sabato 20 dicembre 2014

Chi è veramente bravo è connesso al Cuore!

Mahat: Uomo Nuovo?

Quando incontrai la prima volta Mahat mi colpì il suo sorriso che sembrava parlasse chiaro e forte e che rassicurando dicesse: "fratelli e sorelle miei siate tranquilli"!!

Eravamo a San Benedetto del Tronto alla conferenza di Masaru Emoto, quando ad un certo punto abbiamo sentito un tonfo nella sala e di colpo tutta la sala si è girata aspettandosi il peggio. Era caduta la telecamera di Mahat il quale con un grande sorriso ci disse di stare sereni… la sala tirò un respiro di sollievo sincronizzato.
Sono un’antropologa e mi considero una ricercatrice indipendente, con una grande passione per la pacifica società gilanica, la nostra grande eredità europea. L’antica Europa, il Medio-Oriente, l’Anatolia e Creta minoica possono essere definite società gilaniche, cioè sistemi sociali equilibrati: né patriarcali né matriarcali. 

Esistono due modelli base di società: il primo è quello dominatore, cioè quello che viene comunemente detto patriarcale o matriarcale, dove vige il predominio di una parte dell’umanità sull’altra; il secondo è quello mutuale in cui le relazioni sociali si basano principalmente sull’unione e sulla collaborazione, dove diversità non è sinonimo di inferiorità né di superiorità.
Il mio più grande desiderio è quello di realizzare la società gilanica attualizzata al presente, anche perché sono convinta che, se veramente ci vogliamo salvare in quanto specie vivente, non credo abbiamo altra scelta... 
Infatti utilizzando i modelli di organizzazione sociale dominatore e mutuale per l’analisi del nostro presente e nostro potenziale futuro, possiamo iniziare a superare le consuete dicotomie, tra destra e sinistra, capitalismo e comunismo, religione e laicismo, maschilismo e femminismo, comprendendo il quadro più ampio che deriva da una considerazione omnicomprensiva della realtà.
Un altro elemento importante da considerare in questa analisi è l’istinto di conservazione insito negli esseri umani, insieme al bisogno di unione. Questi impulsi “evolutivi” della nostra specie, oltre che agire per la sua salvezza, stimolano, gli animi più sensibili, anche ad avere coscienza della necessità di trasformare il sistema tuttora persistente da dominatore a mutuale.

Soprattutto tra gli individui più svegli che si fanno le giuste domande sulla realtà attuale, su come uscirne e come trasformarla, c’è una crescente consapevolezza che la nuova e maggiore coscienza della nostra mutualità globale dipenda da un riesame e da una trasformazione fondamentale dei ruoli sia dell’uomo che della donna, per iniziare finalmente a sperimentare cosa significhi vivere come "esseri umani completi".

Mi ero sempre chiesta come poteva essere l'uomo (il maschio) di un futuro mutuale?
Conosciuto Mahat arrivò la risposta... Mahat è uno dei pochi uomini che conosco con la mente connessa al cuore, un cuore grande che abbraccia e riscalda chiunque incontra, nonostante i propri limiti individuali che non ha bisogno di nascondere.
Emisfero sinistro collegato all'emisfero destro, un equilibrio che non svilisce né il femminile né il maschile, indirizzando così ogni sua azione verso la preservazione della specie con soluzioni ispirate e creative. Infatti solo quando si è connessi al cuore includendo e ascoltando con rispetto la realtà femminile si riesce a vedere la vera Giustizia, quella divina, naturale. 
Ancora oggi il voler essere "politically correct" a tutti i costi, essere "ubbidienti" sotto una piccola classe dominante di un sistema sociale basato sulla violenza e la predazione, indica solo che si è complici dello stesso sistema psicopatico-parassita, non certo un/a bravo/a ragazzo/a. 

Sarebbe ora di rivedere che cosa significa essere “bravi ragazzi” o “brave persone” perché è giunto il tempo della consapevolezza e della caduta dell'inganno perpetrato su un popolo di ciechi.
Quando ho visto l'infinito Amore e Coraggio nel sorridente Mahat, amante della vera Giustizia, ho compreso quali potevano essere le caratteristiche dell'Uomo Nuovo Mutuale... e so anche per certo che chi è veramente bravo/a è connesso/a al Cuore!
Angela-Patrizia 
http://essereumanoinarmonia.blogspot.it/2014/10/mahat-uomo-nuovo.html

La paura di amare


L’insegnamento da parte del Maestro Gesù è stato chiaro, invitandoci ad amare il prossimo come noi stessi.
L’indicazione è stata data, anche affidabile direi, aggiungendo il fatto che non ci mancano di certo le occasioni per migliorare il nostro rapporto con l’amore, ma è anche vero che, molto spesso, le occasioni che si presentano non corrispondono alle nostre aspettative e quindi non vengono colte.
Il problema è sempre la condizione della coscienza umana, intrisa di limiti, che si rapporta con la possibilità di amare come un elefante in una cristalleria. Comunque si muova qualche danno lo procurerà e, nella sua ricerca spasmodica dell’amore, si troverà a fare i conti con un “calesse”, tanto per citare un famoso film di Massimo Troisi.
Gli avvertimenti di certo non mancano, la propria vita ne è una testimonianza, ma fino ad un certo punto il crepitio dei vetri proprio non viene colto, se ne percepisce solo un rumore lontano che a volte cattura la nostra attenzione, ma è un attimo, per poi ritornare ai propri automatismi, al proprio ritmo, proprio non ce la si fa a mettere insieme l’effetto con la causa.

