mi sento straniero in questo mondo... per me il Natale non ha nessun senso
lo guardo con distacco come si guarda il festeggiamento di qualche tribu' persa nell amazzonia..
mi sento straniero in questo
mondo... non vado mai al cimitero a visitare delle tombe...contatto
direttamente cuore a cuore chi mi è caro
mi sento straniero in questo mondo... non credo nel contagio nè nei virus malvagi
mi sento straniero in questo mondo... non cerco nessuno quando sono triste o depresso, cerco me stesso
mi sento straniero in questo mondo... non ho fiducia nei medici nè nelle strutture ospedaliere
non credo nella medicina ufficiale... non seguo la massa
mi sento straniero in questo mondo... non guardo le partite di calcio e non lo seguo
mi sento straniero in questo
mondo... non credo ai preti ne' nel papa.. non vado in chiesa a pregare
cerco il contatto con il Divino direttamente non ho bisogno di
intermediari
mi sento straniero in questo mondo... non credo nel matrimonio , le persone non dovrebbero stare insieme per contratto
mi sento straniero in questo mondo... non credo alle relazioni basate sul bisogno, ma credo nell''amore
mi sento straniero in questo
mondo... non credo alla TV alla radio ai giornali ai politicanti, non
credo alle chiacchere da bar ne' alle maldicenze o alle belle parole
mi sento straniero in questo mondo... non credo nella morte cio' che sono esiste da sempre e per sempre
mi sento straniero in questo mondo... non credo ai pensieri della mente , credo solo al silenzio interiore
Antar Raja
http://altrarealta.blogspot.it/
lunedì 29 dicembre 2014
domenica 28 dicembre 2014
Ho smesso di fare l’avvocato perché la giustizia non esiste
Ho smesso di fare l’avvocato perché la giustizia non esiste
Perché ho smesso di fare
l’avvocato? Perché preferisco insegnare il diritto teorico, ovverosia
un’utopia, piuttosto che praticarlo.
Perché per secoli la giustizia ha sempre condannato povera gente,
contadini, schiavi, poveri, e mai i ricchi, i nobili, i potenti. E oggi non è
diverso. A
essere condannati sono ragazzi tossicodipendenti, contadini, spazzini,
casalinghe, senzatetto, malati di mente, al massimo qualche studente. Mai
politici, magistrati, architetti, avvocati, notai, agenti dei servizi segreti,
poliziotti, carabinieri. Quelli, al massimo, si “suicidano”.
Perché mi hanno sempre offerto di
più per non difendere alcuni clienti che per difenderli, ove normalmente non si ricava
nulla.
Perché la stragrande
maggioranza degli avvocati e dei magistrati il diritto non lo conosce. E in
fondo fa bene, perché il diritto non viene mai applicato veramente.
Perché la difesa dei deboli non è mai stata possibile nei secoli scorsi, e non si poteva pensare che dopo millenni di soprusi il cambiamento di un sistema legislativo potesse comportare anche un cambiamento di mentalità.
Perché non ci sarà mai una vera giustizia finché non verrà applicato
quell’articolo del codice deontologico secondo cui l’avvocato ha il dovere di
dire la verità e di collaborare col giudice per la ricerca della verità, ma questo presuppone: che
i magistrati cerchino la verità e non il proprio interesse, cosa allo
stadio attuale dell’evoluzione umana impossibile; che gli avvocati non
colludano col cliente che delinque.
Perché nessuno vuole che la giustizia funzioni veramente, e quindi
ogni riforma non fa che peggiorare il sistema già traballante, in quanto tra le tante falle del
sistema si insinuano e camminano spediti i corrotti, i criminali, i
favoriti.
Perché nelle cause più importanti ho
sempre vinto dove avevo torto e perso dove avevo ragione.
Perché in Italia (ma anche all’estero) non c’è mai stato un vero processo per strage, o per un delitto grave, in cui si sia saputa la verità. Perché le leggi sono fatte da chi commette i crimini più innominabili, e quindi sono già pensate in anticipo per mandare assolti i colpevoli.
Perché volevo fare l’avvocato per
difendere i più deboli, ma poi ho scoperto che spesso il debole non vuole comunque essere
difeso veramente e che la vittima spesso collude senza saperlo con il suo
persecutore.
Perché molti avvocati sono molto
più criminali dei criminali che difendono, e i giudici sono molto più criminali
dei criminali che condannano.
Perché la situazione, oggi, non è
diversa da quella descritta da Khalil Gibran un secolo fa; ma del resto è la
stessa situazione che esisteva millenni fa.
Perché finché ogni giurista
troverà normale che sia punito l’omicidio ma si possa andare in guerra a
fare milioni morti, che sia punito il furto ma si possano depredare i cittadini
di milioni di euro, nessun sistema giuridico potrà mai essere
chiamato “giustizia”.
Perché se non cambia la società è inutile cambiare il diritto.
(Paolo Franceschetti, “Perché ho
smesso di fare l’avvocato”, dal blog di Franceschetti del 14 novembre
2014).
sabato 27 dicembre 2014
La sclerosi è inguaribile?!
Se avessi sviscerato questo discorso in ogni sua parte, non sarei qui...
...la sclerosi è inguaribile?!
