sabato 12 settembre 2020

L’inganno del COVID: i test per il covid-19 già ordinati nel 2018...

COVID19: Altro che malattia nuova, i test li hanno acquistati nel 2018. Sapevano già tutto!

Pubblicato 6 settembre 2020spezziamolecatene

I test per il covid19 quasi tutti gli stati mondiali li hanno acquistati già nel 2018.

Andando sul sito della Banca Mondiale si trovano i dettagli.

Perché questi acquisti?

Non dicevano che era una malattia nuova?

Ulteriore conferma che era tutto già preparato nei minimi dettagli?

https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2018/tradeflow/Exports/partner/WLD/nomen/h5/product/300215?fbclid=IwAR1zLyPSwetkv0hesaJtqwF9_TniUKm0KhvNfCkVhCZnlv3kUsTx8ChSlQA

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Product Description

Year

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Trade Value 1000USD

Quantity

Quantity Unit

 European Union

Export

300215

COVID-19 Test kits

2018

World

26,182,358.76

12,088,700

Kg

 Switzerland

Export

300215

COVID-19 Test kits

2018

World

24,458,977.70

2,589,620

Kg

 Germany

Export

300215

COVID-19 Test kits

2018

World

21,681,696.06

9,235,080

Kg

 Ireland

Export

300215

COVID-19 Test kits

2018

World

13,525,345.37

810,940

Kg

 United States

Export

300215

COVID-19 Test kits

2018

World

9,921,199.88

8,611,830

Kg

 Belgium

Export

300215

COVID-19 Test kits

2018

World

9,037,403.01

2,707,550

Kg

 Italy

Export

300215

COVID-19 Test kits

2018

World

5,137,238.02

3,316,270

Kg

 United Kingdom

Export

300215

COVID-19 Test kits

2018

World

3,168,535.99

1,094,190

Kg

https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2018/tradeflow/Exports/partner/WLD/nomen/h5/product/300215?fbclid=IwAR1zLyPSwetkv0hesaJtqwF9_TniUKm0KhvNfCkVhCZnlv3kUsTx8ChSlQA

https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2018/tradeflow/Exports/partner/WLD/nomen/h5/product/382200

Articolo completo alla fonte: - https://disquisendo.wordpress.com/2020/09/06/09-2/

Attenzione:

il sito originale della worldbank, dopo le prime pubblicazioni del fatto, è stato subito sottoposto a revisione(pagina in continuo aggiornamento nonostante sia una questione del 2017-18) eliminando i riferimenti al covid-19 in basso l’immagine della revisione. Hanno fatto sapere che c’era stato un errore, ma nel 2018 si poteva fare un errore con una malattia ancora inesistente? E se la modifica è avvenuta recentemente(e ora rimodificata) non c’è un errore ma una volontà di far risultare tutti test per covid, perché? In ogni caso sia che l’errore sia stato commesso nel 2018 sia di recente implica un’azione consapevole che evidenzia una manipolazione profonda della vicenda covid che qualora fosse reale(il covid) non avrebbe motivo di esistere.

Il sito cambia ancora, oggi 12-09-2020 la dicitura sui test acquistati è “Medical Diagnostic Test instruments and apparatus” ieri era: “Medical test kits” mentre qualche giorno fa la dicitura era “Covid-19 test kits”, tutto normale no?

PS:- A distanza di qualche ora la sigla è cambiata nuovamente in 
“Medical test kits”.

Approfondimenti video qui.

Altro articolo con video qui

Aggiornamento - ATTENZIONE: ecco il BREVETTO per diagnosticare il COVID-19 brevettato nel 2015 da Rothschild (visto qui)  

https://worldwide.espacenet.com/patent/search/family/072235969/publication/US2020279585A1?q=system%20AND%20method%20for%20searching%20covid-19

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[GUERRA SPIRITUALE]

venerdì 11 settembre 2020

Risveglio, Trasmutazione e Coscienza Cristica

Risveglio, Trasmutazione e Coscienza Cristica

di Carlo Dorofatti

La Coscienza Cristica rappresenta quel processo di risveglio totale, completo, che passa attraverso un percorso di dominio della nostra natura inferiore, in funzione di un risveglio di coscienza alla divinità potenziale che siamo. È la “seconda nascita”.

