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venerdì 27 marzo 2020

La paura uccide, il coronavirus no!

"La paura uccide, non il coronavirus”

Bruce Lipton, tra i più importanti biologi al mondo, grande esperto e divulgatore dell’epigenetica lancia un messaggio sul Coronavirus
Bruce Lipton lancia un messaggio: “Il mondo è attualmente in preda alla paura per lo spaventoso Coronavirus. Per prima cosa chiariamo un fatto: se hai mai avuto raffreddore o influenza nella tua vita, è possibile che fosse un’infezione da coronavirus: Sì, i Coronavirus provocano raffreddori e influenza!

Ma, in questo caso, siamo “programmati” con la convinzione che questo particolare virus del raffreddore sia “mortale”. Questa paura ha fermato concerti, conferenze e grandi eventi pubblici in tutto il mondo. La paura ha portato alla quarantena e al blocco dei viaggi internazionali. Ha anche portato a una grande scarsità di carta igienica in Australia: i cittadini preoccupati di restare murati in casa con questa infezione, hanno svuotato gli scaffali in previsione del peggio.

Innanzitutto chiediamoci: quanto è letale questa versione del virus? Sì, ci sono decessi correlati al Coronavirus… ma ciò che è fuorviante è la paura che tutti coloro che prendono questo virus possano morirne. Questo è semplicemente falso! La salute di quasi tutte le vittime di questo Coronavirus era già compromessa prima che fossero infettate.

Lo stress è responsabile fino al 90% delle malattie, comprese le malattie cardiache, il cancro e il diabete. Quando un individuo è stressato, il rilascio di ormoni dello stress (es. Cortisolo) arresta il sistema immunitario per conservare l’energia del corpo e sfuggire dallo stress percepitoGli ormoni dello stress sono così efficaci nell’inibire il sistema immunitario, che i medici li somministrano a scopo terapeutico ai trapiantati di organi: in questo modo impediscono al loro sistema immunitario di respingere l’impianto estraneo. (“La Biologia delle Credenze”).
La conclusione è chiara: la paura del coronavirus è più mortale del virus stesso! I media (forse in collaborazione con le case farmaceutiche) stanno compromettendo la salute delle persone giocando la carta della paura! Questo è il risultato del pensiero negativo (l’effetto nocebo) che è l’esatto opposto dell’effetto placebo che si manifesta attraverso il pensiero positivo! Se ti dedichi a rimanere in buona salute, con una buona alimentazione, esercizio fisico, prendendo vitamine e integratori e, soprattutto, evitando lo stress (ad esempio, la “paura” del virus), anche qualora fossi contagiato dal virus probabilmente si manifesterebbe solo un raffreddore o della febbre lieve.

Se hai un sistema immunitario compromesso, ti aiuterà stare su pensieri e vibrazioni positivi e badare alla tua alimentazione anche utilizzando degli integratori. Seguire la tua intuizione su ciò che è meglio per te è la chiave! Il punto qui è che, indipendentemente da chi sei e quale sia il tuo stato di salute, trarrai un beneficio enorme dall’allontanarti dalla paura e dal sostenerti in qualunque modo ti sembri meglio.
Ricorda la verità della fisica quantistica, la più valida di tutte le scienze del pianeta: è la tua Coscienza che sta creando le tue esperienze di vita! Sei focalizzato sulla Malattia… o sulla Salute?“
Ti auguro piena salute, felicità e armonia. Con Amore e Luce, Bruce

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martedì 4 febbraio 2020

Corona(e gli altri) Virus: anatomia di particelle innocue e di contagi reali

Corona(e gli altri) Virus: anatomia di particelle innocue e di contagi reali
Non si sa bene come, ma è arrivato questo super virus Corona che sta facendo non pochi danni e tutti ne parlano da più punti di vista, insomma un ottimo strumento di distrazione che durerà finché vorranno, basterà tenere accesi i riflettori e lui vivrà e spaventerà in ogni dove.
Tutti parlano di questo mostro chimerico che contiene innesti presi addirittura dal famigerato virus Hiv, nonostante quest’ultimo non sia mai stato isolato(scoperto), ma tant’è, così ci dicono come potremmo dubitarne noi?

