Visualizzazione post con etichetta archeoacustica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta archeoacustica. Mostra tutti i post

mercoledì 2 novembre 2016

Le musiche degli Dei nei segreti acustici di Stonehenge

Le musiche degli Dei nei segreti acustici di Stonehenge

Trevor Cox rivela come l’impronta acustica del monumento preistorico più famoso del mondo è stata misurata.
Appena dopo l’alba, in una nebbiosa mattina di primavera dell’anno 2009, il mio ingegnere acustico, ricercatore presso l’Università di Salford, Bruno Fazenda, e Rupert Till dell’Università di Huddersfield, Regno Unito, andavano in giro per Stonehenge a fare scoppiare dei palloncini. Non era un qualche bizzarro rito pagano, ma un serio tentativo di catturare la “risposta all’impulso” dell’antico cerchio di pietre del sud dell’Inghilterra, e forse l’inizio per stabilire come l’ambiente di Stonehenge avrebbe potuto risuonare per i nostri antenati.

Una risposta all’impulso caratterizza tutti i percorsi del suono tra la sua fonte – in questo caso un pallone che scoppia – e un microfono posto a pochi metri di distanza. Si tratta semplicemente di un grafico della pressione sonora al microfono nei secondi dopo lo scoppio. Il primo picco, più forte, rappresenta il suono che ha viaggiato direttamente dalla sorgente al microfono. Più tardi, più piccoli picchi indicano l’arrivo dei riflessi delle pietre. Il registrazione mostra la risposta all’impulso di Bruno e Rupert misurata con un microfono posto al centro di Stonehenge e un pallone che esplode sul bordo del cerchio.
Questa risposta all’impulso rappresenta un’impronta acustica dei sassi. Una volta in laboratorio, può essere utilizzata per creare una riedizione virtuale di come risulterebbe qualsiasi pezzo di musica o parlato o suono emesso all’interno del cerchio di pietre. Tutto ciò che è necessario è una ” registrazione anecoica” della musica o del parlato – una registrazione fatta in un ambiente privo di riflessione, come all’aria aperta o, meglio, in una camera anecoica specialistica come quella che abbiamo a Salford. La registrazione anecoica e la risposta all’impulso possono essere combinati con una operazione matematica chiamata circonvoluzione.
Abbiamo fatto ciò con una registrazione di batteria. Ecco l’originale anecoica. E qui è convoluta con la risposta all’impulso misurata a Stonehenge. La differenza è facilmente apprezzabile: non c’è più il riverbero o il suono di chiamata a suonare la batteria grazie ai riflessi delle pietre. Inoltre, l’equilibrio tonale del suono è completamente diverso: è diventato molto più profondo , come se gli alti fossero stati respinti.

LA SIMULAZIONE DELL’EFFETTO DELLO HENGE
Lo scoppio di un pallone non è la norma né il modo migliore per misurare una risposta all’impulso, ma più sofisticate apparecchiature non sono state autorizzate a Stonehenge. In una replica a grandezza naturale del monumento realizzata a Maryhill, nello Stato di Washington, tuttavia, Bruno e Rupert sono stati in grado di utilizzare altoparlanti potenti e segnali di prova speciali per ottenere risultati più accurati. Maryhill ha anche il vantaggio di essere completa, mentre alcune delle pietre di Stonehenge sono state rovinate o scomparse nel corso degli anni. Ciò rende notevole la differenza tra i suoni di batteria convoluta con la risposta all’impulso di Maryhill: il cerchio di pietre più completo fa eco al suono più a lungo, e il riverbero 6 esteso in modo più evidente dopo l’ ultimo tamburo.

Per diversi decenni, abbiamo lavorato a costruire una comprensione sofisticata di come interpretare le risposte all’impulso. Per esempio, adesso sappiamo come le caratteristiche all’interno della risposta all’impulso, ad esempio il tempo necessario perché i riverberi vadano a morire lontano, riguardano le percezioni che la gente ha della natura del suono. La speranza è che, applicando le competenze di monumenti antichi, come Stonehenge, possiamo meglio apprezzare gli effetti acustici graditi ai nostri antenati e, forse, cominciano a rispondere alla domanda se tali effetti siano stati un risultato casuale di incidente o l’effetto voluto della loro progettazione.
Trevor Cox è professore di ingegneria acustica presso l’Università di Salford , Regno Unito, e presidente dell’Istituto di Acustica del Regno Unito
http://www.delfo.forli-cesena.it/smcesenatico/Ipertesto%20Astro/Strumenti-Oljan/stonehenge.jpg
Fonte: Newscientist
Traduzione: Liutprand

