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venerdì 10 luglio 2020

Perché un virus non è mai un pericolo!

Perché un virus non è mai un pericolo!

Avete paura dei microbi, siano essi batteri, funghi, virus, metazoi, protozoi. Vi siete mai chiesti perché?
Perché avete letto o vi hanno detto che causano le malattie? Siete sicuri?
Li avete mai visti all’opera?
Ed anche su di voi stessi, li avete mai visti funzionare? Avete visto in loro la volontà di determinare in voi una o più alterazioni a fini malevoli o maligni?

Sapete perché dicono che provocano malattie?
Perché li trovano nei tessuti di persone il cui stato di salute non è buono
(e il non essere buono non significa che sia maligno). Semplicemente li trovano nei tessuti che vengono asportati o nelle secrezioni prodotte dai tessuti il cui stato è infiammatorio o comunque di alterazione.
E come vengono trovati?
Con analisi chimiche, con osservazioni al microscopio.

Ma in Natura non esistono analisi chimiche (esse sono state prodotte dall’uomo, con una esattezza e affidabilità invero assai scarse).
In Natura non esiste il microscopio. All’uomo, come agli altri animali, è consentita una potenza visiva limitata e non per caso.
Anche una vista acutissima, può vedere strutture dell’ordine di mezzo millimetro, forse anche un quarto di millimetro, ma non oltre.
Perché?

Perché chi è utile o pericoloso per l’umano deve collocarsi all’interno del suo potere visivo, in modo tale che se ha bisogno di qualcosa possa vederlo e se deve proteggersi da qualcosa possa vederlo.
Tutto ciò che esula da questo potere visivo, non lo è a caso.
Rimane nascosto, nell’enormità e nell’invisibile, perché esula dal controllo umano, perché non può essergli favorevole o dannoso. E’ al di fuori di questi concetti e la’ deve restare. E’ imperscrutabile, punto.

L’essersi spinti a vedere ciò che continua a rimanere invisibile ad occhio nudo, ha dovuto per forza portare a collocarsi rispetto a ciò che si è osservato. Finché non vedi non sai, ma se vedi sai e ti poni in uno stato di attenzione e di giudizio.
Ma il vedere non significa conoscere tutto ciò che riguarda ciò che si è visto.
Vedere, è solo una minima parte della conoscenza e della verità su ciò che si è visto. E come sappiamo dalla fisica, tutto ciò che viene osservato cambia proprio perché lo si è osservato.

Faccio un esempio.
I miei occhi vedono il lupo, perché le sue dimensioni rientrano nelle mie possibilità visive. Se non l’ho mai visto prima, spontaneamente non ne ho paura. Ma se lo vedo azzannare un umano, posso concludere che il lupo è un animale aggressivo e un predatore. Posso dispiacermi del suo atteggiamento, ma è la sua natura. Dovrei anche chiedermi cosa ha fatto l’umano per essere azzannato dal lupo. In altre parole, se vedo il lupo, prima di giudicarlo cattivo devo tenere conto di ogni cosa che lo riguarda.
Potrei vedere dei lupi giocare tra loro e se rimango nel non-giudizio, posso desumere che il lupo in alcune situazioni/condizioni è pericoloso. Non ce l’ho con lui, ma porto rispetto e mi premuro per non farmi azzannare.

I miei occhi non vedono i virus, perché le loro dimensioni sono al di fuori delle mie possibilità visive. Non provo paura nei loro riguardi, non ne ho motivo. Se mi viene il raffreddore, che (da poco) sappiamo coinvolgere strutture virali di cui attualmente non sappiamo pressoché nulla, mi soffio il naso, mi metto nel letto, riposo, mi nutro, faccio una ventina di sternuti e via, verso la riparazione.

Vediamo cosa succede a forzare la natura e le dotazioni umane.

I miei occhi non vedono i virus, perché le loro dimensioni sono al di fuori delle mie possibilità visive. Ma mi hanno detto od ho letto delle cose che li riguardano e li giudicano forieri di malattie e devastazioni corporee. Me lo sono sentito dire fin da bambino, mi hanno fatto credere che i virus si trasmettono di nascosto, che sono cattivi, che sono dei terroristi, che possono portarmi nella tomba. Non li vedo all’opera, non li vedo proprio, ma istintivamente, inconsciamente, li reputo responsabili maligni del terribile raffreddore che mi perseguita. Devo distruggerli, devo combatterli pur non sapendo quali sono le loro funzioni, quali sono i meccanismi di comunicazione tra loro e il mio corpo. Devo ammazzarli senza sapere nulla di loro.

Non mi perito di pensare che se sono invisibili è perché non sono un pericolo, perché sono entità super partes che agiscono non per il mio bene o il mio male, ma per la vita stessa come concetto assoluto e non individuale.
Non penso nemmeno e questo è il dolo più grave, il peccato originale.
Credere, con supponenza, che l’opera della Natura sia stata creata solo per me.
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INTEGRAZIONI ALL’ARTICOLO
Alcune persone, la minoranza in verità, hanno espresso perplessità rispetto al concetto che ho espresso ieri, riguardante il nemico pubblico numero uno, il virus. In quell’articolo asserivo che il virus non è piccolo a caso, ma per rimanere in quell’area del non visibile, che non può in nessun caso rappresentare qualcosa di dannoso per l’essere umano, ma qualcosa che esiste al di la’ dell’essere umano e che con l’essere umano interagisce secondo modalità e motivazioni che l’umano ancora oggi non conosce.

domenica 28 giugno 2020

Storia della frode del contagio

Storia della frode del contagio

In quest’articolo cercherò di mostrare che l’intero concetto di contagio (prima del “maligno”, in seguito dei microrganismi come i batteri, e infine dei virus), così profondamente radicato nella nostra società, sia in realtà frutto di una serie di manipolazioni della verità, oltre che di vere e proprie frodi scientifiche avvenute nell’epoca moderna.
E cercherò di mostrare che tali inganni siano stati messi in piedi e propagandati dal potere costituito, o per raggiungere determinati obiettivi geopolitici, oppure per implementare un maggior controllo sulla società. Per le mie riflessioni mi baserò principalmente sull’ottima conferenza del biologo Stephen Lanka (il cui link integrale troverete alla fine dello scritto) oltre ovviamente, e come sempre, sulle scoperte del grande Hamer, grazie alle quali possiamo conoscere davvero come funzionano la salute e la malattia (e quindi non farci ingannare…). Andiamo però con ordine.

