mercoledì 18 maggio 2016

La medicina del dottor Hamer, le 5 Leggi Biologiche e l'eziologia di 40 patologie

La medicina del dottor Hamer e le cinque leggi biologiche

-       Biografia del dottor Hamer
-       Prima legge: Il trauma è il detonatore
-       Seconda legge: niente esiste senza il suo contrario
-    Terza legge: Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie equivalenti
-       Quarta legge: I microbi sono al servizio del cervello
-       Quinta legge: della quintessenza
-       Ago aspirato
-      Operazioni
-       Sostanze cancerogene? 
-       Metastasi e chemioterapia
-       Elenco della patologie e spiegazione secondo il dottor Hamer

In questo articolo vi proponiamo la storia del dottor Hamer, la spiegazione delle sue 5 leggi biologiche, e altri approfondimento delle sue teorie e dei suoi studi.
Grazie dottor Hamer
Biografia del dottor Hamer
Il dott. med. Ryke Geer Hamer è nato in Germania nel 1935. A 18 anni ha conseguito la maturità ed iniziò gli studi di medicina e teologia all'università di Tubinger. Dopo diversi anni d'intensa attività nelle cliniche universitarie di Tubinger e Heidelberg, nel '72 conseguì la specializzazione in medicina interna e iniziò ad occuparsi quale primario in ginecologia di molti malati di cancro. Parallelamente coltivava un hobby molto particolare: quello dell'inventore. A lui si devono l'invenzione dello scalpello a taglio atraumatico utilizzato in chirurgia plastica, con lama 20 volte più sottile di quella di un rasoio, della sega speciale per ossa utilizzato in chirurgia plastica, del lettino da massaggio che si adatta automaticamente alla forma del corpo, come pure di un apparecchio per la transcutanea del siero.
Nel 1976 il dott. Hamer, con la moglie ed i suoi quattro figli, volle ritirarsi in Italia, per curare gratuitamente i malati nei quartieri più poveri, dal momento che i brevetti depositati delle sue invenzioni gli permettevano un reddito sufficiente. Il 18 agosto 1978, alle tre del mattino il principe Vittorio Emanuele di Savoia, improvvisamente impazzito, sparò nel pressi dell'isola Cavallo al figlio del dott. Hamer, Dirk, che stava dormendo in barca. Per più di tre mesi Dirk lottò tra la vita e la morte e alla fine il 7 dicembre morì. Questa perdita inaspettata cambiò la vita del dott. Hamer e della sua famiglia. Poco dopo la morte di suo figlio infatti si ammalò di cancro ai testicoli. Lavorando come primario in ginecologia nella clinica oncologica universitaria di Monaco, gli venne il dubbio che la sua malattia potesse essere in rapporto allo choc della morte di suo figlio e quindi che il suo tumore al testicolo non fosse scaturito da una "cellula impazzita", ma dovesse essere in relazione al cervello. Chiese ai suoi pazienti se anch'essi avessero vissuto un avvenimento terribile e scoprì che tutti, in effetti, avevano subito un evento traumatico prima di ammalarsi. 
Nell'ottobre 1981, quando volle portare la sua scoperta ad una conferenza medica, il dott. Hamer fu richiamato dal direttore della clinica e posto davanti alla scelta di negare le sue scoperte o di lasciare la clinica. Non potendo certo rinnegare i dati da lui raccolti e verificati, conscio dell'immenso potenziale di beneficio per tutti i pazienti contenuto nelle sue scoperte, decide, suo malgrado di lasciare la clinica. Prima di partire riuscì a raccogliere i dati di tutti i suoi pazienti affetti da cancro ed i relativi risultati. Egli presentò quindi la sua ricerca all'università di Tubingen e Heidelberg, dove insegnava da diversi anni, allo scopo di verificare la fondatezza delle sue scoperte a livello universitario. Pochi mesi dopo i decani dell'università respinsero in circostanze misteriose le sue teorie sulla correlazione tra cancro e psiche, senza nemmeno verificarne l'esattezza.
Grazie ancora dottor Hamer
Incurante delle opposizioni nazionale ed internazionali, degli attentati alla sua vita, dei 67 tentativi d'internamento psichiatrico forzato e alle campagne mediatiche calunniatrici, il dott. Hamer, dal canto suo, ha continuato l'assidua ricerca e verifica delle leggi biologiche da lui scoperte, indagato su più di 30mila pazienti e verificato in ogni caso l'esatta corrispondenza e fondatezza delle sue scoperte.
Infine, il 11 settembre 1998, presso l'istituto oncologico S. Elisabetta a Bratislava e il dipartimento oncologico di Trnava si è proceduto alla verifica delle cinque leggi biologiche della Nuova Medicina a livello universitario, trovandole perfettamente confermate (vedi allegato).


Prima legge: Il trauma è il detonatore
Ogni malattia è causata da un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, un trauma che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere.

Allo scopo di continuare la specie, l'uomo ha sviluppato col passare del tempo dei programmi biologici di sopravvivenza che sono diventati automatici e si sono inscritti nel suo cervello, nelle sue cellule.
Esiste una triade indissociabile: mente-cervello-corpo, tre unità che funzionano sempre insieme.
a) Il cervello non è in grado di distinguere tra reale e simbolico, tra realtà e immaginazione.
b) Siamo programmati per sopravvivere, quindi la malattia è la soluzione perfetta del cervello in termini biologici di sopravvivenza.

c) Tutte le volte che un individuo viene colpito da un trauma emotivo che abbia le seguenti caratteristiche:

- vissuto in maniera drammatica
- ci colga impreparati
- l'emoziona abbia il sopravvento sulla ragione
- sia vissuto in solitudine, rimuginando continuamente il problema
- non si trovi una soluzione soddisfacente

Allora e solo allora il cervello entra in azione mettendo in moto uno speciale programma biologico per la sopravvivenza dell'individuo.

L'intensità del trauma emotivo determinerà la gravità della malattia, mentre il tipo di emozione determinerà la localizzazione nel corpo.

