Visualizzazione post con etichetta disinformazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta disinformazione. Mostra tutti i post

venerdì 8 maggio 2020

Nuova compagnia di pandemia popolare

Nuova compagnia di pandemia popolare

Come ogni racconto anche la narrazione epidemica sembra avere una sua morale severa e stringente: non è una pandemia per poveri. La costante di tutta la macabra fiaba che ci stanno raccontando su una sindrome influenzale di gravità minore rispetto a quella del 2017 – 2018, accanto all’elefantiasi del dramma funzionale alla caduta dell’economia reale e delle libertà, contiene un inesplicabile elemento di contrasto ad ogni possibile cura che non sia il favoloso vaccino di Bill Gates o alternativamente farmaci di altissimo costo.
Ogni volta che un metodo di cura che implica farmaci o metodiche a basso costo   si è rivelato efficace, su di esso si è alzata la canea di cosiddetti scienziati e luminari di regime contro chi abbia osato violare il giuramento di Ipocrita che è ormai strettamente legato a quella medicina industriale per cui il paziente è in funzione del farmaco e non viceversa.

Dalla Cina era arrivata l’indicazione per l’uso dell’idrossiclorochina  in combinazione con altre principi attivi, ma subito contro di essa si è levata la voce di Anthony Fauci, quello che da quarant’anni promette un vaccino contro l’Aids mai arrivato, insomma un fallito che detta legge grazie ai miliardi del suo padrone filantropo Gates, mentre in Francia il professor Raoult, che aveva osato proporre questa cura a basso costo ha trovato una insormontabile opposizione opposizione del governo Macron. Eppure Raoult non è un virologo della domenica come i nostri, è stato lo scopritore dei virus complessi è classificato tra i dieci principali ricercatori francesi dalla rivista Nature, ovvero la rivista che tanto piace a qualche scienziatino dilettante del parterre televisivo, è anche tra i ricercatori più influenti nel campo della microbiologia e le sue pubblicazioni sono tra le più consultate su riviste accademiche. Poco dopo è stata proposta in alcuni ospedali italiani, sulla base di protocolli già sperimentati, una diversa visione della malattia, che comunque è abbastanza tipica delle sindromi influenzali e che porta a un trattamento con eparina e antinfiammatori, il che ha ridotto in maniera drastica l’ospedalizzazione: ma anche qui è cominciato l’abbaiare dei cani di regime che negavano ogni efficacia a questo approccio, prima di scoprire che lo stesso Oms lo prevedeva. Insomma come si direbbe alla corte di Inghilterra una figura di merda che però non ha scalfito di una briciola il prestigio della Nuova compagnia di pandemia popolare che si esibisce ogni giorno e in tv e sui giornali con grande successo: si vede che la sostanza marroncina si mimetizza bene su certe figure.
Adesso tocca alla cura sierologica essere sotto accusa, insieme al prof. De Donno, subito silenziato, benché essa sia comunemente usata da decenni contro tutte le malattie infettive.
Gli argomenti usati sono ridicoli e consistono nel dire che non c’è abbastanza plasma con gli anticorpi, cosa di per sé falsa visto che i guariti sarebbero 85 mila, ammesso che queste cifre abbiano qualche senso nell’immenso bordello numerico che si è creato, probabilmente con dolo, ma che svela come questi scienziati ignorino che anche gli anticorpi possono essere moltiplicati  con la tecnica della clonazione di immunoglobuline. In realtà la vera controindicazione consiste nel fatto che la cura costa solo 80 euro: una vergogna che una vita umana costi così poco e che non ci si possa arricchire.

Una persona dotata di un minimo senso critico si domanderebbe come mai tutte queste polemiche terapeutiche quando si tratta di salvare vite umane nel corso di una drammatica pandemia.
E andandosi a leggere i dati scoprirebbe che si tratta di una sindrome influenzale iperdrammatizzata ed utlizzata per molti scopi il primo e il più ovvio dei quali è quello di vaccinare tutti con profitti giganteschi a fronte di spese modeste per un vaccino approntato in poco tempo e  che nel migliore dei casi sarà inutile vista la variabilità del virus. E per questo che tutte le cure a basso costo vengono scartate e ostracizzate da medici scelti dalla politica e che starnazzano come le oche. Inoltre la scoperta di cure efficaci toglierebbe la patina millenaristica all’epidemia e non consentirebbe di imporre ancora e ancora misure assurde che servono per azzerare la piccola economia diffusa. Ma d’altronde se non si ha un sistema immunitario mentale forte, si è facile preda delle patologie sociali e mediatiche.

