mercoledì 9 novembre 2016

Le cause spirituali della malattia

Le cause spirituali della malattia

La natura dell’uomo è profondamente spirituale. Che lo sappia o meno. Che ne si abbia consapevolezza, oppure no.
Il termine “immanenza” designa la situazione di una realtà in quanto intimamente legata a un’altra:  lo spirito è immanente alla materia, intrinsecamente legato ad essa. L’anima fa esperienza della vita attraverso il corpo, e quando sceglie di passare oltre, lo abbandona. Il corpo è semplicemente un costituente fatto di ossigeno, carbonio, idrogeno, azoto, fosforo e calcio (+ gli oligoelementi).
Il termine “immanenza”, nel linguaggio corrente, è opposto di “trascendenza“. Il termine trascendenza, deriva dal latino (“trans” + “ascendere” = salire al di là) e indica in filosofia e teologia il carattere di una realtà concepita come ulteriore, “al di là” rispetto a questo mondo, al quale pertanto si contrappone secondo una visione dualistica.

Il problema è che il linguaggio, per sua natura, non può che sottostare alla dualità. La verità ultima non può essere espressa a parole quindi, necessariamente, quando pronunciamo una parola stiamo intrinsecamente manifestando anche il suo contrario: luce/buio, maschile/femminile, amore/odio.

In realtà, immanenza e trascendenza non sono opposti, sono complementari. Sono le due parti della dissociazione dualistica attraverso cui facciamo esperienza di Dio, o della verità ultima.

La parola acqua, per esempio, non disseta. L’esperienza dell’acqua lo fa.
Un uomo alla ricerca dell’acqua, ovvero dell’esperienza (si dice che Dio è la fonte), che si imbatte nei concetti mentali: “una vasca è profonda 40cm. larga 60 e lunga 130. Quanta acqua ci vuole per riempirla?”, rimane impantanato nel calcolo per comprendere a livello intellettuale, ma non si disseta.
Se non comprende la sua situazione, potrebbe morire di sete.
Questa dissociazione tra concetto e energia è naturale. Fa parte della natura dell’uomo. Reprimere questa consapevolezza conduce a un’ulteriore dissociazione. Bisogna comprendere anche questo.
Quando l’assetato vaga nel deserto, ha un solo pensiero in mente: l’acqua. Ma il suo pensiero deriva da un bisogno interiore fortissimo che il concetto di “acqua” non può soddisfare. Solo l’esperienza lo può.

Allo stesso modo, il concetto, fino a un certo punto dello sviluppo, è fondamentale perché se io non potessi esprimere a parole che ho sete d’acqua, il barista potrebbe farmi un caffè, o un thè. Quindi il linguaggio è fondamentale per l’interazione, ma è preda della dissociazione dualistica tra parola/concetto ed esperienza.
L’assetato che sta bevendo non pensa più all’acqua. Sta facendo l’esperienza.
L’essere umano contemporaneo che è fondamentalmente molto dissociato, ha bisogno di fare “esperienza del divino” che è in lui per togliersi la sete.

Attraverso l’esperienza che è “immanente”, significato e energia si ricongiungono e questo permette di “trascendere” una dissociazione, vibrando a una frequenza più alta. Ecco dimostrato che immanenza e trascendenza non sono opposti, ma complementari, perché la ricerca dell’esperienza deriva comunque dal desiderio che esprime una mancanza, quindi volgendosi alla ricerca di ciò che gli manca, l’essere umano sta cercando la trascendenza.
Tutto questo è Māyā. È illusione. Māyā però significa anche creazione. Ovvero la creazione, come ben sappiamo ormai dagli esperimenti sul dualismo tra onda e particella, è anche illusione.

Cosa fa la differenza? La consapevolezza.
Se il singolo è consapevole della dualità intrinseca all’universo, agisce e si comporta in un certo modo, se non lo è, si dice che è identificato. La natura, per forza di cose, risponde a una legge dualistica e quando il singolo non vede questa dualità, si identifica in una delle due parti.
Queste sono le cause spirituali della malattia.

Quando ti identifichi in una delle due parti, implicitamente neghi l’altra. Negandola la proietti, dici “non è mia, è dell’altro”, ma visto che l’universo manifesto tende a tornare all’Uno, l’essere umano tende, per sua natura, alle esperienze immanenti.

lunedì 7 novembre 2016

Eliminare le “scorie” negative

Li trattiamo come nemici, anzi col capufficio siamo tutta un’altra cosa. Facciamo i bulli con i più deboli, cioè i bambini, cioè i nostri figli. E poi vogliamo lo scalpo di tutti i bulletti delle scuole. 

