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sabato 21 dicembre 2019

BIG DATA: IL PIÙ GRANDE NEMICO DELL’UMANITÀ

DIETRO LE QUINTE DI BIG DATA: IL PIÙ GRANDE NEMICO DELL’UMANITÀ
Dietro le Quinte di Big Data
Nel nuovo libro Dietro le Quinte (Bizzocchi, Pamio, Perucchietti, in uscita a Novembre per Uno Editori) uno dei temi più importanti e a cui dedichiamo adeguata attenzione è una delle forme di potere e controllo delle masse più subdole ed invasive, quella che va sotto il nome di Big Data. Il termine è di recentissimo conio (2014) e in ogni caso non viene mai troppo utilizzato dai media mainstream. Scrivo questo perché quando di una cosa che ha ricadute enormi sulle nostre vite, non si parla, o si parla poco, occorre subito pensar male. Se dunque non si fa pubblicità alla cosa con tutta probabilità vi sono dei motivi validi. Vediamo quali.

Il Sistema che controlla il pianeta
Partiamo anzitutto dall’osservazione che il “Sistema” che nel suo insieme ci controlla è un essere proteiforme e mutante. In realtà è più che mutante, è continuamente mutante, cosicché risulta estremamente difficile, quantomeno per la persona media, coglierne le mille sfaccettature e conseguenti pericolosità.
Noi oggi viviamo in una società globalizzata che misura tutto in termini di flusso di informazioni e Big Data rappresenta esattamente questo: la raccolta in presa diretta e senza sosta di tutti i dati che disseminiamo costantemente dietro di noi quando navighiamo, telefoniamo, mandiamo email, usiamo whatsapp, pubblichiamo post, foto, commenti, acquistiamo con le carte di credito, ci registriamo in qualche sito e così via.

Chi raccoglie i Big Data?
Tutti questi dati vengono tracciati e raccolti. Ma chi è che li raccoglie?
Perlopiù i megacolossi del web conosciuti anche come The Big Four (Amazon, Facebook, Google, Apple)
e poi Uber, AirBnB e così via. Tutti questi dati vengono raccolti, catalogati, interpretati e infine, ovviamente, utilizzati. Big Data costruisce così, in tempo reale, un enorme data base che fornisce un quadro precisissimo del profilo psicologico, emozionale, sociale di tutti noi. I servizi che queste aziende ci offrono sono in stragrande maggioranza gratuiti ma è facilmente intuibile che se il servizio è gratuito allora la merce siamo noi, o, meglio ancora, la nostra anima.

La profilazione dell’individuo
Questa raccolta ed elaborazione di dati e la creazione del profilo di ognuno di noi si chiama appunto profilazione, un altro termine che solo recentemente è entrato a far parte del vocabolario comune. Lo si sente usare ma pochi sanno cosa significa veramente. La profilazione non è altro che la raccolta ed elaborazione di tutti i dati raccolti su ogni singolo individuo ed il loro utilizzo, almeno in prima battuta, è per scopi puramente commerciali.

Grazie alla profilazione una azienda può procedere dunque con un marketing mirato. Potremmo anzi ben dire che la profilazione è lo strumento principe del marketing mirato.
Anche se l’accaparramento di questi dati e la loro elaborazione viene definito profiling, più correttamente lo dovremmo definire spionaggio. Provate a pensare che tutto ciò che fate, dite, scrivete, ecc., viene tracciato, registrato e conservato in un file a vostro nome in un qualche server sperduto chissà dove. Più che di realtà aumentata qui occorre parlare di libertà diminuita.