Correlati:

giovedì 7 maggio 2020

Sette miti sul Covid-19

Sette miti sul Covid-19

Copio e incollo questo pezzo dell’amico Leopoldo Salmaso, che conosco personalmente. Leopoldo è un medico infettivologo, attuamente in pensione, ma tuttora attivo nel volontariato in Africa, che fa da anni. Fra l’altro è anche autore di un libro sul signoraggio, “Il golpe latino”, dove, in forma romanzata, spiega il meccanismo perverso di creazione del denaro dal nulla.
Originale qui.
DI LEOPOLDO SALMASO
La pan(ico)demia da Covid-19 è stata scatenata in tutto il mondo dai media mainstream che la rinfocolano pervicacemente, complice il miscuglio di ignoranza/malafede di tanti “esperti da talk-show”, complice il miscuglio di incoscienza/malafede dei politici, complice l’esasperata sottomissione delle popolazioni.  
Tutto ciò si regge su alcuni miti, veri e propri dogmi di fede che comportano la scomunica di chiunque osi anche solo metterli in dubbio. Vediamo i principali:

Mito n° 1: “Lo dice l’OMS”
L’OMS non ha mai dichiarato lo stato di pandemia. Nessun documento protocollato da parte degli organi che ne hanno la competenza: Assemblea Generale (art. 21a[1] dello statuto OMS) o Consiglio Direttivo (art. 28i[2]). Esiste solo una conferenza stampa del Direttore Generale Ghebreyesus che il 11/3/2020 dice“Abbiamo valutato che Covid-19 può essere caratterizzato come una pandemia”. Questa non è neppure “carta straccia” come i DPCM del signor “Giuseppi” Conte: questa è “parola straccia”.
https://www.youtube.com/watch?v=sbT6AANFOm4&feature=emb_logo

Mito n° 2: “Un aumento eccezionale dei morti”
L’ISTAT ha pubblicato tre set di dati parziali, non confrontabili perché riferiti a periodi diversi, su campioni selezionati di comuni, il 31/3, il 16/4 e 17/4. Questi rapporti incominciano a rilevare l’aumento di mortalità riferibile principalmente alle “mattanze colpose da lockdown” (anziani abbandonati nelle case di riposo, con divieto di contatti con coniugi-figli-altri). Quei comunicati dell’ISTAT hanno generato grande confusione sui media mainstream, con ripetute correzioni. L’ISTAT è sotto pressione crescente e rinvia al 30/4 per un nuovo rapporto che, andreottianamente pensando, sarà ancora più ermetico?… Intanto abbiamo una cifra provvisoria di 23.188 morti, e un ulteriore rinvio al 4/5[3]. Domanda: che differenza c’è fra questi 23.188 morti (in 70 giorni) e i 19.179 morti registrati nei soli 31 giorni di Gennaio 2017? La risposta mi pare evidente: quelli del 2017 non si prestavano né a far guerra alla Cina, né a comprare a man bassa nelle borse di tutto il mondo, né a stringere la morsa del controllo su 7 miliardi di umani.

Mito n° 3: “Morti a causa di Covid-19”
L’ISS ha aggiornato al 23/4/2020 i dati risultanti dall’analisi delle cartelle cliniche di 2401 su 23.188 persone decedute con un esame positivo per SARS-CoV-2.
Risultato: l’età media di quelle persone era di 79 anni; il 96,2% presentava almeno un’altra grave patologia soggiacente (e il 61% presentava tre o più altre patologie). Il mainstream riferisce poco e male. Milena Gabanelli su Corriere.it (rilanciato da mainstream e social) legge i dati alla rovescia: dice che i morti PER Covid-19 “sono molti di più dei 23.188” perché bisogna aggiungere “i pazienti che non sono stati tamponati (sic!) e quelli deceduti per effetti collaterali del coronavirus (sic!): infarti, ictus, aneurismi, e altre patologie”. Con tutta evidenza, è la positività del tampone un “accidente collaterale” delle ben più gravi patologie soggiacenti: le linee guida internazionali sono estremamente chiare nello stabilire che, fra tante cause concomitanti, si debba registrare “come causa di morte, la principale malattia soggiacente”[4] .  Quindi i dati, nella più catastrofica delle ipotesi, vanno interpretati così:
– Morti con sola positività del tampone, senza patologia soggiacente = 881 (3,8% di 23.188);
– Morti “non tamponati”, senza patologia soggiacente = 881 (volendo regalare un 100% di             sottostima alla signora Gabanelli col suo sciagurato consulente);
– Morti con tampone positivo, con almeno una patologia soggiacente = 22.307 (96,2% di 23.188).
In conclusione, i casi di morte variamente attribuiti a SARS-CoV-2 sono sovrastimati di almeno il 2.600%, mentre la sottostima è di una grandezza risibile, al confronto.

