venerdì 19 febbraio 2016

Bambini Indaco

I nuovi Bambini
Il termine “Bambini Indaco” è stato coniato la prima volta da Nancy Tappe che ha scritto degli Indaco nel suo libro: “Understanding your Life through Colour”, “Capire la Vita attraverso il Colore”, pubblicato nel 1982. Il colore predominante nell’aura o campo energetico del bambino Indaco è l’Indaco. Questo colore è indicativo del Chakra del Terzo Occhio, il centro energetico dell’intuizione e dell’attività psichica, che nei Bambini Indaco si ritiene sia molto aperto.

È da un po’ che le anime Indaco stanno arrivando sul nostro pianeta, ma non sono mai giunti in numeri così grandi. Il gruppo attuale si è incarnato da più di 40 anni. I primi Indaco sono nati tra la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’70 e un gran numero di Indaco è cominciato ad arrivare intorno alla metà degli anni ’80. La ricerca ha dimostrato che il 90% dei bambini che hanno meno di 12 anni sono Indaco e gli ultimi sono nati nel 1999. Gli Indaco Anziani possiedono le stesse caratteristiche di quelli più giovani, ma hanno un periodo di “risveglio” più lungo. Stanno cominciando adesso a impadronirsi del loro potere e agiranno da guide e modelli di comportamento per la generazione più giovane.

Lo scopo principale dei Bambini Indaco è quello di elevare il livello della coscienza umana e la vibrazione del pianeta e aiutare quindi l’umanità ad ascendere a un livello superiore di coscienza. Sono quindi il passo successivo dell’evoluzione umana. Hanno uno scopo ed è quello di abbattere schemi limitanti e costringenti di pensiero e comportamento e di ristabilire la bellezza della Terra e creare un mondo nuovo e diverso.

Gli Indaco sono molto intelligenti e creativi, ma anche ribelli verso l’autorità e i sistemi in generale. L’anticonformismo rende loro difficile attraversare gli anni dell’infanzia e forse anche dell’età adulta. Spesso vengono etichettati con disturbi quali l’ADD e l’ADHD.

Hanno livelli estremi di sensibilità che è difficile da capire e apprezzare dagli altri che non condividono questa caratteristica. Possono essere molto empatici, sebbene possano diventare insensibili se subiscono abusi emozionali.

Generalmente i Bambini Indaco sentono moltissima rabbia e frustrazione e reagiscono aggressivamente verso il proprio ambiente, sia a casa che a scuola. Spesso non capisco loro stessi le loro reazioni e non sanno da cosa abbiano origine. Spesso non riescono a esprimersi adeguatamente e sono estremamente agitati e ansiosi. È importante che riescano a trovare valvole di sfogo sicure e accettabili e anche assistenza professionale, dato che la rabbia e la frustrazione che sentono spesso non è neanche loro, ma sono le emozioni inespresse delle persone intorno a loro. Non sono in grado di affrontare nessun tipo di disarmonia, rabbia o squilibrio nel proprio ambiente ed è quindi importante che abbiamo delle valvole di sfogo e un posto dove calmarsi.

L’aspetto degli Indaco varia in modo diverso, ma c’è un certo “non so che” che li contraddistingue da tutti gli altri. Hanno occhi saggi che guardano direttamente la vostra anima. È estremamente difficile mentir loro, perchè hanno la capacità di indovinare la disonestà. Hanno sentito ogni bugia, ogni macchinazione e tutto ciò che si può fare dal principio del tempo. Si sono offerti volontari però, per ritornare con tutta la loro saggezza ed esperienza intatte.

Per capire veramente il Bambino Indaco dobbiamo adottare un approccio solistico. Questo ci permetterà di vedere ogni bambino come un’anima senza uguali che ha scelto di tornare e ha scelto i suoi genitori, e tutto per agevolare il proprio scopo.

Cos'è un Bambino Indaco? E perché li chiamiamo Indaco? Innanzi tutto, la definizione: un Bambino Indaco è tale se esibisce un nuovo e insolito insieme di attributi psicologici e adotta un modello di comportamento generalmente non documentato in precedenza. Questo modello include fattori unici comuni, che suggeriscono a coloro che interagisco no con questi bambini (in particolare i genitori) la necessità di cambiare il modo in cui li trattano e li educano, al fine di raggiungere un equilibrio. Ignorare tali nuovi modelli comportamentali significa potenzialmente creare disequilibrio e frustrazione nelle menti di questi nuovi e preziosi esseri. Il presente capitolo si propone di identificare, precisare e convalidare gli attributi di un Bambino Indaco.

Sembra che esistano vari tipi di Indaco, e li descriveremo nel corso del capitolo, ma intanto possiamo darvi indicazioni sui modelli comportamentali più comuni fra loro. Ne riconoscete qualcuno? 

Ecco una lista contenente dieci fra i più comuni tratti dei Bambini Indaco: 
• Vengono al mondo con un senso di regalità (e spesso si comportano di conseguenza).
• Hanno la sensazione di "meritare di essere qui" e sono sorpresi quando gli altri non lo condividono.
• L'autostima per loro non costituisce un problema.
• Spesso sono loro stessi a dire ai loro genitori "chi sono".
• Hanno problemi con l'autorità assoluta (che non dà spiegazioni né scelte).
• Si rifiutano di fare determinate cose, ad esempio, fare la fila è difficile per loro.
• Diventano frustrati se costretti a interagire in sistemi orientati ritualisticamente, che non richiedono il ricorso al pensiero creativo.
• Spesso intravedono un modo migliore per fare le cose, sia a casa che a scuola, il che li fa sembrare dei "demolitori di sistemi" (non si conformano a nessun sistema).
• Appaiono antisociali, a meno che non siano circondati da persone simili a loro.
• Se non hanno intorno persone con una consapevolezza simile alla loro, spesso si chiudono in se stessi, avendo la sensazione che nessun altro essere umano li capisca.
• La scuola spesso rappresenta per loro una prova estremamente difficile a livello sociale.
• Non rispondono alla disciplina che instilla il "senso di colpa" (del tipo "Aspetta di vedere cosa succede quando torna a casa tuo padre e vede cosa hai fatto").
• Non sono timidi nel farvi sapere ciò di cui hanno bisogno. 
 (Estratto dal libro: I Bambini Indaco di Lee Carroll e Jan Tobe) 


