sabato 29 giugno 2019

Metastasi e Tumori: cosa c'è da sapere?

Parliamo di Metastasi e di Tumori?

La parola «metastasi» deriva dal greco «metastasis» che significa «cambiamento di luogo».
Secondo la medicina classica, le metastasi sono focolai secondari generati dal tumore originario, e una metastasi può formarsi nelle ossa a partire da un tumore al seno oppure nei polmoni a partire da un tumore al colon.
Sostiene anche che possono diffondersi da un punto all’altro dell’organismo attraverso cellule trasportate dalla circolazione sanguigna, linfatica o attraverso una cavità naturale del corpo, come tra le pareti esterne e interne della membrana peritoneale che riveste l’addome. Si potrebbero nutrire dubbi su queste convinzioni, visto che sono fondate su ipotesi.
Affinché delle cellule cancerose possano raggiungere zone lontane dal focolaio tumorale non hanno altra scelta che prendere la via arteriosa dato che, nel sistema venoso e linfatico, il sangue e la linfa scorrono dalla periferia verso il centro, cioè verso il cuore.
Ora, molteplici esperimenti fatti sia con animali sia con uomini per trovare cellule cancerose nel sangue arterioso non hanno mai avuto successo.
Inoltre, è estremamente raro osservare un cancro secondario in un animale.
Ancora più interessante è constatare che quasi tutti gli organi possono essere colpiti da tumori primari, mentre quelli secondari (per metastasi) colpiscono principalmente organi come le ossa, i polmoni, il fegato e il cervello.
Si sente sovente parlare di donne con un tumore al seno che sono state in seguito colpite da un cancro alle ossa, ai polmoni o al fegato e infine al cervello.
Ma è molto raro che si produca il contrario, ovvero che un cancro ai polmoni evolva in cancro al seno.

Lo stesso per gli uomini: raramente si vedrà un uomo avere un cancro ai polmoni per poi svilupparne uno ai testicoli, mentre il contrario, ovvero un tumore ai testicoli come tumore primario seguito da un tumore ai polmoni come secondario, è molto frequente.
La medicina allopatica (classica) postula anche che i tumori benigni non generano metastasi.
Prendiamo il caso di una donna che ha appena consultato il medico per un piccolo nodulo che ha notato nel seno.
Che succederà se lui le dice: «Ho una buona notizia per lei, non è che un lipoma, un piccolo tumore benigno»?
La donna avrà paura di morire o si sentirà sollevata?
Se, al contrario, il medico le dice: «Ho una triste notizia da darle, ha un tumore al seno», l’annuncio la solleverà o aumenterà lo stress che già c’era?
Potrà forse causare uno shock, un nuovo grave stress?

Se, in più, la donna chiede al medico: «Potrei morirne?» e lui, volendo essere sincero, le risponde: «È purtroppo il tumore con la maggiore mortalità nelle donne, ed è per questo che si deve intervenire rapidamente», questa risposta potrebbe generare la paura di morire e dar luogo a noduli sui polmoni?

