. Dopo un paio di giorni con f.lux, puoi sperimentare le impostazioni per scaldare ancora di più luce. L’impostazione di default è 3400K (temperatura di colore) e su Windows rimuove circa 3/4 della luce blu e la metà della luce verde. È possibile rimuovere completamente la luce blu-verde scegliendo “Expand color range” per sbloccare i colori più profondi in Windows (in “Settings” -> “Lighting at night” -> “Expand color range”).

Io anche di giorno ho impostato f.lux per togliere un pò di luce blu-verde, dato che stando per lavoro molto tempo davanti al monitor non è benefico ricevere questo spettro squilibrato. f.lux quando il sole tramonta, rende il nostro monitor più caldo e piacevole e non freddo e abbagliante. Mentre di giorno lascia tutto com’è a meno che non decidi di fare come me e farlo filtrare un pò.

Il software è disponibile per Windows, Mac, Linux, Ipad e Iphone! Scaricalo ora gratuitamente qui e condividi questo articolo con i tuoi amici e familiari per migliorare la qualità del sonno e la salute in generale. E a parte questo, si lavora molto meglio e piacevolmente con f.lux!

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mercoledì 10 giugno 2015

Veronesi convalida il Metodo Di Bella: Il tumore regredisce

Ci sono voluti parecchi anni, ma alla fine il metodo Di Bella, la cura anti-tumori a base di farmaci biologici, creata dal medico fisiologo scomparso nel 2003, è stata riconoscita valida da Umberto Veronesi.

Uno studio scientifico dell’Università di Firenze e approvatodall’Istituto europeo per l’Oncologia, ha confermato, infatti, la validità del metodo.
E viene da sorridere, perchè lo stesso, identico metodo fu bocciato dalministero della Salute nel lontano 1998. Lo studio dell’Università di Firenze è stato pubblicato sulla celebre rivista European Journal of Pharmacology ed ha avuto il benestare scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia, capitanata dal professor Umberto Veronesi.

A quindici anni dalla fine della sperimentazione il Metodo Di Bella sta tornando a far parlare. Migliaia di pazienti si stanno rivolgendo a Giuseppe Di Bella, che sta portando avanti la terapia inventata dal padre Luigi, per essere curati. Ci sono, inoltre, migliaia di casi di guarigione e i tribunali di diverse città hanno imposto alle ASL locali di rimborsare le cure ad alcuni malati. La sperimentazione di questa terapia alternativa era stata bocciata a fine anni ’90, ma da un’indagine del PM Raffaele Guariniello era emerso che c’erano stati gravi errori nella sperimentazione. È significativo un articolo di Marco Travaglio pubblicato su Repubblica nel settembre del 2000, in cui il giornalista raccontava i lati oscuri della vicenda. Dosi sballate e farmaci scaduti, così la sperimentazione della cura Di Bella è stata corrotta da gravi irregolarità che volevano farla bocciare! Troppi interessi economici delle case farmaceutiche che non potevano guadagnare con questo metodo come invece continuano a fare con le chemioterapie e farmaci dannosissimi.
Lo spiraglio di luce arriva dall’ Università di Firenze, là dove uno studio scientifico ha confermato la veridicità scientifica della cura del dottor Luigi di Bella. Spiraglio ancor più importante è stato conferito dal fatto che lo stesso illustre medico: Umberto Veronesi  ha mostrato la sua approvazione nei confronti di un metodo diffuso già da moltissimi anni.

«Effetti combinati di melatonina, acido trans retinoico e somatostatina sulla proliferazione e la morte delle cellule di cancro al seno».
È il titolo della ricerca condotta dall’università di Firenze e appena pubblicata su European Journal of Pharmacology. La prova che l’insieme di queste sostanze arresti il tumore al seno è avvenuta in un laboratorio del dipartimento di anatomia umana, su cellule in vitro. Le tre sostanze, prese singolarmente, hanno alle spalle ampia letteratura scientifica come farmaci anti-cancro. Ma gli stessi principi attivi, adoperati insieme, l’uno a rafforzare l’altro, fanno parte del metodo Di Bella.
Per far pubblicare lo studio i ricercatori hanno dovuto però eliminare il riferimento a Di Bella: “Non avrebbero mai accettato un lavoro che portasse il nome Di Bella”, ha dichiarato uno dei conduttori.
Arriva anche dal tribunale di Foggia una sentenza importante a favore del metodo Di Bella. Due donne, entrambe alle prese con una recidiva da tumore al seno, sono riuscite a fermare il cancro grazie alla terapia biologica messa a punto dal professor Luigi Di Bella.
L’International Journal of Molecular Sciences, nota e prestigiosa rivista medico-scientifica internazionale, ieri ha pubblicato e documentato i molteplici meccanismi d’azione antitumorali della melatonina, la sua determinante e insostituibile funzione nella prevenzione e nel trattamento dei tumori, delle malattie degenerative e di malattie del sangue, riconoscendo espressamente al professor Luigi Di Bella la priorità assoluta in queste innovative e determinanti acquisizioni scientifiche.