Incontriamo il Bambino Olografico
Salandra attraverso Carmen Dorsey 
Il Nuovo millennio ci ha mostrato molte differenze tra i giovani di oggi e le persone più vecchie di una generazione passata. Queste differenze hanno creato confusione e difficoltà nelle relazioni tra genitori e figli, colleghi di lavoro più vecchi e più giovani, insegnanti e studenti e così via. Dove possiamo iniziare a sanare una divisione che sul pianeta non è mai esistita prima? I nostri giovani stanno affrontando questioni molto reali di violenza e rabbia, dipendenze da sostanze stupefacenti, tendenze suicide e depressione. La maggior parte delle istituzioni non è riuscita a essere d’aiuto. Nelle nostre famiglie e scuole, osserviamo scoppi di rabbia esplosivi. Ci preoccupiamo di avere ambienti sicuri per i nostri figli e ci domandiamo se ci sia una soluzione. Molti stanno cominciando a imparare come amare i bambini in un modo nuovo che non solo aiuterà la Terra e i suoi cittadini a evolvere, ma favorirà anche un’atmosfera sicura e spirituale in cui i bambini del ventunesimo secolo prospereranno.
I nostri figli elaborano le informazioni in modo diverso da come lo hanno fatto gli adulti nel passato. Noi, che siamo stati programmati per essere pensatori lineari, abbiamo sempre risolto i problemi in una progressione lineare. Quando i giovani affrontano un problema, sperimentano i loro pensieri simultaneamente. Le informazioni provenienti da molte dimensioni entrano nella loro mente rapidamente e tutte insieme.
Perché è necessaria questa osservazione per capire come migliorare le nostre relazioni con i bambini di oggi e del futuro? La nostra consapevolezza e accettazione del modo in cui i bambini elaborano le informazioni non solo è utile e rasserenante per i nostri giovani, a volte può significare la differenza tra la vita e la morte.
Esaminiamo sei sfaccettature di una nuova specie che è arrivata sul pianeta. Con il cuore e la mente aperti verso questi bambini, troveremo molte strategie per migliorare i nostri sistemi educativi, i sistemi sanitari e le relazioni personali e famigliari. Quando diventeremo consapevoli di ciò che i nostri bambini sono venuti a insegnarci, riusciremo a chiarire il mistero dell’ascensione seguendo il loro esempio. Questo ci condurrà verso l’illuminazione e verso ambienti più sicuri, più amorevoli ed arricchenti per tutti. 

giovedì 18 febbraio 2016

La sofferenza nei bambini malati è un riflesso...

La sofferenza nei bambini malati è un riflesso
Affronto oggi un discorso delicato in quanto sovente contrasta con le nostre più profonde ed ancestrali convinzioni e percezioni.
Analizzando la malattia nella sua complessità possiamo notare che oltre alla sua funzione di ripristino della normalità biologica ha, di norma, anche la funzione, per mezzo della sofferenza, di farci evolvere spiritualmente, di farci guardare nella nostra interiorità quasi sempre celata dalle pesanti maschere e norme imposte dalla società che nulla hanno di naturale.

Al di là di quelle che possano essere le cause delle malattie nei bambini, è altresì importante fare delle considerazioni su come gli stessi vivano tale delicato e sofferente momento, è oramai risaputo che i bambini conoscono innatamente l’arte del vivere al contrario di noi adulti, tant’è che continuamente ce lo insegnano, pertanto nei loro confronti la sofferenza tesa all’evoluzione spirituale non ha motivo di esistere fatto per il quale essa è meno intensa che negli adulti.
Non è un caso se i bambini/ragazzi quando ad esempio hanno la febbre a 39°C e oltre giocano e fanno l’esperienza della vita nel modo più piacevole possibile, chiaramente la malattia un po’ li rallenta, ma niente a che vedere con la profonda debilitazione psicofisica che subirebbe un adulto per un semplice malanno.

Ora andando ad analizzare patologie ben più gravi di quelle che solitamente i bambini “prendono” a scuola, possiamo notare, solo se facciamo bene attenzione, che la loro sofferenza per la maggior parte non è data dal loro status di malato, bensì “dall’ambiente” che li circonda, cioè tutto lo stuolo di parenti e personale sanitario che gli gira intorno e che evidenzia, anche per i più ciechi, una faccia con una gioia pari a zero, ma anche peggio. Qualcuno obbietterà che non potrebbe essere altrimenti quando si ha di fronte un bambino con una malattia grave, ma non è proprio così in quanto in tali circostanze è più che doveroso tener conto di alcune importanti considerazioni che cercherò di illustrare.

I bambini, in misura inversamente proporzionale alla loro maturazione ed indipendenza, vivono la loro vita senza conoscerla, per impararla, come avviene per i cuccioli di ogni specie animale, non fanno altro che analizzare l’operato e lo stato emotivo dei genitori copiandolo in toto, insomma l'"essere” bambino non è altro che il riflesso dei genitori; se proprio nel momento di maggior bisogno trova intorno a se persone preoccupate, depresse o piagnucolanti, cosa copierà e sentirà?
Purtroppo nei casi di gravi malattie infantili, in continuo aumento, il bambino assorbe “dall’ambiente” solo dolore e sofferenza, nessun barlume di gioia e di vita, quella che gli farebbe superare meglio la malattia o di fargli vivere in quel momento già di per sé pesante un pizzico di pura gioia spensierata o immotivata.

Non dimentichiamo mai che l’atteggiamento depresso o di paura aggrava qualsiasi patologia e riguardo ai bambini è meglio ricordare che non gli si può nascondere il proprio stato d’animo, loro lo percepiscono spesso anche a distanza, senza che nessuna parola venga pronunciata e pur nel loro dolore si prodigano a sollevare l’umore dei loro principali amori e scopo di vita: mamma e papà.

Lo stato di gioia che dovrebbe invece accerchiare il bambino nel corso della malattia consentirebbe di accelerare di molto ogni genere di guarigione. Lo stato di gioia, che è la naturale condizione in cui dovrebbe vivere l’uomo, consente in molte occasioni di assistere a dei miracoli (guarigioni prodigiose) che possono essere spiegati solo attraverso una profonda conoscenza del nostro essere psico-biologico-spirituale nella sua complessità.