La prima volta che l'idea mi ha timidamente accarezzato è stato quando - non so chi, non so come - un libro della Dottoressa Kousmine è arrivato nelle mie mani: La sclerosi a placche non è inguaribile, http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_sclerosi_a_placche_non-inguaribile.php. Ancora non sapevo dove mi avrebbe portato quella strada, non potevo immaginare che avrebbe sconvolto del tutto le mie idee sull'alimentazione, facendomi abbandonare caffè, cappuccini, sigarette...per poi approdare al vegan-crudismo tendenziale con la consapevolezza di potercela fare. Si, di guarire. Ragazzi, oggi io sto bene, in salute, forza e bellezza. Non avrei potuto pensarlo sei anni fa, quando quel gentiluomo del neurologo mi spiattellava la sua bella diagnosi con un ghigno di malcelata soddisfazione. Forse comunicare certe diagnosi fa sentire potenti dei piccoli individui.
Ancora oggi, alcuni amici credono che la mia diagnosi sia stata un
errore, il mio ginecologo lo ha supposto, il mio ex medico della mutua
lo sosteneva (forse), mio padre che è rimasto sempre nascosto sotto il
tetto del suo negozio e non si è mai presentato in ospedale, in nessun
ospedale, lo crede un errore. Per molti è più facile pensare che fior fior di neurologi si siano sbagliati nonostante lo abbiano messo per iscritto, piuttosto che credere alla mia guarigione. Per questo motivo, sono stata insultata anche su Facebook...perché non è proprio possibile guarire!
E invece no, cari tutti. Io sono guarita. La salute me la sono ripresa
con le unghie e con i denti e ho fatto tutto quello che era in mio
potere per recuperarla. Ma non sono superwoman, non ho la pozione magica a voi che me lo chiedete, non ho risposte brevi. Neanche per voi che avete già provato tutto. La sclerosi, come tante altre malattie definite inguaribili, è guaribile.
Basta volerlo, basta crederci, incanalarsi nella strada giusta e fare
tutto il possibile.
Ce lo diceva ......>>> continua alla fonte
Ce lo diceva ......>>> continua alla fonte
mercoledì 24 dicembre 2014
Viaggio nella mente creativa
Avete una mente creativa? Ecco 17 modi per scoprirlo
La creatività si nasconde dentro ognuno di noi, ma per
stimolare la mente creativa
è necessario saper maturare le proprie idee e i propri pensieri a seconda delle situazioni.
Abbiamo
già affrontato, in un precedente articolo (leggi per approfondimento) che la
creatività è un processo molto complesso della nostra mente e non è da
suddividere in modo riduttivo nella classica e vecchia distinzione fra emisfero
sinistro più analitico e quello destro più sensibile e istintivo.
Sappiamo che il nostro cervello lavora insieme per generare un processo creativo che è difficile da spiegare a parole, ma, soprattutto, è quasi impossibile poterlo sintetizzare in un unico concetto razionale.
Sappiamo che il nostro cervello lavora insieme per generare un processo creativo che è difficile da spiegare a parole, ma, soprattutto, è quasi impossibile poterlo sintetizzare in un unico concetto razionale.
Per questo motivo la mente
creativa è in grado di generare personalità complesse e
talvolta paradossali quali sono gli artisti: un creativo è una
figura capace di distinguersi dalla massa
in tutte le sue caratteristiche, perché unica nel suo genere e nel
suo modo di vedere le cose e di affrontare la vita.
Gli
artisti sono differenti dagli altri perché osservano il mondo con occhi
diversi, con uno sguardo curioso e indagatore nei confronti della realtà che li
circonda. Un creativo ha una personalità
che si distingue dalla massa perché è in grado di trasformare le proprie
passioni in uno stile di vita, trasformando tutto ciò che lo riguarda in
qualcosa di unico e originale.
Visti con gli occhi della società, gli artisti sembrano degli stramboidi pazzi che vivono sopra le righe, perché per una persona “comune” è difficile comprendere appieno questo stile di vita alternativo.
Ma quali sono le caratteristiche che distinguono una mente creativa dalle altre?
Visti con gli occhi della società, gli artisti sembrano degli stramboidi pazzi che vivono sopra le righe, perché per una persona “comune” è difficile comprendere appieno questo stile di vita alternativo.
Ma quali sono le caratteristiche che distinguono una mente creativa dalle altre?
Le 17
caratteristiche
tipiche
di
una
mente
creativa
1)
Sognare ad occhi aperti
Sognare ad occhi aperti non è una perdita di tempo. Anzi quando uno sogna ad occhi aperti stimola la fantasia e la mente creativa ed è in grado di produrre un infinito numero di idee e intuizioni assolutamente geniali.
Sognare ad occhi aperti non è una perdita di tempo. Anzi quando uno sogna ad occhi aperti stimola la fantasia e la mente creativa ed è in grado di produrre un infinito numero di idee e intuizioni assolutamente geniali.
2)
Osservare
Il mondo è, per il creativo, un calderone ricco di possibili strumenti da cui prendere spunto. Per questo una mente creativa osserva in modo curioso e attento tutto ciò che la circonda, per trarre informazioni sempre fresche e mai banali.
Il mondo è, per il creativo, un calderone ricco di possibili strumenti da cui prendere spunto. Per questo una mente creativa osserva in modo curioso e attento tutto ciò che la circonda, per trarre informazioni sempre fresche e mai banali.
