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domenica 11 ottobre 2020

La cosa più importante da sapere.

Qual'è la cosa più importante che un essere umano deve sapere?

Se c’è una malattia non bisogna preoccuparsi, il nostro corpo ha milioni di anni di saggezza, saprà da solo come risolvere il problema.

Le preoccupazioni tolgono soltanto energia vitale, mentre nel momento del malessere tutte le energie devono essere a disposizione dell’innata saggezza.

La mente che fantastico strumento, per creare, non certo per guarire, perchè utilizzare la mente quando si è malati, serve soltanto per dissanguarci.

Naturalmente, questa non è una regola fissa, ma sicuramente per la stragrande maggioranza dei casi, per guarire non bisogna fare assolutamente nulla.

http://unlungosogno.blogspot.com/2020/09/quale-la-cosa-piu-importante-che-un.html

 

Approfondimenti sull'argomento:

Prevenzione, malattia e salute! – Parte 3(di 3): la salute non è assenza di malattia, la salute è una scelta!

Prevenzione, malattia e salute! - Parte 2.1(di 3): la malattia è la cura!

Prevenzione, malattia e salute! - Parte 2(di 3): la malattia non è un male!

Ferma la paura della malattia!

Le 5 Leggi Biologiche: un VACCINO contro la “paura”, l’interruttore di tutte le malattie!

Le 5 Leggi Biologiche ti aiutano a vivere… non a guarire!

Malattia e Salute… queste sconosciute!

La spensierata farsa della medicina convenzionale

Vaccini e 5LB: quello che non ci hanno mai detto!

Oltre il dominio della paura della malattia.

Coronavirus: strage di intelligenze!

 

lunedì 27 aprile 2020

La paura più grande

La paura più grande
Viviamo in un periodo assurdo, pieno di restrizioni paure e mancanze di ogni genere, niente però è veramente come sembra e probabilmente tutto si potrebbe ricondurre ad un solo e unico aspetto/quesito.

Questi momenti sono stati generati anche da noi, dal piccolo ma significativo importo della nostra profonda coscienza, ma per comprenderlo appieno è necessario essere consapevoli che come noi ce ne sono miliardi, non siamo unici e soli come invece ci piace pensare, quello che noi pensiamo e sentiamo è a fattor comune nell’umanità e questo grande afflusso energetico di energia non propriamente positiva ci ha condotti fino a qui.
Oltre a quello che ci è stato sottratto c’è una paura di fondo che ci attanaglia e a pensarci bene non è propriamente quella attinente all’odierna pandemia(coronavirus/covid19) accollata ai popoli alla quale invece ci si è oramai quasi abituati. Quella sensazione di timore che fa da sottofondo alla nostra esistenza oggi l’attribuiamo a ciò che conosciamo come pericoloso e quindi all’epidemia, ma riflettendoci a lungo però scopriremo che la causa è un’altra.

La vera paura è una paura ben più grande, era già presente in noi e ogni tanto faceva capolino alla nostra coscienza, ma certe cose in automatico vengono nascoste dalla nostra mente inconscia alla consapevolezza e quindi sarà necessario trascendere se stessi, mettersi in discussione per capirsi e scoprirsi meglio avvedendosi di ciò che nel profondo ci trattiene in uno stato di vita sospesa, di sopravvivenza limitata alla mera vita fisica. Ognuno sente in sé qualcosa di più grande qualcosa che è pronto per sbocciare attraverso un’esplosione di tutto ciò che lo blocca: una paura indefinita.

La paura più grande è il timore della verità; la verità che è alla base di tutto e della nostra percezione della vita. Essa non può essere conseguita/percepita d’un botto quindi ci si deve avvicinare per gradi, a piccoli passi(verità) ed oggi il piccolo passo è costituito dalla verità attinente al periodo che stiamo vivendo.
La paura odierna è quella di scoprire delle verità che benché ancora non conosciute si sa bene che faranno più male di questa farlocca epidemia immessa nelle nostre menti come reale.