Per quanto tanti operatori delle risorse umane, soprattutto diversi counselors, si affannino a parlare di “risorse interiori, di talenti e capacità che sono pronte li per essere utilizzate… basta poco”, nella realtà della mia vita lavorativa e personale (cioè quando sono nei luoghi pubblici come ristoranti, spiagge, ecc…) io mi rendo conto che le cose non sono così semplici da risolvere.

Cambiare è fondamentale, ma porta conseguenze e aspetti che non sono facili da accettare, soprattutto all'inizio anzi col capufficio siamo tutta un’altra cosa. Facciamo i bulli con i più deboli, cioè i bambini, cioè i nostri figli. E poi vogliamo lo scalpo di tutti i bulletti delle scuole.
La gente ha fretta di risolvere i disagi e le sofferenze, ha fretta di ottenere subito la risoluzione ai suoi guai e di scoprire questi famosi talenti interiori.

Ma………. osservo persone chiuse nel loro mondo rigido, dogmatico, triste e sopratutto sempre molto aggressivo, I toni della voce delle persone, a loro totale insaputa, lasciano trasparire rabbia, insoddisfazione, e uno stato di profondo lamento, per cui mi sembra opportuno e utile portare l’attenzione, non solo sui talenti e sulle capacità interiori pronte ad uscire, ma anche sul fatto che PRIMA sia assolutamente necessario drenare, detossificare, pulire il quintale di emozioni negative che continuamente abbassano i livelli di energia, ci fanno stridere la voce, contrarre i muscoli, irrigidire la mascella, stortare le spalle, infiacchire le gambe, prendercela con i nostri figli, di cui ci lamentiamo CONTINUAMENTE, producendo in noi uno stato di sottile amarezza di cui non siamo assolutamente consapevoli.

Questo velo di amarezza diventa ogni giorno più spesso e denso ed ostacola la fuoriuscita di qualsiasi cosa: sia delle potenzialità meravigliose che abbiamo, sia di tutto il veleno che abbiamo accumulato dentro.

I genitori che si lamentano dei loro figli sono persone che hanno bisogno di rivedere molti aspetti della strada che stanno percorrendo.

I figli sono il risultato del clima affettivo, comunicativo, relazionale che noi abbiamo creato nella nostra casa, nella nostra famiglia. Se poi gli adulti si lamentano, o se la prendono con figli piccoli dai primi mesi ai dieci anni di età, il loro atteggiamento educativo non solo diventa crudele, ma anche pericoloso per il Destino dei figli, ma anche il loro.

Tutto ha sempre delle conseguenze, di cui poi non ci vogliamo fare carico, continuando a cercare, in modo infantile, insano e inutile, sempre un capro espiatorio, fuori di noi.

venerdì 4 novembre 2016

Sei pronto a farla finita con le ragioni che scatenano la tua malattia?

Sei pronto a farla finita con le ragioni che scatenano la tua malattia?
Se qualcuno chiede aiuto per guarire dalla sua malattia, la prima cosa che devi chiedergli è: Sei pronto a farla finita con le ragioni che scatenano la tua malattia? Solo allora sarà possibile aiutarlo.
– Ippocrate
Ciao a tutti. Una riflessione a me tanto cara è questa del Signor Ippocrate. In questi anni ho incontrato tanti sclerosetti e sclerosette come me, che affrontavano la malattia ognuno a modo suo. E mi sono spesso chiesta cosa determini una "guarigione", un'assenza o un arresto dello stato di malattia. Alcuni mi dicevano: "Siii, mangio tutto vegetale però ancora zoppico o uso la sedia a rotelle" oppure ancora più triste: "Guarda, io ho fatto di tutto..." - e partiva l'elenco - "...ma senza risultati...Sto comunque male!".

E ho capito, principalmente su me stessa, che non si può pensare di star meglio semplicemente mangiando vegetale come si prenderebbe una pasticca. L'alimentazione a base vegetale fa tantissimo, ma non basta se non molli i motivi che ti hanno fatto ammalare.

A volte ci crogioliamo nel nostro dolore, il perché non lo so; sembra quasi che l'essere umano si adegui prima e meglio alla sofferenza che alla felicità, alla quale non è abituato.