Mito n° 4: “Sono morti 150 medici”
La FNOMCEO pubblica un elenco aggiornato dei medici “caduti (sic!) nel corso dell’epidemia da Covid-19”. Sono 151 nel periodo 11/3-26/4/2020. Fra di loro un solo anestesista ancora in attività (causa di morte non nota); un epidemiologo, 38 anni, morte improvvisa (infarto/ictus?); nessun medico dei reparti di malattie infettive.
La stragrande maggioranza erano pensionati, medici di medicina generale: tutto esattamente in linea con le statistiche di ogni anno. Se ogni ordine professionale pubblicasse l’elenco dei suoi “caduti” nel medesimo periodo, avremmo percentuali esattamente sovrapponibili.

Mito n° 5: “Svedesi incoscienti e untori!”
L’ambasciata di Svezia in Italia ha deplorato la “spirale di disinformazione su media autorevoli in Italia”, con riferimento a un’ondata di critiche sulle strategie di contenimento di Covid-19 adottate in Svezia, che sono molto più blande di quelle italiane. Nessun altro paese al mondo adotta restrizioni severe come l’Italia, neppure Belgio e Spagna che pure registrano più morti “con tampone positivo” dell’Italia. Né si può tacere su misure nostrane demenziali come il divieto di passeggiare da soli nei boschi, perfino nei paesini di montagna[5].

Mito n° 6: “I nipotini uccidono i nonni”
Questa è forse la più infondata e demenziale fra tutte le “previsioni” su cui si basano le decisioni del governo, soprattutto per la fase 2:

lunedì 4 maggio 2020

Se lo dicesse il Washington Times che il Covid-19 è una mega truffa ci credereste? No vero? Lo ha detto!

Se lo dicesse il Washington Times che il Covid-19 è una mega truffa ci credereste? No vero? Lo ha detto!

Il bello/brutto della verità è che se non sei pronto non la comprendi, in qualsiasi maniera ti venga esposta.
Sono ormai mesi che espongo l’ignobile farsa del coronavirus/covid19, sin dal principio ho rappresentato quanto e come fosse stata organizzata la commedia, chiaramente con modalità lo ammetto non proprio alla portata di tutti, ma poi ho continuato a pubblicare post di ogni genere e son tornato sull’argomento parlandone più dettagliatamente e semplicemente possibile, ho anche fatto riferimento ai presunti reali intenti di questa guerra psico-spirituale, ma niente, alla gente piace soffrire, non può farne a meno e quindi?
Quindi andrà sempre peggio; se quello che sta accadendo non gli interessa, non si oppone, perché i governi dovrebbero cambiare strategia?

Stamattina leggo l’articolo del grande Marcello Pamio e l’unica cosa che riesco a pensare, poiché già diverse volte verificata in altre circostanze (legge Lorenzin ad esempio), è che neanche a questo crederanno, crederanno ancora e solo nella paura!

Il New York Time e il Washington Times hanno pubblicato notizie che se analizzate con lucidità portano sconcerto, inducono una tale dissonanza nelle menti degli uomini che essi sono portati ad escludere tali informazioni per vivere meglio. Ho ben spiegato il meccanismo mentale che ci porta ad escludere informazioni dissonanti in automatico per consentirci di vivere al meglio, ma mi chiedo se qualcuno si chiede se oggi stiamo vivendo meglio, se forse non è il caso di attuare un ragionamento per uscire da uno status che non ha nulla che assomigli al benessere, uno stato psicotico di paura raggelante che ci tiene intrappolati e senza alcun pensiero ragionato, ma con istinti animaleschi esasperati allo stremo che si sfogano al primo pensante che incontriamo. Mi sbaglio forse?