Questa non è una materia molto conosciuta e l’ignoranza la fa da padrona, per questo si ha paura di amare, paura di perdersi nell’ignoto, temendo di essere annullati e di perdere la propria identità, proprio perché non si conosce. Lo stesso dicasi per la modalità apparentemente opposta, attraverso la quale ci si annulla a priori, tanto per mettersi avanti con i lavori, ma anche in questo caso la paura di amare prevale, perché si desidera essere trattati male per poi respingere, mentre nel caso precedente tendiamo a trattare male in anticipo.
Questo è il “dramma” che si compie nel genere umano, orde di esseri, ognuno con una sua idea di amore, che si aggirano per il pianeta Terra con il loro bagaglio di illusioni, un amore da cioccolatini, come mi diverto a definirlo, quelli che al loro interno è posto un biglietto con una frase che dovrebbe risvegliare la nostra capacità di amare.
Mangiamo pure tutti i cioccolatini che vogliamo, e leggiamo tutte le frasette ad effetto che parlano d’amore, ma mi sa che dovremo battere altre strade. Non possiamo dipendere dai cioccolatini, scusate l’ironia, un po’ perché non possiamo ricorrere a loro ogni qualvolta l’amore si dimostra ostico, un po’ per l’aspetto economico, perché alla lunga può divenire una spesa importante, un po’ per la salute perché diverremo ciccia e brufoli.

Come si fa a non avere paura di amare, se a nostra volta non amiamo noi stessi? Semplice no? Anche se “banale”, qui sta la difficoltà ad amare, perché proiettiamo sugli altri le nostre paure, senza renderci conto che siamo attratti proprio da esse, d’altra parte come si fa a cambiare ciò che non si conosce? Sembra fantascienza vero? Ma come pensate sia possibile che ci si ritrovi sempre e comunque nelle medesime condizioni? Poi in realtà non è così, ma la sensazione che proviamo è proprio questa.
Non ci accorgiamo che siamo proprio noi a creare queste condizioni perché, intimamente, sentiamo un insopprimibile bisogno di amore, un senso di unità che ci appartiene da sempre, verso il quale stiamo tendendo con tutte le nostre forze. Siamo un po’ come dei “gatti in amore”, e ci sta che qualche volta veniamo investiti, ma fa parte del gioco, perché ogni volta un frammento d’ignoranza viene espulso, facendo spazio ad una maggiore cedevolezza.

La paura di amare si vince con tenacia, perseveranza e un po’ di follia, perché è cedendo che si riceve, ma sappiamo anche quanto questa parola abbia connotazione negativa nel genere umano. Eppure non possiamo fare altrimenti, siamo nati da un atto d’amore e verso l’amore stiamo andando, in mezzo c’è tutto quello che ancora ce lo impedisce, tutto quello che ancora non conosciamo.
Ciò che è unito produce benessere, ciò che è separato malattia. Basterebbe questo per sospingerci ad amare un po’ di più, cogliendo nell’altro ciò che ci unisce. Rimanendo legati con forza a questo, anche quando le malie del male e le sirene della nostra personalità faranno di tutto per farci allentare la presa, riusciremo ad andare oltre noi stessi. Se invece rientreremo nell’alveo del lamento e della recriminazione avremo a che fare con un terreno fertile, nel quale affermeremo la nostra impotenza di fronte all’amore.
Non mi amate come io voglio? Quindi, non mi farò amare da voi! Mi sa che questo sarà un titolo di un prossimo articolo. Forza e coraggio, siamo tutti in grado di amare
http://www.yogavitaesalute.it/la-paura-di-amare/

venerdì 19 dicembre 2014

Come Superare la Solitudine e Riconnettersi con la Vita

by Diletta Marabini
La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista.
Bernardo Bertolucci
Ci sono momenti nella vita in cui anche mentre sei circondato di persone avverti un senso profondo di solitudine interiore.
Continui a svolgere le tue attività di routine ma senti quella sensazione di vuoto nel petto, o un grosso macigno nello stomaco.
Ormai la riconosci.
È il senso di solitudine e la percepisci chiaramente quando ti senti disconnesso dalla vita, da te stesso e dalle persone che hai intorno.

Come superare la solitudine quando sembra cosí profondamente radicata dentro?
Nonostante in questo momento ti sembra che poche cose abbiano un senso e sei pervaso da un senso di disperazione e tristezza, puoi guarirla, alleviarla e passo dopo passo tornare a vivere pienamente e al massimo della tua gioia.
Ci sono 3 passi preziosi e necessari da fare per riconnettersi con la vita in modo autentico:

#1 Prendere Consapevolezza

Non fare finta di niente.
Scegli di portare la massima consapevolezza a quello che stai vivendo.
Porta l’attenzione a come si sente il tuo corpo, al vuoto che avverti nel petto e alla tensione nella gola, ascolta quel macigno che rende il tuo corpo pesante e contratto.
Quando permetti alla tristezza di essere ascoltata, hai appena fatto il primo passo per liberarla e lasciarla andare.

#2 Accettare

Non fuggire.
Istintivamente molte persone sono portate a riempire i momenti di vuoto e solitudine con qualsiasi cosa li distragga.
Magari dormi più del necessario, cerchi freneticamente di iniziare nuove relazioni, ti rifugi nella televisione, nelle uscite o in attività superficiali e con poco senso.
Certo ti terranno occupato e ti sembrerà in qualche modo connesso con la vita.
Ma nessuna di queste cose funziona veramente, almeno non profondamente e tantomeno nel lungo periodo.
Sentirai la solitudine tornare nei momenti di vuoto, magari prima di dormire e nel tempo libero da altre attività.
Scegli di vivere questa emozione e ricorda che in quanto emozione, passerà.
Non può essere diversamente.
Nel frattempo dedicati alle attività e alle persone davvero significative per te, trovando il tuo equilibrio.
Un altro modo in cui molti affrontano la sensazione di solitudine è quello di incolpare se stessi cercando incessantemente i propri errori, le cose che avrebbero potuto fare differentemente e quelle che hanno sbagliato.
Questo perchè speri che identificando cosa c’è di sbagliato in te, potrai correggerlo e allora il dolore se ne andrà.
O almeno potrai dare un senso razionale a tutto questo.
Nella maggior parte dei casi questo peggiora le cose perchè ti porta ad entrare in un circolo senza fine di autocritica e pensieri negativi.
Potrai analizzare il perchè e il per come più tardi, ora non è importante.
Vivi l’emozione e trova il tuo equilibrio tra il sentire e il reagire.