Il Data Mining
Come vengono profilati gli utenti? Attraverso il data mining, ovvero l’estrazione, tra tutti i dati raccolti, di quelle informazioni reputate di interesse grazie al lavoro continuo di algoritmi potentissimi (si stima che mediamente un algoritmo raddoppi la propria potenza di calcolo ed elaborazione ogni 18 mesi) che ci profilano come detto senza sosta e in tempo reale. Questi algoritmi, confrontando continuamente tutti i nostri dati, scartano ciò che secondo i loro parametri non conta, e traducono in profili efficaci (e vendibili) il nostro quadro.
Come scriviamo in Dietro Le Quinte, sembra che il maggior acquirente di profilazioni dai colossi del web è l’industria farmaceutica e questo dovrebbe davvero farci riflettere molto.
L’industria farmaceutica, ma così tutte le industrie, acquistano dunque dati per questioni commerciali, cioè per venderci qualcosa (merci o servizi che siano), ma occorre poi pensare che ci sono anche e soprattutto in ballo questioni di controllo sociale.

Controllo sociale delle masse, dittatura dolce e governo invisibile.
Già nel 1928 Edward Bernays, il nipote di Freud, universalmente riconosciuto come il fondatore
delle Relazioni Pubbliche e padre degli attuali spin doctors, scriveva nel suo testo fondamentale Propaganda che, “nella società democratica le opinioni, le abitudini e le scelte delle masse vengono indirizzate da un «potere invisibile che dirige veramente il Paese» (si riferiva agli Stati Uniti ovviamente).
Bernays dunque, quasi 100 anni fa e con tecniche limitatissime se paragonate a quelle odierne, aveva già indicato chiaramente come tutti noi viviamo in una sorta di dittatura democratica in cui la gente, immersa nella propaganda sin dalla nascita, viene costantemente manipolata ed eterodiretta, ed in definitiva spiata e controllata.
Il dramma, rispetto ai tempi di Bernays, è che lo sviluppo tecnologico, con l’esplosione che ha conosciuto anche solo negli ultimi dieci anni (cioè dall’avvento degli smart-phone per essere chiari), permette oggi una tracciatura, ovvero un controllo, costante e infallibile. Di tutti noi. Per di più lo fa con il nostro tacito benestare.

Smart-Phone: uno strumento di spionaggio
Per capire le cose, soprattutto nel mondo-Matrix che abitiamo, occorre sempre fare lo sforzo di pensare al contrario. Nel nostro caso occorre dunque operare un ribaltamento di concetto per capire che cosa è e cosa rappresenta davvero un banale (ma non innocuo) smart-phone, strumento che secondo alcune stime ha raggiunto, tra la popolazione italiana, una penetrazione pari all’incirca al 75%: e cioè un controllore invisibile e infallibile e non un allegro dispensatore di servizi perlopiù gratuiti che ci fanno divertire e/o ci rendono la vita più facile.
Gli smart-phone (ma anche tutto il resto) non sono oggetti creati per renderci la vita più piacevole e facile (semmai per distrarci, che è un’altra cosa) bensì per controllarci.
Le caratteristiche malefiche dello strumento di spionaggio chiamato smart-phone.
Mi concentro sullo smart-phone non in quanto intrinsecamente peggiore di altri strumenti di controllo e manipolazione delle masse, quanto perché riunisce in sé, in pochi centimetri quadrati, caratteristiche che vanno a determinare la situazione, che oserei definire panottica, in cui ci troviamo a vivere.

Che cos’è davvero uno smart-phone?

lunedì 10 giugno 2019

5G: conseguenze biologiche inesplorate!

5G: conseguenze biologiche inesplorate?
Mentre nel nostro bel paese comincia l'estate ridanciana, con una tragica atmosfera da luna park in dismissione, ecco delinearsi all'orizzonte l'avvento del 5G. Come un tempo scaturivano le rivoluzioni spirituali per cambiare il mondo, ecco oggi le rivoluzioni tecnologiche che scandiscono le ere esteriori ed interiori del modernissimo ed attualissimo essere umano/robotico.

Il moderno uomo/robot ride quasi sempre, tranne quando sta avendo un infarto. Viaggia, o meglio trasla, a bordo di scatolette motorizzate che gli donano un'aria ridicola e un certo status da utilizzare verso i propri simili. Si muove, compra, sfrutta, consuma, sporca e poi ritorna alla base con l'angoscia aggiunta dell'ulteriore perdita di senso.