Il sistema ed i media, anche quelli che pubblicano qualche sana verità mista a milioni di bugie hanno delle regole a noi sconosciute, come già specificato altrove, loro sono obbligati a dire la verità in qualche modo e allora la mischiano come un ago in un pagliaio tanto che è arduo comprendere che sia reale quando la si scorge. Potrebbe anche essere che in ogni settore c’è qualche “santo” che cerca di mantenere degli equilibri o forse come dice Marcello Pamio qualcuno sta correndo ai ripari, chi lo sa!
Non è questo il punto, il punto è che se crediamo al potere, se crediamo ai media, non possiamo non credergli quando dicono ciò che stona con quanto hanno asserito sino al giorno prima, pertanto oggi dovremmo credere ciò che ha scritto il Washington Times che afferma: [Coronavirus hype biggest political hoax in history e COVID-19turning out to be huge hoax perpetrated by media. In pratica “Il coronavirus promuove la più grande bufala politica della storia” e “COVID-19 che si rivela essere una grande bufala perpetrata dai media”. (tratto dall’articolo diMarcello Pamio)].
Credendo a questo, istantaneamente tutta la precedente programmazione mentale(è questo il nome giusto) acquisirebbe un senso tragico, viscido, inconcepibile e così la mente inconscia sposta questa nuova e dissonante notizia nel profondo inconscio continuando ad alimentarsi della vecchia e solita droga: la paura.
Ora ci tocca scegliere, crediamo nella vera pandemia o crediamo nel fatto invece che sia stato tutto un grande inganno? Non credo sia necessario ancora una volta elencare le conseguenze dell’una o dell’altra scelta, ognuno sa ragionare da se, se soltanto riuscisse ad uscire per qualche momento dallo stato di ipnosi-paura. 

Oppure è arrivato il momento di capire tutto ciò che ci circonda e finirla di essere cittadini lobotomizzati, consumatori inconsulti, divoratori di fake news del sistema e fervidi credenti(non pensanti quindi) della nuova religione, lo scientismo, che impone come le peggiori inquisizioni e non fornisce alcuna risposta anche minimamente soddisfacente/utile.

Il covid è in noi, nelle nostre menti, solo se ci eleviamo al nostro spirito potremmo annullare il suo potenziale di paura e falsità.

E’ meglio capirla la malattia
prima che ci porti via,
perché quando l’avremo compresa
pian piano mollerà la presa(fonte)
Marcello Salas

Correlati:





Dittatura colorata, verita’ falsata e popolazione tormentata.

https://www.washingtontimes.com/news/2020/apr/28/coronavirus-hype-biggest-political-hoax-in-history/?fbclid=IwAR1mhLl1WOZ7kbXcxhds2cWhaSk6Cu1yeB330nHlIvc-SU7a2IehthLYf3s
https://www.washingtontimes.com/news/2020/apr/28/covid-19-turning-out-to-be-huge-hoax-perpetrated-b/

