lunedì 7 marzo 2016

Il diaframma: il muscolo dell’intelligenza emotiva

Il diaframma: il muscolo dell’intelligenza emotiva

Se chiedessimo ad un ingegnere come un palazzo riesce a svilupparsi verso l’alto, lui ci risponderebbe che ha bisogno di strutture verticali, ma anche di quelle trasversali, affinché risulti stabile e compatto.
Le strutture trasversali del nostro corpo sono i diaframmi:
  • Diaframma tentorio del cervelletto
  • Diaframma toracico
  • Diaframma pelvico
Il diaframma toracico è il più importante muscolo respiratorio. La sua contrazione, che ha l’effetto di abbassare la cupola diaframmatica, determina, assieme all’elevazione del torace, operata dai muscoli inspiratori, l’espansione della cavità toracica e dei polmoni, necessaria al richiamo d’aria nelle vie aeree, durante l’inspirazione. Inoltre, il diaframma è coinvolto in quasi tutte le funzioni del nostro corpo (come ad esempio quella digestiva).

La parola “diaframma” è formata da DIA “attraverso” e FRAGMA, “chiusura”. Si tratta quindi di un elemento che separa in due parti un intero e, in qualche modo, mette queste due parti in relazione, proprio in virtù di questa separazione.
Riferendosi al diaframma, Andrew Taylor Still – considerato il padre dell’osteopatia – così si esprime:
Per mezzo mio vivete e per mezzo mio morite. Nelle mani ho potere di vita e di morte, imparate a conoscermi e siate sereni.
Il diaframma è un muscolo dalla forma irregolare: più largo lateralmente che in senso antero-posteriore; più alto sul lato sinistro che sul lato destro. La sua cupola si forma in fase embrionale, dalla migrazione di strutture che partono dal tratto cervicale (C3-C5). Questo legame fa intuire come molti disturbi cervicali che si sviluppano in età adulta siano strettamente connessi al funzionamento errato del diaframma e viceversa.
Una corretta respirazione prevede una massima espansione del corpo nella fase dell’ispirazione e una massima concentrazione nella fase dell’espirazione.

La respirazione non condiziona solo l’ossigenazione delle cellule, ma anche il flusso della linfa, quella cioè che contiene leucociti, le cellule in grado di proteggere l’organismo dalle malattie. Tale linfa circonda tutte le cellule del nostro corpo e il suo quantitativo è quattro volte superiore a quello del sangue.

A differenza del sistema circolatorio che è dotato di una pompa (il cuore), il sistema linfatico ne è privo e l’unico modo per tenere in movimento la linfa è la respirazione profonda e l’attività muscolare.

Un linfologo californiano , il dottor Jack Shields, dopo aver condotto una serie di studi a riguardo, è arrivato alla conclusione che l’unico modo per purificare il sistema linfatico è attraverso una profonda respirazione diaframmatica: essa crea una specie di vuoto grazie al quale la linfa viene come risucchiata nella corrente sanguigna, moltiplicando la velocità con cui l’organismo elimina le tossine.

Per convincerci dell’importanza che l’ossigeno e la corretta respirazione hanno sullo stato di salute del nostro corpo, basti ricordare gli esperimenti condotti dal dottor Otto Warburg che riuscì a trasformare cellule normali in cancerose, semplicemente diminuendo il quantitativo di ossigeno fornito loro.
Ma qual è il modo più giusto per ossigenare in modo corretto tutto l’organismo.

Lo yoga pranayama insegna: l’espirazione deve durare il doppio del tempo dell’inspirazione, perché così facendo si eliminano tossine attraverso il sistema linfatico. Tra le due fasi è necessaria una pausa inspiratoria pari a quattro volte il tempo dell’inspirazione: in questo modo si ossigena completamente il sangue e si attiva il sistema linfatico.

Il diaframma inoltre svolge un’importante funzione a livello emotivo: è come se fosse un grande centro che distribuisce energia all’intero corpo, attraverso il respiro.

Non a caso al diaframma corrisponde il terzo chakra o plesso solare. In questo chakra nasce la spinta che porta l’individuo ad affermarsi nella vita e rispetto al mondo che lo circonda, affrontando le continue sfide dell’esistenza di ogni giorno.