Noi, è vero che siamo Dio o, se preferite, un’emanazione di Dio, ma non lo siamo finché non ci risvegliamo a questa consapevolezza; finché non riscopriamo di esserlo attraverso la nostra coscienza umana. Non si può, come fa una certa new age, giungere a conclusioni troppo affrettate. Sì, è vero che siamo Dio, che abbiamo una scintilla divina, espressione di un essere cosmico assoluto… certo, tuttavia, noi qui siamo calati all’interno di un’esperienza umana, attraverso la quale riscoprire la nostra divinità. È vero che lo siamo, ma non lo siamo finché non riscopriamo di esserlo… è un paradosso ovviamente, però noi dobbiamo diventare quello che siamo.

La Coscienza Cristica è questo, il risveglio di questa profonda consapevolezza; Cristo vuol dire “unto”, unto attraverso il sacrificio; ma, sacrificio significa “rendere sacro”, nulla a che fare con la sofferenza e con la pena. Ci ammaliamo, soffriamo, peniamo se non capiamo. Se non ci rinnoviamo. Se non siamo capaci di sacrificare le nostre illusioni per la Realtà. Ma, se capiamo, allora il nostro processo di risveglio può essere felice, è un rendere sacro.
Nel momento in cui c’è un intoppo, è perché stiamo sbagliando qualcosa: ci identifichiamo con qualcosa di falso, proiettiamo qualcosa di falso, siamo attaccati a qualcosa che non è reale e allora ecco lo squilibrio… e siamo subito messi alla prova con la malattia, la sofferenza, ecc. La “guerra” contro i nostri aggregati psichici, le nostre paure, i nostri limiti, ciò che noi non siamo, può anche essere faticosa, sofferente, difficile, penosa, ma è anche giusto che sia così poiché è una conquista reale, in cui non c’è niente da dare per scontato.

Il risveglio della Coscienza Cristica, il ritorno di Cristo sulla Terra, coincide perfettamente con le profezie Maya: noi siamo alle porte di una Nuova Era dove, secondo molte profezie, l’essere umano ha la possibilità di accedere a determinate possibilità di Coscienza. Ma deve sempre saperle cogliere e riconoscere: c’è sempre il libero arbitrio di mezzo, nulla è automatico.

In altre tradizioni veniva prefigurato come il ritorno di Cristo sulla Terra, ma il ritorno di Cristo sulla Terra è proprio il risveglio della Coscienza Cristica dentro ognuno di noi: questo è il ritorno di Cristo sulla terra. Noi dobbiamo crocifiggere la nostra falsa identità. È quella che soffre, ma che attraverso la sua sofferenza rende possibile il sacrificio e ci rende sacri e rende sacra la nostra realtà, ci fa andare oltre l’illusione. Quel superamento sacralizza e riconduce la nostra esperienza umana al Dio che siamo.
Per analogia, in base a dove è posizionato il nostro baricentro, momento per momento, attiriamo aspetti più vicini alla natura spirituale, oppure aspetti più vicini ad altri aspetti, che non sono di per sé giudicabili perché fanno parte della nostra realtà. E tuttavia, domandiamoci, noi da quale parte ci posizioniamo rispetto alla realtà? 
Qual è la realtà alla quale possiamo davvero accedere per esprimere la nostra coscienza? 
Dov’è il baricentro della nostra identità? Su quale piano? 
Siamo davvero noi, viviamo davvero, o siamo solo il riflesso su uno specchio fatto di illusioni?
Dove sono io? Qual è la mia aspirazione? 
Allora ecco che mi regolo, in base alla verità che fino in quel momento ho conseguito e all’onestà che sono in grado di applicare a me stesso nel rispondermi alla domanda: “Dove sono io? Dove voglio orientarmi?” Tutto dipende da dove Tu ti collochi… e man mano farai delle scelte, collocherai il tuo baricentro, idealmente… se ti poni il problema di dare credito a quella sensazione profonda dentro di te che ti fa pensare di non essere solo “questo”, allora piano piano comincerai a dare spazio ad altre aspirazioni e ad altre parti di te e quindi, proietterai possibilità nuove sul tuo piano di esistenza.
E’ necessario imparare a muoversi partendo dalle cose semplici, dalla propria posizione reale, dai propri limiti. È molto meglio fare le cose gradualmente, anche attraverso dei compromessi consapevoli, piuttosto che adottare regole di vita insostenibili. L’importante è cominciare. Adesso.

Questa ricerca spirituale, tutto questo impegno, questo scoprire e sperimentarsi esigerà continuità, costanza nella ricerca, una certa serietà: un po’ come foste dei piccoli scienziati che comunque sperimentano con mente aperta, con cuore puro, quindi con le giuste motivazioni, con la giusta costanza, con il giusto investimento di tempo, di energia, di buona volontà e allora ecco che con il tempo otterrete determinati risultati, se ci starete dietro.