Quindi la malattia è un simultaneo squilibrio a livello psichico, cerebrale e fisico dovuto ad un trauma emotivo.Senza conflitto non vi è malattia, rendersene conto è il primo passo verso la guarigione!


Seconda legge: niente esiste senza il suo contrario
Viviamo in un mondo polare, non esiste il giorno se non c'è la notte, la salute non ha senso senza la malattia, ecc. La medicina ufficiale ha individuato circa un migliaio di malattie, suddividendole in malattie "fredde" e malattie "calde". Quelle "fredde" sono: stato continuo di stress, insonnia, cancro, angina pectoris, neurodermatiti, psicopatologie, ecc. quelle "calde" sono: infezioni, reumatismi, allergie, esantemi, ecc. In verità non esiste una malattia "fredda" o una malattia "calda", ma piuttosto esistono fasi alterne "fredde" e "calde". Tutte le malattie presentano appunto due fasi: fase "fredda" detta simpaticotonia, e fase "calda" detta vagotonia. E' sempre la fase "fredda" che arriva per prima, seguita dalla fase "calda" di riparazione una volta superato il trauma. Il superamento del trauma è la chiave di volta per passare in fase di riparazione.

FASE FREDDA: 
Al verificarsi di un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere, i tre livelli dell'essere (mente-cervello-corpo) entrano in una fase di reazione per poter sopravvivere:
- a livello psichico: il paziente continua a rimuginare il suo problema, è stressato, non ha più fame, dimagrisce, fa fatica ad addormentarsi. In questo continuo stato di allarme tutte le energie sono mobilitate al solo fine di superare il trauma.
- a livello cerebrale: si producono dei cerchi concentrici (focolai) in una certa area del cervello che presiede al funzionamento di un organo ben preciso. Alla TAC cerebrale senza liquido di contrasto i focolai di Hamer sono chiaramente visibili.
- a livello fisico: il cervello può dare solo quattro ordini: creare una massa (tumore, ciste, ecc) scavare un buco (lisi), bloccare, sbloccare un organo.

FASE CALDA:
Questa fase ha inizio solamente al momento della soluzione del conflitto.
- a livello psichico: iniziamo a tirare il fiato. Lo stress si dilegua, il conflitto è stato risolto. Torna l'appetito, le estremità del corpo riprendono ad essere calde.
- a livello cerebrale: nell'area del cervello dove si è verificato il "cortocircuito" comincia  a formarsi l'edema di riparazione. Una volta terminata la riparazione una crisi epilettoide (tremori, sudori freddi, stress, evacuazioni urinarie) verificherà se l'evento conflittuale è stato completamente superato; in caso affermativo l'edema sarà evacuato tramite la diuresi, in caso negativo si manifesterà con fasi alterne di ricadute e risoluzioni che avranno come conseguenza il formarsi di una cisti cerebrale al posto dell'edema.
- livello fisico: già prima della crisi epilettoide la malattia smette di progredire ed il cervello si ripara. Nella fase di vagotonia (fase calda) il paziente entra in uno stato di infiammazione; tutte le energie sono ora tese alla risoluzione cerebrale e fisica: può avere stati febbrili, dolori diffusi o localizzati e molta stanchezza. Tutti gli stati infiammatori sono delle riparazioni, ivi comprese le malattie infettive. E' da tener presente che la fase di riparazione può essere anche più pericolosa della fase di malattia.


Terza legge: Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie equivalenti

martedì 17 maggio 2016

Parlare al corpo per guarire

LE TUE CELLULE TI ASCOLTANO: parlare con il tuo corpo può aiutarti a guarire.


“Ogni singola parte del tuo corpo ha la sua propria coscienza o la sua propria anima”. Queste parole rivoluzionarie, dette dalle donne della medicina locale, fecero iniziare il mio viaggio alla scoperta della straordinaria capacità di auto-guarigione del corpo umano.
Quando mi venne presentata questa prospettiva, soffrivo di un intenso dolore cronico. Ho immediatamente immaginato di fare mio questo concetto nella mia meditazione quotidiana. Pensavo: “Può sentirmi il mio corpo? Posso parlarci per cooperare nel guarire questa condizione?”

Quella notte, dopo aver cercato uno stato di profonda calma attraverso la meditazione, ho iniziato ad avere una conversazione sincera e introspettiva con il mio corpo; ero speranzosa ma non sapevo cosa aspettarmi. Dopo circa un’ora di questa attenta comunicazione, accadde qualcosa di straordinario. I miei muscoli iniziarono a rispondere. Legamenti e tendi iniziarono ad allungare e divaricare i tessuti della pelle quelli cicatrizzati. I nervi iniziarono a scaldarsi e i muscoli del polpaccio iniziarono a tendersi e distendersi indipendentemente dal mio controllo conscio. Mentre questa risposta continuava, uno dei miei polpacci che era paralizzato da una condizione neuropatica, diagnosticata come una distrofia del riflesso simpatico, si risvegliò grazie a quelle che sembravano delle scosse elettriche lungo tutta l’area
 Il mio cuore ebbe un sussulto nel momento in cui realizzai che il cammino verso la libertà dalla mia condizione era finalmente iniziato. Con un background di studi sull’agopuntura e la medicina orientale, sapevo molto bene che la maggior parte dei disturbi erano di origine cronica e pensai come le implicazioni di questo fenomeno potessero essere utili alle altre persone che ne soffrivano. Mentre continuavo a progredire nella mia nuova condizione, organizzai un approccio verso un sistema da insegnare ai miei clienti e iniziai a concentrare la mia attenzione sulla terapia ipnotica.

Quando parlavo ai miei clienti, cercavo di spiegare come una meditazione regolare fosse necessaria ad allenare il cervello a raggiungere uno stato di onde alpha e theta, perché era proprio in questo stato che avveniva la comunicazione tra mente conscia e corpo fisico. Ho scoperto che durante la comunicazione, ci sono tre punti fondamentali da raggiungere nella cooperazione con il corpo:
-Avvicinarsi al corpo con compassione, comprendendo che è fatto di cellule consce che provano emozioni.
-Creare fiducia introducendo il tuo corpo ad una conversazione mentale positiva riguardo i tuoi desideri che riguardano entrambi aiutandovi nella cooperazione e superando la malattia.
-Permetti i cambiamenti in questa conversazione usando diversi pensieri e parole che creino una sequenza di emozioni elevate e spontanee.

