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giovedì 14 dicembre 2017

Tu, non sei solo tu! Tu sei una costellazione di identità, di "other selves".

Tu non sei solo tu! Alla scoperta delle tue altre personalità.
(08/12/2017)
Forse sospetti che dentro di te, dentro gli altri si nascondano altre personalità o sub personalità come le definisce Roberto Assagioli, psichiatra e padre della psicosintesi.
Secondo il DSM V si parla di Disturbo Dissociativo di Identità e secondo l'ICD 10 di disturbo di personalità multipla. Secondo la psichiatria le "personalità multiple" sono da considerarsi patologiche e riferibili ad una sconnessione o discontinuità della normale  integrazione di coscienza.

Affermo invece che in ogni soggetto anche sano coesistono "other selves", altri sè distinti dalla personalità di base.

Le sub personalità possono essere vissute dal soggetto come intrusioni non volute nella coscienza e nel comportamento oppure come complementi non intrusivi della personalità di base. Penso all'ispirazione artistica, poestica anch'esse come "intrusione benefica" o come "ispirazione" proveniente dagli "other selves".

Con il termine “personalità” non intendo solo l’insieme delle caratteristiche psichiche e comportamentali di un individuo, ma soprattutto il grado di evoluzione spirituale che contraddistingue ogni anima.

Secondo Assagioli una sub personalità è una parte della nostra personalità ovvero del nostro modo di essere o di esprimerci nella vita. Secondo la mia esperienza di ipnosi evocativa regressiva medica, invece, esistono “other selves”, altri “tu” paralleli alla tua personalità di base e di per sé strutturati in modo indipendente gli uni dagli altri.

Lo studio a cui ho partecipato, condotto su cinque “virtuosi” dell’ipnosi evocativa regressiva medica e già presentato al III Congresso Nazionale di Neuroradiologia Funzionale 2015 di Firenze ha sancito l’esistenza degli “other selves”, delle “identità multiple” potenzialmente presenti in ciascuno di noi. ( III Congresso Nazionale di Neuroradiologia Funzionale  Firenze 2015).

Questo studio, condotto all’Istituto IRCCS Don Gnocchi di Milano, in prossima pubblicazione su una importante rivista scientifica internazionale, prova l’esistenza in soggetti virtuosi, cioè particolarmente abili all’ipnosi, di “altre personalità” sottese alla personalità di base. I soggetti sono stati sottoposti a test psichiatrici e sono stati vautati ipersani psicologicamente quindi non isterici o psicotici.

Tu, non sei solo tu! Tu sei una costellazione di identità, di "other selves".

Ciò muta il concetto stesso di psicoterapia individuale e modifica la prospettiva e l'approccio alla cura dei pazienti. In sintesi la psicoterapia e l'ipnosi evocativa medica divengono sempre delle terapie sistemiche che devono cercare di guarire e armonizzare le varie sub personalità armonizzandole tra di loro e con la identità primaria.

La personalità di base deve essere in grado di contenere e a dominare l'affiorare di personalità patologiche perchè altrimenti si apre il vaso di Pandora della dissociazione e della psicosi.

Ecco perché improvvisamente affiora Peter Pan dal cappello del prestigiatore di un partner solo apparentemente responsabile. Ecco perché emerge Maga Magò dal viso deformato dalla rabbia di una vicina di casa. Ecco perché improvvisamente si scatena la cattiveria e il sadismo di Mister Hyde e l’impulsività di Sid Vicious, cantante dei Sex Pistols.

Molteplici personalità paranoidi, schizoidi, antisociali, borderline, narcisistiche, evitanti, dipendenti, ossessive compulsive possono nascondersi dentro un individuo che in realtà è una costellazione di più individui indipendenti l’uno dall’altro.

La persona o l’ombra junghiane sono in realtà “persone” ed “ombre” molteplici.

L’esistenza degli “other selves”, mi sembra una scoperta fantastica che spiega come mai alcuni soggetti non riescano a dominare la bulimia, l’anoressia, la ludopatia, il panico, la depressione, la mania, la violenza, la pedofilia e tutte le molteplici varianti patologiche e non della personalità umana.

Nei soggetti virtuosi, da me condotti in ipnosi profonda ed in completa mancanza di coscienza sono affiorate anche “other selves” , “altri sé” di Maestri spirituali e di figure di grande caratura di Luce. Primo tra tutti Ognanios, studiato al Don Gnocchi di Milano e rappresentante il primo grande caso di channeling confermato dalla scienza.