LA PAURA DI SCOPRIRE SE STESSI. - “VERITÀ” È RINASCITA
La “verità” di cui parlo è da individuare nell’adeguata percezione attraverso la quale condurre al meglio questa esperienza terrena; una capacità ben nascosta in noi, difficilissima da scovare e a livello strettamente biologico, cioè della mera vita fisica, ma è comprensibile che sia così, è infatti bio-logico che il nostro inconscio faccia soggiacere nel nostro più profondo delle importanti verità(capacità) poiché la loro acquisizione comporta cambiamenti epocali, immensi e proporzionalmente un’analoga portata di sofferenza per il mutato paradigma percettivo, dunque la nostra mente inconscia espleta bene il suo compito di farci stare lontano da cotanta sofferenza anche a costo di farci vivere un intera vita di illusione.
La verità è il miglior modo di vivere la vita
Non è scontato come potrebbe sembrare, la sofferenza a cui l’uomo è sottoposto per conseguire un radicale cambiamento ha un’intensità difficile da spiegare, un peso che è soggettivo e che si può ben definire come un fuoco interiore che brucia lentamente, un dolore che scardina le convinzioni ancestrali lasciando un vuoto che viene colmato lentamente, un cambiamento percettivo che ha chiaramente anche risvolti reali a livello fisico, emotivo e psicologico ma ciò che più si noteranno saranno le implicazioni nella vita di ogni giorno, le interazioni personali da cui si ha la conferma della propria trasmutazione, anche i propri cari faranno fatica a riconoscere il “cristo”(gesù risorto) che hanno davanti.

La paura più temuta è un procedimento pervasivo che brucia dove passa e rende irriconoscibili a sè e agli altri. Non ci sono cure, non ci sono palliativi, è una trasformazione da affrontare in solitaria che però rende consapevoli, liberi, Vivi.
Si entra così dopo un percorso periglioso in uno stato elevato di se stessi, non rinnegando il passato e puntando ad un futuro di meraviglia, non si teme più la sofferenza che si frappone tra l’uomo e la sua meta e si inizia a camminare come un nuovo “essere” capace di trasmutare il buio in luce, la sofferenza in crescita-esperienza.
In questo percorso senza mappa alcuna non ci sono maestri che mostrano la via, si cammina da soli dinanzi alle proprie paure ed avversità e per strada si incontrano altri che stanno facendo lo stesso sacrificio per elevarsi al proprio vero sé. 

Quest’epoca di insensata sofferenza farà riaffiorare ciò che in noi è sepolto da troppo tempo, paure/capacità nascoste che con il fuoco/sofferenza della trasmutazione interiore ci indicheranno la Via nella prigione percettiva che chiamiamo realtà.
Marcello Salas

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martedì 14 gennaio 2020

Trascendenza: oltre Il sesso e tutto il resto

Trascendere il sesso

Vivi la vita in pienezza – senza condannare niente, senza che nessuna religione interferisca nel tuo modo di vivere.
Vivi la vita naturalmente, intensamente, totalmente: allora accadrà in te una trascendenza.

La trascendenza non è una tua azione: è qualcosa che accade. Quando accade spontaneamente, in te non si creano né repressioni, né antagonismi.
Ti troverai al di sopra di tutte le cose che ora vuoi trascendere – il sesso, per esempio. Ma la vera trascendenza non implica che non potrai più fare l’amore. Certamente il tuo amore avrà una qualità diversa. Non sarà più il frutto della sessualità, non sarà più una pulsione biologica, non avrà più animalità: sarà solo un gioco tra due energie umane.

Se la trascendenza accadrà spontaneamente, scompariranno molte cose in te. Ma non ti sentirai antagonista verso qualsiasi cosa scompaia. Potrai ancora gioirne.
Per esempio, colui che vive in uno stato di trascendenza non è più ossessionato dal cibo – questo non significa che, di tanto in tanto, non possa andare in un buon ristorante.
La trascendenza ti libera. Non ti dà nuovi limiti: prima eri tanto ossessionato da una data cosa, da doverla ripetere in continuazione – ora sei egualmente ossessionato dal non doverla fare.

Trascendenza significa che tutte queste assuefazioni sono scomparse – puoi fare o puoi non fare qualsiasi cosa.
Non ti senti più né favorevole, né contrario a niente.
La trascendenza rende l’uomo simile ai bambini.
Osho

lunedì 29 luglio 2019

Condizionamenti, paure, tristezza e malattie

Condizionamenti, paure, tristezza e malattie
Per raggiungere una totale libertà bisogna curare lo spirito e la sfera emotiva.

Perché molti pazienti fanno tutto ciò che è necessario eppure non migliorano? Come mai i malati terminali appaiono sereni, quasi che l’imminenza della morte insegnasse loro a vivere per la prima volta? Il dolore segnala il punto di partenza sul cammino della guarigione.

L’importante è trovare il coraggio di guardarsi dentro per abbattere i vecchi condizionamenti dettati dai cinque sensi e dalle nostre credenze culturali, convinzioni etiche e/o religiose che ci costringono a indossare un abito che spesso non ci appartiene.