E’ la sede del carisma personale, della consapevolezza di essere un individuo unico, al di là della semplice necessità di sopravvivere.
Allo stesso modo di come il sole è il centro di gravità e tutti i pianeti gli girano intorno, il terzo chakra è il centro di gravità dell’essere umano. Esiste una frequenza detta del Sole, la cui nota è considerata la linea di demarcazione tra lo Yin e lo Yang: essa ascende ad una dimensione più alta e, privando se stessi di un’osservazione razionale, permette di raggiungere uno stato di consapevolezza superiore

Uno squilibrio di questo centro può rendere facili all’ira, predispone a ulcere di origine nervosa, all’incapacità di essere calmi, mentre uno squilibrio in senso opposto può causare timidezza, scarsa energia, necessità di ricorrere a sostanze esterne per stimolare il proprio fisico; una tendenza alla sottomissione e a disturbi di digestione.

Se ci pensi “respirare” è sinonimo di “sentire”, non in senso olfattivo, ma emotivo.

sabato 5 marzo 2016

Feldenkrais: il “mindfulness in movimento” che ti cambia la vita

Io e il Feldenkrais
“Se non si è mai assaggiato un mango è impossibile conoscerne il sapore, anche se te lo descrivono”. Così diceva Moshe Feldenkrais a proposito del suo Metodo: si può spiegare quanto si vuole, ma per comprenderlo davvero bisogna farne esperienza.
Anche, aggiungo, perché la vera conoscenza passa da lì, dall’esperienza dei nostri sensi e non dal trasferimento in termini accademici di informazioni o nozioni. Mi sono quindi detta che, forse, un racconto è meglio di tante definizioni e ho deciso di raccontare quello che è per me, nel mio vissuto personale, il Metodo Feldenkrais. Mi farà piacere se chi lo ha provato vorrà riportarmi la sua esperienza, così da pubblicare altri vissuti.

A oggi tutte le definizioni che si possono utilizzare credo rimangano per lo più oscure. Direi che non c’è, perlomeno in Italia, una terminologia di comprensione comune, forse perché sono concetti ancora molto nuovi e quindi manca un linguaggio corrispondente e, soprattutto, riconoscibile e riconducibile a una categoria. Per definire il Metodo si parla di educazione somatica, apprendimento organico, apprendimento sensorimotorio, educazione (o autoeducazione) neuromotoria, pedagogia… ma per la maggior parte delle persone questi termini dicono poco e nulla. Allo stesso tempo indicano però la specificità del Metodo rispetto a terapie, discipline e tecniche del settore salute e benessere, ossia che siamo nel campo dell’apprendimento, non quello accademico, ma quello che passa dall’esperienza organica.

Si tratta, in definitiva, di “imparare col corpo”, un concetto oggi sempre più comune fra scienziati, psicologi, educatori ma non ancora molto diffuso fra il pubblico. Si pensa in generale che imparare sia ascoltare nozioni, registrarle, memorizzarle, elaborarle. Pensiamo ad esempio alla scuola, dove ai ragazzi viene chiesto di apprendere stando seduti composti con lo sguardo rivolto all’insegnante.
L’apprendimento organico, quello proposto dal Metodo Feldenkrais, coinvolge invece l’intero nostro essere e ci permette di imparare non assorbendo nozioni o concetti già stabiliti, ma sperimentando la realtà in prima persona attraverso domande che poniamo a noi stessi nell’auto-osservazione.

I movimenti che si eseguono durante una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento sono pensati per stimolare la persona intesa come un sistema integrato, interconnesso e funzionale, composto dallo scheletro, dai muscoli, dagli organi (interni e di senso) e dal sistema nervoso. Insomma, un corpo che coincide con l’intero nostro essere.
Il movimento, caratteristica fondante della vita, diventa così la chiave per accedere alla globalità dell’essere umano e aprirgli la possibilità di una nuova e più chiara (consapevole) connessione con se stesso e con l’ambiente, con il quale egli crea un’unità funzionale fin dalla vita prenatale.

Si osserva, si registrano le sensazioni, i pensieri, le emozioni, ci si pone domande, si sperimenta, si sceglie. Nessuno ci dice a priori se un gesto è giusto o no e come dobbiamo compierlo, lo comprendiamo strada facendo perché scopriamo quello che è “giusto per noi”. Non in modo astratto, ma concreto e tangibile. Un’esperienza che modifica il nostro modo di pensare, di relazionarci, di valutare, di agire… in una parola, di vivere.
Sono più di trent’anni che mi appassiono alle possibilità espressive del corpo: danza classica, moderna, contemporanea, tango argentino, Tecnica Alexander, movimento olistico, raya yoga, tai chi chuan…. ma quando ho provato il Metodo Feldenkrais ho sentito che questa esperienza era diversa da tutte le precedenti. Con diversa non intendo migliore, ma che non avevo sperimentato in precedenza: non si trattava più di una disciplina impartita da altri, in cui il mio corpo si muoveva secondo idee e modelli, ma era un’esplorazione personale attraverso l’osservazione in dettaglio del mio corpo in movimento nello spazio. Nessuno mi mostrava quello che dovevo fare o mi correggeva, semplicemente mi guidava nel mio percorso di autoconoscenza, ponendomi domande alle quali non avevo mai pensato prima, domande che non davano nulla, ma proprio nulla, per scontato.