“Vediamo Tumore ai polmoni alla voce Polmoni. :
POLMONI: organo principale dell’apparato respiratorio, forniscono l’ossigeno a tutto il corpo ed eliminano l’anidride carbonica dal sangue. I polmoni rappresentano la vita, il bisogno di spazio e di libertà. Malattie come la polmonite, la broncopolmonite, il pneumotorace acuto sono molto spesso collegate a un profondo scoraggiamento per cui non si ha più voglia di vivere. Vedi le voci corrispondenti.
 Tumore ai polmoni: ci sono vari tipi di tumore ai polmoni, i più comuni sono il carcinoma e l’adenocarcinoma. Sono per lo più in relazione a una paura ossessiva di morire.
 Macchie sui polmoni e tumore secondario ai polmoni: questo tumore, che sopravviene dopo un tumore primario, è spesso chiamato tumore metastatico al polmone ed è legato alla paura ossessiva di morire. La paura mantiene la persona malata in simpaticotonia, ovvero sotto l’azione del sistema nervoso simpatico, che è biologicamente programmato per mantenere in stato di veglia e di combattività. Esso accelera il nostro ritmo cardiaco e respiratorio per preparare il corpo ad agire o a reagire in caso di pericolo. Mantenendo il sistema nervoso in attività, il ritmo cardiaco aumenta, il sangue circola troppo rapidamente e non ha il tempo per caricarsi in modo sufficiente dell’ossigeno di cui i tessuti dell’organismo hanno bisogno.
Per sopravvivere il cervello utilizza una soluzione biologica che consiste nella produzione di cellule speciali, ovvero alveoli polmonari, che hanno la capacità di assorbire una maggiore quantità di ossigeno di quelli normali, compensando così la carenza di ossigenazione dovuta all’aumento del ritmo cardiaco.
Nella radiografia dei polmoni, dato che questi ammassi di cellule contengono più ossigeno di quelle normali, appariranno come macchie bianche.
È quello a cui ci si riferisce quando si parla di «macchie bianche sui polmoni», che terrorizzano tanti pazienti.
È ciò che è accaduto al mio patrigno. Durante il ricovero in ospedale per l’ablazione della prostata, gli fu fatta una radiografia. Quando il medico gli disse che aveva delle macchie ai polmoni, pensò di avere un cancro.
L’angoscia si impadronì di lui, il sistema simpatico accrebbe il suo lavoro. Gli ammassi di cellule speciali aumentarono formando tumori polmonari.
Non ci fu il tempo di operarlo.
Il mio patrigno si arrese e si lasciò morire.
Questo risale a ventisei anni fa.
A quell’epoca non avevo queste conoscenze, anche se lavoravo in ambito medico.
Non possiamo fare niente per coloro che se ne sono andati, ma possiamo fare qualcosa per quelli che restano, a condizione di avere il coraggio di uscire dalle strade già battute.
Quindi:
Ho avuto molta paura di morire?
Ho avuto paura che questo primo tumore si estendesse?
È possibile che una donna colpita da un tumore al seno, che ne ha subito l’ablazione così come la perdita di capelli, si senta svalutata e possa pensare: «Ora come potrà desiderarmi un uomo, priva di un seno e senza capelli?»
E che questo sentimento di svalutazione abbia una ripercussione sulle ossa, in particolare quelle del bacino (osso sacro) che corrisponde alla zona sacrale, luogo dei rapporti sessuali?

Vedere Tumore alle ossa alla voce Ossatura.

lunedì 24 giugno 2019

L’educazione deviata del dare del “lei”


L’educazione deviata del dare del “lei”
Dare del “lei” è il segno più presente e pressante di un’”educazione” inculcataci a forza da questa insana civiltà.
Ce lo dicono continuamente e spesso ce lo impongono di rivolgerci con il “lei” alle altre persone quando esse non sono conosciute, quando rivestono cariche pubbliche o comunque importanti (dirigenti, manager ecc,) ecc. quindi ci siamo convinti nel tempo che questa comunicazione sia la più idonea, la più efficace a relazionarci o ad ottenere i risultati perseguiti.

In realtà la comunicazione del “lei” è una comunicazione di “separazione”, divide gli interlocutori e li pone su piani differenti, tale forma di colloquio riduce drasticamente ogni forma di empatia e comprensione; non consentendo di cogliere il vero senso del messaggio dell’altro genera a livello inconscio frustrazioni, distacchi e non garantisce di certo i migliori risultati.

Il voluto distacco(dividi et impera) introdotto col “lei” si arricchisce poi di ulteriori fardelli emotivi, comportamentali e relazionali quando gli interlocutori scoprono(o sanno) i rispettivi ruoli sociali quindi le gerarchie-importanze degli stessi;
l’interlocutore che si ritiene, anche a torto, più “elevato”, importante o intelligente a livello inconsapevole aggiunge una sottile vena di arroganza – autorità, al contrario chi si percepisce “inferiore” o di nessun ruolo sociale di rilievo ci mette, suo malgrado(inconsapevolmente), una “punta” di reverenza-sudditanza.
Se poi i due si percepiscono entrambi “più importanti” accade che la comunicazione diventa caotica, infruttuosa e scarsamente comprensibile, molto meglio se essi si percepiscono “inferiori” in detta circostanza infatti si ammirano a vicenda e la comunicazione sarà ben più proficua.
Il “lei” infatti viene usato quando non si vuole rimanere troppo invischiati in un argomento(ad es. vedasi le comunicazioni sui social), ad una persona o una situazione anche se si tratta di relazioni tra “simili”.