Che la melatonina avesse delle incredibili proprietà non deve sorprende se pensiamo che è prodotta dalla ghiandola pineale, che in fin dalle tradizioni antiche, è ritenuta essere custodi di grandi poteri, vedi l’articolo EPIFISI O PINEALE, GHIANDOLA MAGICA DEL CORPO UMANO.

TESTIMONIANZA: ENZO - 18 anni – Diagnosi: Linfoma n.H. tipo Burkitt stadio IV. Ecografia addominale Ospedale di zona 25/2/96: “..notevolissimo aumento volumetrico del fegato che presenta disomogeneità strutturali-aree ipoecogene del diametro max di 11 cm e presenza all`ilo di aree ipoecogene sfumate di 3 cm. Area di ipoecogenicità anche al III inferiore del rene destro a livello parenchimale`. . Indagini Clinica Pediatrica S. Orsola Bologna 29/2/96: Gl. Bianchi 22.380, piastrine 172.000. Aspirato midollare in 3 sedi: `Sangue di aspirato midollare a cellularità discreta e monomorfa. Il parenchima midollare è interamente sostituito da un tappeto di elementi a carattere linfoblastico di medie dimensioni, citoplasma abbondante, basofilo e vacuolato, nucleo a contorni irregolari, cromatina fine. Conclusioni: midollo sostituito da parte di elementi Burkitt-like (L3)`. Biopsia del midollo osseo: `Fenotipo immunologico compatibile con disordine linfoproliferativo monoclonale di tipo B`. Diagnosi conclusiva (lettera di dimissioni 2/4/96): `Linfoma n.H. tipo Burkitt addominale IV stadio`.

Tutto inizia nel gennaio 1996 con febbre e tosse, attribuite a semplice influenza. Dopo l`apparente ristabilimento, la febbre si ripresenta una seconda e poi una terza volta. A questo punto viene eseguita una radiografia del torace e, nuovamente, viene confermata l`errata diagnosi: broncopolmonite post-influenzale. Inesorabile terapia antibiotica e successiva RX il 14 febbraio: tutto a posto, viene sentenziato. E` il terzo errore. Una settimana dopo compaiono dolori addominali, nausea e stipsi. Ricovero all`ospedale di zona e quarto errore diagnostico: “microascessualizzazione interessante fegato, milza e rene destro”. Al di là della terminologia ridondante che sembra voler surrogare l`evidente incapacità professionale, il processo viene attribuito a un fatto…..micotico. Finalmente le indagini di rito danno il responso che i camici bianchi si sono dimostrati incapaci di dare (“Linfoma n.H. tipo Burkitt IV stadio”), un responso terribile perché non lascia alcuna speranza, sia per la tipologia patologica che, soprattutto, per lo stadio rilevato, e il piccolo Enzo parte con i suoi per Bologna. Dopo gli ulteriori esami descritti in apertura, inizia la chemioterapia, “`Protocollo LMB 89 gruppo C”. Ma già il secondo giorno occorre sospendere, a causa dell`insorgenza di insufficienza renale acuta, trattata con sette sedute di emodialisi. L`otto marzo sopraggiungono crisi convulsive. Dopo una settimana riprendono le sedute di chemio. Un mese dopo inizia il terzo ciclo, a seguito del quale si presentano “micosi del cavo orale, blocco intestinale, alopecia, cefalea e un calo drammatico delle piastrine”.
“Io e mio marito” ricorda la mamma di Enzo “vivevamo praticamente in ospedale. C`era persino una cucina per i genitori dei bambini, dove si poteva preparare da mangiare. Un giorno venne trovarci un amico, che ci portò ritagli di giornale dove si parlava della cura praticata dal Professor Di Bella”.
Viene sentenziata la remissione completa, ma il 18 aprile si rende indispensabile un ricovero d`urgenza presso l`ospedale di zona per una grave trombocitopenia ed anemia. A questo punto i genitori rifiutano di continuare e decidono di rivolgersi al Prof. Luigi Di Bella, proprio mentre i medici del S. Orsola propongono, quale `ultima ratio`, un trapianto di midollo con la sorellina donatrice.
E` sempre la mamma a parlare: “Se per il professore la malattia di mio figlio era stupida, perché bastava trovare i farmaci, per noi riuscire a trovare il professore è stata l`impresa più complicata di tutta la vicenda. Il resto è stato facilissimo”.

