lunedì 18 gennaio 2016

Il nostro inconscio è strettamente collegato alla nostra Anima

Il nostro inconscio è strettamente collegato alla nostra Anima

Il nostro inconscio è strettamente collegato alla nostra anima (l'anima per interagire con la mente deve passare per l'inconscio), ciò che vi risiede nell'inconscio crea un onda di energetica ed attrae determinate situazioni.
 
Le situazioni irrisolte di qualsiasi genere siano, un disagio fisico, una situazione economica o un incomprensione nella coppia, devono renderci consapevoli del fatto che sono arrivate nella nostra vita perchè noi le abbiamo attratte:
- Per superare il problema definitivamente;
- Per chiudere un cerchio e crescere;
- Per diventare conduttori della propria vita.


Ma fino a quando la situazione non viene risolta, tenderà a ripetersi. Per attrarre l’armonia e la gioia è necessario risolvere il problema, chiudere il cerchio, altrimenti continuerà a ripresentarsi nella propria vita quello stesso problema in quello stesso campo e magari anche dopo anni.
Fa parte di noi noi, gli orientali direbbero che è il nostro karma.

E per risolvere il problema è necessario comprendere il messaggio che esso porta con sè. La situazione stessa ci porta dunque un messaggio. 
In ogni “apparente problema”, in ogni sofferenza si trova un messaggio da comprendere. 
È innanzitutto qualcosa che noi dobbiamo per prima cosa riconoscere in noi stessi per poi risolvere.

Nella fisici quantistica si è scoperto che è la nostra energia. Sono le vibrazioni che vengono emesse dal mondo interno in noi al mondo esterno creando l'esperienza emozionale che tratteniamo nell'inconscio, e nel corpo fisco.

L’apparente “problema” va risolto, va “guarito” altrimenti continuerà a ripresentarsi come un loop, un criceto che gira, gira, nella sua ruota.
Nella psicologia vengono chiamati i nostri “copioni” che tendiamo a ripetere.

Quindi ogni evento anche se ci appare negativo in effetti lo abbiamo attratto noi alla nostra vita, perchè in effetti c’era già nel nostro profondo ed ora riappare di nuovo per essere risolto. 
Dobbiamo essere abbastanza aperti per capire il messaggio. 
Un’ esperienza apparentemente non gradevole può essere un dono, una lezione per pulirci e migliorare.
Non arriva per farci del male ma al contrario per guarirci, per ricollegarci all'Anima.
Per chiudere definitivamente il cerchio, bruciare il Karma.
Risolviamo il problema affrontando l’evento e ringraziamo l’energia universale che ce lo ha mandato, perchè la nostra anima o la nostra parte energetica lo ha richiamato per risolverlo e quindi per crescere. Quindi è indispensabile risolvere i conflitti e quindi ringraziarli per averci trasmesso un messaggio che ci è stato utile per diventare più forti e per essere liberi.
Anche nella situazione apparentemente più dolorosa c'è un messaggio da capire, un dono!

"Le pietre preziose, i diamanti vengono trovati nelle miniere, in profondità, nelle viscere della terra. In genere non si riconoscono subito perchè sono ricoperti di materie calcaree, sabbia cristallizzata, terra e metalli ossidati. Apparentemente appaiono come sassi o detriti. Occorre innanzitutto riconoscerli e solo con l’esperienza questo è possibile. Poi vanno puliti con acidi, levigati e dopo un’accurata lavorazione possono emanare tutta la loro bellezza, la loro lucentezza, riflettere meravigliosi arcobaleni. 
Eppure se ne stavano là, sotto terra, ma al loro interno era celata una incredibile luce e bellezza."

Questa metafora ci può far comprendere il valore profondo di un’ esperienza che appare dolorosa. In realtà quel dolore nasconde un dono che deve uscire allo scoperto. Nell'esperienza apparentemente buia c’è la prova della nostra luce e della nostra forza che utilizziamo per superarlo.

Solo comprendendo in tutte le sue sfumature, capendo che è arrivata perchè era parte di noi, perchè andava capita e risolta. Solo con la comprensione ed il perdono verso le altre persone che ne erano coinvolte noi possiamo essere liberi di realizzarci come lo desideriamo e far brillare la nostra anima come una pietra preziosa. 

Con la comprensione verso gli altri, verso noi stessi e verso il messaggio che la situazione portava con se, noi siamo liberi, puliti, disintossicati e quindi possiamo essere o fare qualsiasi cosa in allineamento con la fonte primaria dell’energia...