Si tratta di comportamenti usuali installati ormai da tempo immemore nella nostra mente attinenti al programma(mentale) “cultura”. Sarebbe bello decidere di riprogrammarsi secondo le proprie volontà o esigenze, per aumentare l’empatia, per rendere la comunicazione efficace e comprensibile oltre che creare sincere e quindi durature amicizie usando i fatidico “tu”(ed io), una forma di comunicazione diretta e nient’affatto offensiva che dev’essere “sentita” dagli interlocutori che si interfacceranno sullo stesso “piano”, com’è in effetti in natura, ma le credenze si sa sono dure a morire!

E’ da millenni ormai che inculcano alle masse il “mantra” che dare del “tu” ha una connotazione negativa, che costituisce elemento di una comunicazione volgare, non efficace e troppo invasiva(o socializzante?) e noi ci abbiamo creduto in pieno.

Invero dare del “tu” significa invece porsi sullo stesso piano dell’interlocutore, dare se stessi all’altro poiché si riconosce l’altro come parte di sé o comunque di pari dignità, importanza, intelligenza, umanità… come dice un vecchio detto maya “in lak ech” (io sono un altro te)!
La comunicazione del “tu” tuttavia non è affatto facile, di questi tempi poi e quasi sempre fraintesa anche se attuata nel migliore dei modi, essa infatti richiede la massima semplicità, praticità di dialogo e soprattutto sincerità e profondo rispetto(assertività); anche se un solo elemento non è attuato la comunicazione viene percepita come invadente e irriverente.
Sarebbe bello vivere in una cultura del tu, del rispetto, della vera uguaglianza, ma l’umanità dopo “eoni” di programmazioni non è ancora capace di fare il salto verso se stessa, verso l’unione!
A volte tuttavia è utile usare del lei per avvicinare persone che altrimenti si allontanerebbero inesorabilmente in virtù di quella concezione educativa che chiamano civiltà, in detti casi il “lei” serve per avvicinare, farsi dare fiducia e poi con dolcezza e serenità passare al “tu”, una tecnica ben nota in PNL(programmazione neuro linguistica).
Marcello Salas

giovedì 20 giugno 2019

Gli anni che non hai e come non invecchiare mai

Gli anni che credi di avere, ma non hai e come non invecchiare mai
Mi dispiace dover ribadire alcuni concetti che alla fine riconducono sempre alla solita e nitida consapevolezza che ci hanno mentito su tutto e che quanto più essi vanno nelle nostre profondità più male ci fanno poiché l’integrazione di una nuova concezione di se stessi e della vita richiede adattamento, quindi sofferenza, tuttavia ogni cosa ottenuta col “sudore” ha un valore notevole, inaspettato a volte inestimabile.

Oggi mi lancio in alcune considerazioni forse un po’ pindariche sul tempo che misuriamo e sulla nostra presunta età.
Il nostro calendario, quello gregoriano, è stato inventato molti secoli fa dai signori della chiesa, il suo scopo di misurare ogni attimo della vita dei fedeli in realtà mascherava(e maschera) ben altre intenzioni, in particolare la suddivisione ed il continuo contare di determinati periodi di vita costituiva una sorta di scissione della correlazione uomo-cicli della natura che è sempre esistita poi sostituita dallo scandire incessante, inesorabile di questi piccoli-grandi periodi (ore, minuti, secondi, mesi, anni) innaturali ed imposti e sui quali sono state poi implementate tutte le attività dell’uomo, in particolare il lavoro.

Una volta suddivisa la vita dell’uomo in molte piccole parti avvenne il pagamento in varie modalità del tempo di lavoro per parti della giornata(ore) e quindi l’acquisto del tempo di vita degli individui che pian piano a causa del denaro hanno dovuto cederne sempre di più ai padroni(società e datori di lavoro) per poter far fronte alle sempre crescenti necessità via via più superflue introdotte dalla “civiltà” sino ai giorni nostri ove il superfluo ha acquisito più valore della vita stessa.

Nacque così il detto “il tempo è denaro” in quanto più tempo si lavorava più denaro si accumulava, in realtà il tempo è e sempre sarà solo la nostra vita e chi paga per il nostro lavoro di fatto compra la nostra vita, potrebbe sembrare assurdo, ma qualcuno che si alza la mattina col buio per andare a lavorare e torna a casa col buio solo per mangiare e dormire percepisce nel profondo questo concetto.