LA MAGIA DI STONEHENGE È NELLA SUA MUSICA SEGRETA
UN CERCHIO DI SUONI ACCOMPAGNAVA I RITI.
Alla Scoperta Della Dimensione Sonora, Nella Preistoria E Nell’antichità Prevaleva Su Quella Visiva, Ma Oggi L’abbiamo Perduta. Ogni Parola Sussurrata Nel Centro Dell’arena Produce Nove Echi Distinti. Alcune Frequenze Favoriscono La Trance Tipica Dei Riti Arcaici.
Stonehenge rappresenta uno dei luoghi da sempre più misteriosi e più studiati. Ora gli ingegneri acustici tentano di svelare uno dei suoi tanti segreti. In un’alba nebbiosa del maggio 2009 due uomini si aggiravano tra i megaliti di Stonehenge, facendo scoppiare dei palloncini e registrando i suoni con un microfono al centro del cerchio. Non erano seguaci di culti pagani, ma ingegneri acustici: Bruno Fazenda dell’Università di Salford e Rupert Till dell’Università di Huddersfield. Lo scopo era misurare la «risposta all’impulso», una sorta di impronta acustica del sito. L’accurata levigatura e curvatura delle superfici interne dei blocchi suggerisce che, probabilmente, gli antichi costruttori sapevano come ottenere effetti molto suggestivi. Poiché in 4 mila anni Stonehenge ha subito varie manomissioni e molti megaliti sono stati rimossi o giacciono a terra, i ricercatori inglesi sono andati anche a Maryhill, nello Stato di Washington, dove un cimitero militare ospita una versione in cemento di quella che doveva essere la struttura originaria dei sito inglese. I dati sembrano confermare che nel «magico» cerchio ogni parola poteva essere udita distintamente da ogni punto periferico. «Ovviamente a Maryhill è in gioco una maggiore energia acustica, perché lo spazio è chiuso da più superfici e quindi ne “scappa” fuori una minore quantità – commenta Renato Spagnolo dell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino -. Per la stessa ragione il tempo di riverberazione medio risulta più lungo, circa 1,1 secondi, vale a dire quello che caratterizza una sala conferenze ben progettata, mentre sarebbe troppo breve per una buona resa musicale».

La ricerca, presentata da Trevor Cox, che insegna ingegneria acustica a Salford, ha dato visibilità all’archeoacustica, una disciplina che sta conquistando autorevolezza un po’ alla volta. Studiosi «di frontiera», come Paul Devereux, David Lubman o il musicologo italiano Walter Maioli, si occupano da tempo della dimensione sonora del mondo antico. E le scoperte si susseguono, partendo da una considerazione che non è affatto ovvia: solo da pochi secoli la visione ha preso il sopravvento sugli altri sensi, mentre in passato l’udito era fondamentale, in un mondo più silenzioso e pericoloso di quello attuale.
Ogni rumore poteva celare una minaccia. Ma gli stessi suoni della natura, oltre che la parola, il canto e la musica avevano anche significati sacri o magici, perché si riteneva che permettessero una comunicazione con la sfera divina e con i regni dei morti. I ricercatori dell’archeoacustica sostengono quindi che grotte affrescate, ipogei, edifici e luoghi sacri venissero realizzati ponendo grande attenzione agli effetti sonori o «aurali».