Si è, un tutt'uno con il nostro Sé, diventando conduttori della propria vita. 
G. Boccia

sabato 16 gennaio 2016

Ogni Cuore può fare la differenza

Risvegliamo il Pianeta... Ogni Cuore può fare la...
La danza della non accondiscendenza. Per favore uniamoci alla rivoluzione pacifica che cambierà il mondo!
Salve a tutti ...
Mi viene spesso chiesta la domanda: "Cosa possiamo fare?" Questo non sorprende in quanto la direzione verso cui sta andando il mondo sta diventando sempre più palesemente evidente.
Dunque, questo week-end mi accingo a lanciare un'iniziativa con un potenziale fantastico alla quale possiamo partecipare insieme senza neppure alzarci dalla nostra sedia.
E' facile, semplice, regala infiniti benefici personali a coloro che vi prendono parte e cambierà letteralmente il mondo se un adeguato numero di persone vi si dedicheranno per almeno 20 minuti al giorno. Più lo praticheremo meglio sarà, ma vi chiedo la disponibilità di almeno 20 minuti al giorno per un progetto che sto lanciando in questo week-end con il titolo: "Risvegliamo il Mondo – Ogni Cuore Può Fare La Differenza".
C'è anche un'estensione a questa iniziativa che io chiamo La Danza della Non Accondiscendenza.
Il nostro Cuore non è ben compreso. La maggioranza delle persone considera il cuore esclusivamente come una pompa elettrica mentre altri sono consapevoli del vortice energetico del chakra del cuore e parlano di diffondere amore dal cuore. Però poche persone sono consapevoli della vera natura e dell'infinito potere del cuore.
Sapete che il cuore possiede il campo elettromagnetico più potente nel corpo ed una sua intelligenza e consapevolezza? O che il potenziale elettrico del cuore è da 60 a 100 volte più potente di quello del cervello? O che ci sono più terminazioni nervose che vanno dal cuore al cervello rispetto ad ogni altro organo? O che i sentimenti di amore, gratitudine, premura ed apprezzamento sono 5.000 volte elettromagneticamente più potenti dei sentimenti di odio, rabbia, risentimento e così via^
E questo è solo l'antefatto....

Il Cuore non è solamente un organo. Funziona anche come una ghiandola endocrina che secerne degli ormoni che possono curare molte malattie, compreso il cancro. Il Dottor David Vesley, primario del reparto di endocrinologia, diabete e metabolismo dell'Ospedale James A, Haley di Tampa e professore di medicina, farmacologia molecolare e fisiologia preso l'Università della Florida del Sud, ha trovato che gli ormoni del cuore possono uccidere fino al 97% di cellule cancerose nelle colture nelle prime 24 ore!.
L'Istituto HeartMath negli Stati Uniti ed altri, sono giunti alla conclusione che il Cuore è fondamentale nello stabilizzare o destabilizzare emozioni e nell'armonizzare o disarmonizzare l'interazione tra il cuore stesso, il sistema nervoso ed il cervello. Questa è la trinità di Cuore, Mente ed Emozioni.
Quando questi tre sono fuori sincronia, anche noi lo siamo, ed il Cuore è il punto chiave per ciò. E' oggi stato dimostrato che il cuore è dotato di una sua innata intelligenza più avanzata del cervello, di un suo sistema nervoso, chiamato il "Cuore-Cervello" e si è trovato che è anche un organo di senso che decodifica e codifica informazioni.
Il Cuore comunica costantemente col cervello e con il resto del corpo attraverso il sistema nervoso, campi elettromagnetici, ormoni ed altre reazioni chimiche ed onde di pressione sanguigna. Abbiamo fatto molta strada dal considerare il Cuore solo come una pompa elettrica.
Attraverso il Cuore ed il Vortice di Energia del Chakra del Cuore, sentiamo emozioni e conoscenze intuitive. Il Cervello pensa, il Cuore sa. Quando abbiamo un'intuizione riguardo a qualcosa non abbiamo bisogno di sederci ed usare la mente per pensarci su, semplicemente sappiamo.

