domenica 23 dicembre 2018

I vaccini e le balle spaziali di Samantha Cristoforetti

Balle spaziali

Anno 2018. Ministero della salute (?) italiano. Samantha Cristoforetti, nota astronauta italiana, viene ingaggiata come testimonial di uno spot a favore dei vaccini. Da notare che la Cristoforetti è colei che ha affermato che non abbiamo la tecnologia per andare oltre l’orbita bassa, quella utilizzata dalla stazione spaziale internazionale ISS. Per approfondimenti: Obiettivo Luna, Marte e altri pianeti. Obiettivo mancato?

Allo spot, intanto, il dottor Paolo Bellavite, medico chirurgo di provata esperienza, risponde così:
Gentilissima Samantha Cristoforetti,
ho visto il Suo brillante spot sui vaccini, in cui afferma che la Scienza ci protegge dalle malattie e finisce con la sentenza “i vaccini funzionano, e sono sicuri”.
http://www.quotidianosanita.it/m/governo-e-pa…/articolo.php…
Se è vero che condivido con Lei l’amore per la Scienza, e se è vero che la Scienza ci protegge dalle malattie (ben sapendo che il morbillo fa 5 morti per anno – più o meno come negli anni ‘80 prima dei vaccini – e il diabete 20.000, in crescita), non so quali studi Lei abbia compiuto prima di giungere a tale lapidaria affermazione sui vaccini. Per parte mia, più studio, meno ne sono sicuro. Più precisamente, ci sono poche evidenze scientifiche che i vaccini obbligatori oggi in Italia abbiano un favorevole profilo benefici/rischi. Non ho detto “nessuna”, ho detto “poche”, o poco convincenti, e variano da vaccino a vaccino.
Mi piacerebbe sapere se chi L’ha invitata a partecipare a quel brillante spot L’ha informata che il sistema di segnalazione degli eventi avversi funziona poco e male e che, in base a una meta-analisi pubblicata in letteratura scientifica (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/28483543/… ) si può facilmente stimare che oggi in Italia vi potrebbero essere almeno 25000 (venticinquemila) persone, in gran parte donne, che soffrono di malattie autoimmuni dovute, almeno come concausa, a qualche vaccinazione.
Spero quindi che Lei si adoperi col Suo prestigio affinché sia potenziata la ricerca in questo campo. In particolare sarebbe molto utile svolgere una ricerca sistematica sullo stato di salute dei bambini vaccinati e non vaccinati. Con dei colleghi abbiamo già preparato un progetto, ne ho parlato nelle mie pagine fb.
A Sua disposizione per eventuali spiegazioni qualora Le interessasse, porgo i miei più cordiali saluti e auguri per le prossime festività.
Serve aggiungere altro? Sì, le analisi commissionate da CORVELVA, con il contributo dell’ORDINE DEI BIOLOGI ITALIANI, per verificare la tanto decantata purezza dei vaccini e della loro reale efficacia. Risultato?

