La pianta di ginseng,
originaria della Cina, ancora oggi molto coltivata in Giappone, Corea e
Siberia è stata dall’antichità considerata un rimedio miracoloso per
tutti mali, un vero e proprio elisir di lunga vita, al punto che un
imperatore cinese, nel 200 a.C., dichiarò che essa era una panacea;
parola derivante dal greco panakeia ,composta da “pan”, tutto e da “axos”, cura, rimedio,
letteralmente una cura per tutti i mali. La denominazione panax si
aggiunse al nome originale della pianta che oggi, in linguaggio
botanico, è conosciuta comePanax Ginseng, appartenente alla famiglia delle Araliaceae.
La parola ginseng deriva da due espressioni cinesi: jen che significa
uomo e shen, che significa essenza, spirito, vale a dire ‘essenza
dell’uomo’ o ‘spirito dell’uomo’.
Il
ginseng è utilizzato in Estremo Oriente da oltre 4000 anni, ritenuto in
grado di guarire tutte le malattie, di fortificare lo spirito,
rallegrare il cuore e prolungare la vita ed in passato era talmente
apprezzato, da barattarlo con oro e pietre preziose. La pianta è
descritta nello Shen Nong Ben Cao Jing o Classico di Materia Medica dell’Imperatore Shen Nong, compilato nel corso della dinastia Han,
uno dei testi più antichi di farmacopea cinese. Una leggenda cinese
racconta che il villaggio di Shantang, nella provincia di Shanxi, era
turbato da strani lamenti e un giorno i suoi abitanti, riunendosi,
decisero di mettersi in cammino per scoprirne l’origine, trovando sotto
un arbusto una massiccia radice dalla forma umana che gridava per
attrarre la loro attenzione. La storia moderna del ginseng è legata ai
padri gesuiti. All’inizio del 1700, l’ imperatore cinese dell’epoca
incaricò il padre gesuita francese Pierre Jartoux di realizzare la cartografia di importanti regioni della Cina.
Arrivato
in un piccolo villaggio della Manciuria, gli abitanti gli mostrarono la
radice di ginseng, che raccoglievano e masticavano per rinforzare la
resistenza del loro organismo, stimolare le capacità fisiche e
intellettuali, prevenire le malattie polmonari e stimolare l’appetito.
Padre Jartoux decise di provarla, mangiando un pezzo di radice cruda ed
un’ora dopo notò che il suo polso era accelerato, il suo appetito si era
rinforzato e che si sentiva meglio. Rimase così piacevolmente
impressionato dalle proprietà della pianta, da scrivere una lettera
concernente il ginseng, nel 1711, al procuratore generale delle missioni
ed è così che l’Europa scoprì la pianta, che sedusse le corti reali,
fra le quali quella di Luigi XIV. Fu però solo nel 1843 che il botanico russo Meyer la
classificò, chiamanandola Panax ginseng, la panacea medicamentosa in
forma di radice. Il ginseng è considerato come una droga tonica,
possiede proprietà adattogene capaci di migliorare le difese e il sistema immunitario e di aumentare le capacità fisiche e mentali di resistenza.
Esso, infatti, agisce a livello dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, inducendo la liberazione di cortisolo, l’ormone dello stress, migliorando così la risposta allo stress psicofisico. Le proprietà ipoglicemizzanti della
pianta sarebbero dovute principalmente ai ginsenosidi, che favoriscono
la sintesi pancreatica di insulina ed il trasporto di glucosio nel
fegato; e ai panaxani, che diminuiscono la sintesi di glucosio a livello
epatico, aumentando il suo utilizzo a livello muscolare e di altri
tessuti. La radice di ginseng, come
noto, contiene importanti principi attivi: i ginsenosidi, la cui
quantità varia a seconda dell’età della radice, del luogo, del metodo di
coltivazione della pianta e del sistema usato per l’essicazione. Sulla
base di tali fattori, distinguiamo: i ginsenoidi di tipo Rg1, che
aumentano la pressione e stimolano il sistema nervoso centrale; quelli
di tipo Rb1, che abbassano la pressione arteriosa e hanno un effetto
sedativo. La radice, in particolare, ha azione energizzante e tonica del fegato, fissa la vitamina C, è un immunostimolante (stimola l’azione del sistema immunitario, quindi alza le difese immunitarie), migliora
la memoria e la vigilanza, dona una buona resistenza al fegato, è
ottima per gli sportivi, aumentando il loro tono muscolare. Agli estratti di ginseng sono stati attribuiti anche effetti antiossidanti, antipiretici, ipocolesterolemizzanti, probiotici, radioprotettivi, anticancerogeni ed antinfiammatori; anche se molti di questi effetti, dimostrati solamente sugli animali, sono ancora in attesa di conferme scientifiche.
Il presunto effetto afrodisiaco del
ginseng pare legato alla sua capacità di aumentare il rilascio di
ossido nitrico dalle cellule endoteliali dei corpi cavernosi del pene.
La conseguente vasodilatazione permetterebbe di ottenere un’erezione più
vigorosa. In ambito cosmetico, il ginseng possiede proprietà antiossidanti per
via dei ginsenosidi Rb1 e Rg1 che prevengono l’invecchiamento precoce
della pelle, ha un’azione stimolante del microcircolo, permettendo un
miglior nutrimento delle cellule epiteliali e, contenendo fitosteroli,
stimola il metabolismo di derma ed epidermide e facilita la guarigione
dei tessuti in caso di ferite e bruciature. Infine, il ginseng promuove
la sintesi del collagene, migliorando la resistenza e l’ elasticità
delle pelli mature. Concludendo, esso dona alla pelle maggiore
elasticità, resistenza, turgore, tono ed idratazione, attenuando le
rughe. Può essere utilizzato in cucina per aromatizzare prodotti alimentari come caffè, cioccolato, tisane, tè nero e tè verde, ma
anche per il trattamento dell’ipertensione, dell’ipotensione, in caso
di anemia, artrite, insonnia, problemi digestivi e periodi di forte
stress; nella cura del diabete, degli stati di debilitazione, nella
depressione e per rallentare il processo di invecchiamento dei tessuti
dell’organismo.
Può essere reperito sotto forma di polvere, capsule da inghiottire, pastiglie da sciogliere in bocca, preparato per infusi o integratore alimentare ed acquistato in erboristeria, in farmacia o nei negozi del commercio equo.
Può essere reperito sotto forma di polvere, capsule da inghiottire, pastiglie da sciogliere in bocca, preparato per infusi o integratore alimentare ed acquistato in erboristeria, in farmacia o nei negozi del commercio equo.
Di Caterina Lenti
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