Secondo la mia esperienza, questa piccola guida è necessaria per raggiungere una risposta del corpo dinamica verso la guarigione.

Recentemente mi sono imbattuto in una serie di fattori scoperti dal ricercatore Cleve Backster, che passò 36 anni della sua vita studiando la biocomunicazione nelle piante, negli animali e nelle cellule umane. Si riferisce a questi fattori come a delle vere intenzioni e atti spontanei.

Backster, un ex specialista d’interrogatorio nella CIA, racconta del preciso momento che lo condusse al suo vero lavoro in questo mondo, nel suo libro “Primary Percetion”. Questo momento arrivò una mattina del febbraio 1966 quando decise di monitorare la fragranza della pianta di Dracena nel suo laboratorio utilizzando una strumentazione simile alla macchina della verità. Attaccò gli elettrodi alle piante e iniziò a pensare ai vari modi con cui avrebbe potuto stimolare l’attività elettrica della pianta. Negli umani questa attività è associata a delle emozioni molto intense. Immaginò improvvisamente di bruciare le foglie attaccate agli elettrodi. Nel preciso istante in cui questa idee sfiorò la sua mente l’indicatore della macchina schizzò al massimo mostrando una reazione estrema da parte della pianta. Stupefatto, prese una scatola di fiammiferi dalla sua scrivania pensando alla possibilità della pianta di rilevare la potenza dell’intenzione umana.
Quando tornò con la scatola di fiammiferi, la pianta stava ancora mostrando lo stesso livello di reazione. Backster decise di “ritirare le minacce” e riportare i fiammiferi sulla scrivania. In quel momento il grafico mostrò una lenta discesa dell’indicatore collegato con il “tranquillizzarsi” della pianta. Quando Backster provò a ripetere gli stessi risultati facendo finta di bruciare la pianta, non ci fu nessuna reazione. 

La pianta sembrava aver capito la differenza tra intenzione reale e artificiale. Scoprì inoltre che le piante potevano sintonizzarsi con le cure primarie del proprietario, rispondendo sia alle emozioni positive che a quelle negative e addirittura mostrando risposte emozionali al ritorno del proprietario dopo una lunga assenza. 
Le scoperte del grafico mostrarono inoltre che le piante riuscivano a riconoscere le emozioni del proprietario rispetto a quelle di un vicino.

Più tardi, Backster allargò la sua ricerca includendo le cellule umane e i loro segni di coscienza. Raccolse dei campioni di globuli bianchi del sangue di un donatore umano, conducendo dell’elettricità all’interno di una provetta, e registrò la reazione delle cellule nel momento in cui il donatore faceva esperienza di diversi stati emozionali. Scoprì che le emozioni spontanee riuscivano ad indurre una reazione elettrica nelle cellule. Per esempio, se il donatore era forzato a provare un’emozione, le cellule non rispondevano. Ad ogni modo, quando lo stesso riceveva una chiamata dolorosa dalla sorella, le cellule reagivano significativamente.

Notò che la distanza sembrava irrilevante in questi esperimenti. Per esempio, un donatore lasciò le sue cellule nel laboratorio ma tenne un diario molto dettagliato di tutte le emozioni significative che provò durante il viaggio per raggiungere casa verso un altro stato come perdere il turno sull’autostrada, aspettare in una lunga fila all’aeroporto, e il decollo dell’aereo. Più tardi le sue informazioni vennero comparati a quelli registrati dal grafico e mostrarono una forte correlazione tra l’incidenza dell’evento stressante e la reazione elettrica delle sue cellule. Il grafico tornò a dei livelli di quiete quando il donatore arrivò a casa e andò a dormire.

Questi esperimenti furono condotti utilizzando una strumentazione in grado di tracciare e registrare le radiazioni elettromagnetiche, l’energia utilizzata per la trasmissione di informazioni. Le cellule si comportarono come se le macchine non fossero lì, suggerendo che la comunicazione è trasmessa da un campo non identificato dalla scienza convenzionale.

Alcuni scienziati credono che lo sviluppo della fisica quantistica possa aiutare a guidarci verso la comprensione di questo campo che trasmette le intenzioni emozionali tra le cose viventi. L’intreccio quantico è un processo in cui due particelle che interagiscono, comunicano come se fossero connesse anche dopo essere state separate per chilometri. Quando un cambio energetico viene effettuato su una delle particelle (posizione, moto e rotazione), le altre particelle distanti cambiano allo stesso istante.

Il fenomeno scientifico e le ricerche di Cleve Backster, indicano il concetto di unicità, la visione che tutta la natura è direttamente collegata e interdipendente.

Le culture antiche compresero questa connessione come un campo di energia universale vivente che sostiene la vita durante l’evoluzione delle coscienze attraverso l’universo.
Le tecniche di meditazione coinvolte nella pratica portano alla mente un attenuamento di questo campo. L’energia di questo campo è concentrata nella guarigione fisica anche attraverso le vere intenzioni, portate attraverso la conversazione che provoca emozioni spontanee.

il momento che  io chiamo ANTARA (parola sanscrita che significa “dentro”), rende possibile fare esperienza delle possibilità curativi create dall’alleanza tra mente e corpo attraverso questo campo di energia universale vivente.

domenica 15 maggio 2016

Terra al centro dell’Universo?

Terra al centro dell’Universo?