Il conteggio temporale introdotto quindi servì per sottomettere ancora di più l’uomo comune, l’eterno schiavo a sua insaputa, che ora addirittura chiedeva di lavorare di più per avere di più, sostituendo l’essere, la sua vita, con l’avere materiale su cui le società si sono sempre più focalizzate.

Questo tempo in cui stiamo vivendo è un tempo innaturale, irreale, immaginato, anzi deciso a tavolino e che oltre a rendere una merce la nostra stessa vita ha creato ben altri risvolti che cercherò di spiegare.
Abbiamo vissuto per migliaia di anni in un tempo artificiale, diviso a tavolino in 24 h, di 60 min. di 60 sec, cicli che non appartengono al tempo naturale e viviamo da millenni in questo tempo artificiale in cui ci siamo convinti che il tempo è denaro.(fonte)
Il continuo ticchettare del tempo scandito da velocissimi secondi, rapidi minuti e brevi ore condito dagli innumerevoli impegni e problemi(distrazioni) che la civilissima società moderna ci riserva non consente all’individuo di percepire se stesso, ancor meno il suo collegamento con la madre terra e con la natura tutta e questo, benché non consapevole, determina uno stato di malessere causato da un deperimento energetico-spirituale che mantiene lo schiavo(meglio chiamarlo col suo vero nome) lontano da ogni libero ragionamento-sentimento-percezione; tutto nella sua vita è abilmente pilotato, ma gli viene fatto credere di esserne lui l’artefice.

Tuttavia non è solo questo, lo scandire continuo degli anni costituisce anch’esso un grosso limite nell’individuo che da tempi immemori oramai sa che dopo un certo numero di anni deve morire… la paura per eccellenza!

L’essere umano da bambino non vede l’ora di diventare grande, di accumulare gli anni per essere sempre di più accettato(in un gruppo o nella società), dopo un po’ stranamente sente dentro di sé che quell’importanza va a scemare anno dopo anno e già verso i 20-30 anni sente che tutta quella fretta di arrivare non c’è più, tuttavia gli anni gli continuano a scorrere sempre più velocemente a causa di un incremento costante di impegni che è da esaurimento… col tempo si perde la concezione del tempo, anzi dell’attimo, perché lo stato di fretta indotto impedisce ogni percezione di sè quindi del proprio respiro che scandisce il tempo-ciclo naturale minimo di vita nell’uomo.

Gli anni che si compiono, uno dietro all’altro, inesorabili, inevitabili, scavano un “solco” profondo nel nostro inconscio che adegua l’intero organismo agli anni che ritiene di avere, quindi difficilmente troveremo 70enni gioviali come 30enni, né troveremo 30enni saggi come 70enni, ognuno si lega al suo tempo di vita quasi come fosse un dogma, ma così viene sottilmente imposto dalla società civile.
Il tempo non controllato e misurato è un tesoro…(fonte)
Non per ultimo la giovinezza del corpo è indissolubilmente legata alla giovinezza e alla spensieratezza della mente e quindi un 70enne non sarà giovanile come vorrebbe o come si sente poiché il programma mentale e biologico dell’età ha influito talmente su di lui da farlo ritrovare in un corpo non proprio “fresco” e quell’età data per inconfutabile viene usata, suo malgrado, per rallentare, per giustificare le proprie incapacità che da una parte sono state indotte negli anni dal distruttivo sistema in cui ha vissuto, ma dall’altra costituiscono la mancanza di volontà dell’individuo.

Gli anni che dicono-diciamo di avere ci rendono vecchi, solo quelli, se non esistessero, come in effetti è, la vecchiaia non esisterebbe e con buona probabilità non esisterebbe nemmeno la morte perché si capirebbe nel profondo il ciclo vita-morte per quello che è ma come si può immaginare questo non va bene agli oppressori dell’umanità.