In effetti è il senso che gli manca e neppure lo cerca. Un robot obbedisce e basta. Ove cessa il libero arbitrio, cessa l'anima.
Questo è il motivo occulto dell'implementazione di nuove tecnologie: portare l'essere umano ad un ulteriore stato robotizzato, nell'ennesima manipolazione genetica occulta. Alcuni passi di un articolo del ilfattoquotidiano per riflettere:

Il documento ufficiale è nell’ultima newsletter del Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea, notoriamente negazionista sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici. Ma lo spauracchio 5G è talmente grande ai piani alti di Bruxelles che, alla fine, anche loro hanno dovuto arrendersi all’evidenza. Leggete bene, con attenzione [qui il documento integrale]: il 5G “evidenzia criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza. La polemica è in merito ai danni causati dalle attuali tecnologie wireless 2G, 3G e 4G. Le tecnologie 5G sono molto meno studiate per ciò che concerne i loro effetti sull’uomo o sull’ambiente”.
Infine, il colpo finale: “Come esposizione ai campi elettromagnetici possa influenzare l’uomo rimane controverso, gli studi non hanno fornito prove chiare dell’impatto su mammiferi, uccelli o insetti. La mancanza di prove chiare per informare lo sviluppo delle linee guida sull’esposizione alla tecnologia 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche non intenzionali”.
Avete capito bene? Con il 5G resta aperta la porta di effetti nocivi sull’ambiente e salute umana, supportata l’ipotesi di conseguenze biologiche inesplorate sui cittadini prossimamente irradiati. Altro che surriscaldamento termico tipo manichino riempito di gel, come ripetono, da studi desueti e di dubbia provenienza nei finanziamenti, i ricercatori privati della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Onde Non Ionizzanti (ICNIRP) che il vicepremier Luigi Di Maio prende per oro colato nel tentativo di rabbonire cautelativi e tecnoribelli. 

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sabato 22 dicembre 2018

Il programma occulto della scolarizzazione

Il programma occulto della scolarizzazione

'...il sistema scolastico ha dappertutto la stessa struttura, e dappertutto il suo programma occulto produce gli stessi effetti. Invariabilmente, esso plasma il consumatore che apprezza i prodotti istituzionali più dell'aiuto non professionale del vicino.

Dappertutto il programma occulto della scolarizzazione inizia il cittadino al mito dell'efficienza e benevolenza delle burocrazie guidate dalla conoscenza scientifica. Dappertutto questo stesso programma instilla nell'allievo il mito che una produzione maggiore assicurerà una vita migliore

E dappertutto crea l'abitudine al consumo frustrante di servizi e alla produzione alienante, l'assuefazione a dipendere dalle istituzioni e l'accettazione delle gerarchie istituzionali. Il programma occulto della scuola realizza tutto questo nonostante gli sforzi in senso contrario intrapresi dagli insegnanti e qualunque sia l’ideologia dominante.
In altri termini, le scuole sono sostanzialmente simili in tutti i paesi, siano essi fascisti, democratici o socialisti, ricchi o poveri, grandi o piccoli. L’identità dei sistemi scolastici ci costringe a riconoscere la profonda identità, su scala mondiale, del mito, dei modi di produzione e dei metodi per il controllo della società, nonostante la grande varietà di mitologie nelle quali il mito si esprime.

Alla luce di questa identità, è illusorio sostenere che le scuole siano, in senso non superficiale, delle variabili dipendenti. 
 
Ne consegue che è anche un'illusione sperare in un cambiamento sostanziale del sistema scolastico per effetto di un cambiamento sociale o economico di tipo convenzionale. Questa illusione, tra l'altro, assicura alla scuola, cioè all’organo di riproduzione della società dei consumi, un'immunità quasi incontestata'.
Ivan Illich

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giovedì 9 agosto 2018

Abbiamo esaurito le risorse della Terra, ma guai ad abbandonare il consumismo!

Abbiamo esaurito le risorse della Terra, ma guai ad abbandonare il consumismo!

Come ormai accade puntualmente sin dal 1970, abbiamo nuovamente esaurito con largo anticipo le risorse che la Terra è in grado di rigenerare nel corso dell'anno corrente.