Il concetto di contagio delle malattie è stato inventato nell’antichità, in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Nessun altra popolazione del mondo ha tale concetto nella sua tradizione medica. Non è presente nella Medicina Popolare Cinese, nè nella tradizione indiana dell’Ayurveda, nè tantomeno all’interno delle popolazioni autoctone delle Americhe, dell’Africa e dell’Australia.
La prima malattia “contagiosa” di cui si ha notizia storica è quella che viene chiamata lebbra. La parola lebbra deriva dal latina lepra, che significa “squamare”, ma in molte lingue, come per esempio il tedesco, troviamo anche un termine più antico (in tedesco, Assautz, “gettare via”) che ha il significato generico di “esclusione dalla società”. Dobbiamo considerare che il contesto sociale medievale europeo, ed anche parte di quello antico, era dominato dal potere delle autorità religiose. E quasi sempre tali autorità avevano l’abitudine di dividere le malattie in malattie “sacre” e in malattie derivanti dal peccato (altro concetto tipicamente occidentale), perchè tale divisione (totalmente arbritraria) era molto utile per gestire la società: le malattie di ricchi e potenti erano etichettate come sacre, mentre le malattie di quella parte del popolo che si ribellava e non si sottometteva erano bollate come malvagie, derivanti dal peccato.
Così, una persona che presentava determinati sintomi, diversi da epoca in epoca e da regno in regno, poteva ricevere la diagnosi di “lebbra”, cioè di “esclusione dalla società”. La persona non poteva più nemmeno avvicinarsi ad una qualsiasi città “civile”, pena la morte. Possiamo intuire che tali “esclusi” vivessero quasi sempre pesanti conflitti biologici, fra i quali i più comuni erano conflitti di separazione e di attacco, che come sappiamo da Hamer portano sintomi alla pelle (dermatiti, psoriasi, vitiligine, melanomi, ecc.). Tali conflitti non andavano mai in soluzione definitiva, perchè il reinserimento nella società per i lebbrosi era impossibile, ma solo saltuariamente in soluzione parziale, quando magari parenti e amici riuscivano a raggiungere il malcapitato per rifornirlo di beni essenziali e per dargli un po’ di conforto. La pelle dei poveri “lebbrosi”, in realtà persone senza alcun peccato ingiustamente escluse dalla società, non poteva quindi che aggravarsi ulteriormente (molteplici recidive di separazione e di attacco da familiari, amici, branco) portando a varie sintomatologie di desquamazione generalizzata. Per questo la parola lebbra è stata col tempo associata alla desquamazione della pelle.

La “lebbra” è di solito storicamente considerata come la prima malattia contagiosa, anche se ovviamente i microrganismi, nel mondo antico e nel medioevo, non erano ancora stati scoperti.
L’illusione del contagio è probabilmente nata dal fatto che i lebbrosi, ovvero gli esclusi, spesso si riunivano in determinati posti, per potersi il più possibile aiutare. Se una persona di città frequentava quei posti (cosa proibita) per far visita a parenti o amici, poteva alla fine ricevere essa stessa la sentenza di “lebbroso”, e quindi venir “contagiato”.
Nel basso medioevo (dall’anno 1000 all’anno 1492) avvennero graduali ma importanti modificazioni di potere in Europa. Il predominio dalla Chiesa di Roma cominciò ad essere insidiato dagli emergenti Stati Nazione, oltre che da rivolte teologiche interne. Questi nuovi poteri, tuttavia, non rinunciarono affatto al concetto di contagio, e anzi lo utilizzarono ancora di più a fini di controllo della popolazione, e per determinati obiettivi politici.
Il termine “lebbra”, usato generalmente come sinonimo di “malattia contagiosa”, venne sostituito dal termine “peste”, che nel medioevo indicava in modo molto generico una vasta gamma di malattie gravi, che generalmente portavano alla morte.

Quando si voleva colpire duramente un territorio ribelle, una città, un quartiere, determinati gruppi etnici, determinati scambi e commerci consolidati tra popolazioni che infastidivano i potenti, si dichiarava una epidemia in atto in quella specifica zona. Questo, per la popolazione di quella zona, voleva dire essere messi in quarantena, sotto chiave, morti di fame, massacrati, avvelenati, sottoposti a qualsiasi tipo di vessazione e sperimentazione. Un terrorismo senza fine (vi ricorda qualcosa?).
Ovviamente, le condizioni di vita di quel territorio portavano ad una serie infinita di conflitti possibili tra la popolazione, con poi tutte le manifestazioni sintomatiche che in seguito sono state associate alla “peste”.
Nel XVI secolo vennero inventati i primi microscopi. (Tale invenzione avvenne in parallelo con quella dei cannocchiali, che aprì la strada ad un altra grande frode, quella dell’astronomia, che merita però una trattazione a parte…). Col tempo i microscopi aumentarono il loro potere ingrandente, finchè fu possibile osservare sia le cellule costituenti gli organismi viventi, sia i vari microrganismi simbionti. Si pensò quindi, anche qui, di fare la solita suddivisione arbitraria ed estremamente funzionale al potere: alcuni microrganismi vennero classificati come “buoni” e altri come “cattivi”, ovvero portatori di malattie.  
Il generico e immateriale concetto di contagio trovava quindi una sua applicazione concreta e materiale.