E’ quasi certo, solo per l’informazione alternativa ovviamente, che la bestia sia stata scatenata di proposito e per molti più propositi di quanti ne potremmo individuare che vanno dalla guerra commerciale alla Cina all’avvio di una pandemia globale che possa consentire ai governi di limitare le libertà personali degli schiavi ed imporre cure più dannose di qualsiasi malattia.

Visto che “tutti” dicono la loro su questa creatura mitologica allora vorrei anch’io dire qualcosa in più sull’argomento prima che diventi reato esprimere un’opinione anche su questi argomenti.
Dopo diverso tempo torno a trattare la materia dei virus, particelle(non microorganismi) microscopiche che causano danni inimmaginabili in tutto il mondo pur non avendo alcuna caratteristica di un essere vivente, infatti, come già rappresentato innumerevoli volte, essi non vivono[1] e non si capisce come siano in grado di fare tutti questi danni e causare tutte queste malattie, quindi ora cercherò di spiegare come questi residuati mitocondriali/proteici cellulari causino tutti questi problemi pur essendo inermi, morti.

Come sempre è necessaria una premessa fondamentale, bisogna essere consapevoli che noi poveri mortali, medici compresi, non sappiamo niente di niente e in fatto di salute e malattia ancora meno, le cose a cui abbiamo accesso sia nelle università di medicina(non di salute, la salute è altra cosa) che altrove sono solo informazioni riguardo a farmaci, ai vaccini, alle malattie, incertezze e paure senza limiti, o mi sbaglio?
La medicina è un mezzo, la salute è un fine,
ci sono milioni di esperti(laureati) ad usare il “mezzo”
ai quali è stato nascosto come raggiungere il “fine”
Coscienti di ciò possiamo iniziare un percorso nei meandri del nostro essere, della sua malattia e della sua salute che si discosterà di molto dai soliti discorsi e dalle solite conoscenze quindi per chi non è avvezzo alle mie esternazioni è meglio allacciare le cinture o chiuderla qui.

La malattia dell’uomo non è, dico non è, causata da agenti esterni siano essi virus, batteri, cibo o altro no, la malattia è avviata dall’interno attivata dalla percezione(negativa) biologica(non psicologica) dell’individuo, percezione che nel 90% dei casi è completamente inconscia e quindi al di fuori della volontà del soggetto.
Quindi anche se appare assurdo, con il consueto paradigma di conoscenze odierno, l’introduzione nel corpo di virus, batteri, cibo insano o altro non genera malattia, eccezioni ed eccessi a parte, qualora l’individuo(inconscio) non abbia la percezione del pericolo di quanto ingerito o iniettato, pertanto ciò che entra in svariati modi viene espulso senza che vi sia alcuna reazione(malattia).

Questa notizia da una parte ci mette al sicuro da molti pericoli ma dall’altra ci espone ad altri “pericoli” anche inesistenti di cui però ne abbiamo(o ci inculcano) una percezione biologica negativa/pericolosa.

Capita dunque che situazioni di estremo disagio e di minacce vissute dalle persone le inducano a sentirsi al pericolo anche se il pericolo non è reale ma solo paventato o inventato di sana pianta, in dette circostanze l’organismo umano attiva dei processi di sopravvivenza automatici che gli consentono di superare il pericolo percepito(non sempre reale); di conseguenza ci si può ammalare solo per paura[2]. 