Se saltellate da una tecnica all’altra, da una moda all’altra, da una curiosità all’altra, potrete divertirvi, però difficilmente riuscirete a inanellare tutte queste esperienze attraverso un filo conduttore che vi porti da qualche parte. Questi aspetti hanno bisogno di un investimento, di un’energia, di tempo, di attenzione, quindi è tutto molto impegnativo, sebbene da viversi con gioia e senso della scoperta, ovvero con entusiasmo, leggerezza, ma con la dovuta profondità d’animo.
Grazie a questo revival spiritualista, che viene chiamato new-age (mi riferisco alla moderna new-age perché la new-age degli anni ’70 è ben diversa dal fenomeno new-age che stiamo vivendo oggi), molte cose sono accessibili, ma occorre discernimento. È tutto molto interessante, in quanto fornisce tanti stimoli, fornisce tantissimi spunti di riflessione, però a volte rischia di indurre ad un atteggiamento un po’ superficiale.

Infatti, quando si tratta di investire tempo, energia, buona volontà e mettercisi di impegno, ecco che siamo un pochino pigri, perché veniamo educati al tutto e subito, ad un atteggiamento consumistico, molto mentale. Questi aspetti, che hanno a che fare con un investimento di sé molto concreto, non sono “prodotti”: non siamo al supermercato della spiritualità.
E’ inutile che parliamo di tante belle cose spirituali, di facoltà interiori, di indagini multidimensionali della realtà, quando ancora siamo bestie tra bestie, in un recinto di fango. Prima dobbiamo lavorare per renderci un po’ conto di che cosa siamo: lasciar elevare un po’ di più la nostra animalità, la nostra umanità: noi siamo esseri divini, qui per imparare a diventare finalmente “umani”. Non il contrario!
Non siamo esseri umani che devono diventare divini: noi siamo dèi qui per esplorare un’esperienza umana e ricondurla ad un’altezza spirituale, nobile, elevata. Il nostro obbiettivo è diventare umani: noi siamo molto lontani da questo obbiettivo. Raggiunto quell’obiettivo, potremo richiudere il cerchio, ovvero reintegrarci in quell’unità divina dalla quale sorgiamo, quella fonte dalla quale nasciamo tutti quanti.
E’ l’esperienza umana da conquistare: però noi, in questo particolare periodo storico, in questa dimensione, viviamo un’esperienza molto “bestiale”, molto legata a necessità e percezioni, direi identificazioni, piuttosto devianti rispetto alla nostra reale natura. Va bene! È andata così, non è un problema, ci sono dei corsi storici: noi viviamo alla fine di un’epoca e questa civiltà, questa manifestazione di realtà, sta giungendo alla sua apocalisse, al suo collasso… ben venga, non c’è niente da cambiare, non c’è niente da salvare, va bene, va benissimo così. È quello che abbiamo proiettato, è quello che abbiamo saputo manifestare, però, giunto a questo capolinea, è possibile pensare ad un rinnovamento di sé e dell’umanità, del mondo, dell’universo…

Non c’è da temere alcunché, perché la morte non esiste. Lasciamo pure che questa epoca, nella sua decadenza, collassi e salviamo quei semi di rinnovamento che possiamo intuire dentro di noi. E da quei semi ripartiamo verso una nuova epoca, una nuova era, una nuova possibilità umana, una nuova manifestazione, rinnovando però completamente il paradigma e tutti gli assunti, altrimenti rischiamo di metter “il vino nuovo negli otri vecchi”.
Bisogna veramente ritrovare, o creare, dentro di sé dei riferimenti nuovi, rinnovarsi radicalmente: non c’è niente da rivoluzionare. Non c’è da distruggere per ricostruire con gli stessi mattoni. Non si tratta di imboccare ora un ciclo evolutivo che ancora una volta si trasformerà in involutivo, sempre sulla stessa ruota del criceto. Questa realtà è così: va bene così. Va bene così, perché tutto questo è funzionale ad un fenomeno evolutivo.
Ma c’è un rinnovamento potenziale ben più radicale che possiamo cavalcare: possiamo scendere dalla ruota del criceto, non per salire su altre ruote, ma per scrollarci di dosso una melassa che non corrisponde a niente che si possa chiamare davvero VITA. Si tratta di uscire dalla “grotta di Platone”, di sconnettersi dalla Matrix, da tutte le Matrix.
Non confondiamo una possibile epoca nuova di evoluzione con quella che invece è ora una possibilità di rivoluzione davvero autentica, una rivoluzione della coscienza, del concetto stesso di esistenza, come nuova specie umana e spirituale rinata, o forse finalmente nata, fuori da questo guscio d’uovo così angusto e ormai asfittico.