Occorre dunque guardare con nuove prospettive il nostro universo interiore per modificare radicalmente il mondo esterno, la realtà materiale in cui abbiamo scelto di vivere.
Capire che il condizionamento e la paura non sono vicoli ciechi ma… scelte. A volte persino il dolore o la tristezza diventano una scelta preferibile pur di non affrontare cambiamenti radicali che fanno paura, che si credono dannosi o sconvolgenti di un finto equilibrio che, alla fine dei conti, manco ci soddisfa.
Vi invito a scoprire l’enorme potere della conoscenza interiore.

La vita di coppia, le relazioni affettive, familiari, sociali e lavorative, i problemi economici, la frustrazione, il sentirsi tradito dagli altri… sono solo lo specchio del nostro modo di interpretare il mondo così come i nostri timori e condizionamenti ce lo hanno strutturato.
Non esistono fortuna e sfortuna, tantomeno la casualità: ogni cosa nella vita segue una disegno che costruiamo proprio con le nostre mani, con la nostra Mente.
La conoscenza interiore aiuta a capire questo meccanismo per diventarne finalmente padrone.

Il mondo in cui viviamo è solo l’immagine impressa nella nostra mente di quello che noi crediamo sia il mondo stesso, così come le esperienze vissute sono la conferma di ciò che pensiamo realmente su noi stessi. Un’immagine condizionata dove la conflittualità ed il dolore ci indicano cosa dobbiamo cambiare in noi.

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lunedì 6 agosto 2018

L’autoguarigione nella radionica spirituale russa

L’AUTOGUARIGIONE NELLA RADIONICA SPIRITUALE RUSSA

E’ una grande fatica, prendersi una responsabilità della propria salute. 
Siamo abituati a delegare la salute ai medici (alcuni, per la verità, non credono ai medici ma credono agli sciamani, e peccato che in Italia se ne trovano pochini...  aspettiamo che vengano dalla Siberia o dal Messico... ma siamo sicuri che saranno loro a guarirci?).
Ci buttiamo sui metodi quantistici e aspettiamo un salto della coscienza per guarire il corpo, ed è un peccato che malgrado i costosi seminari i risultati sono insignificanti, a parte aver conosciuto un mucchio di gente simpatica che condivide i nostri interessi.

Ritornando alle “cure radioestesiche”  russe, a quelle che io chiamo con il nome della “radionica esoterico-scientifica”, meglio rappresentata dalla Puchkò, autrice della “Medicina Multidimensionale”, o della “radionica spirituale russa”, meglio rappresentata da Pavel, autore de “Le Energie della Guarigione”, potrei fare a me stessa una domanda: “E allora saranno la Puchkò o Pavel a guarirci?”
Non saranno loro, saremo noi... ma loro ci danno degli strumenti che funzionano perché  basati su dei modelli della realtà analizzabili con il pendolo, sui concetti profondi  che rispecchiano delle dottrine antiche e delle ricerche moderne, e ci danno dei protocolli validi per seguire la nostra ricerca della guarigione!

Naturalmente, non tutti vorranno impegnarsi in prima persona.
A parte di essere portati ad un lavoro autonomo, alla ricerca, ad avere pazienza e la voglia di capire, serve anche il coraggio e una forte volontà, per proseguire!
Tra tutti coloro che hanno preso in mano i libri della Puchkò (parlo dei russi soprattutto), sono andati avanti solo coloro che hanno avuto sia costanza sia il coraggio di continuare.

E' davvero difficile assumere il controllo della propria vita, e lo vedo tutti i giorni... tante volte non lo vogliamo nemmeno, per evitare delle responsabilità. Inoltre, lamentandoti delle malattie, puoi aspettare una comprensione dagli amici e delle premure da parte dei parenti... è pur sempre una forma d’amore che ci manca tanto!

Sui forum russi che visito si leggono molte richieste  del tipo “... mi serve subito un operatore, sto male, ho dei grossi problemi”.
E, badate, scrivono delle persone che sono A CONOSCENZA delle tecniche Puchkò, sanno tenere tra le dita un pendolo, ma non vogliono provare, e soprattutto, non hanno voglia di arrivare da soli fino in fondo.
Lo delegano ad altri! 
A questo punto non posso non riportare qui  un brano dalla risposta di Pavel ad una persona che ha tempestato il suo forum di richieste d’aiuto.

Scrive Pavel:
“... Conosco bene la situazione di cui sta parlando. Anch’io andai dai molti medici, feci un sacco di esami, ma stavo sempre peggio. Mi feci curare per circa 5 anni dai più diversi specialisti, poi dagli elettro-agopuntori (il metodo di Woll), e poi dai guaritori. Accumulai una quantità di analisi e di diagnosi, ma il mio stato fisico peggiorava, e lo stato psicologico pure. Piano piano cominciai a capire che per uscire dal tunnel mi serviva una soluzione diversa. Che cosa? Come? Dove?...