Ora bisognerebbe chiederci qual è lo strumento che più diffonde la paura ai giorni nostri?
Avete già pensato a quanta paura viene instillata giornalmente nelle nostre menti dai TG e dalla televisione in genere?
Già; la televisione in questo senso è uno strumento di condizionamento percettivo e quindi di “contagio” di qualsivoglia patologia.
Strano, impossibile? L’avevo detto prima che noi poveri mortali non dobbiamo sapere nulla di nulla e sulla nostra salute ancor meno, quindi…
Il panico rimane il primo fattore di malattia oltre che l’unica fonte di contagio(fonte)
Se ne deduce quindi che quello che noi intendiamo come infezione, contagio, diffusione della malattia in realtà ha tutt’altra natura rispetto a quella che ci viene propinato da secoli dagli stessi untori della “peste”; la diffusione della malattia, sia essa reale o solo immaginata, è possibile solo attraverso la percezione(inconscia) dell’individuo che trovandosi in uno stato di paura/pericolo(anche inconscio) diffuso o incerto attiva le difese del corpo che sfociano nella malattia, la quale a sua volta è ben diversa da quello che ci dicono, ma non ho voglia di prolungarmi oltre, sono cose di cui ho già parlato a sufficienza.

Tornando a monte ai diabolici virus c’è quindi da non dimenticare mai la loro vera natura di residui cellulari prodotti dal corpo stesso in ogni momento ed in particolar modo nel corso di un processo biologico di ripristino definito dalla medicina ufficiale malattia, ne deriva pertanto che essi non generano malattia, soprattutto perché endogeni e quindi la loro presenza è il segnale che la malattia è in atto, non causata da loro i quali ne costituiscono solo una conseguenza.

lunedì 29 luglio 2019

Condizionamenti, paure, tristezza e malattie

Condizionamenti, paure, tristezza e malattie
Per raggiungere una totale libertà bisogna curare lo spirito e la sfera emotiva.

Perché molti pazienti fanno tutto ciò che è necessario eppure non migliorano? Come mai i malati terminali appaiono sereni, quasi che l’imminenza della morte insegnasse loro a vivere per la prima volta? Il dolore segnala il punto di partenza sul cammino della guarigione.

L’importante è trovare il coraggio di guardarsi dentro per abbattere i vecchi condizionamenti dettati dai cinque sensi e dalle nostre credenze culturali, convinzioni etiche e/o religiose che ci costringono a indossare un abito che spesso non ci appartiene.

Occorre dunque guardare con nuove prospettive il nostro universo interiore per modificare radicalmente il mondo esterno, la realtà materiale in cui abbiamo scelto di vivere.
Capire che il condizionamento e la paura non sono vicoli ciechi ma… scelte. A volte persino il dolore o la tristezza diventano una scelta preferibile pur di non affrontare cambiamenti radicali che fanno paura, che si credono dannosi o sconvolgenti di un finto equilibrio che, alla fine dei conti, manco ci soddisfa.
Vi invito a scoprire l’enorme potere della conoscenza interiore.

La vita di coppia, le relazioni affettive, familiari, sociali e lavorative, i problemi economici, la frustrazione, il sentirsi tradito dagli altri… sono solo lo specchio del nostro modo di interpretare il mondo così come i nostri timori e condizionamenti ce lo hanno strutturato.
Non esistono fortuna e sfortuna, tantomeno la casualità: ogni cosa nella vita segue una disegno che costruiamo proprio con le nostre mani, con la nostra Mente.
La conoscenza interiore aiuta a capire questo meccanismo per diventarne finalmente padrone.

Il mondo in cui viviamo è solo l’immagine impressa nella nostra mente di quello che noi crediamo sia il mondo stesso, così come le esperienze vissute sono la conferma di ciò che pensiamo realmente su noi stessi. Un’immagine condizionata dove la conflittualità ed il dolore ci indicano cosa dobbiamo cambiare in noi.