E così ho iniziato a muovermi, anche quando ballo, non più secondo l’idea che avevo della forma del movimento, ma sentendo da dentro il “mio” movimento. Durante gli anni della formazione per diventare insegnante del Metodo, che è stato il regalo più bello che potessi farmi nella vita, ho scoperto sempre più il mio modo di muovermi e quindi di agire anche in termini emotivi e psicologici, ho percepito nella mia organizzazione muscoloscheletrica le mie reazioni automatiche, quelle che Moshe chiama “abitudini” e mi sono data nuove possibilità.

venerdì 4 marzo 2016

EGO: l’Inferno personale sulla strada della “verita”

Il Principale e Unico Nemico di Tutto... Il tuo EGO è il tuo Inferno
Come prima cosa, si deve comprendere cos’è l’ego. Un bimbo nasce. Egli viene al mondo senza alcuna cognizione, né coscienza del suo sé. E quando un bimbo nasce la prima cosa di cui diventa consapevole non è se stesso: come prima cosa diventa consapevole dell’altro.

E’ naturale, perché gli occhi si aprono verso l’esterno, le mani toccano gli altri, le orecchie ascoltano gli altri, la lingua sente il sapore del cibo e il naso sente gli odori esterni. Tutti questi sensi sono aperti verso l’esterno. Nascere significa questo. Nascita significa venire in questo mondo: il mondo di ciò che sta fuori. Per cui, quando nasce un bambino, egli nasce a questo mondo.

Apre gli occhi, vede gli altri. Gli "Altri" significano il tu. Egli dapprima diventa consapevole della madre. Poi, un po’ alla volta, diventa consapevole del suo corpo. Anche questo è l’altro, anche questo appartiene al mondo esterno. Ha fame e sente il suo corpo; il suo bisogno viene soddisfatto, ed egli si dimentica del corpo.

E’ così che un bimbo cresce. Prima diventa consapevole dell’altro, e poi, a poco a poco, in contrasto con l’altro, diviene consapevole di se stesso.

Tale consapevolezza è una consapevolezza riflessa. Egli non è consapevole di chi lui sia. E’ semplicemente consapevole della madre e di ciò che lei pensa di lui. Se sorride, se gli fa dei complimenti, se gli dice: "Quanto sei bello", se lo abbraccia e lo bacia, il bimbo è soddisfatto di sé. In questo modo, è nato l’ego.

Attraverso i complimenti, l’amore, le cure, egli si sente bene, sente di essere apprezzato, sente di avere un significato. Nasce un centro. Ma questo centro è un centro riflesso. Non è il suo vero essere. Egli non sa chi è; sa solo quello che gli altri pensano di lui.

E questo è l’ego: il riflesso, ciò che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia utile, se nessuno gli fa i complimenti, se nessuno gli sorride, anche in questo caso nasce un ego: un ego malato, triste, rifiutato, simile a una ferita; un ego che si sente inferiore, indegno. Anche questo è ego. Anche questo è un riflesso. Dapprima viene la madre, e all’inizio la madre rappresenta tutto il mondo.

Poi alla madre si uniscono gli altri, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce, più l’ego diventa complesso, perché vi si riflettono le opinioni di molte altre persone.

L’ego è un fenomeno di accumulazione, un sottoprodotto della vita vissuta con gli altri. Se un bambino vive completamente solo, non accadrà che in lui cresca un ego. Ma questo non aiuta affatto. Egli rimarrà come un animale.

Questo non vuol dire che arriverà a conoscere il suo autentico sé, per nulla! Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario. Bisogna passarci attraverso. E’ una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo attraverso l’illusione.

Non potete conoscere la verità direttamente. Prima dovete conoscere ciò che non è vero. Prima dovete scontrarvi con il falso: questo incontro, vi aiuterà a conoscere la verità. Se conoscete il falso in quanto tale, la verità sorgerà in voi. L’ego è una necessità; è una necessità sociale, è una conseguenza della società. La società è tutto ciò che vi circonda: non siete voi, ma quello che vi sta intorno.

Tutto, eccetto voi, è la società. E tutti riflettono. Andrai a scuola e il maestro rifletterà chi sei. Diventerai amico di altri bambini, e gli altri bambini rifletteranno chi sei. Pian piano, tutti quanti aggiungono qualcosa al tuo ego, e tutti cercano di modificarlo, in modo tale che tu non divenga un problema per la società. Gli altri non si preoccupano di te. Il loro unico interesse è la società.