In quel periodo lo 059/333.904 era il telefono più caldo di Modena ed era quasi impossibile -non è un`iperbole – riagganciare la cornetta senza che immediatamente la suoneria squillasse nuovamente.
“Ma una bella mattina, alle sei, mio marito riesce finalmente a trovare la linea libera. E` il professore in persona che risponde”.
Un primo trauma deriva dalla risposta alla richiesta di appuntamento: “venga quando vuole”.
Partono per Modena. “Non ho mai assistito a una visita medica simile a quella che fa il professore. Non si fida delle carte, per cui esegue un controllo di tutte le parti del corpo come non ho mai visto fare da nessun altro. C`è un gran silenzio e, per ascoltare i battiti cardiaci, addirittura s`inginocchia”: così la signora rievoca quel primo incontro.

Iniziano il Mdb, non senza disturbi psicologici: “Per gli altri, noi eravamo gli assassini di nostro figlio. Non c`è stata persona che non ci abbia detto che con quella avremmo ammazzato Enzo. Ma non ne potevamo più di vederlo consumarsi ogni giorno di più”.

I risultati si fanno evidenti in tempi rapidi: “Nel giro di un mese, il bambino sta ogni giorno meglio. Tant`è vero che d`estate riusciamo anche ad andare in vacanza in montagna, ed io me lo trovo aggrappato sulle rocce, oppure a correre e saltare attorno a casa, mentre solo qualche mese prima non riusciva quasi più ad alzarsi dal letto”.
Nell`ottobre successivo si rileva una recidiva. Corsi a Modena, il fisiologo passa in rassegna terapia e modalità di somministrazione, ritenendo impossibile il decorso sfavorevole se la prescrizione è stata fedelmente seguìta, e rileva un errore di interpretazione dei dosaggi di somatostatina da parte del padre di Enzo, che gliene somministrava 1/15 di quanto prescritto. Rimediato all`equivoco, si assiste ad una graduale scomparsa del tumore, confermata da diverse ecografie e dagli esami ematochimici, e divenuta totale nella primavera del 1997.
Oggi Enzo è un giovanottone pieno di salute e con una statura da pallavolista. Tante, troppe persone, si sono ripresa la vita allontanandosi dal loro salvatore con la salute riconquistata sotto braccio e senza neanche ringraziare; qualcuno ha addirittura contraccambiato vita e affetto con indicibili bassezze nei confronti dello scienziato e di quanto più gli era caro nella vita, i suoi figli; ma il papà di Enzo ha conservato in cuore non solo la venerazione per chi gli consente oggi di guardare con gioia e fierezza quel ragazzone, ma la determinazione di impegnarsi perché la tragedia che si avvicinava inesorabile non colpisca più nessuna famiglia.
Nessuno dei bambini ricoverati con Enzo è oggi di questo mondo.
Tuttavia per avere la prova del fatto che MOLTISSIME PERSONE sono riuscite a guarire grazie a queste stesse cure, date un’ occhiata QUI (Di Bella Insieme - forum ufficiale)


lunedì 18 maggio 2015

TABLET E PC UCCIDONO IL SONNO

TABLET E PC UCCIDONO IL SONNO: lo dimostra uno studio scientifico

Sotto accusa sono, dunque, le luci artificiali blu prodotte dagli schermi di pc, tablet e smartphone, che inibiscono i neuroni del cervello che facilitano il sonno e influenzano il rilascio naturale della melatonina, allertando invece quelli dell’attenzione

di Charles A. Czeisler
Ci sono molte ragioni per cui le persone non riescono a dormire sufficientemente in questa società 24/7, tra cui andare a lavorare o a scuola molto presto, dover viaggiare a lungo per spostarsi, cibi e bevande ricchi di caffeina…Ma il fattore più preoccupante è una scoperta tecnologica spesso sottovalutata: la luce elettrica. Senza di essa, poche persone utilizzerebbero la caffeina per stare sveglie di notte. E la luce influenza i nostri ritmi circadiani più intensamente di ogni altra droga.