L’ipnosi evocativa regressiva medica consente il recupero e il dialogo con gli “other selves” e la conseguente psicoterapia spirituale. Il fine è sempre per me terapeutico oltre che di ricerca spirituale.
Pirandello mi sorride accarezzandosi il canuto pizzetto e annuisce col capo. Anche lui aveva capito che ognuno di noi era” uno, nessuno centomila”.
Buona vita Angelo Bona.

lunedì 26 settembre 2016

LA PERSONALITÀ DOPO LA MORTE

LA PERSONALITÀ DOPO LA MORTE
Quando il corpo muore anche la personalità muore, e resta solo l’essenza interiore che ci ricongiunge con il mondo immateriale della Totalità e delle emozioni.
Focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti concreti dell’esistenza ha un prezzo da pagare, incatena alla sofferenza quando arriva il momento del trapasso.

La cultura materialista ha inibito la percezione di tutto ciò che non si può toccare (e monetizzare) e ci conduce a sperimentare il dolore quando la concretezza incontra il proprio limite.
Nel momento della morte il corpo perde la vitalità cedendo il posto ai legami affettivi, che acquisiscono una maggiore pregnanza.
La materialità non funziona più ed è soppiantata dalla molteplicità impalpabile della vita interiore.

Una realtà che non si può toccare ci svela la sua presenza, grazie agli effetti che si producono nel mondo interno.
L’amore, il dolore, la paura, la malinconia, la tenerezza, non possiedono fisicità, ma chi li vive è certo della loro esistenza perché ne constata gli effetti in se stesso.
Quando il corpo muore, la vita interiore rimane viva e vibrante, a dispetto della pretesa materialista di padroneggiare ogni cosa con i sensi fisici.

Le verità immateriali sono invisibili, ma non per questo inesistenti, anzi, sono l’unica realtà che sopravvive alla morte, perché nel trapasso si rinforzano e crescono, aiutandoci a sopportare la perdita delle persone care.
In quei momenti, nel mondo interiore si apre la strada per una comunicazione profonda, che esiste ed evolve anche quando la fisicità non c’è più.
Vediamo come.

Con la morte del corpo tutto ciò che concerne la fisicità si trasforma e deperisce, e la personalità, che è strettamente legata al corpo, scompare.
La personalità è il modo in cui facciamo fronte agli eventi, l’insieme dei comportamenti e degli atteggiamenti che usiamo più di frequente e che spesso ci portano ad affermare con sicurezza:

“Io sono fatto così!”.
In verità, nessuno è fatto così.
Abbiamo tutti un insieme potenzialmente infinito di possibilità espressive, anche se da questa gamma finiamo per selezionare poche opzioni che utilizziamo un po’ per tutto, come dei vestiti comodi.

La personalità è la fisionomia che scegliamo di dare alla nostra esperienza terrena e, proprio come un abito, spinge agli altri a riconoscerci e identificarci.
Quando il corpo non c’è più anche la personalità si trasforma, e le difficoltà che incontriamo nel ritrovare chi non ha più una forma fisica, dipendono soprattutto da questa mancanza.

Ci aspettiamo di riconoscere le parole, i gesti, i modi di fare che hanno caratterizzato le persone che abbiamo amato, e se arrivano informazioni diverse dalle nostre aspettative, lo scetticismo la fa da padrone cestinando ogni esperienza come fosse frutto della fantasia.
È difficile accettare che adesso la mamma, il papà, il marito, l’amico, il fidanzato, il cane… non sono più come li abbiamo conosciuti.
La delusione che deriva da questa constatazione, per molti è insopportabile.

Vorremmo ritrovare i nostri cari così come li abbiamo sempre percepiti, e rifiutiamo l’idea di un’evoluzione dopo la morte.
Eppure, la vita continua anche senza la presenza del corpo, il percorso di crescita prosegue nelle dimensioni più rarefatte dell’esistenza e le creature che abbiamo amato cambiano e procedono nella loro evoluzione affettiva e multidimensionale.
I nostri cari tornano sempre a raccontarci la vita dopo il trapasso, ma per la mente è difficile incasellare quelle informazioni così diverse dalle attese che abbiamo.

Occorrono umiltà, fiducia e devozione, per mantenere salda la certezza che la mamma, il papà, il marito, l’amico, il fidanzato o il cane, non ci hanno abbandonato e verranno a dirci come e dove sono adesso.
È grazie all’umiltà, alla fiducia e alla devozione che è possibile superare gli ostacoli di un pensiero abituato a distinguere solo la concretezza.

Davanti all’infinita continuità dell’amore, la mente si ribella, i ricordi incalzano e il dolore dilaga impedendo l’ascolto di una presenza fatta di sentimenti e di unione, senza corporeità.
Per superare l’enigma e il dramma della morte, la ragione deve cedere il posto al sentire e fidarsi di una sicurezza tutta interiore.

lunedì 25 aprile 2016

Le ferite dell’anima e le maschere dell’ego

Le ferite dell’anima e le maschere dell’ego

Rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento sono le 5 ferite che ci impediscono di essere ciò che siamo davvero, sono i 5 principali condizionamenti della nostra esistenza. La psicosomatica ci dimostra come tutti i problemi di ordine fisico, emotivo, o mentale, derivino di fatto da queste ferite; grazie alla descrizione delle maschere che tutti abbiamo sviluppato per non vederle e non sentirle, e soprattutto per non conoscerle, riusciremo a identificare la vera causa di un disturbo preciso, per esempio l’estrema magrezza o l’obesità.