Il tempo del rinnovamento è ormai giunto, evidentemente, necessariamente. Entriamo dentro noi stessi, poniamoci le domande fondamentali, poniamoci domande nuove, meditiamo, indaghiamo le nostre potenzialità reali, quelle della nostra anima, non crediamo più a niente se non alla nostra intuizione profonda, non stiamo più a nessun gioco, a nessun compromesso con l’illusione. Senza paura. Senza suggestioni, aspettative, finzioni, drammi. Svegliamoci, finalmente.
Articolo di Carlo Dorofatti
Pubblicazione sotto licenza Creative Commons - www.creativecommons.it

Apertura dei chakra e pericoli

Ti apro i chakra

Diffidate di quei libri che sostengono di fornirvi i mezzi per acquisire poteri magici grazie allo sviluppo dei chakra.
Si incomincia – vi spiegano – con esercizi prolungati di concentrazione e respirazione allo scopo di risvegliare la forza Kundalini. Non dirò che tali esercizi non diano risultati... Ma quali risultati?

Se cercate di sviluppare i vostri chakra senza prima aver fatto degli studi e un lungo lavoro, vi esponete a tutti i pericoli. È esattamente come affidare dei fiammiferi a un bambino. Che cosa ne farà? Provocherà un incendio.

Ebbene, occorre sapere che la forza Kundalini, che deve essere attivata per risvegliare i chakra, è un vero fuoco, e chi non si è prima esercitato per acquisire la purezza e la padronanza, rischia di vedere il fuoco di Kundalini scatenarsi e devastare tutto in lui.
CHI INVECE INCOMINCIA LAVORANDO SULLA PUREZZA E SUL DOMINIO DI SÉ, LAVORA ANCHE IN MODO INDIRETTO SUI PROPRI CHAKRA, I QUALI SI SVEGLIANO E SI METTONO A FUNZIONARE SENZA CHE VI SIANO PERICOLI PER LUI.
Omraam Mikhaël Aivanhov
http://divinetools-raja.blogspot.it La Via del Ritorno... a Casa

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venerdì 10 luglio 2020

Perché un virus non è mai un pericolo!

Perché un virus non è mai un pericolo!

Avete paura dei microbi, siano essi batteri, funghi, virus, metazoi, protozoi. Vi siete mai chiesti perché?
Perché avete letto o vi hanno detto che causano le malattie? Siete sicuri?
Li avete mai visti all’opera?
Ed anche su di voi stessi, li avete mai visti funzionare? Avete visto in loro la volontà di determinare in voi una o più alterazioni a fini malevoli o maligni?

Sapete perché dicono che provocano malattie?
Perché li trovano nei tessuti di persone il cui stato di salute non è buono
(e il non essere buono non significa che sia maligno). Semplicemente li trovano nei tessuti che vengono asportati o nelle secrezioni prodotte dai tessuti il cui stato è infiammatorio o comunque di alterazione.
E come vengono trovati?
Con analisi chimiche, con osservazioni al microscopio.

Ma in Natura non esistono analisi chimiche (esse sono state prodotte dall’uomo, con una esattezza e affidabilità invero assai scarse).
In Natura non esiste il microscopio. All’uomo, come agli altri animali, è consentita una potenza visiva limitata e non per caso.
Anche una vista acutissima, può vedere strutture dell’ordine di mezzo millimetro, forse anche un quarto di millimetro, ma non oltre.
Perché?

Perché chi è utile o pericoloso per l’umano deve collocarsi all’interno del suo potere visivo, in modo tale che se ha bisogno di qualcosa possa vederlo e se deve proteggersi da qualcosa possa vederlo.
Tutto ciò che esula da questo potere visivo, non lo è a caso.
Rimane nascosto, nell’enormità e nell’invisibile, perché esula dal controllo umano, perché non può essergli favorevole o dannoso. E’ al di fuori di questi concetti e la’ deve restare. E’ imperscrutabile, punto.

L’essersi spinti a vedere ciò che continua a rimanere invisibile ad occhio nudo, ha dovuto per forza portare a collocarsi rispetto a ciò che si è osservato. Finché non vedi non sai, ma se vedi sai e ti poni in uno stato di attenzione e di giudizio.
Ma il vedere non significa conoscere tutto ciò che riguarda ciò che si è visto.
Vedere, è solo una minima parte della conoscenza e della verità su ciò che si è visto. E come sappiamo dalla fisica, tutto ciò che viene osservato cambia proprio perché lo si è osservato.