#3 Praticare la Compassione

Ricorda a te stesso che non sei l’unico a sentirsi solo.
Sentirsi soli fa parte dell’esperienza umana, fa parte della vita e quasi tutti proviamo questa sensazione di tanto in tanto.
Cosa diresti ad un tuo amico che si sente cosí?
Lo abbracceresti o lo incolperesti?
Gli rivolgeresti parole di conforto o di critica?
Tratta te stesso come tratteresti il tuo miglior amico.
Sii compassionevole.
Guardati in prospettiva, senza giudicarti o condannarti.
E prenditi cura di te nei piccoli gesti di ogni giorno.
Trova conforto e supporto nelle persone care che hai nella tua vita.
Fai un respiro profondo, prendi il telefono e racconta loro come ti senti, chiedi aiuto nella forma di cui hai più bisogno.
A volte può bastare una parola, un abbraccio e un paio di chiacchiere.
Concedendo a te stesso di riconnetterti sinceramente con gli altri comincerai a sentirti emotivamente più forte e meno solo.

Per quanto ora ti possa sembrare strano la sensazione di solitudine porta con sè diversi vantaggi se esplorata e vissuta autenticamente.
Può essere un segnale cruciale per capire che è il momento di lasciare andare certe persone, certe relazioni o comportamenti del passato.
Ti sta sussurrando che è il momento di un rinnovamento, che hai bisogno di aria fresca e di qualcosa di diverso per stare davvero bene. Ascoltati e capirai di cosa.
La solitudine è spesso anche il segnale che precede un grande cambiamento nella tua vita.
Diventane consapevole, accettala e dona a te stesso amore e compassione.
Perchè ricorda : “È dall’ora più buia della notte che prende origine l’alba

Stiamo nel mondo online per sentirci meno soli

Bauman: “Stiamo nel mondo online per sentirci meno soli

CULTURA – La Rete ci permette di comunicare di più, sempre e dovunque permettendoci di superare il timore della solitudine. Ma le tecnologie informatiche e i media nascondono anche il pericolo di divenire nuovi strumenti di emarginazione sociale. Così si è espresso Zygmunt Bauman sul rapporto tra società e il Web 2.0.
Una brillante fotografa parigina ha pubblicato nel suo blog una serie di scatti fotografici che ritraggono la solitudine dei moderni iperconnessi. La sua gallery “Lonely Window” ha inteso evidenziare come l’aumento della connettività, senza alcuna interazione fisica, conduca a una nuova forma di solitudine. Un tema, quello della solitudine, attorno al quale ruota anche la riflessione del noto sociologo Zygmunt Bauman per spiegare la diffusione dei media digitali e la loro influenza nelle nostre abitudini quotidiane. Durante il ritiro del Premio Ernest Hemingway 2014, consegnatogli lo scorso fine giugno a Lignano Sabbiadoro, il novantenne professore polacco ci ha spiegato cosa pensa della tendenza verso una forma di connessione permanente. Sempre e dovunque. E le risposte alle nostre domande sono state profonde e originali. Come ormai ci ha abituato, il sociologo polacco naturalizzato inglese, divenuto famoso per la sua definizione di “modernità liquida”, non ha deluso le aspettative. Spingendo le sue osservazioni in profondità e con l’acume che lo contraddistingue Bauman ha ripercorso i cambiamenti sociali che sono intervenuti con l’introduzione di nuove tecnologie comunicative. E le ripercussioni hanno riguardato sia il comportamento sociale sia quello individuale. Un cambiamento notevole che ha segnato un’epoca. L’avvento di Internet e del web 2.0 sono state una vera e propria rivoluzione. E come in ogni rivoluzione, a pagarne le spese sono in particolare le persone economicamente e socialmente più deboli.

Professor Bauman, qual è il ruolo delle tecnologie informatiche nella nostra contemporaneità?
Questo è un argomento di ampio respiro. Noi sappiamo che queste tecnologie hanno rivoluzionato enormemente la nostra vita. Secondo le ultime ricerche sociologiche svolte in questo campo una persona, in media, nell’ambiente occidentale in cui ci troviamo a vivere, passa sette ore e mezzo al giorno davanti a uno schermo. Non davanti ad una vera faccia umana con cui palare, bensì davanti a un monitor. Le nostre vite sono divise, spaccate, tra due universi: l’universo online e l’universo offline. E questi due universi sono mondi regolati e disciplinati da regole estremamente diverse. Trascorriamo la nostra vita a cercare di riconciliare le esigenze contraddittorie che caratterizzano questi due mondi.

Mondo online e mondo offline: cosa differenzia questi due universi?
Innanzitutto ci sono delle attrattive associate al mondo online e alla tecnologia. La cosa più attrattiva di questo mondo è che riesce a rendere molto più facili dei compiti e dei problemi che sono difficili da risolvere nel mondo offline. Cioè online è più facile risolve certi problemi. Perché, secondo me, e non smetterò mai di ripeterlo, Mark Zuckerberg ha guadagnato i suoi cinquanta miliardi di dollari perché ha capitalizzato quello che è il nostro desiderio di evitare il disagio della vita.

Disagi ce ne possono essere molti. Qual è il disagio su cui i fondatori dei diversi social network hanno puntato?
Quello appunto di sentirsi soli. Perché c’è una cosa che l’online può garantire e che invece l’offline non può fare: cioè garantire la sicurezza che non si è mai da soli. La solitudine, ovviamente, è un problema sentito a livello generalizzato. Noi tutti abbiamo paura di restare da soli. E nelle società moderne, che sono diventate sempre più individualizzate, il tempo che trascorriamo da soli è diventato esponenzialmente maggiore. Quando uscì il walk-man, parlo veramente della preistoria della tecnologia, i pubblicitari utilizzarono un motto veramente contagioso per pubblicizzarlo: “Mai più soli”. E la parola chiave era proprio in quel “più”. Però il walk-man era lontano, ovviamente, anni luce dalla tecnologia attuale. Non era interattivo. Oggi abbiamo Facebook. Basta avere un account Facebook e non si è mai soli. Ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette, c’è sempre qualcuno a cui possiamo mandare un messaggio. Addirittura è più facile comunicare con i propri “amici” della Nuova Zelanda rispetto al nostro vicino di casa. Magari il nostro vicino di casa è uscito, magari è malato, magari sta ricevendo altre persone quindi non è online per noi, non è disponibile. Ma, nel mondo online, c’è sempre qualcuno di accessibile.