Se avete la conoscenza intuitiva che dovrete essere in un certo posto domani, non avete bisogno di ponderare i pro e i contro, i se e i ma. Voi semplicemente sapete che dovete essere lì. La mente ha bisogno di pensare e di cercare di far quadrare tutto, perché non conosce.
Il cuore nella sua espressione ormonale è connesso al sistema endocrino che include le ghiandole pineale e pituitaria nel cervello che fanno parte del senso psichico che chiamiamo Terzo Occhio. Il cuore è al centro di tutto.
Questo è il motivo per cui la cospirazione globale ha sistematicamente bersagliato il cuore umano. I manipolatori sono terrorizzati dal suo vero potere ed inoltre sanno quale sconvolgimento si scatena mentalmente, emozionalmente e fisicamente quando il cuore è in sincronia con il cervello ed il sistema nervoso.
Uno dei modi per fare questo è di manipolare eventi che innescano stati emotivi di bassa vibrazione ed emozioni sbilanciate. Ci vogliono arrabbiati, frustrati, paurosi, risentiti, depressi ed irritabili. Vogliono che chiudiamo il nostro cuore e farne uno spettatore nel processo di decodifica della realtà e delle percezioni.
Un mio amico, Mike Lambert, della Shen Clinic dell'Isola di Wight, mi stava raccontando di alcune fotografie Kirlian che ha visto che catturano il campo energetico dell'essere umano. Mi disse che riscontrarono che ci sono tante persone che non avevano alcuna attività energetica intorno al cuore quando invece quest'area dovrebbe essere un generatore elettromagnetico. Questo è il modo in cui il Sistema di Controllo mantiene oppresse le persone, scollegandole dal loro sé infinito e le rende schiave del dominio dei cinque sensi.

Una considerevole ricerca ha dimostrato che questo stato emozionale di bassa frequenza di vibrazione genera dei modelli di ritmi incoerenti e sbilanciati. Questo inoltre distorce la relazione tra il cuore, il sistema nervoso ed il cervello e tutto questo inferno può esaurire mentalmente, emozionalmente e fisicamente.. Possiamo perciò renderci conto del perché le malattie cardiache siano tra i peggiori killer sul Pianeta Terra – l'incoerenza del ritmo del cuore.
Questo è anche il motivo per cui lo stress ed altre emozioni causano attacchi di cuore e perché le persone muoiono di "cuore infartuato" quando l'impatto emotivo di un trauma o di uno shock innesca una grave incoerenza nel ritmo cardiaco. Questo è quello che causa un attacco di cuore. L'amore, la compassione, la premura e l'apprezzamento hanno dimostrato di poter fare il contrario. Conducono infatti a dei modelli ritmici coerenti del cuore.

Noi abbiamo il potere, più che il potere, di abbattere le mura della prigione vibrazionale se soltanto comprendiamo le basi di come tutto ciò funziona. Il Sistema di Controllo non è stato strutturato per caso affinché generasse energia cardiaca incoerente e pensieri dalle basse frequenze di vibrazione ed emozioni come stress, rabbia, frustrazione e depressione.
Questo viene fatto per mantenere l'umanità in uno stato di bassa vibrazione, incoerente, che genera l'energia che loro vogliono, incatena la gente in uno stato di chiusura mentale ed ignoranza e ... questa è grossa ... proietta un costante flusso di energia elettromagnetica sbilanciata e caotica nel campo di energia del cuore.
L'HAARP e tutte le tecnologie e radiazioni connesse sono quindi state usate per sopprimere ulteriormente lo stato vibratorio di quel "mare" e pertanto per manipolare i pesci e gli umani negli stessi stati a bassa frequenza vibratoria. Ciò crea un corto circuito in quanto le persone sono influenzate dal campo energetico verso stati incoerenti e quindi restituiscono questi schemi di nuovo nel "campo" per ampliare ulteriormente la sua influenza negativa.
Dobbiamo rompere questo corto circuito e trasformare il campo energetico individuale e collettivo dalla incoerenza da cui dipende alla coerenza che ci renderà liberi sia a livello individuale che collettivo. Possiamo manifestare armonia energetica dal caos manipolato. E in effetti lo faremo tramite Risvegliando il Mondo – Ogni Cuore fa la Differenza e la Danza della Non Accondiscendenza.