La società si preoccupa di se stessa, e così dev’essere. A loro non importa che tu divenga un conoscitore di te stesso. A loro importa che tu divenga una parte efficiente del meccanismo della società: devi adattarti allo schema. Quindi, cercano di darti un ego compatibile con la società. Ti insegnano una morale. La morale comporta il darti un ego compatibile con la società. Se sei immorale, in un modo o nell’altro, sarai sempre un disadattato.

Ecco perché mettiamo i criminali in prigione: non perché abbiano fatto qualcosa di sbagliato; non perché la prigione possa aiutarli a migliorare, anzi... semplicemente, essi non sono compatibili. Sono fonte di problemi. Hanno ego particolari, che la società non approva. Se la società li approvasse, tutto andrebbe bene. Un uomo ammazza qualcuno: è un assassino.

E lo stesso uomo, in tempo di guerra, uccide migliaia di persone... e diventa un grande eroe. La società non è disturbata da un delitto, però il delitto deve essere commesso negli interessi della società: in questo caso è pienamente accettato.

La società non si preoccupa della moralità. La moralità presuppone semplicemente che tu ti debba adattare alla società. Se la società è in guerra, la morale cambia. Se la società è in pace, esiste una morale diversa. La morale è politica sociale.

E’ diplomazia. E ogni bambino deve essere allevato ed educato in maniera tale, da rientrare negli schemi della società: questo è tutto, in quanto alla società interessa avere componenti efficienti. Alla società non interessa che tu raggiunga la conoscenza di te stesso.

La società crea un ego, perché l’ego può essere controllato e manipolato. Il sé non potrà mai essere né controllato né manipolato. Nessuno ha mai sentito parlare di un società che controlli il sé: non è possibile. E il bambino ha bisogno di un centro; il bambino è totalmente inconsapevole del suo centro. La società gli dà un centro, e il bambino a poco a poco, si convince che quello sia il suo vero centro: l’ego che gli dà la società.

giovedì 3 marzo 2016

Malattia: un approccio più sensato è possibile?

Malattia: un approccio più sensato è possibile?
Si sente spesso dire: “era malato”, “aveva un brutto male”, “è stato sfortunato” ecc. con riferimento a chi è stato colpito da gravi patologie purtroppo sempre più frequenti al giorno d’oggi, in particolare cancro o oncoequivalenti, questi odierni modi di dire altro non sono che convinzioni indotte che a certe malattie nulla si può opporre, non c’è scampo; niente di più fuorviante poiché trattasi di una radicata illusione delle coscienze.

In caso di gravi malattie di un proprio caro o di se stessi nessuno si sente in grado di fare delle scelte per contrastare in maniera alternativa il “male” pertanto si è destinati ad un calvario di sofferenza e solo se si dispone di una ferrea motivazione a guarire prima o poi si uscirà dal ciclo infernale di cure i cui effetti collaterali devastanti sono ormai noti a tutti.
Quando si tratta di persone care e di noi stessi io personalmente credo che sia doveroso prendere in mano la situazione in maniera chiara e cercare oltre, oltre a quello che ci viene propinato come “cura” quando al contrario è una batosta che lascia il paziente, già gravato dalla stessa patologia, in una condizione a volte disastrosa e senza alcuna forza interiore di reagire.  

Nessuno si fa carico di ricercare soluzioni differenti dall’usuale percorso di cura imposto come unico possibile, ma comodo e già bello pronto senza alcuno sforzo pur sapendo che gli esiti spesso sono nefasti, quindi l’andazzo è quello di limitarsi a “girare” da questo a quel dottore, ospedale, clinica, analisi ecc. rigorosamente ben “accreditati” in tal modo non si potrà dire che non si ha avuto “cura”; tuttavia qualcosa pulsa sempre sotto le spoglie della coscienza assopita che ogni persona umana ancora ha e solo nel momento del dolore profondo pare riesca a venire a galla.

Non è certo colpa nostra se le cose vanno così, tutti siamo nati in questa società che ci ha abituati ad affidarci e a credere nei suoi metodi e che ha allestito un eccellente(?) sistema sanitario che dovrebbe pensare a curare i malati. Sempre più spesso tuttavia ci si accorge dell’inganno, dell’impossibilità di cura, dell’incapacità anche di diagnosticare alcuni mali e porvi rimedio efficace e quando questo accade allora qualcuno, purtroppo pochi, cerca al di fuori dell’illusione concepita a copertura della claudicante sanità pubblica svegliandosi dall’ipnosi della malattia.