Copio e incollo questo articolo dell’amico Daniele Di Luciano di Losai.
Le implicazioni per una notizia di tale portata sono talmente essenziali per la nostra idea di universo, di creazione, di predestinazione, ecc., che si sarebbe quasi portati a pensare che la relatività ristretta (quella cosa strana per cui, se c è la velocità della luce, e v la velocità della terra nello spazio, c-v = c = c+v, anche se v è diverso da zero) sia stata inventata apposta per non permettere di sostenere questa verità scientifica.===
In questo breve articolo faremo degli accenni di astronomia, di fisica e di cattolicesimo. Si potrà non concordare, alcune voci si leveranno, ma una cosa è certa: chi ama la verità, non dovrebbe adagiarsi così semplicemente sulla parola dell’uomo: la Terra come mero “granello di polvere” del tutto marginale in un oceano di semi-infiniti pianeti e Soli più importanti di lei, è un non senso logico, in contrasto con la Verità Rivelata.
Il punto di volta del discorso è però di univoca importanza e lo puntualizziamo fin d’ora: la nostra cultura scientifica si basa sulla Fisica Classica che si è venuta a comporre nei secoli grazie ad uno studio accurato della natura. La Fisica Classica funziona bene e spiega a dovere le leggi del nostro quotidiano. Questa fisica tradizionale dimostra, dati alla mano, che la Terra non gira intorno al Sole come ci viene ripetuto da secoli, ma che è pressochè immobile nello spazio pur ruotando sul suo asse.
La scoperta clamorosa del geocentrismo, nell’istante in cui venne divulgata, gettò nell’ empasse il mondo accademico, che per uscirne non potè fare altro che fondare, ex novo, una “Nuova Fisica”, con delle nuove leggi, dei nuovi dogmi, pur mantenendo inalterati quelli classici, impossibili da obnubilare e ancora oggi le cose permangono così: la Fisica Classica dimostra il geocentrismo, la Nuova Fisica invece insegna, con una reinterpretazione paradossale dei dati scoperti, l’eliocentrismo, ma alla fine, solo come filosofia imposta.
Ma entriamo nei particolari.
Nel 1887, Albert Albert Michelson, ed Edward Morley effettuarono uno degli esperimenti più eclatanti della storia della fisica, un esperimento che avrebbe lasciato il segno. Nel 1924 a seguito di un nuovo esperimento si fornirono evidenze incontrovertibili: ci si trovava innanzi ad una scoperta che avrebbe rivoluzionato la società umana. Ma la scienza non contempla nei suoi dogmi il fattore Dio…
Michelson nel 1907 ricevette il Nobel per il primo esperimento, ma la notorietà acquisita non bastò ad evitare che quello del 1924, finisse, piano piano, nell’oblio
In sintesi, l’esperimento del 1887 consistette nella misura, per mezzo di un interferometro progettato dallo stesso Michelson, delle frange di interferenza di due raggi di luce misurati prima in direzione del movimento rotorivoluente della Terra e poi in direzione contraria.

L’esperimento si prefiggeva di misurare la “composizione” (addizione o sottrazione) della velocità della luce nell’etere con la velocità dell’osservatore.
La meccanica razionale, la classica relatività Galileiana, ci dice infatti che le velocità degli oggetti in movimento si sommano e si sottraggono a seconda del caso.
Un esempio : se da un treno in corsa a 30 Km/h lanciamo dal finestrino un’oggetto con velocità pari a 20 km/h in direzione del moto, le 2 velocità treno+oggetto andranno a sommarsi e l’oggetto, prima di perdere velocità, viaggerà a 50 km/h. L’oggetto lanciato invece in direzione contraria al moto del treno, raggiungerà in sottrazione la velocità di soli 10 km/h.
Michelson e Morley, seguirono il medesimo principio e lo utilizzarono con gli oggetti più veloci conosciuti: la Terra e un raggio di luce.

La luce possiede una velocità misurabile e quantificabile in circa 300.000 Km/s, mentre il nostro pianeta nel suo presunto moto orbitale intorno al sole di circa 30 km/s.
Tra la composizione e la sottrazione delle due velocità, Terra/raggio, si sarebbe sempre dovuto riscontrare un chiaro scarto di 30 Km/s, ma il risultato fu invece sempre quasi nullo: da un quarantesimo ad un centesimo di ciò che faceva prevedere il calcolo. Il raggio viaggiava cioè sempre a 300.000Km/s senza sommarsi alla velocità della Terra.
Se il raggio era chiaramente “partito” e in moto, non si poteva più dire altrettanto della Terra che risultava immobile.
10+10 deve risultare 20. Da questa lapalissiana evidenza, non si sfugge.
…
Si tentò subito di mettere in dubbio l’esperimento. Esso era stato perfezionato da Michelson e Morley dal 1881 al 1887; fu ripetuto da Morley e Miller nel 1904 e nel 1905; poi solo da Miller nel 1921. Piccard, un belga, lo ripetè a 2500m di altezza nel 1926. Fu ripreso all’università di Nizza, al laser, nel 1977.
Il risultato fu sempre confermato: la velocità assoluta dell’osservatore terrestre non può che essere molto più piccola di 30Km/sec. Si cercarono dunque altre interpretazioni”(1)
Si doveva quindi trovare un altra soluzione: nel 1892 Fitzgerald, immaginò una dilatazione materiale (!) dei bracci dell’interferometro sotto la pressione delle velocità. Nel 1904, Lorentz, un olandese, propose al contrario una contrazione (!)…
Nel 1905, giunse sul palcoscenico Albert Einstein che propose una delle teorie più paradossali mai viste nella storia della fisica.

sabato 14 maggio 2016

"La scienza ci porterà all'autodistruzione" - Stephen Hawking

L’umanità è in pericolo a causa della scienza 

Stephen Hawking: "La scienza ci porterà all'autodistruzione"

"Il futuro dell’umanità è in pericolo 
a causa dei cosiddetti progressi della scienza 
e della tecnologia." 
Lo ha affermato il professor Stephen Hawking, che ha citato “la guerra nucleare, il riscaldamento globale, e i virus geneticamente modificati” come minacce mortali per la nostra esistenza.

Hawking ha descritto varie “cose ​​che potrebbero andare male” per la nostra sopravvivenza ad un pubblico di centinaia di persone che assistevano alla prima di una serie di lezioni che saranno trasmesse dalla BBC e che riguardano la ricerca sui buchi neri. Secondo il noto studioso è necessaria la colonizzazione di altri pianeti per garantire la sopravvivenza della specie umana.
Secondo la BBC, Hawking ha ammonito 
il mondo in questo mondo:
“Anche se la probabilità di un disastro per il pianeta Terra in un dato anno risulta oggi basso, diventa una quasi certezza nei prossimi mille o diecimila anni. A quel punto, avremmo dovuto diffondersi nello spazio, e ad altre stelle, così un disastro sulla Terra non significherebbe la fine della razza umana.
Tuttavia, non stabiliremo colonie autosufficienti nello spazio per molti anni ancora, quindi dobbiamo stare molto attenti in questo periodo.”