... Avevo capito di dover aspettare un miracolo - uno, agire da solo - due (“aiutati che Dio ti aiuta”). A me stava la scelta.
Cominciai una ricerca che mi portò al libro della Puchkò “La biolocazione per tutti”; questo libro mi aprì gli occhi, fece cambiare la direzione dei miei pensieri.
Dovetti lavorare molto, combinando il lavoro, la casa e il lavoro radiestesico; più di una volta le malattie ebbero la meglio, ma la FEDE nella Mente Suprema e la comprensione di non avere altra scelta, se non un’attiva comunicazione con il mio Sé Superiore”, mi permettevano sempre di continuare a lavorare, anche con le tecniche mie, non ortodosse “alla Puchkò”. E come risultato: gradualmente, con gli anni, dimenticai i nomi e i cognomi dei miei medici...
Sembra che lei (si rivolge ad un partecipante del forum, n.d.t) vorrebbe risolvere i suoi problemi tramite altre persone e presto. Questa è un’illusione; velocemente si può risolvere solo alcuni problemi, mentre molti di loro scesi al livello fisico, hanno bisogno di anni, a volte anche di tutta la vita che resta, per trovare una soluzione.

Dove pensa di trovare un operatore (guaritore) che per anni vorrà correggere lo stato corrente del suo organismo? Vale la pena di tirare su le maniche e di cominciare a lavorare.
Per iniziare, lavori con la lista delle emozioni negative, deve estirpare certe piante infestanti dall’orto della sua anima... A coloro che vogliono crescere spiritualmente, attivamente, la Mente Suprema CONCEDE TEMPO. “

Proseguendo, devo aggiungere che Pavel non solo ha vinto le sue malattie ma ha portato avanti, su un livello ancora più avanzato, gli studi della Puchkò, ha semplificato le tecniche, e oggi lavora in una maniera molto creativa e insolita, che gli permette di accedere agli archivi akashici secondo la sua volontà, di cercarvi tutte le informazioni che vuole, di avere degli aiuti dei maestri di altre dimensioni – il tutto lo fa in silenzio, senza alcun scopo commerciale, persino nell’anonimato.

Pavel è un grande maestro, e un  teorico “puro”. Non ha nessun "istituto". Non ha un sito internet, tranne il forum dove espone le sue ricerche. Sono scritte con un linguaggio molto tecnico, non facile da capire, a differenza dai manuali per autodidatti Puchkò. Io che lo studio da quando l’avevo scoperto (2011), devo rileggere i suoi testi  tante volte, e anche, delle volte, devo riscriverli per me. E lo faccio volentieri. 
Pavel non crea delle filiali all'estero. Rifiuta qualsiasi ufficialità, per dedicarsi del tutto alla teoria. 

Pavel insegna che per raggiungere uno scopo, per guarire, si deve lavorare, e non aspettare un miracolo o un medico/guaritore/sciamano che con una bacchetta magica farà cadere delle montagne di problemi che noi facciamo crescere, a volte, nel corso di molte vite.
E voglio dire, questo è il motto della radionica russa – so che non sarà molto popolare:
     “Vuoi guarire? Devi farlo da solo.”

“Dio non ha altre mani che le tue”, conferma il medico neurologo Olga Lobysheva, una brillante allieva della Puchkò che si è resa conto del fatto che la medicina per guarire e non solo per far diventare gestibili alcuni  stati patologici, mettendoli sotto controllo (finché dura), deve per forza essere “multidimensionale” e considerare anche la struttura energetica e sottile dell’uomo. 
Chi, se non il nostro subconscio conosce TUTTA la nostra storia, avendo registrato tutto ciò che ci è accaduto dal momento del concepimento?
Chi altro può avere accesso alle informazioni della nostra Anima? Dello Spirito?

Questo motto è diventato mio circa otto anni fa, e ormai non cambio strada, non cerco tecniche facili e miracolose. Cominciamo a cambiare il nostro piccolo mondo. In sordina, da soli.

mercoledì 27 giugno 2018

La reincarnazione secondo Osho

L'idea della reincarnazione secondo Osho
L’idea della reincarnazione, fiorita in tutte le religioni orientali, dice che il sé continua a spostarsi da un corpo all’altro, da una vita all’altra. Questa idea non esiste nelle religioni che sono nate dal giudaismo, il cristianesimo e l’islamismo. Ma oggigiorno, perfino gli psichiatri hanno scoperto che sembra essere vero: ci si può ricordare delle proprie vite passate; l’idea della reincarnazione sta diventando popolare.