Il problema ovviamente non è quello di comprendere queste semplici osservazioni quanto quello di adottare un simile atteggiamento concreto e fiducioso in circostanze che sono al limite della sopportazione umana, quindi conscio delle difficoltà attuative di un simile approccio, mi accingo ad elencare alcune considerazioni che dovrebbero quantomeno essere tenute presenti in questi casi.

Per attuare il necessario atteggiamento è doveroso considerare che:
·        quando la situazione appare disarmante per i genitori, per il bambino che è malato essa lo sarà ancora di più sia per la malattia che per la percezione dello status dei genitori;
·        bisogna necessariamente fare uno sforzo incredibile per comprendere la malattia, informandosi in ogni dove, rivolgendosi ad esperti non convenzionali del corpo umano (es. esperti e terapeuti delle 5 leggi biologiche o altre medicine ritenute valide) affinché la comprensione degli eventi fornisca le conoscenze necessarie ad impedire l’aggravarsi della situazione e il giusto input direzionale per le successive cure da adottare; cosa tutt’altro che facile, ma doverosa.
·        qualora, come spesso accade, la circostanza non lascia nemmeno il tempo di “respirare”, tenere sempre a mente che la malattia sintomatica è un segnale preciso ed inequivocabile che il corpo del bambino sta reagendo, sta cercando di ristabilire l’equilibrio biologico, quindi ringraziare ed amare con vera consapevolezza quel processo che per quanto diabolico che possa sembrare ha uno scopo nobile quasi sempre del tutto sconosciuto, un processo naturale che bisogna accompagnare nel modo corretto verso la naturale soluzione, attenuando farmacologicamente i forti sintomi ove necessario.
·        Qualora la situazione si protrae per molto o moltissimo tempo, l’unico vero aiuto che si possa dare è quello di amare più di quanto siamo abituati a fare, amare con un modo nuovo, diverso dal solito, lasciando fuori le preoccupazioni che giocoforza verranno trasmesse quindi sostituire il proprio sentire con una gioia senza confini per il solo fatto che esiste quell’anima e che sta lottando per rimanere con noi.
·        Anche quando si è all’oscuro della vera motivazione della malattia, praticamente sempre, lo stato di gioia che si instaurerà consentirà di far cessare l’eventuale causa nascosta della malattia e che spesso invece reitera se stessa nei bambini o nei genitori e non consente di giungere alla guarigione.
·        Lo stato di gioia ridurrà di molto (oltre il 50%) la sofferenza del malato e le complicazioni della malattia.
·        Non dimenticare mai che pur affidandoci alle amorevoli cure dei bravissimi ed amorevoli dottori i protocolli di solito prevedono l’uso di farmaci che non di rado aumentano o fanno permanere il fisico in uno stato di continua “ricaduta” e costituiscono pertanto un fardello aggiuntivo che il piccolo ma forte corpo deve riequilibrare, quindi a tale condizione non si deve in nessuna misura aggiungere tensione, paura, preoccupazione, timore, pianto, ma solo tanta gioia e profondo amore.

Insomma vi dico che la parte più rilevante della sofferenza di un bambino malato non deriva dalla malattia stessa bensì dallo stato d’animo di chi lo ama più della sua stessa vita e senza saperlo aggiunge sofferenza e rallenta la guarigione, questo perché nessuno mai gli ha confidato il segreto della vita: l’amore.

Mi tornano in mente dei ricordi…quando ero piccolo, 10 anni circa, mi venne una bruttissima febbre (41,5°), poi mi dissero che avevo preso la malaria, e i miei erano preoccupatissimi e parlavano in continuazione col dottore, gli era già capitato di perdere un altro figlio e non volevano perdere anche me, ricordo che mentre i miei parlavano col medico io nella camera strillavo come un matto e solo dopo capii che non aveva molto senso, infatti mia zia che mi stava vicino e mi teneva la mano mi disse: “Marcello, perché gridi così? E’ così forte il tuo male? Strillando ti senti meglio? Valuta bene quanto male hai veramente e poi fai quello che ti senti” in meno di un minuto avevo smesso di urlare ed il mio male si era dimezzato e a pensarci bene non gridavo per la febbre, ma per le circostanze che percepivo anche se mi venivano nascoste.
… inoltre molti anni fa entrai in un famoso ospedale pediatrico e quello che più mi è rimasto impresso non erano i bambini gravemente malati, ma i genitori affranti e sembrava che i bambini dovessero sostenere loro… sembra incredibile, ma è proprio quello che ho visto.

Ora io mi chiedo non è forse ora di cambiare?

Non sto qui a dire cosa fare per curare la malattia di un angelo, ma solo a ricordare qual è l’ingrediente più importante per riportarlo a vita gioiosa e aiutarlo al meglio.

Nulla dev’essere più come prima, è arrivato il momento di cambiare il nostro approccio verso la malattia, verso i bambini, verso la vita; c’è una strada migliore da percorrere quella vecchia ha fatto il suo tempo ora le nuove energie e le nostre esigenze richiedono un radicale cambiamento nella direzione di un’esistenza più vera, più umana.

Da adesso in poi tutto volgerà verso il meglio possibile perché ora noi sappiamo che possiamo creare quel futuro per noi e i nostri bambini che non avevamo osato neanche immaginare, lo possiamo fare anche con l’aiuto dei bambini/figli, tutti speciali, e del nostro bambino interiore che sta risorgendo per una nuova civiltà.

I miracoli esistono e siamo noi a poterli fare, ma dobbiamo approfondire sul chi siamo veramente ed amare consapevolmente.
Marcello Salas


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mercoledì 17 febbraio 2016

I rischi estremi dell’ecografia prenatale

I rischi estremi dell’ecografia prenatale


A quanto sembra, gli scienziati e i medici occidentali non sono a conoscenza delle tante ricerche su soggetti umani condotte in Cina che dimostrano chiaramente i danni prodotti dalle tecniche di diagnostica a ultrasuoni. È ora che tutti si documentino sull’esistenza di questi studi.