L’orecchio ha due funzioni (permettere udito e l’equilibrio) ed altrettante ne ha l’occhio. Prima di tutto, i bastoncelli ed i coni permettono la vista; oltre a questo, le cellule retiniche gangliari intrinsecamente fotosensibili (ipRGCs) che contengono il fotopigmentomelanopsina, attivano i riflessi pupillari alla luce, la regolazione dell’orologio circadiano in relazione ad una fonte luminosa ed altri impulsi visivi in condizioni di oscurità. La luce artificiale che colpisce la retina tra il tramonto e l’alba comporta altri effetti psicologici durante la notte. Inibisce i neuroni del sonno e ne stimola altri a produrre nell’ipotalamo le orexine, le proteine che ci tengono svegli, bloccando inoltre il rilascio notturno di melatonina, ormone dall’effetto soporifero. Questi fattori riducono la sonnolenza ed aumentano invece l’agitazione, interferendo così con il nostro normale sonno.
Paradossalmente, il punto massimo di energia che ci tiene svegli rilasciata dall’importante orologio circadiano della mente nei nuclei soprachiasmatici (SCN) dell’ipotalamo, avviene non all’inizio della giornata ma verso la fine di una nostra giornata tipo, fornendoci una seconda “ ventata di energia” che ci permette di andare avanti man mano che il giorno volge al termine.

Prima del diffuso uso della luce elettrica, le persone probabilmente percepivano a metà pomeriggio quella “seconda ventata di energia” che forniva loro energia fino a fine giornata. Ma l’esposizione alla luce dopo il tramonto indica all’SCN che si è in realtà in pieno giorno solare, spostando così in avanti sia l’orologio biologico che la “seconda ventata di energia”, ritardando di conseguenza l’inizio del rilascio di melatonina. Come risultato di ciò, molte persone controllano le loro e-mail, studiano o guardano la TV, senza percepire minimante il fatto che in realtà sia notte.
Di fatto la tecnologia ci ha fatto perdere consapevolezza del giorno naturale fatto di 24 ore a cui i nostri corpi erano abituati, spingendoci ad andare a letto sempre più tardi. Inoltre usiamo caffeina durante la mattina per svegliarci prima di quanto non avessimo mai fatto, cosa che ha un effetto negativo sul sonno.

Più la nostra giornata è piena di luce, meno dormiamo. Da quando il costo di produzione di luce è si è dimezzato nel secolo scorso, il suo consumo si è incrementato. Tra il 1950 e il 2000, ad esempio, dato che che il costo della luce si è ridotto ad
, il consumo pro-capite di luce  è aumentato di ben quattro volte. Questo aumento del consumo di luce ha parallelamente incrementato la carenza di sonno.

Oggi, il 30% di tutti gli impiegati negli Stati uniti ed il 44% di coloro che lavorano di notte dicono di riposare in media meno di 6 ore a notte, mentre 50 anni fa meno del 3% della popolazione adulta degli Stati Uniti dormiva così poco. Nel resto del mondo, i bambini dormono all’incirca 1.2 ore in meno durante le notti della settimana scolastica rispetto a mezzo secolo fa. La maggior parte va a dormire ad orari differenti durante la settimana rispetto ai fine settimana o ai giorni di vacanza, comportando così “ una discronia sociale” che influenza negativamente il ritmo circadiano.
L’Istituto statunitense di medicina stima che tra 50 e 70 milioni di persone negli Stati Uniti soffrono di cattiva salute e di conseguenze sul benessere dovute ai disordini del sonno ed ad una mancanza di riposo: rischio di obesità, diabete, problemi cardiaci, depressione ed ictus. La diffusione dell’obesità ha incentivato un epidemia di casi di apnea ostruttiva, che altera il sonno.

