martedì 21 marzo 2017

Mantenere “viva” la paura del contagio

Aridatece le Pandemie esotiche!
Vi ricordate delle Pandemie esotiche? Allarmi mediatici, mappature del contagio, la suina, l’aviaria, le sigle come H1N1, H5N1 e via dicendo? L'esaurimento dei farmaci antiinfluenzali e delle mascherine dalle farmacie, l’esborso di milioni di euro per fantomatici vaccini, letteralmente buttati nel cesso? Il controllo termico negli aeroporti, i piani di emergenza nazionali? I ridicoli appelli al lavaggio compulsivo delle mani dell'OMS?
Ebbene, che fine hanno fatto le pandemie esotiche?

Semplice: sono state sostituite con lo spauracchio delle più maneggevoli pandemie nostrane, come quella del morbillo o della meningite, assai più comode, soprattutto perché per queste ultime è già in atto da decenni una vaccinazione compulsiva della popolazione e che, quindi, il rimedio putativo è già bello e pronto.
La paura del contagio di massa deve comunque essere tenuta in piedi, sia come sia. E’ ovvio constatare come l’immigrazione forzata di massa di clandestini dai paesi centro africani abbia apportato nuove emergenze mediche sul suolo europeo. E’ anche ovvio considerare che le malattie endemiche europee erano quasi scomparse negli ultimi decenni, ben prima dell’arrivo dei vaccini, grazie soprattutto all'acqua potabile ed all'elettricità disponibili ovunque.

Ben venga la paura allora, con essa si possono fare affari d’oro e riconoscere lo scientista rincoglionito dal prudente essere umano raziocinante. 
L’importante è che la popolazione sia tenuta in uno stato di allerta perenne, in un modo o nell’altro. Una popolazione impaurita è più maneggevole e pronta ad omaggiare l'autorità salvifica.
Peccato però: la narrazione mediatica sulle pandemie esotiche era più avvincente. A proposito, di Ebola, non se ne parla più?

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