Bisognava solo dimostrare che questi batteri malvagi causavano le malattie, e il gioco era fatto.
Seguendo la semplice logica, per arrivare a tale dimostrazione devono essere verificate, in ogni osservazione, 3 specifiche circostanze, che oggi sono conosciute come “postulati di Koch”. Robert Koch era un biologo tedesco del XIX secolo, contemporaneo di Louis Pasteur. Egli era un grande sostenitore della teoria patogena dei batteri. I risultati sperimentali hanno tuttavia sempre mostrato (e dimostrano tuttora) quanto segue, in relazione ai suddetti postulati.

giovedì 11 giugno 2020

Il postulato del contagio: una supposizione basata su 4 teorie ancora oggi non dimostrate vere!

Il postulato del contagio: è vero per presa decisione, senza alcuna dimostrazione!
Un postulato è una verità decisa a tavolino senza dimostrazione alcuna, utile a condurre, attraverso ragionamenti logici, ad altre verità altrimenti indimostrabili. Chiaro? Strano?
Ecco una definizione più appropriata:
“Il postulato, dal latino postulatum («ciò che è richiesto»), è una proposizione che, senza essere stata preventivamente dimostrata come vera, viene assunta come se lo fosse al fine di giungere logicamente alla verità di una qualche asserzione. [ da Wikipedia]”
Quello che appare davvero aberrante è il fatto che tale metodo di ricerca della verità sia applicato alla nostra salute praticamente in ogni momento, in pratica il sistema sanitario mondiale prende decisioni sulla salute del popolo basandosi su postulati, cioè verità assunte come tali e mai dimostrate.
Ora si che è strano no?

Ora veniamo al succo della discussione e cioè il contagio il quale è tenuto in piedi non da uno, ma da più postulati che in quanto tali costituiscono delle verità assunte come tali e mai, dico mai, dimostrate.
Allucinante? Già, proprio così!

Relativamente alla natura infettiva delle malattie all’epoca della scoperta dei germi (teoria dei germi) vennero formulati dei postulati(Postulati di Koch) per tenere in piedi la farsa da cui poi tutto il sistema sanitario mondiale ci avrebbe costruito sopra altre teorie, sperimentazioni e farmaci vari.
I postulati di Koch (o postulati di Henle-Koch) sono dei criteri destinati a stabilire la relazione di causa-effetto che lega un microrganismo a una malattia.
Robert Koch fu il primo ad adottare sperimentalmente alcuni criteri, già in precedenza formulati da Friedrich Gustav Jakob Henle, che altro non sono se non quattro regole generali per stabilire se un certo microrganismo sia o meno la causa di una certa malattia. Koch isolò dai tessuti di animali malati i bacilli del carbonchio, li coltivò in laboratorio e ne identificò il ciclo vitale di tipo sporigeno. Attraverso l'inoculazione delle cellule in animali non affetti da alcuna patologia osservò l'insorgenza della malattia e la possibilità di isolare tale microrganismo dal tessuto degli animali infettati sperimentalmente. Questi criteri sono conosciuti appunto come postulati di Koch.
Postulati di Koch
I postulati sono i seguenti:
1.      il presunto agente responsabile della malattia in esame deve essere presente in tutti i casi riscontrati di quella malattia.
2.     deve essere possibile isolare il microrganismo dall'ospite malato e farlo crescere in coltura pura
3.     ogni volta che una coltura pura del microrganismo viene inoculata in un ospite sano (ma suscettibile alla malattia), si riproduce la malattia
4.    il microrganismo deve poter essere isolato nuovamente dall'ospite infettato sperimentalmente
Se positivi, abbiamo la prova della patogenicità del microrganismo e della sua influenza in un determinato quadro patologico.
Limitazioni
Questi postulati, per quanto estremamente potenti, hanno evidenti limiti sperimentali:
Alcuni microrganismi commensali o normalmente presenti nell'ambiente danno patologia solo in determinati soggetti o situazioni
Spesso l'inoculazione, invece di portare a una patologia conclamata, provoca danni subclinici.
Alcuni microrganismi (ad esempio il Mycobacterium leprae o i fitoplasmi) non sono coltivabili in vitro o non è possibile trovare un animale adatto all'inoculazione (perché il patogeno ha tropismo unico per l'uomo o perché gli altri animali sviluppano una diversa patologia rispetto all'uomo) [Da Wikipedia] “
Tutto chiaro ora?
Quindi ricapitolando:
Relativamente al 1° postulato la ricerca medico scientifica ha appurato che il germe responsabile della malattia è stato trovato in circa la metà dei malati, niente negli altri, da ciò si è arrivati a formulare un altro postulato: (altrimenti come spiegavano la cosa a tutto il mondo?) l’esistenza dei virus; virus osservati solo molti anni dopo con l’avvento dei microscopi elettronici e tuttavia non costituenti prova in quanto che trattavasi di scarti cellulari e non di esseri viventi.

Relativamente al 2° postulato stante quanto detto nel 1° postulato le evidenze di questo postulato divengono già precarie in aggiunta la riproducibilità dei germi dell’individuo(malato) in coltura non avviene se non in rari casi.

Relativamente al 3° postulato invece avviene davvero l’incredibile, la ricerca ha evidenziato che il microrganismo causa della malattia introdotto in un individuo sano non induce mai la malattia.

