sabato 23 gennaio 2016

Schiavi della complessità

Schiavi della complessità

Ormai non faccio che ripeterlo, l'essere umano è schiavo. Schiavo di molte cose, ingabbiato e intrappolato in un labirinto che sembra senza uscita.
Ma vi è una cosa che ci ha reso schiavi più delle altre... è la gabbia della complessità in cui siamo finiti. Gabbia che ci siamo costruiti da soli, generazione dopo generazione. Una gabbia che ha le sue radici ben piantate nell'idea stessa di "società civile".

Fin dalle prime civiltà l'essere umano ha dovuto fare i conti con i problemi più disparati. Problemi che, invece di diminuire come ci si auspicava, aumentavano uno dietro l'altro.
Tentare di risolvere un problema da sempre ha avuto come conseguenza l'insorgerne di altri.
L'agricoltura necessitava di braccia per lavorare la terra efficacemente e in tempi brevi, allora ecco che l'essere umano si è riunito in grandi città. Ma questo ha solo creato altri problemi.
Nelle grandi città, in tutto il corso della storia, vi sono sempre stati problemi di carattere igenico/sanitario, problemi legati alla criminalità e problemi di tipo sociale, caratterizzati da incomprensioni e rivalità fra vicini e lontani.
Allora l'essere umano ha tentato di porre rimedio anche a questi problemi: così sono nate le leggi e le norme, la burocrazia, i tribunali e le carceri; così sono nate le religioni con i loro comandamenti; così è nato il governo, così sono nati i governatori, i re e gli imperatori; così sono nate le ingiustizie e le differenze economiche che poi hanno determinato la differenziazione della popolazione in classi sociali.
E così si è continuato a fare, in un circolo vizioso che continua ancora ad oggi. Problema attira problema, chiodo scaccia chiodo. Più problemi si tentava di risolvere e più ne comparivano.
 
Questo ci ha portati inevitabilmente alla costruzione di un sistema sempre più complesso, perfetto soltanto in apparenza.
Tutte le grandi battaglie per i diritti civili, la parità dei sessi, le pari opportunità, i movimenti rivoluzionari degli anni '20, le leggi che tutelano il lavoro... tutte queste cose vengono spesso dipinte come delle "grandi conquiste" introdotte dalla civiltà e dalla democrazia.
Ma la realtà è ben diversa, in realtà tutte queste cose già c'erano ancor prima che l'uomo fondasse le prime civiltà e, a ben pensare, prima della civiltà non c'era davvero bisogno di tutto questo.
Tutti godevano dello stesso rispetto e nessuno veniva davvero discriminato, le donne erano valorizzate e ricoprivano già ruoli importanti quanto gli uomini; mentre i lavoratori non avevano bisogno di essere tutelati, in quanto il lavoro dipendente nemmeno esisteva, ognuno lavorava semplicemente per il benessere collettivo.
Ma se prima tutte queste cose c'erano già, significa che in tutto questo tempo non abbiamo fatto molto di "innovativo" in campo sociale. Tutto questo dimenarsi e agitarsi per cosa, esattamente? Tutto ciò è servito solo a rendere le cose più complesse e difficili di quanto non erano prima.
In campo sociale abbiamo più o meno le stesse cose che avevamo prima della civilizzazione, anzi in certi casi abbiamo fin troppo, eppure non siamo felici!
Viviamo in un contesto societario che ci impone una costante ricerca della complessità. Si ricercano pensieri complessi, progetti complessi, vite complesse, emozioni complesse, regolamentazioni complesse, tecnologie complesse... tutto è in funzione del mantenimento di questo stato di complessità.
Più una cosa è complessa e più richiede complessità per il suo corretto funzionamento. Più una cosa è complessa e più necessita di norme sempre più complesse e restrittive, atte al suo controllo. Più una cosa è complessa e più necessita di materia ed energia per il suo mantenimento.
 
Spesso sentiamo parlare di "Crescita", ma che cosa rappresenta la crescita se non il passaggio da un sistema semplice ad uno sempre più complesso?
Quindi a che pro crescere, se questo alla fine ci rende le cose sempre più difficili; se questo alla fine ci rende schiavi?

A sto punto non era meglio rimanere nel nostro brodo fatto di cose semplici e gesti semplici?
A sto punto non era meglio campare 30 anni in meno, non pagare l'INPS, non percepire la pensione e godere di quei pochi anni (e della giovinezza) che avevamo a disposizione per fare qualcosa di concreto nella nostra vita, prima di morire naturalmente, come è giusto che sia?

1 commento:

  1. Conoscevo l'articolo e non è un caso che sia finito qui...tutto si ricongiunge prima o poi...TUTTO è qui...

    Molte volte ci smarriamo ma è giusto che accada per rimetterci sulla nostra vera strada...

    L.

    RispondiElimina

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