Faccio un esempio.
I miei occhi vedono il lupo, perché le sue dimensioni rientrano nelle mie possibilità visive. Se non l’ho mai visto prima, spontaneamente non ne ho paura. Ma se lo vedo azzannare un umano, posso concludere che il lupo è un animale aggressivo e un predatore. Posso dispiacermi del suo atteggiamento, ma è la sua natura. Dovrei anche chiedermi cosa ha fatto l’umano per essere azzannato dal lupo. In altre parole, se vedo il lupo, prima di giudicarlo cattivo devo tenere conto di ogni cosa che lo riguarda.
Potrei vedere dei lupi giocare tra loro e se rimango nel non-giudizio, posso desumere che il lupo in alcune situazioni/condizioni è pericoloso. Non ce l’ho con lui, ma porto rispetto e mi premuro per non farmi azzannare.

I miei occhi non vedono i virus, perché le loro dimensioni sono al di fuori delle mie possibilità visive. Non provo paura nei loro riguardi, non ne ho motivo. Se mi viene il raffreddore, che (da poco) sappiamo coinvolgere strutture virali di cui attualmente non sappiamo pressoché nulla, mi soffio il naso, mi metto nel letto, riposo, mi nutro, faccio una ventina di sternuti e via, verso la riparazione.

Vediamo cosa succede a forzare la natura e le dotazioni umane.

I miei occhi non vedono i virus, perché le loro dimensioni sono al di fuori delle mie possibilità visive. Ma mi hanno detto od ho letto delle cose che li riguardano e li giudicano forieri di malattie e devastazioni corporee. Me lo sono sentito dire fin da bambino, mi hanno fatto credere che i virus si trasmettono di nascosto, che sono cattivi, che sono dei terroristi, che possono portarmi nella tomba. Non li vedo all’opera, non li vedo proprio, ma istintivamente, inconsciamente, li reputo responsabili maligni del terribile raffreddore che mi perseguita. Devo distruggerli, devo combatterli pur non sapendo quali sono le loro funzioni, quali sono i meccanismi di comunicazione tra loro e il mio corpo. Devo ammazzarli senza sapere nulla di loro.

Non mi perito di pensare che se sono invisibili è perché non sono un pericolo, perché sono entità super partes che agiscono non per il mio bene o il mio male, ma per la vita stessa come concetto assoluto e non individuale.
Non penso nemmeno e questo è il dolo più grave, il peccato originale.
Credere, con supponenza, che l’opera della Natura sia stata creata solo per me.
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INTEGRAZIONI ALL’ARTICOLO
Alcune persone, la minoranza in verità, hanno espresso perplessità rispetto al concetto che ho espresso ieri, riguardante il nemico pubblico numero uno, il virus. In quell’articolo asserivo che il virus non è piccolo a caso, ma per rimanere in quell’area del non visibile, che non può in nessun caso rappresentare qualcosa di dannoso per l’essere umano, ma qualcosa che esiste al di la’ dell’essere umano e che con l’essere umano interagisce secondo modalità e motivazioni che l’umano ancora oggi non conosce.