Voglio però dirvi una cosa: l’idea della reincarnazione è un concetto totalmente sbagliato.

È vero che quando una persona muore il suo essere diventa parte del Tutto. Non ha importanza se è stato un peccatore oppure un santo, in ogni caso egli si porta dietro ancora qualcosa chiamata ‘mente’, ‘memoria’. In passato non esistevano conoscenze sufficienti a spiegare che la memoria non è altro che un groviglio di pensieri e onde di pensieri, ma ora è risaputo. Ed è qui che, in diversi punti, trovo Gautama il Buddha davvero all’avanguardia rispetto ai suoi tempi. È l’unico che è d’accordo con la mia spiegazione. Ha dato dei suggerimenti, ma non ha potuto portare delle prove; a quel tempo non c’erano molti mezzi a disposizione. Egli ha detto che quando una persona muore, la sua memoria si sposta in un altro grembo - non il sé.

Oggi noi possiamo comprendere che, quando muori, lasci dei ricordi nell’aria, intorno a te. Se sei stato infelice, tutte le tue miserie trovano posto un po’ qui e un po’ là, entrano in qualche altro sistema di ricordi. Oppure entrano tutte in una volta in un altro grembo - ed è per questo che qualcuno può ricordarsi del proprio passato. Non è il tuo passato. È la mente di qualcun altro che tu hai ereditato. La maggior parte della gente non ricorda niente perché non ha ereditato, in un unico blocco, il patrimonio di ricordi di un unico individuo.

Queste persone portano in sé dei piccoli frammenti di questo e di quell’altro, e sono questi frammenti che creano la tua infelicità. Tutti coloro che sono morti su questa terra sono morti infelici.
Pochissimi sono morti con gioia. Pochi sono morti realizzando la non-mente. Questi individui non hanno lasciato alcuna traccia dietro di sé, e non appesantiscono nessuno con la propria memoria; semplicemente si sono dissolti nell’universo. Non hanno più una mente o un sistema di memoria. Lo hanno già dissolto nella loro meditazione. Ed è per questo che un illuminato non nasce mai.

Viceversa, la persona non illuminata, ogni volta che muore, continua a espellere ogni tipo di miseria. E così come la ricchezza attira una ricchezza maggiore, la sofferenza attira più sofferenza. Se sei infelice, perfino se è lontana chilometri, la sofferenza correrà verso di te: sei il veicolo giusto. Questo è un fenomeno assolutamente invisibile, simile alle onde radio: viaggiano intorno a te, ma non le vedi; se però hai lo strumento adatto per riceverle, immediatamente le puoi percepire. Anche prima che la radio fosse inventata, ti viaggiavano intorno.

Non esiste la reincarnazione, bensì l’infelicità che si reincarna. Le ferite di milioni di persone si muovono intorno a te, in cerca di qualcuno che voglia essere infelice. Naturalmente, la felicità non lascia tracce. L’uomo di consapevolezza muore come un uccello il cui volo nel cielo non lascia tracce: né una pista, né un sentiero, il cielo rimane vuoto. La beatitudine si muove senza lasciare traccia alcuna. È per questo che non erediti nulla dai Buddha, essi semplicemente scompaiono.

Viceversa gli idioti e i ritardati continuano a reincarnarsi nelle proprie memorie che ogni volta diventano ancora più spesse.


Oggi, forse, tutto questo può essere capito e dissolto. Altrimenti l’aria diventerà così spessa di ricordi che a voi sarà impossibile vivere con gioia, ridendo. La vostra consapevolezza non ha ferite. La consapevolezza non ha traumi. La consapevolezza non conosce tristezza alcuna. La tua consapevolezza, la consapevolezza di ognuno di voi, è innocente, totalmente beata.