Introduzione
Secondo le autorità occidentali le tecniche diagnostiche che utilizzano gli ultrasuoni [ovvero l’ecotomografia o ecografia] sono innocue, e per motivare questa posizione si adduce la mancanza di studi su soggetti umani che avvalorino i rischi già riscontrati in alcuni studi su animali e cellule. Tuttavia, in realtà in Cina sono già stati condotti una cinquantina di test clinici moderni su soggetti umani. 

Con poche eccezioni, queste ricerche non sono state tenute in alcuna considerazione negli ambienti occidentali.

La diagnostica a ultrasuoni è controversa e comporta rischi noti, eppure dalla fine degli anni Ottanta non sono stati praticamente più stanziati fondi per la ricerca. Il mio libro si schiera a favore delle posizioni critiche accreditate, sostenendo che l’ecografia può causare o concorrere ai disturbi dello spettro autistico (ASD), alla sindrome da deficit di attenzione-iperattività (ADHD), ad anomalie della personalità, malattie oftalmologiche, varie malformazioni, malattie della pelle e allergie. Inoltre il libro presenta dei concetti nuovi secondo cui l’ecografia può essere causa di corioamniosite, itterizia, cancro e leucemia. 

Gli ultrasuoni possono essere considerati di per sé un fattore causativo, ma esiste anche il concetto pratico di sinergia tossica. In altre parole, si deve tenere conto del fatto che l’ecografia può rendere l’organismo molto più vulnerabile a fattori di stress che intervengono successivamente, ad esempio i farmaci per il concepimento e i medicinali in generale, vaccini, antibiotici, antidepressivi, ecc. Gli studi sulle sinergie tossiche degli ultrasuoni sono citati nel mio libro.

Gli studi sull’uomo esistono
I Chinese Human Studies (CHS) sono ricerche sull’esposizione umana in utero condotte in epoca moderna, dal 1988 al 2011. I feti venivano esposti all’ecografia in utero, dopodiché il materiale abortivo veniva studiato in laboratorio. Finora ho raccolto 48 CHS e 100 articoli che vedevano il coinvolgimento di circa 100 scienziati. Ai lavori hanno partecipato in totale 2651 donne volontariamente sottoposte a interruzione di gravidanza, il cui materiale abortivo è stato esaminato in varie fasi: ovociti del feto femmina, embrione e feto. Recentemente ho sfrondato questa bibliografia eliminando le pubblicazioni duplicate; alcuni degli articoli restano elencati come versioni similari o duplicati.

I CHS ci permettono di fare un’affermazione che in precedenza era impensabile, ovvero che gli studi sull’esposizione umana in utero sono la forma più abbondante di ricerca sulla diagnostica a ultrasuoni nell’era moderna. I CHS sono gli ultimi studi nel loro genere. La loro forza, cioè la loro relativa purezza, deriva dalla relativa libertà che mantengono rispetto alle politiche industriali. Sono stati condotti durante la prima fase del recente boom della scienza industriale cinese e costituiscono un fortunato sottoprodotto della grande spinta industriale della Cina. 

Il progresso industriale cinese ha potuto usufruire di una vasta base scientifica a partire dal 1984, quando furono istituiti i “laboratori chiave di stato”, una serie di laboratori moderni dedicati a varie specializzazioni.15

I CHS sono stati svolti durante questa fase ottimistica, prima che potessero unirsi al destino di tanti importanti studi occidentali, cioè prima di essere monopolizzati o soffocati o resi strumenti di propaganda delle aziende.

Questa finestra d’opportunità ormai si è probabilmente chiusa, adesso che la Cina è uno dei maggiori produttori di apparecchiature diagnostiche e terapeutiche a ultrasuoni.

Il destino comune della scienza ambientale occidentale è stato documentato da Dan Fagin e Marianne Lavelle in Toxic Deception, pubblicato per la prima volta nel 1996. Più di recente, nel 2013, la forte corruzione nel mondo della ricerca medica è stata documentata da un professore di giornalismo della New York University, Charles Seife, nel suo articolo per il JAMA.174

Nei CHS sono state utilizzate le più recenti tecnologie analitiche scientifiche: vari tipi di analisi biochimiche per rivelare cambiamenti nei tessuti, citometria a flusso per individuare le proprietà fisiche e chimiche delle cellule ed elettroforesi per visualizzare la frammentazione del DNA (l’elettroforesi è una procedura in cui si fa passare della corrente diretta attraverso una piastra con gel che contiene campioni di miscugli chimici come il DNA; il risultato è una diffusione grafica di vari componenti molecolari del DNA che si possono così visualizzare e misurare).

Per visualizzare i danni subcellulari sono stati utilizzati microscopi elettronici. I CHS superano le ricerche occidentali per livello di sofisticatezza tecnica, numero di soggetti studiati, rilevanza dei soggetti e dei periodi studiati, mole di lavoro. Gli studi occidentali che esprimono critiche riguardo all’ecografia, da lungo tempo rifiutati, sono invece citati e convalidati dai CHS: ne sono esempi MacIntosh e Davey (1970)28, Liebeskind (1979)20, Anderson e Barrett (1979)43 e Saad e Williams (1982).44

Sono le autorità occidentali a imporre la percezione che si ha della diagnostica a ultrasuoni nel mondo. La loro strategia è dichiarare l’assenza di studi umani come principale giustificazione per non considerare attendibili gli studi su animali o cellule che riscontrano dei rischi. La scienza occidentale, tenuta in scacco dalla politica industriale, resta nell’immobilismo continuando a opporre un senso forte, ma sterile, di oggettività dell’indagine. In questo modo non si prende alcuna decisione, poiché esistono centinaia di studi su animali e cellule che riscontrano i bioeffetti indotti dagli ultrasuoni e altrettanti che li confutano.