mercoledì 8 luglio 2020

La roulette della pandemia - Lasciate ogni Speranza

Lasciate ogni Speranza
Carcere o manicomio per i positivi che non vogliono farsi curare o entrare in quarantena sulla scorta del solo tampone: forse qualcuno pensava che fossero battute di Zaia, dal quale ci si può aspettare di tutto, ma adesso le  stesse cose vengono riprese dal ministro Speranza dal quale al contrario non ci si può aspettare nulla vista la totale inesistenza del personaggio, ma dal quale almeno ci si poteva aspettare di non vedere l’imitazione del folklore più squallido e la presa in giro della Costituzione. Invece è accaduto Non voglio nemmeno perdere tempo a commentare sui “nuovi focolai in Veneto” ( 5 contagiati, al di sotto della probabilità statistica) o sugli indici di diffusione la cui entità è tanto più grande quanto minori sono i casi, ormai  non è nemmeno più il caso di far fronte alle menzogne numeriche che siamo costretti a sentire, né le idiozie sui tamponi e insomma su una epidemia a la carte che può essere modulata come si vuole, ma la banda del virus deve in qualche modo simulare la seconda ondata prevista che non c’è affatto stata e in prospettiva deve mantenere alti i livelli di allarme semplicemente perché non può arrivare all’autunno e al redde rationem disarmato del Covid: a parte gli affari sui vaccini che ormai sono conclusi e sui quali non si può più tornate indietro, si devono preparare ad affrontare una tempesta economica senza precedenti che essi stessi hanno provocato e non possono nemmeno pensare farlo senza questo alleato, con le sirene di allarme disinnescate. In questo modo si crea una sorta di circolo vizioso: più si preme l’acceleratore sulla paura, più si amplia il panorama del disastro economico e più si ha bisogno di mantenere l’allarme.
Ci vogliono in  manicomio o in carcere come se fossimo in una sorta di incubo, ma sono loro ad essere come topolini dentro un labirinto che ormai  non fornisce più scelte e vie di fuga: sono come il giocatore rovinato che non ha altra possibilità che continuare a giocare nella speranza di invertire il corso della fortuna, ma che comunque rimane al tavolo per rinviare il momento in cui dovrà affrontare il peso definitivo della sua rovina. Se a questo si aggiunge che hanno anche barato il quadro è completo. Se non fossero ormai prigionieri del gioco pandemico si accorgerebbero che mantenere alto l’allarme in mancanza di  fatti concreti ha molte probabilità di provocare una reazione di rigetto e di far aumentare l’area di scetticismo che è ampiamente diffuso, ancorché non sia rappresentato nell’informazione, anzi sia demonizzato.
Ma non c’è via di scampo e lo si vede chiaramente dalla povertà delle misure di rilancio dell’economia che sono nient’altro che quattro soldi distribuiti a pioggia, speso con meccanismi assurdi e sempre con l’occhio di riguardo verso i ceti più abbienti del Paese. Tutto nell’attesa dell’impiccagione dell’Italia al Mes che è il futuro grande obiettivo dell’Europa dell’euro, ma che è anche l’obiettivo finale di questo ceto politico senza scampo.

Così si riducono a vivere di morti che come sempre continuano a morire per le più diverse malattie, anzi muoiono anche di più visto che l’assistenza sanitaria è stata praticamente abolita nonostante non vi sia più alcuna emergenza e persino i medici di base si sono fatti di burro.
Naturalmente sperano di trovare un modo per non pagare ciò che hanno perso alla roulette della pandemia, ma alla fine, quando non serviranno più a nessuno avranno il loro Tso.

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DISTANZIAMENTO SOCIALE come ai tempi del NAZISMO!!

DISTANZIAMENTO SOCIALE come ai tempi del NAZISMO!!

Distanziamento Sociale !!! ??????
A che serve la cazzata del “distanziamento sociale”?

A nulla, infatti non ha evidenza scientifica, né fu mai usata in corso di epidemia (neanche durante la spagnola).

La “distanza sociale” (il metro o il metro e ottanta centimetri) è un altro degli esperimenti sociali in corso oggi, soprattutto in Italia: esso si richiama alla scala di Bogardused che era molto in uso sotto il nazismo.

La “Bogardus social distance scale” sollecita nell’esser umano sentimenti affettivi avversi, sviluppa odio fra le persone. Capito?
Sviluppa odio tra le persone !!!

Quelle con mascherine o senza – mascherine o museruole !
Questo è l’esperimento in atto in Italia in questo momento, frantumare la società riconducendola da corpo collettivo a individui in lotta fra loro per la sopravvivenza.
Nel portare avanti questo progetto, il governo, il cui compito è gestire questo esperimento sociale per conto di chi ha il vero potere, si è arrogato di poter violare i diritti costituzionali, vero limite che il potere neo-totalitario deve abbattere.

È il modello di società “cinese” che hanno scelto di attuare anche qui, con la tecnica delle democrazie antidemocratiche.
(Hanna Zyskowska)
Fonte

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venerdì 3 luglio 2020

Storia della Medicina

Storia della Medicina

20 giugno 2020
Perla saggia:
"Un medico è un uomo che viene pagato
per raccontare delle fandonie nella camera del malato,
sino a quando la natura non l'abbia guarito
o i rimedi non l'abbiano ucciso." - Antoine Furtière
Tratto da Informa giovani Adattamento e integrazioni di Giorgio Beltrammi
La medicina sacerdotale nacque quando l'uomo primitivo ebbe la sensazione della presenza di uno o più esseri superiori responsabili di qualsiasi manifestazione della natura, anche di quelle relative alle patologie da cui veniva colpito. Le uniche vie di guarigione risultavano quindi essere la preghiera, l'implorazione e il sacrificio (che non ha un significato negativo, come di qualcosa a cui ci si sottomette di malavoglia, ma a qualcosa che acquisisce una sacralità).
In seguito si ebbe la concezione magica della medicina, per cui l'uomo credette di poter intervenire sui fenomeni e addirittura di poterli comandare, sostituendosi così alla divinità: nasce la figura dello stregone o del mago, opposta ed in contrasto a quella del sacerdote.
Nell'operato di maghi e stregoni si nota un primo abbozzo di scienza in quanto essi seguivano principi sempre uguali che, pur basandosi su correlazioni criticabili, costituivano comunque un ragionamento guidato da un'apparente logica. Se quindi per scienza si definisce lo studio dei fenomeni naturali al fine di stabilirne le leggi e di poterli riprodurre applicando le leggi stesse, allora bisogna riconoscere che la magia tendeva allo stesso scopo.