Relativamente al 4° postulato impossibile da sperimentare poichè non verificato il 3°.
La ricerca scientifica, soprattutto col 3° postulato, ci fa capire bene che il contagio è una mera invenzione alla quale tutto il mondo è stato indotto a credere.
I postulati di Koch non dimostrati mettono in luce la farsa del contagio. 

La ricerca medico-scientifica, per quanto possa apparire inconcepibile, non esiste in quanto non basa le proprie azioni su riscontri scientifici ma su criteri di pensiero, decisionali, teorici, non sperimentazioni certe come invece vogliono farci credere.
Oggi quindi la medicina non è una scienza, ma un’ideologia, una materia del tutto teorica.
L’attuale paradigma ideologico sanitario viene imposto sottilmente alle masse(compresi addetti al settore) con la propaganda e agli eretici con metodi più pragmatici (radiazione, perdita del lavoro, persecuzioni mediatiche, legislative e anche di peggio), tipici dei tempi dell’inquisizione cattolica.
 
Dimenticavo di dire che Robert Koch è stato insignito del premio nobel per la Medicina, insieme al suo “amico” Louis Pasteur, questo solo per farvi capire che i premi li vincono coloro che sostengono le farse del sistema, non i veri ricercatori, non chi ha fatto veramente del bene.

Se il sistema ci tenesse veramente al nostro benessere non ci sarebbero più malattie, non ci sarebbe più povertà e probabilmente, benché paradossale per l’odierno paradigma di pensiero, non ci sarebbe neanche bisogno di lavorare… ma questa è utopia no?
Ma chiaramente siete liberi di credere a ciò che volete.
Prossimamente la storia della frode del contagio.
Marcello Salas

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mercoledì 10 giugno 2020

DESTRUTTURARE LA TEORIA DEL CONTAGIO

DESTRUTTURARE LA TEORIA DEL CONTAGIO
By Valdo Vaccaro 14 Marzo 2020
RICHIESTA
Carissimo Valdo, la seguo da circa un paio di anni grazie ad un amico prezioso e le confesso che mi ha illuminato parecchio con i suoi articoli pieni di logica e di verità provata e dimostrata su di me. Non ho alcuna perplessità su tantissimi argomenti da lei esposti sia in campo scientifico che alimentare. Vorrei però ricevere un parere suo riguardo a ciò che sto per dirle.
In questi giorni sto assistendo direttamente a barzellette di questo tipo (caso reale): il paziente 0 prende il coronavirus risultando positivo, sua moglie tuttavia non presenta alcun sintomo (c.d. paziente asintomatico) ma potrebbe essere positiva al tampone (anche se non glielo fanno).
Ammettendo che la moglie sia positiva al virus, secondo la medicina generale sembrerebbe che il signor coronavirus, non trovando terreno per proliferare e moltiplicarsi (o trovando un sistema immunitario più forte), improvvisamente faccia i bagagli e vada ad infettare qualcun’altro.
Il caso che ho sotto gli occhi in questi giorni è proprio questo, cioè si afferma che il paziente asintomatico possa comunque trasmettere il virus.
Qui le chiedo di portar pazienza, vorrei comprendere meglio una cosa: come l’Hygiene dimostra che effettivamente non esiste in assoluto il contagio e che è finzione nonché superstizione dell’uomo? Premetto che ho letto gli articoli del dr Montanari + intervista il quale parla di contagio o, comunque, non lo esclude.

PASSANDO ALLE CONSIDERAZIONI CHE TROVO NEL SUO SITO
1) Parla spesso per dimostrare la teoria igienista di statistiche e dimostrazioni di scienziati nel considerare un “ovvio simultaneo sboccio dei sintomi”, oppure parla della questione virale in questo modo: “Ogniqualvolta andiamo in crisi per qualsiasi motivo (fisico, psichico, traumatico) la capacità espulsiva linfatico-immunitaria cala e si impigrisce per cui si crea tossicità interna… questo discorso occupa il 99% della questione virale. Il restante 1% sono virus di altri esseri viventi con cui entriamo in contatto… Più aria viziata respiriamo e più carni, pesce e proteine animali consumiamo, più questo 1% diventa 5 o 10, anche 20%. Normalmente il materiale intasante altrui va ad aggiungersi a quello nostro interno.”
2) Il concetto di virus per la medicina (Organismo che si riproduce e che infetta altre forme di vita) è chiaramente diverso da quello igienista di virus=veleno interno non ripulito). Ma allora mi chiedo dove è possibile ricercare la verità su questo argomento?
3) In questi giorni vediamo sì, morti inventate di sana pianta con gente ampiamente compromessa che viene passata come “morta per coronavirus”, il che fa ridere in quanto come sappiamo (tratto anche da Montanari) è un dato ampiamente gonfiato poiché molti dei soggetti che hanno contratto il virus presentavano patologie pregresse gravissime o a stadi molto avanzati.
Qui si aggiunge un’altra considerazione sua (o dell’Hygiene) ovvero che “la vicinanza con persone cosiddette infette che tossiscono e hanno febbre alta può innescare una induzione mentale, effetto grilletto ma soltanto in chi è pressapoco nelle stesse condizioni, cioè sta già covando il malessere”.
Tecnicamente il Montanari parla di virus e di trasmissibilità, l’Hygene invece parla in sostanza di “medesime condizioni date da soggetti che pensano/agiscono/vivono alla stessa maniera in quell’istante”. Lei riporta, ad esempio, in uno dei suoi scritti il caso della classe di 20 persone di cui si ammalano 10 per medesima vulnerabilità tossica parlando anche della sua esperienza personale in cui da piccolo per anni non ha mai preso nulla pur avendo tutta la famiglia a letto con l’influenza.
CONSIDERAZIONE
Anche citando altre grandi e ricorrenti verità come quella su Pasteur. “il terreno è tutto” mi trova perfettamente d’accordo. Se ho un buon terreno, non mi ammalo, però ci sono dettagli sui quali vorrei fare più chiarezza ancora.
Non credo neanche io che il virus abbia una sua intelligenza tale da potersi spostare da una parte all’altra (uscire ed entrare da esseri viventi) però trovo verosimile che, se rimane in una via aerea dove trova terreno fertile per crescere e replicarsi, possa quindi trasmettersi tossendo o starnutendo.
In fondo credo, da ignorante come sono, che starnuto e tosse non siano altro che meccanismi di autodifesa del nostro organismo per espellere ciò che ci crea turbolenza/disagio/malessere interiore, quindi in un certo senso…ciò che la medicina classica chiama “virus” potrebbe anche essere ammesso.
Venendo al suo caso che da bambino non si ammalava mai un semplice medico potrebbe dire: “beh lei mangia sano, i suoi organi sono dunque in condizioni ottimali per espellere il materiale di scarto che giornalmente produciamo e qualsiasi agente esterno (il virus in questo caso) non trova terreno per crescere e riprodursi”.
Ancora, chiedo, secondo lei il fenomeno del sovraffollamento dei reparti di terapia intensiva sarebbe quindi dovuto ad un effetto-grilletto o mediatico molto riverberato a suo avviso?
Resta validissima, anche se ahimè non ho le competenze per comprendere tecnicamente di cosa si sta parlando, il discorso, anch’esso pluri-citato sull’inosservanza dei postulati di Koch, ma, ecco, avrei piacere di ricevere una sua opinione su questo punto: siano esse statistiche, studi, dimostrazioni o, comunque, ragionamenti tali da riuscire a destrutturare la teoria del contagio.
Le chiedo questo perché mi piacerebbe sposare la sua tesi (visto che in tutto la penso come lei) ma non trovo purtroppo prove valide e pratiche per smontare la teoria medica. La ringrazio per quanto finora fa per il bene di tutti. Un caro saluto.
Roberto