Come si legge nell’introduzione di uno studio di Ellisman e all.:
“Molte revisioni della letteratura sui bioeffetti dell’ecotomografia... rivelano che la maggior parte degli studi è stata progettata in modo inadeguato o non pertinente per la situazione medica umana; le informazioni sulle condizioni di esposizione erano spesso incomplete e presentavano evidenti discrepanze rispetto all’effettiva tecnica ecografica o, in alcuni casi, a essere meno che ottimali erano le dimensioni del campione e i controlli di follow-up”19 (corsivi aggiunti).
I CHS sono la soluzione a questo limbo occidentale che dura da ottant’anni. Ci offrono delle informazioni essenziali: le soglie di intensità per la sicurezza umana e gli effetti negativi. Da essi emerge che le intensità basse e le esposizioni brevi possono arrecare danni. Queste soglie di esposizione-sintomi sono basse e le loro implicazioni sono terribili, eppure io sostengo che la situazione sia ancora peggiore di quanto considerato dagli scienziati cinesi, dato che le cliniche occidentali impiegano intensità maggiori e hanno la tendenza a usare modalità Doppler ad altissima intensità. Nel 2000, il Prof. Ruo Feng, dell’Istituto di Acustica dell’Università di Nanchino, sintetizzò in questo modo i CHS:

È bene ripetere che, nell’uso ostetrico degli ultrasuoni, le tecniche diagnostiche dovrebbero conformarsi a un atteggiamento scientifico scrupolosamente prudente

In particolare, atteniamoci ai seguenti cinque punti:
1) L’ecografia si dovrebbe usare solo per indicazioni mediche specifiche.
2) L’ecografia, se impiegata, dovrebbe limitarsi rigorosamente al principio della dose più bassa: ovvero, il dosaggio degli ultrasuoni si dovrà limitare al minimo che consenta di ottenere le informazioni diagnostiche necessarie con la minor intensità possibile e il più breve tempo di irradiazione possibile.
3) L’ecografia non si dovrebbe assolutamente impiegare sui feti a scopi commerciali o educativi. L’uso dell’ecografia per l’identificazione del sesso del feto o per visualizzare il feto a scopi ricreativi dovrebbe essere assolutamente eliminato.
4) Perché non sorgano problemi nella prima fase della gravidanza [primo trimestre], occorre evitare l’ecografia o, se non è possibile evitarla, ridurne l’uso al minimo. Anche in seguito, durante il secondo o il terzo trimestre, limitare le ecografie a 3/5 minuti sulle aree più delicate del feto, come il cervello, gli occhi, il midollo spinale e altre parti.
5) Tutti i medici che vengono formati all’uso clinico delle tecniche ecografiche dovrebbero ricevere informazioni sugli effetti biologici degli ultrasuoni e sui livelli di sicurezza dei dosaggi per uso diagnostico”.

Il Prof. Feng e i CHS confermano la validità di quanto espresso nel verbale della Conferenza per lo sviluppo del consenso dei NIH (Istituti Nazionali di Sanità degli Stati Uniti) del 1984. Tale documento era decisamente critico, e si rifiutava di raccomandare un uso di routine dell’ecografia. Come era prevedibile, è stato accantonato come “obsoleto”.

La scienza occidentale menomata
Il Prof. Feng (2000) descrive la condizione menomata della scienza occidentale:
“A livello internazionale [fuori dalla Cina], le soglie di sicurezza per gli esami ecografici vengono studiate principalmente in due modi: usando cavie animali e attraverso studi epidemiologici. Così si accumulano molti dati, ma producendo solo poche regole quantitative, che tutt’al più servono solo da riferimento per valutazioni di sicurezza clinica, ma non sono in grado di offrire dei criteri guida.
“Gli standard di sicurezza per le ecografie dovrebbero stabilire delle soglie di dosaggio basate su numerosi studi clinici umani sull’uso degli ultrasuoni in ostetricia. È questa la falla nella ricerca internazionale, una mancanza vistosissima!”.
Con i CHS, Feng ha potuto mettere un grosso punto esclamativo in una rivista scientifica. La sua valutazione richiama gli avvertimenti impliciti delle autorità occidentali, come quella del Dott. Jacques Abramowicz che aveva dichiarato che la mancanza di... dati umani in questo campo è assurda”.86 Per qualche tempo questa citazione compariva anche nella voce di Wikipedia sulle “cause dell’autismo”, ma poi è stata rimossa.27

martedì 16 febbraio 2016

Google e l'abolizione delle password...

Google e l'abolizione delle password...

Al loro posto arriva Abacus: lo smartphone ci sorveglierà in continuazione per assicurarci che siamo proprio noi. Da qualche anno in qua Google ha iniziato a mostrare insofferenza nei confronti delle password, considerate (non a torto) l'anello debole della catena della sicurezza.
Ha provato così a irrobustire i sistemi basati su password, introducendo per esempio l'autenticazione in due passaggi o sostituendo le password costituite da caratteri con un'identificazione biometrica. Però Google non è ancora soddisfatta. Il 2016, però, dovrebbe essere l'anno della svolta grazie a Project Abacus, creato per cestinare per sempre l'incerta sicurezza delle password per sostituirle con un sistema a prova di hacker.

Abacus si basa non su un unico dato biometrico per identificare l'utente, ma su tutta una serie di dati biometrici che, combinati insieme, danno origine a un punteggio di fiducia (trust score). Se questo punteggio è abbastanza alto, l'identità dell'utente è confermata e questi può accedere allo smartphone, al PC e via di seguito.
La chiave di Abacus è il monitoraggio costante: lo smartphone, dispositivo d'elezione per questo compito dato che ognuno tende a portarlo sempre con sé, sorveglia continuamente il proprio utente registrandone comportamenti, dati biometrici e abitudini come il modo di parlare, di camminare e di digitare.

In pratica, l'identificazione non avviene in un dato momento, ma è continua: quando Abacus si accorge che l'utente non corrisponde più ai parametri che ha in memoria giunge alla conclusione che si tratti di un'altra persona, e la esclude dal sistema.
Sondaggio
In teoria, dovrebbe trattarsi del sistema definitivo perché a differenza di soluzioni come la verifica in due passaggi non cessa di funzionare se per qualche motivo non si riesce a ricevere l'SMS che dà il via libera.
D'altra parte, come fa notare l'ingegnere di Cisco Shawn Cooley, «è fighissimo fino a che non mi rompo una gamba o una mano e non posso accedere ad alcun servizio per chiamare un'ambulanza dato che il mio comportamento in quel momento è differente».