La Medicina primitiva

I popoli primitivi univano l'interpretazione soprannaturale a un empirismo spesso assai progredito. Ogni malattia che avesse una causa nota e definita, venivano trattate con rimedi naturali, quelle la cui causa non era evidente erano attribuite alle divinità. In ogni caso la diagnosi e la cura sono esclusiva competenza dei guaritori.
L'eziologia di qualsiasi patologia è spesso associata a un peccato commesso, anche involontariamente, dal paziente contro divinità, stregoni, individui o oggetti dichiarati tabù. Per difendersi dalle malattie si fa ricorso ad abluzioni, all'uso di amuleti, alla somministrazione di erbe medicamentose oppure anche a cerimonie e riti collettivi a cui partecipa tutto il villaggio con a capo lo stregone: talvolta si cerca di scacciare il demone responsabile della malattia spaventandolo, talvolta allettandolo, altre volte ancora si ricorre al sacrificio o all'allontanamento di chi è ritenuto la causa dei problemi.

La medicina popolare

Medicina primitiva, empirismo, magia e religione si fondono a creare una pratica che conferisce a determinate persone, quasi sempre donne (le streghe), la capacità di fare il male e di toglierlo. La magia del bene serve a rimuovere le malattie provenienti da fatture, sia per le affezioni più comuni.
Il ricorso al misticismo religioso, visto malamente dalla Chiesa, sconfina nella superstizione, soprattutto quando arriva a far ingoiare polvere di intonaco di alcune cappelle o immagini di santi.

La medicina ebraica (1200 a.C.-550 a.C.)

Prevale in essa il concetto teurgico della medicina: Dio è l'unica fonte di malattia e di risanamento, per cui solo il sacerdote, cioè l'uomo scelto dal Signore, è considerato strumento di guarigione.

La medicina assiro babilonese (1792 a.C.-323 a.C.)

Rappresenta il punto di passaggio tra il concetto teurgico e quello magico: la parte religiosa sta essenzialmente nell'eziologia in quanto l'ira di una divinità verso una persona permette ai demoni maligni di aggredirla causando in tal modo la malattia (c'è un demone per ogni patologia); il concetto magico ha invece risalto nella parte terapeutica, nell'attuazione cioè degli esorcismi.
Nella fase diagnostica le due concezioni vanno di pari passo e un ruolo preponderante è giocato dall'ispezione del fegato, ritenuto l'organo più importante in quanto fonte di sangue.

La medicina egiziana (3000 a.C.-1000 a.C.)

Notevoli sono la concezione biologica (concetto umorale sanguigno e concetto pneumatico) e la conoscenza dei vari quadri sintomatologici e la farmacologia. Gli elementi che costituiscono la sapienza medico empirica vengono trattati solo in libri sacri accessibili unicamente agli iniziati. L'anatomia non appare particolarmente progredita, mentre risultano molto precise le indicazioni relative alla terapia ed alle sue varie forme di confezionamento e di somministrazione: polveri, tisane, decotti, macerazioni, pastiglie erano perfettamente conosciuti. Assai progredita era inoltre la chirurgia e la sutura delle ferite.

Da notare infine la presenza di medici specialisti nelle malattie urinarie, nelle patologie delle orecchie, degli occhi e della pelle.

La medicina indiana (2500 a.C.-1500 a.C.)

Ancora oggi vi sono scuole che studiano l'antica medicina indiana nella sua forma originale (Ayurveda), così come viene trattata negli antichi testi sacri. Trattano molto accuratamente di grande e piccola chirurgia, della cura delle malattie del corpo, di demonologia, della cura delle malattie infantili, della tossicologia, della preparazione di elisir e di afrodisiaci.
Notevoli la perfezione e la varietà dello strumentario chirurgico, le tecniche di medicazione, l'attenzione negli esami diagnostici e la particolare abilità negli interventi di litotomia e rinoplastica.