lunedì 1 giugno 2015

Archeoacustica: un segreto perduto

Archeoacustica – Suoni da un lontano passato che alterano la mente

Gli uomini della più remota antichità dovevano essere dotati di un intelletto e di una sensibilità davvero particolari… E “l’archeoacustica” inizia a metterlo in evidenza. I risultati della recente ricerca indicano che i costruttori antichi o preistorici delle strutture monumentali scoperte in luoghi diversi come l’Irlanda, Malta, la Turchia meridionale e il Perù hanno tutti una caratteristica peculiare comune – potrebbero essere stati progettati appositamente per condurre e manipolare il suono al fine di produrre determinati effetti sensoriali.
L’archeoacustica è una nuova disciplina che si sta rivelando particolarmente importante per capire le reali funzioni di determinati siti archeologici, come pure di alcuni antichi manufatti. Fino a pochi anni fa, l’archeologia si era concentrata primariamente sull’aspetto più concreto dei reperti archeologici (strutture architettoniche, reperti, caverne…), ovvero la loro componente fisica più materiale.
“Ci stiamo occupando di un segreto perduto”, afferma Linda Eneix, Presidente della Fondazione OTS, dedicata alla ricerca archeologica e agli studi connessi ai templi antichi di Malta. Situate a sud della Sicilia, le isole di Malta e Gozo ospitano strutture megalitiche create da un popolo altamente sviluppato più di mille anni prima di Stonehenge e delle piramidi egizie. I monumenti, tra i quali vi sono antichi templi, sono esempi di un’architettura nella sua forma più pura e originale. Certe caratteristiche di progetto, tra cui i soffitti a sbalzi, si rispecchiano nelle camere sotterranee dei santuari funerari, scavate nella solida roccia calcarea. (In architettura, si chiama volta “a sbalzi” un sistema costruttivo come quello dei trulli pugliesi, in cui ogni fila di pietre sporge rispetto a quella al di sotto di essa, riducendo l’area del soffitto in ogni corso successivo verso l’alto e distribuendo il peso complessivo). 

Malta, Ipogeo di Hal Saflieni. Fornisce l’esempio più straordinario. Si tratta d’un complesso di grotte e di camere rituali a diversi livelli, è un gioiello archeologico che giaceva indisturbato fino a quando non fu scoperto accidentalmente nel 1902. Oggi il sito fa parte del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Nel 2008 è iniziato uno studio tuttora in corso sull’imponente complesso in pietra risalente a 6000 anni fa noto come l’Ipogeo di Hal Saflieni sull’isola di Malta, che sta dando risultati rivelatori. “Stare in piedi in questo Ipogeo è come essere dentro una campana gigante”, dice Eneix. “Si sente il suono nelle proprie ossa, quanto si sente con le orecchie. E’ davvero emozionante! […] L’attività cerebrale regionale di un certo numero di volontari sani esposti a diverse frequenze di vibrazione del suono è stata monitorata tramite EEG”, riferisce Linda Eneix.
“I risultati hanno indicato che a 110 Hz i modelli di attività sulla corteccia prefrontale si spostano bruscamente, sfociando in una correlata disattivazione del centro del linguaggio e un temporaneo spostamento del lato dominante dall’emisfero sinistro a quello destro relativamente ai processi emotivi e creativi
Spostamento che non si è verificato a 90 Hz o a 130 Hz ……Oltre a stimolare i lati più creativi, si rileva che in un’atmosfera del suono in risonanza con la frequenza di 110 o 111 Hz, si è ‘accesa’ un’area del cervello che gli scienziati bio-comportamentali ritengono connessa allo stato d’animo, all’empatia e alla socializzazione. Consapevolmente o meno, le persone che hanno trascorso del tempo in un tale tipo di ambiente in presenza di un uomo dotato di voce maschile bassa – mentre eseguiva un canto rituale o più semplicemente parlava – si stavano esponendo a vibrazioni che potrebbero avere effettivamente impattato sulla loro psiche”.(Linda Eneix, “The Ancient Architects of Sound”, Popular Archaeology Magazine, vol. 6, marzo 2012).
Un consorzio chiamato The PEAR Proposition: Princeton Engineering Anomalies Research, è formato da pionieri nel campo dell’archeo–acustica, una scienza che fonde l’archeologia e la scienza del suono. Diretto dal fisico Robert Jahn, il gruppo PEAR cominciò nel 1994 a compiere esperimenti sul comportamento acustico in siti megalitici come Newgrange e Wayland’s Smithy nel Regno Unito. Essi hanno trovato che tutte le antiche camere presentavano una forte risonanza con una frequenza del suono tra i 95 e 120 Hertz: ben all’interno della gamma della bassa voce maschile.
Nei successivi test OTSF, si è scoperto che le camere di pietra nei templi antichi a Malta presentano lo stesso modello di risonanza, a una frequenza di 110 o 111 Hz. 
Immagine grafica del segnale raccolto nella cisterna dell’abbazia di San Salvatore vicino Siena

Nel 2003 Chris Scarre della Durham University e Graeme Lawson del MacDonald Institute di Cambridge hanno realizzato un libro, intitolato Archaeoacoustics, che rappresenta la prima pubblicazione in questo specifico ambito. Il libro indaga sul ruolo che il suono ha avuto nel passato, dall’antichità più remota fino al XIX secolo. Si è infatti scoperto che alcune antiche costruzioni (tombe megalitiche, caverne dipinte risalenti al paleolitico, siti archeologici vari, chiese romaniche) possiedono qualità sonore molto particolari che hanno spinto i ricercatori a indagare sulle possibili motivazioni che ispirarono i loro costruttori. Alcuni complessi archeologici, infatti, erano stati costruiti con ogni evidenza per eliminare quanto possibile i rumori esterni, creando in tal modo un isolamento che permettesse di esaltare al massimo la particolare dimensione sonora ottenuta all’interno.