Al vaccini contro la rosolia manca… la rosolia!?
Sei un genitore e non te lo aspettavi? Bene, ora, con l’informazione, hai una possibilità in più per decidere obiettivamente, con maggiore responsabilità.
Consiglio di approfondire l’intervista rilasciata dal presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi Vincenzo D’Anna, alla giornalista Giorgia Guglielmi, science writer di “Nature”:
Per ulteriori approfondimenti riporto qui l’estratto dei finanziatori (leggasi “proprietari”) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, elenco non esaustivo che descrive le fonti dei rispettivi contributi nel 2016 (estratto da: www.corvelva.it). In rosso le case farmaceutiche. Il lettore tiri le somme da sé:
United States of America: $324.156.696
Bill & Melinda Gates Foundation: $275.858.618
United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland: $133.843.104
GAVI Alliance: $75.420.327
Japan: $68.247.123
National Philanthropic Trust: $66.650.000
Rotary International: $52.842.093
European Commission: $45.573.156
United Nations Central Emergency Response Fund (CERF): $44.096.161
Germany: $39.662.977
Australia: $39.660.593
Canada: $38.599.722
Sweden: $34.160.596
United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (UNOCHA): $31.334.222
Norway: $30.459.188
Pakistan: $29.325.983
Netherlands: $22.954.659
United Nations Development Programme (UNDP): $20.762.760
United Arab Emirates: $18.421.838
UNITAID – International Drug Purchase Facility: $18.013.206
United Nations Children’s Fund (UNICEF): $17.901.880
Republic of Korea: $16.130.941
African Development Bank Group: $13.622.299
Emirates Red Crescent: $13.014.320
Hoffmann-La Roche and Co Ltd: $11.742.696
United Nations Foundation: $10.438.836
Yemen: $9.968.668
Switzerland: $9.924.932
France: $9.363.647
Luxembourg: $9.328.650
Joint United Nations Programme on HIV/AIDS (UNAIDS): $9.031.464
Angola: 8.717.247
Kuwait: $8.500.000
Belgium: $7.803.790
India: $6.995.975
Guinea: $6.717.303
United Nations Population Fund (UNFPA): $6.110.972
International Union against Tuberculosis and Lung Disease (IUATLD): $6.049.948
GlaxoSmithKline (GSK): $6.023.494
Russian Federation: $5.524.228
China: $5.170.000
Sanofi-Pasteur: $5.000.000
Fondation d’Entreprise Sanofi Espoir: $4.331.546
Saudi Arabia: $4.754.822
KNCV Tuberculosis Foundation: $4.026.510
Denmark: $3.646.179
Gilead Sciences Inc : $3.599.050
Sanofi-Aventis: $3.500.000
Macao. SAR. People’s Republic of China: $3.385.000
Merck Sharp and Dohme-Chibret: $3.276.212
Italy: $3.204.916
Kobe Group (Hyogo Prefecture Kobe Chamber of Commerce and Industry and Kobe Steel. Ltd.): $3.000.000
Nigeria: 2.852.602
Medimmune: $2.668.795
Global Fund to Fight AIDS. Tuberculosis and Malaria (GFATM): $2.469.931
Nippon Foundation: $2.450.000
United Nations Environment Programme (UNEP): $2.331.057
Sicilia. Italy: $2.223.285
Lebanon: $2.113.955
Korean Foundation for International Healthcare (KFIH)– Dr Lee Jong-Wook Memorial Fund: $2.093.980
Sindh. Pakistan: $1.968.321
Spain: $1.884.550
Generalitat de Catalunya. Spain: $1.767.285
Turkey: $1.693.562
New Zealand: $1.505.697
Lao People’s Democratic Republic : $1.300.728
Program for Appropriate Technology In Health (PATH): $1.262.149
World Vision International: $1.153.505
World Bank: $1.000.000
David and Lucile Packard Foundation : $960.000
CSL Limited: $923.396
Bayer AG: $867.694
OPEC Fund for International Development (OFID): $850.000
Flemish Government. Belgium: $832.408
Carter Center: $800.000
Richter Gedeon Vegyeszeti Gyar: $780.095
Grand Challenges Canada: $755.555
Rockefeller Foundation: $727.175
Research Foundation for Microbial Diseases of Osaka: $674.829
Eli Lilly and Company Foundation. UK: $616.699
Christoffel-Blindenmission: $603.013
International Planned Parenthood Federation (IPPF): $503.000
Novartis: $500.000
United Nations Trust Fund for Human Security (UNTFHS): $481.342
Sumitomo Chemical Co. Ltd.: $469.808
Bloomberg Family Foundation : $485.000
Sightsavers: $398.990
Uppsala Monitoring Centre: $350.000
South Africa: $342.657
International Organization for Migration (IOM): $313.226
United States Fund for UNICEF: $340.931
BASF Corporation: $277.390
Wellcome Trust: $243.000
University of Bergen: $226.719
Western Australia. Australia: $200.000
Syngenta Crop Protection AG: $160.000


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E' Tempo di dire NO alle Vaccinazioni