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lunedì 24 giugno 2019

L’educazione deviata del dare del “lei”


L’educazione deviata del dare del “lei”
Dare del “lei” è il segno più presente e pressante di un’”educazione” inculcataci a forza da questa insana civiltà.
Ce lo dicono continuamente e spesso ce lo impongono di rivolgerci con il “lei” alle altre persone quando esse non sono conosciute, quando rivestono cariche pubbliche o comunque importanti (dirigenti, manager ecc,) ecc. quindi ci siamo convinti nel tempo che questa comunicazione sia la più idonea, la più efficace a relazionarci o ad ottenere i risultati perseguiti.

In realtà la comunicazione del “lei” è una comunicazione di “separazione”, divide gli interlocutori e li pone su piani differenti, tale forma di colloquio riduce drasticamente ogni forma di empatia e comprensione; non consentendo di cogliere il vero senso del messaggio dell’altro genera a livello inconscio frustrazioni, distacchi e non garantisce di certo i migliori risultati.

Il voluto distacco(dividi et impera) introdotto col “lei” si arricchisce poi di ulteriori fardelli emotivi, comportamentali e relazionali quando gli interlocutori scoprono(o sanno) i rispettivi ruoli sociali quindi le gerarchie-importanze degli stessi;
l’interlocutore che si ritiene, anche a torto, più “elevato”, importante o intelligente a livello inconsapevole aggiunge una sottile vena di arroganza – autorità, al contrario chi si percepisce “inferiore” o di nessun ruolo sociale di rilievo ci mette, suo malgrado(inconsapevolmente), una “punta” di reverenza-sudditanza.
Se poi i due si percepiscono entrambi “più importanti” accade che la comunicazione diventa caotica, infruttuosa e scarsamente comprensibile, molto meglio se essi si percepiscono “inferiori” in detta circostanza infatti si ammirano a vicenda e la comunicazione sarà ben più proficua.
Il “lei” infatti viene usato quando non si vuole rimanere troppo invischiati in un argomento(ad es. vedasi le comunicazioni sui social), ad una persona o una situazione anche se si tratta di relazioni tra “simili”.

Si tratta di comportamenti usuali installati ormai da tempo immemore nella nostra mente attinenti al programma(mentale) “cultura”. Sarebbe bello decidere di riprogrammarsi secondo le proprie volontà o esigenze, per aumentare l’empatia, per rendere la comunicazione efficace e comprensibile oltre che creare sincere e quindi durature amicizie usando i fatidico “tu”(ed io), una forma di comunicazione diretta e nient’affatto offensiva che dev’essere “sentita” dagli interlocutori che si interfacceranno sullo stesso “piano”, com’è in effetti in natura, ma le credenze si sa sono dure a morire!

E’ da millenni ormai che inculcano alle masse il “mantra” che dare del “tu” ha una connotazione negativa, che costituisce elemento di una comunicazione volgare, non efficace e troppo invasiva(o socializzante?) e noi ci abbiamo creduto in pieno.

Invero dare del “tu” significa invece porsi sullo stesso piano dell’interlocutore, dare se stessi all’altro poiché si riconosce l’altro come parte di sé o comunque di pari dignità, importanza, intelligenza, umanità… come dice un vecchio detto maya “in lak ech” (io sono un altro te)!
La comunicazione del “tu” tuttavia non è affatto facile, di questi tempi poi e quasi sempre fraintesa anche se attuata nel migliore dei modi, essa infatti richiede la massima semplicità, praticità di dialogo e soprattutto sincerità e profondo rispetto(assertività); anche se un solo elemento non è attuato la comunicazione viene percepita come invadente e irriverente.
Sarebbe bello vivere in una cultura del tu, del rispetto, della vera uguaglianza, ma l’umanità dopo “eoni” di programmazioni non è ancora capace di fare il salto verso se stessa, verso l’unione!
A volte tuttavia è utile usare del lei per avvicinare persone che altrimenti si allontanerebbero inesorabilmente in virtù di quella concezione educativa che chiamano civiltà, in detti casi il “lei” serve per avvicinare, farsi dare fiducia e poi con dolcezza e serenità passare al “tu”, una tecnica ben nota in PNL(programmazione neuro linguistica).
Marcello Salas