La felicità, un dono che si tiene in punta di piedi, sulle mani incerte, come se si avesse paura di rompere qualcosa di prezioso. Eppure, a volte, l'unico modo è buttarsi giù dal precipizio e scoprire che non si va a picco, ma si spicca il volo.
Quanta paura prima del salto eppure, appena fatto, è un volteggiare leggeri tutto intorno.

Molti di voi mi scrivono per chiedermi qualche consiglio o semplicemente per confrontarsi e ho imparato a dirvi di non prendere un rimedio o l'alimentazione vegetale o la Kousmine che sia, come fareste con una pasticca o un'altra medicina. Le risposte brevi e le soluzioni immediate non ci sono. E non esistono persone all'infuori di voi stesse alle quali affidare la vostra salute. Siate consapevoli, non abbiate paura, cercate e non affidate la vostra salute a nessuno.
Buon sole d'ottobre.
Giuliana

Riconsegnare il potere al mondo femminile

Women Power – riconsegnare il potere al mondo femminile, incomincia da noi donne.

Fonte Originale:

Le ferite inflitte sulle donne, da parte del mondo femminile, sono le più profonde, le più dolorose da supportare, perché sono oscurati dal tradimento della sorellanza femminile, quella forza della natura, tipica delle culture tribali, che protegge, assiste e sostiene una donna quando riceve un’attenzione malsana: un’invasione sia fisica, sia emozionale, che offende e danneggia la sua femminilità, trascinandola in una spirale di sofferenza tutta femminile.

La qualità della femminilità è la ricettività, ma come ‘forza’, abbiamo perso il significato, confondendo questa naturale caratteristica ‘non attiva’ con la passività, la sottomissione, la pretesa e l’invasione del corpo e tutti i livelli della coscienza umana, però… non sono solo gli uomini a confondere le differenze, ma la donna stessa, giudicano duramente alcune sue coetanee in modo disdegnoso, smontando e odiando con un’intensità incomprensibile, lasciando l’altra donna spiazzata davanti a tanta rabbia e disprezzo, perché paradossalmente, sono le donne ed esprimere gli aggettivi più dispregiativi e più duri nei confronti di un’altra donna che fa l’errore di scambiare il sesso per l’affetto, il denaro per la sicurezza, che sceglie di abortire perché non si sente di affrontare una gravidanza non voluta, o perché per ‘sentire’ nuovamente predilige il dolore ritornando più volte dal marito che abusa di lei.

Questa energia aggressiva che morde, non è femminile, ma una specie d’intolleranza quasi bellica, e il nemico è il mondo maschile che deve pagare per il dolore inflitto su milioni di donne attraverso il tempo. Questa crociata che separa i sessi, crea scompiglio anche tra lo stesso genere femminile, perché solo le donne sono in grado di distruggere emotivamente con la stessa capacità con cui sono in grado di procreare.
Le donne che poi cadono nella trappola di ‘ricevere’ attenzioni malsane dagli uomini, sono le nemiche più grandi. Giudicate deboli, stupide e superficiali, sono meritevoli del dolore inflitto su di loro, sono considerate traditrici della causa, quel movimento dell’emancipazione femminile che tuttora sta rallentando un macchinario secolare che ha obbligato il mondo femminile a sottomettersi nel ruolo della vittima, vista dal suo carnefice come un oggetto sessuale, una mera dispensatrice di piacere, lavoratrice gratuita e contenitore per la riproduzione. Ora però, il pendolo oscilla dall’altro estremo, le donne moderne hanno acquistato il diritto di tenere una spada in mano per difendersi, e per alcuni, l’intento è di dare indietro quello che hanno ricevuto – dolore.

Emmeline Pankhurst 1858-1928, attivista e politica britannica, guidò il movimento Suffragista nel Regno Unito per ottenere il diritto al voto femminile; finalmente liberando le donne dalla loro posizione sociale declassate. Questa donna straordinaria non fu contro gli uomini, al contrario, egli dichiarò:
“Dobbiamo liberare metà della razza umana, le donne,cosi loro possono aiutare a liberare l’altra metà”.
una visione rivoluzionaria appunto perché, come movimento di diritti femminili, l’intento della sua missione era di liberare, partendo dalle donne come matrice – tutti gli esseri umani.

