sabato 10 novembre 2018

Smartphones, social ecc. Non siamo già più esseri umani!


Smartphones, social e tutto il resto. La fine dell’umanità così come è sempre stata.
3 novembre 2018 Andrea Bizzocchi
Ho sempre avuto una istintiva repulsione, o come minimo diffidenza, nei confronti della tecnologia. Ovviamente la tecnologia presenta, come qualunque altra cosa al mondo, una commistione di caratteri sia negativi che positivi. Ma presenta anche delle caratteristiche ben precise: ad esempio la tecnologia non è tanto l’oggetto tecnologico che ha prodotto, quanto un certo tipo di mentalità e una certa “visione della vita” che quell’oggetto sono arrivati a concepire. Per dire: i popoli della natura non si sono mai sviluppati da un punto di vista tecnico-tecnologico non perché non avessero sufficienti capacità intellettive, ma semplicemente perché l’idea di progresso/sviluppo era del tutto alieno ad una mentalità che viveva “nel tempo” (e non del tempo) e nel “Tutto” (generalizzando, l’unione simbiotica con la Natura e il cosmo, la capacità di immedesimarsi in un animale, in una foglia che cade, in un fiume che scorre, eccetera). Più semplicemente questi popoli “freddi” (come li chiamava Levy Strauss) non hanno mai avuto smanie di “progresso” di alcun genere (tanto meno tecnologico) perché stavano bene così come stavano. A differenza nostra, che ci “agitiamo” a progredire e svilupparci proprio perché non stiamo bene.
Ma veniamo a noi. Ho scritto queste poche righe qualche mese fa seduto su una panca del terminal GreyHound di Port Autorithy (Newark) dopo aver passato quasi due giorni per aeroporti (Bologna, Parigi, Atlanta, Orlando, New York). Ovunque ho visto solo persone a testa bassa smanettare sul loro smartphone; e nessuno, dico nessuno, ridere/scherzare/giocare/parlare con il proprio compagno, con il proprio figlio, con l’amico o con lo sconosciuto vicino di sedia (che una volta era cosa assolutamente normale). Eppure ancora solo dieci anni addietro le cose stavano diversamente, e quando ho cominciato a viaggiare da solo per il mondo (una trentina d’anni fa, che non sono pochi ma non sono nemmeno un’altra era geologica) il viaggio era la quintessenza del conoscere persone e dell’intessere relazioni. Anzi, direi che si viaggiava soprattutto per questo. Ma oramai è così ovunque e la sostanza del discorso è che questi aggeggi che si sono impossessati delle nostre vite (unitamente a tutto il resto è ovvio), sono un formidabile strumento di distruzione del tessuto sociale e di rapporti. 
E una società che piuttosto che delle molteplici e drammatiche realtà che sta vivendo a diversi livelli si preoccupa del numero dei like della pizza che sta mangiando e condivide in tempo reale su qualche social, è una società che ha poche speranze di combinare qualcosa di buono. Ed è anche una società in cui cooperazione, mutuo aiuto, condivisione, senso di solidarietà, eccetera, scompaiono progressivamente. Perché i valori (si fa per dire) diventano altri.
Che fare? Non credo ci siano soluzioni perché le operazioni di ingegneria sociale (cioè di trasformazione della società dirette dall’alto) sono molteplici e portate avanti in maniera scientifica e impercettibile (vedi tra le altre cose la distruzione della famiglia tradizionale, promozione di genderismo e gravidanze via uteri in affitto, ecc).
Siamo tutti in riprogrammazione e non ce ne rendiamo conto. Siamo, antropologicamente parlando, in una fase di transizione che ci scaricherà direttamente nel postumano. Eppure pochi paiono capirlo. Antropologicamente parlando, non siamo già più esseri umani, che ci piaccia o meno ammetterlo. Qui non si tratta di “salvare l’uomo”, ma di vivere con dignità e semmai di non essere complici di coloro che “l’uomo” lo stanno distruggendo.
Mi sento solo di dire: rendiamoci conto di dove, come umanità, stiamo andando, e mettiamo giù questi strumenti, non usiamoli o quantomeno il meno possibile. La realtà, la vita, l’amore e il cuore, che sono ciò di cui abbiamo bisogno per vivere bene, stanno da un’altra parte. Torniamo alla nostra umanità, che sarà pure molto imperfetta ma che nel suo farci ridere e piangere, gioire e soffrire, amare e a volte anche “odiare”, è pur sempre reale e soprattutto ci fa sentire ed essere “vivi” e non morti come quegli oggetti tecnologici con cui ci relazioniamo costantemente (anche qui si fa per dire. Non ci si può relazionare con qualcosa di morto). 
Perché come “a stare con lo zoppo si impara a zoppicare”, a relazionarsi con ciò che è morto ci si spegne e poi si muore. Anche se si è “vivi”.