E' Tempo di dire NO alle Vaccinazioni

Da un articolo del quotidiano ‘Il Tempo’, un’intervista a Vincenzo D’Anna - Presidente dell’Ordine dei Biologi - da cui emerge, solo parzialmente a mio parere, in cosa consistano le vaccinazioni ed a cosa servano realmente. Leggete l’esplicita intervista (le enfasi sono mie):

Il Tempo- Lei è presidente dei biologi italiani. Devo farle la domanda di rito: sarà mica uno di quegli estremisti no vax?
D'Anna- Io? No, assolutamente. Come tutti i biologi credo nella utilità delle vaccinazioni, sono un pro-vax. E non è manco a tema l'utilità o meno dei vaccini in queste analisi di laboratorio. L'indagine è stata sulla qualità della realizzazione dei prodotti messi in commercio, non sull'efficacia o meno teorica del vaccino.

Il Tempo- E i risultati di queste analisi quali sono stati?
D'Anna- Hanno rilevato decine di impurità in più lotti. E al momento sono state individuate 43 sostanze improprie, nel senso che lì non si sarebbero dovute trovare.

Il Tempo- Improprie? Cioè?
D'Anna- Anticrittogamici, diserbanti, glifosato, antibiotici, antimalarici...

Il Tempo- La fermo. Non sono uno scienziato. Se mi dice diserbanti capisco che non dovrebbero esserci. Ma se mi cita gli antibiotici, le chiedo perchè: non devono esserci in un vaccino?
D'Anna- No, un antibiotico non deve stare in un vaccino. Un antimalarico neppure. Come un erbicida. Si è trovata alle analisi tutta una serie di inquinanti che lì non dovrebbero esserci..

Il Tempo-In quantità minuscole, spero...
D'Anna- Certo, parliamo di nanogrammi, di nanoparticelle. Ma tenga presente che non si tratta di sostanze ingerite, ma iniettate, assorbite e in alcuni casi (ad esempio l'alluminio) non smaltibili. Ma non è nostro compito accertare né la nocività, né la tossicità dei materiali. Però da quelle analisi è venuto fuori altro. Come l'assenza del virus della rosolia, che in sé potrebbe configurare una frode in commercio, perché migliaia di bambini che si sono vaccinati con quel lotto non sarebbero coperti verso la rosolia. E poi sono state rilevate quantità improprie di DNA fetale...
Il Tempo- Dna fetale?
D'Anna- Sì, perché i virus vengono fatti replicare per fare le dosi occorrenti su materiale fetale da aborto, oppure su uova di galline. Ed è per quello che trovi i diserbanti o il glisofato, gli anticrittogamici e gli antiparassitari...

Il Tempo- Ma in un vaccino non dovrebbero esserci quelle tracce per quanto minuscole, no?
D'Anna- Certo che non devono esserci...

Il Tempo- E non c'è stato un esame pubblico di laboratorio su quelle dosi?
D'Anna- Lei l'ha visto? Ne conosce i risultati? Purtroppo c'è una aporìa giuridica: i test sul prodotto finito non sono obbligatori per il produttore. Li dovrebbero fare le strutture statali che proteggono la salute dei cittadini. Ma io non le ho mai viste. Anche perché qualsiasi risultato è tenuto segreto un po' come la ricetta della Coca Cola, per evitare che qualche concorrente copi la formula industriale di produzione del vaccino.

Il Tempo- Ma se nei laboratori di Stato fossero emersi i clamorosi risultati che stiamo citando, che cosa sarebbe accaduto?
D'Anna- Avrebbero dovuto chiamare il produttore dei vaccini e chiedere spiegazioni. Certo dovrebbero chiedere come fanno ad esserci gli anticorpi della rosolia se non c'è l'antigene? Per quanto riguarda il vaccino per tetano, difterite etc... non sono stati trovati quattro distinti tossoidi (che sono antigeni proteici) come dovrebbe essere, ma una sola macromolecola fatta da queste quattro proteine denaturate (quelle del tetano, difterite, etc...) dalla presenza di un conservante come la formaldeide. Questa macromolecola precipita al fondo della provetta e attaccata con tripsina non risponde...