RISPOSTA
TUTTI POSSIAMO ESSERE SCIENZIATI VERI O INVECE SCIENZIATI-SCHIAPPE ACCODATI PASSIVAMENTE AL SISTEMA
Roberto dice che “non ha le competenze”. Fossero attenti, puntuali e scientifici al pari di lui i tanti medici e i tanti presunti scienziati che parlano in questi giorni di virus disinvoltamente, come si trattasse di pane e marmellata, senza mai mettere in discussione di cosa stanno parlando, senza mai dare una definizione del virus stesso.
In realtà Roberto ha la stoffa dello scienziato, o anche la stoffa del bambino che non si fa mettere facilmente nel sacco e che pretende chiarezza, pretende non dubbi e non misteri.

UN MONDO SALDAMENTE UNITO NELL’INGINOCCHIARSI A SUA MAESTÀ CORONAVIRUS
Il fatto è che, quando si va nell’estremamente grande e nell’estremamente piccolo, c’è di che perdersi, per cui non sorprende affatto l’esistenza di teorie diverse e contraddittorie. Scienza è scienza solo quando dà risposte esaurienti e condivise ai problemi. Scienza è qualcosa che implica fare ricerca, inchieste, confronti, dibattiti anche tra diverse opinioni con tanto di apertura mentale e con zero preclusioni e preconcetti.
Tutto questo non sta affatto accadendo. Sia l’Italia che il mondo intero stanno dando una dimostrazione a dir poco penosa, sorprendentemente penosa. Si usa dire che ogni popolo ha il governo che si merita. Pertanto teniamoci Conte e teniamoci Speranza. E la Cina si tenga pure Xi Jinping.

SI PARLA DI VIRUS E NON SI SA COS’È, SI PARLA DI SCIENZA E NON SI SA COS’È
Scienza è soprattutto sapere di non sapere. Scienza paradossalmente equivale ad avere dei dubbi. Chiunque proceda per dogmi senza nemmeno dare e darsi dei chiarimenti è tutto fuorché uno scienziato. Chiunque parla di contagio e di virus contagiante commette una sfilza interminabile di credenze, di pregiudizi e di aberrazioni scientifiche.
Chiunque afferma perentoriamente e dogmaticamente che il virus fa questo e fa quello, e che per contrastarlo occorre fare questo e fare quello (vedi norme governative tipo distanza e mascherine e tutto il resto) è tutto fuorché uno scienziato, è un accodato.

COI VIRUS SIAMO NEL MONDO DEI MICROSCOPI ELETTRONICI A 100 MILA INGRANDIMENTI
Universo immenso e universo ultra-piccolo. Nel caso in questione stiamo parlando del micro-universo. Non parliamo di scarafaggi o formiche ma di corpuscoli piccolissimi e invisibili a occhio nudo, per cui servono 100 mila ingrandimenti al microscopio elettronico. Queste cose le sanno i biologi molecolari e cellulari come Peter Duesberg, Stefan Lanka, Kary Mullis e simili, oltre ovviamente ai nostri Stefano Montanari e Antonietta Gatti, o il prof Andrea Del Buono.