mercoledì 7 novembre 2018

Questo mondo non è frutto di una tua scelta, hai il diritto di opporti, ma…


Questo mondo non è frutto di una tua scelta, hai il diritto di opporti e di cambiarlo, ma se non lo “fai” allora si avrai fatto una scelta, lo avrai scelto tu.

Nessun, dico nessuno, essere umano vorrebbe un mondo come quello in cui ti trovi, ti hanno dato l’illusione di aver scelto qualcosa, ma percepisci bene che era un inganno visti i risultati, ora considerato che tu hai dei diritti fondamentali, almeno così ti dicono mentre in realtà sono falsi anche quelli, hai(se no te lo prendi) il pieno diritto ad opporti ad esso e cambiarlo, la scusa del “non si può far niente” lasciala agli incapaci.
Marcello Salas

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lunedì 29 ottobre 2018

Di chi è il parlamento? – La guerra per l’imposizione dei vaccini

Vaccini - Di chi è il parlamento?
Oggi alla Commissione Sanità, in parlamento, si inizia a discutere della nuova legge sui vaccini che sostituirà la legge Lorenzin. (Ddl 770, primo firmatario Stefano Patuanelli, M5S).
Le audizioni si terranno all’interno della Commissione durante le prossime settimane: non vi sarà un dibattito esteso all’aula. I parlamentari, nel loro insieme, potranno approvare o bocciare soltanto il testo finale. La richiesta per presentarsi in audizione è scaduta oggi.
È doveroso denunciare un fatto che non so se sia meglio definire “ingiusto” o dovuto a un “conflitto di interessi” o, peggio ancora, chiamarlo uno “scippo della democrazia”. Ma temo che le tre espressioni non bastino a descrivere l’accaduto.

A fine settembre il Comitato per la libera scelta vaccinale – che riunisce 70 associazioni di genitori, sparse sul territorio italiano – ha chiesto un’aula in parlamento per presentare una proposta di legge popolare. Sono state raccolte 75.000 firme certificate (15mila in più di quelle previste dalla Costituzione), per un disegno di legge che prevede la raccomandazione delle vaccinazioni e la non esclusione dalle scuole. Qui il testo.
La richiesta però è stata rifiutata. Il parlamento ha detto No.
No, voi non potete presentare qui il vostro disegno di legge (senza dire perchè, e stop).
No ai genitori (che sono anche elettori e contribuenti).
Ma dove avrebbero dovuto presentare una proposta di legge i cittadini italiani, se non in parlamento?
E di chi è il parlamento?

Andiamo avanti.
Si è poi saputo che oggi, poco dopo l’inizio dei lavori in Commissione Sanità, alla Sala Atti parlamentari, si sta svolgendo un convegno della Glaxo: “Global Health: l’Italia driver di best practice”. L’azienda produttrice di vaccini discuterà del ruolo di primo piano svolto dall’Italia nell’ambito delle strategie vaccinali.
Prendetevi qualche minuto di tempo per leggere il comunicato dei genitori, qui: al convegno sono stati invitati gli stessi deputati della Commissione sanità che dovrebbero lavorare sulla legge. Poi, dopo le richieste di spiegazioni, qualcuno ha deciso di non partecipare al convegno.
Morale: alla richiesta di avere un’aula in parlamento, alla Glaxo è stato risposto sì. E stop.
La Glaxo produce vaccini; è un nostro fornitore. Ma lo Stato siamo noi e il portafogli è nostro…
Ma noi no, non abbiamo diritto a un posto in parlamento. Loro sì e noi no.