Nel mese di ottobre dello scorso anno, Hawking ha avvertito gli scienziati del Centro europeo per la ricerca nucleare (CERN) sul potenziale del Bosone di Higgs “Particella di Dio” per avviare un “catastrofico decadimento verso il vuoto”: la formazione di una bolla quantistica che si espande alla velocità della luce e potrebbe decimare l’intero universo. Lo scienziato ha espresso, inoltre, preoccupazione per l’automazione della forza lavoro del mondo per l’avidità capitalista in più occasioni.
In realtà, presi collettivamente, numerosi avvertimenti di Hawking, scrive theantimedia, si rivolgono direttamente contro l’arroganza incurante delle classi dirigenti e la loro tendenza ad agire in favore del profitti, senza considerare le conseguenze a lungo termine derivanti da tali progetti frettolosamente realizzati. 
La BBC trasmetterà questa prima lezione con Stephen Hawking, il 26 gennaio. “Non abbiamo intenzione di smettere di fare progressi, o invertire, quindi dobbiamo riconoscere i pericoli e controllarli”, ha affermato. “Sono un ottimista, e credo che possiamo riuscire a farlo” 

Fonte: http://lastella.altervista.org/stephen-hawking-avverte-lumanita-lasciate-la-terra-prima-che-le-classi-dominanti-la-distruggano/


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AI - L'ultimo evento della storia umana

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La presa di coscienza dei computer ci sostituirà?
La teoria del 'Phi' suggerisce che l'AI sta diventando consapevole. Secondo una nuova teoria, i computer potrebbero diventare consapevoli di sé, dimostrando che questa caratteristica non riguardano solo gli esseri umani come si è sempre creduto.

I computer diventeranno consapevoli di sé
Secondo Matthew Davidson presso la Monash University, la teoria del Phi spiega quanto sia possibile per i computer e le macchine poter diventare consapevoli di sé.
Secondo lo studio, le macchine complicate e gli animali possono mostrare segni di coscienza, l'entità di questa 'esperienza' è un dibattito in corso.
Il ricercatore sostiene che qualcosa con un basso 'Phi', come un disco rigido del computer non sarà mai consapevole di sé. Almeno che non si prenda in considerazione qualcosa con un alto grado di 'Phi', come un cervello di un mammifero.
Anche se incredibili progressi vengono realizzati quasi ogni singolo giorno, i critici sostengono che i computer e i robot non potranno mai essere veramente paragonati agli esseri umani, a meno che alla fine non dovessero sviluppare una coscienza, diventando pienamente consapevoli.

Gli scienziati credono fermamente che la coscienza, sia un percorso umano unico, che non può essere replicato nelle macchine. Tuttavia, molti scienziati di tutto il mondo sostengono per esempio che gli animali, sono coscienti come gli esseri umani sostenendo la così detta teoria del 'Phi' che potrebbero essere utilizzata per determinare se 'Intelligenza Artificiale' sia in grado di un comportamento consapevole.

In un articolo rivoluzionario scritto da Matthew Davidson, Ph.D. Candidato alle neuroscienze della coscienza alla Monash University, per
'The Conversation', ha spiegato in dettaglio la teoria del Phi.
"Lei pensa che in questo momento la macchina stia leggendo questa storia, e abbia la sensazione di cosa vuol dire essere nel suo stato?"
Davidson, in questo articolo dice: "che dire di un cane? Ha la consapevolezza di ciò che è essere nel suo stato? Può struggersi, patire e tormentarsi, tutto questo consapevolmente per vivere una esperienza soggettiva unica, che cos'è che separa i due casi?".

Davidson aggiunge: "Ciò che rende interessante il Phi, è che un certo numero di sue predizioni può essere empiricamente testato: Se la coscienza corrisponde alla quantità di informazioni integrate in un sistema, allora il Phi misura approssimativamente quello che dovrebbe differire durante gli stati alterati di coscienza"Ha aggiunto inoltre che se "per estensione, la coscienza è definita dalla quantità di informazioni integrate in un sistema, allora possiamo anche allontanarci da ogni forma di eccezionalismo umano di coscienza che si dice sia una esclusiva per noi". 


Ma cosa significa per le macchine essere consapevoli di sé?
Il professor Hawking e Elon Musk, lo scorso anno, ci hanno messo in guardia circa Intelligenza Artificiale e dei suoi pericoli.

Stephen Hawking in un editoriale, che è apparso in The Independent nel 2014, ha scritto: "Il successo nella creazione della AI sarebbe il più grande evento nella storia umana".

"Purtroppo, potrebbe anche essere l'ultima
se non impariamo come evitare i rischi. Nel breve termine, i militari di tutto il mondo stanno prendendo in considerazione armi con sistemi autonomi che possono scegliere ed eliminare gli obiettivi. Il professor Hawking, in una
intervista alla BBC del 2014, ha aggiunto che "gli esseri umani, sono limitati dalla lenta evoluzione biologica, non potranno mai competere con l'AI e di conseguenza sarebbero sostituiti"

http://www.ancient-code.com/computers-becoming-conscious-phi-theory-suggests-ai-becoming-self-aware/

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Se l’intelligenza artificiale impara da sola come vincere

Crediti: shutterstock

Se l’intelligenza artificiale impara da sola come vincere

Nuovi algoritmi di “apprendimento profondo” sono in grado di imparare da soli a giocare a una molteplicità di videogiochi e di scoprire autonomamente le strategie migliori per vincere. Le impressionanti capacità di queste forme di intelligenza artificiale mettono però in evidenza per la prima volta nella storia dell’umanità una totale dissociazione fra intelligenza e consapevolezza.