Oggi poi con i più avanzati mezzi nel settore sanitario fa ancora più male sapere di persone sane che a seguito di test diagnostici di controllo, insistentemente pubblicizzati come preventivi[1], si sono ritrovate in un vortice senza fine di cure e disagi di ogni genere, da cui non tutte ne escono a testa alta(vive).

Il problema della falsa prevenzione e sovradiagnosi[2] è ormai arcinoto, ma non si deve assolutamente sapere che i test preventivi non riducono il numero di malati, non prevengono le malattie, non diminuiscono il numero di morti per le rispettive malattie, ma innalzano l’illusione di efficienza del sistema con la scusa che prendendo sul principio il “male” si avranno più possibilità di sopravvivere, cosa che non corrisponde al vero in quanto i metodi ufficiali di cura non tengono conto del malato nella sua interezza ed una semplice diagnosi può, più della stessa malattia, comportare conseguente irreparabili.

La realtà purtroppo è più crudele di quello che normalmente si può immaginare poiché questo sistema preventivo ha il solito scopo di far ingrassare la macchina infernale delle cure dissennate, macchina che viene costantemente oleata e perfezionata per funzionare sempre al meglio, riuscendo a volte a prevedere anni prima il male dal quale saremmo afflitti, giusto per farci stare più tranquilli sia chiaro!

Qualsiasi grave sintomo(non malattia) dovesse presentarsi bisogna analizzarlo in ogni sua componente, basterebbe anche solo porsi in maniera critica a livello fisico(sintomi) per valutarlo nella sua reale gravità e decidere un percorso di cura, che, mi duole dirlo, dovrà essere scelto da noi, non da altri, solo così saremo consapevoli di tutto il “cammino” di guarigione e troveremo la giusta motivazione ad uscire dalla malattia che viene a mancare quando demandiamo il compito della nostra guarigione ad altri.

Per guarire il primo e più importante passo è volerlo e il miglior modo di avviare un genuino convincimento verso la propria(e altrui) salute è proprio quello di occuparsi in prima persona del proprio soffrire.
Quando si sta male sarebbe di fondamentale importanza sapere quanto realmente sia grave il nostro malessere, dico sarebbe in quanto la questione è del tutto ignorata dalla medicina tradizionale la quale tratta ogni patologia di forte impatto sociale con lo stesso allarmistico e distruttivo metodo(protocollo). Il cancro anche quando benigno e/o piccolo è pur sempre il “male” da estirpare con immediatezza. Con ogni mezzo, non c’è tempo di farsi domande. Com’è possibile che per un cancro di pochi millimetri ci si accanisca sostanzialmente con le stesse pesanti cure(?) del cancro esteso?

Purtroppo la scienza medica non risponde a questi elementari quanto vitali quesiti, agisce senza pensare a discapito del fisico, ma soprattutto della morale del paziente, la quale viene tenuta costantemente in allarme, sotto lo scacco di una paura agghiacciante poiché il protocollo non ha sentimenti, non ha cuore; il medico spesso cerca di attenuare il colpo, ma così è stato deciso per lui e così deve fare.

Quindi ho compreso che ci tocca valutare il “peso” della malattia autonomamente, dopo aver compreso molto del funzionamento del nostro corpo e di cosa sia realmente la malattia a quel punto potremmo decidere consapevolmente di seguire delle cure alternative e/o naturali che giocoforza, per i motivi suesposti, saranno efficaci. [3] [4] [5] [6] [7]

Avessimo per le mani una tabella della gravità della nostra malattia renderebbe tutto più semplice e di sicuro spazzerebbe via molte paure inutili che aggravano notevolmente le condizioni sanitarie.

Per fare un esempio e rendere “tangibile” un discorso che potrebbe sembrare astratto ai più nonché avvedersi dell’importanza di tali informazioni ho ideato una tabella ipotetica e molto semplificata relativa ad un male noto, chiaramente sarebbe auspicabile generare una simile classificazione per ogni patologia.
IPOTETICA TABELLA GRAVITA DELLE MALATTIE (CANCRO)

INTENSITA’ E SINTOMATOLOGIA
(PATOLOGIA DIAGNOSTICATA)
CURE FORNITE DALLA SANITA’
ALTRE CURE OLISTICHE SCELTE AUTONOMAMENTE

1
2
3
Intensità nulla o lievissima che non da sintomi.
Il corpo ripristina le funzionalità di base autonomamente.
Asintomatica.
Terapia farmacologica lieve (no chemio), possibile radioterapia.
Asportazione chirurgica.
Ricovero e successivo protocollo di controlli periodici per 5 anni.
Nulla. Vita normale, non è successo niente, la persona non sa di avere una “malattia”



4
5
6
Intensità lieve-moderata.
Lievi sintomi spesso confusi per dolori generici e passare inosservati.
Sintomatologia lieve o moderata.
Terapia farmacologica medio-alta (radio + chemio) non sempre.
Interv. chirurgico probabile.
Ricovero + protocollo di controlli periodici per 5 anni
Cambio abitudini sull’ approccio alle problematiche di vita.
Attività fisica.
Alimentazione equilibrata.
Aumentare il tempo dedicato al riposo.
Possibilità di continuare la vita normale.