3)
Lavorare ad orari insoliti
Una mente creativa è sempre in gran fermento e non si ferma mai, forse neanche quando dorme o riposa. Per questo gli artisti non hanno, e molto probabilmente, non possono avere degli orari fissi come una persona che lavora in ufficio. Le intuizioni possono arrivare a qualunque ora, per questo è molto comune fra gli artisti lavorare anche di notte, per non interrompere il flusso creativo.
Una mente creativa è sempre in gran fermento e non si ferma mai, forse neanche quando dorme o riposa. Per questo gli artisti non hanno, e molto probabilmente, non possono avere degli orari fissi come una persona che lavora in ufficio. Le intuizioni possono arrivare a qualunque ora, per questo è molto comune fra gli artisti lavorare anche di notte, per non interrompere il flusso creativo.
4)
Trovare tempo per se stessi
Spesso si sente dire che gli artisti sono lunatici, musoni e a volte solitari. In realtà possono anche essere le persone più socievoli del mondo ma, a differenza degli altri, necessitano più spesso di momenti di solitudine in cui la mente creativa possa prendere tempo per riflettere e lavorare senza distrazioni.
Spesso si sente dire che gli artisti sono lunatici, musoni e a volte solitari. In realtà possono anche essere le persone più socievoli del mondo ma, a differenza degli altri, necessitano più spesso di momenti di solitudine in cui la mente creativa possa prendere tempo per riflettere e lavorare senza distrazioni.
5)
Sfruttare le difficoltà come stimolo
e nuovo punto di partenza
I traumi della vita non devono essere visti come una cosa negativa e basta. I disagi spesso portano le persone a cercare alternative e li invoglia a sforzarsi di vedere il mondo attraverso differenti prospettive. Per questo una mente creativa è in grado di sfruttare gli ostacoli della vita come stimolo alla propria creatività.
I traumi della vita non devono essere visti come una cosa negativa e basta. I disagi spesso portano le persone a cercare alternative e li invoglia a sforzarsi di vedere il mondo attraverso differenti prospettive. Per questo una mente creativa è in grado di sfruttare gli ostacoli della vita come stimolo alla propria creatività.
6)
Ricerca continua di nuovi stimoli
Le menti creative non sono mai ferme, nel vero senso della parola. Un artista è spesso in viaggio, anche da solo, perché è sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove avventure per il proprio bagaglio culturale. Le emozioni forti e le esperienze di vita stimolano la fantasia.
Le menti creative non sono mai ferme, nel vero senso della parola. Un artista è spesso in viaggio, anche da solo, perché è sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove avventure per il proprio bagaglio culturale. Le emozioni forti e le esperienze di vita stimolano la fantasia.
7)
Non aver paura di fallire
Le menti creative sono, nella maggior parte de casi, delle persone testarde; se un artista si fissa su un’idea è molto difficile smuoverlo. Per questo motivo i creativi sono spesso soggetti a fallimenti o insuccessi professionali, però sono in grado di rialzarsi e affrontare la vita di petto con uno spirito positivo.
Le menti creative sono, nella maggior parte de casi, delle persone testarde; se un artista si fissa su un’idea è molto difficile smuoverlo. Per questo motivo i creativi sono spesso soggetti a fallimenti o insuccessi professionali, però sono in grado di rialzarsi e affrontare la vita di petto con uno spirito positivo.
8)
Curiosità
E’ proprio vero che i bambini sono i creativi per eccellenza. Si dice che per stimolare la creatività bisogna tornare a pensare come un bambino: il motivo sta nel fatto che i piccoli si pongono spesso molte domane, sono sempre curiosi e assetati di conoscenza. Una mente creativa si domanda in continuazione perché una cosa è fatta in quel modo.
E’ proprio vero che i bambini sono i creativi per eccellenza. Si dice che per stimolare la creatività bisogna tornare a pensare come un bambino: il motivo sta nel fatto che i piccoli si pongono spesso molte domane, sono sempre curiosi e assetati di conoscenza. Una mente creativa si domanda in continuazione perché una cosa è fatta in quel modo.
9)
Osservare e imparare dagli altri
Le menti creative trovano spunto ovunque, anche nei
comportamenti delle persone che le circondano. Inoltre, fin dal passato, l’arte
è in rado di rendere migliore la vita delle persone: per fare questo un
creativo deve sempre essere a conoscenza dei comportamenti degli altri ed
essere sempre un passo davanti alla massa.
10)
Saper correre il rischio
Siccome le menti creative non hanno paura di fallire, sono sempre disposte ad affrontare i rischi. Il rischio è uno stimolo alla creatività e una sfida a creare qualcosa di originale e unico anche dal nulla.
Siccome le menti creative non hanno paura di fallire, sono sempre disposte ad affrontare i rischi. Il rischio è uno stimolo alla creatività e una sfida a creare qualcosa di originale e unico anche dal nulla.
11)
Essere sempre se stessi
La creatività è la massima espressione dei desideri e dei bisogni di un uomo. La mente creativa è in grado di esprime in continuazione, nelle proprie opere, la propria unicità e la propria personalità, senza paura di rivelare l’io interiore. Anzi è proprio l’io interiore che dona un carattere unico ai lavori creativi.
