Bates e Hamer: possiamo curarci da soli?
Questo
è il primo di una serie di tre articoli che ho intenzione di scrivere su un tema vastissimo ed estremamente
affascinante, quello dell’auto-guarigione. In questo primo scritto vorrei
proporre alcune riflessioni basate sul lavoro di due grandissimi medici e
ricercatori, entrambi ovviamente osteggiati e fuori dal coro: William Horatio
Bates e Geerd Ryke Hamer.
Di
Hamer in questo blog ho già scritto molto, ed in effetti rappresenta il centro
della mia ricerca personale. Nello stesso periodo in cui ho cominciato ad
approfondire Hamer (più di 10 anni fa) sono venuto alla conoscenza di un altro grande medico, stavolta oculista e
statunitense, William Bates. Nato a Newark, nel New Jersey, nel 1860, si
laurea in medicina e chirurgia, iniziando poi una profonda ricerca che riguarda
l’occhio umano e più genericamente la vista.
Le convinzioni dell’epoca riguardo alla vista da parte della
cosiddetta comunità scientifica erano le stesse di ora: miopia, astigmatismo,
ipermetropia, presbiopia, sono tutte malattie degenerative incurabili. Possono
solo peggiorare, o al limite stabilizzarsi grazie all’uso di occhiali. Non c’è
alcun esercizio, o qualsivoglia pratica personale, che si possa fare per
modificare anche solo leggermente in meglio la sua situazione. Il paziente deve
rassegnarsi ad occhiali, lenti a contatto o, quando possibile, operazione al
laser (che comunque non cura l’occhio, ma innesta semplicemente una lente a
contatto permanente).
Anche per quanto riguarda altre “malattie” della vista, la scienza
moderna non prevede alcun esercizio o pratica personale, considerandole
completamente inutili. In alcuni casi, come per la cataratta o alcuni tipi di glaucoma, si
prevede un intervento chirurgico, che a volte aiuta mentre altre fa più danni
che benefici. Il paziente resta sempre e
comunque completamente passivo: personalmente, non può fare nulla di buono
per il suo fisico.
A ben vedere, tutto ciò non vale
solo per gli occhi, ma per tutto il corpo. Ad eccezione dei recuperi muscolari, in cui siamo
effettivamente invogliati a fare esercizi per riprenderci, oppure a generiche
esortazioni a “mangiare” o “camminare all’aria aperta” (sempre meno anche
queste a dire il vero), i pazienti di qualsiasi patologia devono solo aspettare
inermi e impotenti che il dottore, con le sue medicine e le sue operazioni, li
curi (quando riesce).
Bates ha intuito che, perlomeno per la vista, tutto ciò è un’enorme
sciocchezza. Che in realtà ci sono molte
pratiche e molti esercizi che si possono fare per migliorare la nostra
condizione. Tali pratiche magari hanno effetti lenti, non eclatanti, ma
sono molto importanti per darci fiducia, e per convincerci definitivamente che
qualcosa possiamo fare, di positivo, per la nostra salute.
Cosa ha compreso il dottor Bates?
Che ogni, e dico ogni, “malattia” degli occhi è causata da tensione oculare.
Ovviamente, tensioni diverse portano a manifestazioni sintomatiche diverse: se
io divento teso quando guardo lontano, diventerò miope, da vicino, diventerò
ipermetrope. Un altro tipo di tensione mi porterà la cataratta. E così via.
Facciamo ora un rapido paragone con la Nuova Medicina Germanica. Cosa dice il dottor Hamer? Che la
“malattie” sono sempre bi-fasiche. Che c’è sempre una fase fredda, di
“tensione”, di sovra-utilizzo, e una fase calda, di “rilassamento” e di
recupero (con calo o alterazione funzionale). E che se la fase di tensione dura
troppo a lungo, oppure se si hanno troppe recidive, si può avere una
degenerazione “permanente” delle funzionalità dell’organo in questione. La
logica di base, comunque, mi sembra la stessa.
Ora, quando notiamo un calo qualsiasi nel nostro visus (modo in cui
vediamo), c’è qualcosa che possiamo fare per “curare” il nostro difetto? O
possiamo solo andare dall’oculista, e seguire le sue istruzioni (occhiali o
operazioni)? William Bates (per pure era oculista…), andando contro a tutti i
suoi colleghi dell’epoca, consigliava una serie di esercizi, e tramite essi
riusciva a far sì che i pazienti si “curassero da soli”, praticamente da ogni
patologia.
Primo punto su cui Bates insisteva
sempre: buttare via gli occhiali. La sua convinzione era infatti che gli occhiali peggiorassero sempre la vista, essendo come una
stampella che impedisce il pieno recupero funzionale. Prescriveva poi una serie
di esercizi, che si dividevano sostanzialmente in due gruppi: pratiche per
rilassare la vista, e pratiche per usare la vista.
Per rilassare la vista la pratica
principale da lui consigliata era il palming (palmeggiamento).