lunedì 23 marzo 2020

SPECIALE CORONAVIRUS: Il coronavirus svela le Fake News di autorità e mass media

È ormai da diversi mesi (dal dicembre 2019) che i mass media parlano quasi esclusivamente del coronavirus SARS-CoV-2 e della Covid-19. La comunicazione riguardo quest’argomento si è fatta ancor più insistente da quando, ormai alla fine di gennaio 2020, erano stati confermati ufficialmente i primi casi d’infezione in Italia.
Nelle successive quattro settimane (l’intero mese di Febbraio) abbiamo assistito a ore e ore di trasmissioni dedicate all’argomento da radio e Tv e centinaia di articoli su tutte le testate giornalistiche (solo su Ansa si contano quasi 1000 articoli sull’argomento in appena 30 giorni con una media di oltre 34 al giorno, più di uno ogni ora), ad annunci e disposizioni sanitarie disposte da Governi, Regioni e Comuni, con chiusure di scuole, isolamento d’intere città e quarantene per migliaia di persone.
In tutto questo, non si sono fatte attendere le interviste a virologi e medici, che hanno cercato di fare un minimo di chiarezza nell’approssimativa comunicazione fatta nelle settimane precedenti dagli impreparati, disinformati e mediocri giornalisti che popolano il panorama italiano, del settore chiamato impropriamente “dell’informazione”. Al contempo, in questo caos generalizzato, abbiamo potuto osservare le reazioni della popolazione a tutto ciò che stava e sta accadendo.
Gli accadimenti, in special modo quelli degli ultimi due mesi (febbraio e marzo 2020), ci consentono di fare alcune importanti riflessioni riguardo l’attività svolta dai mass media italiani, le reazioni e le affermazioni odierne e passate delle autorità in tema di focolai epidemici, e il rapporto tra popolazione e la comunicazione proveniente da questi due soggetti (mass media e autorità).
Ma andiamo con ordine e iniziamo innanzitutto dalle basi scientifiche e dati concreti, poiché ritengo debbano essere sempre i dati oggettivi a incidere nella formulazione delle nostre idee e considerazioni e non viceversa. Cercherò quindi di fare innanzitutto una corretta e completa informazione, per poi passare a esporre le mie considerazioni personali.

Cos’è il coronavirus di cui parlano in continuazione i mass media?
Quello di cui si parla genericamente oggi con l’appellativo di “Coronavirus”, in realtà si chiama SARS-CoV-2 (in precedenza 2019-nCoV). A scegliere il nome è stato l'International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV) che si occupa della designazione e della denominazione dei virus (ovvero specie, genere, famiglia, ecc.). A indicare il nome è stato un gruppo di esperti appositamente incaricati di studiare il nuovo ceppo di coronavirus. Secondo questo pool di scienziati il nuovo coronavirus è fratello di quello che ha provocato la Sars (SARS-CoVs), da qui il nome scelto di SARS-CoV-2.
La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19 (dove "CO" sta per corona, "VI" per virus, "D" per disease e "19" indica l'anno in cui si è manifestata). Il nome è stato scelto dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità). Si tratta di un virus della famiglia Coronavirus, noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Tuttavia, pur facendo parte della stessa tipologia, il SARS-CoV-2 non è il virus dalla SARS, ma un virus diverso, la cui origine certa non è ancora nota.

Quanto è pericoloso il nuovo virus?
Su questo punto c’è stata molta disinformazione, fatta soprattutto (se non esclusivamente) dai mass media mainstream.
Fin dall’inizio dell’epidemia in Cina tutti i mass media si sono limitati soltanto ad aggiornare il numero dei casi conclamati e il numero dei morti, omettendo colpevolmente di spiegare all’opinione pubblica quali fossero le condizioni igienico sanitarie in cui si è sviluppato e diffuso il focolaio in Cina, quale fosse il contesto sociale in cui il virus si stava diffondendo, quali fossero le modalità e le possibilità di accesso alla sanità cinese e quindi alle cure, quali fasce di età della popolazione fossero più colpite, quali fossero le condizioni di salute preesistenti nei soggetti colpiti e poi deceduti e, infine, omettendo sempre il numero delle persone guarite.
Tutte queste omissioni, colpevoli o colpose, hanno trasformato quella che doveva essere “informazione” in disinformazione, generando confusione, prima, allarmismo e panico poi, una volta che il virus è arrivato in Italia. Sui motivi che hanno indotto tutti i mass media a tale superficiale comportamento, tornerò più avanti, poiché qualcuno potrebbe considerare le spiegazioni a riguardo solo delle opinioni. Proseguiamo allora, prima con i fatti.
Secondo quanto riporta il sito del Governo italiano www.salute.gov.it, se si prende il virus SARS-CoV-2 (che da qui in avanti per semplicità chiamerò anch’io “coronavirus” al fine di facilitare la comprensione del lettore), “Alcune persone si infettano ma non sviluppano alcun sintomo. Generalmente i sintomi sono lievi, soprattutto nei bambini e nei giovani adulti, e a inizio lento. Circa 1 su 5 persone con COVID-19 si ammala gravemente e presenta difficoltà respiratorie, richiedendo il ricovero in ambiente ospedaliero”.