Quando il bambino viene al mondo è in tutto e per tutto dipendente dall’accudimento di un adulto, solitamente la madre. Questa condizione genera in lui un’istintiva propensione a garantirsi la sopravvivenza sviluppando l’attitudine dell’attaccamento verso coloro che gli possono garantire il soddisfacimento dei propri bisogni primari di nutrimento, protezione, accudimento e affetto. Durante la prima infanzia possono accadere alcuni episodi che vengono percepiti dal bambino come minacciosi per la sua sicurezza e sopravvivenza, non solo a livello fisico, ma anche e soprattutto a livello relazionale ed emozionale. La più grande paura del bambino (istintivamente) è quella di perdere la connessione con l’adulto a cui attribuisce tutto il potere di garantirgli la sicurezza.

Preso dalla paure di perdere la connessione con l’adulto che gli garantisce sopravvivenza e affetto, già in tenerissima età il bambino cerca di adeguarsi, sviluppando delle maschere che si porterà dietro per resto della sua esistenza. Durante le varie esperienze in cui il bambino percepisce una qualche minaccia e prova una particolare sofferenza psichica ed emozionale, nasce in lui un imprinting (una registrazione) che viene chiamata “ferita emozionale”.

La diversa modalità con cui tale sofferenza viene percepita, dà luogo ad una specifica ferita emozionale:

1) RIFIUTO Fra le ferite emozionali, quella del rifiuto ha forse le radici più antiche nella vita di un individuo, poiché può manifestarsi già nel grembo materno, come riconosciuto dalla Psicologia Prenatale. Nel caso in cui la madre, dopo aver scoperto di essere rimasta incinta, esprima sia a livello verbale che emozionale la sua prima reazione di contrarietà, questa diviene quasi una sentenza di condanna emessa sul nascituro ed egli, a livello istintivo la percepisce ancor prima di affacciarsi sul mondo. Nella percezione sottile del bambino, questo atteggiamento di rifiuto potrà essere interpretato come un rigetto assoluto ed una minaccia alla sua stessa sopravvivenza, creando in lui le basi per una profonda angoscia esistenziale che lo accompagnerà per tutta la vita. Questa è considerata la ferita più profonda e la più difficile da riconoscere e da curare. E’ anche collegata al mancato imprinting tra mamma e figlio.

2) ABBANDONO Questa ferita di solito è abbinata al rifiuto ma non necessariamente. Colpisce di solito i bambini che vengono letteralmente abbandonati dalla madre. E’ riscontrabile anche in bambini che hanno una regolare famiglia ma hanno subito un trauma collegato all’abbandono.

3) UMILIAZIONE Di solito si sviluppa dai due ai cinque anni ed è collegata quasi sempre alla vergogna di qualche parte del corpo e al controllo degli sfinteri.

4) TRADIMENTO Ferita emozionale collegata al genitore del sesso opposto e quindi al complesso di Edipo e di Elettra. Il bambino è geloso interiormente del partner del genitore e non lo manifesta, interiorizzando la ferita. I bambini che soffrono di questa ferita fissano l’attenzione sul mantenimento delle promesse.

5) INGIUSTIZIA Si manifesta tra i quattro e i sei anni, nei confronti del genitore dello stesso sesso; ma poi si risveglia nell’età scolare quando il bambino si sente sottovalutato da una figura autorevole. Nasce come conseguenza alle aspettative del genitore nei confronti del figlio .

 

LE MASCHERE

Ogni ferita, a sua volta, è all’origine di un particolare meccanismo comportamentale di protezione, istintivo e automatico, che ha lo scopo di evitare di rivivere quella stessa sofferenza e che si attiva, durante tutta la nostra vita, ogni qual volta accade un evento che percepiamo e interpretiamo con un significato analogo a quello delle prime registrazioni.
Questi meccanismi comportamentali automatici sono quelle che vengono definite MASCHERE. Nell’età adulta, queste”MASCHERE” si rivelano però limitanti per l’individuo in quanto fanno percepire una irreale vulnerabilità e lo intrappolano, di conseguenza, in modalità relazionali ripetitive e vincolanti, che gli impediscono di maturare le sue piene potenzialità di adulto libero, consapevole e responsabile, in grado di relazionarsi con gli altri esseri umani in modo profondo ed autentico. Ma le maschere non si manifestano solo a livello psicologico, ma anche e soprattutto a livello fisico.