Nonostante gli accorati appelli di scienziati ed ecologisti, l'earth overshoot day (il giorno del debito ecologico) si è verificato il primo di agosto: mai così presto, da quando l'umanità ha oltrepassato per la prima volta il limite che sancisce la sostenibilità.

E mentre la torrida estate distrugge i raccolti nel Nord Europa e il riscaldamento globale fa strage di animali con la complicità dell'inquinamento, Apple entra nel Guinnes dei primati toccando quota 1.000 miliardi di capitalizzazione, come a voler sottolineare tutta la follia dell'odierna società, che non si cura affatto delle cose fondamentali per dare un'enorme importanza all'inessenziale.

Forse l'umanità riuscirà a comprendere cosa intendo, soltanto quando a forza di sprecare tempo, risorse, energia e lavoro per produrre e consumare cose inutili e dannose in quantità crescenti e a ritmi sempre più elevati, finirà per compromettere l'ecosistema a tal punto da non riuscire più a disporre di aria, acqua e cibo a sufficienza per assicurare la sua sopravvivenza.

Ci stiamo già ammalando a causa dei veleni che abbiamo immesso nell'ambiente e che ormai respiriamo, beviamo e mangiamo ogni singolo giorno, ma la sofferenza dovuta alla malattia evidentemente non è ancora sufficiente per far risvegliare le coscienze assopite.

Tutto ciò impone una seria riflessione, perché è del tutto evidente che se non si sceglierà di far decrescere il sistema economico in modo intelligente, abbandonando ogni sorta di consumo superfluo, in breve tempo l'ecosistema collasserà.
A quel punto l'economia decrescerà lo stesso, che lo si voglia o no, ma invece di farlo in modo controllato, precipiterà, facendo morire di stenti miliardi di esseri viventi: umani inclusi.

Che cosa propongono i lungimiranti economisti per risolvere la situazione? Di far crescere ulteriormente l'economia: si tratta di un'ottima soluzione, se lo scopo è quello di accelerare il declino dell'intera umanità.

Com'è noto dall'esperienza, le vere soluzioni ai problemi della società non arrivano dall'alto, per risolvere sul serio le criticità c'è bisogno di cambiamenti individuali. 

Ma che cos'è disposto a fare in prima persona l'essere umano medio per evitare la catastrofe? Nulla.

Chi può permetterselo economicamente, non ha alcuna intenzione di abbandonare la moda e il consumismo, non vuole cambiare alimentazione, non si preoccupa di ridurre l'utilizzo della sua automobile e non si degna neanche di rinunciare ai vizi più malsani;
d'altro canto, chi non può permetterselo, nel suo intimo sogna ardentemente di poter fare altrettanto di chi invece può, e non appena la sua ricchezza si accresce, ecco che inizia ad iper-consumare, se non altro per celebrare la propria ascesa sociale.

Le soluzioni sono ben note, ma non c'è la volontà di attuarle.
E allora: buona sesta estinzione di massa a tutti! 
Non c'è salvezza per chi s'è messo in testa di voler morire.

Se l'umanità non sceglie di orientarsi alla vita, non resta altro che sperare che dalle ceneri di questa (in)civiltà fiorisca una Nuova Umanità.
Mirco Mariucci  
Fonti:

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martedì 26 dicembre 2017

Costretti a festeggiare

Costretti a festeggiare
Siamo in dicembre e per la maggior parte delle persone si avvicina un momento molto speciale, si avvicina un momento di grande festa.
In questo periodo finalmente le persone pian piano cominciano a metter via parte delle loro ansie e frustrazioni per poter vivere quei pochi giorni di festa come si conviene, perché certe feste vengono solo una volta l’anno e per molti questo è un periodo sacro, poi ci si riunisce in famiglia e quindi non è appropriato rovinare un simile splendido periodo.

Queste feste, come anche altre, consentono alla gente di scrollarsi qualche problema di dosso e di vivere seppur in parte fingendo un momento di serenità, felicità e spensieratezza.
Capita quindi che poi appena le feste volgono al termine la depressione e l’ansia stiano lì pronte ad attendere il loro “posto” di diritto, che si sono guadagnate nel corso dell’esistenza, nella vita di tanti.