I bambini diventano iperattivi invece di sonnolenti quando non dormono abbastanza, soffrono di disturbi dell’attenzione, facendo spesso si che la carenza di sonno possa essere scambiata per disturbo da deficit di attenzione/iperattività (A.D.H.D.), un condizione sempre più comune diagnosticata nel 19% dei ragazzi adolescenti americani. Il 40% delle persone negli Stati Uniti lamentano che il loro sonno sia spesso insufficiente; il 25% di questi riporta anche difficoltà di concentrazione a causa della stanchezza. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha persino aggiunto i turni lavorativi notturni alla lista dei fattori cancerogeni conosciuti e probabili. In effetti, il numero di morti a seguito di incidenti alla guida dovuti a stanchezza è secondo solo a quello di casi dovuti a guida in stato di ebbrezza. Il numero delle persone che soffrono di carenza di sonno è destinato a crescere. Con il 19% dell’uso mondiale di elettricità destinato alla produzione di luce, molti governi stanno cercando di ridurre la lampadine ad incandescenza. I diodi ad emissione luminosa meglio noti come luci LED sono oggi ampiamente usati per gli schermi delle TV dei computer, laptop,tablets e per tutti gli apparecchi di simile uso e funzione (cellulari ed altri), e comporteranno un futuro aumento pro capite del consumo di luce.
Le luci bianche LED sono caratterizzate da una notevole presenza della componenti cromatiche blu, cosa che fa la differenza. Le cellule gangliari della retina infatti sono molto sensibili alla luce ad onda corta (blu e blu-verde): di conseguenza l’esposizione notturna alla luce LED è di fatto più deleteria per il ritmo circadiano, la secrezione di melatonina e il sonno di quanto non lo siano le lampadine  ad incandescenza.

Ma le luci LED potrebbero anche apportare alcune soluzioni. Una lampada aluce bianca LED  può comprendere anche luci LED colorate, così che diventa facile controllare non solo l’intensità della luce, ma anche la composizione cromatica. Gli effetti negativi della luce durante la notte sul sonno e sul ritmo circadiano potrebbero essere ridotti sostituendo le tonalità luminose blu-verdi con quelle che virano verso il rosso o l’arancio dopo il tramonto. Sfortunatamente, l’uso corrente di questo nuove possibilità del controllo delle tonalità luminose è spesso impiegato a fini sbagliati: alcune compagnie aeree per esempio durante la notte creano l’effetto “luce soffusa” nelle cabine con luce blu monocromatica, il colore “migliore” per sopprimere il rilascio di melatonina e per alterare il sonno.

Dormire è essenziale al nostro benessere fisico e mentale, quindi è di vitale importanza conoscere l’impatto che sia la luce che altre abitudini della nostra società “che non dorme mai” hanno sul sonno, ritmo circadiano e salute. Dobbiamo dunque utilizzare queste nuove conoscenze nel settore per promuovere nuove abitudini ed interventi tecnologici al fine di mitigare gli effetti negativi. E’ tempo di riconsiderare la rassicurante citazione di Thomas Edison secondo il quale l’utilizzo della luce “non è in alcun modo dannoso né per la salute nè per l’incolumità del sonno.”
Fonte http://www.nature.com
Traduzione italiana per dionidream.com di Luca Fiorilli
Riferimenti
1.     Luckhaupt, S. E. Morb. Mort. Wkly Rep. 61, 281–285 (2012).
2.     Matricciani, L., Olds, T. & Petkov, J. Sleep Med. Rev. 16, 203–211 (2012).
3.     Colten, H. R & Altevogt, B. M. (eds) Sleep Disorders and Sleep Deprivation: An Unmet Public Health Problem (National Academies Press, 2006).
4.     National Research Council. Assessment of Advanced Solid State Lighting (National Academies Press, Washington, DC, 2013).

domenica 9 novembre 2014

Pineale: la ghiandola anticancro

La ghiandola pineale, per lungo tempo ignorata dalla medicina, si è recentemente rivelata di fondamentale importanza nella cura dei tumori.