giovedì 20 giugno 2019

Gli anni che non hai e come non invecchiare mai

Gli anni che credi di avere, ma non hai e come non invecchiare mai
Mi dispiace dover ribadire alcuni concetti che alla fine riconducono sempre alla solita e nitida consapevolezza che ci hanno mentito su tutto e che quanto più essi vanno nelle nostre profondità più male ci fanno poiché l’integrazione di una nuova concezione di se stessi e della vita richiede adattamento, quindi sofferenza, tuttavia ogni cosa ottenuta col “sudore” ha un valore notevole, inaspettato a volte inestimabile.

Oggi mi lancio in alcune considerazioni forse un po’ pindariche sul tempo che misuriamo e sulla nostra presunta età.
Il nostro calendario, quello gregoriano, è stato inventato molti secoli fa dai signori della chiesa, il suo scopo di misurare ogni attimo della vita dei fedeli in realtà mascherava(e maschera) ben altre intenzioni, in particolare la suddivisione ed il continuo contare di determinati periodi di vita costituiva una sorta di scissione della correlazione uomo-cicli della natura che è sempre esistita poi sostituita dallo scandire incessante, inesorabile di questi piccoli-grandi periodi (ore, minuti, secondi, mesi, anni) innaturali ed imposti e sui quali sono state poi implementate tutte le attività dell’uomo, in particolare il lavoro.

Una volta suddivisa la vita dell’uomo in molte piccole parti avvenne il pagamento in varie modalità del tempo di lavoro per parti della giornata(ore) e quindi l’acquisto del tempo di vita degli individui che pian piano a causa del denaro hanno dovuto cederne sempre di più ai padroni(società e datori di lavoro) per poter far fronte alle sempre crescenti necessità via via più superflue introdotte dalla “civiltà” sino ai giorni nostri ove il superfluo ha acquisito più valore della vita stessa.

Nacque così il detto “il tempo è denaro” in quanto più tempo si lavorava più denaro si accumulava, in realtà il tempo è e sempre sarà solo la nostra vita e chi paga per il nostro lavoro di fatto compra la nostra vita, potrebbe sembrare assurdo, ma qualcuno che si alza la mattina col buio per andare a lavorare e torna a casa col buio solo per mangiare e dormire percepisce nel profondo questo concetto.

Il conteggio temporale introdotto quindi servì per sottomettere ancora di più l’uomo comune, l’eterno schiavo a sua insaputa, che ora addirittura chiedeva di lavorare di più per avere di più, sostituendo l’essere, la sua vita, con l’avere materiale su cui le società si sono sempre più focalizzate.

Questo tempo in cui stiamo vivendo è un tempo innaturale, irreale, immaginato, anzi deciso a tavolino e che oltre a rendere una merce la nostra stessa vita ha creato ben altri risvolti che cercherò di spiegare.
Abbiamo vissuto per migliaia di anni in un tempo artificiale, diviso a tavolino in 24 h, di 60 min. di 60 sec, cicli che non appartengono al tempo naturale e viviamo da millenni in questo tempo artificiale in cui ci siamo convinti che il tempo è denaro.(fonte)
Il continuo ticchettare del tempo scandito da velocissimi secondi, rapidi minuti e brevi ore condito dagli innumerevoli impegni e problemi(distrazioni) che la civilissima società moderna ci riserva non consente all’individuo di percepire se stesso, ancor meno il suo collegamento con la madre terra e con la natura tutta e questo, benché non consapevole, determina uno stato di malessere causato da un deperimento energetico-spirituale che mantiene lo schiavo(meglio chiamarlo col suo vero nome) lontano da ogni libero ragionamento-sentimento-percezione; tutto nella sua vita è abilmente pilotato, ma gli viene fatto credere di esserne lui l’artefice.