giovedì 14 gennaio 2016

"Un altro mondo" docufilm di Thomas Torelli

"Un altro mondo"
IL TEMPO
…la nostra civiltà occidentale ha creduto di poter misurare il tempo con gli stessi strumenti che usa per misurare lo spazio… lo spazio è una dimensione dei sensi, il tempo è una dimensione della mente…questa è una operazione di contrabbando logico, di pirateria mentale…
...il calendario cristiano, il calendario gregoriano, non fece altro che distruggere sistematicamente la sincronizzazione dell'uomo con la natura e con il movimento del cielo...  Questo strumento è stato il mezzo più importante che ha contribuito in maggior modo a cambiare la concezione dell'essere umano di oggi per fargli smettere di pensare che il tempo è l'unica cosa che abbiamo, l'unica ricchezza, è il tempo della sua vita, per trasformarlo in una merce.
Quello che fece fu istituire ufficialmente che la vita, il tempo di vita, può essere quantificato, comprato o venduto. Questo vuol dire che la vita non è più la nostra vita, ma è la vita di chi ci paga, che paga per il nostro tempo.
Abbiamo vissuto per migliaia di anni in un tempo artificiale, diviso a tavolino in 24 h, di 60 min. di 60 sec, cicli che non appartengono al tempo naturale e viviamo da millenni in questo tempo artificiale in cui ci siamo convinti che il tempo è denaro.
Il nostro tempo è diventato un incubo meccanizzato, la mattina ci sveglia una macchina, ci mettiamo in un’altra macchina che ci porta nel nostro luogo di lavoro dove, vogliamo scommettere che consiste nel mandare avanti macchine per tutto il giorno? E al termine di una giornata di lavoro di questo tipo ci rimettiamo in una macchina e torniamo a casa dove ci sono altre macchine che si incaricano di divertirci e nutrirci, al termine di un mese di questa vita riceviamo in cambio del nostro tempo, che è sacro, una quantità di denaro, che è l’ipnosi collettiva meglio riuscita su questo pianeta, e con quel denaro corriamo tutti contenti a comprare nuove macchine.

Il tempo è quello stratagemma per non far accadere tutte gli eventi nello stesso momento e lo spazio per non farli accadere nello stesso luogo

Nella lingua inglese present vuol dire sia regalo che il tempo attuale, il qui, adesso, quindi il presente è un regalo che l’eternità ci fa in ogni momento. Da che cosa è invaso nella vita di molti? Dalla paura che viene dal passato e l’ansia che viene dal futuro, ma se il futuro è figlio del presente la cosa migliore da fare nel presente è creare la causa per un futuro migliore.
La maggior parte della gente o vive nel passato, nei ricordi o nel futuro, pensando a quello che vorrebbe fare, poca gente vive nel presente, il presente che è l’unico tempo che abbiamo, una grande disgrazia che non permette di sincronizzarci con tutto quello che esiste.

IL DENARO

martedì 12 gennaio 2016

Un altro mondo è possibile… ma c’è bisogno anche di te.

Un altro mondo è possibile… ma c’è bisogno anche di te.

Un altro modo di vivere è plausibile, ma ci vuole una svolta epocale che non si può attuare senza conoscere cosa cambiare e come avrai intuito ci hanno sempre mentito ed ordito crudeli trame.

Ti sarai accorta/o che le cose non stanno affatto migliorando come invece continuano a dirci da decenni e come auspichiamo da sempre, ma niente da fare, pare che nulla possa cambiare, se non in peggio.

Sai perché accade? Mi duole, ma devo ammettere che la colpa è nostra, ci siamo sempre voltati dall’altra parte alle angherie, abbiamo evitato lo scontro ed eluso cocenti delusioni, adattandoci ad un ambiente che di fatto non abbiamo mai desiderato e ora?
Ora è il momento, credimi, non si può più aspettare, lo sai bene anche tu che bisogna invertire la tendenza e chi pensi che dovrà farlo? Già, tocca proprio a noi; se continuiamo il vecchio andazzo siamo già morti, no non si può più continuare è arrivata l’ora di re-agire.
Non hai bisogno di molto, basta desiderare il giusto per tutti ed agire affinché ciò avvenga mantenendo una tenace motivazione, questo so che puoi farlo, tutti possono farlo e se tutti lo faranno...

Fatti un regalo, cambia drasticamente, fa in modo di non riconoscerti più, fa in modo di essere cangiante, di riuscire in quel che prima avevi schivato, sii fiera/o di te stessa/o e fallo con uno scopo nobile, c’è da cambiare il mondo, c’è da diffondere un nuovo modo di vivere sereno e consapevole dell'evidenza che tutti siamo uno e tu hai iniziato dal tuo piccolo contesto a farti sentire.
Non sentirti sola/o, non lo sei affatto, anche gli altri vogliono farlo, stanno solo aspettando che qualche coraggioso inizi per “andargli dietro”, sarà un cambiamento inevitabile, ma graduale, la gratificazione del tuo operato invece sarà immediata e nessuno te la dovrà dare perché tu conosci il tuo valore, il tuo percorso e le tue profonde motivazioni.
Fai la differenza tra chi sei e chi sarai, c’è bisogno anche di te per uscire dall'illusione e dalla schiavitù per iniziare a vivere ed amare com'è nella nostra natura.

Marcello Salas

sabato 9 gennaio 2016

Dr. Tullio Simoncini: "Io non ucciderò più nessuno."