La Medicina Tradizionale Cinese

I testi più antichi risalgono al 3500 a.C. e, come per la medicina indiana, vengono ancora consultati e tenuti in considerazione. La malattia e la salute sono determinate dall'armonia o meno dei due principi fondamentali: lo Yang (il principio maschile) e lo Yin (quello femminile). I medici cinesi introdussero per primi la rilevazione del polso: ne conoscevano 200 tipi differenti tra cui 21 erano considerati indice di esito letale; la farmacologia è senza dubbio la più avanzata tra tutte le medicine antiche, comprende oltre 2000 farmaci e ne include molti ufficialmente usati nella moderna terapia occidentale.
Non si può tralasciare infine l'agopuntura che consiste nell'infissione di aghi di diversi materiali in determinati punti in contatto con dei canali energetici, che sono in contatto con gli organi interni. Fu introdotta nel 2700 a.C. ed è ancora in auge ai giorni nostri sostanzialmente immodificata.

La medicina in Grecia

È in Grecia che avviene la completa e definitiva emancipazione del medico sul sacerdote con la costituzione del concetto di "clinica".
Nella Scuola di Coo c'è il passaggio all'osservazione diretta del malato eseguita con grande larghezza di vedute ed ottime intuizioni che distinguono indiscutibilmente questa scuola da tutte le altre: nasce qui il vero concetto di clinica e della conseguente diagnosi. Il medico è uomo, e la sua opera non ha sfumature soprannaturali, mistiche, astratte o filosofiche. La medicina deve essere una ricerca continua, serena e disinteressata alla quale bisogna dedicarsi solo per amore di essa.
La figura del medico è l'unione del perfetto uomo con il perfetto studioso: calma nell'azione, serenità nel giudizio, moralità, onestà, amore per la propria arte e per il malato sono i cardini della personalità del medico così come era concepito da Ippocrate. Ogni interesse personale passa in secondo piano. Non è certo un essere superiore ed infallibile come i sacerdoti degli antichi templi, ma deve sopperire alla sua fallacità con il massimo dell'impegno e della diligenza in modo da commettere solo errori di lieve entità. Deve inoltre essere filosofo, ma non tanto da farsi distogliere dalla vera scienza che è quella che si appoggia su solide basi pratiche. Il suo abito, infine, deve essere decoroso ed il suo aspetto denotare salute.
Con il passare dei secoli questa concezione rimase sostanzialmente immutata al punto che il Papa Clemente VII (Pontefice dal 1523 al 1534), in una sua bolla, stabilì che il laureato in medicina si impegnasse solennemente ad osservare il testo del giuramento ippocratico, cosa che oggi non è più richiesta.
L'anatomia non fu molto approfondita dalla scuola di Coo per due motivi principali: da una parte Ippocrate era più indirizzato verso il lato pratico della medicina, aveva cioè una maggiore propensione per la clinica; dall'altra la cultura greca aveva un rispetto assoluto per i corpi dei morti, quindi non c'era la possibilità di studiare l'anatomia esercitandosi direttamente sui cadaveri.

Alla base della medicina ippocratica stava l'integrazione tra una concezione pneumatica della vita ed una umorale, ma quest'ultima rivestiva senza dubbio un ruolo più importante.
Gli umori erano quattro: sangue (caldo umido) che proveniva dal cuore, una sorta di muco detto flegma (freddo umido) dal cervello, bile gialla (caldo secco) dal fegato, bile nera (freddo secco) dalla milza. Lo stato di salute si aveva quando questi umori erano perfettamente bilanciati tra loro; se invece la crasi era alterata per l'eccesso, la corruzione o la putrefazione anche di un solo componente, allora insorgeva la malattia.
Era la natura stessa con la sua capacità curativa ad intervenire nel tentativo di ristabilire l'equilibrio tramite l'espulsione degli umori in eccesso per mezzo di urina, sudore, pus, espettorato e diarrea. Se invece la malattia risultava più forte del processo autoriparativo dell'organismo il paziente moriva.
Il predominio di uno dei quattro umori conferiva anche particolari caratteristiche all'individuo (principio della costituzione e dei temperamenti): si avevano così i temperamenti sanguigno, biliare, flemmatico e atrabiliare (che rimanda alle grandi scoperte del Dr. Hamer al riguardo delle Costellazioni schizofreniche)
Altra novità fondamentale introdotta dalla dottrina di Ippocrate fu il fatto di considerare le patologie come fenomeni generali per l'organismo e non relativi ad un singolo organo (sembra che con l'avvento della medicina moderna questo concetto sia stato drammaticamente perduto).
L'epoca ippocratica segna la nascita della clinica intesa come studio dei segni e dei sintomi osservabili sul paziente.

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