mercoledì 27 aprile 2016

Medicina Alternativa a cosa?

Riflessioni – Medicina Alternativa a cosa?

di borgio3
Sono pressoché sicuro che alcuni dei lettori di questo articolo si staranno chiedendo: «Ma questo, non ha un cazzo da fare, se non scrivere ‘ste cose?»
No, ho tante cose da fare, ma di certo una cosa la faccio molto spesso, riflettere e farmi delle domande.

Non credo che sia solo una mia sensazione, quella per la quale oggi le Medicine Alternative (MA) sono molto diffuse, persino troppo o ingiustificatamente. Il suffisso “Bio”, la parola “Naturale” sono sulla bocca di molte, moltissime persone e fanno bella mostra di se su tanti scaffali di negozi dedicati ed esercizi più di massa.
 
Oggi essere interessati alle medicine alternative è quasi una moda, un must sociale per cui se non si hanno in casa uno o più articoli derivati dalla “tradizione medica antica”, si rischia di fare la figura di chi si trascura.
La gente oggi va dal medico e non è raro che nella busta delle medicine spesso figurino articoli “bio-naturali” che fanno trend ed in qualche modo fanno far pace tra l’individuo ed una vita non certo biologica.
Ma questa cosa non solo non fa bene alle persone, ma fa decisamente male alle medicine alternative ed ai concetti filosofici ed etici che ne sono alla base.
 
Principalmente le dottrine mediche tradizionali si fondano su un concetto basilare estremamente importante: «Curare il malato e non la malattia», sottendendo al fatto che è la persona che si ammala e non la malattia che conquista la persona. In altri termini è la singola persona che ha la sua singola malattia e quindi la terapia non deve essere intesa a curare la malattia, ma la persona specifica ed unica. Insomma chi pratica la medicina alternativa è come un sarto, che cuce il vestito su misura e unicamente per la singola persona.
Chi invece tratta la malattia infischiandosene della persona è la medicina ufficiale, che si dota di farmaci, tecniche chirurgiche e strumenti standard per curare tutte le persone allo stesso modo.

Oggi, e in un numero sempre crescente di casi, le medicine alternative si sono scorporate dalla “personalizzazione terapeutica” per avvicinarsi alla standardizzazione terapeutica. Uno schiaffo all’intera tradizione sulla quale si basano.
 
I rimedi naturali fanno ora bella mostra di se su scaffali sempre più ampi di megastore e centri commerciali, lasciando alla persona il compito di stabilire cosa fa meglio al caso proprio, secondo un meccanismo di passaparola, pubblicità, mode e credenze.
«Usa la bevanda allo zenzero che ti fa bene!» dice la parrucchiera alla cliente che espone superficialmente un disagio fisico.
«Caspita, ho usato le pillole di eleuterococco e mi hanno rimesso al mondo!» dice la cognata alla moglie del fratello che da un po’ non si sente bene.
 
Insomma i rimedi “alternativi” sembrano essere divenuti i solutori di tutti i mali e l’industria lo sa e segue questa moda nel chiaro intento di cavalcare l’onda del naturismo per fare più soldi.
 
Ancora una volta, si parte da un principio sano per finire in un vortice malato dove, come al solito, l’agente patogeno è il denaro.
Come molti miei lettori sanno, io seguo e divulgo i principi racchiusi nelle 5 Leggi Biologiche che, applicate con scienza e coscienza, portano ad un vero e proprio scardinamento di questo impero della salute basata su prodotti e protocolli che grondano denaro.
 
Mi sono chiesto cosa potrebbe mai capitare se la maggior parte della gente seguisse la Natura e cominciasse a capire che la maggior parte di farmaci, prodotti naturali, interventi chirurgici e strumenti terapeutici non serve a nulla e men che meno a curare.
Un cataclisma economico e di potere di proporzioni difficilmente immaginabili.
Non solo l’industria del farmaco andrebbe in frantumi, ma anche quello delle tante parafarmacie, dei tanti terapeuti “alternativi”, del vasto mercato dei prodotti “bio”.

Allora mi chiedo: «Siamo proprio sicuri che sia solo l’industria del farmaco, quella che vuole lasciare la gente in balia della paura della malattia ed alla costante ricerca del rimedio magico?»
A voi la risposta.
https://blogtre.wordpress.com/2016/02/25/riflessioni-medicina-alternativa-a-cosa/

martedì 26 aprile 2016

Come e perchè nasce la malattia

Come e perchè nasce la malattia
La malattia non nasce per caso o per sfortuna ma nasce per il CAOS autogenerato, inconsciamente o consciamente, dall'essere stesso che si pone in modo “anti-contro-opposto” rispetto alle leggi che regolano gli essere viventi, generando in se stesso un sistema biologico caotico (intossicato).
Quindi la malattia è la cristallizzazione, ovvero il corpo fisico caotico nel sistema psico-ecobiologico alterato rispetto alla perfetta salute, la malattia è quindi il lento e progressivo inquinamento, intossicazione, che genera infiammazione, alterazione del terreno, e che a seconda degli individui e del patrimonio genetico ereditato; fa apparire vari e possibili infiniti sintomi di una unica malattia.