Tuttavia non è solo questo, lo scandire continuo degli anni costituisce anch’esso un grosso limite nell’individuo che da tempi immemori oramai sa che dopo un certo numero di anni deve morire… la paura per eccellenza!

L’essere umano da bambino non vede l’ora di diventare grande, di accumulare gli anni per essere sempre di più accettato(in un gruppo o nella società), dopo un po’ stranamente sente dentro di sé che quell’importanza va a scemare anno dopo anno e già verso i 20-30 anni sente che tutta quella fretta di arrivare non c’è più, tuttavia gli anni gli continuano a scorrere sempre più velocemente a causa di un incremento costante di impegni che è da esaurimento… col tempo si perde la concezione del tempo, anzi dell’attimo, perché lo stato di fretta indotto impedisce ogni percezione di sè quindi del proprio respiro che scandisce il tempo-ciclo naturale minimo di vita nell’uomo.
L’incessante “ticchettio” del tempo artificiale che fa oramai parte dell’inconscio individuale e collettivo, interrompe il continuum percettivo dell’essenza di noi stessi, allontanandoci inesorabilmente dall’unica cosa che conta veramente: questo momento, qui, ora.
Gli anni che si compiono, uno dietro all’altro, inesorabili, inevitabili, scavano un “solco” profondo nel nostro inconscio che adegua l’intero organismo agli anni che ritiene di avere, quindi difficilmente troveremo 70enni gioviali come 30enni, né troveremo 30enni saggi come 70enni, ognuno si lega al suo tempo di vita quasi come fosse un dogma perchè così viene sottilmente imposto dalla società civile.
Il tempo non controllato e misurato è un tesoro…(fonte)
Non per ultimo la giovinezza non è una questione attinente al corpo essa è indissolubilmente legata alla vitalità e alla spensieratezza della mente oggi invece  un 70enne non sarà giovanile come vorrebbe o come si sente poiché il programma mentale e biologico dell’età ha influito così tanto su di lui da farlo ritrovare in un corpo non proprio “fresco” e quell’età data per inconfutabile viene usata, suo malgrado, per rallentare, per giustificare le proprie incapacità che da una parte sono state indotte negli anni dal distruttivo sistema in cui ha vissuto, ma dall’altra costituiscono la mancanza di volontà dell’individuo.

Gli anni che dicono-diciamo di avere ci rendono vecchi, solo quelli, se non esistessero, come in effetti è, la vecchiaia non esisterebbe e con buona probabilità non esisterebbe nemmeno la morte perché si capirebbe nel profondo il ciclo vita-morte per quello che è ma come si può immaginare questo non va bene agli oppressori dell’umanità.

Se si vive la propria vita senza contare gli anni ci si trova nella condizione di non considerare neanche lontanamente le convenzioni di età definite gioventù, maturità e vecchiaia, non ci si sente né giovane ne adulto né tantomeno vecchio, semplicemente si percepisce se stessi per ciò che si è dentro, la componente più importante che di riflesso donerà un corpo correlato al proprio sentire…si vive con presenza i propri giorni usando all’occorrenza il tempo artificiale solo per interfacciarsi con una società fondata sul medesimo.
Non contare i tuoi anni, vivi i tuoi giorni(fonte)
In definitiva l'età, quella intesa da questa illustre società, non esiste in natura, si tratta di artifizi creati ad hoc in tempi molto remoti dalla nostra beneamata chiesa per scopi tutt'altro che benefici; il tempo che oggi si conta ha la funzione di desincronizzare l'essere dai cicli naturali e fargli vivere un tempo artificiale che non esiste e lo avvilisce.
In natura non esistono gli anni, i mesi, le ore, i minuti, sono invenzioni-convenzioni per suddividere la vita degli schiavi e comprarla attraverso il lavoro(le ore di lavoro) e con ciò il sistema diventa proprietario della vita degli individui, ma non solo.
L'età è un programma mentale arcaico difficile da scardinare ma una volta disinstallato tutto acquisisce un altro senso, il tempo, l'attimo, vengono vissuti in maniera totalizzante.