Purtroppo questi periodi di “festa” non serviranno a far comprendere che essi stessi sono il problema, il problema di dover apparire felici, il problema di dover festeggiare a tutti i costi, il problema di incatenarci ulteriormente ad un consumismo insensato e distruttivo, il problema di dover far finta di niente, di far finta che tutto sia sempre andato bene, di dover imbastire una mole impressionante di bugie per non affrontare una cruda realtà in un momento così speciale, mentre il vero “mostro” personale non verrà mai affrontato.

Queste ed altre feste non saranno un vero momento di relax, di ritrovo con se stessi e con i propri cari, ma al contrario si continuerà la solita tiritera di incomprensioni e giudizi mascherandola per l’occasione con falsi sorrisi, appetiti bulimici, acquisti compulsivi e regali obbligati, per colmare vuoti oramai incolmabili. 
Insomma questo genere di feste non faranno altro che aumentare il distacco che c’è tra di noi, quello faticosamente creato dal disumano e subdolo sistema in cui viviamo e che spesso lodiamo ed alimentiamo.
Per la gente comune sarebbe impensabile(?) annullare ogni festa per capire finalmente che la festa è ora, che è necessario Vivere, oggi più che mai, serenamente e spensieratamente solo l’attimo di adesso e subito dopo l’attimo successivo, annientando le paure di un passato che distrugge la fruizione di un presente che in quanto tale sarà radioso perché è nell’essenza del “Qui e Ora” la vera essenza della Vita; convincendosi che non esiste alcun futuro per cui essere ansiosi, che quel futuro problematico e per molti già scritto è generato solo dalla totale assenza di quel presente consapevole e pieno di vita. 

Con l’odierno e pressante offuscamento delle coscienze è divenuto obbligatorio festeggiare perché altrimenti si è fuori, fuori da ogni contesto sociale, poco importa che quell’impoverimento spirituale è la diretta conseguenza di tali condizioni. Oggi è davvero impensabile comprendere che certe feste, quelle indotte in contesti profondamente malati d’ego, non sono tali e che la vera e unica festa è il Vivere bene e che questo ci è stato sottratto con l’inganno e pian piano dobbiamo riprendercelo, a costo di apparire folli, a rischio di essere emarginati sol perché festeggiamo ogni giorno di questa vita, cosa che nessuno mai ci vorrà concedere e perdonare, neanche chi ci ama a causa di una programmazione subliminale profonda contraria ad ogni regola di natura(materiale e spirituale).

E’ davvero così difficile capire che si tratta di periodi tesi a celare un’assenza di vita, di individualità, di spiritualità personale e collettiva disarmante alimentata dallo stesso sistema che li ha incentivati?
Che si tratta di periodi particolarmente prolifici per l’accrescimento del proprio ego personale, quello stesso ego da cui poi si cerca di scappare nel corso di tutto l’anno per ritrovare se stessi?

In un mondo naturale, non dico idilliaco ma almeno normale, le feste non ci sarebbero perché non avrebbe alcun senso festeggiare un periodo quando tutta la vita è(dovrebbe essere) una celebrazione sacra e non esistendo più tale sacralità ci si ritrova a festeggiare ciecamente questo o quell’altro periodo solo al fine di prendersi una pausa da un tram tram dissacrante che chiamiamo vita.

Chi ha compreso non ama questi periodi pieni di falsità o di serenità a tempo determinato, li boicotta come può e festeggia la vita istante per istante.
Non gradisco né gli auguri né i regali; io festeggio in modo differente.
Ritornerò a festeggiare questi momenti quando l’umanità avrà imparato a Vivere, se mai avverrà. Nel frattempo vi auguro di festeggiare con consapevole presenza questo impercettibile quanto inesplicabile “battito” di Vita.

Pretendete vividi istanti.
Marcello Salas

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giovedì 23 novembre 2017

Boicotta il Black Friday, scegli il verde!

