lunedì 8 settembre 2014

Fa bene o fa male? Il sole sulla pelle

Mauro Sartorio
Se vivessimo sul pianeta come noi esseri viventi abbiamo sempre fatto per miliardi di anni, saremmo esposti alla luce del sole in un modo piuttosto costante e omogeneo, e la nostra pelle si adatterebbe ogni giorno a difendersi in modo appropriato dalla intensità dei raggi ultravioletti del luogo.
Invece, la pelle degli uomini civili di città è nascosta ai raggi solari per 350 giorni l'anno, adattandosi alla penombra, e per 15 giorni viene improvvisamente esposta al bombardamento del sole più forte possibile, ovvero quello estivo e spesso e volentieri allo zenith.
Però, in caso di ustioni, è sempre possibile giustificarsi con un "ma oggi il sole è malato".

Malgrado ciò, il corpo è estremamente intelligente e fa ottimamente tutto quello che gli è possibile, anche in situazioni estreme come questa.


Il colore della pelle è dovuto a vari pigmenti tra cui la melanina, prodotta dalle ghiandole melanofore che sono situate nello strato più profondo dell'epidermide. Questa sostanza viene distribuita verso la superficie della pelle attraverso dei prolungamenti cellulari, e si dispone attorno al nucleo delle cellule per proteggerlo dalle radiazioni ultraviolette. La più potente ed efficace crema solare mai inventata, ma una tecnologia che segue certe leggi.
L'epidermide, innervata dal neo-encefalo (come già qui descritto in dettaglio), riduce funzione e sensibilità in Fase Attiva della curva bifasica: quando viene colpita dai raggi, infatti, non produce subito in quel momento melanina, ma la pigmentazione immediata che si verifica è dovuta alla ossidazione della melanina residua già presente nella pelle.
Solo dopo che la pelle ha avuto la sua dose di sano danneggiamento cellulare, entra in fase PCL-A, i vasi si dilatano, la pelle si arrossa, il rinnovamento cellulare aumenta e si velocizza, e i melanociti iniziano la produzione di melanina.
In effetti il pigmento viene depositato intorno ai nuclei cellulari nel giro di 2-3 giorni dopo lo "shock" di luce.
In questo senso, il sole che prendo oggi dà l'istruzione alla pelle sulla protezione da attivare entro non prima di alcuni giorni.


Per schematizzare possiamo quindi considerare il processo di abbronzatura una curva bifasica del neoencefalo, dove la pelle reagisce con una Fase Attiva a uno shock (DHS), come in un "contatto da evitare" con la luce, in cui le cellule vengono danneggiate e lasciate morire, per poi attivare la riparazione cellulare in fase PCL, e simultaneamente l'aumento di funzione dei melanociti utile per essere pronta, alla prossima esposizione, a una adeguata protezione alle radiazioni.
Chi fa attività fisica in palestra conosce già bene questi ritmi di lavoro e riposo, allenandosi non tutti i giorni ma solo il lunedì e giovedì, o il martedì e venerdì.
In effetti uno scienziato nel body building della tintarella, conoscendo la curva bifasica, costruirebbe il suo programma di "allenamento" cadenzato in base ai tempi naturali più efficienti, in modo da permettere alla curva di aprire il processo biologico e soprattutto di portarlo a compimento senza interruzioni e sovraccarico.
Saprebbe che l'allenamento è importante, ma lo è anche di più il riposo, perché è durante il riposo che si abbronza. E ad ogni sessione alzerebbe di un po' l'asticella del "peso".


Ma perchè succede che alcune aree del corpo, malgrado l'esposizione sia stata omogenea, si arrossano e scottano maggiormente, e altre quasi per nulla?
Sarà capitato a molti di stare al sole a lungo e scottarsi le spalle ma non la schiena, o magari il petto ma non la pancia, o solo le ginocchia ma non il resto delle gambe...
Il motivo di tale "sensibilità" di alcune zone è strettamente personale, variabile nella vita di una persona, e dipende dai processi biologici già in corso sull'epidermide.
Se per esempio un bambino va in vacanza lontano da mamma e papà, e la sua pelle del petto e della alta schiena è in attività da "rottura di contatto" dall'abbraccio dei genitori, la curva bifasica della reazione al sole andrà a sommarsi a quella già in corso, e a esasperare il processo; con il risultato che il bambino potrebbe avere, anche solo in quelle particolari zone, una riparazione più profonda, con eritemi, infiammazioni e sintomi più accentuati (fase PCL).

In termini di leggi biologiche il discorso non può essere esteso ai tumori, poichè non vi è nesso di causa con l'esposizione al sole.
L'argomento nei e melanomi viene dunque trattato separatamente nella rubrica Eziologia - pelle.

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