Quindi se ho ben capito la rete e i social network non ci abbandonano mai. Non ci lasciano mai soli.  È così?
Non dico che noi non siamo mai soli, ma che non ci sentiamo mai soli. Perché in rete c’è sempre qualcuno da contattare.
La presenza costante in Rete, nella nuova agorà pubblica, come cambia la nostra identità e i nostri rapporti con gli altri?
La possibilità di essere sempre presenti e di farsi vedere a livello pubblico conferma la propria presenza nel mondo. Il secondo vantaggio offerto dal mondo online è la possibilità di diventare personaggi pubblici senza bisogno di mediazione. Non è più necessario entrare a far parte di un programma televisivo o che si riunisca la redazione di un’importante rivista patinata e scelga di metterci in copertina. No, adesso si può fare tutto da soli. Si può diventare un personaggio pubblico semplicemente premendo un tasto. O basta mandare un tweet. Se si manda un tweet, improvvisamente si raggiungono mille, duemila persone. Da una parte si diventa pubblici, nel senso che si raggiungono tutte queste persone, dall’altra potresti avere dei seguaci. Se qualcuno mette “like” (mi piace) al tuo tweet non sei più solo una persona pubblica, hai anche dei followers e quindi vuol dire che tu vali qualcosa, che tu hai veramente un significato come persona. Questa potrebbe essere un’illusione che però è molto confortante. Grazie all’online la paura dell’emarginazione, del non valere nulla dell’esser escluso completamente dall’accesso alle cose che contano, non esiste più. E questo è uno dei grandi vantaggi associato al mondo online.

Professore, ha usato il termine “emarginazione”. Pensa che siamo entrati in un’epoca in cui l’esclusione sociale di alcune fasce di popolazione passi anche attraverso le tecnologie informatiche?
Potrei passare veramente delle ore a disquisire sulle differenze tra il mondo online e il mondo offline però lasciate che io citi almeno una differenza perché, almeno in potenziale, potrebbe avere delle ripercussioni davvero ingenti. Uno dei problemi con i quali noi ci dobbiamo confrontare nel mondo d’oggi è la presenza degli estranei. Estranei come persone che hanno opinioni diverse dalle nostre. Persone che ti sfidano e potrebbero addirittura criticare o non accettare le tue convinzioni. E questa presenza di queste persone estranee che ci circondano in un certo senso è inquietante, ci disturba, ci mette a disagio. È piena di rischi. Noi dobbiamo compiere notevoli sforzi per riuscire a negoziare, a trovare un modo di coabitare, con tutte queste persone che ci circondano e che sono diverse da noi. Ovviamente capita sempre più spesso di ritrovarci, in un mondo come quello di oggi, circondati da estranei. Grazie ai grandi movimenti migratori. Pensiamo, ad esempio, alla vita offline: noi ce ne andiamo per strada e non si può evitare il confronto con la varietà del genere umano. Si trovano persone diverse da noi ovunque noi ci giriamo. E quindi bisogna acquisire determinate competenze, determinati skills, per riuscire a negoziare la coesistenza con loro. Pensiamo al posto di lavoro, dove ogni giorno dobbiamo confrontarci con persone che la pensano in maniera diversa da noi. Anche i bambini che vanno a scuola hanno questi problemi. Anche nelle scuole, ormai, ci sono bambini che provengono da famiglie diverse, contesti culturali diversi, lingue diverse. Il mondo online invece è diverso da questo. Non è così.

Com’è il mondo online?
Il mondo online ha manifestato un grande paradosso. Internet ci da accesso ad una massa enorme di informazioni. Oggi, possiamo veramente sapere come vivono, cosa pensano, cosa sognino tutte le persone in qualsiasi angolo del pianeta si trovino ad abitare. Alcuni osservatori, all’inizio dell’era di Internet, sostenevano che questo potesse rappresentare una speranza verso un cambiamento. Verso una maggiore tolleranza e una migliore convivenza. Grazie al fatto che le persone, con tutte queste informazioni, amplieranno i propri orizzonti, riusciranno a capire che ci sono molti diversi esseri umani, riusciranno ad accettare gli altri perché sapranno più cose sugli altri. In realtà non succede proprio così. Perché chi sfrutta molto internet, non lo sfrutta per risolvere o confrontarsi con la gestione della diversità ma per spazzare questo problema sotto il tappeto. Per evitare la diversità. Evitare il confronto. Perché noi, nella nostra tastiera, abbiamo questo tasto magico che dice “cancella”. Non appena ci imbattiamo in qualcuno o in qualcosa che non è affine a noi, possiamo sempre cancellarlo. Ci circondiamo esclusivamente da persone affini che abitano il nostro mondo. L’effetto collaterale, veramente inarrestabile, ma che avanza in maniera costante, è il fatto che noi finiamo per perdere la capacità di creare una coesistenza nel mondo offline. Perché, se nel mondo offline, le cose diventano difficili da gestire, noi ci rifuggiamo online, dove vivono tutte le persone che la pensano come noi. Il mondo online rappresenta un’estensione del nostro Ego, della nostra autostima.

Quindi, in conclusione, potremmo dire che l’avvento di una nuova tecnologia all’interno di una società ne corrompe la struttura e i valori?
No. Concluderei dicendo che ogni nuova tecnologia che si affaccia all’orizzonte determina un guadagno e una perdita. Si perde qualcosa e si guadagna qualcosa. Dobbiamo semplicemente capire se in queste attuali tecnologie il guadagno giustifica le perdite.

mercoledì 17 dicembre 2014

ECCO PERCHE’ NESSUNO SI RIBELLA AL SISTEMA!!!

Perchè non siamo capaci di ribellarci?