Cause alimentari:
la non conoscenza nella corretta alimentazione, tipi di cibo (liquidi o solidi) quantitativamente adatti alla propria salute, e giusti abbinamenti degli stessi nell'ambito dello stesso pasto, quantità non adatte nell'ambito dei pasti, determinano nell'intestino cattive digestioni, alterando il PH della digestione e generando quindi sostanze tossiche.
Il tutto peggiora se si utilizzano farmaci e/o vaccini. L’alimentazione inoltre introduce energia elettromagnetica che è maggiormente presente nei cibi freschi. Sole: l’esposizione moderata ai raggi solari è un apporto energetico diretto della principale fonte di energia.

Concause endogene:
la cattiva digestione (PH alterato) modifica la flora batterica enterica, produce tossine e prepara il processo di malnutrizione cellulare, tissutale ed il terreno alla proliferazione di batteri e funghi chiamati patogeni e quindi anche della candida, che nel tempo emigrano dall'intestino nelle parti del corpo ove vi è più acidosi – infiammazione, manifestando nuovi focolai di malattia.

Intossicazione + infiammazione + acidosi:
il processo di malassorbimento intestinale istaurato per l'alterazione della flora batterica e degli enzimi generano l'alterazione della giusta osmoticità della parete della mucosa intestinale con la perdita nelle urine delle sostanze vitali; con l'acidosi si determina la nascita del disequilibrio nutrizionale, con conseguente stato di intossicazione cellulare, tissutale, organica e sistemica dell'organismo, pertanto il disequilibrio nutrizionale determina quello metabolico

Cause spirituali:
il conflitto spirituale irrisolto più l’aggiunta di stress conduce alla malattia. 

Il conflitto possiamo considerarlo come una opposizione, una contesa, un urto, un cozzare, un combattimento, una guerra, una situazione in cui viene a trovarsi l’individuo quando è sottoposto alla pressione e a delle tendenze o bisogni e motivazioni tra loro contrastanti.
Condizionato dall’esistenza di un conflitto pertinente o di un conflitto esistente.
Ogni causa psichica o fisica capace di esercitare sull’organismo uno stimolo, con la sua azione prolungata nel tempo, provoca una reazione benefica o malefica.
L’ansia è uno stato emotivo spiacevole, accompagnato dal senso di oppressione, eccitatoria o depressoria (timore di un male futuro), la cui caratteristica principale è la scomparsa o la notevole diminuzione del controllo volontario e razionale della personalità.

La causa di tutte le emozioni negative è la distruzione del sistema di distribuzione energetica del corpo; la non soluzione delle emozioni negative sono il maggior contributo al dolore ed alla malattia.Cause spirituali, conflitti di incoerenza, errori etici, consci od inconsci, comportamento sbagliato rispetto alle leggi che regolano le strutture viventi, non accettazione delle prove della vita, generano un forte stress eccitatorio che può divenire anche continuo.

E’ lo stomaco a risentirne maggiormente in quanto è collegato con la mente.
Tale stress si localizza nel sistema nervoso enterico (tubo digerente) e quindi nell’intestino e da esso si dirama in altri punti, ovvero dove il terreno è più fertile e più adatto perché i sistemi (cellule, tessuti, organi) divengano bersaglio del conflitto irrisolto e vissuto in solitudine.

Quindi stress ed ansie sono connesse e sono la conseguenza della perdita di armonia di chi vive una vita troppo agitata per l’equilibrio e la salute psicofisica dell’uomo d’oggi.
Tali sintomatologie (come ad esempio la malattia psicosomatica) sono sempre più dimostrate.
I sentimenti positivi creano un senso di unificazione con il mondo esterno. Le emozioni positive favoriscono la comunicazione. Mentre i sentimenti negativi producono un senso di isolamento e di separazione. La rabbia, la solitudine non fanno altro che aumentare il disagio. 
Nel piano emozionale esiste una gerarchia di disturbi che può essere graduata a seconda della profondità che questi disturbi raggiungeranno nell’individuo.

Se rimangono in superficie, cioè alla periferia, ogni tipo di stress genera automaticamente un processo naturale di riparazione che non và ostacolato, iniziando il processo di difesa e di riparazione che per ignoranza noi chiamiamo erroneamente “malattia”. Se viceversa si interviene per bloccare il sintomo, chiaramente non la causa, il corpo deve resettare tutta la programmazione per andare in profondità.

lunedì 25 aprile 2016

Quando l'anima compie un salto evolutivo cade la prigione...