Il grande giorno si avvicina: il Black Friday. Venghino signori venghino che qui si vende tutto, si compra tutto, si spende tutto!

Il venerdì nero, lo chiamano. Ma non pensate che si tratti dell’ennesimo sciopero dei mezzi pubblici metropolitani. Magari fosse quello. Si tratta invece del giorno dello shopping sfrenato. Un’usanza che – chi l’avrebbe mai detto?! – arriva direttamente dagli Stati Uniti: il regno per eccellenza del consumismo bulimico.

Cosa prevede il Black Friday è presto detto: incredibili sconti, offerte speciali, gara all’acquisto e, ovviamente, montagne di soldi spesi per lo più in grandi negozi e siti di e-commerce, aperti 24 ore su 24, riforniti di qualsiasi merce… una festa, insomma, per le multinazionali e i mega centri commerciali, reali e virtuali.
Un po’ meno per i piccoli produttori.
Un castigo per tanti lavoratori.
Un raggiro per i consumatori.
Una condanna per il pianeta.

Non potevano scegliere nome migliore, in effetti: BlackFriday. Nero.

Nero come il petrolio che verrà sprecato tra plastiche e packaging. Ogni anno finiscono in mare 12 milioni di tonnellate di plastica per lo più usa e getta e imballaggi. L’anno scorso in questo giorno sono stati fatti in media 12 acquisti al secondo solo su Amazon. Provate solo a immaginare quante confezioni sono state utilizzate e quanta spazzatura è finita in mare. e quanta ne finirà ancora…
Nero come il fumo che sovrasterà le nostre città intasate da fattorini e corrieri. Secondo il rapporto ‘An integrated perspective on the future of mobility’, redatto da McKinsey e Bloomberg New Energy Finance, a Londra i corrieri rappresentano il 10% del traffico veicolare ma sono responsabili del 30% delle emissioni di CO2 e di ossido di azoto, mentre a Pechino i furgoni commerciali sono il 15% del traffico e generano addirittura il 70% dello smog. L’anno scorso in Italia è stato superato il milione di ordini. Pensate a quanti corrieri sono serviti per smistarli… Intanto in Europa si contano i morti per smog e inquinamento: 467mila l’anno, per la precisione.

Nero come le condizioni del lavoro che vi si nasconde dietro. A che ritmi lavorano i dipendenti di Amazon ormai è cosa nota. Ma di lati oscuri inerenti le produzioni di grandi marchi ce ne sono molti. Per esempio quelli svelati da Abiti Puliti e Change your Shoes in un’inchiesta che svela come grandi marchi di moda – tra cui Tod’s, GEOX e Prada – siano molto lontani dal rispettare i diritti umani e sindacali degli operai che confezionano le loro merci. Nella moda come altrove: relazioni inique, sfruttamento e violazione dei diritti sono causa di una crescente sproporzione tra prezzi e valore reale dei beni. E chi ci guadagna è sempre il marchio che si appropria di oltre il 60% del prezzo finale, lasciando le briciole agli altri attori della catena di fornitura.
Nero come la morte di tante piccole imprese. L’impossibilità di competere con scontistiche e marketing sfrenato, orario continuato e magazzino smisurato, ha costretto tantissime piccole e medie imprese a chiudere. Basti pensare che in Italia nello stesso tempo in cui l’e-commerce ha macinato un più 10% di fatturato circa 300 piccole librerie hanno chiuso bottega.

Nero come l’umore di chi dopo l’ennesimo acquisto compulsivo si ritrova ancora più triste. Lo shopping compulsivo e la dipendenza all’acquisto sono ormai patologie tristemente diffusa e riconosciute. Ma anche se non si toccano questi livelli il comprare, che spesso ci viene dipinto come momento di relax e divertimento, nasconde tutt’altro. Il piacere è effimero e la gioia dell’acquisto viene subito superata da una nuova insoddisfazione, dalla smania di comprare di nuovo. È il mercato bellezza! Verrebbe da dire. È la pubblicità, il marketing e i decenni di strategie commerciali affinate e sperimentate che parlano. Che ci sussurrano di spendere ancora. Oggi soprattutto!
Nero come il buco nero in cui finiranno tutte queste compere.
Nero come il nulla in cui stiamo andando a sbattere.
Nero come l’oblio di ciò che davvero conta.
Nero, nero, nero!