7
8
Intensità medio alta. Il corpo in questa fase(riparatoria) induce dei sintomi marcati o forti che costringono a rivolgersi al personale medico.
Terapia farmacologica forte (radio + chemio+ farmaci di “protezione”).
Asportazione chirurgica.
Ricovero riabilitazione + successivo protocollo di controlli periodici per 5 anni.
Riposo. Cura alimentare mirata alla disintossicazione + energizzante + integratori naturali.
Cure varie(es. Gerson o altri), farmaci per attenuare i sintomi se necessari.
Se possibile att. fisica (passeggiate + sole).
Interruzione immediata paura e conflitti in corso tramite terapia psicoterapeutica.
Cambiamento stile vita e di pensiero.
Attività piacevoli appena possibile.


9
Intensità molto alta. Sintomi molto forti, impossibilità di sostenerli senza aiuto esterno(rimedi-farmaci attenuatori).
Variazioni fisiche evidenti.
Terapia farmacologica forte (radio + chemio+ radio + farmaci di “protezione” e altri).
Intervento chirurgico se necessario. - Ricovero riabilitazione + successivo protocollo di controlli periodici per 5 anni.
Cure intense e combinate (metodo Di Bella + Gerson + altri)
Terapia psicoterapeutica giornaliera.
Interruzione immediata paura e conflitti in corso. – Aliment. naturale di sostegno.
Utilizzo di farmaci in sinergia con le fasi della malattia per ridurre i sintomi.
Attività piacevoli appena possibile.
Intervento chirurgico consigliato in molti casi. Qualsiasi altra terapia se necessaria.

10
Situazione disperata, sintomi insostenibili, si può perdere la lucidità/coscienza.
Variazioni fisiche evidenti.
Si potrebbe andare incontro alla morte per alcuni tipi di patologie.
Terapia farmacologica di sostegno (del dolore).
In alcuni casi impossibili radio e chemio
Se possibile asportazione chirurgica immediata.
Ricovero + dimissioni per impossibilità cure per prosecuzione terapia del dolore in attesa del destino.
Protocollo controlli periodici per 5 o + anni.
Cure intense e combinate (metodo Di Bella + Gerson + altri) Alimentazione naturale o di sostegno.
Psicoterapia giornaliera.
Sostegno dei parenti.
Tentativi per interrompere la paura ed altri conflitti in corso.
Utilizzo di farmaci in sinergia con le fasi della malattia per ridurre i sintomi e mantenere in vita il paziente.
Intervento chirurgico. Qualsiasi altra terapia se necessaria.



Immagine tabella
In considerazione che i sintomi riportati nella tabella si riferiscono ad una patologia già accertata diagnosticamente(strumentalmente) e tenuto conto dello scopo della malattia[8], che nella medicina tradizionale è del tutto sconosciuto, la quale arriva per svolgere un compito specifico e poi va via, in assenza del recidivare della causa che l’ha indotta, se dovessimo accusare dei sintomi di una patologia di una gravità indicativa tra l’1 e il 6 e non avessimo degli accertamenti strumentali dell’esistenza della patologia, nella stragrande maggioranza dei casi essa andrebbe via senza sconvolgimenti di sorta.

Quindi in definitiva se dovessimo solo basarci sui sintomi moltissime malattie verrebbero e andrebbero via senza neanche essere notate o creare grandi scompensi psico-fisici, oggi invece, grazie alle meraviglie della diagnostica preventiva, dobbiamo cogliere la malattia sul nascere e la dobbiamo debellare a prescindere da quale sia il suo scopo, senza capirla e senza riuscire a capire noi stessi, poiché comprendendo la malattia si comprende se stessi.