Nel corso della storia umana, l’intelligenza e la consapevolezza sono stati due concetti strettamente legati. Se avete un sacco della prima, si presume che, in qualche modo più o meno mal definito, siate più consapevoli del tizio dall’aria ottusa in fondo alla strada. Una persona intelligente sarà anche molto consapevole, in grado di parlarvi dettagliatamente delle sue esperienze (perché la coscienza è questo: la capacità di sperimentare qualcosa, qualsiasi cosa, che si tratti di un mal di denti, della visione di una casa giallo canarino o di una rabbia bruciante). Ma questo stretto rapporto potrebbe sgretolarsi.

Prendiamo le ultime vicende di DeepMind, una piccola azienda di Londra di cui è stato cofondatore, nel 2011, il britannico Demis Hassabis, bambino prodigio degli scacchi, designer di videogame e neuroscienziato computazionale. Lo scorso anno DeepMind è stata acquistata per centinaia di milioni di dollari da Google. Il suo nuovo codice fa cose mozzafiato: impara da solo a giocare ai videogiochi, e spesso molto meglio dei giocatori umani. La svolta tecnica è descritta in uno studio pubblicato a febbraio su “Nature”.

Per farvi un’idea, cercate su YouTube il video intitolato DeepMind Artificial Intelligence @ FDOT14. Si tratta di un breve estratto, ripreso con uno smartphone del discorso di Hassabis alla conferenza Tech 2014, dedicato a un algoritmo informatico che impara a giocare il classico arcade Breakout. Lo scopo del gioco, una variante di Pong, è rompere dei mattoncini allineati in righe sulla parte superiore dello schermo usando una palla che rimbalza in alto e sulle pareti laterali. Se la palla tocca la parte inferiore dello schermo, il giocatore perde una delle sue tre vite. Per evitarlo, muove una barra sul fondo che gli permette di respingere la palla verso l’alto.

Co-creato da Steve Wozniak nel 1976, per gli standard odierni il gioco è primitivo ma comunque avvincente. Hassabis lo ha usato per spiegare il problema al pubblico. All’inizio l’algoritmo non sapeva nulla e muoveva la barra in modo casuale e senza molta coordinazione, colpendo la palla solo occasionalmente. Dopo un’ora di allenamento, giocando più e più volte, le prestazioni sono migliorate, riuscendo spesso a rinviare la palla e a rompere i mattoni. Dopo due ore di allenamento, è diventato più bravo della maggior parte degli esseri umani, respingendo palle veloci e ad angoli stretti.

I programmatori hanno lasciato che l’algoritmo continuasse a giocare da solo, e a migliorare. Dopo quattro ore di gioco, l’algoritmo ha scoperto una strategia innovativa per Breakout, che ha fatto schizzare le sue prestazioni ben oltre quelle mai ottenute da qualsiasi essere umano. L’algoritmo ha compiuto l’impresa imparando a scavare un tunnel attraverso la parete di mattoncini a partire da un lato, in modo che la palla distruggesse rapidamente un gran numero di mattoni da dietro. Molto intelligente. Il successo è stato così impressionante che tutti gli esperti presenti sono esplosi in uno scrosciante applauso spontaneo (un evento raro in una conferenza scientifica). Per capire che cosa sta succedendo e perché è qualcosa di notevole, andiamo a dare un’occhiata più approfondita. 
L’algoritmo ha tre caratteristiche, tutte riprese dalla neurobiologia: apprendimento con rinforzo, reti neurali a strati di convoluzione (convolutional neural networks) e loop sulla memoria selettiva. 
Un’eredità duratura del comportamentismo, l’indirizzo che ha dominato lo studio del comportamento umano e animale nella prima parte del XX secolo, è l’idea che gli organismi imparano il comportamento ottimale mettendo in relazione la conseguenza di una particolare azione con uno stimolo specifico che l’ha preceduta. Questo stimolo è detto rinforzo del comportamento.

Prendiamo il caso del mio cane Ruby, quando, da cucciolo, l’ho dovuto educare. Subito dopo avergli dato da bere, a intervalli prestabiliti, lo portavo in un punto particolare del giardino e aspettavo. A un certo punto, avrebbe fatto pipì spontaneamente,e io l’avrei riempito di lodi. Se capitava un “incidente” in casa, lo sgridavo severamente. I cani rispondono bene a questi segnali sociali positivi e negativi. Nel giro di un mese o due Ruby aveva imparato che se a uno stimolo interno, la vescica piena, seguiva un certo comportamento – fare pipì nel solito posto – poteva aspettarsi un premio ed evitare una punizione.

L’apprendimento per rinforzo è stato formalizzato e implementato nelle reti neurali per insegnare ai computer come giocare vari giochi. Gerald Tesauro della IBM ha usato una versione particolare di apprendimento per rinforzo – il cosiddetto apprendimento per differenze temporali – per la progettazione di una rete che gioca a backgammon. Il programma analizza la tavola di gioco ed esamina tutte le possibili mosse lecite e le risposte del giocatore avversario a queste mosse. Tutte le posizioni di gioco che ne risultano vanno ad alimentare il cuore del programma, la sua funzione di valore.

La mossa scelta dal programma è quella che porta alla posizione sulla tavola con il punteggio più alto. Dopo una mano, la rete è leggermente ottimizzata, così che il programma prevede che cosa succederà un po’ meglio di quanto poteva fare dopo la sua mossa precedente. Partendo da zero, continua a migliorare per tentativi ed errori. Ciò che rende complicato l’apprendimento per rinforzo è che di solito c’è un notevole ritardo tra una mossa e il suo esito utile o dannoso. Il superamento di questo handicap richiede addestramento, addestramento e ancora addestramento: arrivare a battere a backgammon un giocatore umano esperto richiedeva al programma di Tesauro di giocare 200.000 partite contro se stesso.