Ti sei mai chiesto perché nessuno reagisce di fronte all’infame ondata di oppressione e abuso di ogni tipo che stiamo subendo? Non rimani perplesso del fatto che non succede assolutamente nulla, viste le tante rivelazioni di casi di corruzione, ingiustizia, ruberie e prese in giro della legge e della popolazione in genere, alla quale si è rubato letteralmente il presente e il futuro? Ti sei mai chiesto perché non scoppia una rivoluzione di massa e perché tutti sembrano essere addormentati e ipnotizzati? 
In questi ultimi anni ogni tipo di informazioni che dovrebbe aver danneggiato la struttura del Sistema fino alle sue fondamenta, è stata resa pubblica, eppure questa stessa struttura continua a essere intatta senza neppure un graffio superficiale. Questo rende palese un fatto veramente preoccupante che sta sotto il nostro naso e al quale nessuno presta attenzione.
Il fatto che CONOSCERE LA VERITA’ non importa a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno.

L’informazione non è rilevante.
Rivelare i più oscuri segreti e renderli di dominio pubblico non produce nessun effetto, nessuna risposta da parte della popolazione per quanto i segreti siano terribili e scioccanti.
Per decenni abbiamo creduto che chi lottava per la verità, gli informatori capaci di svelare fatti nascosti o mettere in piazza i panni sporchi potevano cambiare le cose, potevano alterare il divenire della storia.

Siamo cresciuti in realtà, con la convinzione che conoscere la verità era cruciale per creare un mondo migliore e più giusto e di chi lottava per rivelare il nemico più grande dei potenti tiranni.
E forse per un periodo è stato così.
Oggi, però, "l’evoluzione" della società e soprattutto della psicologia di massa ci ha portato a un nuovo stato di cose: uno stato mentale della popolazione che non avrebbe osato immaginare il più alienato dei dittatori. Il sogno di ogni tiranno della faccia della terra: non dover nascondere né occultare niente al suo popolo.

Poter mostrare pubblicamente tutta la sua corruzione, malvagità e prepotenza senza doversi preoccuparsi di alcuna risposta da parte di quelli che opprime. Questa è la realtà del mondo in cui viviamo. E se credete che questa sia un’esagerazione, osservate voi stessi ciò che vi circonda.
Il caso della Spagna è lampante. Un paese immerso in uno stato di putrefazione generalizzato, divorato fino all’osso dai vermi della corruzione in tutti gli ambiti:
  • giuridico
  • industriale
  • sindacale
  • politico (soprattutto)
Uno stato di decomposizione che ha ecceduto tutti i limiti immaginabili, fino a infettare con la sua pestilenza tutti i partiti politici in maniera irreparabile.
Eppure, nonostante siano resi pubblici continuamente tutti questi scandali di corruzione politica, gli Spagnoli continuano a votare per la maggior parte gli stessi partiti politici, dando tuttalpiù alcuni dei loro voti a partiti più piccoli che non rappresentano in nessun modo una possibilità reale.
Ecco l’allucinante caso della Comunità Valenciana, la regione più rappresentativa del saccheggio vergognoso perpetrato dal Partito Popolare e dove, nonostante tutto, questo partito di autentici fuorilegge e banditi continua a vincere le elezioni con maggioranza assoluta.
Una vergogna inimmaginabile in nessuna nazione minimamente democratica.
E sfortunatamente il caso di Valencia è solo un esempio in più dello stato generale del paese: lì abbiamo il caso indegno dell’Andalusia dominata da decadi dall’altra grande mafia dello stato, lo PSOE, che con i suoi soci del Sindacato e l’appoggio puntuale della Sinistra Unita hanno rubato a piene mani per anni e anni.
O il caso della Catalogna con "Convergència i Unió", un partito di baroni ladri d’élite, tanto per dare un altro esempio. E potremmo continuare così per tutte le comunità autonome o il governo proprio centrale dove le due grandi famiglie politico-criminali del paese, PP e PSOE, si sono dedicate a saccheggiare senza alcuna moderazione.
E nonostante siano stati resi pubblici tutti questi casi di corruzione generalizzata, siano state rivelate le implicazioni delle alte sfere finanziarie e industriali con il tacito consenso del potere giuridico, la dimostrazione che in forma attiva o passiva riguarda il Sistema in tutti gli ambiti e si rende impossibile la creazione di un futuro sano per il paese, nonostante tutto ciò, la risposta della popolazione è stata... non fare niente.
La cittadinanza ha risposto al massimo con "l'esercitare il legittimo diritto di manifestazione", un’attività molto simile a quella che fa la massa quando la sua squadra di calcio vince una competizione ed esce per strada a celebrarla.  Nessuno ha fatto niente di effettivo per cambiare le cose, salvo un piccolo spuntino.
Nel caso della corruzione venuta alla luce in Spagna e l’inesistente reazione della popolazione, è un solo esempio tra i tanti nel mondo. Adesso riportiamo il caso dello sport di massa, sotto pressione per il sospetto di corruzione, di manipolazione di dopaggio e per la molto probabile adulterazione di tutte le competizioni sotto il controllo commerciale delle grandi marche…nonostante questo, continuano ad apparire in televisione con un seguito sempre più numeroso.
Tutto ciò si impoverisce davanti alla gravità delle rivelazioni di Edward Snowden  e confermate dai governi in causa che ci hanno detto in faccia alla luce di riflettori che tutte le nostre telefonate , le attività sui social networks, il nostro navigare in Internet è controllato e che ci stiamo dirigendo inesorabilmente verso l’incubo del Grande Fratello vaticinato da George Orwell nel "1984".
E la cosa più allucinante è che "una volta filtrate" queste informazioni, nessuno si è preoccupato di ribatterle. Tutti i mezzi di comunicazione, i poteri politici e le grandi imprese di Internet implicate nello scandalo, hanno confermato pubblicamente come un qualcosa di reale e indiscutibile questo stato di sorveglianza. L’unica cosa che hanno promesso, in maniera poco convincente e a mezza bocca che non continueranno a farlo…e si sono permessi anche di darci alcuni dettagli tecnici!