Paga e taci.
Mi rivolgo al ministro Grillo e al suo primo consigliere scientifico, l’epidemiologo e studioso Vittorio Demicheli che nel 2015 davanti a un Piano Vaccinale da lui giudicato “fotocopia di quello delle industrie”, scrisse su Il Sole24ore che “questo modo di fare politica sanitaria avrebbe danneggiato la cultura delle vaccinazioni e favorito quella del complotto”.
Fonte immagine
Una profezia?
E ora, ministro Grillo, che il testo di legge in discussione prevede un “obbligo flessibile” da 0 a 90 anni, per “tutte le vaccinazioni che le autorità riterranno necessarie, quando la situazione lo richiederà”, noi dovremmo stare tranquilli?
Ps. Illustro brevemente cosa occorrerebbe per farci stare tranquilli: nessun obbligo preventivo in vista di infezioni che “potrebbero” colpirci, visto che le possibilità di contrarre virus e batteri per ciascuno di noi sono infinite, possibili ma non necessarie (non è detto che tutti ci si ammali).
Le misure obbligatorie (vedi blocco del traffico causa polveri sottili o chiusura delle scuole quando c’è un’alluvione) si attuano quando un pericolo è reale; insomma, la società in cui viviamo ha tutti gli strumenti per far fronte alle emergenze (vere).
Ps. Legenda sul Ddl 770. Il testo parla di urgenze epidemiche o epidemiologiche per attuare l’obbligo vaccinale su tutta la popolazione.
Epidemicasta per pandemia (ad esempio la suina o l’aviaria in passato solo paventate e mai avvenute). Una pandemia è già stata prevista nei prossimi anni da Bill Gates: il fondatore della Microsoft ha già calcolato che farà 33 o 34 milioni di morti. Leggete qui.
Epidemiologica” invece si riferisce al caso in cui le coperture vaccinali dovessero scendere sotto gli obbiettivi del Piano vaccinale (95% di copertura per tutti?).
Ci chiediamo: obbligo flessibile significa obbligo forever?


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domenica 28 ottobre 2018

LA GEOINGEGNERIA E LA DISTRUZIONE SISTEMATICA DEI RACCOLTI E DEI PICCOLI ORTI

LA GEOINGEGNERIA E LA DISTRUZIONE SISTEMATICA DEI RACCOLTI E DEI PICCOLI ORTI
Anche solo guardando un piccolo orto ci si avvede della micidiale opera della geoingegneria sulle colture, nelle foto che riporto a fondo articolo si possono vedere come delle piante di pomodoro dopo una sola pioggia ininterrotta di 36 ore(tra il 22 e il 23-10-2018) siano rimaste letteralmente bruciate dai veleni chimici che ci vengono dispensati giornalmente attraverso la geoingegneria clandestina, in detta circostanza dopo appena due giorni anche i pomodori(maturi e non) che erano ancora sulle piante si sono "bruciati". 
Un’operazione mirata che i padroni del mondo fanno spesso con le nostre coltivazioni danneggiando a turno questa o quella tipologia di pianta.