Il Tempo- Qui seguirla diventa difficile. Vado al sodo: non dovrebbe accadere così in quei vaccini. Questo mi vuole dire?
D'Anna- Esatto. Dovrebbero esserci le quattro proteine dei vaccini previsti che se attaccate con tripsina dovrebbero sciogliersi. Questo non accade, e quindi nella macromolecola non ci sono solo proteine. Faremo un esposto all'Aifa e all'Ema per capire se sono a conoscenza di queste cose.

Il Tempo- Nei primi lotti di vaccini doveva esserci la rosolia e non c'è. E mi è chiara l'inutilità. Capisco meno le conseguenze della macromolecola in questi altri vaccini...
D'Anna- Primo: anche tutto fosse lecito ed innocuo al minimo bisognerebbe informarne le autorità ed i cittadini che usano i vaccini. Secondo: in questi vaccini è stato riscontrato un numero significativo di peptidi (cioè frammenti corti di sequenze di aminoacidi) di origine batterica, probabilmente provenienti da batteri avventizi che contaminano le colture. A questi si aggiungono 65 sostanze chimiche contaminanti, 35% note, (finora abbiamo replicato i risultati su un solo lotto, l’unico disponibile tramite le farmacie su tutto il territorio italiano da oltre un anno), di cui 7 sono tossine chimiche, anche questi composti devono essere confermati nella struttura da uno studio con standard di controllo.

sabato 22 dicembre 2018

ORTORESSIA: come la psichiatria imprigiona la libertà di pensiero!

ORTORESSIA: come la psichiatria imprigiona la libertà di pensiero
Si chiama ortoressia l’etichetta che demonizza chi sceglie un regime alimentare diverso da quello della maggioranza.
Grazie a un’accurata descrizione di sintomi e a un corollario ben orchestrato di spiegazioni scientifiche, la psichiatria questa volta mette alla gogna gli spiriti liberi e responsabili.

Un tempo esisteva il disturbo ossessivo compulsivo e da solo bastava a indicare la sofferenza psicologica derivante dal sentirsi costretti a compiere più volte al giorno una serie di azioni stereotipate, vissute come indispensabili per raggiungere la sensazione interiore di vivere in pace con se stessi.

Oggi alla diagnostica tradizionale si è aggiunta una perversione nuova volta a discriminare chi sceglie di occuparsi in prima persona della propria alimentazione e invece di seguire il branco si impegna ogni giorno a selezionare il proprio menù seguendo un criterio salutista fatto di scelte accurate e, ahimè… controcorrente.
Si potrebbe discutere a lungo sull’utilità di trovare definizioni psichiatriche alla sofferenza psicologica, ma qui voglio soltanto sottolineare in che modo il demone della patologia sia stato costruito ad arte per comporre un quadro diagnostico funzionale agli interessi delle case farmaceutiche e alla necessità di plasmare la nostra psiche rendendola schiava di esigenze che hanno ben poco a che vedere con il benessere e con la salute.
Occuparsi della propria alimentazione in modo attento e consapevole dovrebbe essere per tutti un dovere imprescindibile, necessario a condurre una vita sana e soddisfacente.
Tuttavia, la nosografia psichiatrica è riuscita a trasformare un gesto di responsabilità e di partecipazione civile in una psicopatologia da contrastare grazie al meticoloso utilizzo di farmaci, ricoveri e psicoterapia.

Chi ne risulta affetto se la dovrà vedere davanti a un giudizio sociale colpevolizzante, omologato e crudele, rischiando di portare per sempre le stimmate della malattia mentale e dell’emarginazione.
Infatti, è proprio la preoccupazione per la salute e per le scelte nutrizionali che la sottendono ad essere finita questa volta nel mirino degli psichiatri.
Non serve opporsi e dichiarare il bisogno di controllare una cultura gastronomica sempre più distante dalle necessità della sopravvivenza e incentivata da esigenze commerciali.