Se si vive la propria vita senza contare gli anni ci si trova nella condizione di non considerare neanche lontanamente le convenzioni di età definite gioventù, maturità e vecchiaia, non ci si sente né giovane ne adulto né tantomeno vecchio, semplicemente si percepisce se stessi per ciò che si è dentro, la componente più importante che di riflesso ci donerà un corpo correlato al proprio sentire…si vive con presenza i propri giorni usando all’occorrenza il tempo artificiale solo per interfacciarsi con una società fondata sul medesimo.
Non contare i tuoi anni, vivi i tuoi giorni(fonte)
In definitiva l'età, quella intesa da questa illustre società, non esiste in natura, si tratta di artifizi creati ad hoc in tempi molto remoti, dalla nostra beneamata chiesa, per scopi tutt'altro che benefici; il tempo che oggi si conta ha la funzione di desincronizzare l'essere dai cicli naturali e fargli vivere un tempo artificiale che non esiste e lo avvilisce.
In natura non esistono gli anni, i mesi, le ore, i minuti, sono invenzioni-convenzioni per suddividere la vita degli schiavi e comprarla attraverso il lavoro(le ore di lavoro) e con ciò il sistema diventa proprietario della vita degli individui, ma non solo.
L'età è un programma mentale arcaico difficile da scardinare ma una volta disinstallato tutto acquisisce un altro senso, il tempo, l'attimo, vengono vissuti in maniera totalizzante.

lunedì 10 giugno 2019

5G: conseguenze biologiche inesplorate!

5G: conseguenze biologiche inesplorate?
Mentre nel nostro bel paese comincia l'estate ridanciana, con una tragica atmosfera da luna park in dismissione, ecco delinearsi all'orizzonte l'avvento del 5G. Come un tempo scaturivano le rivoluzioni spirituali per cambiare il mondo, ecco oggi le rivoluzioni tecnologiche che scandiscono le ere esteriori ed interiori del modernissimo ed attualissimo essere umano/robotico.

Il moderno uomo/robot ride quasi sempre, tranne quando sta avendo un infarto. Viaggia, o meglio trasla, a bordo di scatolette motorizzate che gli donano un'aria ridicola e un certo status da utilizzare verso i propri simili. Si muove, compra, sfrutta, consuma, sporca e poi ritorna alla base con l'angoscia aggiunta dell'ulteriore perdita di senso.

In effetti è il senso che gli manca e neppure lo cerca. Un robot obbedisce e basta. Ove cessa il libero arbitrio, cessa l'anima.
Questo è il motivo occulto dell'implementazione di nuove tecnologie: portare l'essere umano ad un ulteriore stato robotizzato, nell'ennesima manipolazione genetica occulta. Alcuni passi di un articolo del ilfattoquotidiano per riflettere:

Il documento ufficiale è nell’ultima newsletter del Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea, notoriamente negazionista sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici. Ma lo spauracchio 5G è talmente grande ai piani alti di Bruxelles che, alla fine, anche loro hanno dovuto arrendersi all’evidenza. Leggete bene, con attenzione [qui il documento integrale]: il 5G “evidenzia criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza. La polemica è in merito ai danni causati dalle attuali tecnologie wireless 2G, 3G e 4G. Le tecnologie 5G sono molto meno studiate per ciò che concerne i loro effetti sull’uomo o sull’ambiente”.
Infine, il colpo finale: “Come esposizione ai campi elettromagnetici possa influenzare l’uomo rimane controverso, gli studi non hanno fornito prove chiare dell’impatto su mammiferi, uccelli o insetti. La mancanza di prove chiare per informare lo sviluppo delle linee guida sull’esposizione alla tecnologia 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche non intenzionali”.
Avete capito bene? Con il 5G resta aperta la porta di effetti nocivi sull’ambiente e salute umana, supportata l’ipotesi di conseguenze biologiche inesplorate sui cittadini prossimamente irradiati. Altro che surriscaldamento termico tipo manichino riempito di gel, come ripetono, da studi desueti e di dubbia provenienza nei finanziamenti, i ricercatori privati della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Onde Non Ionizzanti (ICNIRP) che il vicepremier Luigi Di Maio prende per oro colato nel tentativo di rabbonire cautelativi e tecnoribelli. 

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martedì 28 maggio 2019

Il più grande Partito Italiano di sempre e che ha veramente vinto le elezioni 2019 non compare nei dati exit poll!