Il secondo ingrediente del successo di DeepMind si chiama rete neurale a strati di convoluzione. Si basa su un modello dei circuiti cerebrali scoperto nel sistema visivo dei mammiferi da Torsten Wiesel e David H. Hubel fra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta. (Per questo lavoro Hubel e Wiesel furono poi insigniti del premio Nobel.) Il modello postula uno strato di elementi, o unità, di elaborazione, che calcolano una somma ponderata dei segnali in ingresso. Se la somma è sufficientemente grande, il modello manda un segnale in uscita, altrimenti rimane “spento”.

Alcuni teorici considerano il sistema visivo null’altro che una cascata di strati simili di elaborazione, indicata con il nome di rete feedforward. Ogni strato riceve un input da un livello precedente e invia un output al livello successivo. Il primo strato è la retina che intercetta la pioggia di fotoni in arrivo, registra le variazioni di luminosità dell’immagine e passa questi dati alla fase di elaborazione successiva. L’ultimo strato è costituito da un gruppo di unità che segnalano se alcuni elementi di alto livello, per esempio vostra nonna o Jennifer Aniston, sono presenti in quell’immagine.

I teorici dell’apprendimento hanno sviluppato efficaci metodi matematici per regolare i “pesi” di queste unità – ossia quanto debba essere influente un input rispetto a un altro – ottenendo reti feedforward che imparano a svolgere specifici compiti di rilevazione.

Per esempio, una rete è esposta a decine di migliaia di immagini prese da Internet, ciascuna delle quali è classificata in un certo modo a seconda che includa un gatto o no. Dopo ogni esposizione, tutti i pesi sono leggermente modificati. Se l’addestramento è abbastanza lungo (anche in questo caso l’addestramento deve essere davvero intensivo) e le immagini sono elaborate da reti abbastanza profonde, ossia con molti strati di elementi di elaborazione, la rete neurale riesce a fare una generalizzazione ed è in grado di riconoscere con precisione se una nuova fotografia contiene un felino. La rete ha appreso, in modo supervisionato, a distinguere le immagini dei gatti da quelle di cani, persone, automobili e così via.

La situazione non è dissimile da quella di una madre che sfogliando un libro illustrato con il suo bambino, gli indica tutti i gatti. Le reti a strati di convoluzione profondi sono di gran moda fra Google, Facebook, Apple e altre aziende della Silicon Valley che cercano di etichettare automaticamente le immagini, tradurre il parlato in testo, trovare i passanti in un video e identificare i tumori nelle scansioni del seno.

L’apprendimento supervisionato è differente dall’apprendimento con rinforzo. Nel primo, ogni immagine in ingresso è accoppiata a un’etichetta (un’immagine contiene un gatto); nel secondo, no. Nell’apprendimento per rinforzo, l’effetto di ogni mossa sul punteggio di gioco si sviluppa nel tempo, le azioni possono produrre dei benefici (un punteggio migliore) anche molte mosse più tardi.

Progetti per trasformare le persone in biorobots

Progetti per trasformare le persone in biorobots mediante armi psicotroniche ed elettromagnetiche

Nel marzo 2012 il Ministro della Difesa russo Anatoli Serdjukov disse: “Lo sviluppo di armamenti basati sui nuovi principi della fisica, armi ad energia diretta, armi geofisiche, armi a onde di energia, armi genetiche, armi psicotroniche etc., fa parte del programma di approvvigionamento delle armi di stato per gli anni 2011-2020,”
da Voice of Russia.

Il mondo dei media reagì a questo accenno sull’uso “aperto” di armi psicotroniche pubblicando gli esperimenti degli anni ’60 dove onde elettromagnetiche vennero usate per trasmettere semplici suoni nel cervello umano. Tuttavia la più parte di queste pubblicazioni non disse che quella ampia ricerca scientifica è stata portata avanti in tutto il mondo. Solo un quotidiano columbiano, El Spectador, pubblicò un articolo che copriva tutta la gamma dei risultati ed avanzamenti in questo campo.


Il britannico Daily Mail, altra eccezione, scrisse che la ricerca nelle armi elettromagnetiche è stata portata avanti segretamente dagli USA e dalla Russia dagli anni ’50 e che, una precedente ricerca ha mostrato che onde o raggi a bassa frequenza, possono influenzare le cellule cerebrali, alterare stati psicologici e rendere possibile trasmettere condizionamenti e comandi direttamente nel processo di pensiero dell’individuo. (si veda :”High doses of microwaves can damage the functioning of internal organs, control behaviour or even drive victims to suicide.”: “alte dosi di microonde possono danneggiare il funzionamento di organi interni, controllare il comportamento o persino portare le vittime al suicidio“). Nel 1975, un neurofisiologo, Don R. Justesen, il direttore dei Laboratories of Experimental Neuropsychology at Veterans Administration Hospital in Kansas City – USA-, involontariamente lascio’ trapelare delle informazioni della National Security Information. Pubblico’ un articolo nell’“American Psychologist”, “sull’influenza delle microonde sul comportamento delle creature viventi".
Nell’articolo citò i risultati di un esperimento descrittogli dal college Joseph C. Sharp, che stava lavorando su Pandora, un progetto segreto della Marina Americana. Don R. Justesen nel suo articolo scriveva:
“Irradiando se stessi con queste microonde modulate sulla voce, Sharp e Grove furono prontamente in grado di sentire, identificare e distinguere tra 9 parole. I suoni uditi non erano dissimili da quelli emessi dalle persone con la laringe artificiale”
(pg. 396).

Che quel sistema successivamente sia stato perfezionato, è dimostrato dal documento che apparve sul sito della Environmental Protection Agency [Agenzia per la Protezione Ambientale] Americana, nel 1997, dove il suo Ufficio
Ricerca e Sviluppo (Office of Research and Development) presentò il progetto del Dipartimento della Difesa(Department of Defense): “Comunicare attraverso l’effetto auditivo del microonde”.
Nella descrizione si diceva:

“Si descrive una tecnologia rivoluzionaria ed innovativa che offre comunicazioni a bassa probabilità di intercettazione in frequenza radio (RF). Si è stabilita la fattibilità del concetto usando sia un sistema di laboratorio a bassa intensità che con trasmettitore ad alta potenza RF. Esistono numerose applicazioni militari in area di ricerca e salvataggio, sicurezza e operazioni speciali”

Nel gennaio 2007 il Washington Post scriveva sullo stesso tema:

“Nel 2002, il Laboratorio dell’Air Force Research [Laboratorio di Ricerca dell’Aeronautica- USA] brevettò precisamente una tale tecnologia: usare microonde per mandare parole nella testa di qualcuno...”.