Passare troppo tempo a esaminare le etichette dei prodotti alimentari, rifiutarsi di bere e mangiare cibi carichi di tossicità o di violenza, evitare di partecipare a riunioni goliardiche incentrate sul consumo smodato di alimenti malsani… non è il segnale di un comportamento responsabile e maturo.
Al contrario: è un sintomo da curare!

E protestare non servirà, perché chi si trova dalla parte GIUSTA della scrivania tiene il coltello per il manico.
Contrastare il verdetto degli psichiatri, infatti, è considerato sintomo di una patologica resistenza ad accettare la diagnosi.
Ecco quindi che tante persone in lotta con l’avvelenamento nascosto dietro alla vendita degli alimenti, dovranno prestare attenzione a ciò che dicono e a ciò che fanno.
Pena: un ricovero coatto e una cura farmacologica capace di ricondurli alla ragione. 

E chi ancora insiste a non seguire la dieta prescelta dalla maggioranza se la dovrà vedere con l’emarginazione riservata a quelli che hanno qualche rotella fuori posto.
Le scelte alimentari vanno bene solo nel range indicato dalle statistiche, quello incentivato dalla pubblicità e dai mass media e finalizzato a tenerci cronicamente dipendenti dalle medicine.
In questo modo le case farmaceutiche possono continuare a garantirsi i loro lauti guadagni.
La cura è quella degli interessi economici e la salute è quella che li incrementa con regolarità.

L’obbiettivo della scienza medica non è il benessere delle persone ma la longevità delle malattie, funzionale alla vendita di pillole sempre diverse e alla creazione di una popolazione cronicamente bisognosa di terapie.
In questo scenario il cibo e la dipendenza che ne deriva sono strumenti potenti ed efficaci per assicurarsi il mercato del farmaco e, come dimostrano le tante ricerche su questi argomenti, non servono persone armate di spirito critico, di consapevolezza, di interesse e di curiosità.
Occorre piuttosto una massa gregaria di consumatori diligenti, pronti a banchettare senza chiedersi perché e senza alcun desiderio di indagare le conseguenze delle proprie scelte alimentari.

Per chi si ribella è arrivata l’ortoressia a dimostrare che la coscienza non è necessaria e che la salute non corrisponde al benessere individuale, perché gli sforzi volti a costruire la consapevolezza sono diventati una patologia con tanto di timbro e di ricetta medica.

Nel mondo dell’economia non c’è posto per le menti consapevoli: è auspicabile la lobotomia.
Ma negli anni duemila il bisturi non serve più, i manicomi sono stati chiusi e al posto delle prigioni abbiamo la diagnostica psichiatrica, l’omologazione e l’emarginazione.

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Pensiero Unico e Asilo Nido

Pensiero Unico e Asilo Nido
Negli ultimi decenni si è fatto sempre più strada l’addestramento al Pensiero Unico che inizia a prendere una netta consistenza, già in Asilo Nido. Il Pensiero Unico è una forma di dittatura culturale particolarmente subdola, nella quale la gente comune si trova incastrata senza nemmeno esserne consapevole.

Mentre da un lato stiamo oggi assistendo ad un desiderio e ad una volontà sociale, di creare individui svegli ed autonomi (si moltiplicano corsi di risveglio) e non più sottoposti alle leggi del “branco”.. in maniera subdola il “sistema” cerca di ripristinare l’accentramento di potere cercando di coltivare il Pensiero Unico, iniziando ad agire sulle menti dei bambini molto piccoli per poterli plasmare fin dalla nascita.
L’Asilo Nido è un luogo per il corpo, dove si impostano le menti, dove viene strappata al bambino la propria individualità.

Il Pensiero Unico è una sorta di incantesimo a misura d’uomo, che ti fa credere che ci sia un solo modo di vivere che uniforma tutti e al quale non si possa sfuggire.
Il Pensiero Unico che viene utilizzato come metodo di sviluppo scolastico già dall’Asilo Nido, è la chiave di accesso alla psico-prigione che incastra l’uomo dormiente, facendogli credere di essere libero e di scegliere come vivere.