Quando l'anima compie un salto evolutivo cade la prigione delle vecchie cose ed abitudini

di Francesco Lamendola
Che cosa accade, dal punto di vista psicologico e umano, e specialmente nelle relazioni interpersonali, quando l'anima compie uno di quei rari e preziosi salti evolutivi, che le consentono di passare ad un livello superiore di esistenza?

Abbiamo detto «rari», perché non accade di frequente che un'anima riesca a compiere un'impresa del genere: al contrario, ve ne sono che rimangono ferme per tutto il proprio ciclo di vita; ed altre le quali, addirittura, regrediscono, scendendo su un livello più basso.
Ma che cosa accade quando essa riesce a salire ad una dimensione superiore, innalzandosi al di sopra di se stessa e creandosi, per così dire, un nuovo cielo al di sopra del suo cielo, un nuovo orizzonte al di là del suo orizzonte, scorgendo cose che prima non vedeva, e udendo voci che prima non udiva, e assaporando profumi che prima non coglieva?

Una immagine convenzionale ed ingenua del salto evolutivo pretenderebbe che i suoi frutti immediati siano, insieme alla chiarificazione interiore, anche un evidente miglioramento delle relazioni umane, un approfondimento e un aumento di benessere rispetto ai sentimenti e alle emozioni, insomma un generale progresso qualitativo. Invece non è affatto così, almeno in una prima fase; e la ragione dovrebbe essere facilmente intuibile.

Ciascuno di noi, anche l'individuo più isolato ed ombroso, vive in un mondo di relazioni: professionali, umane, affettive; tutta una rete che si è costruita attraverso il tempo, giorno dopo giorno, e che riflette il livello raggiunto complessivamente dalla nostra anima. Infatti, il tipo di relazioni che abbiamo costruito nel tempo - sia quelle pienamente volontarie, come possono esserlo quelle di amicizia, sia quelle che non dipendono da noi, almeno in apparenza (poi diremo perché), come quelle di lavoro - altro non sono che la testimonianza del livello spirituale sul quale la nostra anima ha saputo attestarsi.
Per fare un esempio banale, un'anima malvagia, indurita nel commettere il male, tenderà ad associarsi con individui del suo stesso genere, a frequentare quel certo tipo di ambienti, eccetera, secondo il vecchio adagio: «Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei». Infatti, se noi non sapessimo null'altro di una determinata persona, ma avessimo la possibilità di conoscere le persone con le quali ha costruito la propria rete di relazioni, e udissimo come esse parlano di lei (la moglie o il marito; i figli; i genitori; gli amici; i colleghi), saremmo nondimeno in grado di farci un'idea abbastanza precisa del livello spirituale che la contraddistingue.

Le relazioni involontarie non fanno eccezione a questa regola, perché, se è vero che non dipendono direttamente da noi (e questo vale non solo per i colleghi di lavoro o per i vicini di casa, ma anche per i  nostri parenti, compresi quelli più stretti), è pur vero che il nostro orientamento spirituale complessivo ci ha indirizzati verso un determinato ambiente, anziché un altro.
Per esempio, se abbiamo scelto di dedicare la nostra vita all'arte, ci troveremo a frequentare soprattutto degli artisti: ossia delle persone che, al di là delle ovvie differenze individuali, condividono con noi un certo sistema di valori e un certo orizzonte di senso; per cui la nostra vicinanza con essi non può considerarsi interamente frutto del caso. E perfino per quanto riguarda i nostri genitori, si dice che l'anima, prima di incarnarsi in un corpo, abbia fatto la sua scelta, e che, pertanto, l'identità nostri genitori non siano affatto il risultato di circostanze casuali, ma esprima pienamente le tendenze originarie e profonde del nostro essere.
Dunque, dicevamo che sarebbe ingenuo e semplicistico immaginare che il primo effetto di un salto evolutivo, da parte dell'anima che lo ha effettuato, sia quello di un automatico miglioramento qualitativo delle relazioni interpersonali. Per certi aspetti, è vero l'esatto contrario: subentra una fase di distonia, di disagio, di difficoltà, che è proprio la conseguenza inevitabile, e insieme il segno tangibile, del salto compiuto.
Per fare una similitudine, si potrebbe paragonare l'anima che ha realizzato il salto evolutivo ad un marinaio il quale, unico fra i suoi compaesani, abbia oltrepassato di molto i mari conosciuti; e, là dove gli altri si limitavano a gettare le proprie reti in vicinanza della costa, egli abbia drizzato audacemente la prua della sua nave verso l'oceano aperto, e abbia visto mari e terre inesplorati, uomini e animali sconosciuti; e che sia tornato a casa, infine, arricchito di un tale bagaglio di nuove esperienze, da non essere quasi creduto dagli altri.
 