Il più grande Partito Italiano di sempre e che ha veramente vinto le elezioni 2019 non compare nei dati exit poll!!!
Sebbene nei dati ufficiali dei sondaggi elettorali non vi sia traccia in verità le elezioni 2019, come anche quelle precedenti, sono state vinte da un partito che non ha una lista, un partito fatto di individui con una volontà che hanno espresso proprio nel corso delle consultazioni. Un partito la cui voce si fa sempre più tonante ed è sempre più soffocata dall’inesistenza dei suoi dati sui media main stream i quali, asserviti al potere, non hanno certo interesse nel chiedersi il perché della sua esistenza e consistenza.

Il partito dei non votanti in queste elezioni del 2019 ha fatto registrare oltre 21 milioni di voti, non bazzecole. Numeri da capogiro che non si possono liquidare con le solite battute superficiali tipo “sono ignoranti, pigri e non hanno voglia di votare” no, non è così; tra questi la maggior parte non hanno votato perché hanno la chiara consapevolezza dell’inutilità del voto o dell’inutilità della politica o dell’inganno del sistema che sta stritolando il popolo ignaro.
Un partito in costante crescita che ovviamente non viene considerato dal sistema in quanto estremamente dannoso per i piani di dominio-sterminio, un partito costantemente denigrato e vilipeso che nonostante tutto farà sentire la sua voce, il suo peso.
Gente a cui le azioni di governo, irrisorie(ma anche esilaranti) considerati i veri problemi esistenti, platealmente pompate nelle menti come il non plus ultra delle soluzioni e celando come sempre i lati oscuri del loro operato[1][2][3], non sono bastate a nascondere le troppe promesse disattese o gli adempimenti vitali per il paese a cui non è stato nemmeno fatto cenno.

Un partito fatto di persone stanche di essere vessate e maltrattate ad oltranza dal sistema politico farsa e che a loro modo hanno reagito… ma continueranno a chiamarli stupidi, ignoranti, sfaticati, complottisti ecc… 

Si continuerà a chiamarli "fessi", ma sta di fatto che ci sono 21 Milioni(in continuo aumento) di persone che hanno manifestato coscientemente(la maggior parte) la loro preferenza, hanno scelto di non giocare più al solito gioco, hanno scelto di cambiare gioco,  hanno scelto di non legittimare la classe politica odierna, hanno manifestato di non riconoscere il potere precostituito, hanno negato il loro consenso alle future azioni politiche del governo, hanno scelto di non essere complici di una disfatta già scritta da altri… anche questo è agire!
Pian piano altri cittadini, sinonimo di schiavi moderni, reagiranno a questa società talmente organizzata, talmente evoluta, talmente equa, talmente libertaria che non si capisce come ci sta uccidendo giorno dopo giorno.

Ho sentito le diatribe del giorno dopo le elezioni e mi sono rammaricato del quanto poco hanno capito i votanti del perverso meccanismo illusorio[4][5][6] della demo(n)crazia occidentale odierna.
E’ arrivato il momento di svegliarsi, di capire, di reagire con i dovuti modi e di far comprendere il sottile inganno dietro alla macchina che tiene in piedi l’intero paese-sistema; molti saranno restii a capire la triste realtà e difenderanno il sistema ad oltranza poiché è tutto quello che hanno, non avvedendosi che il sistema e la politica in primis è innanzitutto distrazione, distrazione non solo dai veri problemi che nel frattempo celatamente si esasperano sempre di più, ma distrazione soprattutto da se stessi, dalla propria essenza, dalla propria vita ridotta ormai al lumicino e svuotata di ogni significato.
Marcello Salas


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domenica 19 maggio 2019

Ecatombe di alberi in occidente per non intralciare il 5G!!! (INCHIESTA OASI SANA)


Ecatombe di alberi. Intralciano il wireless del 5G! – INCHIESTA ESCLUSIVA OASI SANA
di Maurizio Martucci
Altro che potature programmate fuori stagione. Un abbattimento di alberi per le strade di mezzo mondo. Una vera e propria strage di verde pubblico è in corso in Occidente. Roba ma vista prima d’ora, se non altro per l’anomala sincronicità nell’esecuzione dei tagli: Inghilterra, Scozia, Irlanda, Francia, Olanda, America e pure Italia. Decine di migliaia di alberi (anche secolari e rigogliosi) tagliati con disinvoltura alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, tra gli interrogativi dell’opinione pubblica e le proteste di chi, sgomento per l’anomala coincidenza, s’interroga sui risvolti meno evidenti spingendosi alla ricerca di verità occulte. Dietrologia? A placare gli animi non bastano le relazioni tecniche di agronomi che (legittimamente) certificano malattia e morte naturale di arbusti, fogliame e rami. Perché il problema non è tanto (e solo) saperne di più sullo stato delle piantumazioni abbattute, ma capire se esiste un motivo più subdolo e soprattutto se in tutto questo ci sia una regia nell’esecuzione: perché decine di migliaia di alberi sono stati abbattuti tutti insieme, proprio adesso? Anche in città distanti decine di migliaia di chilometri l’una dall’altra? In Europa come in America?