Secondo Regina Dugan, che ha dato dimostrazione del funzionamento di Abacus in occasione dell'ultima Google I/O Conference, il sistema «è dieci volte più sicuro di un sensore per le impronte digitali» grazie all'uso del«punteggio di fiducia»: se anche uno dei fattori viene meno (per esempio appunto perché mi sono rotto una mano e quindi digito in maniera diversa dal solito) il punteggio dovrebbe comunque restare abbastanza alto da continuare a concedermi l'autorizzazione.
https://www.youtube.com/watch?v=lGrRYnqHegc

Al di là delle questioni tecniche, Abacus porta il problema della privacy a un livello completamente nuovo: con esso non solo capita di venire spiati dallo smartphone, ma venire spiati è addirittura necessario e non cessa un solo istante.
Se anche vogliamo credere alle buone intenzioni di Google, che cosa potrebbe succedere se qualche malintenzionato riuscisse a crackare il sistema (lo smartphone, il tablet, il PC...) e una gran quantità di informazioni sull'utente finisse nelle sue mani, e riuscisse a usarle per esempio per rubargli l'identità?
Sono domande cui Google dovrà dare una risposta prima di presentare Abacus come sistema funzionante al grande pubblico, per rassicurare sul destino dei dati raccolti. E sempre ammesso che Abacus diventi realtà.
C'è infatti sempre la possibilità che progetti futuristici come questo facciano la fine dei Google Glass che, dopo aver ricevuto l'attenzione del mondo, sono tornati tra le ombre in gran silenzio.
Fonte: http://www.zeusnews.it/

domenica 14 febbraio 2016

Controinformazione deviata

Controinformazione deviata: un appello! 
Scritto da MMJ in febbraio 12th, 2016.
Lo scorso 10 Febbraio io, Mason Massy James, Roberto Scalisi (alias Logica convenzionalista) e Fulvio Venanzini abbiamo partecipato ad una diretta web sul canale di Salvo Mandarà.

Nonostante il tempo ci abbia impedito di illustrare in maniera esaustiva, come ci eravamo prefissati, i concetti che volevamo esporre (e speriamo ci sia una seconda occasione per approfondire e completare quanto abbiamo detto), credo che questa diretta abbia segnato un punto di svolta e di rottura nella cosiddetta controinformazione online.

Da troppo tempo quest’ultima, complice l’eccessiva leggerezza con cui si analizzano i fatti e le informazioni da parte di chi si informa, è stata presa d’assalto e infiltrata (consapevolmente o no) da argomentazioni e ideologie tutt’altro che antisistema. La controinformazione online si è trasformata piuttosto in un veicolo dell’informazione mainstream, abilmente camuffata, perciò assimilata come realtà alternativa e di opposizione al sistema.

C’era da aspettarselo. Sarebbe stato ingenuo pensare che il potere non avesse i mezzi e il movente per contaminare internet ed usare la potenza informativa intrinseca a questo mezzo, a suo vantaggio.

Così, attraverso i canali e i personaggi che erano soliti divulgare informazioni contro il sistema, oggi stanno dilagando e prendendo piede ideologie che in realtà sono le stesse con cui abbiamo permesso ad un sistema di consolidarsi, dividerci, farci odiare e continuare indisturbato il suo incessante lavoro di sottomissione e delega al potere.

La controinformazione appare oggi in mano a coloro che ritengono possibile creare gay artificialmente, persone che sostengono che l’omosessualità sia contronatura, che vada fermata o comunque limitata perché l’elite avrebbe interesse a divulgarla per diversi scopi come ad esempio sdoganare la pedofilia, ridurre la popolazione, mercificare il corpo umano. Tutto questo ovviamente in assoluta antitesi con la logica, la biologia, l’antropologia e soprattutto il buonsenso.

Senza argomentare oltre sul fatto che per depopolare la terra ci siano mezzi e tecnologie molto più efficaci e facilmente utilizzabili, l’omosessualità non lede nessuno, gli studi sociali dimostrano che l’adozione da parte di coppie omogenitoriali non dà risultati diversi dalle adozioni etero, non c’è alcuna correlazione tra pedofilia e omosessualità e infine essa è presente nel regno animale e umano da sempre, quindi non può essere certo frutto di una moderna manipolazione delle menti. Il punto infatti di queste tesi non è quello di difendere i bambini e la società da un pericolo (che non esiste). Il punto è fingere di proteggerci da quel pericolo inesistente, con il recondito scopo di alimentare quello status quo e quella divisione che esiste e resiste grazie a millenni di manipolazione sessuale che ci vuole veder scannare e reprimere l’un l’altro su questioni irrisorie.

Non è un caso che gli stessi che propinano queste tesi sono gli stessi che difendono “la famiglia tradizionale/naturale”. Un concetto che non esiste perché la famiglia non è né naturale né tradizionale, è solo un modello sociale. Un modello che è funzionale al capitalismo e all’economia industriale in quanto è la base del classismo, della divisone per sangue delle persone, della continuazione e protezione del patrimonio di generazione e generazione. E’ lo strumento primo di controllo sociale ed è per questo ora che questo modello si sta estendo alle coppie gay: non perché il potere è diventato buono, ma solo per estendere quel dominio ad una parte di popolazione ancora fuori dai giochi ma che ora sta acquisendo quell’accettabilità sociale necessaria per cadere nelle fauci di quella forma di controllo.

Altri controinformatori blasonati sostengono la tesi del piano Kalergi, il ché implicitamente ammette non solo che le migrazioni siano destabilizzanti a prescindere, ma anche che il miscuglio genetico tra razze generi automaticamente un cosiddetto “meticciato” più facilmente dominabile dal potere.