Ebbene: la prima sensazione di quel marinaio, una volta gettata l'ancora in porto e ripresa la vita di prima, sarà quella dell'angustia, del restringimento, quasi del soffocamento. Proverà una ardente nostalgia per quei mari lontani, per quegli orizzonti sconfinati; e, contemporaneamente, un senso di estraneità rispetto a coloro i quali sono sempre rimasti al paese e che mettono ora in dubbio i suoi racconti o mostrano insofferenza, gelosia, incomprensione per la sua avventura, rimproverandogli, più o meno esplicitamente, di non essere più come tutti loro, di non sapersi riadattare alla situazione ordinaria, all'antico sistema di vita.
Sua moglie, al confronto delle donne affascinanti di quelle terre lontane, gli apparirà insignificante; ristretti gli orizzonti mentali dei vicini; banali e un po' ridicoli gli interessi e le aspirazioni dei vecchi amici d'un tempo. Tutti costoro, d'altro canto, non mancheranno di fargli pesare la sua difficoltà di rimettere i piedi a terra, di tornare ad essere uno di loro; scambieranno per superbia il suo nuovo atteggiamento, attribuiranno a presunzione il suo diverso modo di guardarli, di parlare con loro, perfino i suoi gesti quotidiani, nei quali ravviseranno un non so che di strano e incomprensibile, come se egli fosse diventato un alieno.

Nessuno comprenderà la malinconia di quel marinaio, che si sente ancora negli orecchi il rumoreggiare delle grandi onde oceaniche, e che avrà ancora nello sguardo un riverbero di quei tramonti e di quelle albe incandescenti, laggiù, oltre l'estremo orizzonte conosciuto; nessuno sarà disposto ad ammettere che, una volta assaggiato quel nuovo cibo spirituale, egli non potrebbe mai più, se non tradendo se stesso, ritornare alle prospettive anguste e ai grigi orizzonti della vita di prima, come se nulla fosse stato.

Questa similitudine, peraltro, può rendere solo molto imperfettamente la situazione, psicologica ed esistenziale, che ci stiamo sforzando di descrivere.
Di fatto, l'anima che ha compiuto un salto evolutivo ha conquistato qualcosa di nuovo, che non è la semplice nostalgia, ma il possesso di una realtà superiore, ossia un bene concreto e operante, non certo uno sterile rimpianto di qualche cosa fugacemente intravista.
Secondo il mito platonico della biga alata, l'anima riesce a intravedere qualche squarcio fugace dell'Iperuranio, prima di ricadere sulla terra; ma il salto evolutivo nei regni superiori dello spirito, è un'altra cosa.
Certo, le ricadute sono sempre possibili; ma, di norma, saranno cadute temporanee e parziali: perché l'anima che sia riuscita, anche solo per una volta, a portarsi al di sopra del livello ordinario di esistenza, ha conquistato un bene che non potrà più esserle tolto. Pertanto, tutti gli ostacoli e le difficoltà che essa dovrà ancora affrontare, nel corso della propria vita terrena, per quanto duri e difficili, non saranno più in grado di riportarla definitivamente giù, da dove si era innalzata.
Vedere la luce per una volta, significa conservarne la divina scintilla per sempre.

Questa considerazione ci aiuta a comprendere in che modo l'anima, spiritualmente progredita, riuscirà ad affrontare e a superare il disagio per lo sfasamento venutosi a creare rispetto ai propri compagni di viaggio - parenti, amici, colleghi di lavoro - i quali, invece, sono rimasti fermi sul livello ordinario di esistenza.

L'anima spiritualmente evoluta - e non importa se si trova ancora ad un livello relativamente basso delle dimensioni superiori: perché entrare nelle regioni superiori, vuol già dire innalzarsi di molto sul livello ordinario - non solo riesce a percepire la realtà con un'ampiezza e una profondità infinitamente maggiori; non solo riesce a vedere, o almeno a intuire, la connessione profonda che lega tra loro tutte le cose - quelle vicine e quelle lontane, quelle materiali e quelle spirituali, quelle visibili e quelle invisibili -; ma trova in sé anche gli strumenti per gestire questo potenziamento delle proprie facoltà e per venire incontro alle anime che, invece, non hanno compiuto il medesimo superamento di se stesse.