CELLULE, BATTERI E VIRUS NEL MIRINO
Con le cellule umane ce la caviamo piuttosto bene. Sappiamo che esse hanno dimensioni o diametri da circa 7 a 120 micrometri o milionesimi di metro. Sappiamo di averne 70-100 trilioni e di subire una moria giornaliera di 200 miliardi. Coi batteri ce la caviamo ancora ancora, visto che vanno da 0,2 a 30 micrometri per cui siamo mediamente 100 volte più piccoli delle cellule.
Nel caso dei virus invece siamo di fronte a microrganismi morti, intendo morti e inermi e inattivi al 100% e non al 99,999%. Sappiamo tutti cosa significa la parola morto-definitivo, e questo dovrebbe già darci una impronta direzionale. Morto significa cadavere privo di vita, privo di testa, privo di testicoli, privo di organi respiratori, privo di gambe, privo di struttura pulsante, privo di tutto.
Siamo di fronte a polvere virale e spazzatura virale estranea ed anti-funzionale. Una spazzatura morta che può solo essere fotografata con instantanea e mai in fase cinematografica.

PARLARE DI COMPORTAMENTO VIRALE SIGNIFICA PIÙ PRESUMERE CHE TOCCARE CON MANO
Tant’è che negli stessi laboratori si è cercato invano di far sviluppare-proliferare-riprodurre dei virus, con risultato costantemente nullo. L’uomo non può inventare la vita o fare i miracoli moltiplicativi vangelici dei pani e dei pesci.
Perché un virus aumenti di numero servono altre cose importantissime come le cellule umane vive, moribonde e morenti, vale a dire serve il terreno di sviluppo e di eventuale trasporto, serve un pizzico di Madre Natura. Capirai che la materia, cioè la questione virale, a questo punto diventa complessa e intricata, ideale per costruirci sopra un mondo fantasioso e fantascientifico, corrispondente a determinati interessi, furbizie e convenienze umane.

I DUBBI DI ROBERTO
Roberto elenca i suoi dubbi citando:
1.      Induzione ed effetto grilletto
2.     Leggere differenze tra Stefano Montanari e Valdo Vaccaro o comunque la visuale igienista in genere
3.     Pieno accordo su Terreno è tutto e microbo è niente, ma vale tuttora al 100%?
4.    Chiarimenti sui Postulati di Koch
5.     Desiderio di smontare e destrutturare la teoria medica del contagio.
6.     
Vediamo allora di rispondere a tali quesiti. - IN QUESTA TESINA:
1. EFFETTO GRILLETTO E DISPONIBILITÀ AD AFFRONTARE UNA PROVA O PIÙ PROVE
Sulla induzione mentale e l’effetto grilletto determinati dalla vicinanza prolungata con le persone cosiddette infette, personalmente sono disposto in qualsiasi momento a un esperimento-prova, per dimostrare l’infondatezza del contagio.
Ma bisognerebbe garantire assoluta trasparenza ed equidistanza di chi esegue l’esperimento e di chi ne interpreta e valuta poi i risultati, cosa per niente facile e semplice, quando il coltello per il manico sta nelle mani di una parte soltanto. Una parte che ha dimostrato mille volte una grande abilità a prefabbricare risposte, ad accampare eccezioni, a far avere le proprie ragioni con trucchi, alibi e tranelli vari.

LA VICINANZA PROLUNGATA CON GLI ALTRI NON È PRIVA DI EFFETTI COLLATERALI

sabato 9 maggio 2020

Il dottor Hamer, i virus e la paura

Il dottor Hamer, i virus e la paura

Scrivo questo breve articolo dopo una pausa piuttosto lunga. Negli ultimi due anni, infatti, non ho potuto dedicarmi quanto avrei voluto alla medicina di Hamer, e alla divulgazione di altri argomenti che ritengo interessanti e importanti.
Riprendo in mano questo blog in un periodo di cambiamenti epocali nella  nostra società. Questi cambiamenti, ovviamente imposti alla popolazione, hanno come base (o scusa) proprio le convinzioni ufficiali riguardo all’eziologia delle malattie. Ci è stato detto, infatti, che un pericoloso e nuovo virus, nato (pur essendo materia morta…) da una mutazione di un virus normalmente presente nei pipistrelli, sta minacciando l’intera popolazione mondiale. Ci è stato detto che essendo un virus “nuovo”, potrebbe espandersi in modo incontrollato tra la popolazione, causando un numero imprecisato di vittime. Per questa ragione, ai fini di contenere la diffusione del virus, ci hanno imposto misure straordinarie di privazione di molte libertà personali. In pratica, ci hanno chiusi tutti nelle nostre case, e
possiamo uscire solo per fare la spesa o per esigenze mediche, con controlli militari per le strade che prevedono conseguenze penali per i “trasgressori”. Ma tutto avrà un termine, ci dicono. Quando i contagi saranno in diminuzione, gradualmente potremo dire che siamo fuori pericolo e tornare alla normalità. Questa la narrazione del sistema.

Le convinzioni sistemiche, in conseguenza delle quali è stato possibile dichiarare questo stato di polizia senza precedenti nella storia dell’uomo, sono dogmi mai dimostrati nati dalla teoria patogena dei microrganismi di Louis Pasteur. Conosciamo tutti la storia. Egli era un chimico che ad un certo punto si riciclò come biologo, e che aveva osservato con i rudimentali microscopi dell’epoca che in molti casi in cui un paziente stava male, si poteva trovare in lui la presenza di determinati microrganismi, e che tali microrganismi erano di solito assenti in chi stava bene. Formulò quindi la teoria secondo la quale l’intero stato patologico del paziente fosse causato da questi microrganismi.