L’Era femminile è tornata per equilibrare questa mondo maschile che vaga per secoli senza la sua sposa. Prima che questo accada pienamente, come donne forte e libere, è il nostro compito di accogliere, senza pregiudizi, le nostre sorelle ancora indebolite da un sistema sociale che tuttora resiste nel restituire il potere alle donne in modo autentico e rispettoso.
La donna deve essere nuovamente ‘empowered’ ovvero, il potere femminile va riconsegnato nelle mani delle donne, non gestita dagli uomini che spesso la vedono come figura più debole e bisognosa, da mantenere, consolare, oppure come una minaccia, un avversario a malapena assecondata, la non benvenuta, supportata in-generosamente come figura politica ‘rosa’ in Italia con uno spazio giusto per avere i voti e le sovvenzioni.

Tuttavia, non tutte le donne sono fatte per correre con i lupi, esiste chi non è predisposto alla lotta, alcuni utilizzano strategie di sopravvivenza come ‘usarsi’ reciprocamente in uno scambio – il corpo per il mantenimento, altri rimangono congelati per non sentire, apparendo falsi e superficiali, facendo male solo a se stessi, molti si sacrificano per i figli. Queste donne non vanno disprezzate ma accolte come sorelle ferite nel profondo. Tuttavia, la guerriera con le spine e la dama indifesa, che ne è priva, non sono così diverse, quello che lì unisce è la paura dell’uomo con la sua energia penetrante come una spada filata, che non sa riconoscere il valore del suo ‘ricevere’ femminile, che come un rosa delicata, va approcciata con premura e rispetto, perché nel ‘ricevere’ l’uomo, la donna è vulnerabile e fisicamente indifesa. Nella sua apertura, rischia di essere devastata, invasa nella carne viva, nell’intimo, un’angoscia che solo un’altra donna può comprendere, perché l’ha vissuto, o perché rischia di vivere sulla propria pelle.

Come donne, siamo connesse tramite la nostra vulnerabilità sessuale e la capacità di procreare la vita. La scelta di diventare madre oppure no, il dolore di una donna sterile, la disperazione di chi ha perso un figlio, o il senso di colpa a causa della decisione di terminare una gravidanza per necessità oppure per volontà propria, sono circostanze che dovrebbe unirci invece di allontanarci; perché solo una donna può capire cosa significa essere negata dal potere di gestire e vivere il proprio corpo come lei crede. Solo una donna è in grado di comprendere i traumi subiti dagli abusi nelle mani di chi ha tolto quella libertà di scelta con la forza sia fisica, sia psicologica.

La solidarietà femminile è una forza che va incoraggiata e diffusa, perché la vita entra solo dalla porta del femminile – un mondo misterioso e cosi potente da far scatenare le guerre!

Sai cosa vuol dire essere una donna?

SAI COSA VUOL DIRE ESSERE UNA DONNA?

Cercate di capire dov’e’ la forza di una donna ….La tua forza è nel modo per “contenere” l'uomo.
La tua forza non è stare con l'uomo, con l'amore di un uomo, con l'odio di un uomo, con i pugni di un uomo, con il baciare l'uomo, perché quello non è il tuo problema, ma è contenere l'uomo o uscirne, allora saprai cosa sia un uomo.
tutti gli uomini sono uguali. C'è un detto, ogni uomo è un bambino  la solo differenza è il tempo di alimentazione….

Nella tua vita l’infelicità si basa sul non. Che cosa siete, cosa non sei ?... non ha alcun senso SE NON COMPRENDI COSA VOGLIA DIRE ESSERE UNA DONNA.
L'uomo ha una psiche totalmente diversa  da te, non sarai d'accordo, ma l'uomo ha una psiche diversa da quella di una donna: entrambi sono persone, entrambi sono umani, entrambi non hanno nulla in comune, nulla assoluto in comune.
Voglio porgere le mie scuse, non voglio inquadrare voi in una situazione, si pensa sempre che parlo così perché sono un essere umano uomo
ma l'uomo è un essere umano, è un essere umano per farvi incinta e tu sei un essere umano di rimanere incinta… e non parlo solo fisicamente.