E quale è stata la risposta della popolazione mondiale quando è stata rivelata questa verità? Quale è stata la reazione generale di fronte a queste rivelazioni?
Nessuna.
Tutti continuano ad essere assorbiti dal loro smartphone, continuano a rotolarsi nel dolce fango dei social network e continuano a navigare nelle acque infestate di Internet senza muovere nemmeno una falange di un dito… A cosa serve, allora, dire la verità?
Nel caso ipotetico che Edward Snowden o Julian Assange siano personaggi reali e non creazioni mediatiche con una missione segreta, a cosa sarebbe servito il loro sacrificio?
  • Che utilità ha accedere all’informazione e rivelare la verità se non provoca nessun cambiamento, alterazione, trasformazione?
  • A che serve conoscere in forma esplicita e documentata il fatto che l’energia nucleare può solo portare disgrazie come dimostrato dai terribili incidenti di Chernobyl e Fukushima, se queste rivelazioni non provocano nessun effetto?
  • A cosa serve sapere che le banche sono enti criminali dediti al saccheggio di massa, se continuiamo a utilizzarle?
  • A cosa serve sapere che il mangiare è adulterato e contaminato da ogni tipo di prodotti tossici, cancerogeni o transgenici, se continuiamo a mangiarli?
  • A cosa serve sapere la verità su qualsiasi fatto importante se non reagiamo per quanto gravi siano le sue implicazioni. 
Non inganniamoci da soli per quanto sia duro accettare tutto questo. Affrontiamo la realtà così com’è… Nella società attuale, conoscere la verità non significa nulla

Informare sui fatti che veramente succedono, non ha nessuna reale utilità; anzi la maggior parte della popolazione è arrivata a un livello tale di degradazione psicologica che come dimostreremo, la rivelazione della verità e accedere all’informazione, rafforzano ancora di più la loro incapacità di risposta e l’inerzia mentale.

La grande domanda è: perchè? Che cosa ha portato tutti noi a quest’apatia generale?
E la risposta, come succede sempre quando ci rivolgiamo domande di questo tipo, è tra le più inquietanti. Ed è in relazione con il condizionamento psicologico cui è sottoposto l’individuo della società attuale. I meccanismi che disattivano la nostra risposta quando accediamo alla verità per quanto scandalosa possa essere, sono semplici ed effettivi. E sono nella nostra vita quotidiana.

Tutto si basa su un eccesso d’informazione.
E’ un bombardamento degli stimoli così esagerato che provoca una catena di avvenimenti logici che finiscono con lo sfociare in un’effettiva mancanza di risposta: in pura apatia.
E per lottare contro questo fenomeno è bene conoscere come si sviluppa il processo…



COME SI SVILUPPA IL PROCESSO?
Per prima cosa dobbiamo capire che questo stimolo sensoriale che riceviamo è carico d’informazioni.

Il nostro corpo è predisposto alla percezione e alla lavorazione di stimoli sensoriali, ma la chiave del tema sta nella percezione di carattere linguistico dell’informazione, per linguistico sta a indicare ogni sistema organizzato con il fine di codificare e trasmettere informazione di ogni tipo.
Per esempio, ascoltare una frase o leggerla comporta la sua entrata nel nostro cervello a livello linguistico. Ma lo stesso avviene quando guardiamo il logo di un’impresa, l’ascolto delle note musicali di una canzone, guardare un segnale del traffico o udire la sirena dell’ambulanza, tanto per darvi alcuni esempi…

Oggi, una persona è sottoposta a migliaia di stimoli linguistici di questo tipo solo durante un giorno; molti li percepiscono in forma cosciente, ma la grande maggioranza in forma non cosciente che deve essere elaborata dal nostro cervello.
Potremmo dividere il processo di captare ed elaborare questa informazione in tre fasi:
1.      percezione
2.     valorizzazione
3.     risposta
Percezione.
Indubbiamente, in tutta la storia dell’umanità, apparteniamo alla generazione che ha la capacità più grande di elaborare informazioni a livello celebrale, con potere di differenziare soprattutto a livello visivo e auditivo.
Man mano che nascono e crescono nuove generazioni acquisiscono una maggiore velocità di percezione dell’informazione. Una dimostrazione di quanto affermato la ritroviamo nel cinema.
Guardate un vecchio film western di John Wayne, una scena qualsiasi di azione per esempio una sparatoria. E poi guardate una scena di sparatoria o di inseguimento di macchine di un film odierno. Una qualsiasi scena d’azione di un film attuale è piena di successioni rapidissime di primi piani di breve durata.

Solo in 3 o 4 secondi si vedranno diverse figure:
il volto del protagonista che guida, quella del compagno che grida, la mano sul cambio della macchina, il piede che spinge il pedale, la macchina che schiva un pedone, l’inseguitore che slitta, il cattivo che afferra la pistola, che spara dal finestrino, ecc... e ogni primo piano sarà durato al massimo una decina di secondi.
Le immagini si succedono a tutta velocità come gli spari di una mitragliatrice. Eppure siete in grado di vederle tutte e di elaborare il messaggio che contengono.

Adesso rivedete il film di John Wayne. Non troverete successioni di scene a ritmo di mitragliatrice, ma successioni di scene dalla durata più lunga e con un campo visivo più ampio. Probabilmente uno spettatore dell’epoca di John Wayne si sarebbe sentito male vedendo un film attuale poiché non era abituato a elaborare tanta informazione visiva a tale velocità.  Questo è un semplice esempio del bombardamento di informazioni cui è sottoposto il cervello di ognuno di noi oggi rispetto a quello di una persona di cinquant’anni fa. 

Aggiungeteci tutte le fonti di informazioni che ci circondano, come la televisione, la radio, la musica, l’onnipresente pubblicità, i segnali del traffico, i diversi tipi di abbigliamento che indossano le persone che incrociamo per la strada e che rappresentano ognuna di loro, un codice linguistico per il tuo cervello, l’informazione che vedete sul cellulare, sul tablet, in internet e inoltre i vostri impegni sociali, le fatture, le preoccupazioni e i desideri che hanno programmato tu avessi, ecc. ecc.  …
Si tratta di un’autentica inondazione di informazione che il vostro cervello deve elaborare continuamente. Tutto questo con un cervello della stessa misura e capacità di quello spettatore dei western di John Wayne di cinquant’anni fa.
Per quanto ne sappiamo, sembra che il nostro cervello abbia la capacità sufficiente per percepire tali volumi di informazione e comprendere il messaggio associato a questi stimoli.
Il problema quindi non sta lì. Infatti, sembra che il nostro cervello ne goda poiché ci siamo trasformati in tossicodipendenti degli stimoli.
Il problema sembra risiedere nella fase che segue.