Secondo ISS (Istituto Superiore di Sanità) quindi, il virus porta complicazione in circa il 20% dei malati. Ma è davvero così? Cosa dicono i virologi?
Esporrò alcuni eminenti pareri, mettendo ovviamente da parte l’opinione di quei medici che di virologi hanno soltanto il titolo e che, al soldo di taluni partiti politici, sono saliti alla ribalta negli ultimi anni lucrando costantemente sulla salute della popolazione facendo propaganda politica e non informazione scientifica, mediante un’esposizione mediatica continua e la pubblicazione immediata di libri (a solo 30 giorni dall’arrivo del nuovo coronavirus in Italia, il virologo a cui mi riferisco e di cui non farò il nome per non fargli pubblicità, ha già pubblicato un libro sull’argomento) su ciascun argomento che possa rientrare nella loro sfera di competenza.
Qui di seguito invece, riporto un estratto degli interventi di due prestigiosi virologi italiani, intervenuti in due distinte trasmissioni di Radio Rai, Speciale GR1 sul coronavirus, nei giorni 24 e 25 febbraio 2020. È molto importante porre particolare attenzione alle affermazioni che ho sottolineato. Torneranno utili per le considerazioni finali. Nella trasmissione del 24 febbraio, è intervenuto il virologo Giovanni Maga, direttore dell’istituto Molecolare del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche). Ecco cosa ha detto.
Giornalista Radi orai: “Vorrei con Lei ridimensionare quella che è la pericolosità di questo virus, che è altamente contagioso ma, lo abbiamo detto più volte, essere positivi al test del coronavirus, quindi avere il contagio, non significa essere in pericolo di vita.”  (Si può morire per coronavirus, ma le persone che sono a oggi decedute erano persone fragili - dal punto di vista immunitario NDR.)
Giovanni Maga:Assolutamente. L’infezione da questo nuovo coronavirus ha un decorso benigno nell’assoluta maggioranza delle persone. Insomma, guarire è la regola! Almeno l’80%, ma come dicevo, in base anche all’età, quindi in età giovane può essere anche il 90%, le persone hanno una sintomatologia moderata o lieve, cioè non richiedono ospedalizzazione, e guariscono senza particolari conseguenze. C’è una percentuale significativa, tra 10 e 15%, sempre a seconda della propria costituzione e del proprio stato fisico, che può sviluppare una polmonite virale. Questa incidenza è superiore a quella causate dal normale virus influenzale in percentuale, ma anche in questo caso, nell’assoluta maggioranza dei casi il decorso è benigno.”
Giornalista Radio Rai: “Quindi a questo punto l’importante è contenere i contagi. Si è sviluppata una sorta di caccia al paziente zero, ma potremmo già essere alla terza o quarta generazione del virus. Perché è importante risalire al fantomatico paziente zero”.
Giovanni Maga: “Il paziente zero, in qualsiasi focolaio epidemico, è importante per due motivi. Perché definisce il contesto in cui il virus è entrato, cioè ci fa capire com’è arrivato, e inoltre ci consente di tracciare i primi contatti, quindi risalire ai primi che sono stati potenzialmente infettati e da cui potrebbe essere partito il focolaio. Questo ovviamente, se viene fatto subito, consente di circoscrivere immediatamente l’area. La nostra situazione attuale è che, purtroppo, non è stato possibile identificare il paziente zero all’inizio, e quindi ci siamo un po’ allontanati dalla radice di quest’albero d’infezione che si sta diffondendo.  Però questo vuol dire che abbiamo messo in campo un’area di delimitazione molto ampia proprio per renderci conto della dinamica dell’infezione, per limitarne la diffusione, intanto che gli studi epidemiologici cercano di tracciare all’indietro i contatti. Però a oggi per la limitazione dell’infezione la misura migliore è quella di circoscrivere le zone potenzialmente interessate.”
Giornalista Radio Rai: “C’è la speranza che con la buona stagione questo virus cominci a decrescere nei contagi, così come sta accadendo anche per la normale influenza?”
Giovanni Maga: “È una ragionevole ipotesi. AL momento non sappiamo come questo virus si comporti da un punto di vista stagionale. È molto simile alla SARS come tipologia ma non certamente come gravità dei sintomi, la SARS era molto più aggressiva e molto più letale, è 10-50-100 volte più letale, a seconda delle classi di rischio, ma così come la sars era scomparsa con l’arrivo della bella stagione, se anche questo virus seguirà l’andamento di tutti i virus respiratori, come quello dell’influenza, si può ragionevolmente sperare che, con l’aumento delle temperature, perda di potenza. Io vorrei anche sottolineare che anche nell’epicentro della malattia, in Cina, si sta iniziando a vedere una diminuzione dei casi, l’aumento sempre maggiore delle persone guarite, tant’è che la Cina ha deciso di allentare un pochino i cordoni di contenimento, proprio perché sembra che l’epidemia stia rallentando e si spera nei prossimi mesi scenderà … Quindi nel frattempo, l’importante è evitare che nuovi focolai si accendano e si espandano in altre zone.”
Giornalista Radio Rai: “Sembrerebbe anche dai dati che sono stati registrati in Cina e in tutti i paesi colpiti dal virus, che questo virus colpisca meno i più piccoli, i più giovani. C’è qualche spiegazione o è solamente un fatto statistico ancora non emerso?”
Giovanni Maga:In questa fase è difficile a dirsi, perché non è chiaro di quanto sia stata l’esposizione della popolazione infantile al virus, almeno in Cina. Certamente il dato statistico è chiaro. Ci sono poche infezioni in età pediatrica. Una possibilità sta nelle differenze del sistema immunitario dei bambini rispetto all’adulto, perché una delle cause delle complicazioni di questo virus è un’eccessiva risposta di tipo infiammatorio mediata da un sistema immunitario adulto, che nei bambini è meno soggetta a dare questo tipo di complicazioni quindi, in qualche modo, li rende meno suscettibili e gli fa passare questa infezione in maniera molto blanda. Per diminuire possibilità di contagio è buona norma (ma questo vale sempre anche nei periodi di normale influenza) lavarsi bene (anche con un semplice sapone) sempre le mani prima di portarle alla bocca, agli occhi o al naso. Gli antibiotici non servono a nulla perché gli antibiotici distruggono i batteri. Questo è un virus.”
Il giorno seguente, nella trasmissione del 24 febbraio, è intervenuta Ilaria Capua, pluripremiata virologa italiana, che oggi dirige un dipartimento dell'Emerging Pathogens Institute dell'Università della Florida.
Giornalista Radio Rai: Vorrei parlare di anticorpi: man mano che il virus colpisce gli italiani, chi viene colpito sviluppa gli anticorpi. Questo potrebbe essere una chiave di lettura interessante: più popolazione viene colpita più anticorpi si sviluppano.”