La creatività è la massima espressione dei desideri e dei bisogni di un uomo. La mente creativa è in grado di esprime in continuazione, nelle proprie opere, la propria unicità e la propria personalità, senza paura di rivelare l’io interiore. Anzi è proprio l’io interiore che dona un carattere unico ai lavori creativi.
12) Seguire le proprie passioni
Le menti creative non lavorano per una ricompensa materiale, ma per un amore incondizionato verso le proprie passioni. Le persone creative sono sempre entusiaste e motivate, anche di fronte ad un lavoro che non ha una ricompensa in denaro ma solo un riconoscimento personale.
Le menti creative non lavorano per una ricompensa materiale, ma per un amore incondizionato verso le proprie passioni. Le persone creative sono sempre entusiaste e motivate, anche di fronte ad un lavoro che non ha una ricompensa in denaro ma solo un riconoscimento personale.
13)
Vedere il mondo da un punto di vista
differente
Saper sognare ad occhi aperti permette ad una mente creativa di vedere il mondo da una prospettiva differente e unica. Questo perché gli occhi di un artista non sono vincolati da stereotipi o da limitazioni, ma sono in grado di esplorare il mondo come se fosse un foglio di carta immacolato.
Saper sognare ad occhi aperti permette ad una mente creativa di vedere il mondo da una prospettiva differente e unica. Questo perché gli occhi di un artista non sono vincolati da stereotipi o da limitazioni, ma sono in grado di esplorare il mondo come se fosse un foglio di carta immacolato.
14)
Perdere la cognizione del tempo e
dello spazio
Durante un processo creativo la mente è concentrata e impegnata nell’atto di creare o realizzare qualcosa, sia che sia un opera d’arte che un libro o durante una danza. E’ come se la mente creativa cadesse in uno stato di trance da cui difficilmente è difficile uscire. Per questo gli artisti lavorano a qualsiasi ora senza sforzo, perché perdono la cognizione del tempo e dello spazio circostante.
Durante un processo creativo la mente è concentrata e impegnata nell’atto di creare o realizzare qualcosa, sia che sia un opera d’arte che un libro o durante una danza. E’ come se la mente creativa cadesse in uno stato di trance da cui difficilmente è difficile uscire. Per questo gli artisti lavorano a qualsiasi ora senza sforzo, perché perdono la cognizione del tempo e dello spazio circostante.
15)
Circondarsi di bellezza
Le menti creative hanno un senso del gusto eccellente e unico. Per questo sono anche molto pignoli e pretenziosi e tendono a circondarsi di cose belle, oggetti particolari e cose originali.
Le menti creative hanno un senso del gusto eccellente e unico. Per questo sono anche molto pignoli e pretenziosi e tendono a circondarsi di cose belle, oggetti particolari e cose originali.
16)
Sperimentare cose nuove
Saper correre il rischio significa sperimentare e indagare nell’ignoto. Una mente creativa è capace di sperimentare per creare sempre qualcosa di nuovo e mai banale, che sia innovativo e un passo avanti rispetto alle idee del momento.
Saper correre il rischio significa sperimentare e indagare nell’ignoto. Una mente creativa è capace di sperimentare per creare sempre qualcosa di nuovo e mai banale, che sia innovativo e un passo avanti rispetto alle idee del momento.
17)
Consapevolezza delle proprie capacità
e del proprio io
Una mente creativa per avere successo deve essere in grado di conoscere se stessa in tutte le sue forme. Molto spesso gli artisti si dedicano alla meditazione come utile strumento per scoprire le zone più nascoste delle proprie personalità, e per attingere allo stato creativo e geniale del proprio io.
Inoltre, i creativi curano molto il proprio corpo perché la riduzione dell’ansia e dello stress aiutano la mente al processo creativo.
Una mente creativa per avere successo deve essere in grado di conoscere se stessa in tutte le sue forme. Molto spesso gli artisti si dedicano alla meditazione come utile strumento per scoprire le zone più nascoste delle proprie personalità, e per attingere allo stato creativo e geniale del proprio io.
Inoltre, i creativi curano molto il proprio corpo perché la riduzione dell’ansia e dello stress aiutano la mente al processo creativo.
Dopo aver analizzato attentamente questi punti, ti ritrovi in qualcuna di queste caratteristiche, o addirittura in tutte?
Se si, allora la tua mente è una mente creativa e deve essere sfruttata per riuscire a distinguersi dalla massa.
L'importanza della testa fra le nuvole
Al contrario di quanto si
pensava, essere con la testa tra le nuvole, in certi casi può migliorare
le prestazioni mentali.
Il dott. Nathan Spreng e
colleghi della CU hanno mostrato per la prima volta che le aree del
cervello coinvolte nelle cosiddette attività mentali durante
i momenti in cui la mente vaga, in cui ci si sofferma sui ricordi,
possono effettivamente migliorare le prestazioni in alcuni compiti
mentali impegnativi. I ricercatori sottolineano come risultati dello studio, pubblicati sul Journal of Neuroscience,
migliorano la nostra comprensione di come le reti neurali focalizzate
sia esternamente che internamente interagiscono per facilitare il
pensiero complesso.«L’opinione prevalente – spiega il prof. Spreng – è che l’attivazione di regioni del cervello denominate rete predefinita compromette le prestazioni in compiti che richiedono attenzione, perché questa rete è associata a comportamenti come la mente vagante. Il nostro studio è il primo a dimostrare il contrario, ossia che coinvolgere la rete predefinita può anche migliorare le prestazioni».