La melatonina – principale ormone secreto dall’epifisi – ha un effetto antitumorale riconosciuto, e il difetto nella produzione notturna di tale ormone, è la principale causa endocrina della malattia tumorale. La ghiandola pineale, una delle sette ghiandole endocrine, è il principale organo responsabile della regolazione del ritmo biologico circadiano, sulla base del principale ritmo cosmologico, quello dell’alternanza del periodo di luce con quello di tenebra.
Il principale ormone prodotto dalla ghiandola pineale è la melatonina (MLT), la cui secrezione è inibita dalla Luce e stimolata dall’Oscurità, con il conseguente stabilirsi di un ritmo circadiano luce/buio, caratterizzato da bassi livelli ematici di MLT durante le ore di luce e alti livelli durante la notte, superiori di almeno tre volte rispetto a quelli diurni. La presenza di un normale ritmo circadiano luce/buio, nei livelli ematici di MLT, rappresenta un parametro fisiologico fondamentale, caratterizzante lo stato di salute, e la cui alterazione costituisce uno dei segni più precoci del configurarsi di un grave stato patologico. Infatti, alterazioni del ritmo luce/buio della MLT sono state dimostrate in gravi patologie quali le neoplasie metastatiche, la malattia depressiva, la schizofrenia nella fase cronica, e l’ischemia cerebrale.


Una scienza nuova per il recupero dell’armonia:

È paradossale come fino ad alcuni decenni fa, la scienza medica che si apprestava a determinare la conoscenza molecolare completa del DNA, non sapesse pressoché nulla sulla funzione di una importante struttura del corpo anatomico, come appunto è la ghiandola pineale. Questo, malgrado fosse noto da migliaia di anni a tutte le tradizioni spirituali del mondo (tranne quella romana), il ruolo fondamentale di questa ghiandola nella regolazione dell’espressione dello Spirito: lo stesso Cartesio considerò la pineale come il centro dell’espressione della vita animica. Il nome stesso di epifisi (dal greco epi-fysin che significa: al di sopra della natura), denota che gli antichi avevano già compreso sinteticamente il ruolo centrale della ghiandola pineale nella regolazione della vita spirituale auto-cosciente. Da quanto affermato risulta evidente che non è possibile comprendere il significato e la funzionalità biologica della ghiandola pineale, studiandola solo dal punto di vista medico-scientifico, o solo dal punto di vista filosofico-spirituale, ragion per cui, forse nessun altro argomento come la ghiandola pineale, in ambito medico, esige una nuova concezione del mondo e un nuovo modo di comprendere la biologia.
Una dei miti più falsi e storicamente superati, ma al contempo diffusi, citato pressoché da tutti – filosofi, bioetici, teologici, psicologi e parapsicologi – è quello che riduce l’uomo alla sua biologia, imponendo di fatto una de-spiritualizzazione di questa, al fine di ribadire una concezione meccanicistica del corpo umano. Il ritardo dal punto di vista medico-scientifico nello studio della fisiologia e della clinica della ghiandola pineale, non si spiega in altro modo se non con il rifiuto sistematico, premeditato e quasi cosciente, di reinterpretare la biologia della vita umana come espressione dello Spirito, di cui la pineale è simbolo elettivo. Inoltre, uno dei motivi che hanno ritardato le ricerche sulla ghiandola pineale, è legato alla sua precoce calcificazione, interpretata dagli scienziati del passato come segno di un esaurimento funzionale della ghiandola stessa, come se si trattasse di un dettaglio non più utile nelle specie biologiche evolute. Le successive ricerche hanno invece dimostrato, che la calcificazione della pineale è dovuta semplicemente alla produzione di cristalli di calcio, in grado di percepire le variazioni elettromagnetiche.
Allo stato attuale delle conoscenze – reinterpretando i dati medico-scientifici secondo una dimensione filosofica – possiamo affermare che la funzione sintetica della ghiandola pineale è quella di rendere possibile una relazione armonica: da una parte tra singolo organismo vivente e condizione energetica dell’universo; dall’altro tra la propria vita spirituale e il corpo biologico. In quanto centro supremo del mantenimento del principio dell’unità della vita, sia in sé che fuori di sé, era quindi ovvio che la ghiandola pineale dovesse svolgere un’attività anticancro, essendo il cancro la patologia archetipica suprema della perdita dell’unità della persona umana, nella sua triade di corpo fisico, psichico e spirituale.
Già alcuni esoteristi tibetani oltre cinquant’anni fa, ponevano una relazione tra ghiandola pineale e cancro, quindi ben prima che la scienza medica ne avesse conoscenza. Tutto ciò dimostra la superiorità conoscitiva della tradizione della scienza dei maghi, rispetto ad ogni altra scienza medica empirica. Non a caso il vero padre della moderna medicina fu Paracelso, medico e mago, che per primo intuì nel 1500, come il corpo umano fosse una realtà non solo fluidico-energetica, ma anche ed innanzitutto chimica.
Non solo in Oriente, ma anche in Occidente, da diversi decenni emergevano evidenze sperimentali che suggerivano un possibile ruolo antitumorale della ghiandola pineale. Infatti, a livello sperimentale, la rimozione chirurgica della ghiandola pineale induceva negli animali un aumento delle incidenze di tumori spontanei e, nel caso di neoplasia già presente, un aumento della sua diffusione metastatica. Questo dato è stato confermato da centinaia di studi sperimentali, ciò nonostante le accademie universitarie hanno finto che questi dati non esistessero.
Le conoscenze attuali ci portano a concludere che qualunque condizione rivelatasi essere predisponente al cancro – in particolare lo stress, la depressione del tono dell’umore e l’esposizione a campi magnetici – ha come minimo comune denominatore un’alterata e ridotta funzione della ghiandola pineale. Non è pertanto immaginabile una reale prevenzione dei tumori, senza una valutazione reale dello stato funzionale della ghiandola pineale, cosa questa che potrebbe costituire un domani uno dei più utili screening di massa.