mercoledì 20 marzo 2019

L'operazione “Greta”

Un’interessante lezione su come opera la propaganda
Testo di Francesco Neri
Come opera la propaganda. «L'operazione Greta, chi si occupa di comunicazione lo sa, ha bisogno di un apparato ingente. Tecnici, cameramen, regia, esperti, tanti soldi, 950 giornalisti, 110 TV, entrature, copertura quotidiana su tutti i TG del pianeta, Davos, Parlamento Europeo, ONU. E ora il Nobel.
Un’operazione così potente ha bisogno di mezzi ingenti e di essere orchestrata ai massimi livelli. Per ora sono in possesso di tali mezzi solo coloro che dell'inquinamento planetario, di terra, mare, città e aria, sono gli autori. Tutto qui.

I potenti, perché questa è roba loro, pongono il problema. Si chiama Shock economy. A breve porranno la soluzione. La loro soluzione. Poi quando leggo "anche a Davos la piccola Greta zittisce i potenti", se penso che ci sia al mondo anche solo una persona in grado di credere che i potenti invitino una ragazzina per farsi zittire, allora perdo le speranze. Sono quegli stessi potenti che stanno uccidendo 400 bambini al giorno in Yemen, e 22mila al mondo - da sempre - di fame.
 
Gli stessi che hanno ucciso Sankara e altri ventidue capi africani. E poi Mattei, Moro, Kennedy, Gheddafi, Saddam Hussein. Gli stessi che hanno fatto 228 anni di guerra su 260 di esistenza e 110 colpi di stato. Quelli che spendono per ogni bambino che muore di fame 60mila dollari al giorno in armi, invece di 60 centesimi per salvarlo. Quei potenti che in 26 posseggono più dei 3,7 miliardi più poveri. Costoro, hanno visto Greta, e hanno tremato. Morto Osama Bin Laden, sparito ISIS, ora c'è Greta. Al di là dei dati meramente ambientali, questa è stata una poderosa prova di forza mediatica.  Essere stupidi è un diritto, ma questo è un abuso».
P.S. Non è un post contro Greta (come potrebbe?) né, tanto meno, contro il problema dell'inquinamento. Qua si parla di propaganda, di narrazione e dell'uso strumentale dei giovani

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sabato 9 marzo 2019

L’inganno della speranza e del pensiero positivo

L’inganno della speranza e del pensiero positivo

Colgo l’occasione della ripubblicazione del post che segue per esprimere il mio personale punto di vista sulla speranza e sul pensiero positivo, su cui ho già avuto modo di esprimermi in diversi altri contesti(commenti sui social); oramai sappiamo bene che molti “strumenti” a portata del popolo, se non tutti, hanno dei punti oscuri che non è facile individuare per come siamo abituati a pensare(?) quindi oggi è più che mai doveroso porsi in maniera critica verso ogni azione e pensiero umano quasi sempre artati e pilotati per i soliti fini di controllo e oppressione.

Per quanto concerne il sentimento della speranza esso è per me uno "status" deleterio dell’individuo che lo porta a delegare (l'azione) non tanto agli altri ma al fato, al destino, per una sua condizione futura mettendolo di fatto in attesa che ciò avvenga, frenando quindi ogni sua attività.
La speranza, uno strumento subdolo che non fatico a immaginare chi l’ha introdotta, serve ad inibire ogni azione dell’individuo e a farlo sentire impotente di fronte agli accadimenti, ma lo fa con “garbo” tanto il bene farà la sua parte, insomma è come se per le cose più importanti della nostra vita ci affidassimo alla fortuna.
Se non ci fosse la speranza nella nostra vita cosa faremmo? Forse semplicemente saremmo sempre attivi sul fronte delle nostre aspirazioni? Io dico che sarebbe proprio così!