Si ritiene anzitutto che alcuni suoni, nel passato, celassero magia e recassero significati sacri, perchè si dava credito alla comunicazione con il divino o con i regni dell’aldilà. È quindi diventata sempre più certa l’ipotesi che in passato le costruzioni architettoniche sacre ponessero particolare enfasi al modo in cui poter trattare i suoni.

Eneix osserva. “E’ logico che i costruttori degli antichi templi osservassero gli echi e le caratteristiche del suono nelle grotte, e quindi cercassero di ricreare lo stesso ambiente in modo più controllato. Lo stavano facendo intenzionalmente, per facilitare uno stato alterato di coscienza? Vi sono molte cose che non conosciamo”.
L’acustica può anche essere stata parte di una diffusa tradizione religiosa. Vecchie foto, in una prima edizione del National Geographic Magazine, mostrano la scoperta, in livelli sicuramente datati dei templi di Malta, di pietre a forma conica con una notevole somiglianza all’Omphalos o “ombelico” dell’oracolo di pietra di Delfi, utilizzato molto più tardi nel tempo da antiche sacerdotesse greche che ascoltavano la voce della terra per trarre presagi. 

Un mistero affascinante, anche se raramente discusso, a Chichen Itza, riguarda le strane anomalie acustiche osservabili nel grande cortile della palla e nel tempio di Kukulkan. Le parole sussurrate a bassa voce a un’estremità del grande cortile della palla (che misura 161 metri di lunghezza e 66 metri ca. di larghezza) sono chiaramente udibili fino in fondo e un semplice battito di mani o messaggio risuonava dal centro del Cortile della palla a produrre nove echi distinti. I visitatori hanno anche potuto constatare un curioso fenomeno acustico presso la piramide di Kukulkan, dove il suono di un applauso con le mano rimbalza indietro con un’eco come il suono di un cinguettio di uccelli Quetzal, l’uccello sacro associato sia con il nome della piramide sia con la sua divinità Kukulkan / Quetzalcoatl.

Già nel 1994 una équipe di studiosi dell’università di Princeton aveva scoperto che nelle stanze presenti in alcuni siti megalitici (Newgrange in irlanda e Wayland’s Smithy in Inghilterra) si producevano alcuni effetti acustici assai speciali: una forte risonanza (detta tecnicamente “standing wave”) nella gamma vibratoria compresa fra i 90 e i 120 Hz. Così testimonia la stessa Linda Eneix: «Quando ciò si produsse, i suoni che udivamo erano percepiti in modo distorto e misterioso, con una rilevazione che variava in base alla dimensione della stanza e della qualità della pietra.»
Le più recenti scoperte archeoacustiche mostrano che in un antico centro cerimoniale peruviano, il Chavín de Huántar, risalente a 3.000 anni fa, era presente una raffinatissima conoscenza della manipolazione del suono in relazione all’architettura, concepita per produrre ben determinati effetti sonori capaci di alterare le percezioni sensoriali. Con l’ausilio di conchiglie sonore, l’oracolo produceva effetti “magici” sul suo uditorio. Miriam Kolar, della Stanford University, ha presieduto agli studi e afferma che «a Chavín, abbiamo rilevato evidenze acustiche di una trasmissione selezionata di suoni fra il monolito Lanzon e la piazza circolare: un sistema acustico-architettonico in grado di filtrare frequenze sonore prodotte dalle pututus [conchiglie sonore] e dalla voce umana» (“Magic Sounds of Peru’s Ancient Chavín de Huántar”, Popular Archaeology Magazine, vol. 5, Dicembre 2011). Ricordiamo che il “Lanzon” è una statua sacra che raffigura la divinità principale dell’antica cultura Chavín; è collocata in una stanza sotterranea e un sofisticatissimo condotto acustico la collega alla piazza circolare di cui si accenna nell’articolo, che è uno spazio all’aperto dove si svolgevano determinate attività cerimoniali.

Perché 110 Hz?

SALVA O STAMPA IL POST IN PDF

Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF

CORRELATI

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...