Avere un rapporto sessuale, avere una gravidanza fisica, consegnare un bambino, non e’un grosso problema, ma quando la gravidanza mentale avviene attraverso un soddisfacente rapporto mentale, e’ li che la donna si trova in difficoltà e come donna il problema è nella sua linea d’arco e nella sua aura

….Poiche’ questi corpi sottili rappresentano tutti gli uomini che una donna incontra durante il giorno, durante il mese, durante l'anno, gli anni e sono responsabilità che si accumulano, sono un carico che voi portate, l'uomo non porta quel carico per tutte le donne che incontra.

sulla LINEA D’ARCO dell'uomo non c'è assolutamente nessun femminile, tranne la madre.  In una donna è diverso: tutti gli uomini che ha incontrato, mentalmente o fisicamente, vengono stoccati e non si può spazzarli via.
Per amor di Dio non abusare di te stessa come essere umano, tu non hai niente in comune con l'uomo da cima a fondo. Anche la crescita delle unghie varia di ritmo rispetto a quella di un maschio. Tutta la tua struttura, il vostro stile, il vostro sistema non ha niente a che fare con lui… ha uno stomaco, si ha uno stomaco, ma per le cose emotive “la fame e la digestione” sono differenti.

Cercate di capire dov’e’ la forza di una donna ….La tua forza è nel modo per “contenere” l'uomo.
La tua forza non è stare con l'uomo, con l'amore di un uomo, con l'odio di un uomo, con i pugni di un uomo, con il baciare l'uomo, perche’  quello non è il tuo problema, ma e’ contenere l'uomo o uscirne, allora saprai cosa sia un uomo.
tutti gli uomini sono uguali. C'è un detto, ogni uomo è un bambino  la solo differenza è il tempo di alimentazione. (Risate degli studenti)

Non sto scherzando. Sto parlando di antiche scritture, non sto inventando. Questo è ciò che è scritto lì. Tutti gli uomini sono dei neonati solo che loro hanno la differenza nel tempo di alimentazione. Così se vuoi chiedere scusa di essere una donna, ti dico di non farlo.
La parola è, 'Ekaa Maa-ee Jugat viaaa-ee Tin Chele Parvaan.'

C'era prima l’energia femminile, energia creativa, l'energia lunare, con il sole spunta solo il seme e il sole matura il seme…ma il frutto maturo, l'espansione, la crescita, la dimensione, tutto questo dipende dal femminile, dalla luna, e’ lunare. …come lo e’ la donna…

Ora immaginate, c'è un sole e c'è una luna e la luna non riflette la luce del sole ma “la deve” raffreddare.

ma, non, non, non credere a me, passa dalla natura. C'è un sole, c'è la luna, e la luna non riflette la luce del sole e non fa raffreddare? Supponiamo che il sole e il chiaro di luna fossero gli stessi allora questa terra sarebbe, una lava incandescente.

Così ogni donna che vuole stare con un uomo e non può rifletterlo è una donna morta. Se la luna non riflette il sole è una luna morta, è un corpo morto, capisci. Oh, non imparare da me, impara dal cielo.

Una femmina contiene il maschio e “lo raffredda”, il sole è la luce, il caldo, la donna è una luce, fredda, ma la luce è la stessa, solo il sole ha la luce, la luna ha il suo riflesso. E non e’ poca cosa!

Se siete disposti a capire questo principio non si può essere infelici, se non si è disposti a capire questo principio non c'è nulla sul pianeta che può renderti felice, si può essere donna americana, donna canadese, donna tedesca, donna francese, indiana donna, donna giapponese, non fa alcuna differenza, ora perché è così? Chiedi a Dio, Egli deve essere impazzito, non è il mio problema. Posso dirvi che è quello che è, e ciò che le leggi sono lì per essere.

Massima : troppo sole non va bene.
Uomo, MAN ci sono tre parole che, si capisce. L'uomo, l'uomo, l'uomo, e se lo metti WO, uomo meravigliosamente organizzata si chiama donna.(Risate degli studenti)
 
So che non si ha intenzione di credere a tutto questo, ma i fatti sono fatti. Se una donna non è meravigliosamente organizzata, si tratta solo di organizzazione, non va bene, non funziona perché deve affrontare tre cose, un bambino, un nevrotico, e un maschio. Un bambino e un uomo egocentrico nevrotico è solo un nevrotico come chiunque può essere e poi  è un maschio. Quindi devi affrontare tre lati del uomo-spirituale, mentale e fisico.

Tu sei una femmina, primo bisogno essenziale del maschio, è per questo che ti chiama  la metà migliore, tesoro, mio miele…, non è qualcosa che cade dal cielo si deve prima capire che cosa siete come donna.