Avviene un po’ allo stesso modo con l’indiscriminato pensiero positivo, punto cardine del movimento new age, col quale se si “seminano” ininterrottamente benefiche intenzioni tutto andrà bene, senza formare il cittadino, il fedele, ad un'azione consapevole e commisurata alla circostanza.
In realtà non è necessario alcun pensiero positivo, basta essere presenti a se stessi e sentire la vita, essa è già positiva e non c’è nulla da forzare. Vivere pienamente la vita tuttavia non significa pensare solo e sempre positivo in ogni circostanza poiché questo, come avviene per la speranza, inibisce ogni tipo di azione, tanto poi ci penseranno le vibrazioni positive(fato - destino).
Si comprende quindi quanto oggi sia davvero essenziale capire i limiti/inganni di certi modelli di pensiero-sentimento(programmi), perché se sono alla portata di tutti significa che non arrecano alcun danno al potere precostituito e a volte risultano dannosi alla persona che ad essi si affida. 

Non fatevi ingannare dal pensiero positivo acritico, puntate su un’intenzione dettata dalla logica delle circostanze. Non inibite le vostre azioni con la speranza che qualcosa accada, adottate invece un comportamento(azione) attivo derivante da un ponderato pensiero .
Affidate voi e il vostro futuro a ciò che fate in ogni singolo momento della vostra vita purché dettato da spirito critico perché il pensiero è sempre importante ma per avere efficacia deve essere commisurato alla realtà e sostenuto da un comportamento consequenziale. 
Marcello Salas
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La forza del pensiero positivo è una cagata pazzesca

Pensare positivo è il primo step della resa. Vivere positivo è la prima fase della discesa nel mondo illusorio, o come direbbe Dante: nel mondo degli inferi. Credere nella forza del pensiero positivo significa scappare dalla verità.

Analogia tra la speranza e la forza del pensiero positivo

Non sei felice e trovi un modo per esserlo? Potresti affidarti al concetto del pensiero positivo per poter cambiare la tua vita in meglio. Potrebbe sembrare un buon comportamento da adottare. Cosa mai ci può essere di malvagio? Io invece ti dico che è una mancata sincerità nei confronti del mondo e di te stesso.
Se ti costringi a vivere positivo significa che ti sei arreso, perché il tutto si traduce nel pensare che la vita sia una lotta da vincere, la tua tragedia da superare. La vita è difficile e quindi devo reagire pensando positivo. Pensa positivo, ti dicono alcuni, e spera in un futuro migliore. Ecco vedi, sperare e la forza del pensiero positivo affiorano da una natura pessimista. Sperare e pensare positivo sono atteggiamenti molto simili e dirigono il cammino nella medesima direzione.
Questi due sentieri quasi identici fanno giungere l’uomo alla porta dell’inferno, che io chiamo resa e passività. Attenzione però, esistono due tipologie di resa. Arrendersi alla verità e alla vita vera o arrendersi alla sofferenza e alla mancanza di energia. Qua dovrei aprire un altro capitolo, ma per il momento mi fermo qua.
Sperare rende passivi, perché lo stesso atto del sperare recide l’azione come rimedio alle angosce della vita moderna. E io che posso fare se il mondo va così? Nulla, posso solo sperare in un futuro più roseo. Molti però si sono accorti che mentre si aspira e si spera in un avvenire migliore la vita scorre via velocemente. Solitamente sono sempre le persone anziane, al culmine della loro esistenza, a godere di simili riflessioni. Forse dovremmo accorgercene un po’ prima di essere ad un passo dalla morte, non credi?
Affidarsi alla forza del pensiero positivo non è una questione diversa. Il mondo fa schifo, la mia vita è perennemente costellata di problemi, quindi mi hanno insegnato che l’unica cosa da fare è pensare positivo. Fatto sta che in ogni caso, che io veda il positivo o che io speri in meglio, non faccio nulla per avvicinarmi a una vita degna di essere vissuta. Credere in questa forza può sembrare una reazione ma è una forma di resa poco più velata.

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