Non solo Melatonina:

Oggi le conoscenze scientifiche sul ruolo antitumorale della ghiandola pineale superano forse quelle di qualunque altra realtà. La ghiandola pineale produce come minimo quattro ormoni di natura indolica (derivati del triptofano): la melatonina (N-acetil-5-metoxitriptamina) durante il periodo di oscurità, il 5-metoxitriptoforo nei periodi di massima luce, la 5-metoxitriptamina nel pomeriggi, e il 5-metoxi-indol-acetico nel periodo mattutino. Quindi, la sola melatonina, ormai più nota in ambito pubblicitario che universitario, non può più essere considerata come l’unico ormone della ghiandola pineale. Ora, se la sola melatonina ha sconvolto la fragile impalcatura epistemica dell’attuale scienza medica, quanto più lo farà la conoscenza degli altri tre ormoni? Già oggi è noto che la 5-metoxi-triptamina a livello sperimentale ha dimostrato di avere effetti anticancro superiori a quelli della melatonina. Gli indoli della pineale potrebbero avere, inoltre, un importantissimo ruolo terapeutico in psichiatria.
La pineale produce inoltre due peptidi: l’epitalamina e l’arginin-vasotocina. Però l’azione antitumorale della ghiandola pineale, è attualmente conosciuta soprattutto in relazione agli effetti della melatonina, la quale sintetizza in sé i cinque principali meccanismi d’azione anticancro, utilizzati dalle attuali terapie medico-oncologiche
1) azione citotossica antiproliferative; 
2) azione citodifferenziante, vale a dire riduzione della malignità biologica della cellula tumorale; 
3) azione di stimolo sull’immunità antitumorale, dovuta in particolare ad un’amplificazione delle proprietà anticancro di alcune proteine prodotte dalle cellule immunitarie (in particolare l’interleuchina-2 e l’interleuchina-12); 
4) inibizione della secrezione di fattori di crescita quali la somatomedina-C e dell’azione di fattori di crescita pro-tumorali quali l’EGF (epidermal growth factor); 
5) azione anti-angiogenetica.

Gli attuali studi clinici nel campo della PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia), hanno dimostrato l’utilità dell’impiego degli ormoni della ghiandola pineale nella cura del cancro, sia in pazienti dichiarati non più suscettibili di cure convenzionali, sia in associazione ai comuni trattamenti chemioterapici, radioterapici, ormonoterapici ed immunoterapici. Il difetto nella produzione notturna di melatonina, costituisce il più frequente grave difetto endocrino presente nella malattia tumorale, contribuendo al peggioramento della prognosi.
Non è pertanto ad oggi né scientifico, né tanto meno etico-spirituale, illudersi di vincere il cancro rimuovendo la realtà dell’esistenza in noi stessi della ghiandola pineale, una struttura anatomica ad azione antitumorale, responsabile della naturale resistenza contro i tumori.
Articolo di Paolo Lissoni, Giusy Messina, Fernando Brivio (Rivista: “Scienza &Conoscenza” n°32)
Rivisto e corretto da Fisicaquantistica.it

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