Le maschere non sono altro che la somatizzazione fisica della ferita non risolta. Lo spessore della maschera sarà proporzionale al grado della ferita. Ogni maschera corrisponde a una tipologia di persona dotata di un carattere ben definito in quanto avrà sviluppato numerose credenze che ne influenzeranno gli atteggiamenti e il comportamento.

Ad ogni ferita emozionale corrisponde una specifica maschera visibile soprattutto a livello fisico, nei tratti somatici del viso e nella conformazione fisica.
  • Alla ferita del RIFIUTO corrisponde la maschera del FUGGITIVO
  • Alla ferita dell’ABBANDONO corrisponde la maschera del DIPENDENTE
  • Alla ferita dell’UMILIAZIONE corrisponde la maschera del MASOCHISTA
  • Alla ferita del TRADIMENTO corrisponde la maschera del CONTROLLORE
  • Alla ferita dell’INGIUSTIZIA corrisponde la maschera del RIGIDO

 

COME LE MASCHERE SI MANIFESTANO A LIVELLO FISICO

Grazie alla Morfopsicologia, la disciplina che studia le relazioni tra la forma del viso e la conformazione del corpo con la personalità, secondo il principio per il quale il nostro viso e il nostro corpo sono la sede della nostra anima, è possibile interpretare le evoluzioni del nostro aspetto fisico come riflesso della nostra evoluzione interiore. Il linguaggio della Morfopsicologia, efficace e agevole perché desunto dall’osservazione del viso e della conformazione fisica, consente di capire se stessi e gli altri, comunicare meglio, instaurare relazioni più gratificanti, riconoscere e realizzare il proprio talento.
Vediamo ora in sintesi come le nostre maschere si manifestano a livello fisico:

mercoledì 24 dicembre 2014

Viaggio nella mente creativa

Avete una mente creativa? Ecco 17 modi per scoprirlo


La creatività si nasconde dentro ognuno di noi, ma per stimolare la mente creativa è necessario saper maturare le proprie idee e i propri pensieri a seconda delle situazioni. 
Abbiamo già affrontato, in un precedente articolo (leggi per approfondimento) che la creatività è un processo molto complesso della nostra mente e non è da suddividere in modo riduttivo nella classica e vecchia distinzione fra emisfero sinistro più analitico e quello destro più sensibile e istintivo.
Sappiamo che il nostro cervello lavora insieme per generare un processo creativo che è difficile da spiegare a parole, ma, soprattutto, è quasi impossibile poterlo sintetizzare in un unico concetto razionale.