Pur trattandosi di una semplice riflessione abbozzata con una scarsa visione d’insieme ed in assenza di professionalità in materia, non si può tuttavia negare che, visto i risultati non molto incoraggianti della medicina convenzionale[9], è giunto il momento di cambiare l’approccio alla malattia per beneficiare finalmente di un’esistenza più consapevole.
Marcello Salas

 

martedì 1 marzo 2016

L’autismo è reversibile al 100% - Terapia CEASE

“L’autismo è uno squilibrio reversibile al 100%. Ecco la Terapia CEASE”


Quando mi sono imbattuto in questo protocollo ho subito sentito che era qualcosa di buono e i risultati parlano chiaro. Il Dottor Tinus Smits, omeopata olandese, ha messo a punto la terapia CEASE che ha risultati miracolosi per la medicina allopatica che lo considera ‘incurabile’. Oggi un bambino nato ogni 100 è autistico, come è possibile? In questo articolo spiego la posizione del Dott. Smits, come funziona la sua cura e come metterla in pratica.

L’autismo è una vera e propria pandemia in crescita esponenziale, che in alcuni stati raggiunge addirittura numeri allarmanti, interessando 1 bambino ogni 50-80 nati. Il Dr. Smits ha fatto importanti scoperte che spiegano perché l’autismo sia in continua crescita ed è per questo che tale lettura risulterà di grande utilità per i genitori dei bambini autistici e per tutti coloro che si occupano dell’assistenza di questi bambini.

TESTIMONIANZE
La madre di Stephan scrive al Dr. Smits: “Nei nove mesi di trattamento nostro figlio, da un bambino che non parlava, si è trasformato in uno capace di frequentare una scuola normale, di parlare con frasi compiute e di relazionarsi con tutti. La sua Terapia CEASE è grandiosa. La nostra vita adesso è totalmente cambiata. Grazie per quello che fa“.
La madre di Dirkje afferma: “Dopo tre mesi e mezzo di trattamento, nostra figlia è diventata un’altra. Si è svegliata, è in grado di esprimersi verbalmente e dice cosa sente invece di urlare; è più flessibile, più aperta e più indipendente; la differenza è enorme“.
Siem J., ex bambino autistico, dice: “È come se avessi una seconda vita. Ora è completamente diversa da prima”.

COME APPROFONDIRE E SEGUIRE IL METODO CEASE
Il dr. Tinus Smits è morto nel 2011 ma rivela il metodo nel suo libro “Autismo. Oltre la disperazione” e il suo lavoro è portato avanti da colleghi medici anche in Italia attraverso il portale CEASE Thepay Italia dove è possibile consultare dei medici e ricevere la cura per il proprio caso.
Marcello Pamio ha messo a punto un’intervista per far conoscere i fondamenti del suo metodo, dove le risposte sono state estrapolate direttamente dal suo libro e dal materiale pubblicato nel sito ufficiale gestito dai colleghi medici che ancora oggi portano avanti il suo lavoro. Dopo questa intervista, per completare il quadro, ha chiesto aiuto al dottor Roberto Gava, medico tossicologo, farmacologo e omeopata di Padova che, oltre ad avere curato la revisione scientifica del libro in oggetto, ne ha scritto anche la prefazione.

INTERVISTA
D: Gentile dottor Tinus Smits quando è iniziato il suo interesse verso l’autismo?
R: Il mio interesse verso l’autismo è scaturito dalle prime esperienze di disintossicazione di bambini danneggiati dai vaccini pediatrici.
Molti disturbi comportamentali – quando si otteneva la disintossicazione dai vaccini – scomparivano completamente.
Ho visto nella mia pratica clinica che disturbi dell’attenzione (ADD), iperattività (ADHD), alterazioni dell’umore e aggressività erano spesso correlati alle vaccinazioni pediatriche. E quando effettuavo la disintossicazione dai vaccini ricevuti, si ottenevano miglioramenti incredibili e anche vere e proprie guarigioni.

D: Quando è giunto alla incredibile e straordinaria conclusione che l’autismo si può curare? E soprattutto, secondo lei quali sono le cause dell’autismo?
R: Sono giunto a tale conclusione dopo aver usato la terapia C.E.A.S.E. in più di 300 persone affette da autismo ai diversi livelli di gravità.
La mia esperienza mi ha portato a dedurre che l’autismo è una patologia ad eziologia multifattoriale. Tra queste cause, secondo la mia esperienza, il 70% è da imputare ai vaccini, il 25% alla somministrazione di farmaci o di altre sostanze tossiche, soprattutto durante la gravidanza, e il 5% è causato da patologie organiche.
L’autismo, quindi, è determinato da un accumulo di differenti sostanze tossiche, ma anche da traumi. Dirò di più: l’autismo non è il risultato di un danno permanente del tessuto cerebrale, è soltanto un blocco che rende impossibile il normale e corretto funzionamento del cervello stesso. L’autismo, quindi, non è una patologia fisica, ma è una patologia da squilibrio del normale funzionamento cerebrale, uno squilibrio reversibile!

