lunedì 20 ottobre 2014

Gli smartphone e le misteriose “criptoonde”

Siamo ormai giunti del 2014, la tecnologia ormai ci circonda e tutto comincia ad essere interconnesso. Uno dei prodotti cavallo di battaglia del recente sviluppo tecnologico e comunicativo è lo smartphone, negli ultimi anni infatti l’uso di questo dispositivo si è esteso a dismisura ed ormai sono pochi quelli che non ne sono in possesso.
Come ci insegna la storia, noi esseri umani tendiamo a fidarci troppo facilmente delle cose che ci vengono offerte e che possono migliorare la nostra vita e questa cosa la conoscono bene quelli che tengono le redini del pianeta.
Quale strumento migliore se non un concentrato di tecnologia presente nelle tasche della maggior parte della popolazione per metere in scena un losco schema?
Ciò che vi sto portando all’occhio sembra la trama di un film di fantascienza già sentita eppure è quanto è stato attestato dal prof. Johnson P. Ticlethon dell’università di Sydney. Per questa notizia dobbiamo ringraziare un caro amico residente in Australia, dato che la cosa (come al solito) non è stata presa in considerazione da nessuno.

Ticlethon ha scoperto che il 75% circa dei dispositivi mobili di ultima generazione dotati di architettura ARM emettono una flebile onda a basse frequenze apparentemente innocua, ribattezzata da lui criptoonda.
 
La criptoonda fin dalla sua scoperta ha destato forti sospetti e preoccupazioni in Ticlethon, in qualche modo questa doveva avere uno scopo.
Dopo svariati test senza alcun esito il professore è riuscito ad arrivare finalmente ad una svolta, le onde interagivano con i metalli sottili (un caso?).
I metalli che hanno dimostrato di reagire a queste onde nel modo più significativo sono il ferro, l’alluminio e il bario, ma cosa ancor più sorprendente (o raccapricciante) è che ogni metallo si comporta in maniera differente in base alla sua quantità nell’ambiente e alla presenza di altri metalli.
Il professore ci riporta nello specifico due esempi, uno che riguarda il ferro in relazione al bario e un altro che riguarda l’alluminio quando presente in grosse dosi.
Le particelle di ferro e di bario sottoposte alla criptoonda agiscono in maniera molto complementare, il bario infatti si comporta come una specie di DNA alterando le particelle di ferro in base all’intensità dell’onda e in base ovviamente alla quantità presente di metallo.
Ticlethon afferma che con la combinazione giusta le particelle di bario e di ferro potrebbero addirittura compattarsi per formare qualcosa di più consistente.
 
L’alluminio invece ha diversi comportamenti molto relativi alla quantità di particelle presenti più che all’intensità della criptoonda. Se l’alluminio è presente in massicce quantità l’onda viene addirittura distorta o riflessa. Durante i test è emerso che un involucro di alluminio è in grado di isolare tale segnale.
In conclusione Ticlethon ci fa sapere che comunque normalmente in natura non sono presenti quantità tali di particelle di metallo per permettere che queste criptoonde svolgano il loro oscuro scopo.

Conclusioni

Siamo davvero sicuri che non sia possibile trovare abbastanza particelle di metallo necessarie allo scopo? Le sostanze chimiche che ogni giorno se sempre in quantità maggiori ci vengono spruzzate sulla testa non serviranno per caso a tale scopo?
La cosa che più mi lascia perplesso di tutta la faccenda è la capacità del ferro di condensarsi grazie al bario e mi chiedo se non sia in grado di formare qualche tipo di impianto sottocutaneo in grado di condizionare la gente.
Come sempre sono molte le domande, purtroppo però molto spesso non arrivano risposte che se anche vengono formulate da qualcuno finiscono per essere strozzate sul nascere da un soistema che ormai ha un controllo capillare.

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