Per questo motivo la mente creativa è in grado di generare personalità complesse e talvolta paradossali quali sono gli artisti: un creativo è una figura capace di distinguersi dalla massa in tutte le sue caratteristiche, perché unica nel suo genere e nel suo modo di vedere le cose e di affrontare la vita.
Gli artisti sono differenti dagli altri perché osservano il mondo con occhi diversi, con uno sguardo curioso e indagatore nei confronti della realtà che li circonda. Un creativo ha una personalità che si distingue dalla massa perché è in grado di trasformare le proprie passioni in uno stile di vita, trasformando tutto ciò che lo riguarda in qualcosa di unico e originale.
Visti con gli occhi della società, gli artisti sembrano degli stramboidi pazzi che vivono sopra le righe, perché per una persona “comune” è difficile comprendere appieno questo stile di vita alternativo.
Ma quali sono le caratteristiche che distinguono una mente creativa dalle altre?
 Le 17 caratteristiche tipiche di una mente creativa
1) Sognare ad occhi aperti
Sognare ad occhi aperti non è una perdita di tempo. Anzi quando uno sogna ad occhi aperti stimola la fantasia e la mente creativa ed è in grado di produrre un infinito numero di idee e intuizioni assolutamente geniali.
2) Osservare
Il mondo è, per il creativo, un calderone ricco di possibili strumenti da cui prendere spunto. Per questo una mente creativa osserva in modo curioso e attento tutto ciò che la circonda, per trarre informazioni sempre fresche e mai banali.
3) Lavorare ad orari insoliti
Una mente creativa è sempre in gran fermento e non si ferma mai, forse neanche quando dorme o riposa. Per questo gli artisti non hanno, e molto probabilmente, non possono avere degli orari fissi come una persona che lavora in ufficio. Le intuizioni possono arrivare a qualunque ora, per questo è molto comune fra gli artisti lavorare anche di notte, per non interrompere il flusso creativo.
4) Trovare tempo per se stessi
Spesso si sente dire che gli artisti sono lunatici, musoni e a volte solitari. In realtà possono anche essere le persone più socievoli del mondo ma, a differenza degli altri, necessitano più spesso di momenti di solitudine in cui la mente creativa possa prendere tempo per riflettere e lavorare senza distrazioni.
5) Sfruttare le difficoltà come stimolo e nuovo punto di partenza
I traumi della vita non devono essere visti come una cosa negativa e basta. I disagi spesso portano le persone a cercare alternative e li invoglia a sforzarsi di vedere il mondo attraverso differenti prospettive. Per questo una mente creativa è in grado di sfruttare gli ostacoli della vita come stimolo alla propria creatività.
6) Ricerca continua di nuovi stimoli
Le menti creative non sono mai ferme, nel vero senso della parola. Un artista è spesso in viaggio, anche da solo, perché è sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove avventure per il proprio bagaglio culturale. Le emozioni forti e le esperienze di vita stimolano la fantasia.
7) Non aver paura di fallire
Le menti creative sono, nella maggior parte de casi, delle persone testarde; se un artista si fissa su un’idea è molto difficile smuoverlo. Per questo motivo i creativi sono spesso soggetti a fallimenti o insuccessi professionali, però sono in grado di rialzarsi e affrontare la vita di petto con uno spirito positivo.
8) Curiosità
E’ proprio vero che i bambini sono i creativi per eccellenza. Si dice che per stimolare la creatività bisogna tornare a pensare come un bambino: il motivo sta nel fatto che i piccoli si pongono spesso molte domane, sono sempre curiosi e assetati di conoscenza. Una mente creativa si domanda in continuazione perché una cosa è fatta in quel modo.
9) Osservare e imparare dagli altri
Le menti creative trovano spunto ovunque, anche nei comportamenti delle persone che le circondano. Inoltre, fin dal passato, l’arte è in rado di rendere migliore la vita delle persone: per fare questo un creativo deve sempre essere a conoscenza dei comportamenti degli altri ed essere sempre un passo davanti alla massa.
10) Saper correre il rischio
Siccome le menti creative non hanno paura di fallire, sono sempre disposte ad affrontare i rischi. Il rischio è uno stimolo alla creatività e una sfida a creare qualcosa di originale e unico anche dal nulla.
11) Essere sempre se stessi
La creatività è la massima espressione dei desideri e dei bisogni di un uomo. La mente creativa è in grado di esprime in continuazione, nelle proprie opere, la propria unicità e la propria personalità, senza paura di rivelare l’io interiore. Anzi è proprio l’io interiore che dona un carattere unico ai lavori creativi.
12) Seguire le proprie passioni
Le menti creative non lavorano per una ricompensa materiale, ma per un amore incondizionato verso le proprie passioni. Le persone creative sono sempre entusiaste e motivate, anche di fronte ad un lavoro che non ha una ricompensa in denaro ma solo un riconoscimento personale.
13) Vedere il mondo da un punto di vista differente
Saper sognare ad occhi aperti permette ad una mente creativa di vedere il mondo da una prospettiva differente e unica. Questo perché gli occhi di un artista non sono vincolati da stereotipi o da limitazioni, ma sono in grado di esplorare il mondo come se fosse un foglio di carta immacolato.
14) Perdere la cognizione del tempo e dello spazio
Durante un processo creativo la mente è concentrata e impegnata nell’atto di creare o realizzare qualcosa, sia che sia un opera d’arte che un libro o durante una danza. E’ come se la mente creativa cadesse in uno stato di trance da cui difficilmente è difficile uscire. Per questo gli artisti lavorano a qualsiasi ora senza sforzo, perché perdono la cognizione del tempo e dello spazio circostante.
15) Circondarsi di bellezza
Le menti creative hanno un senso del gusto eccellente e unico. Per questo sono anche molto pignoli e pretenziosi e tendono a circondarsi di cose belle, oggetti particolari e cose originali.
16) Sperimentare cose nuove
Saper correre il rischio significa sperimentare e indagare nell’ignoto. Una mente creativa è capace di sperimentare per creare sempre qualcosa di nuovo e mai banale, che sia innovativo e un passo avanti rispetto alle idee del momento.
17) Consapevolezza delle proprie capacità e del proprio io
Una mente creativa per avere successo deve essere in grado di conoscere se stessa in tutte le sue forme. Molto spesso gli artisti si dedicano alla meditazione come utile strumento per scoprire le zone più nascoste delle proprie personalità, e per attingere allo stato creativo e geniale del proprio io.
Inoltre, i creativi curano molto il proprio corpo perché la riduzione dell’ansia e dello stress aiutano la mente al processo creativo.