Rich Garcia, un portavoce del consiglio direttivo per l’energia, del laboratorio di ricerca, non accettò di discutere quel brevetto o attuale o correlata ricerca nel campo, citando la politica del laboratorio di non commentare sul suo lavoro sulle microonde. In risposta ad una richiesta del Freedom of Information Act [legge per la libertà di informazione] attivatasi per questo articolo, l’Aeronautica pubblicò documenti non “classificati” [“non sotto segretezza"] che riguardavano quel brevetto del 2002 — documenti che rilevavano che il brevetto si basava su sperimentazione umana al laboratorio dell’Aeronautica, nell’ottobre 1994, dove scienziati furono in grado di trasmettere frasi nella testa di soggetti umani, anche se con marginale intelleggibilità.

Pare che la ricerca sia continuata almeno per tutto il 2002. Fin dove questo lavoro si sia spinto è ad ora non chiaro. Il laboratorio di ricerca, citando la classificazione, si rifiutò di discuterne o pubblicare altro materiale.
Possiamo solo ri-sottolineare, che i media mondiali hanno evitato di pubblicare tutta la gamma dei progressi fatti nella ricerca relativa al controllo remoto del sistema nervoso umano. Ildr Robert Becker, nominato due volte per il Nobel per la Pace, per la sua parte nella scoperta degli effetti di campi pulsati per guarire ossa fratturate, scrisse nel suo libro “Body Electric” sull’esperimento del 1974 fatto da J. F. Schapitz, pubblicato grazie alla richiesta del Freedom of Information Act. J.F. Schapitz affermava:

“In questa investigazione verrà mostrato come la parola pronunciata dall’ipnotista puo’ anche essere veicolata direttamente in parti subconscie del cervello umano, a mezzo di energia elettromagnetica modulata, senza impiego di apparecchi tecnici per ricevere o decodificare i messaggi e senza che la persona esposta a tale influenza abbia la possibilità di controllare coscientemente l’input informativo”.

“In uno dei 4 esperimenti, ai soggetti coinvolti venne dato un test di 100 domande, che variavano da domande facili a quelle tecniche. Successivamente, non sapendo che venivano irradiati, essi sarebbero stati soggetti a raggi di informazione che avrebbero suggerito le risposte che avevano lasciato in bianco, amnesia per alcune delle loro risposte corrette e una falsificazione di memoria per altre risposte corrette. Dopo 2 settimane dovevano rifare il test.”

(Dr. Robert Becker: Body Electric: Electromagnetism and the Foundation of Life, William Morrow and comp., New York, 1985).

I risultati del secondo test non furono mai pubblicati. E’ piuttosto evidente che in tali esperimenti venivano mandati messaggi al cervello umano in frequenze di ultrasuoni, che il cervello umano percepisce, ma di cui il soggetto è inconsapevole.
Il Dr. Robert Becker, a causa di quelle pubblicazioni e del suo rifiuto di sostenere la costruzione di antenne per la comunicazione con i sottomarini via frequenze cerebrali, perse il supporto finanziario per la sua ricerca, cosa che significò la fine della sua carriera scientifica. Trasmettere un discorso umano nel cervello umano usando onde elettromagnetiche, pare sia, per i ricercatori, uno dei compiti piu’ difficili. Deve essere molto piu’ facile controllare le emozioni umane che motivano il pensiero e le azioni umane. Le persone che affermano di essere vittime di esperimenti con tali dispositivi, lamentano, a parte il fatto di sentire le voci, di sentire false emozioni (incluso l’orgasmo) ma anche dolori ad organi interni che i medici non sono in grado di diagnosticare. Nel novembre 2000 il Comitato per la Sicurezza della Duma, dello Stato Russo affermò chemolti governi moderni hanno a disposizione mezzi che consentono il controllo remoto del sistema nervoso umano o la possibilità di procurare in remoto [a distanza] malori fisici.

E’ piuttosto evidente che quelle tecnologie vengono usate, in conflitto con il codice di Norimberga, per esperimenti su esseri umani ignari. Nel 2001 il quotidiano dell’esercito USA, il Defense News, scriveva che Israele stava sperimentando quelle armi sui Palestinesi. Anche il Presidente, spodestato, dell’Honduras, Manuel Zelaya, mentre era sotto assedio nella ambasciata brasiliana in Honduras, lamentò di essere stato soggetto a ”bombardamento di elettroni con microonde”, cosa che produceva “mal di testa e destabilizzazione organica”.
The Guardian, Ottobre 2008.

Quando Amy Goodman del Democracy Now gli chiese:
“Come Presidente, sapete di questo nell’arsenale dell’Honduras?”
Zelaya rispose: “Si, ovviamente”

L’uso di quelle armi riemerge di tanto in tanto in tempi di crisi politica. Secondo dei quotidiani russi, durante il fallito putch contro Mikhail Gorbachov, nel 1991, il generale Kobets mise in guardia i difensori della Casa Bianca Russa, sul fatto che la tecnologia del mind control poteva venire usata contro di loro (Komsomolskaya Pravda, September 7,1991, O. Volkov, „Sluchi o tom chto nam davili na psychiku nepotverzdalis. Poka“).
Dopo il putsch, il vice presidente della Lega degli Scienziati Indipendenti dell’URSS [League of Independent Scientists of the USSR] Victor Sedlecki, pubblicò una dichiarazione nel quotidiano russo Komsomolskaya Pravda, dove affermava:

“Come esperto ed entità legale, dichiaro che la produzione di massa ... di biogeneratori psicotronici è stata lanciata a Kiev (e questo è veramente una questione molto seria). Non posso asserire per certo che siano stati esattamente i generatori di Kiev ad essere usati durante il putch... tuttavia, il fatto che fossero usati è cosa ovvia per me”.

Cosa sono i generatori psicotronici?

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