Per riportarti in contatto con la tua consapevolezza, viene fatto ogni sforzo per distrarti dalla mente. La mente è sovraccarica delle tue miserie, delle tue ferite. E continua a creare ferite per cui, a meno che tu non sia consapevole, non riuscirai nemmeno a scoprire come fa a crearle. Proprio oggi, Anando mi parlava di Zareen, e mi diceva quanto era felice un tempo, quando da casa sua veniva in visita alla comune. Vedendo la bellezza e la libertà e la gioia in cui la comune era immersa, alla fine ha fatto un passo rivoluzionario nella sua vita, decidendo di lasciare la sua casa e di diventare parte della comune, ma da allora non è più stata altrettanto felice. Ho detto: “Anando, spiega a Zareen con parole chiare quello che è successo: se è consapevole, lo capirà senza ombra di dubbio”. Un tempo veniva qui da una casa che era buia e tetra e infelice. Era una gioia ritrovarsi in un cielo aperto. Ma da quando si è trasferita nella comune... dentro di lei, in profondità, la mente ha fatto della comune la sua casa. E tutta la sofferenza che provava nella sua casa di un tempo ha cominciato ad affiorare e ora, non avendo più nessun altro posto in cui riversarsi... una volta compreso questo fenomeno, e cioè che l’infelicità di Zareen è frutto di un concetto che lei si è sempre portata dietro e, sebbene l’ambiente sia cambiato, quel concetto non è affatto mutato... ogni tanto di certo pensa: “È meglio che ritorni a casa”. Ma non cambierà nulla. Innanzitutto la casa di un tempo sarà ancora più buia, più misera, e il marito le sembrerà più che mai un estraneo. Ma le farebbe bene per una cosa: a quel punto ritornerà nella comune e sarà felice. Perché, invece, non cercare di capire la situazione, ed essere felice ovunque tu sia? Anche perché ritornare a quella casa non dipende solo da te. Per quanto ne so, tuo marito non ti riprenderà. Lo ha detto a un sannyasin. Non lasciare che il passato ti tormenti. Sei arrivata qui, in uno spazio aperto, ora impara la strada della libertà, dell’amore e dell’amicizia. E voi tutti avete la capacità di farlo. Non c’è ragione di essere infelici. Non esistono ragioni valide che giustifichino la vostra infelicità.

mercoledì 25 ottobre 2017

MAL-ATTIA O BEN-ATTIA?

MAL-ATTIA O BEN-ATTIA?

Qualcuno starà sicuramente pensando:  ”Sei  impazzito?” .
“Come si può pensare, anche lontanamente,  di chiamare benattia  una malattia? Sapendo, oltretutto, quali sofferenze, a volte anche atroci,  ogni malattia porta spesso con se.”
Penserai : “solo un pazzo scatenato può pensare che la malattia non è una mal-edizione ma una ben-edizione”.

Oppure starai ancora pensando: “un medico, per giunta oncologo, che dice queste assurdità è pericoloso per se stesso e per gli altri, va, pertanto, rinchiuso in manicomio”.
Ti assicuro che non ho perso il lume della ragione.   Se avrai la pazienza di leggere tutto l’articolo, credo che capirai perchè non sono diventato folle. Anche se, a dire la verità, un pò di sana follia aiuta a vivere bene. Ma questo è un’altro discorso.

C’è una malattia strana e rara di origine genetica che si chiama “Analgesia congenita” che ti può aiutare a capire.
Si tratta di una malattia che è caratterizzata dall’assenza totale di dolore.  Forse starai pensando “ecco, finalmente, un essere umano che riesce a vivere senza dolore”.
Devo dirti che non è cosi bello vivere con l’assenza totale del dolore perchè questi pazienti, pur avendo solo questo “difetto”, non riescono a superare i dieci anni di età.
Si feriscono, sanguinano e non se ne accorgono. Si bruciano la mano e, magari, meravigliati, corrono dalla madre a far vedere il bel fenomeno del cambiamento di colore della loro mano.  Si morsicano la lingua e se la mangiano senza accorgersene etc.
Stà di fatto che questi bambini muoiono in età molto precoce, solo perchè sono  privi della capacità di provare dolore.

Il dolore, la sofferenza e la malattia sono un “dono” della natura. Ci dicono quando sbagliamo.
E’ come la spia del cruscotto della tua macchina che ti indica che c’è qualcosa che non va alla tua autovettura.

Se la spia del cruscotto della macchina ti indica che la temperatura dell’acqua è troppo elevata, che cosa fai?
Per continuare a camminare, cerchi di fulminare la lampadina accesa? Non credo. A meno che tu non voglia restare a piedi e ritrovarti con una macchina inservibile.
La cosa più saggia è capire il significato della lampadina accesa, ciò al fine di trovare la giusta soluzione.
Nulla succede per caso.

Devo francamente confessarti che penso che noi uomini abbiamo inventato la parola “caso” per coprire la nostra ignoranza in merito alle vere cause che determinano i fenomeni da noi definiti “casuali”.
Nessuna malattia e nessuna sofferenza nascono per caso. Ogni malattia è sempre la conseguenza di errori.

La malattia è come un navigatore satellitare che ti indica quando stai sbagliando strada. Sta, poi, a te, con la collaborazione del medico esperto, capire il messaggio, più o meno palese, che è insito nella tua malattia o nella tua sofferenza.
Non è un caso se la sofferenza rappresenta una grande maestra di vita.