Paola Liberace giornalista autrice del libro “Contro gli Asili Nido” scrive:
“L’ Asilo Nido è offerto culturalmente e politicamente come la salvezza, la sicurezza, la modernità e soprattutto come garanzia della non diminuita produttività di una madre, camuffata anche da realizzazione personale.
Come nella Germania dell’est pre 1989: fitta rete di Asili Nido aperti dodici ore al giorno e anche il sabato, se serve, così la signora lavoratrice con figlio di tre mesi può fare programmi di formazione nel fine settimana.
Quella non era democrazia, è Pensiero Unico: fare i figli e mollarli in fasce per chiuderci dieci ore in ufficio e dimostrare quanto siamo libere, disponibili, capaci e disinvolte.

Non ci sono alternative, non mancano tanto gli Asili Nido, quanto invece la libertà di scelta: telelavoro, part time, job sharing, banca del tempo, cose fattibili ma culturalmente lontane.
Siamo sommersi di blackberry, iPhone, computer, modem, chat, webcam, qualunque tipo di nuova geniale stronzata: possibile che dobbiamo ancora andare in ufficio come Fantozzi. Incolonnate nel traffico dopo aver svegliato all’alba il bambino per depositarlo al nido. Un bambino raffreddato, pieno di catarro e incapace di spiegarci che la socializzazione a sette mesi non gli interessa, che lui vuole stare in casa a rotolarsi, che vuole la mamma?
A quindici anni vorrà ucciderci, ma adesso per lui siamo degli idoli assoluti e questo non ricapiterà più.

Paola Liberace ha studiato tutto nel dettaglio, presenta cifre, percentuali, leggi (e purtroppo anche studi sulla sofferenza dei bambini allontanati troppo presto e troppo a lungo dai genitori – soprattutto dalla madre, tanto per non sentirci in colpa): cambiare si può, offrire alternative aziendali è possibile e non costa nemmeno molto di più che riempire ogni palazzo di asili nido aperti ventiquattr’ore al giorno. Dare alle madri la possibilità di scegliere come crescere i propri figli, magari offrire un’alternativa all’affaticata signorina del nido o alla tata colf vice madre ricattatrice…”
… e liberaci dal Pensiero Unico. Amen

Ambiente Olistico staff

Il programma occulto della scolarizzazione

Il programma occulto della scolarizzazione

'...il sistema scolastico ha dappertutto la stessa struttura, e dappertutto il suo programma occulto produce gli stessi effetti. Invariabilmente, esso plasma il consumatore che apprezza i prodotti istituzionali più dell'aiuto non professionale del vicino.

Dappertutto il programma occulto della scolarizzazione inizia il cittadino al mito dell'efficienza e benevolenza delle burocrazie guidate dalla conoscenza scientifica. Dappertutto questo stesso programma instilla nell'allievo il mito che una produzione maggiore assicurerà una vita migliore

E dappertutto crea l'abitudine al consumo frustrante di servizi e alla produzione alienante, l'assuefazione a dipendere dalle istituzioni e l'accettazione delle gerarchie istituzionali. Il programma occulto della scuola realizza tutto questo nonostante gli sforzi in senso contrario intrapresi dagli insegnanti e qualunque sia l’ideologia dominante.
In altri termini, le scuole sono sostanzialmente simili in tutti i paesi, siano essi fascisti, democratici o socialisti, ricchi o poveri, grandi o piccoli. L’identità dei sistemi scolastici ci costringe a riconoscere la profonda identità, su scala mondiale, del mito, dei modi di produzione e dei metodi per il controllo della società, nonostante la grande varietà di mitologie nelle quali il mito si esprime.

Alla luce di questa identità, è illusorio sostenere che le scuole siano, in senso non superficiale, delle variabili dipendenti. 
 
Ne consegue che è anche un'illusione sperare in un cambiamento sostanziale del sistema scolastico per effetto di un cambiamento sociale o economico di tipo convenzionale. Questa illusione, tra l'altro, assicura alla scuola, cioè all’organo di riproduzione della società dei consumi, un'immunità quasi incontestata'.
Ivan Illich

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