D: Ha parlato di Terapia C.E.A.S.E.: cosa significa esattamente?
R: Letteralmente, in italiano C.E.A.S.E. Therapy (Complete Elimination of Autistic Spectrum Expression) significa “Completa Eliminazione delle Espressioni dello Spettro Autistico”. Questa terapia – quando si sospetta che una determinata sostanza chimica abbia contribuito o sia la causa principale dello sviluppo dell’autismo – consiste nell’impiego di questo stesso prodotto tossico in diluizioni omeopatiche.

D: Lei sta dicendo che se la causa dell’autismo è stata per esempio il vaccino trivalente M.P.R. (Morbillo-Parotite-Rosolia), lei somministrerà a quel bambino il vaccino M.P.R. omeopatizzato? Ho capito bene?
R: Esatto. Questa metodica è conosciuta in omeopatia come Isoterapia.
L’Isoterapia consiste nell’utilizzare quella sostanza (resa omeopatica grazie a specifici processi di diluizione e succussione) che in una determinata persona ha causato un danno tossicologico.
Per capire come agisca la disintossicazione, dobbiamo considerare che le malattie non sono solo provocate da sostanze come batteri, virus, funghi come crede la medicina convenzionale, ma che OGNI sostanza può lasciare un’impronta nel campo energetico di una persona.

D: In pratica, il prodotto Isoterapico specifico andrebbe a cancellare l’impronta energetica della sostanza che ha causato il danno?
R: Proprio così. Una volta cancellata l’impronta energetica, la guarigione è una spontanea conseguenza.
A questo punto però va ricordato che queste impronte energetiche non derivano solo da un danno diretto e fisico alla persona, come le vaccinazioni, una malattia, i traumi emotivi ecc., ma possono anche essere trasmessi dai genitori al feto. Ecco perché è importantissimo lo stile di vita della donna in gravidanza…

D: Quali sono le potenze omeopatiche utilizzate nella Isoterapia?
R: Se abbiamo il dubbio che un determinato vaccino, farmaco o sostanza chimica abbia provocato un danno (come l’autismo, ma non solo questo), possiamo somministrare il vaccino, il farmaco o la sostanza chimica incriminata alle seguenti potenze: 30ch, 200ch, 1M e 10M.

D: Come si fa a capire se il rimedio somministrato è quello corretto?
R: E’ importante osservare attentamente le reazioni del bambino. Se un vaccino o un altro farmaco hanno effettivamente causato un danno al bambino, ci saranno delle reazioni molto significative al trattamento isoterapico (omeopatico).
Il bambino, per esempio, potrebbe sperimentare un’altra volta gli stessi sintomi che ha avuto quando ha ricevuto per la prima volta quel vaccino e/o farmaco. Si può avere una secrezione mucosa da naso, orecchi, occhi e/o gola, ma anche diarrea, urine torbide e di cattivo odore, sudorazione, eruzioni cutanee e febbre.
Queste importantissime eliminazioni non dovrebbero mai essere trattate (cioè soppresse farmacologicamente), perché fanno parte del processo fondamentale di guarigione.

D: Cosa può consigliare alle persone che stanno leggendo questo articolo?
R: In base alla mia comprensione di come si sviluppa l’autismo, è di grande importanza evitare OGNI farmaco in gravidanza e nei primi due anni di vita del bambino. Il feto e il neonato non sono in grado di metabolizzare in modo adeguato le sostanze tossiche. Perciò i bambini non dovrebbero essere vaccinati, almeno nei primi anni di vita, mentre dobbiamo fare in modo che crescano nel modo più sano possibile.

D: Quanto importante è lo stile di vita in generale e l’alimentazione in particolare?
R: Una dieta sana e corretta dovrebbe contemplare l’apporto di acidi grassi polinsaturi (Omega-3 e Omega-6), perché essi svolgono un ruolo fondamentale nella formazione e nel buon funzionamento del cervello, ma anche un ruolo nel conseguimento di una normale salute mentale ed emozionale.
Dovremmo eliminare tutte le sostanze tossiche come il glutammato monopodico e lo zucchero.
Il glutammato, per esempio, fa aumentare di 3 volte l’insulina prodotta dal pancreas e crea una dipendenza enorme perché spinge le persone a mangiare di più. Anche lo zucchero raffinato produce sia dipendenza, che stress ossidativo e alimenta la crescita di un lievito onnipresente nei bambini autistici: la Candida Albicans. La Candida è responsabile di un’ampia gamma di disturbi, tra cui il malassorbimento intestinale di vitamine e minerali.

D: Può dirci qualcosa di più sui pericoli dello zucchero raffinato?

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