Certo, ci sono molti studi che hanno suggerito come l’attivazione della rete neurale predefinita possa entrare in conflitto con un certo obiettivo di un’attività. Tuttavia, sottolineano i neuroscienziati, dipende dal tipo di attività. Per esempio, può essere il caso di una persona che stia seguendo una lezione e debba prendere degli appunti. In questo caso, se lascio la mente vagare e inizio magari a pensare a quello che ho fatto lo scorso fine settimana, è probabile che io non riesca a tenere il passo e prendere appunti.
Spreng e il suo team hanno sviluppato un nuovo approccio in cui i processi detti “off-task”, come il ricordare, possono sostenere piuttosto che entrare in conflitto con le finalità del compito sperimentale. Il loro nuovo lavoro, chiamato “famous faces n-back”, verifica se l’accesso alla memoria a lungo termine su personaggi famosi, che impegna tipicamente regioni cerebrali predefinite di rete, sia in grado di supportare le prestazioni della memoria a breve termine, che coinvolge in genere le regioni di controllo esecutivo.
Per verificare tutto questo, i ricercatori hanno eseguito delle scansioni cerebrale durante i compiti assegnati a 36 giovani adulti, in cui hanno mostrato una serie di volti noti e anonimi in sequenza, per poi chiedere di identificare se il volto attuale corrispondeva a quello presentato due videate precedenti. I risultati hanno rivelato che i partecipanti erano più veloci e più precisi nella corrispondenza con i volti noti rispetto a quella dei volti anonimi. Tutto ciò dimostra che vi è un miglioramento delle prestazioni della memoria a breve termine associato a una maggiore attività nella rete di default. Per cui l’attività nelle regioni del cervello predefinite è in grado di supportare le prestazioni in compiti “goal-directed” (ossia orientati a dimostrare un’abilità) quando il compito richiede un allineamento con i processi supportati dalla rete di default.
«Al di fuori del laboratorio, perseguire obiettivi comporta l’elaborazione di informazioni piene di significato personale come il conoscere esperienze passate, motivazioni, progetti per il futuro e contesto sociale.
Il nostro studio suggerisce che le reti predefinite e le reti di controllo esecutivo interagiscono dinamicamente per favorire un dialogo continuo tra il perseguimento di obiettivi esterni e il significato interno», conclude Spreng.
In sostanza, in certi casi è meglio lasciar andare la mente e, in qualche modo, la soluzione al problema arriva.
martedì 23 dicembre 2014
7 atteggiamenti negativi che però non sono tali
Ecco 7 comportamenti che crediamo negativi, in realtà ottimi per la salute
Sbagliamo a trattenere le emozioni forti. Sentimenti che nella
loro violenza prendono il sopravvento sul nostro raziocinio e ci
scuotono tanto da darci la sensazione di farci del male. Lasciarsi
andare in realtà resta l’unico modo per dare vantaggi alla nostra salute
e a noi stessi.
È inutile far violenza sui nostri istinti. Quegli atteggiamenti che attribuiamo a debolezze puramente umane e riteniamo dannosi possono essere infatti positivi. Ecco una lista di sette comportamenti che siamo abituati a ritenere negativi, ma in realtà fanno bene alla salute:
Arrabbiarsi
È inutile far violenza sui nostri istinti. Quegli atteggiamenti che attribuiamo a debolezze puramente umane e riteniamo dannosi possono essere infatti positivi. Ecco una lista di sette comportamenti che siamo abituati a ritenere negativi, ma in realtà fanno bene alla salute:
Arrabbiarsi
Lasciarsi andare a qualche sfuriata liberatoria può creare un
cambiamento positivo nella nostra vita. La rabbia è semplicemente un
sentimento che nasce in noi quando subiamo un torto e ci sentiamo
insultati da un comportamento sbagliato. La cosa importante è incanalare
l’energia provocata dalla reazione irosa, provando a sovvertire la
situazione che ci ha urtato. Sbaglia chi rifiuta la rabbia o non la
sfoga, preferendo l’apatia dell’accetazione o il rancore. La rabbia è lì
per un motivo, per proteggervi o per liberarvi.
Piangere
Piangere
Alle volte ce ne vergogniamo. Nascondiamo le lacrime che denunciano
la nostra debolezza, il nostro esserci rimaste male, il nostro orgoglio
ferito. Ma mostrarci vulnerabili non è necessariamente negativo. Può
aiutare chi ci sta accanto a capire qualcosa di te e a sostenerti quando
ne hai bisogno. Le lacrime, così come la rabbia, sono uno sfogo
necessario per il nostro corpo.
Infrangere le regole
Infrangere le regole
La trasgressione delle regole è stata associata negli anni a figure
che hanno fatto la storia, sovvertendo lo status quo, per dar vita a
cambiamenti positivi di cui ancora oggi beneficiamo. Ricorda sempre che
le leggi sono state fatte dagli uomini e errare è umano. Decidi
autonomamente cosa è giusto e cosa è sbagliato. E se dogmi consolidati
negli anni si frappongono tra quello che per te è giusto abbi il
coraggio anche tu di lottare per dar vita a un nuovo cambiamento.
