martedì 11 dicembre 2018

Per il governo italiano il 5G è ipoteticamente sicuro!

Governo, strategia all’italiana. “5G ipoteticamentesicuro”. Hanno già deciso: saremo tutti irradiati (cioè in pericolo!) senzaprecauzioni

di Maurizio Martucci
Di Maio e lobby del wireless gongolano, dopo le (grossolane perché vetuste nei dati) rassicurazioni del sottosegretario all’ambiente Micillo per conto di Costa, un altro (alleggerito) lasciapassare arriva da Grillo e dicastero sanità: altro che sensata moratoria e principio di precauzione, altro che appelli cautelativi alla minimizzazione del pericolo da parte di medici e scienziati, il Governo non fermerà lo tsunami elettromagnetico della tecnologia di quinta generazione!
Privo di valutazioni preliminari sul rischio per ecosistema e umanità, l’Istituto Superiore di Sanità ha infatti garantito (ipoteticamente) sulla sicurezza del 5G (“i dati disponibili non fanno ipotizzare particolari problemi per la salute della popolazione connessi all’introduzione della tecnologia 5G”), mentre il Ministero della salute ha affermato che il “rischio cancro rivesta carattere del tutto ipotetico (….) indebolito nelle evidenze”. Senza riferimenti bibliografici né fonti sulla provenienza dei finanziamenti dei non meglio precisati test negazionisti, poche righe in risposta a Report proverebbero a smontare decenni di studi indipendenti (si tratta dei più importanti al mondo, mai eseguiti prima!) che invece attestano esattamente il contrario.

Ricalcando la frettolosa bocciatura della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni non ionizzanti (associazione privata, già al centro di critiche su discussa imparzialità e accuse di conflitto d’interesse), l’italica sanità ha bollato come “incoerenti con i risultati di alcune decine di studi omologhi“ e “al limite della significatività statistica” gli esiti del National Toxicology Program e dell’Istituto Ramazzini che, invece (frequenze 2G e 3G, perché il 5G è del tutto inesplorato!) hanno riscontrato “una chiara evidenza di tumori maligni nel cuore, alcune prove di tumori maligni nel cervello, alcune prove di tumori (combinato benigno, maligno o complesso) nelle ghiandole surrenali” e “aumenti nell’incidenza degli schwannomi maligni del cuore, tumori molto rari delle cellule nervose del cuore e un aumento dell’incidenza di altre lesioni (l’iperplasia delle cellule di Schwann e gliomi maligni, tumori del cervello)”. In pratica, oggi è disponibile proprio quello che nel 2011 mancò all’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), secondo cui “i campi a radiofrequenza sono classificati nel gruppo 2B perché c’è un’evidenza tutt’altro che conclusiva che possano provocare il cancro negli esseri umani”.

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Non a caso ai ricercatori statunitensi e bolognesi in questi giorni è arrivato l’invito di Kate Guyton, capo del gruppo delle monografie IARC sulla valutazione dei rischi cancerogeni per gli esseri umani, in cui – prevedendo tra il 2019 e il 2020 un aggiornamento sulla classificazioni della cancerogenesi di elettrosmog e non solo – si chiede agli studiosi di raccomandare le priorità includendo “sostanze chimiche, miscele, occupazioni, agenti fisici, agenti biologici e altri fattori sospettati di provocare il cancro negli esseri umani, selezionati per la revisione in base a: (a) evidenza di esposizione umana; e (b) prove o sospetti di cancerogenicità.
Che, quindi, nell’incertezza sugli aggiornamenti IARC ci troviamo dinnanzi un pericolo tutt’altro che scongiurato, lo si capisce dall’interrogazione al commissario della Commissione Federale delle Comunicazioni statunitense (tra le polemiche, il 5G è già operativo negli USA), dove si afferma che per testare il 5G si “necessita di ulteriori esami” e che se “la letteratura sulla tecnologia 5G può essere limitata perché è nuova” c’è urgenza di “conoscere gli ultimi studi per valutare gli effetti sulla salute delle frequenze e delle modulazioni della banda alta che saranno usati dalle reti 5G”.

Come d’incanto, per stessa ammissione dell’ISS (“la banda 24-28 GHz è assorbita solo superficialmente a livello della pelle”) con le nuove radiofrequenze dal 1° Gennaio 2019 il bi-pensiero orwelliano s’irradierà quindi su di noi: l’ipotetica sicurezza del 5G garantita dal Ministero della Salute passerà al vaglio dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, mentre l’americana Commissione Federale delle Comunicazioni dovrebbe disporre esami per valutarne gli effetti sulla salute. In barba al principio di precauzione, faremo un salto nel buio! Ci dicono che (forse, chissà!) potrebbe quindi farsi dopo quello che doveva essere fatto prima e se le certezze italiane finiscono appena fuori confine, per l’inarrestabile corsa al futuro i cittadini (tutti, nessuno escluso, 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno) si ritroveranno a fare da cavie, immersi in un inesplorato groviglio di microonde millimetriche per compiacere Smart City e intelligenza artificiale. Chapeau!
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