Come donna la tua natura non è di amare l'uomo, .... Io ho intenzione di cambiare la vostra attitudine: non amare l'uomo, ma riflettere l'uomo e non riflettere il calore di un uomo, ma di fare “raffreddare”... (attivare i sentimenti, la mente riflessiva anche in lui)

Tu sei bella quando si c’è la luna piena e sei bella quando c’è la prima luna, e tu sei meravigliosa quando si è senza luna, ma non usare mai il calore, perché quello non sei tu !
Non succede mai nel cielo, perché dovrebbe accadere nella terra, non è tollerato lì, non è tollerato qui,
Perché imparare questa semplice cosa da me, perché non si può non guardare di notte, la luna e di giorno il sole? (Risate degli studenti)

Identifichi te stessa come donna, allora perché si soffre? La risposta è molto semplice, perché vuoi possedere un uomo,
tu vuoi avere un uomo, che può riprodurre un uomo, perché vuoi tutto tranne la cosa  più importante: come fa la luna col sole, tu dovresti invece riflettere l’uomo !

LA DONNA che non riflette un uomo, una donna che non impara l'arte di come riflettere un uomo deve soffrire, non importa chi è, quali sono i suoi gradi, ciò che la sua ricchezza è, ciò che la sua bellezza è, come sessuale e’, quanto sensuale e’ lei, …non ha senso.

L’amore non corrisposto

L’amore non corrisposto


Rimedio: rinunciare, non torturarsi, non perder tempo invano, restare se stessi - cercare la propria metà. ...................

............ L’amore non si conquista, esso sorge da solo, in modo spontaneo e inspiegabile.

Se per acquisire amore bisogna cambiare, significa che c’è qualcosa che non va.

L’amore è come un fiore: se è appassito, non può fiorire nuovamente.

L’ultimo principio allude al fatto che l’amore va sostenuto, curato, custodito, come il fuoco in un focolare. L’amore non è tanto usare e prendere, quanto dare, in primo luogo. L’amore, in realtà, è un grande lavoro. Ma di questo ora non parleremo.

La questione è cosa volete far ritornare: l’amato o il suo amore? Una persona che se n’è andata, si può far tornare. Ma se se n’è andato l’amore, farlo ritornare non è più possibile. Vi serve il vostro amato senza il suo amore? E cosa otterreste da questo? È una questione di scelta.


Nella vita, ovviamente, le cose non sono così semplici, le situa- zioni sono le più diverse e ci sono anche le eccezioni. Il problema è che l’amore, specialmente quello non corrisposto, provoca un intorbidamento del senno, delle capacità di intendere. E se esso è non corrisposto, siete nei guai. In queste situazioni bisogna avere la capacità di vedere non solo con il cuore ma soprattutto con la ragione. Dovete capire cosa sta succedendo. Quando due persone intrecciano una relazione, creano con ciò stesso un pendolo. In questo non vi è nulla di male, anzi, il pendolo serve da fattore stabi- lizzante e legante. Ma se uno dei due se ne va, il pendolo comincia a tormentare chi è rimasto per ottenere la sua porzione di energia. E fintantoché chi è rimasto continua a credere che l’altro si possa far tornare, è costretto a dare al pendolo energia per entrambi e anche di più, a causa delle sue sofferenze e del suo tormentarsi.
Se il vostro partner se n’è andato, di seguito dovete sganciarvi anche voi, per impedire al pendolo di succhiarvi via l’energia. A questo fine serve reindirizzare la propria attenzione su altri partner potenziali. Se non lo farete, soffrirete, e soffrirete invano, vi rovinerete la vita e perderete il tempo prezioso di questa vita.

Anche un amore non condiviso o rifiutato sin dall’inizio è estremamente distruttivo. La parte che prova amore, in questo caso, non ottiene nulla oltre a sofferenze. Anche in questo tipo di situazione non vale la pena perdere forze spirituali e tempo della propria vita. Occorre, almeno, avere dignità. Infatti, l’amore unilaterale, che si voglia o non si voglia, è una cosa piuttosto umiliante. Tu ami ma non sei amato. Qualcosa non quadra. Non è una cosa normale. Ma in cosa consiste precisamente l’anormalità? La molletta dà una risposta inequivocabile: sei tu che non sei abbastanza buono per essere amato. Capite come agisce la molletta?


In realtà, sia nel caso in cui siate stati lasciati, sia in caso di amore non condiviso, il fatto è che non avete incontrato la vostra metà. Pensateci un po’. Può forse lasciarvi la vostra metà? Può forse non amarvi la vostra metà? Essa è stata creata proprio per questo. Le persone sono diverse, ma ci sono coppie che corrispondono l’una all’altra come la chiave alla serratura.