Non ascoltare
I consigli degli altri, per quanto possano nascere dalle migliori
intenzioni, non ti spingono necessariamente verso una via più corretta
di quella indicata dal tuo istinto. Riponi più fiducia nelle tue
sensazioni, non lasciarti demotivare da chi ritiene scorretta una tua
mossa. Avvaliti delle tue convinzioni per portare avanti i tuoi
comportamenti e ignora chi ti spinge in direzione contraria.
Sentirsi persi
Sentirsi persi
Quante volte ci sarà capitato di perderci in una città che non
conosciamo. Nel tentativo di trovare la strada giusta abbiamo esplorato
luoghi, altrimenti mai visti e una volta raggiunta la meta ci siamo
sentite più in confidenza con quella città, ci è parso di conoscerla
maggiormente. Lo stesso concetto vale quando sentiamo di aver smarrito
noi stessi. Il disorientamento aiuta ad aver maggior consapevolezza di
alcune nostre reazioni e modi di essere. Ritrovare la “retta via” ci
rende più consapevoli di ciò che siamo e più padrone di noi stessiNon adattarti
È quasi un istinto di sopravvivenza. Moduliamo la nostra personalità
a seconda delle situazioni nelle quali ci troviamo per non sentirci
inadeguati, goffi e fuori posto. Vivere all’infuori del “socialmente
accettato” può alle volte semplicemente voler dire di avere una
personalità che è riuscita a mantenersi estranea ai trabocchetti
dell’omologazione. Ti renderai conto come essere te stessa nella tua
diversità possa risultare anche maggiormente affascinante.
Stare soli
Stare soli
Se è vero che la felicità è reale solo condivisa, è bene anche far
attenzione a chi scegliamo per condividerla. In qualche periodo della
nostra vita può capitare di trovarci circondati da meno persone del
solito. In alcuni casi questo potrebbe voler dire che abbiamo deciso di
allontanare da noi chi non meritava di starci accanto. Il valore della
solitudine è fondamentale per la nostra esistenza. Circondarsi
costantemente di persone non ci dà modo di fermarci per ragionare su noi
stessi. La solitudine, d’altronde, viene spesso ricercata dagli
artisti, per dar vita alle loro produzioni più sentite.
http://www.huffingtonpost.it/2014/12/15/7-comportamenti-che-in-realta-fanno-bene-alla-salute_n_6328472.html?ref=fbph
http://divinetools-raja.blogspot.it/La Via del Ritorno... a Casa
http://divinetools-raja.blogspot.it/La Via del Ritorno... a Casa
domenica 21 dicembre 2014
La malattia mentale: potente strumento del sistema
Malattia mentale: la verità nascosta
![]() |
| Il DSM, Manuale Diagnostico e Statistico delle malattie mentali. |
Fin
dagli anni in cui frequentavo l’università come studente e non come professore
(ne son passati più di trenta) avevo grosse difficoltà nel comprendere e nel
digerire che le diagnosi si basassero su criteri che ai miei occhi sembravano
quantomeno poco scientifici. Non riuscivo a trovare il supporto clinico,
sperimentale, la verifica, la replicabilità, il controllo delle variabili, il
controllo della validità e dell’attendibilità nei testi che pretendevano di
essere il riferimento assoluto per la pronuncia di una diagnosi. Non li trovavo…
perché non c’erano!
Finalmente
qualcun altro, altre voci di scienziati e clinici seri, denuncia la verità
rispetto al mondo della psicologia, della psichiatria e degli interessi che ne
condizionano l’operato. Adesso possiamo dire in maniera chiara e con il corale
consenso della comunità scientifica libera dagli interessi economico-politici,
che il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico – il testo sacro della
psichiatria, con l’elenco delle centinaia di disturbi mentali) utilizzato da
psicologi, psicoterapeuti e psichiatri per emettere le loro sentenze
diagnostiche, non è basato su criteri scientifici ma su opinioni personali
raccolte in base agli interessi delle solite lobbies al servizio del sistema che governa il mondo.
Bisogna inoltre ricordare che ”l’attendibilità e la validità” (criteri base
della statistica) dei test usati a supporto delle diagnosi effettuate in base a
tali manuali, se vogliamo essere ottimisti, indicano che le diagnosi sono
errate, da una volta su cinque a una volta su due (valori da 0.80 a 0.50) e
questo sarebbe già preoccupante se il DSM fosse il risultato di un approccio
scientifico. Ma i disturbi mentali non sono malattie mediche verificabili, le
diagnosi sono basate solo su una lista (DSM e ICD-10) di descrizioni di
comportamenti, talvolta sentimenti e sensazioni che non danno in nessun modo
l’idea della condizione interiore, psichica e mentale dell’essere umano che li
mette in atto.