La legge numero uno del salto evolutivo, infatti, è proprio questa: comprendere che, per trovare ogni cosa, bisogna essere prima disposti a rinunciare a tutto; ovvero, in altre parole, che solo l'acquisizione della pratica del non attaccamento porta i frutti della liberazione.
Ora, un'anima evoluta è un'anima non più legata alla catena dolorosa dell'attaccamento: non desidera più ciecamente; non ama in maniera egoistica; non odia nessuno; non invidia nessuno, se non chi le è spiritualmente superiore.

Le ferite dell’anima e le maschere dell’ego

Le ferite dell’anima e le maschere dell’ego

Rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento sono le 5 ferite che ci impediscono di essere ciò che siamo davvero, sono i 5 principali condizionamenti della nostra esistenza. La psicosomatica ci dimostra come tutti i problemi di ordine fisico, emotivo, o mentale, derivino di fatto da queste ferite; grazie alla descrizione delle maschere che tutti abbiamo sviluppato per non vederle e non sentirle, e soprattutto per non conoscerle, riusciremo a identificare la vera causa di un disturbo preciso, per esempio l’estrema magrezza o l’obesità.

Quando il bambino viene al mondo è in tutto e per tutto dipendente dall’accudimento di un adulto, solitamente la madre. Questa condizione genera in lui un’istintiva propensione a garantirsi la sopravvivenza sviluppando l’attitudine dell’attaccamento verso coloro che gli possono garantire il soddisfacimento dei propri bisogni primari di nutrimento, protezione, accudimento e affetto. Durante la prima infanzia possono accadere alcuni episodi che vengono percepiti dal bambino come minacciosi per la sua sicurezza e sopravvivenza, non solo a livello fisico, ma anche e soprattutto a livello relazionale ed emozionale. La più grande paura del bambino (istintivamente) è quella di perdere la connessione con l’adulto a cui attribuisce tutto il potere di garantirgli la sicurezza.

Preso dalla paure di perdere la connessione con l’adulto che gli garantisce sopravvivenza e affetto, già in tenerissima età il bambino cerca di adeguarsi, sviluppando delle maschere che si porterà dietro per resto della sua esistenza. Durante le varie esperienze in cui il bambino percepisce una qualche minaccia e prova una particolare sofferenza psichica ed emozionale, nasce in lui un imprinting (una registrazione) che viene chiamata “ferita emozionale”.

La diversa modalità con cui tale sofferenza viene percepita, dà luogo ad una specifica ferita emozionale:

1) RIFIUTO Fra le ferite emozionali, quella del rifiuto ha forse le radici più antiche nella vita di un individuo, poiché può manifestarsi già nel grembo materno, come riconosciuto dalla Psicologia Prenatale. Nel caso in cui la madre, dopo aver scoperto di essere rimasta incinta, esprima sia a livello verbale che emozionale la sua prima reazione di contrarietà, questa diviene quasi una sentenza di condanna emessa sul nascituro ed egli, a livello istintivo la percepisce ancor prima di affacciarsi sul mondo. Nella percezione sottile del bambino, questo atteggiamento di rifiuto potrà essere interpretato come un rigetto assoluto ed una minaccia alla sua stessa sopravvivenza, creando in lui le basi per una profonda angoscia esistenziale che lo accompagnerà per tutta la vita. Questa è considerata la ferita più profonda e la più difficile da riconoscere e da curare. E’ anche collegata al mancato imprinting tra mamma e figlio.

2) ABBANDONO Questa ferita di solito è abbinata al rifiuto ma non necessariamente. Colpisce di solito i bambini che vengono letteralmente abbandonati dalla madre. E’ riscontrabile anche in bambini che hanno una regolare famiglia ma hanno subito un trauma collegato all’abbandono.

3) UMILIAZIONE Di solito si sviluppa dai due ai cinque anni ed è collegata quasi sempre alla vergogna di qualche parte del corpo e al controllo degli sfinteri.

4) TRADIMENTO Ferita emozionale collegata al genitore del sesso opposto e quindi al complesso di Edipo e di Elettra. Il bambino è geloso interiormente del partner del genitore e non lo manifesta, interiorizzando la ferita. I bambini che soffrono di questa ferita fissano l’attenzione sul mantenimento delle promesse.

5) INGIUSTIZIA Si manifesta tra i quattro e i sei anni, nei confronti del genitore dello stesso sesso; ma poi si risveglia nell’età scolare quando il bambino si sente sottovalutato da una figura autorevole. Nasce come conseguenza alle aspettative del genitore nei confronti del figlio .