Dopo aver analizzato attentamente questi punti, ti ritrovi in qualcuna di queste caratteristiche, o addirittura in tutte?
Se si, allora la tua mente è una mente creativa e deve essere sfruttata per riuscire a distinguersi dalla massa.

sabato 30 agosto 2014

IL SIGNIFICATO DEI NEI IN BASE ALLA POSIZIONE SUL NOSTRO VOLTO

Il significato dei nei risale al 1600, in parallelo con lo studio moderno dell’astronomia. Si riteneva, che la posizione dei nei, sul viso soprattutto, raccontasse molto del carattere e del destino di una persona, ma rivelasse addirittura il suo pianeta di provenienza. La "lettura dei nei" è un procedimento molto complesso, che prende in considerazione non solo la posizione sul viso ma anche altri fattori come la forma, la grandezza e la gradazione di colore. Presi insieme, tutti questi particolari ci dicono qualcosa sulla nostra indole, sui nostri pregi e difetti.(A patto di credere in scienze come l’interpretazione dei nei.)
NEI IN FRONTE:(posizioni da 1 a 3) simbolo di uno spirito libero e di un carattere impulsivo ma dotato di grande creatività, che lavora meglio per se stesso che alle dipendenze di qualcun altro.
NEI SULLA PALPEBRA:(posizione 7) indica un carattere sensibile e sincero, ma anche orgoglioso, che proprio per questo può scontrarsi con la realtà esterna con conseguenze sul lavoro e sulla vita privata.
NEI SULLA TEMPIA :(posizione 18) un neo sulla tempia indica un carattere ostinato e capace di far emergere le sue doti. Una persona forte, che prende con decisione le sue posizioni, anche se possono sembrare sconsiderate. Il che può portare al successo ma anche a scontri con gli altri.
NEI SULLE SOPRACCIGLIA:(posizione 6) i nei in questa posizione sono simbolo di una persona creativa e intelligente, che cerca prima di tutto la serenità e la costanza negli affetti, ma che non disdegna la carriera (soprattutto quella artistica).
NEI SULLE ORECCHIE:(posizione 23) indica intelligenza molto sviluppata, utilizzata specialmente per raggiungere scopi concreti come la fama e la ricchezza. Secondo molti è anche indice di una persona destinata a vivere a lungo.
NEI SOTTO L’OCCHIO:(posizione 13) indicano un temperamento molto attivo ma anche dedito allo studio e capace di concentrarsi sui compiti che deve portare avanti.
NEI SULLA GUANCIA:(posizione 24) questa posizione indica il raggiungimento del successo e di una felicità duratura nel tempo.
NEI AI LATI DEL NASO:(posizione 11) chi si guarda allo specchio e trova un neo ai lati del naso ha un carattere imprevedibile ma molto aperto ai rapporti con gli altri. L’unico problema è l’incostanza sia sul lavoro che nella vita privata.
NEI AL CENTRO DEL NASO:(posizioni 8 e 20) questi nei simboleggiano l’amore per la vita semplice e tranquilla all’aria aperta.
NEI SULLA PUNTA DEL NASO:(posizione 9) avere un neo sulla punta del naso per lungo tempo è stato considerato segno di sfortuna nella vita privata e professionale. In realtà i testi più vecchi indicano questo neo come simbolo di sincerità e lealtà.
NEI SULLE LABBRA:(posizione 16) il neo sulle labbra indica sensualità, ma può anche essere simbolo di avidità.
NEI SUL MENTO:(posizioni 14 e 15) chiudiamo questa interpretazione con quelli che si trovano sul mento. Nella lettura indicano spiccato senso pratico e un modo piuttosto concreto di affrontare la vita e gli affari.

martedì 22 luglio 2014

IL GRUPPO SANGUIGNO SVELA LA PERSONALITÀ.



In Giappone la correlazione tra gruppo sanguigno e personalità, è tenuta in grande considerazione.

Infatti, per esempio, quando il Yomiuri Shimbun, il più grande quotidiano giapponese,  nel 2010 pubblicò il profilo del nuovo Primo Ministro, fece in modo di includere questo importante particolare : " Il nuovo Primo Ministro Naoto Kan ha sangue di tipo O".

I giapponesi prestano da tempo molta attenzione ai gruppi sanguigni.

Tutto è iniziato nel 1916 quando un medico giapponese, Hara Kimata, diffuse un documento sul legame tra gruppo sanguigno e carattere.
La teoria guadagnò terreno nel 1927, quando Takeji Furukawa, un ex professore della  Ochanomizu University di Tokyo, pubblicò una serie di articoli dal titolo " Lo studio del temperamento attraverso il gruppo sanguigno".

Nel 1971 lo scrittore Masahiko Nomi, ampliò la premessa di Furukawa.

Riporto qui di seguito le caratteristiche dei principali gruppi sanguigni, tratte dal sito del Dott. Andrea Ienca.