Valutazione.

HeartMath: la scienza del Cuore

Dopo varie letture e video sono arrivata a comprendere che SIAMO TUTTI UNITI da una forza misteriosa che ci tiene insieme. Tutti siamo legati tra noi e a nostra volta siamo connessi a questa forza, chiamata MATRICE DIVINA (mi piace pensarla come un grande database al quale attingiamo in ogni momento depositando e scaricando dati, informazioni). Quando raggiungiamo la MASSA CRITICA nella conoscenza di una specifica informazione allora tutta l'Umanità verrà immediatamente a conoscienza di questa informazione. Ecco perchè, se una certa percentuale di persone vivesse nell'amore e nella compassione, potremmo cambiare il Mondo, trasformandolo in un Paradiso terrestre. Penso inoltre che Paradiso e Inferno siano due luoghi che troviamo in questo Piano. Dipende tutto dal nostro Pensiero.

Ho appena finito di vedere i due dvd della conferenza tenuta da Gregg Braden sul 2012 e ne sono rimasta particolarmente colpita. Alcune cose già le sapevo, avendo letto alcuni suoi libri (La scienza perduta della preghiera, Il Codice del Tempo e La Matrix Divina). Un concetto però mi è rimasto impresso nella mente, ovvero il fatto che quando creiamo un’esperienza di amore, di gratitudine o di comprensione nel nostro cuore, questa invia un segnale al nostro cervello e quando questo segnale viene ricevuto dal cervello genera quella che viene chiamata coerenza (coerenza cuore-cervello). Riporto un articolo trovato in rete che spiega bene questo concetto. Buona lettura! L.C.

LA COERENZA DEL CUORE

Non solo 2012: diventare migliori oggi per il mondo migliore di domani - Intervista a Gregg Braden


La Redazione di Scienza e Conoscenza: Cosa ci aspetta al di là del 2012? Cosa significa per noi oggi questa data? Come possiamo vivere il cambiamento che porta con sé? Al di là del simbolico rintocco della mezzanotte che annuncia il 21 dicembre 2012, quello che oggi ci viene richiesto – singolarmente e collettivamente – è di fronteggiare un tempo presente costellato di grandi eventi, spesso negativi. Possiamo aspettare che accadano catastrofi, oppure possiamo scegliere oggi il domani che desideriamo vivere. Il momento storico in cui ci troviamo – un ciclo sta per finire e uno nuovo ciclo di affaccia all’orizzonte – è profondamente propizio: un tempo di transizione in cui cadono gli schemi, sfumano le credenze e si affaccia il nuovo, potenzialmente molto positivo se sapremo rispondergli con la coerenza del nostro cuore. Il nostro colloquio con Gregg Braden – che abbiamo incontrato lo scorso 13 ottobre 2010 a Brescia, in occasione dell’unica data italiana del suo tour Fractal Time (la prima parte dell’intervista è apparsa su Scienza e Conoscenza 34, ottobre/dicembre 2010) – prosegue con la sua visione del mondo che verrà: un mondo migliore in cui saremo migliori.  
Cosa accade quando le emozioni e i sentimenti creano nel nostro corpo un campo coerente? Possiamo connetterci agli altri, al campo della Terra e modificare gli eventi?  
Una delle domande che più ci tormentano riguarda il modo in cui viviamo questo tempo, se abbiamo alcun potere di influenzare i cambiamenti delle nostre vite o se disponiamo di alcun potere come essere umani. La nuova scienza ci dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che siamo tutti collegati, che tutta la vita è connessa in modi che la scienza, oggi, sta ancora solo tentando di comprendere. Il campo magnetico della Terra collega e sostiene ogni forma di vita sul Pianeta – dalla vita di un filo d’erba, di un pesce, un cane o un gatto, a quella di un CEO di qualsiasi grande azienda, del leader di tutte le nazioni: siamo tutti collegati attraverso il campo magnetico della Terra, non esiste un “noi” e un “loro” quando si parla di questo campo. Nell’emisfero settentrionale ci sono due satelliti che ogni trenta minuti inviano agli scienziati una lettura dell’intensità del campo magnetico terrestre.

L’11 settembre 2001 è accaduto qualcosa di straordinario, perché questi campi magnetici – che solitamente aumentano e diminuiscono ogni due ore – improvvisamente hanno avuto un grande balzo alle ore 9:00, 15 minuti dopo che il primo aereo ha colpito la prima torre del World Trade Centre. Gli scienziati dicono ci sono voluti 15 minuti prima che i media globali riuscissero a trasmettere le immagini al mondo e ci sono voluti 15 minuti perché milioni di persone vedessero tali immagini e rispondessero a esse con una profonda emozione (o stato emotivo). Secondo gli scienziati tali emozioni – provate collettivamente da milioni di persone contemporaneamente – sono state così potenti da influenzare i campi magnetici della Terra. Questo avvenimento ha sorpreso molto gli scienziati, i quali affermano che non siamo tutti collegati alla Terra e che questa teoria sia una credenza, una vecchia credenza del passato. Ma la nuova scienza sta dimostrando che il cuore umano, in cui si originano le nostre emozioni, produce un campo magnetico molto potente, 5.000 volte più potente del campo magnetico del cervello. Ciò significa che quando proviamo una forte emozione, il nostro cuore crea un potente campo magnetico. E ciò che hanno osservato gli scienziati è che quando milioni di persone provano un sentimento emotivo nello stesso istante, questo è talmente potente da poter influenzare il campo magnetico che collega ogni forma di vita sulla Terra. 

Dunque la domanda è: possiamo creare questa esperienza senza che si verifichi la tragedia? Possiamo scegliere di riconciliarci e di provare amore, comprensione e gratitudine, forti emozioni positive senza che si verifichi la tragedia dell’11 settembre?
Quello che gli scienziati hanno notato è che quando creiamo un’esperienza di amore, di gratitudine o di comprensione nel nostro cuore, questa invia un segnale al nostro cervello e quando questo segnale viene ricevuto dal cervello genera quella che viene chiamata coerenza (coerenza cuore-cervello).
La coerenza è stata effettivamente misurata scientificamente come un segnale elettrico molto basso, pari a 0,10 Hz, o 0,10 cicli al secondo. Dunque quando proviamo un sentimento che crea il valore di 0,10 Hz, si dice che “siamo in coerenza” e adesso sappiamo che la nostra coerenza personale è anche parte della coerenza collettiva del Pianeta. Ed ecco perché si tratta di una cosa positiva: in presenza della coerenza, diventiamo più buoni e meno aggressivi.