giovedì 19 marzo 2020

Coronavirus: “In Media stat virus”! Gli infami untori.

Gli infami untori

28.02.2020
Mentre sto scrivendo questo pezzo, la farsa della pandemia viene sostenuta e puntellata per non farla crollare e viene fatto tutto ciò in modo ridicolo e sconfortante. Ad oggi i morti sono meno di dieci – peraltro per cause non infettive – i contagiati sono un centinaio e milioni sono gli imbecilli che credono al “Mille non più mille, la fine del mondo” di medievale memoria.
Ancora una volta il potere ha vinto, il denaro ha vinto, ma chi ha stravinto è stata l’unica vera infezione mortale: la Paura, vestita di terrore, fanatismo, ignavia, ignoranza, dabbenaggine, razzismo, bullismo, etc. etc. etc.

Questa mattina(28.02.2020) “Il Resto del Carlino” – un quotidiano emiliano-romagnolo – scriveva in prima pagina “Morti di coronavirus in Italia? Zero”, tentando di spegnere un fuoco che aveva bellamente attizzato e sadicamente mantenuto quasi con diabolico piacere.
Qualcuno acutamente ha scritto: “In Media stat virus”.
 

Nei nostri mezzi di informazione c’è un virus mortale e i giornalisti sono gli untori peggiori. Sono stati la piaga putrida, il pozzo nero, la carogna mefitica e la fogna lurida da cui si è diffuso il più potente patogeno mai descritto dalla biologia: la Paura immotivata.
 