La mia lunga attività di medico oncologo e di ricercatore, assolutamente libero ed indipendente dalle multinazionali del farmaco o da qualsiasi altro potente interesse economico organizzato, mi porta a sostenere con assoluta convinzione che qualsiasi malattia non è altro che una risposta perfettamente normale ad un ambiente patologico o ad uno stile di vita patologico, detto altrimenti  ”anormale”.

Ma l’ambiente patologico e lo stile di vita patologico sono la naturale conseguenza di uno spirito malato. 
Uno spirito malato è uno spirito caratterizzato da pensieri, convinzioni, valori, emozioni, sentimenti, stati d’animo patologici.
Togli la causa e l’effetto sparirà.

Ogni tua sofferenza rappresenta quindi un messaggio finalizzato a comunicarti che c’è qualcosa di errato nella tua vita.
Se è vero quanto ho sostenuto fino ad ora è facile capire che la prima e più alta forma di guarigione è e deve essere di tipo spirituale.

Mi piacerebbe sapere cosa pensi di questo modo rivoluzionario di vedere le malattie che è alla base della Medicina Olistica.
Forse quanto da me sostenuto avrà suscitato in te dei pensieri e delle sensazioni contrastanti. Ritengo che sia di estrema utilità che tu non ci privi delle tue riflessioni, dei tuoi pensieri, dei tuoi dubbi o delle tue esperienze. L’unione di punti di vista diversi rappresenta il miglior modo per far evolvere la conoscenza e per migliorare il nostro amato mondo.
Nessuno è cosi povero da non avere nulla da insegnare e nessuno è cosi ricco da non avere nulla da imparare.
Grazie di cuore per l’attenzione.
Buona Vita.
Dott. Claudio Pagliara

Il 25 ottobre alle ore 21.21 il DOTT. CLAUDIO PAGLIARA
sarà gradito ospite della nostra Web Radio. - WEB RADIO VISIONE ALCHEMICA 



 


mercoledì 18 ottobre 2017

Paracetamolo, il farmaco più venduto al mondo che elimina l’empatia e le emozioni positive!

Secondo i dati del ministero della salute il farmaco più venduto in Italia è a base di paracetamolo, l’antidolorifico e antipiretico più comprato dagli italiani però può avere gravi effetti collaterali: i dati di uno studio condotto presso l’Ohio State University e l’Istituto Nazionale della Salute statunitense (NiH) dimostrano che il paracetamolo inibisce il sentimento di compassione ed il coinvolgimento emotivo nei confronti del dolore e della sofferenza altrui, in altre parole, il paracetamolo toglie l’empatia.

I più noti effetti collaterali del paracetamolo sono legati all’intossicazione del fegato e dei reni, basti pensare che 10 grammi di paracetamolo possono essere letali, negli Stati Uniti e nel Regno Unito l’avvelenamento da paracetamolo è la più comune causa di insufficienza epatica fulminante.

Lo studio, condotto dal Dr. Mischkowski, ha voluto analizzare un effetto collaterale ancora poco evidente e poco discusso (per ora) ossia i danni che il paracetamolo provoca a livello relazionale, emotivo e comunicativo.

Il paracetamolo oltre ad eliminare il dolore “fisico” elimina anche la nostra percezione della sofferenza altrui, ossia elimina l’empatia.

Cosa si intende per Empatia?

Il termine è composto da en: dentro e phatos: dolore, con empatia si intende la capacità di percepire il dolore dell’altro e la capacità di partecipazione e quindi di comprensione della sofferenza altrui.
L’empatia è da sempre tema di studio di varie discipline scientifiche, dalle neuroscienze all’antropologia, passando per psicologia e sociologia.
“L’empatia è concepita come la capacità di immedesimarsi con gli stati d’animo e con i pensieri delle altre persone sulla base della comprensione dei loro segnali emozionali, dell’assunzione della loro prospettiva soggettiva e della condivisione dei loro sentimenti”.
Silvia Bonino, psicologa e psicoterapeuta

“L’empatia è quella capacità di intendere l’altro al di là della comunicazione esplicita”.
Umberto Galimberti, filosofo

L’empatia è la meravigliosa capacità (innata) che abbiamo di percepire e partecipare alle sofferenze altrui, è il nostro modo di sentire che l’altro esiste e nella sua sofferenza, riflessa attraverso il nostro sentire empatico, ne avvertiamo il dolore.
Nel riconoscimento del dolore altrui, come conseguenza si possono (si dovrebbero) innescare processi di solidarietà, aiuto, compassione, azioni volte al bene e quindi al superamento di quella sofferenza che, sebbene di altri sappiamo e sentiamo che potrebbe essere anche nostra.