Vedere le migrazioni come fatto aprioristicamente destabilizzante è una semplificazione superficiale e criminale. Superficiale perché non contempla tutti i casi storici in cui le migrazioni non hanno causato destabilizzazione e criminale perché non si prende in considerazione il motivo per cui le migrazioni avvengono, né come i migranti vengono gestiti una volta arrivati, una deumanizzazione del problema agghiacciante oltre che paralizzante dal punto di vista della risoluzione pratica. Se venissero presi davvero in considerazione questi due elementi (il perché i migranti partano e il come vengano accolti), qualsiasi piano Kalergi sarebbe evidentemente impraticabile, perché se si smettesse di martoriare le terre del terzo mondo non ci sarebbero migrazioni di massa; se i pochi migranti che partissero comunque fossero integrati nel rispetto reciproco, non vi sarebbe alcuna tensione sociale e quindi alcuna destabilizzazione economica, culturale o di altro genere (la destabilizzazione sociale che vediamo oggi di certo non è dovuta alla presenza di stranieri, ma ad una programmata diminuzione delle risorse e anzi, questa scusa è stata usata in passato molto proficuamente da svariati totalitarismi, come collante per ottenere il consenso necessario a consolidare posizioni di potere). Sentir dire che non dobbiamo occuparci dei migranti perché non abbiamo le risorse per farlo (e quindi prima gli italiani) o perché non ne siamo responsabili, dalle stesse persone che conoscono le truffe bancarie, il sistema a moneta debito, le guerre inventate dal nulla in medio oriente attraverso false flag, neocolonialismo, lo sfruttamento dei paesi poveri da parte delle multinazionali ecc. è assolutamente inaccettabile!

Il concetto del miscuglio di razze che genera una razza più dominabile svela la natura di chi divulga e vuole che si parli di questi temi piuttosto che delle loro vere soluzioni. La razza è un marker genetico che determina un aspetto estetico non diverso dal gene che fa avere i capelli neri ad una persona e i capelli biondi ad un’altra. Quindi è come se stessimo dicendo che le persone meticce (castani) che vengono fuori dal miscuglio dei biondi con i mori sia più facilmente dominabile. Queste sarebbero dunque le ridicole basi logiche e biologiche del Kalergi e dei controinformatori che lo divulgano, non dissimili alla pseudoscienza della frenologia con cui si pensava di poter capire la psiche criminale di una persona semplicemente osservando l’aspetto del cranio.

Quindi anche qui si può vedere la vera natura della divulgazione di queste tematiche che non è quella di comprendere e infine risolvere il problema per migliorare il mondo in cui viviamo (per tutti!), ma è solo ed esclusivamente quello di identificare un nuovo nemico nello straniero, creando quello strappo sociale che serve al potere per poterci manipolare. Paradossalmente credere a ciò che il piano Kalergi implica, è fare in modo che un piano Kalergi avvenga.

sabato 13 febbraio 2016

E se non fossimo umani ?

E se non fossimo umani ?

Vorrei partire da una considerazione personale, su uno stato interiore che accomuna l’intero arco della mia presenza sulla terra.

Tutti noi nell’arco di questa vita, cerchiamo di formare la nostra natura e di darci un immagine… sembra che in questa densità della materia, la cosa più importante sia, evitare di provare la sensazione di vuoto, di illimitato, di onnipotenza, che è una caratteristica attribuibile a Dio, piuttosto che a noi…ed è qui, che qualche cosa inizia a non funzionare…ecco che la sensazione personale, è quella di essere SEMPRE fuori posto…significa che nonostante successi o insuccessi ( che sono il manifestarsi di una mente duale), sempre, provo una nostalgica sensazione di inadeguatezza, come se, stessi indossando un vestito non della mia taglia o, cercassi di parlare senza conoscere bene le parole, insomma, qualche cosa sempre manca…

Quale accezione dare a questo stato perenne? Perchè non devo mai sentirmi a mio agio?
La risposta che ho trovato, è sbalorditiva anche per me…mi ci è voluto un sacco di lavoro per comprenderne la natura…la realtà è che “NON SIAMO ABITUATI AD ESSERE UMANI”.

Ci si potrebbe interrogare pensando da dove arrivi una tale affermazione…posso dire solamente che, mano a mano, viene raggiunto il confine tra la nostra interiorità e la multidimensionalità, alla quale tutti apparteniamo, affiora la consapevolezza di tutto quello che abbiamo costruito, per poterci dare un identità, ed è proprio questa illusoria costruzione, a tenerci lontani dalla reale percezione di come siamo…

Ecco che “Io sono l’Io sono” è solo uno dei passaggi necessari per arrivare a riconoscersi, per poi avere la forza di affrontare quel tutto che è così dilatato e potente da farci così grande paura.
La meraviglia, stà proprio nella necessità di comprendere che la dualità e il tempo, sono concetti inesistenti e limitanti delle nostre percezioni, hanno in comune l’aspetto duale, infatti anche nel tempo, c’è un inizio e una fine, il giovane e il vecchio, ma l’anima non sottintende a questa legge e basta sporgersi un poco al di là dell’illusione, per trovarci senza tempo…infiniti e senza tempo, quindi molto più simili a quegli attributi che noi diamo per cultura, agli Angeli e a Dio…e se invece fossimo proprio questo?
Se fossimo proprio coscienza divina incarnata?

giovedì 11 febbraio 2016

13 consigli per la guarigione

13 consigli per la guarigione

Secondo il Dr. Ryke Geerd Hamer
Traduzione e adattamento di Giorgio Beltrammi - Dal sito www.facebook.com/SandraKordiDespertandonos
1. Non lasciarsi prendere dal panico e dagli attacchi di panico
Entrare nel panico farà sì che il centro di comando esegua un programma e stabilirà dove debba agire. In quel momento la persona perde la connessione funzionale coerente del cervello. molta gente muore nel panico. La persona non dovrebbe mai entrare nel panico, ne' scatenare in altri il panico. Si dovrebbe avere una enorme cura con chi ci sta intorno e specialmente chi è assistito da noi stessi.
AMIAMOCI! Amate voi stessi ed amatevi anche tra voi.
AMARSI ha un doppio valore terapeutico. Se una persona ama se stessa, anzitutto non avrà alcun conflitto con se stessa, ne' di svalutazione, ne di colpevolezza. Se si ama il prossimo , non ci saranno conflitti con gli altri.
NON ENTRARE NEL PANICO significa che la persona inferma non si deve mai spaventare e CHE IL TERAPEUTA MAI deve spaventare la persona malata. Entrare nel panico è acquistare un biglietto di sola andata.
Ad esempio: dire ad una madre in tono grave che suo figlio ha una leucemia, è un crimine. La leucemia non è una malattia! È il primo dei cinque passi biologici naturali di rigenerazione del sangue dopo un conflitto la cui risposta biologica è stata una anemia!