Di queste vostre metà, con cui potrebbe legarvi l’amore, nel mondo se ne contano più di una, e nemmeno due, ma molte migliaia. Se il Sommo Onnipotente ha inventato l’amore, non poteva comportarsi in modo così crudele da ridurre a zero la probabilità di un incontro felice. Le vostre metà vagano in giro per il mondo, forse alcune sono vicino a voi, magari vi stanno cercando e voi intanto spendete il vostro amore per altri. Non è stupido?

Dunque: se la vostra relazione con qualcuno non è riuscita, non ha senso scoraggiarsi. Cercate la vostra metà. Se siete stati lasciati, rallegratevi. Vi siete liberati di un peso inutile nella vostra vita. Ora siete liberi e avete la possibilità di trovare il vostro autentico amore.
VZ - scardinare il sistema tecnogeno

La via del Transurfer - https://faregruppo.blogspot.it

mercoledì 2 novembre 2016

Le musiche degli Dei nei segreti acustici di Stonehenge

Le musiche degli Dei nei segreti acustici di Stonehenge

Trevor Cox rivela come l’impronta acustica del monumento preistorico più famoso del mondo è stata misurata.
Appena dopo l’alba, in una nebbiosa mattina di primavera dell’anno 2009, il mio ingegnere acustico, ricercatore presso l’Università di Salford, Bruno Fazenda, e Rupert Till dell’Università di Huddersfield, Regno Unito, andavano in giro per Stonehenge a fare scoppiare dei palloncini. Non era un qualche bizzarro rito pagano, ma un serio tentativo di catturare la “risposta all’impulso” dell’antico cerchio di pietre del sud dell’Inghilterra, e forse l’inizio per stabilire come l’ambiente di Stonehenge avrebbe potuto risuonare per i nostri antenati.

Una risposta all’impulso caratterizza tutti i percorsi del suono tra la sua fonte – in questo caso un pallone che scoppia – e un microfono posto a pochi metri di distanza. Si tratta semplicemente di un grafico della pressione sonora al microfono nei secondi dopo lo scoppio. Il primo picco, più forte, rappresenta il suono che ha viaggiato direttamente dalla sorgente al microfono. Più tardi, più piccoli picchi indicano l’arrivo dei riflessi delle pietre. Il registrazione mostra la risposta all’impulso di Bruno e Rupert misurata con un microfono posto al centro di Stonehenge e un pallone che esplode sul bordo del cerchio.
Questa risposta all’impulso rappresenta un’impronta acustica dei sassi. Una volta in laboratorio, può essere utilizzata per creare una riedizione virtuale di come risulterebbe qualsiasi pezzo di musica o parlato o suono emesso all’interno del cerchio di pietre. Tutto ciò che è necessario è una ” registrazione anecoica” della musica o del parlato – una registrazione fatta in un ambiente privo di riflessione, come all’aria aperta o, meglio, in una camera anecoica specialistica come quella che abbiamo a Salford. La registrazione anecoica e la risposta all’impulso possono essere combinati con una operazione matematica chiamata circonvoluzione.
Abbiamo fatto ciò con una registrazione di batteria. Ecco l’originale anecoica. E qui è convoluta con la risposta all’impulso misurata a Stonehenge. La differenza è facilmente apprezzabile: non c’è più il riverbero o il suono di chiamata a suonare la batteria grazie ai riflessi delle pietre. Inoltre, l’equilibrio tonale del suono è completamente diverso: è diventato molto più profondo , come se gli alti fossero stati respinti.

LA SIMULAZIONE DELL’EFFETTO DELLO HENGE
Lo scoppio di un pallone non è la norma né il modo migliore per misurare una risposta all’impulso, ma più sofisticate apparecchiature non sono state autorizzate a Stonehenge. In una replica a grandezza naturale del monumento realizzata a Maryhill, nello Stato di Washington, tuttavia, Bruno e Rupert sono stati in grado di utilizzare altoparlanti potenti e segnali di prova speciali per ottenere risultati più accurati. Maryhill ha anche il vantaggio di essere completa, mentre alcune delle pietre di Stonehenge sono state rovinate o scomparse nel corso degli anni. Ciò rende notevole la differenza tra i suoni di batteria convoluta con la risposta all’impulso di Maryhill: il cerchio di pietre più completo fa eco al suono più a lungo, e il riverbero 6 esteso in modo più evidente dopo l’ ultimo tamburo.