Sostengo che la piaga giornalistica abbia infettato i cuori e le menti dei miei connazionali ed abbia causato il degrado in cui questa nazione è caduta in meno di una settimana.  
Sono i giornalisti la causa di tutto quanto è avvenuto in Italia ed a loro va addebitato lo sconquasso morale, civico ed economico i cui strascichi permarranno per molte settimane ancora.
Se potessi li citerei in tribunale e li accuserei di terrorismo mediatico, etico, economico, sanitario e politico.
Li condannerei per plagio, istigazione al razzismo ed alla emarginazione. Li condannerei per procurato allarme e degrado dell’informazione.
 
Quanto da loro provocato assume tinte ancor più fosche e abiette se si pensa che sapevano che il popolo italiano è di bassa statura culturale e civica, giocando sporco. Come sporche sono state le parole che hanno usato ai danni di una intera nazione.
Chiedano scusa, pubblicamente e subito.

Forse cercheremo di perdonarli.

Correlati:

Video sull’argomento:
Stato di polizia. Che possiamo fare? (Video youtube Rosario Marcianò)
Il virus del buco del culo. Vi spiego perché. (Video youtube Vittorio Sgarbi)

Virologo: in Italia 18.000 morti di influenza, e i media zitti

Virologo: in Italia 18.000 morti di influenza, e i media zitti
Ogni anno, in Italia, i morti con la comune influenza stagionale sono 20 volte di più di quelli morti ad oggi con Covid-19. Perché non intasiamo le rianimazioni ogni anno? Ecco i dati del Covid-19 in Italia, aggiornati alle ore 18:00 del 10 marzo 2020: 8.514 casi con 631 deceduti (Iss-Epicentro). Faccio notare che questo campione è estremamente selezionato, perché i test sono stati fatti in prevalenza su persone malate. La maggioranza degli esperti, fra cui Ilaria Capua, ritiene che i casi asintomatici siano da 10 a 100 volte superiori. Perciò il tasso di letalità non sarebbe del 7,4%, ma almeno dieci volte inferiore.

Sull’influenza stagionale 2017-18, risulta che 8,7 milioni di persone si rivolsero telefonicamente al medico o al pediatra di famiglia per una “sindrome simil-influenzale”. Meno di 1/4 furono visitate dal medico. Sono morte “con complicazioni influenzali” non meno di 18.000 persone, in prevalenza anziane. Di quelle 18.000, solo 173 (1 su 100) morirono in un reparto di rianimazione, e in tutto furono 764 i “casi gravi da influenza confermata in soggetti ricoverati in terapia intensiva”. Cioè, le altre 17.000 persone sono morte a casa propria, o in casa di riposo, o in un qualche reparto ospedaliero, senza diagnosi confermata di influenza.

Se i media due anni fa avessero scatenato il putiferio attuale, non meno di 75.000 malati con influenza avrebbero intasato le rianimazioni, al ritmo di 750 nuovi ingressi ogni giorno (finora in rianimazione ne abbiamo ricoverati 650 in tutto).

Questi dati confermano che siamo di fronte a una epidemia di panico e che gli untori per eccellenza sono i media.
Ci dicono che in Italia abbiamo il più alto tasso di letalità? I dati più affidabili vengono dalla Corea del Sud, che registra tassi di letalità attorno al 6 per mille (1/12 dei nostri). Questo si spiega perché la Corea ha fatto test a tappeto fin dall’inizio (già più di 200.000) e conferma quanto abbiamo detto sopra, cioè che le nostre statistiche usano un denominatore (persone infettate) assai ridotto e selezionato: il che ingigantisce falsamente il rapporto morti/infettati, cioè il tasso di letalità.
(Leopoldo Salmaso, dichiarazioni rilasciate a Patrizia Cecconi per l’intervista “Il tasso di letalità del coronavirus in Italia è almeno 10 volte inferiore ai dati ufficiali”, pubblicata da “L’Antidiplomatico” l’11 marzo 2020. Epidemiologo e virologo, specialista in malattie infettive, il dottor Salmaso vanta una lunga esperienza internazionale in paesi come la Tanzania, dove conduce progetti sanitari secondo i protocolli prescritti dall’Oms).

Correlati:

Video sull’argomento:
Stato di polizia. Che possiamo fare? (Video youtube Rosario Marcianò)
Il virus del buco del culo. Vi spiego perché. (Video youtube Vittorio Sgarbi)

SALVA O STAMPA IL POST IN PDF

Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF

CORRELATI

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...