La ricerca condotta dal Dr. Mischkowski, è uno studio a doppio cieco, svolto su oltre 200 studenti universitari volontari sottoposti a diversi test psicologici che hanno messo alla prova il loro livello di empatia, valutato secondo il loro maggior o minor coinvolgimento a situazioni dolorose di terzi.
  • A metà è stata somministrata una dose di 1.000 mg di paracetamolo e
  • all’altra metà un placebo.
I risultati hanno mostrato che coloro che avevano preso il paracetamolo avevano meno capacità di sentire il dolore di chi stava intorno. E non è tutto. Il farmaco è in grado anche di diminuire la percezione delle emozioni positive e quindi può assopire la nostra emotività. I ricercatori stanno ora testando l’ibuprofene per vedere se i risultati sono gli stessi.
Il Dr. Dominik Mischkowski afferma:
“I nostri risultati suggeriscono che il dolore di altre persone non sembra un grosso problema quando hai assunto paracetamolo. Il paracetamolo può ridurre l’empatia.”
Il co-autore dello studio, il dottor Baldwin Way ha dichiarato:
“L’empatia è importante. Se stai discutendo con il tuo coniuge e hai appena assunto paracetamolo, la nostra ricerca suggerisce che ci potrebbe essere meno comprensione nei confronti dei sentimenti del tuo partner.”
I risultati dimostrano che quando si assume paracetamolo si è maggiormente estraniati e insensibili al dolore e alla sofferenza altrui. Questa ricerca solleva importanti domande sull’impatto sociale del paracetamolo.

Quali saranno le conseguenze di una popolazione non empatica?

La riduzione dell’empatia provocata dal paracetamolo solleva preoccupazioni sugli effetti collaterali a livello sociale di ampia portata, considerata anche la grandissima diffusione di questo principio attivo, negli Stati Uniti un quarto della popolazione assume settimanalmente il principio attivo in questione.

Le implicazioni non si fermano ad un affievolimento di un mero sentimento compassionevole fine a sé stesso, l’empatia ha un ruolo sociale di cruciale importanza, la partecipazione emotiva ed il riconoscimento dell’altro sono colonne portanti del nostro vivere in società, nel mondo e per il mondo.
“L’empatia per il dolore di altre persone è particolarmente vitale nei processi di rilevanza sociale in quanto regola il comportamento prosociale e antisociale, ad esempio, l’empatia con un’altra sofferenza è considerata un importante innesco di azioni prosociali e allo stesso modo, l’empatia per il dolore di un altro può frenare il comportamento aggressivo.”
Daniel Batson, sociopsicologo

L’empatia è molto più rivoluzionaria di quello che si può pensare, uno tra i più noti economisti americani, Jeremy Rifkin, vede proprio nell’empatia una possibile soluzione alla crisi globale. Rifkin, parla di “homo empaticus”, proprio per definire un nuovo tipo di umanità protagonista di una nuova era: l’era dell’empatia.
Solo con l’empatia si può superare il tecnocentrismo razionale autoreferenziale dell’era della ragione.
“I benefici che traiamo dall’empatia sono incalcolabili. Se la natura umana è effettivamente materialista, egoista, utilitarista e orientata al piacere, ci sono ben poche speranze di risolvere il paradosso empatia-entropia.
Ma se invece la natura umana, a un livello più fondamentale, è predisposta all’affetto, alla comunione, alla socialità e all’estensione empatica, c’è la possibilità di trovare una soluzione che ci permetta di ripristinare un equilibrio sostenibile con la biosfera.
Un’idea radicalmente nuova di natura umana sta lentamente emergendo e acquistando forza, con implicazioni rivoluzionarie sul modo in cui, nei secoli a venire, interpreteremo e organizzeremo le nostre relazioni sociali e ambientali.
Abbiamo scoperto l’Homo empaticus.”
Jeremy Rifkin, economista ed attivista

Riferimenti
1. Dominik Mischkowski, Jennifer Crocker and Baldwin M. Way. From painkiller to empathy killer: acetaminophen (paracetamol) reduces empathy for pain.
Soc Cogn Affect Neurosci. 2016 Sep; 11(9): 1345–1353.
2. Batson D. The Altruism Question: Toward a Social-Psychological Answer, Psychology Press, 1991
3.
Bonino S. Dizionario di psicologia dello sviluppo, Einaudi, 1994
4. Galimberti U. Dizionario di psicologia, Utet, 1992
5. Rifkin J. La Civiltà dell’Empatia, Mondadori, 2010

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FONTE: Dionidream 

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