Per diversi decenni, abbiamo lavorato a costruire una comprensione sofisticata di come interpretare le risposte all’impulso. Per esempio, adesso sappiamo come le caratteristiche all’interno della risposta all’impulso, ad esempio il tempo necessario perché i riverberi vadano a morire lontano, riguardano le percezioni che la gente ha della natura del suono. La speranza è che, applicando le competenze di monumenti antichi, come Stonehenge, possiamo meglio apprezzare gli effetti acustici graditi ai nostri antenati e, forse, cominciano a rispondere alla domanda se tali effetti siano stati un risultato casuale di incidente o l’effetto voluto della loro progettazione.
Trevor Cox è professore di ingegneria acustica presso l’Università di Salford , Regno Unito, e presidente dell’Istituto di Acustica del Regno Unito
http://www.delfo.forli-cesena.it/smcesenatico/Ipertesto%20Astro/Strumenti-Oljan/stonehenge.jpg
Fonte: Newscientist
Traduzione: Liutprand

LA MAGIA DI STONEHENGE È NELLA SUA MUSICA SEGRETA
UN CERCHIO DI SUONI ACCOMPAGNAVA I RITI.
Alla Scoperta Della Dimensione Sonora, Nella Preistoria E Nell’antichità Prevaleva Su Quella Visiva, Ma Oggi L’abbiamo Perduta. Ogni Parola Sussurrata Nel Centro Dell’arena Produce Nove Echi Distinti. Alcune Frequenze Favoriscono La Trance Tipica Dei Riti Arcaici.
Stonehenge rappresenta uno dei luoghi da sempre più misteriosi e più studiati. Ora gli ingegneri acustici tentano di svelare uno dei suoi tanti segreti. In un’alba nebbiosa del maggio 2009 due uomini si aggiravano tra i megaliti di Stonehenge, facendo scoppiare dei palloncini e registrando i suoni con un microfono al centro del cerchio. Non erano seguaci di culti pagani, ma ingegneri acustici: Bruno Fazenda dell’Università di Salford e Rupert Till dell’Università di Huddersfield. Lo scopo era misurare la «risposta all’impulso», una sorta di impronta acustica del sito. L’accurata levigatura e curvatura delle superfici interne dei blocchi suggerisce che, probabilmente, gli antichi costruttori sapevano come ottenere effetti molto suggestivi. Poiché in 4 mila anni Stonehenge ha subito varie manomissioni e molti megaliti sono stati rimossi o giacciono a terra, i ricercatori inglesi sono andati anche a Maryhill, nello Stato di Washington, dove un cimitero militare ospita una versione in cemento di quella che doveva essere la struttura originaria dei sito inglese. I dati sembrano confermare che nel «magico» cerchio ogni parola poteva essere udita distintamente da ogni punto periferico. «Ovviamente a Maryhill è in gioco una maggiore energia acustica, perché lo spazio è chiuso da più superfici e quindi ne “scappa” fuori una minore quantità – commenta Renato Spagnolo dell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino -. Per la stessa ragione il tempo di riverberazione medio risulta più lungo, circa 1,1 secondi, vale a dire quello che caratterizza una sala conferenze ben progettata, mentre sarebbe troppo breve per una buona resa musicale».

La ricerca, presentata da Trevor Cox, che insegna ingegneria acustica a Salford, ha dato visibilità all’archeoacustica, una disciplina che sta conquistando autorevolezza un po’ alla volta. Studiosi «di frontiera», come Paul Devereux, David Lubman o il musicologo italiano Walter Maioli, si occupano da tempo della dimensione sonora del mondo antico. E le scoperte si susseguono, partendo da una considerazione che non è affatto ovvia: solo da pochi secoli la visione ha preso il sopravvento sugli altri sensi, mentre in passato l’udito era fondamentale, in un mondo più silenzioso e pericoloso di quello attuale.
Ogni rumore poteva celare una minaccia. Ma gli stessi suoni della natura, oltre che la parola, il canto e la musica avevano anche significati sacri o magici, perché si riteneva che permettessero una comunicazione con la sfera divina e con i regni dei morti. I ricercatori dell’archeoacustica sostengono quindi che grotte affrescate, ipogei, edifici e luoghi sacri venissero realizzati ponendo grande attenzione agli effetti sonori o «aurali».

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