2. Sopportare la vagotonia
Intorno alle ore 22 si scatena normalmente l'impulso massimo della vagotonia. Il nervo vago è il più poderoso nervo dell'organismo: non c'è modo di vincere il sonno. È il nostro ritmo ancestrale: l'uomo è un animale diurno, nel suo codice biologico di comportamento, antico di quattro milioni di anni, è indotto a cacciare, raccogliere i frutti, agire di giorno e riposare di notte. È durante la notte che tutto è automatizzato in modo che l'organismo concentri il suo lavoro nel tubo digerente. Abbiamo meno attività cerebrali, cardiaca e respiratoria.
È normalmente nella notte che tutte le malattie si fanno più insopportabili, in quanto è in questa vagotonia che il cervello ripara meglio e può avere più edemi. Si può fare qualcosa per ridurre questi edemi, in modo che siano più sopportabili, ma solo ridurli. Se si tenta di impedirli, non avverrà la riparazione.
Se la vagotonia è molto forte, la testa può essere calda al punto tale che la persona può fare una doccia e non aver bisogno di asciugarsi i capelli, perché questi si asciugheranno molto rapidamente per via della termogenesi per conduzione. Questo succede quando la testa è "compressa" da edemi biologici: in questo momento OCCORRE ASSISTERE LA PERSONA.

3. Tutte le sere fare il bilancio della giornata
Occorre sapere se non si è "lavorato" troppo durante il giorno.
Se è così, occorre riposare obbligatoriamente il giorno seguente
(per le malattie importanti come il cancro, la fibromialgia, l'artrite, ecc). Il malato deve curarsi. Può fare molte cose, ma deve occuparsi della propria malattia prima di tutto il resto. Non deve attendere che QUALCUNO O QUALCOSA LO CURI, deve essere motivato. C'è un doppio messaggio in ciò.
Deve occuparsi di se stesso, deve fare un ripasso della sua giornata, interessarsi alla vita, prendere nota, fare questo bilancio.
Se ha fatto troppo, deve riposarsi il giorno seguente, in quanto entra troppo in stress, in attività ed il cervello entra in simpaticotonia, impedendo la vagotonia riparatrice. In questo modo si impedisce la guarigione.

4. Tutte le mattine prendere una penna e pianificare la giornata
Si deve rispettare il piano e prevedere almeno 6 ore di riposo oltre a quello notturno. Queste sono le regole per i malati più gravi e devono lottare contro le proprie angosce. Il che lo potrebbe portare a partecipare a cose poco impegnative per dimostrare di poter fare come tutti gli altri. È UNA REAZIONE DI FUGA, è un gioco perverso.
DEVE CONCENTRARSI SULLA PROPRIA GUARIGIONE perché questa è possibile. Deve evitare di entrare nello stress dell'azione.
Con 6 ore di riposo, oltre a quelle della notte, si ha una sufficiente vagotonia.
Il cervello ha una forza straordinaria per curarci a dispetto di tutto quello che facciamo contro di lui (tra paure, liti, messaggi deprimenti o terribili che riceviamo durante il giorno e a causa delle azioni).

5. Fare sempre prima il necessario
Se questo oltrepassa le tre ore di sforzo fisico o psicologico, si deve scartare il superfluo e riposare, a cuor leggero in quanto si sta facendo ciò che corrisponde alla propria cura e non il contrario. La maggior parte della gente si deprime, si demoralizza, ha paura di riposarsi: hanno lo STRESS DEL PROPRIO PROBLEMA, DELLA PROPRIA DECREPITEZZA e QUESTO È UN CONFLITTO SECONDARIO MOLTO FORTE. "NON POSSO FARE NIENTE, QUINDI NON SERVO".
Fare ciò che è assolutamente necessario permette alla persona di dimostrare che esiste, ma occorre misurare il tempo. La persona malata desidera dimostrare che può fare, ma se passa le 3 ore di impegno fisico o psicologico, deve riposarsi.
La cosa migliore è leggere qualcosa di leggero, divertente, guardare film divertenti, potendoli vedere nelle quantità che più la soddisfano. È la terapia della risata, posto che si evitino i notiziari che riportano guerre, incidenti, attentati o filmati di morte e violenza. In modo del tutto inconscio si stressa eccessivamente con immagini liminali e subliminali.
DURANTE IL RECUPERO MI OCCUPO DI ME, MI AMO, MI CURO. È VITALE. È LA MANIERA GIUSTA DI CURARSI.
 
6. Rifiutare tutte le opposizioni
Recriminare, discutere con gli altri è uno dei drammi maggiori che garantiscono la ricaduta o impossibilità di curarsi.
"Necessito di loro, del loro aiuto e non della loro opposizione permanente". Questo sottrae calorie e forze necessarie al cervello per riparare e monopolizzare le energie per combattere, può esporre il malato al giudizio di chi lo attornia e queste persone non sanno nulla, parlano tanto per parlare, mentre il malato non si libera dallo stress.
Voglio ricordare una frase che Claude Sabbah attribuisce a suo nonno: "Se la gente che non ha nulla da dire tacesse, ci sarebbe un gran silenzio sul pianeta Terra. Sono sempre quelli che non sanno nulla che chiacchierano".
Stiamo parlando di una elevazione del livello di coscienza umana.

7. Privilegiare il riposo notturno
L'essere umano è un essere diurno. Tutti i suoi ritmi biologici basici sono programmati sulla base del ritmo solare.
Posto che per il malato la notte è normalmente il momento di maggior dolore, e in alcuni casi c'è l'angoscia inconscia di "Rimanere svegli o morire?" è abbastanza difficile mantenere questi ritmi. È necessario sdrammatizzare tutto questo. Inoltre, dato che durante il giorno non si è fatto quasi nulla, non si è sufficientemente stanchi per dormire bene. In tal caso non ci sono dubbi sul modificare l'orario del sonno.

Si deve privilegiare il riposo notturno nella misura del possibile, se questo non è semplice, non c'è da preoccuparsi a star svegli fino alle 2 o alle 3 di notte, guardando dei film o leggendo, assumendo uno o più caffè (che riduce anche l'edema cerebrale).
Successivamente, man mano che si migliora, si potrà tornare, un'ora al giorno, al proprio orario normale.

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