Il
trattamento psico-farmacologico, che viene poi imposto, presenta rischi
gravissimi, talvolta letali. Basterebbe leggere il famoso “bugiardino” (chissà
perché questo nome), ovvero le istruzioni allegate, per farsi un’idea delle
conseguenze dell’assunzione degli psicofarmaci: danni biologici, a diversi
sistemi, apparati, organi, sviluppo di patologie devastanti, talvolta rischio
di morte. Il massimo dell’assurdità consiste nel fatto che, molto spesso,
l’assunzione del farmaco può provocare lo stesso sintomo per combattere il
quale è stato prescritto! E ancora, per contrastare gli effetti collaterali o
indesiderati di un farmaco, molto spesso, si ricorre alla combinazione di un
cocktail di farmaci ognuno dei quali porta con sé i propri effetti collaterali.
È bene ricordare che effetti “collaterali” non significa che essi abbiano
remote possibilità di presentarsi, significa connessi, concomitanti e
determinati dal farmaco.![]() |
Lo
psichiatra Allen Frances ha dichiarato:
“Non esistono test oggettivi in
psichiatria” |
Tornando
al DSM, sottolineiamo di nuovo che esso non ha niente di scientifico e che,
quindi, tutte le diagnosi in tal senso sono solo strumenti manipolativi. Allen
Frances, psichiatra ed ex Direttore del Comitato di Redazione del DSM IV ha,
qualche tempo fa, dichiarato: “Non esistono test oggettivi in psichiatria,
immagini radiologiche, analisi o test di laboratorio, in grado di stabilire in
maniera conclusiva se qualcuno sia o meno affetto da un disturbo mentale, non
c’è nemmeno una definizione di disturbo mentale (…) non puoi definirle”.
A sua volta, il direttore del NIMH (National Institute for Mental Health, USA), Thomas Insel ha smantellato la credibilità dell’ultima versione del DSM dicendo: “Il suo punto debole è la mancanza di validità. A differenza delle definizioni di cardiopatia ischemica, linfoma o AIDS, le diagnosi del DSM sono basate solo sul consenso riguardo a gruppi di sintomi clinici, senza test oggettivi. I pazienti con disturbi mentali meritano di meglio”.
A sua volta, il direttore del NIMH (National Institute for Mental Health, USA), Thomas Insel ha smantellato la credibilità dell’ultima versione del DSM dicendo: “Il suo punto debole è la mancanza di validità. A differenza delle definizioni di cardiopatia ischemica, linfoma o AIDS, le diagnosi del DSM sono basate solo sul consenso riguardo a gruppi di sintomi clinici, senza test oggettivi. I pazienti con disturbi mentali meritano di meglio”.
La scienza non conosce la causa dei disturbi mentali
Attualmente sono disponibili dei protocolli finalizzati alla comprensione delle
cause, alla soluzione del problema e alla facilitazione della guarigione della
malattia fisica e del disagio mentale che integrano coerentemente diversi
contributi scientifici. La nuova scienza, la PNEI
(Psico-neuro-endocrino-immunologia), integra contributi dalla neurofisiologia,
dalla endocrinologia, dalla psicosomatica, dall’epigenetica, dalla Nuova
Medicina di Hamer, dalla psicologia transpersonale-psicosintetica, dalla
kinesiologia applicata, da PSYCH-K® e da altre discipline di confine,
accomunate da un approccio olistico integrante l’applicazione delle leggi della
fisica quantistica al sistema del genere umano.
“È
facile comprendere perché questi nuovi approcci alla guarigione vengano
combattuti dal sistema dominante”
Questi protocolli
implicano delle forme di diagnosi-comprensione e di terapia assolutamente
attendibili, valide, efficaci – sempre che vengano integrate tra loro –
monitorabili in ogni fase del processo; sono portati avanti da scienziati di
frontiera, all’avanguardia, tra cui psicologi, psicoterapeuti, medici,
psichiatri, genetisti, biologi. È facile comprendere perché questi nuovi
approcci alla guarigione vengano fortemente combattuti dal sistema dominante
(il modello classico si occupa di curare, non di guarire), che con ogni mezzo
tenta di metterli in ombra e di sabotarne la credibilità attraverso la
disinformazione, la calunnia e altri mezzi per lo più illegali.
Un modello di vita, basato sul male e sulla disperazione
Il problema è che andremmo aiutati nei momenti di difficoltà, quando è più
difficile affrontare la vita e i problemi, restando in equilibrio. Invece,
dicendoci che siamo malati, che abbiamo un disturbo, prescrivendoci farmaci o
orientandoci a psicoterapie, che di tutto fanno tranne che risolvere il
problema (il blocco mentale psicosomatico, all’origine della sofferenza), ci
vincolano ad un modello di vita, basato sul male e sulla disperazione,
alimentando il business sanitario sulla nostra pelle che ci costringe,
attraverso la manipolazione, a vivere in una sorta di schiavitù, determinata
dal fatto che, tutto ciò, ci impedisce di evolvere.
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La
psicoterapia dovrebbe comprendere l’origine del male
e individuare modelli
adattivi funzionali e risolutivi.
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È
questo che dovrebbe fare una psicoterapia: comprendere l’origine del male,
definire come gli eventi traumatici hanno modificato i nostri programmi mentali
e le nostre reazioni fisiche (adattamenti), procedere nell’individuare modelli
adattivi funzionali, risolutivi e sani in relazione alla condizione
disfunzionale, mantenerci in equilibrio e fiduciosi durante tutte le fasi del
processo, permettendoci di comprendere ciò che accade acquisendo, giorno dopo giorno,
sempre più “competenza” nella gestione della nostra vita. In poche parole deve
permetterci di evolvere. Perché, se ci pensiamo bene, nel mondo quantico in cui
viviamo, tutto ha un senso, niente avviene per caso, e ciò che avviene (gli
eventi che banalmente chiamiamo problemi) è sempre teso a permetterci di
evolvere, a migliorare e a darci una migliore capacità di godere la vita.