Nella Smart City Prato sono scesi in strada gli attivisti del comitato locale Stop 5G, cartelli in mano hanno accompagnato la chirurgica esecuzione mostrando slogan su un’ipotetica correlazione col wireless di quinta generazione: PIU’ ALBERI, MENO ANTENNE, l’equazione sfilata in corteo pure nel Friday For Future. E’ successo così anche alle porte di Roma, dove il Comitato Stop 5G Cerveteri ha diffuso una nota in cui veniva chiesto al Sindaco ceretano di chiarire sulla contestata demolizione. Alessio Pascucci, primo cittadino nella città della necropoli etrusca ma pure coordinatore nazionale di Italia in Comune (il cosiddetto partito dei sindaci fondato dal parmense Pizzarotti dove è iscritta anche una consigliera della Regione Veneto firmataria di una mozione Stop 5G), è uscito allo scoperto accusando di teorie complottiste, rettiliane e terrapiattiste i difensori dell’ecosistema che nell’Internet delle cose ipotizzano il mandante del sincronico abbattimento di alberi, annunciato persino in 60 mila unità a Roma dalla Giunta Raggi. Mentre in Abruzzo, nell’intento di scongiurare il de profundis, le Mamme Stop 5G portano i loro figli nei prati per farli abbracciare agli alberi, manco fossero scudi umani nell’avanzata dell’intelligenza artificiale.
Puntando su studi e consulenze d’esperti, l’inchiesta di OASI SANA prova a gettare un po’ di luce, tra le ombre di una polemica che promette strascichi non solo in sedi amministrative locali. Interviste e documenti alla mano, ecco cosa ne viene fuori su alberi e 5G. Alla faccia dei negazionisti. Il nesso esiste eccome: tra natura e intelligenza artificiale, tra albero e 5G la convivenza è critica … uno dei due è di troppo!
L’acqua, di cui in genere sono ricchi gli alberi e le piante, assorbe molto efficacemente le onde elettromagnetiche nella banda millimetrica”, sostiene Andrea Grieco, docente di fisica a Milano ed esperto dei problemi legati all’inquinamento elettromagnetico. “Per questo motivo costituiscono un ostacolo alla propagazione del segnale 5G. In particolare le foglie, con la loro superficie complessiva elevata, attenuano fortemente i segnali nella banda UHF ed EHF, quella della telefonia mobile. Gli effetti biologici sono ancora poco studiati, però alcune ricerche rilevano danni agli alberi e alle piante sottoposte a irraggiamento da parte delle Stazioni Radio Base (le antenne spesso sui tetti dei palazzi, NdR)”.
Quindi il sillogismo è presto fatto, alberi = clorofilla = acqua. E le inesplorate microonde millimetriche dalle mini-antenne 5G (senza studio preliminare sugli effetti per l’uomo, nonostante le radiofrequenze siano possibili cancerogeni per l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) trovano nell’acqua e negli alberi un ostacolo nel trasporto dati, non avendo il segnale del wireless di quinta generazione lo stesso campo elettrico né la stessa penetrazione a lungo raggio dei precedenti standard 2G, 3G e 4G. In pratica, l’albero funge da barriera. Le foglie dell’albero assorbono lo spettro di banda del 5G, impedendone l’ottimale ricezione del segnale emesso dalle mini-antenne!