In questo episodio sono stati interessati solo i pomodori mentre i peperoni, le zucche, le zucchine, il basilico, il prezzemolo, le melanzane non sembra abbiano subito alcun danno rilevante.
Negli anni scorsi invece è stata la volta delle zucchine che nascevano deformi o non riuscivano a raggiungere la naturale maturazione e dei cetrioli che ne hanno fatto le spese(bruciati), ricordo anche che l’anno scorso sempre i pomodori vennero gravemente danneggiati, letteralmente bruciati in una sola settimana d'estate a causa di un irraggiamento elettromagnetico evidentemente tarato sulla loro lunghezza d’onda combinato con un aria satura di sostanze chimiche/metalli e temperature più alte della norma ma non tali da causare certe anomalie, di quest'ultimi eventi però non ho le foto. 
Di esempi così ce ne sono a bizzeffe, molti tipi di piante vengono attaccate sistematicamente e decimate; fate una piccola ricerca e vedrete che anche nel piccolo vi potrete accorgere che ciò che dico corrisponde al vero.

Oggi quindi mio malgrado ho raccolto tutto il marciume e gettato via una decina di kg di pomodori e analogamente circa un mese fa ho dovuto gettare più di 200 kg di uva che nel giro di soli 4 giorni si è “bruciata” di colpo.
Giusto per precisare queste sostanze altamente velenose non intaccano solo i raccolti, ma tutti gli esseri viventi umani compresi che come ben sappiamo si ammalano sempre di più. Credo che sia ora di prendere coscienza di questa vera e propria guerra ambientale contro ogni forma di vita del pianeta e pretendere con estrema determinazione un blocco immediato delle attività dai nostri carissimi "amici" governanti che ora se la ridono, ma se fossimo uniti... 

E’ doveroso guardare a questo fenomeno da una prospettiva più ampia infatti simili attacchi sferrati ad un singolo non fanno grandi danni, ma quando è uno stato intero ad essere preso di mira e l’Italia lo è, allora il settore ne risente pesantemente e costringe a dover ricorrere a materie prime provenienti da altrove, come se la nostra agricoltura non fosse già stata ampiamente stroncata dalle leggi nefaste del mercato globale. 

Non è da dimenticare che comunque il fine ultimo di queste criminali attività è l’uomo, la sua distruzione per come oggi è. Non è più un segreto che l’establishment globale ci stia sfoltendo molto velocemente e quei pochi che rimarranno dovranno essere docili schiavi; insomma l’"esperimento uomo", perché questo siamo, è andato male per i padroni che ora stanno cercando un rimedio in tutta fretta. 

Per la gente è tutto normale, non sta succedendo niente, finchè forse non gli succederà qualcosa direttamente e allora…
PIANTE POMODORI OTTOBRE 2018
(CLICARE PER INGRANDIRE LE IMMAGINI) 



















POMODORI "BRUCIATI" OTTOBRE 2018
(CLICARE PER INGRANDIRE LE IMMAGINI) 
 


POMODORI GUASTI 2017 - ALTRE PIANTE OTTOBRE 2018
(CLICARE PER INGRANDIRE LE IMMAGINI) 








Buona giornata, come al solito artificiale.

Marcello Salas

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Morte cerebrale? Una bugia, serve per togliere organi a persone vive

«Visitai Alfie: il problema è la “morte cerebrale”»
di Benedetta Frigiero
Da dove nasce l’approccio medico svelato al mondo in maniera palese dal piccolo Alfie Evans?
La risposta per il dottor Paul Byrne, neonatologo di fama internazionale, che nel dicembre del 2017 visitò il piccolo, è chiara: «Anche se Alfie non fu dichiarato cerebralmente morto, tutto nasce dalla definizione di “morte cerebrale”. Una visione per cui la vita è misurata sulla quantità di funzioni dell’encefalo».
Da dove nasce l’approccio medico svelato al mondo in maniera palese dal piccolo Alfie Evans? La risposta per il dottor Paul Byrne, neonatologo di fama internazionale, che nel dicembre del 2017 chiamato dalla famiglia del bambino volò a Liverpool per visitarlo, è chiara da anni: «Tutto nasce dalla definizione di morte, non più clinica ma cerebrale, sancita nel 1968 da una commissione medica di Harvard».