IO NON UCCIDERÒ PIÙ NESSUNO È UNA PERLA CHE PONE SIMONCINI AI VERTICI MONDIALI

LETTERA
BEN VENGA IL DR SERGIO SIGNORI
Caro Valdo, Per un attimo ho esitato se inviarti questa mia riflessione, ma il dubbio si è subito dissolto, perché sono sicuro che capirai il suo contenuto per il verso giusto. Ben venga questo  dr Signori, questo altro patriota che si va ad aggiungere ai tanti che hanno espresso le loro idee, convinzioni, proposte nell'ambito di uno stile salutare di vita, di cure alternative e del pensiero positivo.

UNA CATEGORIA DI PROFESSIONISTI MIGLIORATIVI
Il pediatra di Roma che ha scritto una lettera a tutti i suoi colleghi sull'importanza di una alimentazione vegana e del pericolo dei vaccini. L'internista pugliese che acquistò pure una mia macchina dell'acqua e che al telefono mi disse di essere convinto vegano, oltre che critico delle cure medico-farmaceutiche. La dottoressa di Milano che assistette il padre del giornalista affetto da un tumore al cervello e poi guarito grazie a succhi vegetali ed acqua ionizzata. E poi tutti quelli che tu conosci e che hai citato. Gente tutto sommato valida e che forma a modo suo una categoria.

LA LORO CARATTERISTICA COMUNE E LIMITANTE STA NELL'INCOERENZA DI TENERE BEN STRETTI I LORO PRIVILEGI
Ma ciò che mi risulta evidente é che qualsiasi evento spiri, essi indistintamente rimangono al loro posto nel carrozzone ammuffito e sgangherato del sistema medico-farmaceutico. Succede forse che l'internista, non prescriva più inibitori della pompa protonica, anticoagulanti, antiaggreganti, betabloccanti, statine, e quella miriadi di farmaci che fanno parte integrante del suo lavoro? Succede forse che gli oncologi, internisti, cardiologi presenti ai seminari di Libero Manco, non prescrivano più oltre ai farmaci, le cure chemioterapiche, le radioterapie, le chirurgie amputanti e tutto il resto?

LA DIFESA DEGLI IDEALI VA ATTUATA SENZA RISERVE
Continuano a farlo, perché altrimenti sarebbero radiati dalla organizzazione a cui appartengono e quindi continuano a prescrivere quelle cure che, per coerenza e linearità, dovrebbero invece condannare e rifiutare di prescrivere. Ecco perché ribadisco sempre che gli ideali si difendono sino a che questo comoda, fino a che questo non costa troppo in rischi e pericoli..

L'INTERVISTA DEL DR SIGNORI NON È LIBERA DA CONTRADDIZIONI
Cito il dr Sergio Signori nella sua intervista. "Ciononostante non voglio sconsigliare di farsi operare o di fare la chemioterapia in assoluto". In realtà, nella sua intervista dà molta importanza all'atteggiamento mentale, ma non prende mai una posizione esatta e netta sulla alimentazione o sulla non cura.

LODE PERTANTO AL DR TULLIO SIMONCINI
Conosco un solo professionista coerente con le sue idee e le sue scelte. Uno che ha pagato e sta pagando di persona con il coinvolgimento dei suoi cari in termini di reputazione e di finanze. Uno
che gira ramingo per il mondo come uno zingaro, a dare seminari e dimostrazioni delle sue convinzioni. Un medico radiato, accusato ingiustamente delle peggiori infamie. Uno che imperterrito, ed anche dissanguato in termini di risorse, ma che continua a combattere come un leone contro tutti. Parlo di Tullio Simoncini, brillante medico-chirurgo, diabetologo, endocrinologo, oncologo, laureato in filosofia e quasi in fisica.

AL DI LÀ DEL BICARBONATO, HA AIUTATO A GUARIRE UNA MIRIADE DI PERSONE
Al di là di cosa si possa pensare di una molecola così innocua e naturale come il Bicarbonato di Sodio, ha aiutato a guarire una miriade di malati di cancro di tutte le età, compresi bambini, medici , preti. Non mancano testimonianze scritte, video, referti ospedalieri e nonostante tutto viene perseguitato.

IO NON UCCIDERÒ PIÙ NESSUNO
Perché mai non è rimasto comodamente al suo posto di professionista medico, con una carriera brillantissima in esecuzione e con prospettive future allettanti? Si poteva limitare solo a consigliare e a cautelarsi, come ha fatto questo medico Sergio Signori. Alla direzione dell'ospedale dove esercitava e dove, grazie alle sue cure, aveva salvato da morte sicura un bambino oncologico in coma irreversibile, quando gli chiesero di attenersi ai protocolli oncologici, Simoncini rispose con le seguenti parole: "Io non ucciderò più nessuno", e se ne andò via sbattendo le porte in faccia sia ai suoi colleghi che alla direzione ospedaliera.