Un documento di 46 pagine dell’autorevole Ordance Survey (si tratta dell’ente pubblico del Regno Unito incaricato di redigere la cartografia statale) sulle pianificazioni geo-spaziali del 5G stilato come manuale d’uso per pianificatori e autorità locali dal Dipartimento per la digitalizzazione, cultura, media e sport, afferma che nella strade urbane si deve prima di tutto “valutare se l’area ha un flusso di traffico significativo e in particolare autobus e camion,” per poi considerare come il segnale del 5G possa essere impattato, cioè ostacolato, “identificando tutti gli oggetti significativi in ​​genere” con altezza “oltre i 4 metri, quali (ad esempio)pareti alte, statue e monumenti più piccoli, cartelloni pubblicitari e” (guarda caso) “alberi di grandi dimensioni e siepi alte, poiché arbusti, foglie e ramidevono essere considerati come bloccanti del segnale” del 5G al pari di materia solida (pietra e cemento).

Se durante i test di valutazione ingegneristica sulla velocità di trasmissione del 5G condotti in particolari condizioni atmosferiche (neve, pioggia intensa) il colosso americano Verizon ha individuato nelle foglie sugli alberi un problema, sempre d’oltre Manica un altro documento (già pubblicato in esclusiva su OASI SANA) conferma il nesso alberi e 5G. E’ dell’Istituto per i sistemi di comunicazione dell’Università britannica di Surrey a Guildford (est Inghilterra) e dice come i “nuovi modi con cui le autorità di pianificazione locali possono lavorare con gli operatori di reti mobili per offrire enormi opportunità future per le comunità locali (…) è ridurre le altezze dei montanti mobili in modo che siano schermati visivamente da edifici e/o alberi, cisto che gli alberi rappresentano l’ostruzione più alta e più probabile. Tuttavia, ciò scherma anche i segnali a radiofrequenza e ha sconfitto l’obiettivo di una copertura affidabile” del 5G.
Le curve tracciate nel diagramma” – continua il testo redatto dai cattedratici – “mostrano come all’aumentare dell’altezza dell’albero sopra la linea di irradiazione della stazione radio base aumenta anche quella che è noto come la ‘zona di Fresnel’ o perdita di ombre”. Giungendo al dunque, infine dall’Inghilterra vengono smascherati i conflitti tra alberi e 5G, ovvero cono d’ombra e segnale wireless sui lampioni della luce:Per evitare questa perdita di ombreggiamento ed essere al di fuori della zona di Fresnel, è necessario che l’altezza dell’albero sia almeno 3 metri inferiore rispetto all’altezza della stazione di base”. In definitiva, sia gli studiosi del 5G dell’Ordance Survey che quelli di Surrey a Guildford, convergono sullo stesso punto dicendo apertamente la stessa cosa: gli alberi con altezza ricompresa tra i 4 e i 3 metri sono un intralcio, un vero e proprio ingombro per la diffusione del segnale elettromagnetico del 5G che, irradiato dai lampioni della luce, non verrebbe recepito a terra dai nuovi Smartphone!
Come anticipato dal fisico Andrea Grieco, che foglie e piante assorbano l’elettrosmog è risaputo. Lo certifica anche uno studio dell’americana Katie Haggerty che, sul giornale internazionale per le ricerche forestali, ha pubblicato gli esiti sull’influenza nociva delle radiofrequenze sulle piante. “Numerosi episodi si sono stati registrati in Nord America”, deduce la ricercatrice condotti esperimenti su piante schermate e non, irradiate da campi elettromagnetici, “la morfologia e il comportamento dei due gruppi esposti a radiofrequenza erano molto simili (…) piantine non schermate e finte schermate avevano tessuto fogliare che variava di colore dal giallo al verde e un’alta percentuale di tessuto fogliare in entrambi i gruppi esposti mostrava lesioni necrotiche. (…) Le foglie nel gruppo schermato erano sostanzialmente prive di lesioni del tessuto fogliare, ma le foglie non schermate e finte schermate erano tutte influenzate in qualche misura dalla necrosi del tessuto fogliare”.

In conclusione, oltre l’umanità l’elettrosmog è pericoloso per ecosistema e piante. E gli alberi sono un intralcio al grande business del 5G. Certo, da qui a dire che tra Europa e America decine di migliaia di alberi siano stati sicuramente abbattuti per installare nuove antenne a microonde millimetriche ce ne passa, ma è un dubbio fondato e tutt’altro che azzardato su cui le istituzioni sono chiamate a chiarire. Responsabilmente. Senza inutili giri di parole. Anche perché la verità sarà nella prova dei fatti. Su quelle stesse strade senza più verde, spunteranno come funghi antenne 5G dai lampioni della luce?
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