 

LE MASCHERE

Ogni ferita, a sua volta, è all’origine di un particolare meccanismo comportamentale di protezione, istintivo e automatico, che ha lo scopo di evitare di rivivere quella stessa sofferenza e che si attiva, durante tutta la nostra vita, ogni qual volta accade un evento che percepiamo e interpretiamo con un significato analogo a quello delle prime registrazioni.
Questi meccanismi comportamentali automatici sono quelle che vengono definite MASCHERE. Nell’età adulta, queste”MASCHERE” si rivelano però limitanti per l’individuo in quanto fanno percepire una irreale vulnerabilità e lo intrappolano, di conseguenza, in modalità relazionali ripetitive e vincolanti, che gli impediscono di maturare le sue piene potenzialità di adulto libero, consapevole e responsabile, in grado di relazionarsi con gli altri esseri umani in modo profondo ed autentico. Ma le maschere non si manifestano solo a livello psicologico, ma anche e soprattutto a livello fisico.

Le maschere non sono altro che la somatizzazione fisica della ferita non risolta. Lo spessore della maschera sarà proporzionale al grado della ferita. Ogni maschera corrisponde a una tipologia di persona dotata di un carattere ben definito in quanto avrà sviluppato numerose credenze che ne influenzeranno gli atteggiamenti e il comportamento.

Ad ogni ferita emozionale corrisponde una specifica maschera visibile soprattutto a livello fisico, nei tratti somatici del viso e nella conformazione fisica.
  • Alla ferita del RIFIUTO corrisponde la maschera del FUGGITIVO
  • Alla ferita dell’ABBANDONO corrisponde la maschera del DIPENDENTE
  • Alla ferita dell’UMILIAZIONE corrisponde la maschera del MASOCHISTA
  • Alla ferita del TRADIMENTO corrisponde la maschera del CONTROLLORE
  • Alla ferita dell’INGIUSTIZIA corrisponde la maschera del RIGIDO

 

COME LE MASCHERE SI MANIFESTANO A LIVELLO FISICO

Grazie alla Morfopsicologia, la disciplina che studia le relazioni tra la forma del viso e la conformazione del corpo con la personalità, secondo il principio per il quale il nostro viso e il nostro corpo sono la sede della nostra anima, è possibile interpretare le evoluzioni del nostro aspetto fisico come riflesso della nostra evoluzione interiore. Il linguaggio della Morfopsicologia, efficace e agevole perché desunto dall’osservazione del viso e della conformazione fisica, consente di capire se stessi e gli altri, comunicare meglio, instaurare relazioni più gratificanti, riconoscere e realizzare il proprio talento.
Vediamo ora in sintesi come le nostre maschere si manifestano a livello fisico:

domenica 24 aprile 2016

L’identificazione con l’io: la porta dell’inferno

L’identificazione con l’io: la porta dell’inferno


Si sa da millenni, si sa fin dalle antiche civiltà, ma saperlo non basta.
Pensare di essere una persona significa pensare di essere scollegati dal resto dell’universo, quando invece se fa completamente parte.
Credere di essere una persona significa creare un io capace di avere una sete di potere e ricchezza incolmabili.

Essere convinti che quell’io sia davvero reale significa accecare la coscienza e metterla a servizio di un’illusione.
Le conseguenze saranno catastrofiche non solo per il singolo individuo ma per tutta l’umanità.

Immaginare di essere troppo piccoli per poter partecipare al cambiamento globale a favore di una nuova umanità significa già essere intrappolati in quell’io, significa aver già spalancato le porte dell’inferno.

Dante aveva posto il girone degli ignavi proprio alla soglia dell’inferno. E quel girone era il più ampio  proprio come se fosse un collettore, un imbuto destinato a poter accogliere il maggior numero di anime.
Essere un individuo “senza infamia e senza lode, non significa essere un individuo tutto sommato innocuo.
Un individuo “senza infamia e senza lode” è un individuo che spalanca inconsciamente le porte dell’inferno a tutta l’umanità.
E quell’inferno non è al di là di questa esistenza. Quell’inferno è qui, ora e i fatti di violenza, morte e povertà lo testimoniano ogni giorno.
Oggi il cosiddetto occidente trema, ma dov’erano gli individui del cosiddetto occidente, quando i popoli del cosiddetto terzo mondo soffrivano le pene dell’inferno?

Illuminare il proprio pensiero con la luce del cuore vuol dire diventare spirituali.
Essere individui spirituali significa essere individui che obbediscono alla coscienza, non servi del proprio ego.

La mente umana può essere un buon servitore e di certo è un pessimo padrone.
Trascorrere la propria esistenza nell’identificazione con l’ego significa attuare un crimine contro noi stessi, contro l’intera umanità e contro madre terra.
Diventare individui sottomessi alla coscienza significa diventare individui finalmente liberi.
Ajad Akaam

Come proteggersi dalle informazioni negative

Come proteggersi dalle informazioni negative

Sappiamo per certo che il nostro pensiero, unito ad un’emozione intensa, crea una realtà che può essere positiva o negativa. Questo avviene perché convogliamo una certa quantità di energia in quel pensiero permettendone di conseguenza l’avverarsi di un evento.
Secondo questo principio dobbiamo stare attenti a dove indirizziamo la nostra attenzione.