E allora perché non rispondere col verde?
Il verde di una passeggiata all’aperto in un parco.
Il verde di un disegno a matita. Il verde di una cicoria ripassata!
Il verde di un venerdì passato in compagnia di chi si ama.
Il verde della natura.
Il verde dei soldi risparmiati e del tempo guadagnato!
Il verde speranza, che oggi ci siano più persone pronte a sorridere di quel che già hanno, piuttosto che comprare ciò che non gli serve.

Un giorno in cui essere liberi dai bisogni indotti, dal consumo fine a sé stesso, dagli sprechi e da questa sudditanza all’avere, tutto e sempre
Un grandissimo Pepe Mujica insegna che quando compriamo, quello che stiamo sprecando è tempo di vita, perché quando io compro qualcosa non lo faccio con il denaro ma con il tempo di vita che ho dovuto utilizzare per guadagnare quel denaro.
Venerdì riprendiamoci il nostro tempo e dipingiamolo di verde. Che di nero ce n’è già abbastanza.


venerdì 18 luglio 2014

La Terra è sull’orlo dell’estinzione di massa, paragonabile a quella avvenuta 65 milioni di anni fa


Quante specie, vegetali ed animali, possiamo permetterci di perdere prima della catastrofe completa? Secondo gli ultimi studi non molte, la Terra è sull’orlo del crollo e rischia la sesta estinzione di massa.

Il biologo Stuart Pimm della Duke University lancia la bomba:  la Terra è sull’orlo dell’estinzione di massa, paragonabile a quella avvenuta 65 milioni di anni fa. Pimm, grazie anche al suo team di ricercatori, ha scoperto che i tassi di estinzione sono 1000 volte superiori alla norma.


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Le cause sono diverse: deforestazione, cambiamento climatico globale ed esaurimento delle attività di pesca oceanica sarebbero solamente alcune motivazioni del crollo. L’uomo ha avuto un ruolo fondamentale causando la scomparsa di specie animali e vegetali ed il numero purtroppo è in continuo aumento. Fino a dove ci si potrà spingere? Secondo Stuart Pimm non molto oltre, infatti la soglia della sesta estinzione mondiale dipenderà da noi.

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Un’altra motivazione che sta portando la terra verso il collasso è la perdita di habitat, causa l’urbanizzazione ed il cambiamento climatico.  Pimm sostiene che potrebbe esserci speranza per quanto riguarda la conservazione della biodiversità a patto che l’uomo si impegni a migliorare la cura dell’ambiente.

Fortunatamente arrivano anche delle buone notizie, infatti studiando il Dna animale i biologi hanno creato una sorta di albero genealogico per i gruppi animali per calcolare quando sono emerse le nuove specie e sembrerebbe che ogni specie di vertebrati dia origine ad una nuova specie animale una volta ogni 10 milioni di anni.

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Stuart Pimm sostiene che gli ecosistemi non potranno sostenere questo tasso, 1000 volte superiore alla norma, e di conseguenza ci sarà il collasso e dunque l’estinzione. Il team del dottor Pimm ha stilato una mappa globale che mostrerebbe il numero di specie minacciate suddivise in griglie di 10 chilometri quadrati. Questa mappa sarà di grande aiuto per gli ambientalisti, come ad esempio lo è per Clinton Jenkins dell’Istituto per la ricerca ecologica in Brasile. Jenkins notando un numero molto elevato di specie minacciate sulla costa brasiliana, per via di alcune foreste danneggiate, si è messo al lavoro, con l’aiuto di un team brasiliano, per acquistare alcuni terreni e ricollegare i frammenti di foresta isolate dal disboscamento.

Scitto da Miguel Sanchez - Per Segnidalcielo.it


riferimenti: Reuters.com
Articolo preso da: Segni dal cielo
http://misteriufo.newsbella.it/ 

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