CONDANNA CORAGGIOSA ED EROICA DEL SISTEMA SANITARIO
Penso che pochi abbiano veramente letto il suo libro "Il Cancro è un fungo", dove con vero grande coraggio, condanna il sistema sanitario e quello farmaceutico, mettendoci acuta precisione e dettagliate prove. Lo hanno attaccato così brutalmente perché non era il solito medico di casa o il medico alternativo che presenta la sua puntuale nuova terapia. Lo hanno attaccato perché era uno di loro, un oncologo, un diabetologo, un endocrinologo, un medico chirurgo, dunque un traditore.

PALADINO DELLA SANA ALIMENTAZIONE
E Simoncini propaga anche la sana alimentazione. L'ho visto rimandare indietro in corsia un piatto di broccoletti, come facevo pure io d'altronde, per essere stati ripassati impropriamente in padella. L'ho visto condannare le pizze alla mozzarella, i fritti, i latticini, il caffè e tutte le cose aberranti che noi ben conosciamo.
www.curenaturalicancro.org
LA BELLEZZA DI MUOVERSI E DI PENSARE IN TUTTA LIBERTÀ NON HA PREZZO
È anche per questo che il fisico ed il medico dr Fidel Natarella risulta oggi indenne ed immunizzato. È per questo che ogni giorno corre incessantemente in ogni angolo del mondo, attratto da mille interessi e curiosità. È per questo che, pur non rinunciando alla libera scienza e alla filosofia salutistica, ha ridato importanza e dignità alle sue diversioni sportive tipo tennis e golf, alle sue esilaranti evasioni artistiche e danzanti. È per questo che ha posto su un piedistallo le cose belle dell'esistenza, diventando amante della vita leggera, rilassata e conciliante, diventando patito della pittura, del riso, del canto, della musica, del divertimento e dell'amore con la A maiuscola e delle bollicine frizzanti con la B maiuscola. Un abbraccio.
Fidel

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mercoledì 6 gennaio 2016

Quando il non fare diventa abbondanza - L’economia tribale

L’economia tribale: quando il non fare diventa abbondanza

Fonte http://www.emergenzeweb.it/

di Matteo Minelli

La Civiltà ci ha indotto a credere che le popolazioni tribali lottino perennemente per garantirsi la mera sopravvivenza quotidiana. L’estenuante ricerca di acqua e cibo, la deprimente realizzazione di rifugi temporanei, le marce sfibranti; queste soltanto sarebbero le attività che dall’alba al tramonto riempiono le giornate dei membri delle tribù. Immense e spossanti fatiche volte ad ottenere solo il minimo necessario, e talvolta nemmeno quello. È ovvio che, nell’ambito di questa ricostruzione, la natura avversa, l’assenza di tecnologie, la disorganizzazione e l’incompetenza sono gli elementi indicati come le cause  principali della terribile condizione in cui da sempre versano i “selvaggi” di tutto il pianeta. In definitiva l’economia tribale sarebbe un’economia della miseria, in cui è già un miracolo riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena.

Fino agli anni settanta nessuno, nemmeno all’interno del mondo antropologico, si arrischiò a mettere in dubbio questo racconto dogmatico che oggi invece ci appare per quello che è: una mistificazione totale della realtà. Il merito di questa rivoluzione copernicana nell’ambito degli studi sui sistemi produttivi tribali è da ascrivere a Marshall Sahlins e al suo saggio L’economia dell’età della pietra. Prendendo in esame alcuni dei popoli tradizionali considerati più svantaggiati, tra cui i cacciatori-raccoglitori aborigeni della terra di Arnhem e i boscimani del Kalahari, ed esaminando una vasta schiera di dati numerici, Sahlins capovolse la visione dominante e ci offrì per primo un’analisi schietta delle autentiche condizioni economiche di queste tribù.

La conclusione a cui giunse è che i cacciatori raccoglitori, nonostante le condizioni ambientali assai sfavorevoli, di certo non si ammazzano dalla fatica. Il periodo giornaliero dedicato al procacciamento dei beni primari come cibo, acqua e ricovero varia in media dalle tre alle quattro ore. Oltretutto il lavoro procede in maniera intermittente e, se le condizioni materiali del gruppo lo consentono, può essere interrotto perfino per diversi giorni.
Vecchi, bambini e giovani di ambo i sessi sono totalmente esentati dalla ricerca del cibo mentre le donne hanno spesso “orari di lavoro” inferiori a quelli dei propri compagni. La stragrande maggioranza del tempo quotidiano di ogni individuo è impiegato in attività ludiche, ricreative, culturali e soprattutto in riposo. Se per i latini l’ozio è il padre dei vizi, per i figli della tribù soste, pause e lunghe interruzioni di tutte le attività pratiche sono il sale della vita. Inframmezzare le occupazioni strettamente necessarie con momenti di break, quali chiacchierate, giochi e spuntini è semplicemente la norma.