Viviamo in una società dove l’informazione é diventata elemento rilevante ed ogni giorno, appena apriamo gli occhi, siamo bombardati da un flusso continuo di informazioni che non sempre riusciamo a filtrare. Alcune possono essere importanti per la nostra crescita personale, mentre altre sono nocive per la nostra salute.

Le notizie che ci propinano i mass media, ad esempio, sono notizie create ad arte per suscitare sentimenti negatividivisione tra la massa.
Alcune persone già lo sanno e si concentrano sulla libera informazione in internet, ovvero cercano risposte alle mille domande cospirazionistiche su siti di disinformazione o contro-informazione.

Attenzione però a non dare troppa importanza alla contro-informazione perché, seppur in modo inconsapevole, a sua volta persegue lo scopo dei mass media di regime creando vibrazioni negative e sentimenti di divisione. Questo perché i contenuti degli articoli creano al lettore ulteriore angoscia, rabbia e senso d’impotenza. Le informazioni ricevute da questi siti sono un’arma a doppio taglio: da una parte ci raccontano l’orribile verità di come gira il mondo, ma dall’altra non propongono alcuna soluzione positiva per migliorare o cambiare la situazione, lasciandoci nella disperazione più totale, in balìa del risentimento e di pensieri distruttivi.

La soluzione quindi é vivere la vita senza tormentarsi troppo per le notizie che ci vengono date. Accettarle per come sono e non farsi intrappolare nel vortice delle emozioni negative.

E’ fondamentale proseguire col proprio lavoro spirituale abbandonando le inutili e pesanti zavorre che ogni giorno ci vengono propinate (pensieri ed emozioni legati ad eventi troppo grandi per noi, come ad esempio episodi politici, economici, ecc… che comunque non possiamo cambiare), concentrando la nostra energia su pensieri ed eventi più vicini a noi, che sono alla nostra portata e che quindi possono migliorare la Realtà di tutti.
Buona Creazione!
Namasté.
Laur Callegaro | crescitaspirituale.it
http://www.crescitaspirituale.it/2016/03/proteggersi-dalle-informazioni-negative/

sabato 23 aprile 2016

Qual'è la nostra difesa in questa battaglia? - di Zen Gardner

MA SE QUESTO è UN CAMPO DI BATTAGLIA…QUAL’è LA NOSTRA DIFESA di Zen Gardner

Questo nostro Regno: la Terra
Questo è un punto importante da ricordare. Qui, su questo pianeta, è il nostro regno di  attuale esistenza e molto vera.
E’ la nostra casa. A differenza di quanto ci hanno raccontato, ovvero che siamo una maledizione per questo pianeta, è invece previsto per noi essere qui. Molti si sentono impotenti, specialmente in tempi di confusione e sofferenza spirituale, ma non ci sarebbe bisogno di esserlo.
È giusto che questo sia il nostro mondo in cui dimorare in pace, indipendentemente da quali energie fisiche, spirituali o dimensionali ci assalgano. Tutto questo è qualcosa che ci può dare grande consolazione, ma richiede consapevolezza e vigilanza.

Prima di tutto: dobbiamo essere il più possibile svegli e consapevoli. Qui entrano in gioco veramente conoscenza e istruzione. Le persone spesso si sono affidate con impotenza a religioni e sistemi di credo perché li proteggessero e per la forma di cosiddetto riscatto che essi potevano offrire.

Abbandonare la futilità di tutto ciò, a meno che non si tratti di vera fede che supera il dogma e la gerarchia, vuol dire delegittimarlo. Per disperazione le persone restano attaccate a rituali dai santi e confessionali alla ripetizione di preghiere nell’ignoto, per la loro sicurezza, per sentirsi protetti dentro questi vortici energetici a cui tutti noi ci sentiamo soggetti.
Sostanzialmente, non mi dispiace dirlo, tutto è fallito fino all’osso. La sfida in questa vita è essere completamente vivi e attivi in tutta la nostra più piena natura. Si tratta di qualcosa che non ci è insegnato e infatti è negato all’interno in questa Matrix di inganno, studiata a tavolino da quelle stesse forze a cui essi danno inavvertitamente riverenza e da cui si aspettano aiuto.
Potrà sembrare l’ultimo dilemma, per un abitante confuso di questo mondo, ma non c’è bisogno di nessuna confusione. Le soluzioni sono sempre semplici. La sfida è per risvegliarci pienamente a ciò che siamo così tutto diventa chiaro.