Gruppo A - Amore.
Tutti gli A son persone Amorevoli! Sono Asceti, stanno stare benissimo da soli a meditare e sono le persone più ispirate...Se li metti nella casetta da soli sotto l'Himalaya in mezzo alla Natura e agli animali stanno benissimo, in pace con il loro essere.
Sanno Ascoltare, Aspettare e sanno Accogliere gli altri, sono degli ottimi Artisti. 
La A è una piramide, il simbolo della piramide con l'occhio al vertice è il simbolo della "veggenza", il terzo occhio, l'ispirazione appunto.
La A rovesciata è un calice, sanno Accogliere e tutte le donne A sono delle ottime Amanti.
Tutte le belle parole con la A li rappresentano, se c'è qualche parola bella con la A che non li rappresenta, significa che non sono in linea con se stessi a quel livello.

Gruppo B - Bontà.
Tutte le persone con il gruppo B sono Belle, Buone e Brave, tutte le parole che iniziano con la B li rappresentano se non ci si rispecchiano significa che non sono in armonia con il proprio essere... Sono anche un po' Brontoloni e piuttosto chiusi, dei Buoni orsetti che è meglio non disturbare, altrimenti diventano delle Bestie. 
La B sdraiata sul fianco diventa il simbolo dell'infinito, a me fa pensare parecchio ai due emisferi cerebrali connessi tra loro, sarà mai che i B sono gli unici in grado di connettere la parte razionale alla parte emozionale meglio di chiunque altro? La cosa vale anche per gli AB naturalmente, ma dato che sommati sono la minoranza della popolazione mondiale non ho ancora abbastanza elementi per poter dire di più... Spero che qualche B incuriosito dalle mie ricerche mi dia una mano .

AB - Amore e Bontà.
Gli AB sono il gruppo più raro sulla faccia della terra!! Hanno tutte le caratteristiche degli A e dei B e le dovrebbero integrare, quindi la cosa è più difficile... Di solito sono dei frustrati perchè ricevono cose materiali da tutti e non riescono a dare niente a nessuno!! Consiglio di fare molta attenzione alla parte materiale, gli AB dovrebbero ricevere da tutti (regali, doni, soldi) e non dovrebbero dare a nessuno se non agli stessi AB, dovrebbero semplicemente godere nel ricevere!!! Questo è in funzione degli scambi sanguigni tra donatori e riceventi, il gruppo AB+ è ricevente universale e donatore unico (allo stesso AB+), il gruppo AB- riceve da tutti tranne che da AB+ e può donare solo ad AB- e AB+

O - Olos.
Tutti gli O (è una lettera non un numero) sono persone Omnicomprensive, la parola che li rappresenta è Olos.
Abbracciano le caratteristiche degli altri gruppi sanguigni e hanno la capacità di riunire le persone, sono degli ottimi organizzatori. 
La O è un cerchio perfetto, di fatti ricercano la perfezione, sanno stare in mezzo agli altri, li amalgamano e li fanno "funzionare" alla perfezione. Sono Buoni come i B e Amorevoli come gli A... Se non si ritrovano in queste caratteristiche significa che non sono allineati con loro stessi!!
Dott. Andrea Ienca
I gruppi Rh negativo costituiscono una categoria a parte. Per saperne di più vedi: http://www.andreaienca.it/sangue.html

  • IL GRUPPO SANGUIGNO CI SVELA CHI SIAMO.
  • LIFE CODE - LA PSICOBIOLOGIA DEI GRUPPI SANGUIGNI
  • LA DIETA DEL DOTTOR MOZZI
IL GRUPPO SANGUIGNO CI SVELA CHI SIAMO.

martedì 20 maggio 2014

SI PUO’ AVERE UNA PERSONALITA’ SANA?

Quando gli specialisti parlano di personalità, si danno sempre molto da fare nel definire le più svariate patologie.

Ci sono gli introversi e gli estroversi, i depressi e gli ansiosi, i narcisisti, gli ipocondriaci, i bipolari… e chi più ne ha più ne metta!

Basta leggere la descrizione di qualche tipologia caratteriale, in una delle innumerevoli teorie della personalità, per riconoscere un pezzetto di sé in tante identità differenti. Tutte problematiche.

A nessuno degli esperti, però, viene in mente di mettere nero su bianco come dovrebbe essere una personalità sana e vitale.

Sembra che l’obiettivo della psichiatria e della psicologia, più che descrivere una buona condizione psicofisica, sia scovare sempre nuove malattie da curare.

La salute e il benessere non portano guadagni nelle casse delle case farmaceutiche e perciò, chi lavora al servizio dei loro interessi preferisce dimenticarsene, privilegiando una definizione del carattere e dei comportamenti in cui sia possibile identificarsi grazie alla presenza di qualche disfunzione.

In questo modo si garantisce una lunga dipendenza dalle cure mediche e psicologiche.

La problematicità porta con sé una sfiducia nelle risorse personali e nella possibilità di far fronte da soli alle difficoltà, e genera insicurezza, stimolando il bisogno di ricevere conferme dagli altri e di uniformarsi ai comportamenti condivisi, per sentirsi accettati.