Dal 1972 – anno di pubblicazione di L’economia dell’età della pietra – ad oggi, molte ricerche confermano le tesi di Sahlins e questo, nonostante, le società tradizionali su cui abbiamo la maggiore quantità di materiale etnografico siano caratterizzate da un peggioramento della qualità della vita, dovuto principalmente all’incontro con noi uomini della Civiltà. Lo studio delle popolazioni tribali, infatti, avviene quando esse sono state da tempo sradicate dalle loro terre ancestrali e sospinte in aree geografiche ostili e con scarse risorse ambientali. I raccoglitori di oggi, gli agricoltori taglia e brucia, i pochi autentici nomadi, le tribù incontaminate sono in realtà gruppi di profughi che, in certi casi da diversi secoli, vivono ai margini degli ecosistemi più accoglienti, quelli che puntualmente ci siamo riservati senza averne alcun diritto. Deserti e ghiacciai, tundre e foreste tropicali sono gli ambienti da cui uomini e donne coraggiosi traggono tutto il necessario per vivere dignitosamente e senza utilizzare un’unità di energia in più di quelle strettamente necessarie. Come ci riescono?

Questo piccolo grande miracolo risulta possibile grazie ad una serie di strategie a lungo spettro messe in campo dalle varie comunità. Tattiche legate dal medesimo filo conduttore: il non fare

Il paradigma del non fare si declina attraverso una serie di pratiche che rappresentano perfettamente la negazione di tutti i concetti economici che abbiamo ben piantati nella testa
Mentre noi puntiamo ad aumentare costantemente le produzioni i popoli tribali mirano a diminuirle, mentre noi inseguiamo la continuità del lavoro loro lavorano a intermittenza, mentre noi sfruttiamo ogni risorsa ambientale disponibile loro si rifiutano categoricamente di utilizzare buona parte delle risorse dei territori in cui vivono. 
Discontinuità, sottoproduzione, inefficienza; tutto ciò che ci spaventa e che vediamo come un pericolo nella tribù è una parte importante della ricetta che porta ad un economia dell’abbondanza. Fu proprio Sahlins per primo ad indicare le società dei cacciatori-raccoglitori come società dell’originaria opulenza. Una definizione che evidentemente ha infastidito e infastidisce ancora chi non vuole accettare che la macchina produttiva tribale, senza grandi sforzi e molto ad di sotto delle sue possibilità, riesce ad assicurare la soddisfazione completa di tutti i bisogni materiali della comunità. E allora come altro si potrebbe definire, se non società opulenta, quella società in cui tutte le necessità sono perfettamente appagate dal lavoro, scarso e discontinuo, di una parte della popolazione?

È evidente quindi che la Civiltà bolla, ancora oggi, come incapacità cronica di incrementare la  produzione, quella che in realtà si dimostra essere una scelta accuratamente meditata, figlia di una volontà ben precisa. Una volontà radicata fin nel nucleo sociale di base, quello della famiglia. Il modo di produzione domestico nelle tribù, infatti, è per sua natura stabilmente avverso alla formazione di surplus, così come è avverso alla mancanza cronica di risorse. Nella famiglia, come nell’intera società, prevale l’ideale di autarchia economica, che è alla base dell’indipendenza politica dell’intera società. Essere in grado di sostenere in autonomia il proprio nucleo familiare e la propria tribù mette infatti gli individui al riparo dal perdere la propria libertà. Ovviamente questo ideale non si realizza sempre e ovunque. Le mutazioni climatiche, le avversità ecologiche, le influenze esterne, le nuove necessità possono condurre un gruppo a sentire il bisogno di un alimento, un oggetto, un materiale che al momento non possiede. Ed è questo il motivo principale dell’incontro inter-tribale, degli scambi, dei flussi di beni più o meno intensi.