Nello stato di coerenza, siamo più disposti a risolvere i nostri problemi discutendone, senza guerre. Nello stato di coerenza la nostra forza di carattere, la nostra risolutezza, è molto forte, riusciamo a pensare meglio, a risolvere i nostri problemi. La coerenza è un fattore molto positivo, sia a livello personale che globale. Se siamo in grado di creare nelle nostre vite personali questa coerenza di comprensione, gratitudine e amore, allora creiamo la pace e la guarigione di tutto il mondo. Ed è questo il grande mistero delle profezie e delle predizioni dei nostri antenati: essi non erano in grado di predire i risultati del nostro momento storico perché non potevano sapere se avremmo trovato il modo di creare questa coerenza nei nostri cuori. 

È questa la nostra grande sfida oggi, in presenza dei vasti cambiamenti e della profonda crisi che viviamo nel mondo. Siamo in grado di riunirci come una famiglia e di creare quella coerenza necessaria a unirci e trascendere, per diventare migliori rispetto alla crisi del nostro tempo? 
Tu e io, possiamo – scegliendo come rispondere a questa domanda – scegliere il modo in cui vivere le nostre vite oggi. 
Le nostre scelte in dividuali diventano la nostra risposta collettiva a questo momento storico. Tratto da Scienza e Conoscenza 35 (gennaio/marzo 2011) ° http://www.scienzaeconoscenza.it/rivista.php?idRivista=81


 

Fonti - Lorecalle.it

martedì 16 dicembre 2014

Il danno biologico del wi-fi e dei campi elettromagnetici


COME IL WI-FI E ALTRE SORGENTI DI CAMPI ELETTRROMAGNETICI PROVOCANO DANNO BIOLOGICO

DI KEVIN  SAMSON - activistpost.com
Il nostro mondo moderno appare essere una minestra elettromagnetica piena di impulsi, frequenze radio, display di computer, segnali wireless e una serie di gadget indossabili che emettono radiazioni dannose.
Studi scientifici condotti in peer-review hanno tratto conclusioni che dovrebbero far preoccupare noi tutti, e particolarmente bambini e donne in gravidanza. Le agenzie governative stanno perfino facendo battaglie tra di loro su informazioni scientifiche obsolete che ancora hanno un impatto sulle normative in vigore.
Ancora un'altra voce credibile sta ora suonando l'allarme sui pericoli pervasivi dei Campi Elettromagnetici /CEM) - il Prof. Martin Pall, PhD - professore di Biochimica e Scienze Mediche di Base presso la Washington State University, Pullman, La sua lezione può essere vista qui sotto, così come una sintesi delle sue scoperte in mezzo a una marea di altre ricerche scientifiche.
Vale la pena notare che alle preoccupazioni di Pall è stato fatto eco da altri nel campo della biochimica e della scienza della salute.
  • Un prominente neuroscienziato recentemente ha tenuto una conferenza alla comunità medica che ha dato forte credito alle preoccupazioni dei comuni cittadini.
  • Un biochimico di fama mondiale è arrivato a dire che la radiazione wireless è un rischio biologico e dovrebbe essere proibita in alcun dispositivi.
  • La dottoressa di pronto soccorso e fondatrice di Physicians’ Health Initiative for Radiation and the Environment (PHIRE), Dr Erica Mallery-Blythe, ha analizzato la crescita esponenziale delle fonti dannose di campi elettromagnetici - dannosi per tutte le forme viventi, poichè la vita può essere definita come qualsiasi elemento che possiede un campo elettromagnetico. Ella conclude la sua lezione (visibile qui) con alcune soluzioni pratiche che possono essere intraprese per mitigare gli effetti delle frequenze bioattive che possono causare disturbi ai nostri sistemi ad antenna frattale nel DNA e promuovere una serie di risposte da stress.
Il Prof. Pall afferma inequivocabilmente nella sua conferenza a Oslo, in Norvegia :
"Penso che nei prossimi anni questo sarà uno dei principali problemi. La maggior parte delle persone non sono consapevoli di questo, e le persone che lo sono, per lo più conoscono vecchi dati - e ci sono un sacco di nuove [ informazioni ] su questo che sono estremamente, estremamente importanti".
Pall ci mostra come, con una preponderanza crescente di cosiddetti 'smart' meters [ndr, contatori intelligenti delle reti gas/luce/acqua], 'smart' phones e altre tecnologie e infrastrutture che emettono microonde, la salute pubblica sia in pericolo, che i nostri giovani siano i più a rischio e che sia richiesta ora un'azione urgente per proteggere la popolazione.
L'estensiva ricerca del Prof. Pall sulla tematica negli ultimi decenni mostra che:
  • Le microonde danneggiano gli esseri umani a livelli d'intensità molto più bassi dei limiti di irradiamento attuali, attraverso meccanismi a livello cellulare.
  • Questi meccanismi biologici possono - completamente o parzialmente - essere dietro "malanni inspiegabili" come morte cardiaca improvvisa, encefalomielite mialgica (ME), sistema immunitario indebolito, fibromialgia, stress post-traumatico, aumento delle rotture del DNA, etc.
  • Gli effetti possono, in linea di principio, provocare effetti su tutti gli animali pluricellulari, come è provato, per esempio nei molluschi.
  • Non serve né una teoria New Age, nè scienze tendenziose o teorie del complotto per dimostrare questo.
Ora è il momento di informarsi e tenere i propri amici e la famiglia aggiornata sulla nuova ricerca che mostra le minacce che alcune delle nuove tecnologie pongono ai più vulnerabili tra di noi. Quante volte abbiamo bisogno di sentire le assicurazioni dell'establishment scientifico che essi hanno coperto tutte le basi per consigliare i governi nel creare linee guida per la salute che successivamente risultano essere del tutto inadeguate?

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