Lui e i suoi seguaci, nei decenni successivi, avevano da affrontare però un grave problema: in molte malattie non si rilevava la presenza di microrganismi in azione. Si ipotizzò quindi che tali malattie fossero causate da microrganismi talmente piccoli da non poter essere visti con i microscopi dell’epoca. Gli si diede anche un nome: virus, che guarda caso significa veleno. Si aveva la certezza che in futuro la miglior definizione dei microscopi avrebbe permesso di vedere questi minuscoli microrganismi maligni in azione.
Passarono gli anni, e i microscopi in effetti diventarono sempre più potenti. Da ottici divennero elettronici. Ad un certo punto avrebbero potuto vedere anche creature 10 volte più piccole dei batteri, ma niente. 100 volte più piccole, ancora niente. 1000 volte più piccole, sempre niente. 10000 volte più piccole… attenzione, ad alcuni sembra di vedere dei minuscoli frammenti, delle cacarelle, immote, senza vita, che potrebbero essere tranquillamente frammenti causati dalla disgregazione, disidratazione e colorazione a cui i tessuti sono sottoposti per essere visti al microscopio elettronico. Va beh, in mancanza d’altro diamo la colpa a quelle cacarelle, diciamo che abbiamo finalmente visto il virus, pensarono gli scienziati. Ma, qualcuno obiettò, il virus è troppo piccolo per avere una vita biologica, non ha metabolismo, è materia morta, come possiamo sostenere che faccia qualcosa? Lo sosteniamo, risposero i capi, noi siamo la scienza, noi occupiamo tutte le riviste scientifiche, tutte le università, noi siamo l’autorità.
La gente ci crede anche se diciamo assurdità.
Siamo già riusciti a separare il corpo dalla mente, e a negare l’esistenza di anima e spirito, cosa vuoi che sia far credere anche questa balla dei virus? E in effetti…

La questione dei microrganismi (funghi e batteri) nostri simbionti è stata spiegata sensatamente da Hamer attraverso la quarta legge biologica. Ogni microrganismo nostro simbionte collabora con noi, e non è la causa di nessun stato patologico. Batteri e funghi, al contrario, intervengono in determinate fasi di processi speciali, svolgendo il loro indispensabile lavoro, al servizio del sistema corpo-psiche. Cellule, batteri e funghi formano un tutt’uno perfettamente organizzato. Niente prolifera nel nostro corpo senza un utilità, e senza il consenso del sistema corpo-psiche. Capite bene che in quest’ottica stare lontani dei microrganismi ed averne paura è un’assurdità.
Sulla questione specifica dei virus Hamer è stato sempre dubbioso. Inizialmente non aveva scartato la loro esistenza. Aveva osservato infatti che i tessuti dell’endoderma hanno come organismi simbionti i funghi, mentre quelli del mesoderma i batteri. Ipotizzò quindi che i tessuti dell’ectoderma, nei quali come detto non si rilevano mai batteri nè funghi, si ricostruissero nella fase di riparazione PCL grazie ai virus. La visione di Hamer, comunque, ribaltava la prospettiva: i virus, nel caso fossero esistiti, di certo partecipavano sensatamente ai processi come batteri e funghi, e non erano quindi nè da attaccare nè da temere in nessun modo. Per questo la questione se esistessero o meno aveva per lui, credo, un’importanza secondaria.

Con gli anni però si chiarì le idee anche su questo aspetto. Osservò infatti che le riparazioni dell’ectoderma avvenivano esattamente nello stesso modo sia che si risultasse positivi al test del virus in questione, sia che si risultasse negativi (ad esempio, nelle epatiti A B e C, ma anche non-A, non-B e non-C). Gli stessi test dei vari virus, poi, non cercavano mai il virus con il microscopio, ma ne deducevano la presenza in modo arbitrario sulla base di supposizioni. Probabilmente, infine, anche a livello logico, ritenne un insanabile controsenso credere che materia morta, forse minuscoli pezzi di materiale genetico comunque inerte, senza vita, possano “fare” qualcosa. Si convinse quindi che l’intera questione era campata per aria e affatto scientifica, e che quindi i virus non esistono.

Potremmo chiederci allora: quella che sta avvenendo ora è un’epidemia di che cosa? All’inizio non era nulla, non c’era incremento statistico della mortalità, e senza quello non ha senso parlare di nessuna epidemia.
Però si può fare terrorismo, si può dire che i pochi morti di oggi potrebbero diventare centinaia, migliaia, milioni, forse miliardi, come ci hanno fatto vedere in molti film.
Si può ripetere il tam tam del terrore all’esasperazione, attraverso i media. E si può obbligare l’intera popolazione a stare in casa a tempo indeterminato, senza neanche permettergli di lavorare e guadagnarsi da vivere, lasciando tutti nell’incertezza più assoluta per il futuro.
Queste condizioni, molto lontane dalla biologia ottimale, porteranno probabilmente ad un incremento di “malati”, e quindi anche ad una epidemia, questa volta reale. Potremmo dire che è un’epidemia della paura, come forse lo sono state tutte le altre “epidemie” del passato. Ma, per ora, mi fermo qui.
da usciredallorrore – Davide Cerutti

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giovedì 9 aprile 2020

I VIRUS NON ATTACCANO NESSUNO!!!

I VIRUS NON ATTACCANO NESSUNO!!!

I VIRUS NON ATTACCANO NESSUNO!!!
Modena 8 marzo 2020
Com’è risaputo da tempo, quelli che solitamente chiamiamo VIRUS NON sono ANIMALETTI.
I BATTERI lo sono, ma i VIRUS no.

I VIRUS sono VELENI, tanto è vero che il termine virus IN LATINO significa proprio “VELENO”. Essi, in particolare, sono veleni che il nostro corpo produce naturalmente e di cui si libera nelle normali attività fisiologiche, salvo che ne sia impedito o ostacolato da un inadeguato e innaturale stile alimentare e di vita che provochi intasamento e occlusione.