Da tutto ciò che abbiamo detto si evince che il settore economico, così come quello politico, nelle società tribali si sviluppa sotto il rigido controllo dell’intera comunità e possiede dei limiti ben definiti, impossibili da valicare. L’economia non è il campo in cui realizzare patrimoni, realizzare oggetti e nemmeno realizzare se stessi. Il settore produttivo deve servire esclusivamente ad assicurare il procacciamento di quei beni considerati indispensabili alla vita di ognuno. Agli uomini tribali sembra chiarissimo che l’economia, sciolta da ogni vincolo, finisce per fagocitare la stessa società in cui è nata, attraverso l’innesco di quelle disparità e ineguaglianze che da sempre essi rifuggono. La divisione in ricchi e poveri, lo sfruttamento reciproco, l’alienazione, i disastri ambientali sono il prezzo che le società del primato economico debbono pagare. Un sacrificio che i “selvaggi” si guardano bene dal voler compiere.
Un sacrificio che noi ritualmente rinnoviamo ogni giorno sull’altare della Civiltà.

martedì 5 gennaio 2016

L’agricoltura naturale o «del non fare» di Masanobu Fukuoka

Fukuoka: l'agricoltura del non fare

Il 16 agosto 2008 Masanobu Fukuoka dalla sua casa nel sud del Giappone ha lasciato questo mondo, cosciente di quanto stava avvenendo e in pace.

Forse nessuno come lui ha dato prova di come un'agricoltura contadina, senza macchine, basandosi solo sulla natura, possa essere l'unica vera attività ecologista, capace di risanare la terra. Col suo metodo, che ha chiamato agricoltura naturale o «del non fare», ha sfidato l'agricoltura industriale dimostrando che l'uomo con le sue sole  mani, un falcetto e poco più, è in grado di battere in produttività le macchine, i concimi chimici, i diserbanti, le varietà scientifiche e tutte le multinazionali agroalimentari, con costi quasi nulli e quindi praticando prezzi al pubblico più bassi dei supermercati e producendo alimenti di una qualità praticamente irraggiungibile da qualsiasi altro metodo.

Un'agricoltura rivoluzionaria
Coloro che ne hanno sentito parlare e hanno letto i suoi libri hanno avuto la sensazione di trovarsi davanti alla proposta ecologica più rivoluzionaria. Fra loro moltissimi lo hanno cercato, letto e ascoltato, alcuni hanno provato a mettere in pratica le sue lezioni, pochi ci sono riusciti e sono diventati dei punti di riferimento essenziali (il più importante è Panos Minikis in Grecia) ma diversi hanno rimandato l'impegno a una futura propria conversione e a un più radicale cambiamento di vita. La differenza fra quella di Fukuoka e gli altri tipi di agricoltura biologica è che la sua capovolge radicalmente i pilastri della modernità. Eppure a guardare bene si riduce a poche cose: avvolgere i semi in palline di argilla, impiantare trifoglio nano nei campi di grano, dopo la battitura del grano ributtare nel campo tutta la paglia, mietere a mano e battere con una piccola macchina a pedale, disegnare dei campi di mille metri quadrati, seminare ortaggi come piante selvatiche... Queste semplici azioni, anche se capaci di grandi risultati, non bastano a sfamare l'ansia che abbiamo di combattere quelli (multinazionali ecc.) che stanno facendo più male alla natura.

Schiavi della tecnologia
Siamo cresciuti nella civiltà della tecnica, nella prostituzione alla tecnica, che coincide con la mancanza di cultura diretta, sostituita da manuali di funzionamento. Non abbiamo identità e siamo pronti a buttar via l'ultima tecnica utilizzata non appena ce n'è un'altra che crediamo (ma siamo creduloni abbagliati da perline) più efficiente e moderna. Come figli del XX secolo siamo abituati a passare molto tempo assorbiti da macchine di metallo e plastica che sono diventate il nostro ambiente, abbiamo difficoltà a dare un'importanza esistenziale, alimentare alla natura, che riusciamo solo a concepire come panorama, al massimo col vetro tirato giù. L'agricoltura naturale impone di uscire dalla dipendenza meccanica, di trasformare i semplici atti di seminare, mietere manualmente (solo oche ore di lavoro fisico in un anno), spargere la paglia, in modi d'essere, restando fedeli alla loro semplicità. Verso il tramonto della sua vita, Fukuoka si è dedicato con tutte le forze alla lotta contro la desertificazione avanzante. Grazie al suo impegno milioni di palline di argilla sono state sparse, anche con l'utilizzo di aerei, in zone semidesertificate della Grecia. Dopo gli ultimi immensi incendi dei boschi, è apparso chiaro che questo modo di semina è il più a buon mercato e insostituibile là dove si tratta di rinverdire grandi estensioni di territorio.

La filosofia del non fare
Ma il messaggio più forte di Fukuoka è stato proprio quello del non fare, di staccare dalla modernità e riscoprire la mancanza di valore di questa corsa al progresso, di guardare alla natura come opera di Dio, come forma della sua volontà e provvidenza. Il sorriso rimasto sul suo volto dopo la morte non è solo pienezza ma anche incoraggiamento per noi che restiamo.
Articolo tratto da Terra Nuova - Ottobre 2008

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