La battaglia per le nostre anime è reale
Senza dubbio la vita è una sfida, o una scuola di apprendimento se volete. Così come il vostro corpo è in guerra costante per mantenere la sua salute e il suo benessere, sconfiggendo i virus e batteri cattivi e simili, così anche i nostri spiriti sono impegnati in una guerra costante. Tutto intorno e dentro di noi lo attesta. 
Una volta che accettiamo questa condizione e smettiamo di cercare di scappare in qualche mondo fantastico di falsa pace temporanea e di apparente sicurezza, le cose diventano chiare e un sacco più facili.
Ma renderci conto del nostro ruolo personale in tutto questo, non è senza prezzo. Richiede che si cambi stile di vita, che si modifichino gli obiettivi personali attraverso una comprensione maggiore di chi siamo e del perchè siamo qui.

Ma se questo è un campo di battaglia, quale è la nostra difesa?
Non è al di fuori di noi, anche se ci sono energie utili e persino entità che svolgono un grande ruolo in questo. Prima di tutto  e soprattutto dipende dal nostro stato spirituale personale, dalle nostre decisioni e dalle azioni conseguenti.
La religione gioca su questo aspetto, e il nostro subconscio ne è consapevole, incanalando l’umanità paurosa e sottomessa in ogni sorta di discorsi senza capo nè coda, al fine di mantenere soggiogata la nostra piena autoconsapevolezza.
Così come giocano sulla nostra conoscenza innata, sul fatto che c’è molto di più nella vita che solo quello che vedono gli occhi, che affermano di avere il portale verso la soddisfazione spirituale,  essi imitano e sovvertendo su molti piani per poter mantenere i nostri spiriti sedati e le nostre menti sotto trance.

Ricordati, contrariamente a ciò che dice la religione, tutto questo non ha nulla a che vedere col far piacere ad un qualche tipo di immagine di “divinità” usurpatrice e arcontica. Questa è forse la menzogna più grande di tutto il paradigma religioso che intrappola.
Il fatto è che tu sei la tua stessa autoprotezione. L’essere pienamente ciò che sei, ti farà fare esperienza di una forma di protezione che è assolutamente meravigliosa.
E se ad un certo punto avrai bisogno di aiuto, questo ti sarà disponibile. Tanto più il risveglio è pieno, tanto più scoprirai su di esso. C’è molto da imparare ma nulla ti sarà semplicemente messo in mano. Continuare a cercare e trovare, fa parte della tua attivazione.

Questa è casa nostra: migliorala e difendila essendo soprattutto te stesso
Questo ci porta subito al potere del risveglio, a cui ora il pianeta è sottoposto. Il risveglio di ogni  sè individuale, dell’anima e dello spirito alla sua vera natura. È il posto giusto nel grande schema delle cose.  Il tuo stato naturale è  essere al sicuro, è il coraggio, è la compassione, qualità negate dai manipolatori spirituali e sociali.
Ed è questa la ragione per cui esso viene negato. Va contro tutto ciò che le forze oscure rappresentano, quelle che cercano di controllarci attraverso l’ignoranza e la negazione della verità.

Tutto ciò non si limita solo a questo pianeta, ma essendo esseri spirituali qui all’interno di questi corpi fisici, cio’ ha un  significato molto importante. Questa è la nostra attuale realtà dimensionale, fintanto che siamo in qualche modo confinati in queste creazioni magnifiche in cui viviamo.
Questo rende nostro, questo mondo attuale che stiamo abitando, in un certo senso dobbiamo nutrirlo e proteggerlo, dato che è così intrinsecamente connesso a Gaia Sophia, il nostro pianeta vivente e parte di questo gioco glorioso che ognuno di noi sta vivendo.

Ciò che ci compete è fare la nostra parte, pienamente, cosa che richiede distacco dalla natura illusoria del pensiero di bassa dimensione e dalla percezione. La nostra piena natura è una connessione intrinseca con tutto l’universo, ma specialmente con questo regno terrestre, che è nostro da amare, preservare e proteggere

Cerca e trova
Trova la tua via nel labirinto, qualsiasi cosa tu faccia. O ancor meglio,  trascendila. Lo farai una volta che il risveglio si sarà attivato nella tua anima. Se ancora non lo hai fatto, chiedi che accada, chiedilo con tutto il cuore e con purezza. E’ lì per accogliere una domanda. Un cuore assetato verrà sempre placato. Ed ognuno che si risveglia contribuisce all’esplosione energetica che fa sì che per gli altri sia piu’ facile farlo.  
Quindi prendi i il tuo giusto  posto, prendi posizione, sicurezza. 
C’è un mondo glorioso che attende di essere scoperto da tutti coloro che desiderano farlo.
Voglio incontrarti lì.
Love always, Zen
by Zen Gardner,
traduzione e adattamento Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

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