La nostra evoluzione non può prescindere dai processi di integrazione del nostro sistema di esseri umani (anima-mente-spirito/energia-corpo).
La nostra evoluzione non può prescindere dai processi di integrazione del nostro sistema di esseri umani (anima-mente-spirito/energia-corpo).
Le persone
che affrontano un percorso di guarigione ringraziano il problema che li ha
portati in terapia. Infatti, attraverso il lavoro su di sè, hanno scoperto
prima di tutto “chi essi non sono”: non sono persone,
non sono chi il sistema gli ha fatto credere di essere, attaccando loro
etichette con le quali si sono identificati, vivendo in un interminabile
conflitto e disagio tra le istanze più elevate ed evolute che in fondo a se
stessi percepivano e i gretti e banali bisogni (artificialmente creati dal
sistema dominante per distrarci dal vero senso della nostra vita) che,
ogniqualvolta non possono essere gratificati, inducono senso di inadeguatezza,
disagio e malattie.
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Più
che persone (il cui significato originario é maschere)
dovremmo diventare
individui, liberi da condizionamenti.
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Diventare
individui, (letteralmente, non divisi) e abbandonare le sub-personalità, le
maschere (dal latino: persona, maschera, utilizzata nel teatro per
rappresentare un personaggio) che offriamo al mondo per essere accettati
(ovvero conformi ai modelli culturali), esprimere la nostra essenza più
profonda, liberi da condizionamenti, vivendo ognuno a suo modo, in modo
attento, presente, amorevole, armonico, questo, in un’era corrotta dalla brama
del possesso, dall’ossessione per l’apparenza, dalla compulsione a sottomettere
gli altri, potrebbe dare senso alla vita, restituendoci la dignità di essere
umani.
Diversamente continueremo ad essere burattini al servizio di un sistema,
la società che governa le persone, costruita con la finalità di farci
dimenticare chi siamo, di farci dimenticare la nostra umanità fino a quando
dimenticheremo di avere un’anima e la nostra vita sarà veramente,
irrimediabilmente, un vero inferno. La malattia mentale, quindi, non è altro
che il disagio di non essere se stessi, di non essere integrati, di essere
frammentati in tante sub-personalità spesso incompatibili tra loro e sempre
incompatibili con la nostra vera essenza. È triste riconoscere che questa
condizione sia stata creata dalla nostra cultura, dalla nostra mal-educazione,
ovvero dalla manipolazione culturale al servizio di interessi oscuri. è
rassicurante. È rassicurante e sano capire che la guarigione è a portata di
mano, che non è necessario delegarla a nessuno, ma sarà opera nostra in un
percorso alla scoperta di noi stessi, seppure, talvolta, sia necessario un
supporto da parte di quei professionisti (seri, competenti, con anni di
esperienza sul campo alle spalle) che, in accordo con noi, hanno a cuore la
nostra evoluzione e il nostro ben-essere.
Siamo umani e da umani vogliamo essere trattati! Ribelliamoci al sistema che ci impone false diagnosi per prendersi prima la nostra mente e poi, casomai, la nostra anima (in greco: psiché)!
Siamo umani e da umani vogliamo essere trattati! Ribelliamoci al sistema che ci impone false diagnosi per prendersi prima la nostra mente e poi, casomai, la nostra anima (in greco: psiché)!
Sarà una ribellione pacifica, attuata da
uomini e donne amorevoli, che condividono una visione fiduciosa in un universo
amorevole che li sostiene nel gratificarli nelle reali necessità, lungo il
cammino verso l’autorealizzazione.
Per saperne di più:
– Giorgio Antonucci “I pregiudizi e la conoscenza critica alla psichiatria”, Cooperativa Apache, Roma, 1986. E “Critica al giudizio psichiatrico, Sensibili alle foglie”, Roma, 1993.
– Richard P. Bentall“Doctoring the Mind: Why psychiatric treatments fail”, Penguin – New York, 2010.
– “Your Drug May Be Your Problem: How and Why to Stop Taking Psychiatric Medications”, Da Capo Press, Boston, 2007.
– Giuseppe Bucalo “Malati di Niente – Manuale minimo di sopravvivenza psichiatrica”, Cox 18 Books /Milano e Grafton 9 /Bologna, 1996.
– Roberto Cestari “L’inganno psichiatrico”, Lib&Res – Milano, 2012.
– Paola Minelli, Maria Rosaria D’Oronzo “Sorvegliato mentale. Effetti collaterali degli psicofarmaci”, Nautilus, Torino, 2009.
– Joahnna Moncrieff “A Straight Talking Introduction to Psychiatric Drugs”, PCCS Books, Monmouth, 2009.
– Thomas Szasz “Il mito della malattia mentale”, Spirali, 2003.
Vedi anche: www.ccdu.org/bibliografia
Sul significato di “bugiardino”: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/perch-foglietto-illustrativo-farmaci-viene-c
di Antonio Pala - lunedì 10 novembre
2014
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