Questo scenario di conformismo e sudditanza psicologica è indispensabile per vendere con successo tanti prodotti, spesso inutili e costosi.

La sanità non fa tendenza, è di moda la malattia.

C’è un bisogno crescente di condividere la sofferenza, una sorta di gara a chi sta peggio, per conquistarsi la commiserazione degli altri e l’autorizzazione ad abdicare alle responsabilità imposte dalla vita.

Nella salute, infatti, è implicita la capacità di saper scegliere per se stessi.

Le responsabilità di questi tempi fanno paura.

Si preferisce il conformismo alla libertà.

L’indipendenza è giudicata troppo impegnativa.

Mettersi al centro della propria esistenza, significa ammettere che le difficoltà che incontriamo ogni giorno sono la conseguenza di un modo personale di affrontare la vita, piuttosto che il frutto dei capricci di Dio, del Destino, della Sfiga o di qualche altro potere incomprensibile ed esterno a noi.

Prendere su di sé la responsabilità di quello che viviamo, è un azzardo riservato a pochi coraggiosi, intrepidi e solitari avventurieri nell’oceano del conformismo e dell’indifferenza che caratterizzano questa nostra società malata d’ipocrisia.

Ma lamentarsi non serve per cambiare il mondo, serve piuttosto osservare come l’ipocrisia interiore generi un mondo ipocrita e beffardo, pronto a deridere l’indipendenza con la stessa arroganza con cui segretamente abbiamo ucciso la libertà dentro di noi e nella nostra vita.

Così, chi sceglie l’autonomia, e la creatività che ne consegue, deve affrontare il rischio di essere se stesso, diverso e uguale a una realtà che riflette costantemente le scelte compiute nel mondo interiore e che ci tratta nel modo in cui segretamente trattiamo la nostra verità individuale.

La creatività è l’ingrediente base di una personalità sana e piena di energia.

Fa parte del bagaglio genetico di ogni essere umano ed è importante imparare a conoscerla e a gestirla per sentirsi in ottima salute.

La sua espressione ci rende pieni di entusiasmo, di progetti e di possibilità.

Censurarla o reprimerla, invece, colora di grigio la vita e ci lascia emotivamente svuotati, privi di partecipazione e di significato nel portare avanti le incombenze quotidiane.

La creatività è la premessa dell’originalità e dell’unicità di ciascuno, il suo potere trasforma le cose di ogni giorno in momenti speciali, rivelando punti di vista sempre nuovi lungo il percorso di evoluzione e di crescita che chiamiamo vita.

La sua peculiarità è la scoperta di un modo di osservare le cose: in costante cambiamento.

Spostare il punto di vista, infatti, ci aiuta a vedere in profondità e arricchisce le esperienze di possibilità nuove.

Possibilità che stimolano trasformazioni e novità.

In questo modo la creatività ci fa diventare grandi e competenti e ci fa sentire piccoli e inesperti.

Infatti, se da una parte la sua poliedricità arricchisce di saggezza le esperienze, dall’altra le sue infinite potenzialità ridimensionano l’egocentrismo e l’onnipotenza rammentandoci la nostra marginalità di fronte al Tutto.

La creatività è un modo di essere. Permette di dare espressione alla vita e di osservare ciò che ci circonda con curiosità, ammirazione e rispetto.

alla-scoperta-del-mondo-webCreatività e libertà camminano insieme, consentendo alla unicità di ciascuno di interagire col mondo, in una danza i cui passi si rinnovano di momento in momento.

La responsabilità è la via che conduce alla scoperta della creatività dentro di sé.

Creare, infatti, significa scegliere e perciò assumersi le proprie responsabilità.

L’originalità che, per definizione, caratterizza ogni processo creativo impedisce la delega, facendo emergere l’autonomia e la libertà individuale.

Accettare pienamente la creatività porta a osservare le scelte personali con lucidità, ed evidenzia la responsabilità di vivere la vita procedendo lungo il percorso mutevole e cangiante del proprio punto di vista.

Abbiamo tutti una personalità sana e creativa, vibrante di salute e di possibilità, libera di esplorare lo sconosciuto interpretando la realtà in forme sempre nuove e migliori.

Abbiamo tutti il dovere di esprimere la nostra unicità, affrontando la solitudine e la profondità di essere noi stessi.

Abbiamo tutti il bisogno di scoprire e condividere la creatività, accogliendone la diversità con amore e rispetto.

Ma soprattutto, abbiamo bisogno di sperimentare l’autonomia, consapevoli che solo nella libertà interiore prende forma la salute e finalmente può realizzarsi un mondo a misura di tutti.

E non solo di pochi.

Carla Sale Musio

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