Per spiegare ancor meglio le cose, può essere utile ricorrere all’impropria metafora del motore a scoppio (metafora che noi oggi conosciamo perfettamente). In questo senso, e in modo puramente esplicativo, si può rappresentare l’essere umano come una specie di macchina: riceve cioè “carburante” (cibo, sole, aria pura, affetto, riposo) allo scopo di produrre energia (attività vitali) e scartando continuamente RESIDUI CELLULARI e VELENI (proprio come fa un motore dal TUBO DI SCARICO). QUESTI RESIDUI vengono PORTATI normalmente ALL'ESTERNO DEL CORPO attraverso quelle che sono le sue normali funzioni organiche di “EVACUAZIONE”: attraverso cioè le FECI, l’URINA, il SUDORE, il MUCO, il MUCO SECCO, l’ALITO CATTIVO, la SQUAMATURA DELLA CUTE, eccetera.

QUANDO però la PRODUZIONE METABOLICA di questi RIFIUTI METABOLICI è ECCESSIVA (quando supera il limite di tolleranza), perché il SOGGETTO MANGIA continuamente SCHIFEZZE, RESPIRA ARIA INQUINATA, PRENDE solitamente FARMACI (che interferiscono con i cicli organici), si RIPOSA POCO o MALE, VIVE in AMBIENTI FREDDI INADATTI alla NATURA UMANA(come alle nostre latitudini, visto che siamo animali tropicali), NON è FELICE, conduce un ESISTENZA STRESSATA, DI CORSA, NELLA PERENNE PREOCCUPAZIONE o, ancor peggio, ATTERRITA come in questi giorni di TERRORIZZAZIONE SANITARIA, le FUNZIONI ESCRETORIE NON RIESCONO PIU' A SVOLGERE COMPLETAMENTE i loro COMPITI di quotidiana e necessaria PULIZIA, e allora COMPARE la MALATTIA, che è l’ESTREMO TENTATIVO del CORPO di METTERE a RIPOSO e a DIGIUNO l’improvvido ESSERE VIVENTE INTASATO, così da RISOLVERE ORGANICAMENTE il suo PROBLEMA.

Le MALATTIE, dunque, NON SI PRENDONO: COMPAIONO.

E l’UNICA FORMA di CONTAGIO che esse producono è quella della PAURA, fomentata dall’IGNORANZA e da una sapiente gestione della stessa in funzione del controllo e della SOGGEZIONE delle POPOLAZIONI.
L’idea che i VIRUS siano degli animaletti terrificanti che vogliono la morte di persone, animali, piante e altri esseri viventi, E' SOLO UN'IDEA: ASSURDA e PERNICIOSA, peraltro.
La MEDICINA, del resto, NON si basa sulla VERITA' DIVINA, ma – come tutte le altre manifestazioni della cultura – si basa su IDEE, e cioè su convinzioni personali che, in quanto tali, possono essere SBAGLIATE.
Il fatto che QUESTE IDEE idee vengano poi ACCETTATE DALLA MAGGIORANZA e, una volta cristallizzate nel tempo, si trasformino in IDEOLOGIE RIVERITE da TUTTI, NON CONFERISCE alle stesse ALCUNA PATENTE di VERITA'.

La cosiddetta “TEORIA BATTERICA” che sta alla BASE della CREDUTA CONTAGIOSITA' dei VIRUS, e che fu appunto elaborata per la prima volta dal microbiologo positivista francese LOUIS PASTEUR (che per altro si riferiva a batteri), resta una teoria che, in quanto tale, può essere l’effetto di un ABBAGLIO.

Così come sono state effetto di un ABBAGLIO le tante “VERITA' (FALSITA') CONCLAMATE” SOSTENUTE dalla MEDICINA nel corso della sua storia, e che poi SI SONO DIMOSTRATE delle PURE SUPERSTIZIONI o delle PRATICHE DANNOSE e DISTRUTTIVE: il salasso, per esempio; le insufflazioni rettali a base di fumo di tabacco; l’uso di pomate al mercurio per curare la sifilide; il ricorso ai raggi “x” per vedere i feti vivi nelle donne gravide; l’elettroshock; la lobotomia. L’inventore di quest’ultima, addirittura, ANTONIO EGAS MONIZ, nel 1949 fu persino insignito del Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia.

La MEDICINA insomma SBAGLIA perché NON SI FONDA SULLA VERITA' RIVELATA, ma su idee e ideologie; pertanto, esattamente come il comunismo o il fascismo o il liberismo, queste IDEE/IDEOLOGIE possono essere SBAGLIATE. COMPRESA quindi anche la “TEORIA BATTERICA”.
. BASTA del resto INFORMARSI un poco per rendersi conto della grande confusione che vige in materia scientifica sull’argomento.

È vero, ad esempio, che in microbiologia i VIRUS sono ufficialmente considerati dei “MICROORGANISMI ACELLULARI”, ma questa definizione è un OSSIMORO (e cioè una CONTRADDIZIONE in termini): NON ESISTE VITA SENZA STRUTTURA CELLULARE, dunque, DEFINIRE i VIRUS degli ORGANISMI ACELLULARI è come dire che sono degli ORGANISMI SENZA VITA, è cioè che NON SONO degli ORGANISMI.

Infatti, se scorriamo persino quella che è oggi considerata la Bibbia Enciclopedica Mondiale, e cioè WIKIPEDIA (la quale è tutt’altro che un’enciclopedia libera, ma un servile e devozionale contributo di legittimazione alla CULTURA MAINTREAM), la cosa viene subito alla luce.
Alla voce “VIRUS”, infatti, leggiamo: “Vi è una divergenza di opinioni sulla questione se i virus siano una forma di vita […], ESSI NON HANNO una STRUTTURA CELLULARE, aspetto che viene spesso VISTO come l’UNITA' BASE della VITA.

I VIRUS NON HANNO NEMMENO un PROPRIO METABOLISMO […]”[1].

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