Dottor Byrne, ci spieghi perché lei differenzia la morte reale dalla morte cerebrale e quali implicazioni ha questa distinzione? Ho avviato una terapia intensiva per bambini malati nel 1963 presso il Cardinal Glendon Hospital for Childrend di St. Louis, ero profondamente animato dall’intenzione di sostenere la vita in ogni modo possibile.
Durante questo periodo, sono state scoperte nuove terapie. Ma pochi anni dopo cominciò a diffondersi una nuova definizione di morte: il paziente non era più considerato morto solo dopo la cessazione delle funzioni cardiache e circolatorie, quindi anche respiratorie e del sistema nervoso, ma bastava rilevare l’assenza di attività dell’encefalo per dichiararlo morto.
Nel 1975 nel mio reparto fu ricoverato un bimbo nato prematuro, Joseph. Venne ventilato e poi dichiarato cerebralmente morto perché il suo elettroencefalogramma non dava segni di attività. Ma Joseph era vivo, quindi continuai a curarlo: oggi è padre di tre figli. Da quel momento ho cominciato a interrogarmi sulla definizione di morte cerebrale, scoprendo che era una bugia.

Cosa c’entra tutto questo con Alfie che non era stato dichiarato “cerebralmente morto”? Questa visione ha un impatto enorme sui pazienti come Alfie. Se concepiamo le persone morte, e quindi non più degne di cure, quando il loro cervello non dà segnali di attività, si arriva a pensare che la persona con attività cerebrali minime abbia minore dignità.
Se la misura della vita è il cervello allora diventa normale pensare che siccome parte del cervello di Alfie non appariva normale (aveva anche le convulsioni), allora il bambino era quasi morto e quindi non degno di cure.
Non a caso, anche se Alfie era vivo, invece che ricevere la tracheostomia e le cure, hanno deciso, come se fosse normale, di farlo morire. Quando poi lo hanno visto respirare per quattro giorni anche senza la ventilazione, i medici, pur sorpresi, sapevano che avrebbe faticato a riprendersi senza cure adeguate.

Come si sarebbe comportato come medico di fronte ad Alfie? Tutti i medici sanno che dopo due o tre settimane di ventilazione, e certamente dopo un anno e mezzo come per Alfie, è necessario praticare la tracheostomia. Non sappiamo se poi Alfie avrebbe respirato più a lungo con la tracheostomia. L’unico modo per saperlo era curarlo.
I genitori di Alfie hanno combattuto contro questa visione riduttiva e falsa e hanno svelato a molti la verità che il mondo, immerso nella cultura della morte, non vede più. O meglio la vedono le persone normali che non sono state ancora indottrinate, come la gente che ha protestato a Liverpool.
Come le sono apparsi Alfie e la sua famiglia? Siamo immersi nella cultura della morte e Alfie è stato chiamato a farcelo capire grazie ai suoi genitori che si sono posti contro un sistema medico e giuridico gigantesco, non diverso da quello canadese e americano.
La morte cerebrale è un’imitazione della morte, non è morte reale. Ma è utile al mercato degli organi, che spinge a guardare le persone il cui sistema circolatorio è attivo come non persone e il loro corpo come un insieme di pezzi da ricambio.

In poche parole sta dicendo che la cultura della morte nasce dalla donazione di organi di persone vive. Non è possibile espiantare gli organi da un cadavere. Per farlo c’è bisogno di una persona viva, che però bisogna chiamare morta per giustificare questa prassi.
In questo modo si comincia a pensare che la vita c’è ed ed degna solo se una persona ha le funzioni cerebrali almeno minimamente attive, altrimenti perde di dignità. Questa visione è parziale ed elimina la concezione di anima.
Dottore, qual è invece la sua concezione? La vita di ogni persona è un continuum dal concepimento alla morte reale (mors vera), che ha dignità anche se la condizione in cui si trova non ci piace. Si deve continuare a curare ogni persona finché le sue funzioni respiratorie, cerebrali e circolatorie non sono tutte cessate.

Pensa che sia una coincidenza che la definizione di “morte cerebrale” e il primo trapianto si siano verificati uno in fila all’altro nel 1967-68?

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